martedì 29 giugno 2010

Vittorio Sereni - Il grande amico

Edouard Manet

Un grande amico che sorga alto su me
E tutto porti me nella sua luce,
che largo rida ove io sorrida appena
e forte ami ove io accenni a invaghirmi...

Ma volano gli anni, e solo calmo è l’occhio che antivede
perdente al suo riapparire
lo scafo che passava primo al ponte.
Conosce i messaggeri della sorte,
può chiamarli per nome. E’ il soldato presago.
Non pareva il mattino nato ad altro?
E l’ala dei tigli
e l’erta che improvvisa in verde ombrìa si smarriva
non portavano ad altro?
Ma in terra di colpo nemica al punto atteso
si arroventa la quota.
Come lo scolaro attardato
- né più dalla minaccia della porta
sbarrata fiori e ali lo divagano –
io lo seguo, sono nella sua ombra.
Un disincantato soldato.
Uno spaurito scolaro

Destinatario sconosciuto

[……] Se tanto ti scrivo è perché sappia che sei sempre nella mia memoria, ma soprattutto nel mio cuore. È vero che la ‘’ragione’’ è la ‘’facoltà di pensare, di conoscere la realtà che ci circonda e le persone che entrano nella nostra vita’’, ma è anche vero che questa facoltà, col passare del tempo si … indebolisce e per questa ragione il ‘’patrimonio di conoscenza’’ dei fatti di vita vissuta e di tanti individui incontrati nel corso del tempo si stempera e perfino si perde. Tuttavia, quando si tratta di ‘’ persone che entrano nel cuore’’ queste restano sempre presenti !

[…‘’ lettera da un amico’’…]

domenica 27 giugno 2010

Saltimbanchi ( Saltimbanques) di Guillaume Apollinaire


Nella pianura i saltimbanchi
S'allontanano lungo i giardini
Davanti agli usci di grigie locande
Per i villaggi senza campanili

E i ragazzi camminano davanti
Gli altri seguono sognando
Ogni albero da frutta si rassegna
Quando a distanza gli fanno segno

Hanno pesi rotondi o quadrati
E tamburi e cerchi dorati
L'orso e la scimmia animali saggi
Fanno la questua al loro passaggio

(Guillaume Apollinaire - (Fonte) Wikipedia)

Figlio naturale di un ufficiale italiano, Francesco Flugi d'Aspermont, e di una nobildonna polacca, Angelica de Kostrowicky, Apollinaire si trasferì in Francia ancora adolescente. Ebbe un'adolescenza instabile e disordinata, trascorsa tra vaste letture e numerosi viaggi, ma con studi non regolari. Conobbe e frequentò i letterati d'avanguardia a Parigi, tra i quali anche i poeti Giuseppe Ungaretti e Max Jacob e il pittore Pablo Picasso. Allo scoppio della prima guerra mondiale, sceglie di arruolarsi come volontario, ma nel 1916 viene ferito a una tempia. L'interesse per il moderno lo portò a sostenere anche il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti e la pittura metafisica di Giorgio De Chirico.

Il 1910 inaugurò la vita letteraria del trentenne Guillaume con i sedici racconti fantastici intitolati L'eresiarca & C., mentre nel 1911 pubblicò le poesie di Bestiario o corteggio di Orfeo e nel 1913 Alcools, raccolta delle migliori poesie composte fra il 1898 e il 1912.

Quest'opera rinnovò profondamente la letteratura francese, ed è oggi considerata il capolavoro di Apollinaire insieme con Calligrammes (1918). Sono dei veri e propri componimenti scritti appositamente per formare un disegno che rappresenta il soggetto della poesia stessa.

Per quanto riguarda la prosa si può ricordare Il poeta assassinato (1916), raccolta di novelle e racconti che si articolano tra l'epico e l'autobiografico, ispirati alle esperienze sul fronte francese della Grande Guerra, dove combatté col grado di sottotenente e venne ferito; il dramma Les mammelles de Thyrésia (rappresentato nel 1917>.

Morì di influenza spagnola il 9 novembre 1918, in un desolato attico parigino; venne sepolto insieme a tanti altri nomi illustri nel cimitero di Père Lachaise.

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Dans la plaine les baladins

S'éloignent au long des jardins

Devant l'huis des auberges grises
Par les villages sans églises

Et les enfants s'en vont devant
Les autres suivent en rèvant
Chaque arbre fruitier ser résigne
Quand de très loin ils lui font signe

lls ont de poids ronds ou carrés
Des tambours des cerceaux dorés
L'ours et le singe animaux sages
Quêtent des sous sur leur passage

Alcools, 1913

sabato 26 giugno 2010

Vittorio Sereni - da Versi a Proserpina

Claude Monet

La sera invade il calice leggero
che tu accosti alle labbra.
Diranno un giorno: - che amore
fu quello... -, ma intanto
come il cucù desolato dell'ora
percossa da stanza a stanza
dei giovani cade la danza,
s'allunga l'ombra sul prato.
E sempre io resto
di qua dalla nube smemorata
che chiude la tua dolce austerità.

venerdì 25 giugno 2010

mercoledì 23 giugno 2010



Non ci soffermiamo più a guardare
verso l'alto, verso il cielo...
e perderci un attimo nell'infinito,
per osservare le nuvole
che si rincorrono
verso mete sconosciute
sospinte dal vento.
Non abbiamo tempo !
Per guardare l'imperioso spettacolo
del sorgere del sole
e godere dei tramonti infuocati,
dell'apparire della luna che ci invita a sognare,
delle stelle che con il loro luccichio
sembrano voler rallegrare
l'oscurità della notte.
Che dire poi, del mare meraviglioso,
questa immensa distesa d'acqua
dal carattere mutevole,
che da millenni unisce
i quattro punti cardinali del pianeta
e consente all'umanità di vivere.
Che dire dei monti, dei prati
e delle cime innevate,
dei laghi e dei torrenti che ci offrono
uno spettacolo indimenticabile.
Non abbiamo tempo !
.
Giovanni Paolo II

lunedì 21 giugno 2010

Johann Christian Friedrich Hölderlin e Susette




La relazione tra Hölderlin e Susette , durata poco più di due anni, finì con una violenta lite. In quella occasione Susette perse il controllo della situazione e, forse per nascondere al marito i suoi sentimenti ordinò a Hölderlin di lasciare immediatamente la casa e l’impiego di precettore. Reazione impulsiva, di cui Susette si pentì subito dopo perché comportò non soltanto il subitaneo licenziamento di Hölderlin, ma anche l’impossibilità di poterlo poi incontrare.

Tra i due inizia un rapporto epistolare intenso che riempie le pagine della letteratura tedesca e
Susette diventa , nel romanzo Iperione (Hyperion), Diotima, pseudonimo ispirato alla figura classica di Diotima di Mantinea, protagonista dell'amore e del dolore di Iperione, nonché incarnazione della bellezza ideale nell’antica Gracia

Una storia d’amore che rileggo con piacere

***

[Schiacciata dal peso di una lontananza che diventa ogni giorno più insopportabile Susette cerca di confortare l’amato. Non c’è tuttavia disperazione; Susette è cosciente di provare un amore eccezionale e ne accetta il prezzo].
Scrive Susette:

“Domani non ci potremo vedere, carissimo cuore! Dobbiamo avere pazienza e aspettare tempi migliori… Quanto mi addolori di non poterTi dire a voce quanto Ti ami, è indescrivibile. Amami ancora, in modo fedele, sincero e caldo a fai che la sorte impietosa non mi rubi nulla! … Non pensare amato! Che il destino del nostro amore mi faccia indignare o mi possa abbattere del tutto, è vero piango spesso, lacrime amare, amare, ma sono proprio queste lacrime che mi sostengono, fino a quando Tu vivrai non posso lasciarmi andare. Se non provassi più nulla, se l’amore scomparisse dal mio cuore, e cosa sarebbe una vita senza amore, io sprofonderei nella notte e nella morte. Fino a quando mi ami non posso andare in rovina. Tu mi mantieni viva e mi conduci sulla via della bellezza! Abbi fede in me e costruisci in modo solido sul mio cuore. Allora addio mio amato, caro cuore, e pensa come penso io che il nostro essere più intimo rimarrà immutabilmente lo stesso e si apparterrà l’uno all’altro. Il mese prossimo potrai di nuovo tentare. Forse potrai sentire tramite H. se sono di nuovo sola.” (Francoforte, febbraio 1799)

venerdì 18 giugno 2010

Mario Rigoni Stern - Storia di Tönle




Pubblicato nel 1978, “La storia di Tönle” conferma la capacità di Mario Rigoni Stern di narrare con immediatezza e semplicità, traendo spunto dalla propria esperienza autobiografica. Ancora una volta, al centro del racconto sono le montagne dell’altopiano d’Asiago, mondo della memoria e della natura che impronta tutta l’opera dell’autore. Tönle Bintarn è un contadino veneto, pastore e contrabbandiere. La sua storia è quella di una persona costantemente in fuga: un'odissea che, tra la fine dell'Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, lo getta per caso nei grandi eventi della Storia. La battaglia di Tönle è quella per la sopravvivenza, la propria e quella della civiltà cui sente d’appartenere. Mentre l’impero austro – ungarico sta per cadere, la vita nelle montagne della zona è dura, scandita dalla fame, dalla povertà e dalla fatica, e il contrabbando è un mestiere come un altro; ma Tönle ha ferito una guardia della Finanza Regia, ed è costretto a fuggire. Nel suo esilio per ogni dove, guadagnandosi il pane come può, l’uomo resta legato alle proprie radici, agli odori e ai sapori della propria terra, ai colori dell’altopiano, ai prati erbosi ed alle montagne innevate. E’ il ricordo di quella vita che consente a Tönle di sopravvivere, pure alla follia della guerra che lo travolge col suo spettacolo infernale di violenza e ingiustizia. Il suo universo è la sua forza interiore. E’ il ricordo delle silenziose giornate invernali trascorse al caldo del camino con il profumo della sua pipa, il ricordo delle foglie rosse d’autunno, dei pascoli, a salvare Tönle dalla disperazione, a cancellare il ricordo di morte e distruzione e sangue persino nel campo di concentramento di Katzenau. Da qui, si vedono le montagne innevate ad ovest di Linz; da qui Tönle imboccherà la strada dei pastori, per un lungo viaggio di ritorno.

(RAI_Internazionale)
suggerito da Manù

giovedì 17 giugno 2010

Il Silenzio !


Fumatore di pipa è un dipinto ad olio su tela di cm 91 × 72 realizzato nel 1891 circa dal pittore francese Paul Cézanne.
È conservato al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo.
Il soggetto del dipinto è un giovane contadino, lavoratore alla residenza del Jas de Bouffan di proprietà della famiglia Cézanne, che accettò di posare dietro modesto compenso. Al giovane sono dedicate ben tre tele del pittore.


Ci sono due tipi di silenzio
"C'è il silenzio tragico dell'incomunicabilità, e c'è il silenzio della fecondità e del coraggio, che è proprio di chi rinuncia a farsi sentire all'esterno per raggiungere nel profondo le radici della verità e della vita. Il nostro tempo ha bisogno di riscoprire la fecondità del silenzio, per superare l'effimero, la dissipazione dei suoni, delle immagini, delle chiacchiere che troppo spesso impediscono di sentire la voce di Dio ."

(Giovanni Paolo II)

William Butler Yeats


ora in The Collected Poems of W.B. Yeats

ed. Scribner, New York, 1996

Quando con la lentezza propria degli anziani
siederai grigia e solitaria, col capo chino
lì, vicino al fuoco

ricordati di questo libro, prendilo
e leggine piano i sogni che ti ha offerto quando eri giovane,
quando i tuoi occhi conobbero

luci repentine e rare ombre.

Ricorda tutti i tuoi amori, le speranze, le delusioni,
chi ti amò sinceramente e chi brutalmente abbandonò
la tua bellezza.
Ma uno solo, ricordati, amò la tua anima inquieta
e quel dolore silenzioso che spesso ti accompagnava.

Così, reclina sul fuoco scoppiettante, pronuncerai poche parole
e un impercettibile velo di tristezza ti ricorderà quell'Amore perduto;
allora alzerai lo sguardo verso i monti, alti all'orizzonte
e rivedrai il suo viso, nascosto tra un nugolo di stelle.


mercoledì 16 giugno 2010

Seneca _ Lettere a Lucilio, 8, 2


"Mi sono allontanato non tanto dagli uomini quanto piuttosto dalle cose, e soprattutto dai miei affari: mi occupo degli affari dei posteri. Scrivo cose che possano loro giovare; affido agli scritti consigli salutari, come se fossero ricette di medicine utili; ne ho sperimentato l'efficacia sulle mie ferite, che, pur non essendo completamente guarite, tuttavia hanno cessato di estendersi" (Lettere a Lucilio, 8, 2)

domenica 13 giugno 2010

Vittorio Sereni - Le ceneri

Telemaco Signorini


Che aspetto io qui girandomi per casa,
che s'alzi un qualche vento
di novità a muovermi la penna
e m'apra una speranza.

Nasce invece una pena senza pianto
né oggetto, che una luce
per sé di verità da sé presume
- e appena è un bianco giorno e mite di fine inverno.

Che spero io più smarrito tra le cose.
Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia,
la gioia quando c'è basta a sé sola.

venerdì 11 giugno 2010

CHE BELLE QUELLE USCITE NEL SILENZIO!

Ottone Rosai

CHE BELLE QUELLE USCITE NEL SILENZIO!

Che belle quelle uscite nel silenzio!
La steppa sterminata come il mare,
erbe che sospirano, fruscii di formiche
pianto ondeggiante di zanzare.

Cumuli di nuvole si sono allineati
e dileguano, come un vulcano sul vulcano.
Tace la steppa, sterminata e fradicia,
ondeggia, trascina , sospinge.

La nebbia come mare ci sommerge,
le lappole s'attaccano alle frange.
Bellissimo vagare nella steppa come sulla spiaggia.
Ondeggia, trascina, sospinge.

(Boris Pasternak)

lunedì 7 giugno 2010

Seneca - Epistole a Lucilio, 1

Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l'altro la vita se ne va. Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l'unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire" (Epistole a Lucilio, 1).

sabato 5 giugno 2010

mercoledì 2 giugno 2010

Situazioni che si ripetono


A volte la storia riavvolge i giorni e presenta situazioni già vissute; situazioni che si inseguono, si ripetono insieme ai problemi che stanno alle loro origini.
Nel mese di ottobre del 1974 scrivevo un articolo per un quotidiano nazionale del Nord Italia: una corrispondenza da Zurigo . Raccontavo la vicenda di un giovane immigrato italiano simile a quella che recentemente , VALERIA CHIANESE, giornalista del quotidiano Avvenire, racconta per descrivere la situazione che molti uomini e donne, specie del SUD stanno vivendo.
E’ tardi per scrivere e il giorno è stato faticoso. E' tardi per commentare, proporre riflessioni o elementi per una discussione ….Lascio spazio agli articoli che, credo, si raccontano da soli.
Dimenticavo… nel 1974 siamo nel pieno della crisi petrolifera.


IO NON SO

Quel luogo che sta nella mente fatto di fantasia ed aspirazioni incompiute al quale s’accede in momenti particolari e subito porta alla giovinezza è un insieme d’immagini sovrapposte e diverse nella sostanza; appuntamento comune con se stessi diventa, per l’emigrante, la terra promessa.

Io non so, adesso, dove sta la terra degli emigranti, se esiste o è un luogo della fantasia. Succede che questo andare verso direttrici diverse dalla logica rende improbabili i concetti.

Non bisognerebbe sprecare le risorse naturali: gli ettari che restano incolti, le braccia capaci di trasformare, di costruire.

Questa quantità che è una qualità sempre considerata eccedente è il simbolo di due Italie.

Una spinta verso il presunto miracolo economico, l’altra lasciata, per la prima, nella continua arretratezza.

Treni lunghissimi correvano, negli anni ’60, dal sud verso il nord, verso le pensiline delle città industriali d’Europa.

Portavano uomini tristi per quella realtà dipendente, senza proprietà, portatori necessari del sistema.
Aldo dice che non bisogna emigrare. “Bisogna restare e lottare” dice “ ma come fai se non c’è niente”.

Bruno e scuro di carnagione, giovane e robusto, calmo, abituato a girare il mondo e a non stupirsi di nulla, è uno degli immigrati italiani che a Zurigo lavora nelle imprese edili
“A Carlantino non c’è niente” aggiunge mimando con le dita.
“qualcuno trova lavoro a Foggia ma a Carlantino c’è solo disoccupazione”

Zurigo cerca lentamente di cambiare: gli edifici vengono abbattuti e ricostruiti, l’autostrada disegna tangenti aeree sulla periferia.
Ogni cosa sta a suo posto, qui, e recita un copione scontato:
“Nessuno esce dalle strisce pedonali, nessuno getta carta in terra”.

La mentalità pigra e materialista del luogo presenta aspetti dolci e brutali che forse la natura a comunicato agli abitanti.

Ognuno sta a suo posto, qui: gli indigeni organizzano, gli immigrati lavorano.

“Il sudore non convince questa gente” racconta Aldo “abbiamo il diritto di lavorare insieme all’umiliazione d’essere appena sopportati”.

A quest’ora del pomeriggio il “Caravelle Tea Room” è deserto. Gli italiani arrivano più tardi, alla spicciolata, dopo le partite di calcio, prima della messa vespertina.

La Missione Cattolica sta, infatti, ad un isolato dopo la curva a gomito nel cuore del quartiere italiano.
“Loro pensano all’economia” aggiunge Aldo” “ e alla produzione, pensano che dobbiamo ringraziarli per il lavoro e tutto sommato hanno ragione. E’ il Governo italiano che deve difenderci,che deve impedire la disoccupazione”

Aldo ha lasciato Zurigo: è stato licenziato.

Gli hanno detto che l’impresa non può mantenere gente incapace e chiacchierona ma lavoratori appassionati e produttivi.

Lui, il chiacchierone è partito. A Carlantino potrà muoversi liberamente.

Non ci sono strisce pedonali, infatti ma poche strade e una piazza stretta tra le case in sasso.
Giovenale Nino Sassi

Zurigo, ottobre 1974



VALERIA CHIANESE, del quotidiano Avvenire riporta la testimonianza di Luigi, un giovane geometra di Napoli.

Il sogno di una vita Luigi Russo lo ha visto infrangersi in un caldo giorno di maggio davanti alla scrivania del suo 'capo': licenziato. «Siete in troppi e io non posso mantenervi tutti, ha detto il titolare dell’azienda. Eravamo in dieci e ci ha man dati via. Non tutti giovani come me, c’era chi ha famiglia, figli piccoli, il mutuo della casa da pagare», racconta ora Luigi, 26 anni e un diploma di geometra, che, e non capita spesso a Napoli e in Campania, gli ha permesso di trovare un lavoro fisso dopo solo qualche anno dalla fine della scuola e dopo un po’ di gavetta. «Mi sono sem pre sentito fortunato, ma ho seguito anche corsi di specializzazione e di formazione », precisa sorridendo e con un pizzico di orgoglio, cui segue subito l’amara constatazione: «Ma non mi serviranno a niente adesso che qui manca il lavoro per tutti». Luigi è fidanzato con Linda, impiegata di banca. Avevano progettato di sposarsi tra un paio di anni: «L’amore non dovrebbe conoscere l’aritmetica – aggiunge –. Però due cuori e una capanna davvero non bastano. Bisogna fare i conti, non solo con la realtà, ma con le proprie forze, che spesso dipendono da quanto hai nel portafogli». Luigi aveva premesso di non voler parlare di soldi, «però alla fine si finisce sempre lì e non puoi fare diversamente» dice e si chiede perché debba sempre finire così: «Per ché una persona non può progettare la propria vita in un modo normale? Avere un lavoro, mettere su famiglia, chiedere serenità e soprattutto non essere più un peso per i genitori ». Ogni mattina, da quando ha perso il lavoro, Luigi esce di casa per cercarne un altro. «Mi so no iscritto a un’agenzia di lavoro interinale, ho consegnato il mio curriculum, per quello che può servire – af ferma non senza pessimismo –. Due settimane fa, il sabato e la domenica, sono stato in un ristorante come lavapiatti, per guadagnare quel tanto per la benzina e il giornale». Sul domani «che poi non è tanto lontano» osserva, Luigi non riesce a pronunciarsi: «Dentro di me c’è rabbia e frustrazione. I miei genitori, la mia ragazza, mi sostengono, non mi rimpro¬verano niente, ma io mi vergogno. Mi dicono: sei giova ne, c’è tempo. Sarà vero – conclude –. Ma io non voglio entrare nelle statistiche e nel la vita da disoccupato».

Geometra, 26 anni, da un giorno all’altro il suo capo lo ha licenziato. Pensava di sposarsi: «Ma come si fa?»