venerdì 26 luglio 2013

Paulo Coelho, Sulla Sponda del Fiume Piedra








L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita:
ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.
L'amore può condurci all'inferno o in paradiso,
comunque ci porta sempre in qualche luogo.
E' necessario accettarlo,
perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.
Se non lo accettiamo, moriremo di fame
pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti:
non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
E' necessario ricercare l'amore là dove si trova,
anche se ciò potrebbe significare ore, giorni,
settimane di delusione e di tristezza.
Perché, nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore,
anche l'amore muove per venirci incontro, e ci salva...


venerdì 19 luglio 2013

Martha Argerich

Wislawa Szymborska: "Vista con granello di sabbia


Joaquin Sorolla
Joaquin Sorolla




Vista con granello di sabbia

Lo chiamiamo granello di sabbia.
Ma lui non chiama se stesso né granello né sabbia.
Fa a meno di un nome
generale, individuale,
permanente, temporaneo,
scorretto o corretto.
Del nostro sguardo e tocco non gli importa.
Non si sente guardato e toccato.
E che sia caduto sul davanzale
è solo un’avventura nostra, non sua.
Per lui è come cadere su una cosa qualunque,
senza la certezza di essere già caduto o di cadere ancora.
Dalla finestra c’è una bella vista sul lago, ma quella vista, lei, non si vede.
Senza colore e senza forma,
senza voce, senza odore e senza dolore
 è il suo stare in questo mondo.
Senza fondo è lo stare del fondo del lago,
 e senza sponde quello delle sponde.
Né bagnato né asciutto quello della sua acqua.
Né al singolare né al plurale quello delle onde,
che mormorano sorde al proprio mormorio
 intorno a pietre non piccole, non grandi.
E tutto ciò sotto un cielo per natura senza cielo,
ove il sole tramonta senza tramontare affatto
 e si nasconde senza nascondersi dietro una nuvola ignara.

Il vento la scompiglia senza altri motivi se non quello di soffiare.

Wislawa Szymborska: "Vista con granello di sabbia


Joaquin Sorolla
Joaquin Sorolla


Vincenzo Cerami





«Se scrivo un romanzo ho un’idea del mondo e cerco di descriverla. Nella poesia posso anche non avere un’idea del mondo ma nel momento in cui la scrivo mi porta da un’altra parte e mi fa deragliare. È indiziaria del mondo non fotocopia, quindi più vera».

Vincenzo Cerami

Vincenzo Cerami . un borghese piccolo piccolo


Da Un borghese piccolo piccolo

 Quella era sempre la sua casa, non c'era dubbio, eppure non lo sembrava affatto.
Si accorse ora, con forse piùtristezza, di non avere famiglia. Ma scoprì anche, nel segreto del suo intimo,che se non aveva affetti non aveva neanche paure.
Ormai più nessuna disgraziaavrebbe potuto colpirlo. Non poteva morirgli più nessuno.
Il cupore dei suoi assilli fusconvolto dallo scricchiolare del Tuscolano sotto l'improvviso rovescio dellapioggia.
Tutt'intorno al palazzo eraesploso un vero e proprio nubifragio, l'acqua veniva giù a dirotto.
Giovanni sentì sulle spalle unfreddo improvviso. Un tuono lo fece avvicinare alla finestra.
Guardò di sotto il bruttoacquazzone che tormentava la città.
Fiumi d'acqua straripavano dalleterrazze come da recipienti stracolmi e confluivano verso i tombini ostruitidella via, precipitavano lungo i binari del tram trasportando fango eimmondizie.
L'animo di Giovanni fu ammorbatoda un grave sospetto che andò paurosamente ingigantendosi.
«Oh Madonna mia!» invocò a bassavoce dentro di sé.
«L'assassino!...»
Stava correndo un rischiomadornale, anzi, la catastrofe era certa, non l'avrebbe salvato neanche ilPadreterno in persona.
Vedeva con quanta furia l'acquamacinava i piedi delle piante e girava vorticosamente tutt'attorno.
Si figurava la riva dello stagnodove l'assassino era stato mal sotterrato.

Spoleto, lutto cittadino per la morte di Vincenzo Cerami



Spoleto, lutto cittadino per la morte di Vincenzo Cerami 

Venerdì 19, giorno dei funerali dello scrittore, bandiere a mezz'asta e manifestazioni sospese. Il gonfalone del Comune sarà presente alle esequie dell'assessore alla Cultura
17/07/2013 16:55:42
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Il sindaco Daniele Benedetti proclama il lutto cittadino per la morte di Vincenzo Cerami, assessore alla cultura del Comune di Spoleto. Venerdì 19 luglio, giorno dei funerali dello scrittore e sceneggiatore, a cui parteciperà una delegazione del Comune con il gonfalone della Città di Spoleto, verranno esposte le bandiere (europea, nazionale, regionale e comunale) a mezz’asta sugli edifici comunali sino allo conclusione della cerimonia funebre.
Per l’intera giornata di venerdì, annunciano dall’amministrazione comunale, verranno sospese tutte le manifestazioni ricreative aperte al pubblico, organizzate o patrocinate dal Comune e saranno chiusi al pubblico gli uffici durante le ore dello svolgimento dei funerali (verranno comunque garantiti i servizi essenziali).
Il sindaco, sottolineano dal Comune, “invita inoltre tutti i cittadini e le organizzazioni sociali e culturali della città a esprimere il dolore degli spoletini e l'abbraccio dell'intera comunità; tutte le aziende del territorio a sospendere l’attività lavorativa e commerciale durante la cerimonia funebre dandone avviso al pubblico o a esporre in forma libera segni di adesione al lutto cittadino; i responsabili di enti, istituzioni, uffici pubblici o destinati ad attività di pubblico interesse ad esporre in forma libera segni di adesione al lutto cittadino ed a valutare l’opportunità di sospendere o di ridurre la loro attività, compatibilmente con la loro funzione di strutture di servizio”.

giovedì 11 luglio 2013

domenica 7 luglio 2013

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,1-12.17-20.


 
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli



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In un tempo in cui le decisioni umane fluttuano tra opinioni incerte e fiumi di parole e di fogli stampati con programmi, proposte, resoconti … Gesù manda i suoi a due a due, senza altro che una presenza inerte: mettersi in cammino verso l’altro .....



Mi piace molto questa pagina del Vangelo di Luca.

Friedrich von Hardenberg (Novalis) - Ti vedo raffigurata amabilmente,







Bartolomé Esteban Pérez Murillo




Ti vedo raffigurata amabilmente,
Maria, in infinite immagini,
ma nessuna può mai raffigurarti
quale t'immagina l'anima mia.
.
Da allora so che il tumulto del mondo

si è dileguato per me come un sogno,
e un cielo di dolcezza ineffabile
mi sta per sempre nell'anima.
.





Novalis - Pseudonimo del filosofo e poeta tedesco Friedrich Leopold von Hardenberg (Oberwiederstedt, Mansfeld, 1772 - Weissenfels 1801). Allievo di F. Schlegel, N. fu uno dei maggiori animatori del circolo romantico di Jena.
 La sua grandezza sta soprattutto nella poesia, nella facilità con cui si abbandona ai voli della fantasia, nella limpidezza e determinatezza ch'egli sa dare al suo aereo mondo di sogno, nell'ingenuità vibrante dei suoi entusiasmi e dei suoi mistici ardori, nella sua parola di veggente, ricca di echi. .

Vita.  Di nobile famiglia, orfano presto della madre, cresciuto nel clima del rigido pietismo moravo, compì gli studi universitari a Jena (1790), seguendo i corsi di K. Reinhold e J. Schiller, poi a Lipsia (1791), dove fu allievo prediletto di F. Schlegel, quindi a Wittenberg, dove conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1794, intraprendendo la carriera burocratica nell'amministrazione del regno di Sassonia. Nello stesso anno s'innamorò della dodicenne Sophie von Kühn la cui morte prematura, avvenuta nel 1797, ispirò gli Hymnen an die Nacht (1797-99), in versi liberi e prosa ritmica, che apparvero sull'ultimo numero di Athenäum nel 1800. Nella notte, simbolo dell'infinito e dell'assoluto, in opposizione al giorno, simbolo del finito e del contingente, il poeta invoca e celebra la libertà piena dello spirito e il pieno trionfo dell'amore. Dal 1798 N. partecipò attivamente alla vita dei primi circoli romantici, intrattenendo frequenti rapporti con i fratelli A. W. e F. Schlegel, e con F. Schelling e L. Tieck e coltivò lo studio della fisica e della mineralogia sotto la guida di A. G. Werner. Morì giovanissimo di tisi. Nella sua breve vita si può vedere simbolizzato il destino del poeta romantico, proteso verso la morte.

Opere  Gli studi filosofici e naturalistici lo condussero a una sorta di esasperazione fantastica dell'idealismo romantico: l'«idealismo magico», affermazione del dominio dello spirito sul corpo e sul mondo, e fede nell'armonia tra spirito e natura, tra finito e infinito. Questo pensiero ispira quasi tutte le sue opere: da Glauben und Liebe e Blütenstaub (1798), parte dei Fragmente cui N. affidò la sua riflessione filosofica, a Die Lehrlinge zu Sais (1798), romanzo frammentario ispirato al maestro Werner, ai Geistliche Lieder (1799), liberi inni, accesi d'intenso ardore mistico, celebranti in Cristo il mediatore fra infinito e finito, nell'avvento del suo regno l'avvento dell'armonia fra spirito e materia, l'attuazione del sogno del poeta; al saggio politico Die Christenheit oder Europa (1799), apologia della concezione religiosa universalistica del Medioevo: fu entusiasta celebratore del Medioevo cristiano e imperiale, esprimendo perfettamente le tendenze reazionarie e regressive proprie del romanticismo tedesco. E trova la sua espressione più compiuta nel secondo romanzo, Heinrich von Ofterdingen (1799-1801), completo solo nella prima parte, il cui eroe, un Minnesänger, si avventura in un lungo viaggio alla ricerca del «fiore azzurro», simbolo della poesia e anche del desiderio inappagabile e indefinito dei romantici. Le opere di N., quasi tutte pubblicate solo parzialmente in vita, furono raccolte ed edite postume da F. Schlegel e L. Tieck (Schriften, 2 voll., 1802).



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venerdì 5 luglio 2013

Benedetti Mario - Io non ti chiedo


 


Io non ti chiedo di portarmi
una stella celeste
solo ti chiedo di riempire
il mio spazio con la tua luce.

Io non ti chiedo di firmarmi
dieci fogli grigi per poter amare
solo chiedo che tu ami
le colombe che amo osservare.

Dal passato non lo nego
ci arriverà un giorno il futuro
e del presente
cosa importa alla gente
se non fanno altro che parlare.

Io non ti chiedo
Segui quest’attimo 
colmandolo
di motivi per
respirare
non concederti non
negarti
 non parlare solo per parlare
Io non ti chiedo di andarmi a prendere
una stella celeste
solo chiedo che il mio spazio
sia pieno della tua luce.



***...***

 
Benedétti, Mario. − Narratore, poeta e saggista uruguayano (Paso de los Toros 1920 -  Montevideo 2009). Direttore dal 1954 della rivista Marcha, tra le più influenti nel panorama culturale uruguayano, poi chiusa dal regime dittatoriale nel 1974, collaboratore della rivista Número (dal 1949), lasciò l'Uruguay tra il 1973 e il 1985 per motivi politici. Ha conquistato fama internazionale nel 1960 con il romanzo La tregua (1960; trad. it. 1983). Autore prolifico, nelle sue opere analizza le piccole gioie e le miserie della vita quotidiana, le debolezze della classe media, le crisi morali di una generazione che ha vissuto i momenti più difficili della storia del suo paese. Tra le altre opere in prosa: i racconti Montevideanos (1961) e El porvenir de mi pasado (2003); i romanzi Gracias por el fuego (1965) e Andamios (1996; trad. it. Andamios. Il romanzo del ritorno, 2006). Tra le numerose raccolte di poesie: Poemas de oficina (1956); Las soledades de Babel (1991); Canciones del que no canta (2006).

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Something


giovedì 4 luglio 2013

Quintus Horatius Flaccus - Odi 1, 11,

A sundial inscribed carpe diem




Tu non domandare - è un male saperlo - quale sia l'ultimo giorno che gli dei, Leuconoe, hanno dato a te ed a me, e non tentare gli oroscopi di Babilonia. 
Quanto è meglio accettare qualunque cosa verrà !
Sia che sia questo inverno - che ora stanca il mare Tirreno sulle opposte scogliere -  l'ultimo che Giove ti ha concesso, sia che te ne abbia concessi ancora parecchi, sii saggia, filtra il vino e taglia speranze eccessive, perché breve è il cammino che ci viene concesso.
Mentre parliamo, il tempo invidioso già sarà fuggito: cogli l’attimo, confidando il meno possibile nel domani

Quinto Orazio Flacco

 
Quinto Orazio Flacco, ritratto di Anton von Werner  

 Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Vt melius, quidquid erit, pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum! Sapias, uina liques et spatio breui
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit inuida
aetas. Carpe diem, quam minimum credula postero.

*** ---***

Carpe diem ‹... dìem› locuz. lat. (propr. «cogli il giorno [presente]»). – Parole con cui Orazio (Odi I, 11, 8) esorta a saper godere dei beni che la vita ci offre giorno per giorno; la massima riassume l’ideale oraziano, di origine stoico-epicurea, di una vita goduta nel bene che essa ci dà, anche se è poco, e viene spesso ripetuta, inesattamente, come invito al vivere gioioso e senza pensieri.

Quinto Orazio Flacco - Odi, I, 31





Cosa ti chiedo, mentre prego
 Apollo vate?
 Forse vino nuovo
 da mescere nella pàtera?
 No, non abbondanti messi di Sardegna
 non mandrie della calda Calabria
 non oro o avorio indiani
 o le terre del Liri
 piene di pace
che il fiume tocca
in silenzio, consumandole.

Io sono pago delle viti calene  
le ho avute dalla dea Fortuna
 qualcuno berrà in coppe d'oro
il vino che la Siria dà in offerta
 saranno senz'altro amati dagli dèi
 coloro che stanno sempre sull'Atlantico
a guardare, senza paura.

A me bastano l'oliva
 la cicoria, un po' di malva tenera.
Questo ti chiedo

 figlio di Latona
 di essere felice per ciò che già possiedo  
in salute  
con mente integra
 invecchiando serenamente.
Avendo ancora la forza di cantare.

Herman Melville - Benito Cereno

 
 Foto: ...La nave, quando fu chiaramente visibile sul pelo dei flutti plumbei coi suoi brandelli di nebbia che qua e là l'ovattavano lacerandosi, apparve come un imbiancato monastero dopo la bufera, piantato su un fosco precipizio dei Pirenei. Ma non fu soltanto una somiglianza fantastica, quella che subito, per un istante, quasi indusse Capitan Delano a credere di avere innanzi nientemeno che un carico di monaci. Chini sulle murate stavano molti che, nell'incerta distanza, parevano davvero una congrega di scuri cappucci; mentre s'intravedevano a sbalzi per i portelli aperti altre scure figure irrequiete, come di monaci veri che passeggiassero nei loro corridoi. Accostandosi dell'altro, questa parvenza dileguò e si vide chiaramente la natura della nave - una mercantile spagnola di prima classe, in trasporto di schiavi neri e altra merce di valore da uno scalo coloniale all'altro. Era un legno assai grande e a suo tempo doveva essere stato bellissimo, come in quei giorni se ne incontravano di tanto in tanto in quelle acque: vecchie tesoriere di Acapulco ormai sostituite, o fregate della regia flotta spagnola messe a riposo, che, come antiquati palazzi italiani, conservavano tuttora, scadute di padrone, tracce della passata grandezza... [Herman Melville - Benito Cereno]
 
 ...La nave, quando fu chiaramente visibile sul pelo dei flutti plumbei coi suoi brandelli di nebbia che qua e là l'ovattavano lacerandosi, apparve come un imbiancato monastero dopo la bufera, piantato su un fosco precipizio dei Pirenei. Ma non fu soltanto una somiglianza fantastica, quella che subito, per un istante, quasi indusse Capitan Delano a credere di avere innanzi nientemeno che un carico di monaci. Chini sulle murate stavano molti che, nell'incerta distanza, parevano davvero una congrega di scuri cappucci; mentre s'intravedevano a sbalzi per i portelli aperti altre scure figure irrequiete, come di monaci veri che passeggiassero nei loro corridoi. Accostandosi dell'altro, questa parvenza dileguò e si vide chiaramente la natura della nave - una mercantile spagnola di prima classe, in trasporto di schiavi neri e altra merce di valore da uno scalo coloniale all'altro. Era un legno assai grande e a suo tempo doveva essere stato bellissimo, come in quei giorni se ne incontravano di tanto in tanto in quelle acque: vecchie tesoriere di Acapulco ormai sostituite, o fregate della regia flotta spagnola messe a riposo, che, come antiquati palazzi italiani, conservavano tuttora, scadute di padrone, tracce della passata grandezza... 

mercoledì 3 luglio 2013

Nazim Hikmet - Ti ho sognata




Modigliani


Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l'altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo, e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito. Ti ho sognata.

Nazim Hikmet

Orazio, Odi, I, 34





Tutto può succedere. Sai come Giove
di solito aspetta che le nuvole si ammassino
prima di scagliare il fulmine? Invece un momento fa
ha scaraventato al galoppo il carro e i cavalli del tuono 

per un cielo assolutamente sereno. Ha sconvolto la terra
 e il sottoterra ingombro, lo Stige e i ruscelli 
serpeggianti, persino le coste dell'Atlantico.

Tutto può succedere, le costruzioni più alte

 precipitare, i potenti cadere, le persone
ignorate emergere.La Fortuna dal becco di rasoio

 piomba in picchiata con stridore d'aria, strappa la corona
 ad uno la pone sanguinante sull'altro.

La terra trema. Il cielo sostenuto da Atlante
si solleva come il coperchio di una pentola.
La chiave di volta vacilla, niente ritorna al suo posto.
Veli di fumo e cenere abbuiano il giorno.



Luigi Pirandello - Lettera autobiografica






Vivo a Roma quanto più posso ritirato; non esco che per poche ore soltanto sul far della sera, per fare un po' di moto, e m'accompagno, se mi capita, con qualche amico.
Non vado che rarissimamente a teatro. Alle 10, ogni sera, sono a letto. Mi levo la mattina per tempo e lavoro abitualmente fino alle 12. Il dopo pranzo, di solito, mi rimetto a tavolino alle 2 e mezza, e sto fino alle 5 e mezza; ma, dopo le ore della mattina, non scrivo più, se non per qualche urgente necessità; piuttosto leggo o studio. La sera, dopo la cena, sto un po' a conversare con la mia famigliola, leggo i titoli degli articoli e le rubriche di qualche giornale, e a letto.
Come vede, nella mia vita non c'è niente che meriti di essere rilevato: è tutta interiore, nel mio lavoro e nei miei pensieri che non sono lieti.
Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria. Chi ha capito il gioco, non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è.

Luigi Pirandello - "Lettera autobiografica" in Saggi, poesie e scritti vari, a cura di Manlio Lo Vecchio Musti, Mondadori, 1960. [Riedito nel 2000, sempre da Mondadori]

Ascolto il silenzio

Klimt

E’ bello, nelle notti d’estate,
distendersi nell’erba di un prato,
immergersi nel silenzio
e mettersi in ascolto.
 ... dimenticare i pensieri,le preoccupazioni,
l’egoismo del giorno,
 sentirsi parte di un tutto immenso.
Anche il silenzio parla …racconta che non siamo soli.
 Che c’è un qualcuno o un qualcosa che non sai
nello spazio aperto,  infinito
 che non ha confini
Un grillo canta

una melodia dolce alla notte.
Ascolto !

gsn (bozza)

... una frase scritta apposta per noi - Pietro Citati

 Foto


Se vogliamo capire il senso dell'esistenza,
dobbiamo aprire un libro : là in fondo,
nell'angolo più oscuro del capitolo, c' é
una frase scritta apposta per noi.

Pietro Citati



Daniel Pennac - Come un romanzo



Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre ad una persona cara.
Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire.
Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo, e queste preferenze condivise popolano l’invisibile cittadella della nostra libertà.
Noi siamo abitati da libri e da amici.


Daniel Pennac
Come un romanzo







Pennac, Daniel (propr. Daniel Pennacchioni)

 Enciclopedie on line Treccani


 Pennac , Daniel (propr. Daniel Pennacchioni). - Scrittore (n. Casablanca 1944). P. è noto per una serie di romanzi di straordinario successo, che hanno per protagonisti Benjamin Malaussène, la sua squinternata famiglia e il quartiere parigino di Belleville, dove si muove una folla pittoresca di immigrati e opera una comunità di artisti.

Vita e opere. Figlio di un ufficiale dell'esercito francese, dopo un'infanzia in giro per il mondo, tra lAfrica, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi. Insegnante dal 1970, ha iniziato l'attività di scrittore pubblicando Le service militaire au service de qui? (1973), pamphlet antimilitarista, cimentandosi in seguito con romanzi di fantapolitica (Les enfants de Yalta, 1977 e Père Noël, 1979), e racconti per l'infanzia: Cabot-Caboche (1982; trad. it. 1993); L'oeil du loup (1984; trad. it. 1993); Miro: le tour du ciel (1997; trad. it. 1997) e Messieurs les enfants (1997; trad. it. 1998). Con la creazione del personaggio di Benjamin Malaussène e dei romanzi di cui è protagonista, P. si è imposto al pubblico internazionale: Au bonheur des ogres (1985; trad. it. 1991); La fée carabine (1987; trad. it. 1992); La petite marchande de prose (1989; trad. it. 1991); Monsieur Malaussène (1995; trad. it. 1998); Monsieur Malaussène au théâtre (1995); Des chrétiens et des maures (1996),confluiti nell'edizione italiana Ultime notizie dalla famiglia (1997); Aux fruits de la passion (1999). Tra le altre opere pubblicate, Comme un roman (1992; trad. it. 1993), Le dictateur et le hamac (2003; trad. it.Ecco la storia, 2003); Merci (2004; trad. it. 2004), testo teatrale in forma di monologo; Ancien malade des hopitaux de Paris (2005; trad. it. La lunga notte del dottor Galvan, 2005); Chagrin d'école (2007; trad. it. 2008), romanzo autobiografico con il quale P. ha vinto il premio Renaudot  nel 2007; Journal d’un corps (2012; trad. it. 2012); Le roman d'Ernest et Célestine (2012; trad. it. 2013).