domenica 30 settembre 2012

Straniero ovunque




Gustave Doré

Quello che manca è andare
per rinascere a nuove emozioni, sensazioni;
alle armonie degli amori nascosti
dal fango delle tante strade percorse.

Straniero ovunque
da straniero nuovamente vado
lontano da sentieri inospitali.

Difficile  trovare rifugio, riposo:
è già sera.
 
Il cammino è duro ma,
laggiù, dove il vento agita gli alberi,
una luce, una casa promette ristoro,
calore, volti di giovani donne e canti.
 
Il ricordo di melodie antiche
riscalda il cuore sofferente.
Povero il mio cuore tanto a lungo esposto ai venti !
Alzo la lanterna e vado:
un mondo nuovo aspetta e accoglie,
un luogo cercato, desiderato.


Renoir

Raggiungerò la casa domani, all’alba
Non importa la distanza: il cammino è sicuro.
Farò sosta nella casa sulla collina,
prima dei monti
dove nasce l’arcobaleno.
 
Straniero ovunque
giungo alla meta e chiedo ospitalità.
Ho bussato alla porta del Signore...
Le membra stanche,
le ferite aperte e sanguinanti
reclamano cure, riposo.
  
Ho bussato ....
qui, sull’uscio, infuria la tempesta.
Immagino la quiete oltre la porta.
Basta vagabondare.
Sono arrivato dove il sentiero finisce.
Le ferite bruciano,
i piedi portano la stanchezza del cammino.

Cerco un riparo:
mi distendo e riposo.
Attendo.

gsn



Van Gogh

sabato 29 settembre 2012

martedì 25 settembre 2012

Il silenzio del profeta Elia

Elia

Ci sono molte forme di silenzio.
 .
 Il silenzio che si richiede in una biblioteca o in un ospedale. 
Il silenzio della notte o della natura.
 Il silenzio della morte. 
Il silenzio che precede la tempesta.
 Il silenzio della paura o dell’alunno che non sa la risposta.
 Il silenzio del censurato o del popolo messo a tacere. 
Il silenzio del tale frustrato, del giovane turbato, del lottatore disteso.
 Il silenzio dell’innamorato alla presenza dell’innamorata. 
Il silenzio di Dio che non appare mai.
 Il silenzio del mistico. 
Il silenzio che spezza interiormente quando tutto ciò che una persona aveva immaginato e pianificato fino a quel momento, cade nel vuoto e si disintegra.
 .
 Tanti silenzi! 
 .
 Per descrivere il valore del silenzio i monaci carmelitani citano il profeta Elia
 .
" La giustizia è coltivata nel silenzio ed è nel silenzio e nella speranza che si incontrerà la vostra forza”. 
 Si tratta di un silenzio che ha la sua origine nei profeti … il silenzio profetico che evoca il profeta Elia.

lunedì 24 settembre 2012

Buonanotte !



                                       Folon



Il chiarore dell'aurora plachi
l'angoscia della tua disperazione

e le stelle cui ogni notte affidi
i tuoi sogni di luce, ritirandosi
discrete alla luce del giorno,
ti restituiranno la speranza del domani:
la certezza di poter essere "amore"che sa farsi accanto


                         Folon

venerdì 21 settembre 2012


Incompiuta

Il giovane mendicante (1650) - Bartolomé Esteban Murillo
                   
                                        
                           ... se puoi farlo è un dovere aiutare  chi ha bisogno

Scriveva Johann Wolfgang von Goethe

« Che mai è l'uomo, il celebrato semidio!  Non gli vengono a mancare le forze appunto quando ne avrebbe bisogno? Sia che voli nella gioia o che precipiti nel dolore non viene ugualmente trattenuto e riportato alla piatta gelida consapevolezza proprio quando anelava di smarrirsi nella plenitudine dell' Infinito. »

(I dolori del giovane Werther)
.

I dolori del giovane Werther
         

                Incompiuta

Ho messo la giacca blu,
i panni dell'inglese,
un berretto scozzese,
liberato la farfalla
che batte il vetro
e cerca la luce…
.
Qualcosa di sacro,
che resta prigioniero,
passa in rassegna l’ombra della sera,
il ticchettare del tempo,
gli attimi che si succedono,
il summit degli eventi...

un uomo,
 ai margini della via
chiede aiuto...
scendo !

tra briciole di senso
e amori nascosti, custoditi,
incapace di liberare i pensieri

risalgo !

Ho smesso i panni dell’inglese,
riposto il berretto scozzese,
la giacca blu del giovane notturno,
per prendere comodi jeans
e il giaccone di pelle foderato di lana montone...
ed ora sono qui
in attesa del tuo dio cantastorie

.

 Simona Marengo Experada - Scozzese con pioggia

Simona Marengo Experada - Scozzese con pioggia

giovedì 20 settembre 2012


Ti ripeto che ...


 ...La prima e grande priorità per l'Italia è il lavoro ... viene prima dell'interesse degli azionisti ... prima di un qualsiasi modello di sviluppo viene il diritto a mantenere se stessi e la propria famiglia. 
 E' su questo valore, il diritto inalienabile garantito dalla nostra costituzione, che si misura la capacità dello Stato di garantire la dignità dei propri cittadini. 
 Diversamente a che pro parliamo di iniziative tese al bene comune?
.
Foto: La prima e grande priorità per l'Italia è il lavoro ... viene prima dell'interesse degli azionisti ...  prima di  un qualsiasi modello di sviluppo viene il diritto a mantenere se stessi e la propria famiglia. E' su questo valore, il diritto inanienabile garantito dalla nostra costituzione, che si misura la capacità dello Stato di garantire la dignità dei propri cittadini.  Diversamente a che pro parliamo di iniziative tese al bene comune.
Antonio Berni

mercoledì 19 settembre 2012


Ricordando San Paolo, lettera ad Alda Merini


Chagall - il sogno


[ ... ]

Quando ero bambino, ragionavo da bambino
ma poi, divenuto uomo
ho capito che l’amore salva

i cuori sofferenti feriti dall’ingiustizia che vive
e prospera tra la gente

Ciò che era da bambino l’ho abbandonato
… ho abbandonato il mondo imperfetto
che avevo conosciuto
ed ora cammino
lungo la strada che porta
alla terra del latte e del miele

[... è venuto il momento di cantare
una esequie al passato.]

Alda Merini - da "La terra santa"



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Chagall


.
Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.
 .
Alda Merini, da "La Terra Santa"...
.
Chagall


.
Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?
.

Alda Merini, da "La Terra Santa"
.

Chagall


.
Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all'umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d'oro
e l'albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l'assenzio
di una sopravvivenza negata

 Alda Merini da La Terra Santa, 1984
.

Chagall


ALDA MERINI - LO SGUARDO DEL POETA

 
Chagall - il poeta
.

Se qualcuno cercasse di capire il tuo sguardo
Poeta difenditi con ferocia
Il tuo sguardo son cento sguardi che ahimè
Ti hanno, guardato tremando.


martedì 18 settembre 2012

DESTINATARIO SCONOSCIUTO


Antonio Berni - Juanito Laguana Going to the Factory


Ricapitolo con te i miei  pensieri (di oggi) .
 
L’umanità ha fatto molti errori ma per fortuna , non si è mai sbagliata su un punto… Prima o poi si è sempre ricordata dei grandi geni della letteratura, dell’arte e della filosofia. Quelli che hanno espresso la ricchezza spirituale dell’uomo.

Non sono d’accordo con te … A mio avviso, quella che racconti è una società verticale che non tiene conto delle vocazioni e delle peculiarità delle giovani generazioni che ogni educatore dovrebbe favorire.
Lo stiamo facendo ?
Mi viene in mente la parabola dei talenti…

... Prima di un qualsiasi modello di sviluppo viene il diritto a mantenere se stessi e la propria famiglia. E' su questo valore, il diritto inalienabile garantito dalla nostra costituzione, che si misura la capacità dello Stato di garantire la dignità dei propri cittadini. Diversamente a che pro parliamo di iniziative tese al bene comune.
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Antonio Berni - la famiglia Janita emigra

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Consentimi  due esempi …

Sappiamo costruire automobili ma … da tempo gli azionisti hanno smesso di investire sull’auto.... Il paese non sa difendere le sue industrie... non abbiamo un piano industriale... non favoriamo la ricerca...
Abbiamo un patrimonio artistico unico al mondo che potrebbe favorire il turismo culturale … ma qualcuno ci ha detto che con la cultura non si mangia. ... e così via.
In questa situazione come fanno i giovani ad orientarsi ?
Grazie per avermi ascoltato, stammi bene…
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 Antonio Berni - disoccupati


domenica 16 settembre 2012

André Derain e Maurice de Vlaminvk

 

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(André Derain)

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                                             rileggendo
                                        PIERO ADORNO
            ''Il Novecento dalle avanguardie storiche ai giorni nostri'

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(Maurice de Vlaminvk)
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André Derain (Chatou, 1880 – Parigi, 1954) e Maurice de Vlaminvk (Parigi, 1876 – Rueil –la- Gadelière, Parigi, 1958) costituiscono un binomio perché, conosciutisi casualmente in treno nel 1900, costatando l’affinità delle loro idee, intrapresero a lavorare in comune, discutendo, dipingendo insieme in campagna o nello studio di Chatou.
Nel 1901 uscirono entrambi sconvolti dalla mostra retrospettiva delle opere di Van Gogh che insegnava loro la forza espressiva del colore.
Entrati nell’ambito matissiano dei “fauves”, dettero un contributo notevole con le loro opere nell’affermazione delle nuove idee.
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(André Derain)
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Vlaminvk è un istintivo: per lui la pittura è un atto quasi fisico, una necessità vitale.
Si esprime con il colore puro, così come esce direttamente dal tubetto premuto contro la tela, un colore esplosivo come “ cartucce di dinamite “ ( secondo la nota espressione di Derain) , aggressivo, espressionista. Vlaminvk ( che neppure Matisse così equilibrato, così classico riesce a disciplinare) è forse per questo il più fauves di tutto il gruppo.
La pennellata larga lascia strisce curveggianti e vorticose che creano un violento moto psicologico, la materia pittorica, visibile, grumosa, solida, suscita le diverse drammatiche incidenze della luce, i colori si accendono per accostamento, rendendo la reazione del tutto soggettiva del pittore, travolto da un’emozione condotta al limite estremo di tensione.
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(Maurice de Vlaminvk )
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Nel 1908, smorzatasi l’ondata fauve anche egli si accosta al cubismo e soprattutto al costruttivismo di Cézanne. Ma in questo suo ritorno all’ordine, tipico di tutta la scuola europea, che si accentua in modo particolare dopo la guerra 1014 – 1918, restano sempre quella carica espressiva, quel travaglio interiore, quella disperata coscienza della solitudine umana che fanno di Vlaminvk uno dei pochi espressionisti francesi.
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(Maurice de Vlaminvk)
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André Derain è più misurato , più luminoso, più sereno, in qualche modo potremmo dire più francese, nel senso che Vlaminck può avere ereditato l’angoscia dalla sua origine fiamminga.
Per rendersi conto della profonda differenza che intercorre tra i due basta confrontare la ballerina del ‘’ Rat mort’’ dell’uno con la donna in camicia dell’altro. (Una ballerina del Rat Mort aveva accettato nel 1906 di posare per Vlaminck e Derain nello studio di place Pigalle 7.)
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(André Derain, donna in camicia, olio su tela)
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Il rapporto organico degli elementi stilistici descritti nel testo, determina un'interpretazione del tema ben diversa da quella della ballerina di Vlaminck o della futura Marcella di Kirchner. Derain imprime alla giovane donna, invece che il torpore o la vologarità professionale della ballerina o il senso di attesa drammaticodella vita ventura dell'adolescente del pittore tedesco, eleganza e malizia briosa e una acutezza intellettuale che emana dai grandi occhi, accentuati dalla linea delle lunghe ciglia caduate, e dal colore fiammeggiante dei capelli.
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(Maurice de Vlaminvk , la ballerina del ''Rat mort'', olio su tela)
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Con un'aspra accusa alla societa, Vlaminck, anarchico, antimilitarista, antiborghese, mostra il rovescio della medaglia di quel periodo che fu eufemisticamente definito la belle epoche e che viene ipocritamente presentato come l'ultimo momento di serenità e di pace prima dei tragici conflitti che hanno dilaniato il mondo nel secolo breve, il '900
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Alla ridda di pennellate dense e accostate in apparente disordine da Vlaminck, Derain oppone la distenzione cromatica di zone larghe ed equilibrate, il richiamo preciso dei colori secondo la teoria impressionista e postimpressionista dei contrasti simultanei (Argan); il rosa della parete con il rosso dei capelli e delle labbra, il blu violaceo delle calze con quello verde e blu del fondo a destra, con quello degli occhi intensi e della linea, evidente ma non violenta, che disegna i tratti essenziali.
Questo no significa che Derain non partecipi interamente all'estetica fauve, che, anzi, anch'egli, nell'interpretazione della realtà, ne supera i dati oggettivi , per rendere, piuttosto. attraverso l'innaturalezza dei colori, il soggettivismo della propria emozione. Solo che la concezione della sua vita è serena.


( André Derain)

giovedì 13 settembre 2012

Henrik Nordbrandt - Caffè all'aperto


Vincent Van Gogh


Pioviggina un pò
ma non abbastanza perchè si possa proprio
chiamarla pioggia
e noi lentamente ci bagnamo
ma non abbastanza perchè valga proprio
la pena di parlarne
e un pò ci innamoriamo
ma non abbastanza perchè si possa proprio
chiamarlo amore.



Hopper

mercoledì 12 settembre 2012

Pensiero

Il presente è adesso perché
l’attimo è diventato memoria

gsn

 

Karin Boye


Karin Boye


Come posso dire se la tua voce è bella
So soltanto che mi penetra
E mi fa tremare come una foglia
E mi lacera e mi dirompe.


Cosa so della tua pelle e delle tue membra.

Mi scuote soltanto che sono tue,
così che per me non c’è sonno né riposo,
finchè non saranno mie


Statua di Karin Boye a Göteborg
.
Sono in pace
e di questo sono grata al mio destino
perché non ti ho mai perso del tutto.
Così come una perla nasce in una conchiglia
in me fiorisce dolcemente il tuo essere
e se mai giungesse il giorno
in cui volessi dimenticarti
sarebbe il mio stesso sangue
a ricordarmi che io e te siamo una cosa sola.
Non sono io a dirlo,
ma gli dèi.

Karin Boye


Memory
[1922] in Complete Poems

Karin Maria Boye (Göteborg, 26 ottobre 1900 – 24 aprile 1941) [1] è stata una scrittrice e poetessa svedese.
Nel 1909 si trasferì con la famiglia a Stoccolma e dal 1921 al 1926 studiò presso l'Università di Uppsala. Dopo la Prima guerra mondiale aderì al movimento pacifista Clarté e viaggiò in Europa: visitò l'URSS nel 1928, la Germania nel 1932 e la Grecia nel 1938.

Conosciuta principalmente come poetessa, scrisse anche diversi saggi e cinque romanzi. Debuttò nel 1922 con la raccolta di poesie Moln ("Nuvole"). La sua opera più nota internazionalmente è Kallocaina, un romanzo distopico basato sulle sue impressioni di viaggio in Germania e URSS, pubblicato nel 1940.
Il romanzo è il ritratto di una società distopica sullo stile di quella descritta otto anni dopo da George Orwell nel suo 1984. Nel racconto uno scienziato idealista di nome Leo Kall inventa la Kallocaina, una sorta di moderno siero della verità.
Fonte Wikipedia

sabato 8 settembre 2012

L'arte di tacere dell'abate Dinouart

Magritte

Eugenio Montale, Dora Markus, Le Occasioni



Jean Béraud


 
Dora Markus
 .
Fu dove il ponte di legno
mette a porto Corsini sul mare alto
e rari uomini, quasi immoti, affondano
o salpano le reti. Con un segno
della mano additavi all'altra sponda
invisibile la tua patria vera.
Poi seguimmo il canale fino alla darsena
della città, lucida di fuliggine,
nella bassura dove s'affondava
una primavera inerte, senza memoria.
E qui dove un'antica vita
si screzia in una dolce
ansietà d'Oriente,
le tue parole iridavano come le scaglie
della triglia moribonda.
.
La tua irrequietudine mi fa pensare
agli uccelli di passo che urtano ai fari
nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
turbina e non appare,
e i suoi riposi sono anche più rari.
Non so come stremata tu resisti
in questo lago
d'indifferenza ch'è il tuo cuore; forse
ti salva un amuleto che tu tieni
vicino alla matita delle labbra,
al piumino, alla lima: un topo bianco,
d'avorio; e così esisti!


Jean Béraud
2
 
Ormai nella tua Carinzia
di mirti fioriti e di stagni,
china sul bordo sorvegli
la carpa che timida abbocca
o segui sui tigli, tra gl'irti
pinnacoli le accensioni
del vespro e nell'acque un avvampo
di tende da scali e pensioni.
.
La sera che si protende
sull'umida conca non porta
col palpito dei motori
che gemiti d'oche e un interno
di nivee maioliche dice
allo specchio annerito che ti vide
diversa una storia di errori
imperturbati e la incide
dove la spugna non giunge.

.
La tua leggenda, Dora!
Ma è scritta già in quegli sguardi
di uomini che hanno fedine
altere e deboli in grandi
ritratti d'oro e ritorna
ad ogni accordo che esprime
l'armonica guasta nell'ora
che abbuia, sempre più tardi.
.È scritta là. Il sempre verde
alloro per la cucina
resiste, la voce non muta,
Ravenna è lontana, distilla
veleno una fede feroce.
Che vuole da te? Non si cede
voce, leggenda o destino...
Ma è tardi, sempre più tardi.

Jean Béraud


La lirica consta di due parti distinte, scritte a molti anni di distanza l'una dall'altra: la prima parte risale infatti al 1928, o al 1926, mentre la seconda è del 1939. Per comprendere la complessa origine della poesia, è necessario richiamare alcuni dati biografici dell'autore. Montale non conosceva, né conobbe mai, Dora Markus: aveva solo visto una fotografia delle sue gambe, inviatagli dall'amíco Bobi Bazlen col seguente biglietto datato 25 settembre 1928: «Gerti e Carlo: bene. A Trieste, loro ospite, un'amica di Gerti, con delle gambe meravigliose. Falle una poesia. Si chiama Dora Markus». La data del biglietto spingerebbe ad ascrivere al 1928 la prima parte della lirica, ma Montale sosteneva di averla scritta due anni prima, nel 1926, senza riuscire a concluderla («è l'inizio di una poesia che non fu mai né finita né pubblicata e non lo sarà maí»). La Gerti nominata da Bazlen è Gerti Frànkel Tolazzi, una signora di Graz che Montale conosceva bene e che nel 1928 gli ispirò la poesia Carnevale di Gerti, compresa anch'essa nelle Occasíoni. Nell'immaginario del poeta la sconosciuta Dora finí con l'assimilarsi a Gerti, tanto è vero che quando nel 1939 Montale decise di ritornare su Dora Markus («Alla distanza di 13 anni (e si sente) le ho dato una conclusione, se non un centro») il personaggio femminile non è piú la fantomatica Dora, ma proprio Gerti: a lei che occupa la seconda parte di Dora M. lo Dora non l'ho mai conosciuta; feci quel primo pezzo di poesia per invito di Bobi Bazlen che mi mandò le gambe di lei in fotografia» (lettera a Silvio Guarnieri del 1964). Il complicato intrecciarsi di proiezioni fantastiche e psichiche che presiede all'accidentata gestazione della lirica fa di Dora Markus uno dei componimenti piú misteriosi e segreti, ma anche piú ricchi di oggetti-simbolo e di «occasioni» taciute e infine risolte in una disperata e buia visione della realtà del 1939, con gli orrori che la storia stava preparando - dell'intera produzione montaliana.



Jean Béraud


 

RIFLESSIONI SUL TESTO
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Abbiamo già visto come Dora Markus sia un personaggio sostanzialmente di fantasia, un mito poetico. La questione della controversa datazíone della prima parte della lirica potrebbe acquisire nuove prospettive proprio alla luce della correlazione fra Dora e un altro personaggio di fantasia comparso nella seconda edizione degli Ossi di seppia, Arsenio. Ammesso che ambedue i personaggi siano proiezioni della soggettività del poeta (e certo sarebbe difficile negarlo), è interessante cogliere i differenti atteggiamenti che essi rivelano nel loro rapporto con la realtà. Arsenio è ancora alla ricerca di una via d'uscita, di un mutamento rispetto a quel «troppo noto / delirio ... d'immobilità» fatto presagire dal temporale imminente; e nel momento in cui il temporale giunge, sperimenta dolorosamente la propria incapacità di calarsi in una nuova e piú autentica dimensione, a causa della resistenza opposta dalle «radici» che «con sé trascina, viscide, non mai / svelte», e quindi dalla sua stessa storia di individuo. Dora invece appare animata da un'inquietudine che rimane in superficie (proprio come da superficiali variazioni di colore dipende l'«iridare» delle scaglie / della triglia moribonda), mentre il suo cuore è un lago / d'indifferenza. Ogni speranza di mutamento è per lei spenta, e il suo destino è quello di brancolare senza meta attirata come una falena dalla luce dei fari, afferrandosi per sopravvivere all'incerta fede in qualche inutile amuleto. Non sembra arbitrario insomma vedere in Dora Markus un Arsenio dopo il temporale, riafferrato dall'«onda antica» della vita di sempre e ormai dimentico di ogni tensione a individuare A segno di un'altra orbita»: il «fantasma che ti salva» degli Ossi è ormai ridotto a un topo bianco, / d'avorío. Lo sviluppo logico della visione del mondo montalíana sembrerebbe perciò indicare per Dora Markus una datazione posteriore al 1927, anno in cui il poeta scrisse Arsenio, e dunque confermare la testimonianza offerta dal biglietto di Bobi BazIen citato sopra, in base al quale la composizione della prima parte della lirica dovrebbe collocarsi dopo il settembre 1928.

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(V.De Caprio, S.Giovanardi "I testi della letteratura italiana"Ed.Einaudi . Pp 911-916)
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Jean Béraud
Le gambe di Dora Markus che ispirarono la poesia