mercoledì 21 settembre 2016





Pioggia (poesia di Federico García Lorca)
La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.
È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.
È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.
La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile
con l'inquietudine vicina del color della carne.
L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.
E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.
O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!
O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.
Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.
La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.
O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da' all'anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!
(Federico García Lorca)

lunedì 19 settembre 2016

Tagore's Gitanjali


Caravaggio -EmmausCaravaggio -Emmaus
.
Tagore's Gitanjali
-
Signore, il mio occhio ti cerca,
io non Ti vedo;
chiedo una via:
eppure mi sento contento.
Il mio cuore è nella polvere.
elemosina alla tua porta.
Ti chiede compassione,
non ricevo grazia.
aspetto soltanto.
Eppure sono contento.
.
Da questa terra
chi in gioia e chi in pianto
tutti se ne sono andati.
Nòn trovo un compagno
voglio Te.
Eppure mi sento contento.
.
Il verde mondo.
pieno di delizie, agitato,
fa piangere di passione.
lo non Ti vedo.
sono afflitto;
eppure mi sento contento.
.
31 agosto 1909, da Gitanjali
.
Caravaggio - Maria MaddalenaCaravaggio - Maria Maddalena
.
Sono legato agli uomini e alle cose;
eppure sai che solo Te desidero.

Tu sei testimone della mia coscienza,

o Signore; Tu mi conosci meglio di me,
in tutti i dolori, le gioie, gli errori,
Tu sai che solo Te desidero.
.
Non ho potuto lasciare il mio orgoglio;
l'egoismo mi fa morire;
se potessi liberarmene sarei salvo.
Tu sai che solo Te desidero.
.
Quando Tu con le tue mani
prenderai ciò che è mio,
lasciando tutto, tutto ritrovo in Te.
Tu sai che solo Te desidero.
.

1° settembre 1009, da Tagore's Gitanjali

Caravaggio - Fanciullo con canestroCaravaggio - Fanciullo con canestro

La preghiera che avevo dimenticato - Paulo Coelho






La preghiera che avevo dimenticato
- Paulo Coelho
Signore, proteggi i nostri dubbi, perché il Dubbio è una maniera di pregare. Esso ci fa crescere, perché ci obbliga a guardare senza paura le tante risposte a una stessa domanda. E affinché ciò sia possibile,
Signore, proteggi le nostre decisioni, perché la Decisione è una maniera di pregare. Dacci il coraggio, dopo il dubbio, di essere capaci di scegliere tra un cammino e l'altro. Che il nostro sì sia sempre un sì, e il nostro no sia sempre un no. Fa' che una volta scelto il cammino, non guardiamo giammai indietro, né lasciamo che la nostra anima sia rosa dal rimorso. E affinché ciò sia possibile,
Signore, proteggi le nostre azioni, perché l'Azione è una maniera di pregare. Fa' che il nostro pane quotidiano sia frutto del meglio di quanto abbiamo dentro di no. Che possiamo, attraverso il lavoro e l'azione, condividere un po' dell'amore che riceviamo. E affinché ciò sia possibile,
Signore, proteggi i nostri sogni, perché il Sogno, è una maniera di pregare. Fa' che, indipendentemente dalla nostra età o dalla situazione, siamo capaci di mantenere accesa nel cuore la fiamma sacra della speranza e della perseveranza. E affinché ciò sia possibile,
Signore, riempici sempre di entusiasmo, perché l'Entusiasmo è una maniera di pregare. È lui che ci unisce ai Cieli e alla Terra, agli uomini e ai bambini, e ci dice che il desiderio è importante, e merita il nostro impegno. È lui che ci dice che tutto è possibile, purchè ci impegniamo totalmente in ciò che facciamo. E affinché ciò sia possibile,
Signore, proteggici, perché la Vita è l'unica maniera che abbiamo per manifestare il Tuo miracolo. Che la terra continui a trasformare la semente in grano, che noi cotinuiamo a tramutare il grano in pane. E questo è possibile solo se avremo Amore - dunque, non lasciarci mai in solitudine. Dacci sempre la Tua compagnia, e la compagnia di uomini e donne che hanno dubbi, agiscono e sognano, si entusiasmano e vivono come se ogni giorno fosse totalmente dedicato alla Tua gloria.
Amen

sabato 17 settembre 2016




E' bello cercare le parole, metterle sulla pagina come i colori sulla tela .
''Più volte ho preso la penna per scrivere e più volte l'ho lasciata per non saper che scrivere.; e una di queste volte che stavo sospeso , con la carta davanti, la penna all'orecchio, il gomito sulla guancia a pensare cosa avrei potuto dire ''
....entrò all'improvviso un amico , un'uomo colto e di spirito che vedendomi così assorto me ne domandò la ragione ed io non gliela nascosi : gli dissi che stavo pensando ....










Settembre
.
Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
.
fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi
.
giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.
.
(Attilio Bertoilucci )





Aprì la mente all'intelligenza
... la vita è un viaggio con le sue stazioni
Perché fermarsi a ciò che appare?
A ciò che brilla e seduce lo sguardo?
Prova a entrare nelle cose, 
negli eventi, nelle parole,
nei vissuti che giungono a te.
È lì che potrai capire veramente
e si sveleranno i significati
dei tuoi momenti di vita.
Leggere dentro fa la differenza.

gsn

J. Donne - Nessun uomo è un'isola






Nessun uomo è un'Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare,
la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.
Ogni morte d'uomo mi diminusce,
perchè io partecipo all'Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
Essa suona per te.

domenica 11 settembre 2016




di Ivano Sartori
11 settembre
Fa tuttora discutere questa controversa foto, scattata l'11 settembre 2001 da Thomas Hoepker. Come stanno reagendo questi ragazzi all'attacco delle Torri Gemelle. Sono sbigottiti, indifferenti o addirittura divertiti? Stanno commentando o parlano d'altro? La situazione è ambigua e fonte di opposte interpretazioni.
Questa la ricostruzione che ne ha fatto il Post.
Il fotografo Thomas Hoepker si trovava nell’Upper East Side di Manhattan quando arrivò la notizia degli attacchi dell’11 settembre 2001. Salì in auto con la sua macchina fotografica e si diresse a sud, cercando di raggiungere la zona del World Trade Center, che si trovava a circa 10 chilometri, ma rimase presto imbottigliato nel traffico intenso che andava nella stessa direzione.
Cominciò a scattare foto dell’enorme nuvola di fumo che si alzava dalle Torri Gemelle dall’altra parte dell’East River, quando, vicino a un ristorante a Williamsburg (Brooklyn), vide un gruppo di persone seduto sotto il sole, intento a parlare. Rimase a una certa distanza e scattò una foto, senza avvicinarsi e rivolgere una parola ai suoi soggetti.
La foto li ritrae in un atteggiamento rilassato e sereno, con sullo sfondo la nuvola di fumo che si alza dall’altra parte dell’East River. A distanza di dieci anni, l’immagine è diventata una delle più celebri di quel giorno, e una delle più controverse.
Hoepker, 75 anni, è un celebre fotografo di origini tedesche della prestigiosa agenzia Magnum Photos, con cui ha collaborato a partire dal 1964 e di cui è diventato membro a tutti gli effetti nel 1989. Nei giorni immediatamente successivi all’attentato scelse di non pubblicare quell’immagine, perché il contrasto tra la serenità dell’atmosfera del gruppo e la tragedia sullo sfondo era troppo evidente. Solo nel 2006, in occasione del quinto anniversario degli attacchi, la foto comparve in un libro fotografico di David Friend, che scrisse che l’autore si era “autocensurato”.
Poco dopo, Hoepker la mostrò in una retrospettiva di suoi scatti a Monaco, in Germania, e la mise anche sulla copertina del catalogo di quella mostra. La foto comparve in una quindicina di giornali tedeschi e suscitò grande attenzione tra i partecipanti alla mostra e sulla stampa locale.
Negli Stati Uniti, l’attenzione pubblica sulla foto e l’inizio della sua celebrità furono causati da un breve articolo del critico Frank Rich apparso il 10 settembre 2006 sul New York Times, che la prese ad esempio dell’incapacità degli americani di imparare dalla tragedia. L’interpretazione della foto scatenò, nei giorni successivi, una polemica su Slate: secondo alcuni, come Rich e lo stesso Hoepker, l’immagine mostrava in modo impietoso la capacità umana di rimanere insensibili davanti a una tragedia di quelle proporzioni, o comunque di riuscire a voltare pagina velocemente e continuare la propria vita. Secondo altri, invece, era un esempio di come una foto possa essere menzognera e infedele verso le vere emozioni che stanno vivendo i soggetti.
Nella discussione si inserì anche Walter Sipser, che si identificò come una delle cinque persone ritratte, quella più a destra nella foto. Disse che si trovava lì con la sua ragazza e che stava discutendo di quanto stavano vedendo con alcuni perfetti sconosciuti, uniti solo dall’essere spettatori della tragedia. Lui, come la sua ragazza, erano sconvolti e profondamente impressionati da quanto stavano vedendo. Criticò Hoepker per non essersi avvicinato e per non aver parlato con loro, pretendendo poi di tirare conclusioni, a cinque anni di distanza, sul loro stato d’animo.
La questione dell’interpretazione da dare alla foto è stata ripresa da Jonathan Jones sul Guardian, che mette in secondo piano il reale stato d’animo dei soggetti per concentrarsi sul suo valore artistico e sul suo significato profondo: «Oggi, il significato di questa foto non ha niente a che fare con il giudizio sugli individui. È diventata un’immagine che parla della storia e della memoria. Come immagine di uno sconvolgente momento storico, cattura qualcosa di vero per tutti quei momenti: la vita non si arresta a causa di una battaglia, o di un atto di terrorismo che sta succedendo a poca distanza».

venerdì 9 settembre 2016





Come si cruccia il vento nella notte
così il mio desiderio corre a te,
ogni anelito s'è risvegliato -
o tu che mi hai reso malato,
che ne sai tu di me!
Pian piano spengo questo tardo lume,
veglierò nella febbre ore ed ore,
e la notte ha il tuo viso,
e il vento che parla d'amore
ha il tuo indimenticabile riso!
Hermann Hesse
Così vanno le stelle
.
Il Duomo, la Rocca Albornoziana, un lampione e la luna ...
raccontano Spoleto e il suo Festival.

mercoledì 7 settembre 2016



Afferra tutto l'azzurro del cielo e depositalo nel tuo cuore.
Omar Falworth

Omar Falworth è uno scrittore particolare che, per non influenzare i lettori durante l'avventura di leggere il suo pensiero, evita di dare informazioni su di sé.

martedì 6 settembre 2016

Eugenio Montale - vita poetica ... I limoni




... Eugenio Montale ed Ezra Pound, i pittori Ottone Rosai e Mino Maccari... 
Eugenio Montale ed Ezra Pound, i pittori Ottone Rosai e Mino Maccari
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‘’ L'argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata; non questo o quell'avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l'essenziale col transitorio’’. Così Montale parlava di se in una intervista radiofonica del 1951, quando, negli anni ancora brucianti del dopoguerra, agli intellettuali veniva spesso richiesto di esprimersi sul rapporto fra arte e storia sociale e politica. Mentre il poeta rivendicava a se una autonomia e una attitudine formale senza le quali la poesia nemmeno potrebbe esistere, l’uomo si era ritagliato il ruolo di osservatore isolato, di testimone appartato, quasi che dall’appartenenza a un’epoca  - circostanza del tutto contingente – derivasse un carattere di necessità per l’individuo , ma non per la poesia.  ‘’ Io ho optato come uomo; ma come poeta ho sentito che il combattimento avveniva su un altro fronte, nel quale poco contavano gli avvenimenti che si stavano svolgendo ‘’.
Tuttavia ad onta di queste affermazioni peraltro consone al personaggio Montale, restio a qualsiasi forma di esibizionismo (una sorta di under statement  che gli era connaturato ), rimane il fatto che nessun poeta del nostro Novecento ha attraversato il secolo esercitando un’azione così profonda e duratura come quella di Eugenio Montale, e che la sua opera fornisce una cifra per interpretare il secolo appena trascorso.
[ … ]
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Ottone Rosai - Muro del Carmine
Ottone Rosai - Muro del Carmine
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In verità…
Montale si era creato in proprio, da autodidatta, una tessitura di letture e collegamenti culturali che ne mostrano la prospettiva indirizzata con sicurezza sull’epoca sua, pur dall’angulus ristretto in cui viveva .
[ … ]
Alla grande guerra dedicò pochi tratti di penna … un silenzio motivato dal suo orrore per la violenza , lo stesso che molto più tardi gli fece dire, ricordando quell’esperienza : ‘’ Non avevo nessun odio contro il nemico e non potrei uccidere ne un uomo, ne un animale… ‘’ . Finita la guerra , dopo un breve trasferimento in Val Pusteria , era di nuovo a Genova, la sua Genova , resa ancor più tetra dalla tragedia della storia.
La Liguria pietrosa, le Cinque Terre scabre e assolate, là dove nell’ora meridiana si avverte l’atonia della natura, costituirono il terreno su cui nacquero gli Ossi di seppia, la prima raccolta di versi pubblicata da un acuto editore antifascista di Torino che rispondeva al nome di Pietro Gobetti. ‘’ E’ questo l’inizio di quello che viene indicato come il ‘romanzo’ di Montale, la storia frammentaria di una vita che si racconta fino all’ultimo’’. (Zampa)
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Ottone Rosai - via Toscanelli
Ottone Rosai - via Toscanelli
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[ … ]
Montale si muove nell’ambito filosofico del primo novecento sulla scia dei primi libri di Henri Louis Bergson, nei quali il filosofo francese metteva in luce la sostanziale impossibilità di ridurre l’autenticità magmatica della vita alla coscienza razionale, ovvero, per uno scrittore, alla parola … su questa linea la ricerca di Montale cerca un varco che metta in comunicazione il piano mutabile dell’essere con quello precipitoso del tempo: è questo l’assunto della prima raccolta di Montale.
È solo un inizio perché al problema del rapporto tra parola e realtà sarà rivolta costantemente la sua riflessione per tutta la vita.
Ne deriva una scelta stilistica che si opponeva alla tradizione illustre dell’Ottocento o dei poeti che ancora nell’Ottocento si attardavano ..
‘’All’eloquenza della nostra vecchia lingua aulica volevo torcere il collo, magari a rischio di controeloquenza’’ , dichiarava Montale in una sorta di auto commento dal titoloIntenzioni (Intervista immaginaria), nel 1946.
L’opposizione nei confronti dei ‘’poeti laureati’’ la si legge subito nella poesia I limoni che apre la raccolta ‘’Ossi di seppia’’
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fonte: Il Sole24 ore

Ottone Rosai - carabinieri
Ottone Rosai - carabinieri
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I limoni
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Ascoltami, i poeti laureati
Si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati:bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla.
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di questo odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza.
Ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
Nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
Soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara- amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

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lunedì 5 settembre 2016










San Ponziano patrono di Spoleto






San Ponziano viene ritenuto protettore contro i terremoti: un terremoto si ebbe al momento della sua decapitazione, e al santo viene attribuita la seguente profezia ... Spoleto tremerà ma non crollerà ... ancora il 14 gennaio 1703 si ebbe la prima scossa di una serie che avrebbe funestato la zona per venti anni circa, senza fare vittime. ...


La sera del 14 gennaio del 1703, dopo i secondi vespri di S. Ponziano, un terribile terremoto squassò la zona appenninica fino a L'Aquila. A Spoleto e nel suo Comitato si ebbero molti crolli ma non si contò nessuna vittima. Questa singolare coincidenza fu attribuita all'intercessione del santo di cui si celebrava la festa, e, da allora fu invocato in occasione dei terremoti, tant'è che ancora la gente è solita dire "E' passato San Ponziano!" per dire "E' passato il terremoto". Fu composta una preghiera ufficiale di ringraziamento che recita:
"O Santissimo nostro protettore Martire Ponziano, che in virtù del triplicato Credo da Voi proferito nel Vostro morire, ne liberasti ne anni scorsi, nel giorno anniversario gli dei vostri trionfi, da triplicate e spaventose scosse del terremoto: vi preghiamo liberacene ancora nei tempi a venire..."


In segno di ringraziamento, e, per invocarne il patrocinio, fu offerto un artistico reliquiario d'argento ove fu riposta una costola del Santo che era stata portata a Spoleto da Fra Tommaso da Spoleto, che l'aveva ottenuta dal Re di Francia, nel settembre del 1702. Esso veniva portato in processione quando si avvertivano lievi scosse di terremoto. La devozione a San Ponziano ebbe una forte ripresa in tutta la Diocesi; altari dedicati al santo furono edificati in diverse chiese; l'iconografia lo presentava o come cavaliere con la bandinella bianca crociata di rosso o coglieva l'attimo della decapitazione, come nell'altare che fu eretto a Cerreto.
Dopo il terremoto della notte fra il 4 e 5 giugno 1767 fu portata in processione per la Città la reliquia della sacra Testa, e vi intervenne la Magistratura in forma ufficiale; vi presero parte anche tutte le famiglie religiose dimoranti in Città e le confraternite di Spoleto e del contado.
Dopo il terribile terremoto del 20 maggio del 1895, nonostante il forte laicismo dei tempi e i numerosi anticlericali e massoni che ricoprivano le cariche pubbliche, vi fu una imponente processione di ringraziamento con la partecipazione di tutte le Istituzioni presenti in Città.
(Dal sito ufficiale dell'Arcidiocesi di Spoleto - Norcia)

Terremoto




Appennino centro-meridionale – Affresco di Filippo Lippi (1406-1469) nell’abside del duomo di Spoleto. Una natività ambientata in un edificio semi crollato e lesionato, ricorda ai posteri la povertà e la precarietà abitativa dopo un terremoto. È una forte traccia emotiva lasciata dai terremoti del 5 e 30 dicembre 1456 dell’Appennino centro-meridionale, uno degli eventi più tragici della storia sismica d’Italia, in cui furono distrutti centinaia di paesi.

Destinatario sconosciuto ... Appennino centrale : terremoto del 24 agosto 2016




Il respiro della terra ha nuovamente attraversato le strade e le piazze, i vicoli stretti di queste nostre città antiche … 
E’ bastata una scossa, un colpo di tosse, per abbattere le case e trasformare una calda notte d’estate in una apocalisse
Un respiro che conosco,che mi sveglia … la casa trema, un rumore che cresce, che diventa via via più forte.
Scendo dal letto, il pavimento sfugge. Afferro i vestiti e cerco di raggiungere la porta ma non si apre
Una liturgia di movimenti che si ripete e angoscia
Vivo in una zona altamente sismica ma è difficile abituarsi ai rumori della terra.
Come nel 2009 ho pianto pensando alla devastazione che aveva colpito gli uomini e le donne che vivono sui monti Sibillini e intorno al monte Vettore … i miei monti, i monti dell'arcobaleno
Ho immaginato il disastro e i morti e la sofferenza dei vivi.

Consapevole dei miei limiti di uomo stasera non posso lasciare la mia buonanotte.
La terra continua a tremare.
A più avanti.

Dalla mia residenza, 25 agosto 2016