venerdì 30 marzo 2012

Hermann Hesse - ti chiesi perché i tuoi occhi



Marie Denise Villers

 .



Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.

Hermann Hesse
.
 
Marie Denise Villers

Hafiz - Il Saggio




.
Ero perso con lo sguardo verso il mare
Ero perso con lo sguardo nell'orizzonte,
tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l'ho colta ma l'ho protetta con le mie mani,
non l'ho colta ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine tutte quante.
Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto i tuoi passi,
ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafiggi.
"L’idioma dell’Amore non si può veicolare con la lingua:
versa il vino, coppiere, e smetti quest’insulso parlare"
.

giovedì 29 marzo 2012

Fëdor Dostoevskij - I demoni

 .
...Vi sono degli istanti, si arriva a vivere degli istanti in cui il tempo improvvisamente si ferma e subentra l'eternità. -
- E lei spera di arrivare a un tale istante? -
- Sì -
- E' ben difficile che ciò possa accadere ai nostri tempi - replicò Nikolài Vsèvolodovič, anche lui senza la minima ironia, parlando lentamente e in tono pensieroso. - Nell'Apocalisse un angelo giura che il tempo non esisterà più. -
- Lo so. Ed è detto molto giustamente, con chiarezza e precisione. Quando ogni uomo avrà raggiunto la felicità non ci sarà più il tempo, perché non ce ne sarà più bisogno. E' un pensiero molto giusto. -
- Dove lo nasconderanno? -
- Non lo nasconderanno da nessuna parte. Il tempo non è un oggetto, ma un'idea. Si spegnerà nella mente dell'uomo... -
.
I demoni
II, 4

mercoledì 28 marzo 2012

Marco Aurelio Antonino A se stesso II, 17

E adesso, a che cosa ti puoi affidare?
A una sola cosa; a un'unica cosa: la filosofia.
E' lei che ti permetterà di conservarti [...] capace di agire senza intraprendere nulla a caso; [...] libero dal bisogno che altri facciano o non facciano una qualunque cosa...

Marco Aurelio Antonino

A se stesso
II, 17

Lucio Anneo Seneca Lettere a Lucilio CXVIII, 3

Nel periodo elettorale, mentre i candidati si affannano nei loro templi e uno promette denaro, un altro sguinzaglia i suoi galoppini, un altro ancora consuma di baci le mani di coloro da cui, una volta eletto, non si lascerà nemmeno toccare, mentre tutti sono in ansiosa attesa della voce del banditore, non è forse la cosa migliore starsene tranquilli a guardare quel mercato, senza né comprare né vendere?

Lucio Anneo Seneca
Lettere a Lucilio
CXVIII, 3

Pensieri randagi



Vincent Van Gogh

.
Pensieri randagi

A mio avviso... nessun progetto di sviluppo può prescindere dall'uomo e dal rispetto che si deve alla persona umana. La concezione che il '' fattore umano'' è un elemento strategico per la realizzazione di un processo innovativo dai caratteri qualitativi [... ] propone un assunto centrale, dal profondo valore etico e culturale che costituisce il fondamento dell'approccio alle tematiche delle innovazioni : ogni fase di cambiamento è realizzabile soltanto in corrispondenza di un rinnovo culturale cioè della diffusione di un nuovo stile e di nuovi comportamenti tra le persone e i gruppi umani.

Le modernizzazioni tecnocratiche si scontrano, infatti, con le tradizioni e le culture ed è naturale la resistenza degli uomini a cambiamenti profondi... da quì la necessità di promuovere strategie non riconducibili al breve periodo perchè ogni processo di rinnovo della società riguarda le generazioni.

Da quì la necessità imperiosa di coinvolgere i giovani ... sin dai banchi di scuola e delle università che ... vorrei diventassero laboratori di ricerca ... di futuro.
[ ... ]
In altri termini appare importante  riorganizzare il sistema educativo in funzione delle nuove sfide e missioni.

Siamo infatti davanti a mutamenti fondamentali : una cosa è infatti ragionare del lavoro e del suo valore in una società in cui resta centrale il tempo di lavoro ... altra cosa è ragionare pensando che il tempo di ''non lavoro'' è importante senza contraddire l'idea stessa di disoccupazione. ...

martedì 27 marzo 2012

Ricordo di Antonio Tabucchi. A tu per tu con Romana Petri

antonio-tabucchi 
.
Antonio Tabucchi, il più europeo e originale degli scrittori italiani si è spento a Lisbona sua città d’elezione lo scorso 25 marzo dopo una lunga malattia. Il maggior critico e traduttore dell’opera di Fernando Pessoa, che aveva contribuito in maniera determinante a far conoscere e amare in Italia insieme alle poesie del brasiliano Carlos Drummond de Andrade, era nato a Pisa il 24 settembre 1943. Il saggista, docente di letteratura portoghese all’Università di Siena, noto anche per il suo costante impegno civile, polemista brillante e appassionato, collaboratore di molti quotidiani, tra i quali La Repubblica, aveva scoperto Pessoa da studente durante un soggiorno a Parigi quando aveva acquistato in una bancarella il poema Tabacaria del poeta lusitano. La lettura del piccolo libro nella traduzione di Pierre Hourcade redatto da Pessoa con il nome di Alvaro de Campos, era stata per Tabucchi una rivelazione, la scoperta di un mondo e la nascita di una passione per il Portogallo e in particolare per Lisbona, città magica e ammaliante. Una passione totalizzante che avrebbe cambiato per sempre il corso dell’intera esistenza dello scrittore. Romanzi e saggi di Tabucchi sono stati tradotti in 40 lingue e nel corso della sua lunga e prolifica carriera l’autore, che aveva scelto di vivere sei mesi all’anno in Portogallo, aveva ottenuto numerosi riconoscimenti tra i quali il premio francese Médicis étranger per Notturno indiano e il Premio Super Campiello, il Premio Scanno e il Premio Jean Monnet per la Letteratura Europea per Sostiene Pereira. L’autore aveva esordito con Piazza d’Italia (Bompiani 1975) saga familiare che raccontava novant’anni di vita di un borgo toscano, ricordiamo che lo scrittore era cresciuto a Vecchiano nella casa dei nonni materni. In Requiem (Feltrinelli 1992) scritto direttamente in lingua portoghese, in una Lisbona estiva e deserta un uomo incontra una serie di personaggi, tra i quali Pessoa. Ma, forse, tutto è frutto di un sogno, dove il ricordo assume un ruolo fondamentale. L’ultimo libro che Tabucchi ha regalato ai suoi tanti estimatori è Racconti con figure, racconti nati dall’impressione e dalla suggestione di un’immagine, uscito l’anno scorso da Sellerio. Il romanzo che ha fatto conoscere Tabucchi al grande pubblico è Sostiene Pereira (Feltrinelli 1994) ambientato nel Portogallo del ‘38 dominato dal dittatore Salazar. Il giornalista cattolico Pereira, amante del buon cibo, interpretato da Marcello Mastroianni nel film omonimo del 1995 diretto da Roberto Faenza, divenne presto il simbolo della lotta contro ogni oppressione totalitaria e dell’impegno in favore della libertà di stampa soprattutto in Italia, che allora stava vivendo una stagione politica particolare. “Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava”.
Abbiamo chiesto a Romana Petri un ricordo dell’uomo e dello scrittore Antonio Tabucchi.
 .
Signora Petri, a quando risale la Sua amicizia con Antonio Tabucchi? L’ho conosciuto da lettrice, ancora prima di pubblicare io stessa dei libri. Poi gli scrissi per chiedergli delle informazioni sul Portogallo e lui mi rispose facendomi un itinerario d’autore per il mio primo viaggio. Era il 1990, da quel momento continuammo a scriverci e a sentirci. Poi ci siamo conosciuti a fine agosto del 1992 a casa sua a Vecchiano. Da quel momento ci siamo sempre frequentati, anche a distanza. Ultimamente ci vedevamo più a Lisbona che in Italia.
 .
Qual è il libro dello scrittore che predilige e che secondo il Suo parere meglio lo definisce? Scelta difficile perché ho amato ogni suo libro. Me ne lasci nominare almeno due. Donna di Porto Pim ha significato molto per me. È stato così che ho scoperto le Azzorre, mio altro luogo d’elezione dove cerco di passare almeno un’estate ogni due. E poi direi Requiem, un capolavoro assoluto, un libro onirico, ossessivo, allucinato, vibrante, malato, epifanico. Sotto il profilo del linguaggio, la perfezione.
 .
Vi legava l’amore per Lisbona, città fantastica e reale nello stesso tempo, e per il Portogallo, ce ne vuole parlare? Se sono andata a finire a Lisbona lo devo a lui, a forza di leggere i suoi libri sul Portogallo mi ci sono quasi trasferita, o almeno ci trascorro quanto tempo posso. Lisbona è una città sfavillante, proprio come dice lui nelle prime righe di Sostiene Pereira, una città di luce anche nei giorni senza sole. Malinconica, certo, ma di una malinconia che sfibra e fa bene allo stesso tempo. Ovunque lo sguardo si posa c’è sempre di che struggersi.
.
Per Tabucchi la politica era “l’arte di essere uomini liberi ma tutti insieme”. Che cosa ha rappresentato per l’autore l’impegno civile? Ha rappresentato addirittura un auto esilio. Non dimentichiamo che Tabucchi ha praticamente abbandonato (e con dolore) l’Italia come protesta verso il governo Berlusconi del quale si vergognava moltissimo. Tabucchi sapeva che si legge e si scrive per non dimenticare e non far dimenticare, voleva che alle generazioni future restasse almeno un’eco di quello che eravamo. Ed era speciale, con una lingua apparentemente semplice creava momenti di pura magia. Gli bastavano quattro parole messe al momento giusto, riusciva a far dire a un suo personaggio: «Te lo ricordi com’era bella l’Italia?» una frase banale ma andatela a cercare tra i racconti Il tempo invecchia in fretta e ne vedrete l’effetto.
 .
Giorgio Napolitano, ricordando l’autore scomparso ha detto “Ha interpretato lo spirito europeo”, concorda? Gli scrittori italiani, in genere, sono abbastanza provinciali, si occupano quasi tutti del ridotto spazio che li circonda. Tabucchi aveva un grande occhio per tutto, e di tutto ha parlato. Creava ai luoghi, ai problemi, alle necessità, e non si limitata al suo microcosmo. Concordo pienamente con il nostro Presidente.
.
Fonte :  http://www.ilrecensore.com/wp2/

martedì 20 marzo 2012

Vittorio Sereni - Quei bambini che giocano


  Albert Anker
 .
Quei bambini che giocano
 .
un giorno perdoneranno
se presto ci togliamo di mezzo.
Perdoneranno. Un giorno.
Ma la distorsione del tempo
il corso della vita deviato su false piste
l'emorragia dei giorni
dal varco del corrotto intendimento:
questo no, non lo perdoneranno.
Non si perdona a una donna un amore bugiardo,
l'ameno paesaggio d'acque e foglie
che si squarcia svelando
radici putrefatte, melma nera.
"D'amore non esistono peccati,
s'infuriava un poeta ai tardi anni,
esistono soltanto peccati contro l'amore".
E questi no, non li perdoneranno.

sabato 17 marzo 2012

Amare ......

 Folon
.
Amare ...... 

L’amore è innato… il male una possibilità e forse una scelta. 
Possiamo amare in tanti modi. 
Osservando i diversamente abili cioè le persone portatrici di handicap ho trovato sentimenti profondi, insospettabili. 
A volte la nostra presunta normalità non ci consente di comprendere gli altri, la loro diversità, …. 
Parlano lingue sconosciute… eppure così antiche! Così deve essere per la follia.
 Amare è vincere la paura di aprirsi all’altro…
vincere il timore dell’ignoto che vive nel profondo dell’anima e della mente.
.
 

Il tempo scorre, si compie.



 .
Aprì la mente all'intelligenza amico mio,
la vita è un viaggio con le sue stazioni
Perché fermarsi a ciò che appare?
A ciò che brilla e seduce lo sguardo?
Prova a entrare nelle cose, mi dico…
negli eventi, nelle parole,
nei vissuti che giungono a te.
È lì che potrai capire veramente
e si sveleranno i significati
dei tuoi momenti di vita. …
Leggere dentro fa la differenza.
Riesco a leggere dentro? Non so!

Il tempo scorre, si compie.
Il tempo scivola addosso
e non so, adesso,
se resto ai margini
o sulla porta della realtà,
se entro e vivo da protagonista
o semplicemente
resto sull’uscio come un fantasma.
Vivo l’attimo e non è il presente
È già ieri, l’attimo…
Che ne ho fatto del presente ?
I pensieri succedono ai pensieri…
sospese ragioni della speranza




Josè Saramago - da Viaggio in Portogallo

Giacomo Ceruti
.
"Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. 
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero.
 Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era.
 Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. 
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito".
.
(Josè Saramago - da Viaggio in Portogallo)
.
Giacomo Ceruti

venerdì 16 marzo 2012

mercoledì 14 marzo 2012

Mio Padre era un Arameo Errante ....




Quando sarai entrato nella"terra" che il Signore tuo Dio ti darà in eredità e lo possiederai e là ti sarai stabilito,
prenderai le primizie di tutti i frutti del suolo ('adamâ) da te raccolti nel paese ("terra") che il Signore tuo Dio ti darà, le metterai in una cesta e andrai al luogo ("maqôm") che il Signore tuo Dio avrà scelto per stabilirvi il suo nome.
Ti presenterai al sacerdote in carica in quei giorni e gli dirai: Io dichiaro oggi al Signore tuo Dio che sono entrato nel paese ("terra") che il Signore ha giurato ai nostri padri di darci.
Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all'altare del Signore tuo Dio e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore tuo Dio:



Mio padre era un Arameo errante;
scese in Egitto,
vi stette come un forestiero con poca gente
e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa.
Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù.
Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri,
e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione;
il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi,
e ci condusse in questo luogo ("maqôm") e ci diede questo paese ("terra"), dove scorre latte e miele.



Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato.
Le deporrai davanti al Signore tuo Dio e ti prostrerai davanti al Signore tuo Dio; gioirai, con il levita e con il forestiero che sarà in mezzo a te, di tutto il bene che il Signore tuo Dio avrà dato a te e alla tua famiglia




Salmo 90 (91)
Il salmo interpella il pio Israelita, che vive all'ombra della protezione divina, alla corrispondenza a Dio: “Dì al Signore: ‘’Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido”. ….. . e vuole Infondere fiducia nel futuro, sicuramente positivo per chi confida nel Signore .(Deuteronomio 6:14)
E’ la Storia di Israele…che Gustave Dorè ha magistralmente rappresentato con la sua arte


Tu che abiti al riparo dell'Altissimo
e dimori all'ombra dell'Onnipotente,
dì al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio, in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.
La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,
la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.
Solo che tu guardi, con i tuoi occhi
vedrai il castigo degli empi.
Poiché tuo rifugio è il Signore

e hai fatto dell'Altissimo la tua dimora,
non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutti i tuoi passi.
Sulle loro mani ti porteranno
perché non inciampi nella pietra il tuo piede.
Camminerai su aspidi e vipere,
schiaccerai leoni e draghi.

Lo salverò, perché a me si è affidato;
lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e gli darò risposta;
presso di lui sarò nella sventura,
lo salverò e lo renderò glorioso.
Lo sazierò di lunghi giorni
e gli mostrerò la mia salvezza.

domenica 11 marzo 2012

Edgar Degas e il nudo dal 13 marzo al 1 luglio, 2012 Museo d'Orsay


.Degas e il nudo prima grande mostra monografica che Parigi, dopo l'ultima retrospettiva del 1988 al Grand Palais, organizza in onore di Edgar Degas (1834-1917), di concerto con il museo d'Orsay si prefigge di dare il giusto rilievo ai grandi passi in avanti messi a segno nella conoscenza dei grandi maestri della seconda metà del XIX secolo, dopo gli omaggi tributati rispettivamente a Claude Monet (1840-1926) e Edouard Manet (1832-1883)
.
.
.
Questa mostra esplora l'evoluzione raggiunta da Degas nella pratica del nudo, dall'approccio accademico e storico dei suoi esordi all'iscrizione del corpo nella modernità nel corso della sua lunga carriera. I nudi che assieme alle ballerine e ai cavalli occupano un posto di rilievo nell'opera dell'artista, sono presentati attraverso tutte le tecniche praticate da Degas, la pittura, la scultura, il disegno, la stampa e soprattutto il pastello che l'artista porta al suo massimo livello di perfezione.
Questa mostra, organizzata in collaborazione con il Museum of Fine Arts, Boston, può contare su un ricchissimo fondo di opere grafiche del museo d'Orsay, raramente esposto al pubblico per motivi di conservazione, alle quali si aggiungono prestiti straordinari delle più grandi collezioni, come quelle del Philadelphia Museum of Art, dell'Art Institute di Chicago o del Metropolitan Museum of Art di New York.

.






















sabato 10 marzo 2012

Jaime Gil de Biedma - De vita beata

carlo Carrà
 .
De vita beata
.
 En un viejo país ineficiente,
algo así como España entre dos guerras
civiles, en un pueblo junto al mar,
poseer una casa y poca hacienda
y memoria ninguna. No leer,
no sufrir, no escribir, no pagar cuentas,
y vivir como un noble arruinado
entre las ruinas de mi inteligencia.
.
 

De vita beata
.
 In un vecchio paese inefficiente,
un po' come la Spagna tra due guerre
civili, in un paesino sul mare,
possedere una casa e pochi beni
e memoria nessuna. Non leggere,
non soffrire, non scrivere, non pagare conti,
e vivere come un nobile decaduto
fra le rovine della mia intelligenza.
.
Jaime Gil de Biedma
.



 Degas - autoritratto

  
   De Chirico

venerdì 9 marzo 2012

Josè Saramago - da viaggio in Portogallo

 
 Carlo Carra
 .
Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito". (da Viaggio in Portogallo)
.
Josè Saramago

giovedì 8 marzo 2012

mercoledì 7 marzo 2012

Samuel Brussell - Memoria

 .
Amore sette meridiani ci separano
da est a ovest sull'emisfero nord.
Qui la notte registra meno tre gradi
Celsius. Immagino il tuo corpo
che si agita, preda d'un greve sonno,
nei veli del mattino. Un sole chiaro
 
accende all'infinito il riso dei bambini.
Amore il caffè di quest'ora ha
un diverso sapore. L'organismo tradisce.
Troppi oggetti su questo tavolo per un
unico istante. Un giuramento si offre alla
lama del tempo come un uccello migratore
si abbandona alla furia degli elementi.
D'un carteggio incompiuto
verrà la fine con cento storie
ritrovate nella sua risacca.
.
Samuel Brussell
Memoria
da "Almanacco dello Specchio", Mondadori, 198
9

.

lunedì 5 marzo 2012

Pier Paolo Pasolini - Da Petrolio - Lettera ad Alberto Moravia

.

Caro Alberto, 
ti mando questo manoscritto perché tu mi dia un consiglio. E' un romanzo, ma non è scritto come sono scritti i romanzi veri: la sua lingua è quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia: rari sono i passi che si possono chiamare decisamente narrativi, e in tal caso sono passi narrativamente così scoperti ("ma ora passiamo ai fatti", "Carlo camminava..." ecc, e del resto c'è anche una citazione simbolica in questo senso: "Il voyagea...") che ricordano piuttosto la lingua dei trattamenti o delle sceneggiature che quella dei romanzi classici: si tratta cioè di 'passi narrativi veri e propri' fatti 'apposta' per rievocare il romanzo. 
.
Nel romanzo di solito il narratore scompare, per lasciar posto a una figura convenzionale che è l'unica che possa avere un vero rapporto con il lettore. Vero appunto perché convenzionale. Tanto è vero che fuori dal mondo della scrittura - o se vuoi della pagina e della sua struttura come si presenta a uno della partita - il vero protagonista della lettura di un romanzo è appunto il lettore. 
.
Ora in queste pagine io mi sono rivolto al lettore direttamente e non convenzionalmente. Ciò vuol dire che non ho fatto del mio romanzo un 'oggetto', una 'forma', obbedendo quindi alle leggi di un linguaggio che ne assicurasse la necessaria distanza da me, (...) quasi addirittura abolendomi, o attraverso cui io generosamente negassi me stesso assumendo unilateralmente le vesti di un narratore uguale a tutti gli altri narratori. No: io ho parlato al lettore in quanto io stesso, in carne e ossa, come scrivo a te questa lettera, o come spesso ho scritto le mie poesie in italiano. Ho reso il romanzo oggetto non solo per il lettore ma anche per me stesso: ho messo tale oggetto tra il lettore e me, e ne ho discusso insieme (come si può fare da soli, scrivendo). 
.
Ora, a questo punto (ecco la ragione di questa lettera) io potrei riscrivere daccapo completamente questo romanzo, oggettivandolo: cioè scomparendo in quanto autore reale, e assumendo le vesti del narratore convenzionale (che, (...), è molto più reale di quello reale). Potrei farlo. Non sono privo di abilità, non sono digiuno di arte retorica, e non manco neanche di pazienza (non certo della sconfinata pazienza che si ha solo da giovani): potei farlo, ripeto. Ma se lo facessi, avrei davanti a me una sola strada: quella della rievocazione del romanzo. Cioè non potrei far altro che andare fino in fondo a una strada per cui mi sono naturalmente incamminato. Tutto ciò che in questo romanzo è romanzesco lo è in quanto rievocazione del romanzo. Se io dessi corpo a ciò che qui è solo potenziale, e cioè inventassi la scrittura necessaria a fare di questa storia un oggetto, una macchina narrativa che funziona da sola nell'immaginazione del lettore, dovrei per forza accettare quella convenzionalità che è in fondo giuoco. Non è voglia più di giuocare (davvero, fino in fondo, cioè applicandomi con la più totale serietà); e per questo mi sono accontentato di narrare come ho narrato. 
.
Ed ecco il consiglio che ti chiedo: ciò che ho scritto basta a dire dignitosamente e poeticamente quello che volevo dire? Oppure sarebbe proprio necessario che io riscrivessi tutto su un altro registro, creando l'illusione meravigliosa di una storia che si svolge per conto proprio, in un tempo che, per ogni lettore, è il tempo della vita vissuta e restata intatta alle spalle, rivelando come vere realtà quelle cose che erano sembrate semplicemente naturali? 
.
Vorrei che tu tenessi conto, nel consigliarmi, che il protagonista di questo romanzo è quello che è, a parte le analogie della sua storia con la mia, o con la nostra - analogie ambientali o psicologiche che sono puri involucri esistenziali, utili a dare concretezza a ciò che accade nel loro interno - esso mi è ripugnante: ho passato un lungo periodo della mia vita in sua compagnia, e mi riuscirebbe molto faticoso ricominciare da capo per un periodo che sarebbe presumibilmente ancora più lungo. 
.
Certo lo farei, ma dovrebbe essere assolutamente necessario. Questo romanzo non serve più molto alla mia vita (come sono i romanzi o le poesie che si scrivono da giovani), non è un proclama, ehi, uomini! io esisto, ma il preambolo di un testamento, la testimonianza di quel poco di sapere che uno ha accumulato, ed è completamente diverso da quello che egli aspettava | immaginava | ! 

   Tuo            
      Pier Paolo
Da Pier Paolo Pasolini, Petrolio, Einaudi, Torino 1992, pp. 544-5


   

Tito Lucrezio Caro - De rerum natura, II, 1-16



 .
E' bello il grande mare quando sulla sua superficie
i venti turbinano in tempesta
dalla terra lo spettacolo è fascinoso
anche se fra i marosi il naufrago dispera
a noi ciò poco importa
la distanza smorza sempre il male
.
Anche osservare i campi di battaglia
ha una sua malìa
basta che il pericolo non incomba su chi guarda
.
 Ma ditemi c'è qualcosa di più bello
della serenità dei templi eretti dai sapienti?
Delle vette immortali raggiunte dai filosofi?
Da lassù potrai guardare i nomadi cercare la giusta via
che conduce al segreto della vita
e sorriderai degli uomini che solo per la gloria
combattono e si uccidono
chi per i soldi, chi per il dominio
.
Uomini, misere menti, cuori ciechi
in quali pericolose tenebre
vi costringete a vivere...