domenica 29 luglio 2007

Petali di rosa


I tuoi occhi ricordano la mia terra,
... di prati verdi e colline in fiore
e ulivi resistenti al gelo
che in bravura un pastore li batte.

Le tue labbra han qualcosa di mio
che troppe volte le guardai,
baciai,
cercando lo sfogo ai sentimenti...

Ma non ho niente per te
e me n’andrò, solitario, per la mia strada.

Ti penserò, allora
guardando ad un passato che muore,
lontano,
tra petali di rosa.

(1968)


Posted by Picasa

sabato 28 luglio 2007

Domani



la notte
ha un fascino immenso...
ma non la notte,
la mia notte,
un buio fatto di ombre,
silenzio.
.
La rigida geometria delle case
si sposa
con le curve sensuali degli alberi
e,
laggiù,
dove la strada si bagna di inchiostro,
una luce,
un rumore,
un treno corre verso l'esodo dell'alba
.
Domani andrò lontano.

lunedì 23 luglio 2007

LA VALIGIA



La valigia vecchia legata con lo spago ha preso il treno per andare a nord.

S’è fermata alla stazione grigia oltre frontiera ... è scesa e adesso sta in un canto ad aspettare di tornare verso il sole dei paesi del sud.

.


(1970)

domenica 22 luglio 2007



Nè rose, nè aurore
sbocceranno
ma soffi di dolore
simili a vento gelido...

Ingannare tutto e tutti
guardare nell'animo,
trascinarci dentro,
sonnecchiosi e vinti
per non sentire il bisogno
neanche di piangere
nell'inutile sfogo
la luce spenta

sabato 21 luglio 2007



Ho messo musica classica e al Gr ho raccontato di Gaia e della sua famiglia.

Ho sofferto per il dolore di Ferdinando che è un mio amico.
... Pensieri come preghiere che non venivano, parole custodite nell'anima .... mentre giù, in basilica, la città raccolta salutava Gaia.

Ho lasciato le notizie, le altre, sullo sfondo inutile del niente che si succede.

La vita è questa, i giorni sono questi
Il passato è passato ' dice Ileana ' bisogna guardare al futuro '
Ma come si può guardare al futuro senza tener conto del passato? In effetti, quello che è stato di ciascuno di noi appartiene alla "sfera" del passato.
E una data emerge, dolorosa, determinate, una data che vorresti cancellare ma non puoi; una nota stonata che scompone lo spartito della vita ……un terremoto …….. quello che poteva essere e non è stato.

Il passato ?
Bisogna guardare al futuro con fiducia cercando la felicità nelle piccole cose.

Difficile vivere in un mondo che uccide i giovani fiori che felici e festosi si alzano nel campo.

domenica 15 luglio 2007





..........non lasciarti prendere dalle faccende terrene: ci sono, si affrontano, ma che non abbiano presa sul tuo essere profondo.

Lì, negli abissi sconfinati della tua umanità, lì riposa tranquillo. La vita restituisce prima o poi.
Attendere … forse dobbiamo imparare ad attendere non con il desiderio di ottenere ciò che vogliamo noi, ma con la speranza che quello che non riusciamo a vedere, il bello, il buono, il giusto, si manifesterà

mercoledì 11 luglio 2007

Se potessi






Se potessi
cambierei l’inverno in una calda estate
e
farei
della gente e delle cose
l’espressione più vera;
ma
basterebbe
che fossi tu la mia estate
semplicemente tu
per vivere l’inverno.


(1973)




lunedì 9 luglio 2007

Desiderata




Va' serenamente in mezzo al rumore e alla fretta

e ricorda quanta pace ci puo' essere nel silenzio.
Finche' e' possibile senza doverti arrendere conserva
i buoni rapporti con tutti.
Di' la tua verita' con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,

anche il noioso e l'ignorante, anch'essi hanno una loro storia da raccontare.

Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,
perche' sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.
Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.

Mantieniti interessato alla tua professione, benche' umile;

e' un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari, poiche' il mondo e' pieno di inganno.

Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'e' di buono;

molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e' piena di eroismo.
Sii te stesso.

Specialmente non fingere di amare.

E non essere cinico riguardo all'amore,
perche' a dispetto di ogni aridita' e disillusione esso e' perenne come l'erba.
Accetta di buon grado l'insegnamento degli anni,

abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d'animo per difenderti dall'improvvisa sfortuna.

Ma non angosciarti con fantasie.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.

Al di la' di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.
Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle;

tu hai un preciso diritto ad essere qui.

E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'universo va schiudendosi come dovrebbe.
Percio' sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,

e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,

nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.
Nonostante tutta la sua falsita', il duro lavoro e i sogni infranti,

questo e' ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.
Fa di tutto per essere felice.
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Questo testo bellissimo viene quasi sempre presentato come "Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo".
Invece nel 1959 il reverendo Frederick Kates rettore della chiesa di St. Paul, a Baltimore, Maryland, incluse questo pensiero in una raccolta di materiale devozionale.
In cima alla raccolta, c'era l'annotazione "Old St. Paul's Church, Baltimore, A.C. 1692", che è l'anno di fondazione della chiesa... da qui l'equivoco.
In realtà, l'autore di questi versi è Max Ehrmann, un poeta di Terre Haute, Indiana, vissuto dal 1872 al 1945, e scrisse Desiderata intorno al 1927.

mercoledì 4 luglio 2007

Lettera



Caro Giovanni

La parola poetica, per molti, rappresenta una modalità conoscitiva privilegiata, complementare e necessaria alla ricerca di se o alla comprensione del mondo in cui viviamo.
Segna i passi, raccoglie le distanze e le racconta.
In alcuni, la ricerca poetica porta i segni di una continua spoliazione sino alla nudità estrema mentre per altri l’effervescenza creativa delle metafore scopre e rinnova simboli già acquisiti all’uso da immettere, ex novo, nel circuito letterario
Altri … potrei citare alcuni autori che hanno, come te, dovuto abbandonare l’esperienza del Club … sono alla ricerca continua di un dialogo ….. ininterrotto e intenso ….. con gli autori antichi e moderni, poeti o artisti realizzando una sorta di polifonia entro la quale il lavoro (la ricerca) artistico a latere agisce come impulso poetico. Un tentativo di arte totale.
C’è poi chi, io probabilmente tra questi , scrive e basta, felice di farlo e non pretende altro cioè non cerca il consenso della critica e non pensa di arrivare a livelli più elevati.
Scrive, felice di farlo, per vivere e comunicare
C’è chi, io tra questi, ‘’ legge il grande libro del creato facendo memoria della terra dell’origine cui il cuore aspira tornare ‘’. Dio è buono !
C’è poi chi ….
In breve non comprendo le ragioni di chi condanna perché è troppo ‘’giovane’’ e quindi incapace di scendere nel vissuto e nella ricerca poetica dell’altro o troppo ‘’vecchio’’ per comprendere i percorsi che l’arte e la ricerca artistica inevitabilmente comportano.
Tu, caro amico, sei un ‘’giovane vecchio’’ impenitente cultore della ‘’luce che è vita’’ …… a prescindere.
E questa è la strada … è fatta di porte che si aprono, si chiudono … di paesaggi che scorrono a volte montuosi altre volte pianeggianti.
Una strada … complessa pur nell’apparente fluidità del dettato … che investe ogni aspetto della vita: la gioia e il dolore, la commozione, la preghiera, i momenti di angoscia, di solitudine esistenziale, il deserto interiore, la stanchezza del vivere: La speranza !
E chi se ne frega, allora, se una porta si chiude. ……. Continuiamo a vivere, a scrivere, a soffrire e amare. Se siamo nel deserto (della poesia) lottiamo per uscirne.
E chi se ne frega se ‘’ rinunciamo ’’ a pubblicare i nostri pensieri. Nelle piazze e nelle strade c’è sempre bisogno di poesia.
Buona vita amico mio.

lunedì 2 luglio 2007

un pensiero



Quelli che non soffrono nulla non divengono nulla.
La vita non servirà a mutarli, e il tempo per loro fluisce come una manciata di sabbia, disperdendoli.
Le condizioni della felicità sono la lotta, la costrizione e la resistenza.
Se qualcosa ti si oppone e ti strazia, lascia crescere;
ciò significa che metti le radici e ti trasformi.
Benedetto il tuo tormento che ti fa crescere:
poiché nell’evidenza non si dimostra e non si raggiunge nessuna verità.
Quelle che ti vengono proposte non sono che un facile accomodamento, e simili a sonniferi.
Sappi che ogni contraddizione insoluta, ogni contrasto inevitabile ti obbliga a
crescere per assorbirlo.
Se vuoi diventare grande devi lottare fino allo spasimo contro i tuoi contrasti:
essi conducono innanzitutto a Dio.
É la sola via che esista.
Ed è per questo che la sofferenza accettata ti accresce.
L’uomo è veramente uomo se sa resistere.
Altrimenti l’umanità diviene un formicaio
ove Dio non è più presente, un’umanità senza lievito.
L’utile è ciò che ti resiste.

giovedì 28 giugno 2007


Certe volte la vita ti cade addosso e non riesci a riprenderla…poi, bussi e una porta si apre ed offre aiuto, asilo.
Rompi la solitudine di stanze vuote, di passi stanchi. Intravedi una via di uscita e ti consegni, fiducioso, alla speranza. Non hai una ‘spiegazione’ per la sofferenza che ti è toccata e non rinunci a proclamarti innocente.
Stavi solo cercando di…ti eri affidato a….quando ‘la vita ti è caduta addosso ‘ e tutto congiura e annuncia rovina.
Questi sono i giorni, questa è la vita…
Perdo molto in questa storia ma certe volte accettare di perdere significa conquistare angoli di pace e serenità. E poi c’è quel pensiero antico che chiede di rinunciare alla battaglia. E poi c’è la salute che vacilla e chiede di vivere il presente come l’ultimo giorno ed è già sera.

lunedì 25 giugno 2007

E fu gioventù




Piazza del mio paese…
non c’è spazio più aperto.
Piazza dei giochi e degli amori;
dei vicoli
stretti
dove il sole passa
disegnando
triangoli di poesia
(1974)


mercoledì 20 giugno 2007

per i miei amici


La vita è questa, i giorni sono questi…
certe volte accadono fatti che sono come pietre e non puoi fare nulla per evitarli.

... è la storia della ristrurazione della mia abitazione

un palazzotto nel centro storico della città

Vicende che interrompono i passi

E' allucinante quello che sta accadendo

... racconterò più avanti.

martedì 19 giugno 2007

Io non sono un poeta




Io non sono un poeta.
Sono un umile passante della strada,
godo dell’anonimato.
Nessuno sa di me,
quello che sono, quello che faccio:
passo…
(1975)

lunedì 18 giugno 2007

Da Zurigo




Quando scendo,
che ne so,
l’aria diventa diversa…
Lombardia: finalmente in Italia
Emilia: m’addormento un momento
Toscana: se scendo vado in Santa Croce.
Umbria: la mia valle
e i monti e le città
che corrono veloci,
interminabili,
verso le strade
che tanto conosco,
verso la mia gente.
Quando dico: ciao
rispondono: ciao
(1972)

mercoledì 13 giugno 2007

Giovenale Nino Sassi - Prima di cena ( frontiera )

.
Passo un’ora prima di cena
dopo un giorno oltre frontiera.
Se scendo è buio
e l’orizzonte inquadrato
racconta una teoria di luci disperse:
i confini del lago.
Il corpo assapora momenti di pace
ma ogni cosa rientra nella solitudine.
Ci vorrebbe una donna per cambiare il discorso,
per riempire la casa ed accenderla
ma giù, a quest’ora, dopo un giorno oltre frontiera
resta solo chi gioca a carte.
Dovrei uscire per cercare
ma non escono le donne di famiglia la sera.
Resta il flipper, il biliardo,
i soliti che al bar raccontano il fatto del giorno.
Viviamo per andare oltre frontiera
spinti da un male incurabile: il bisogno!


(1974)

mercoledì 23 maggio 2007

Giovenale Nino Sassi - Amo il silenzio









Amo il silenzio,
lo cerco e lui mi trova …
Nel silenzio ascolto il tempo che scorre,
gli odori, i sapori,
il tanto o il niente lontano dai passi:
un refolo di vento…

Amo il silenzio .
lo cerco e lui mi trova,
memoria dell’Assoluto:
mistero della vita.

Giovenale Nino Sassi - Zollikerberg


[festa di fine anno 1966/67]

E a te che penso
lungo la strada che scende,
fredda,
attraverso il bosco,
le luci della notte.
.
Le cose che ho,
che non ho,
che vorrei avere per dare.
L’amore che cerco,
che non ho,
che vorrei avere per amare.
.
Dire: “ti amo”
a te che ascolti..
E’ solo illusione
il sogno che ho fatto
lungo la strada che scende.

martedì 22 maggio 2007

Giovenale Nino Sassi - Deserto



Sabbia a perdita d’occhio:
deserto.
Ho lasciato le colline
avvolto nel freddo di un pomeriggio d’autunno
ed ora sono qui,
icona
posata sulla spiaggia sterminata del tramonto.
Misuro i passi,
consumo le distanze,i pensieri.
L’uomo che ero
è rimasto dove la valle scende
in direzione del mare
mentre l’onda della risacca,
impetuosa e disordinata,
batte lo scoglio
Sulla tela niente.
(2005)

mercoledì 9 maggio 2007




Shaddai, Dio della montagna,
che fai della nostra fragile vita
la rupe della tua dimora,
conduci la nostra mente
a percuotere la roccia del deserto,
perché scaturisca acqua
alla nostra sete.

La povertà del nostro sentire
ci copra come manto
nel buio della notte
e apra il cuore ad attendere
l’ eco del Silenzio

finché l’alba,
avvolgendoci
della luce del nuovo mattino,
ci porti,
con le ceneri consumate
del fuoco dei pastori dell’Assoluto
che hanno per noi vegliato
accanto al divino Maestro,
il sapore della santa memoria
(preghiera del monachesimo carmelitano)

martedì 8 maggio 2007

Giovenale Nino Sassi - Deserto mare


Un miraggio
nel deserto dei giorni
dove il mare finisce
e l’anima incontra lo scoglio.

Parole, immagini bellissime,
poi nulla...
nulla all’orizzonte mentre
la risacca raccoglie
il calare della sera.

Miraggio !

Poi nulla.

Di qua deserto mare,
di là sabbia che avvolge
i passi, le ansie,
l’attesa:

tracce !

Resto nell’angolo e attendo.
Cerco ( mio Dio) parole,
percorsi di pace: amore.

Sentieri nascosti
(2005)

lunedì 30 aprile 2007

Giovenale Nino Sassi - Nel buio di una notte senza stelle

Nel buio di una notte senza stelle,
la notte del non senso, un vento,
 è una parola, batte l’uscio del niente.

"Apri ! " chiede il vento
e scuote la stanchezza dei giorni,
entra nell’anima e guarda dentro.
 È la pietà che manca
e sento cigolare nei cardini i limiti,
 la fragilità dell’essere e dell’esistenza .
Parole dolci invadono la mente
 ma il vento insiste e scuote,
ora leggero, membra stanche, ormai vinte.

 Guardo l’Immenso nell’inutile difesa.
Che vuoi da me ? chiedo
 ….dammi pace …. Vento
 non vedi ! non reggo il tempo ….. ed è già sera;
un domani che cade addosso sui giorni
che si succedono.
 E scompare !

 Dovrò lasciare per non risorgere ?
Sento il peso insostenibile di scelte
che pensavo leggere e sono qui,
 davanti al mistero della vita,
 in questa notte senza stelle.

Che vuoi da me ?

 Porto la gioia dell’amore donato, vissuto,
e amare è stato come un sogno;
 ricordo dell’innocente bambino
che giocava con le farfalle.

Porto il dolore dei lutti e di me
che lotto per raggiungere i limiti
del tanto che credevo
 per poi scoprire la fragilità e l’inquietudine
 dell’anima che preme
 e cerca la luce.

 Che vuoi da me, infine,
Vento che batti le stanze …..
di più non potevo fare,
 di più non di certo !

 Resta un ultimo traguardo :
 accendere le stelle e tornare ad amare !
Amare i giorni che restano
 come un dono prezioso

 Amare le salite e le discese,
 le tranquille ombrose pianure e ,
nel tempo che resta,
 il volo di una farfalla. (2006)

Giovenale Nino Sassi - Il succedersi degli anni

.

Il succedersi degli anni
ha soffocato la voce interiore;
quella capacità unica di capire e amare.

Ho conosciuto la lotta e ho ceduto
alle lusinghe e alle tentazioni;
alla noia di giorni uguali ma sempre,
dopo ogni caduta, ho cercato la luce.

Ho perso,
ho vinto nel labirinto di passi che si succedono,
ininterrotti
ed ora sono qui
ne sconfitto ne vincitore a reclamare i sogni.
(2006)


martedì 24 aprile 2007

Giovenale Nino Sassi - L’usignolo vola incontro all’inverno


(a Franco Minetti)

La cicala canta, prigioniera della rugiada, una storia fatta di sangue
all’usignolo avvolto d’autunno.
“la notte tessuta con seta di luna, profumata d’estate colorava,
di bianche trasparenze, le pannocchie del grano imbrunite dal sole”.

“lasciami vivere, bambino, questo giorno d’innocenza”

“lucerne d’intermittenza accendevano le ombre mentre giù,
nel guazzo dello stagno una rana aspettava immobile i riflessi dell’argento”

“E’ l’ultimo giorno d’innocenza, questo, poi sarà notte, lotterò per la vita”

“Mia madre mi ha lasciato in eredità il mondo,fili d’erba, ocra, dorato talento.
Ricordo l’estate e i canti d’armonia,colori accesi, il calore della terra”

“Pregerei Iddio ma qui non c’entra, è un altro che giudica, sancisce, condanna
chi cerca soltanto d’essere se stesso”

mia madre disse:
”è tuo l’orizzonte, gli alberi che vedi, i cespugli, i riflessi dell’argento
… ma meglio che scegli una casa e pochi amici, poche cose è meglio,
conosciute e amate che traiettorie infinite sconosciute ed insicure.
Scelsi un filo di grano per il mio canto ma venne un cavaliere e,
armato, dirocco il campo”.

“Ho chinato la testa costretto dalla fame e sto qui che lecco le ferite,
che aspetto che succeda, qualcosa succeda capace di scuotere,
cambiare, il freddo, questo giorno di vento”

“Ricordo l’estate, i canti d’armonia, colori accesi, il calore della terra.
Mia madre è morta tra i covoni del fieno”

Morì, prigioniera della rugiada, l’ultima cicala mentre l’usignolo,
avvolto d’autunno volava incontro all’inverno

Giovenale Nino Sassi - L’usignolo incontra un ruscello




Il giorno raccolto in cristalli di neve, imbottito dal freddo,
rinchiudeva,
nelle tane del bosco, gli animali del regno.

“Che luogo diverso” disse a se stesso.

Alberi a triangolo numerosi e coperti

correvano veloci tra le coste dei monti
mentre giù,
tra i sassi del fondo,

un ruscello filava intirizzito dal freddo.

“mio padre m’ ha lasciato per eredità le valli,
i fondi sassosi e renosi,
gli spazi ristretti ed immensi.

Nasco a nord, nel giorno più freddo
e solo a valle m’allungo ed allargo diventando caldo”

“Provengo dal campo
non per libera scelta e cerco soltanto di vivere meglio”


“Il luogo che cerchi,
quella terra promessa

non esiste nei cerchi di questa esistenza.
Ritorna alla mente un’età lontana

fatta di verde ed alberi nutrienti”


“Indicami un re, una terra

dove nessuno tradisce chi vuole cantare in libertà l’esistenza”


“Il numero degli anni che ho visto passare racconta
che tutto succede diverso e sempre uguale.
L’uomo ha imbrigliato se stesso nell’egoismo

e lotta da sempre cercando il potere”

Disse il ruscello aggiungendo:

“non sperare in quel luogo
ma conquista sudando il diritto al rispetto degli animali del bosco”

L’usignolo volò, allora, oltre il greto
verso un villaggio bianco fatto di ciminiere fumanti
e segnali tra le strade parallele ed uguali.

lunedì 23 aprile 2007

Cantanti napoletani di strada








I simpatici cantanti di strada Anna, Mirko e Moggi, il cane che raccoglie le offerte









giovedì 12 aprile 2007

Giovenale Nino Sassi - EMIGRANTE




Conosco storie
e odori di terre diverse.
Colline verdi
ieri
fresca acqua di fonte.

Vecchia casa ad angolo sul mondo
da te partono
le mie traiettorie
sempre
il giorno dopo il riposo.

venerdì 6 aprile 2007




Tanti auguri di buona Pasqua!
da Giovenale Nino Sassi

Best Wishes for a Happy Easter!

Joyeuses Pâques!

¡Feliz Pascua de Resurrección!


mercoledì 4 aprile 2007

http://www.youtube.com/v/TVD335KYQLo

Appunti




Amo il silenzio… lo cerco con insistenza …
Nel silenzio ascolto il tempo che scorre, gli odori, i sapori, il tanto o il niente lontano dai passi: un refolo di vento…
Amo il silenzio … lo cerco e lui mi trova, memoria dell’Assoluto e del mistero della vita.

domenica 1 aprile 2007

Giovenale Nino Sassi - Ciao Poldo



Stamani gli uccelli muti raccontano il giorno
in un sole d’Islanda passato da nebbie notturne.
Ombre di nubi, di collina in collina
inseguono il vento.
Il soffitto del cielo rompe i valichi
disegnando armonie primaverili
in questo strano inverno.
..
Ciao Poldo, ciao capitano…
lasci molto sul libro di bordo…
un orizzonte lungo…pensieri, idee forti;
genio vissuto e amore per questa nostra città.
Ciao Poldo.
(2007)

Passi



Ogni mattina vado in radio. La stessa strada tutte le mattine e poi scendo
Salgo a piedi e scendo.
Attraverso la piazza, passo davanti al tribunale e raggiungo l’edicola.
Gli stessi passi ogni giorno, ogni mattina…. Fin che dura è così… poi si vedrà….
…. ci saranno altre strade, altre piazze da attraversare. C’è sempre un luogo da raggiungere.
” oggettivamente, la mia vita ...non sta prendendo alcuna piega. E' ferma, immobile...non cambia mai niente....tranne me “
In verità non voglio che cambi… ho questa storia dei lavori di ristrutturazione della casa che rompe la quiete … poi, spero, tutto rientri nella normalità di un andare tranquillo.
Si incontra tanta gente lungo le salite e le discese !
Il tribunale racconta i processi, l’edicola questo tempo inquieto, questa lunga transizione sociale e politica che non passa.
Attraverso la piazza …. Non c’è Poldo, lui è andato … in un giorno d’Islanda passato da nebbie notturne mentre ombre di nubi, di collina in collina inseguivano il vento.

mercoledì 28 marzo 2007

Giovenale Nino Sassi - Preghiera



















.
Non è tempo di favole, questo.
Oppure si, come sempre, se Dio lo consente.

Posso, Signore mio Dio immenso e grande ricominciare a sognare?

Posso volare oltre le valli e i monti
e ancora i monti
e scendere oltre il ponte nel regno della fantasia?

Non “voglio lottare” con Te, mio Dio
e poi sei Tu che mi hai dato un dorato talento.

Non fare di me la cicala che muore all’inizio dell’inverno.

Che spreco sarebbe …?!

Facciamo un patto.

Ecco:
scrivo per Te…
ma ho bisogno di ritrovare la serenità, la pace, la salute.

Ho bisogno di ritrovare quello che Tu, Signore mio Dio
hai permesso che mi fosse tolto,
quando ero giovane e sognavo.

In fondo sognavo di Te e tra la gente e le cose cercavo il Tuo amore.

Ecco:

torno a scrivere di Te perché Tu che mi vuoi bene,
lo so che mi vuoi bene,
metti ordine
e mi “restituisci” lo spirito degli anni;
la forza della vita,
il gusto di guardare alla gente e alle cose con l’amore di un tempo;
la capacità di disegnare il volo di una foglia che cade
o la bellezza di un filo d’erba che si alza, festoso, nel campo.

(2003)

IL PARTIGIANO LUCIANO.






“Vado” disse al padre Stefano “ vado con i partigiani”
Le mani smisero di accarezzare il legno e lentamente ripose la sgorbia ; un silenzio assordante avvolse la bottega , i trucioli sparsi sul pavimento, i mobili in attesa, l’odore delle colle, le tavole accatastate di legno asciutto, stagionato.
Muti i macchinari respirarono il silenzio .
Lentamente alzò gli occhi di un azzurro bagnato, impastato dagli anni e guardò il figlio, l’ultimo maschio rimasto, gli altri dispersi e non sapeva dove; quel figlio avuto in vecchiaia , il più amato…
Non c’era altro da fare e lo sapeva ma come fai a staccarti da un figlio, il solo in grado di proseguire l’impresa che faticosamente avevi realizzato.
Una vita spesa per costruire, riparare mobili, sedie, tavoli.
I primi apprendisti da guidare, il lavoro che cresce, la prima esposizione, i clienti che aumentano ma sei solo . Resisti perché hai un figlio, intelligente, istruito, capace.
Puoi fidarti e allora attendi.
Due sono andati dispersi, scomparsi lungo gli anni della guerra; quella guerra che aveva subito odiato . Socialista della prima ora era rimasto fedele ai suoi ideali.
Non aveva aderito al fascismo ed era rimasto quieto .. in disparte.
Le mani rimaste immobili ripresero ad accarezzare il legno.
Immaginò la curva e la profondità dell’intaglio. Riprese lo sgorbio.
“ non c’è altro da fare “ disse e aggiunse
“ non sai nulla della guerra: stai attento!
“ tracciò la curva e un truciolo cadde sul pavimento...
.
*******
.
L’adolescenza e la gioventù raccolta in quella decisione.
Lui, con i nazi – fascisti non sarebbe andato.
Ne parlava con gli amici, lo aveva detto ad Emma, la ragazza che amava e al prete.
“Don Franco, con quelli non vado” e il povero prete, disperato, aveva annuito.
Era anche colpa sua se i ragazzi come Luciano detestavano i fascisti, la guerra, quella guerra, le leggi razziali, le riunioni oceaniche e l’ipocrisia delle parole, le tante che ascoltavano come : “Vincere!” Vincere cosa?Sentivano la mancanza della libertà; la possibilità di dissentire, di proporre, di poter esprimere un loro pensiero.
Rifiutavano l’appartenenza alla folla solitaria plaudente e remissiva.
A quell’idea del destino inevitabile a cui la nazione tutta era votata.
E il destino, quel destino fondato sulle baionette stava rapidamente maturando in catastrofe.
No, lui non intendeva rispondere alla chiamata alle armi.
Meglio la montagna, i boschi ….la lotta armata contro i nazi-fascisti.
E un brivido l’assaliva pensando alla battaglia, ai morti, alla vita presa o lasciata.
Abbracciò Emma, la strinse forte, forte.
Riempì gli occhi dei suoi, accarezzo i lunghi capelli bruni, Emma pianse i suoi 16 anni e quelli che avrebbe voluto passare con lui...
.
*******
.
Partì all’alba di un giorno di settembre. I compagni, alcuni, erano già andati.
Penso di raggiungere Gavelli, sede del comando partigiano, con un giorno di marcia.
Raggiunse la cresta del monte che sovrasta la città …… indietro la valle sfumata di bianche trasparenze ……. l’autunno cominciava a giocare con i colori e il bosco di licino sempre verde.
Immerse gli occhi nella valle e la città aggrappata alla collina, all’estate appena trascorsa, ………. alla treccia bruna che la sua Emma aveva sciolto per lui.
Un profumo dolcissimo invase la mente.
Raccolse i pensieri, le emozioni e riprese a salire verso Patrico lungo sentieri che conosceva lontano dai villini e dai casolari.
Andava verso i monti più alti dell’Appennino , lo zaino leggero sulle spalle , la roncola e un bastone per sostenere i passi, le salite e le discese.
Non aveva armi tranne la roncola e un coltello a serramanico.
Le armi erano sul posto.
Le avevano trafugate con vari colpi di mano dalle caserme di Spoleto, complici alcuni militari in servizio ed erano state portate, di notte, a dorso di mulo fino a Gavelli.
Stavolta non andava a funghi o a caccia di selvaggina ma verso un futuro ignoto …di lotta….. un futuro di libertà … diceva a se stesso …. da costruire insieme alla sua Emma.
C’era da attraversare il Nera dove un palo gettato tra le sponde e una fune tesa tra due alberi consentiva di raggiungere l’altra riva e non essere visti.
Conosceva quel punto e i boschi circostanti,
“Non sai nulla della guerra: stai attento! “
Il monito del padre risuonava nella mente e accompagnava i passi, i pensieri.
Che poteva sapere, lui, a vent’anni della guerra.
Era rimasto affascinato dai racconti del genero, un piemontese figlio di militari che la guerra, la grande guerra l’aveva fatta.
Lui, giovane tenente degli alpini era dove i monti sono più alti e il nemico davanti, sull’altra cima uniti dal freddo di quell’ultimo inverno.
C’era stata la disfatta e nessuno sapeva cosa bisognava fare, se andare in soccorso o restare dove faticosamente erano giunti.
Rimase a difesa dei passi del Pasubio, delle piccole Dolomiti.
Attacchi e contrattacchi e restare vivo.
Un giorno scese e risali la montagna e la successiva e quella più avanti perché a valle, finalmente, avevano sfondato le linee nemiche.
Andò avanti, attacchi e contrattacchi poi solo avanti al comando della compagnia, di quello che restava perché il capitano era morto, ucciso all’alba di un mattino e non seppe mai della vittoria.
Era rimasto affascinato da quei racconti ma ora che c’era , che toccava a lui, figlio di un falegname, saliva e scendeva con rabbia i suoi monti .. non c’era altro da fare … .
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In città , nelle riunioni clandestine, ne avevano discusso insieme agli ufficiali.
La loro, quella partigiana non era una guerra di posizione … dovevano attaccare e scomparire; occupare il territorio, rendere insicure le strade, impraticabili i boschi, le comunicazioni.
Non era una guerra di posizione ma un mordi e fuggi….. piccoli gruppi sparsi nei punti nevralgici.
Azioni di sabotaggio di impianti, di ponti, e vie di fuga tracciate nella mente .
Niente attacchi e contrattacchi lungo i pendii tortuosi dell’Appennino ma nascondigli protetti dal fitto della boscaglia e caverne nei dirupi montani per fare sosta e ripartire.
La loro era una guerra d’attesa.
Gli alleati erano sbarcati a Salerno …. Bisognava occupare il territorio, renderlo insicuro e attendere...
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Prese il sentiero che scende verso Scheggino e la Valle del Nera.
Attraversò il Nera e il tratto che in leggera salita precede la mulattiera; un sentiero che s’inerpica tortuoso e veloce tra i boschi e i pianori che precedono il passo del Terminaccio.
Misurò i passi, le distanze, il sole del mezzogiorno.
L’umidità della terra accompagnava la salita verso il turbolento Vallone di Gavelli che da un lato guarda il Monte dell’Ostite e dall’altro il massiccio del Coscerno con le sue fiancate rocciose, impervie, corrugate da canaloni pietrosi.
“Questa” pensò “è la mia nuova casa.”
Autunni precoci e brevi, inverni lunghi e rigidi, nevicate abbondanti, forzosi isolamenti.In lontananza un rumore di campanacci raccontava la presenza dei pascoli d’altura…. intravide le mucche chianine che si abbeveravano in un laghetto naturale ritagliato dal cielo tratteggiato di nubi.
A settentrione pioveva.
Accelerò il passo.
Pensò ad Emma, a come sarebbe stato bello averla con lui, alla sua treccia bruna.
In lontananza, bellissimo ma fragile scendeva l’arcobaleno.
Il dio della Montagna li avrebbe aiutati.Finalmente era in vista del Castello fortificato aggrappato ad uno sperone del Coscerno a strapiombo sul Fossato; il Castello di Gavelli e le case che messe subito sotto degradano verso il basso. ..
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Il capitano chiamò Luciano e Ivan, uno slavo fuggito dal campo di concentramento di Colfiorito.
“Ho un compito per voi “ disse “ dovete sorvegliare la mulattiera che sale da Scheggino…”
Prese la mappa e indicò la zona
“ State nascosti ed evitate i tedeschi, è importante “ e aggiunse“ stiamo organizzando la fuga degli inglesi e degli slavi prigionieri a Spoleto…. dovete controllare la strada carrabile e la mulattiera e proteggere il loro arrivo “
Scesero verso Sant’Anatolia di Narco in cerca del luogo adatto che trovarono … da un lato la strada e poco distante la mulattiera; la posizione ideale per controllare entrambe le vie di comunicazione.
Scelsero un luogo sicuro protetto dalla macchia e dal bosco.
Provarono la via di fuga, il percorso che avrebbero seguito in caso di attacco.
“Costruiamo un capanno” suggerì Ivan.
“Come sei finito qui “ chiese Luciano
“ La guerra ! ero iscritto alla facoltà di filosofia di Belgrado quando i tedeschi ci hanno invaso. … ho raggiunto la resistenza jugoslava ed eccomi qui ……”
“ ……senti Luciano, ci conviene mettere un telo mimetico sul tetto … rischia di piovere “
“ Va bene … mettiamo un telo coperto con frasche verdi”
“….Ti dicevo, durante un’azione sono stato catturato dagli italiani..”
“ Che ti hanno internato in Italia piuttosto che in Germania. Ti è andata bene “
“ Sono andato con Tito per combattere i nazisti …. e da allora non ho notizie della mia famiglia, di mio padre e di mia madre, delle mie sorelle…. non sanno che sono vivo”
“Maledizione ! “
Tremò la sigheretta, cadde, abbassò gli occhi per riprenderla
“ Maledetti nazisti ! “
Rabbioso con la roncola tagliò un ramo e poi un altro…“ Maledetti tedeschi…! “
Poggiò la schiena ad un albero, scivolò lungo il tronco, si accovacciò… guardò il capanno e quella orribile guerra, i giorni che si succedevano, quella guerra che li stava maciullando nel più orribile dei modi.
Non c’era altro da fare che quella guerra per non farsi spazzare via…. e tornare a casa.
Il buio li sorprese.
Veloce attraversò i cespugli, nascose i rami più alti, scese lungo i tronchi, li avvolse.
Scomparve la strada e il pianoro che la precedeva.Entrarono nel capanno.
Luciano appese una lanterna ad acetilene, l’accese.
Preparò il fornello ad alcol.Sistemarono le armi e gli zaini.
Avevano l’acqua, pane, qualche patata e salcicce.
Lo slavo buttò nell’acqua una patata e le erbe che aveva raccolto scendendo da Gavelli...
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Il freddo umido, bagnato, sempre più gelido, attraversò la coperta di lana, i vestiti e non riusci a dormire.. …..… i pensieri raccolsero il respiro del bosco, le ore, il silenzio .
Era la sua prima notte da combattente partigiano ed altre ne sarebbero venute, diverse, peggiori di quella. Pensò all’inverno e alla neve che sempre cadeva abbondante.
Come avrebbero fatto a resistere lui e il fratello che aveva trovato, quello slavo così diverso da lui, così lontano dalla sua terra… che combatteva la stessa guerra per restare vivo, libero, in un paese libero …. sentimenti mai vissuti agitavano la mente per quello stare lì , in quel silenzio irreale.
Era lì e lo aveva voluto, cercato… aveva cercato la, guerra …. per fuggire dalla gioventù negata, per riprendersi la vita che voleva avere.
Albeggiava .
Non ne poteva più di quel freddo e decise di accendere un fuoco per scaldare le mani .
Un piccolo fuoco e bere una gavetta d’orzo caldo, bollente.
“ Non sei riuscito a dormire …..che pensi ? “ chiese Ivan
“ Non lo so. ….di tutto. È un po’ come sentirsi morire …… questa attesa, la bellezza dei monti, il pensiero della famiglia, di Emma …”
“ Paura ? …….. .. che vuoi fare.. dargliela vinta ? sono assassini ! “
“ Non è paura ma qualcosa di diverso che ti arriva addosso, d’improvviso …cosa sia non lo so.
Forse è ansia, qualcosa che non avevo mai provato… è un po’ come sentirsi morire……..Per quello che potrebbe succedere… la battaglia.. difendersi e prendere la vita di un altro e devi farlo, riuscire a farlo, per non perdere la tua o quella dei tuoi compagni…….Devi difenderti e uccidere …. per non perdere i tuoi, quelli che ami.. la Emma che aspetta, mio padre che conta sul mio aiuto, mia madre che attende i figli dispersi e non riesce a darsi pace….. . i compagni saliti come noi su questi monti…”
“ Ho provato le stesse tue sensazioni “ disse Ivan.
“ I pensieri arrivano da soli… e non puoi fermarli… impossibile farlo … potresti morire .. ci pensi e il cuore ti batte dentro …lo senti… senti di morire per i pensieri che arrivano da soli e non danno pace… e spaventano. “
“ La guerra sta per finire. Gli Americani sono a Salerno, non sono lontani…. Pensa a questo … pensa alla tua Emma ….. al futuro che ti aspetta … “
“ Il tempo ! … . Ieri uscivo con i compagni ed ora sono qui, armato, pronto a difendere questi monti e il futuro che vorrei avere. “
“ Zitto ! “
Tacque il silenzio.
La brezza del mattino adagiò, leggera, le prime foglie d’autunno, tacque l’autunno.
“ Spegni il fuoco ….. presto ! “
Un rumore di automezzi che frenano, voci che tagliano l’aria come frecce, la brezza che riprende, più forte …e imperiosa agita il bosco.
“ Ci hanno visto …! “.
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Le campane della chiesa battevano il mattutino quando iniziò la battaglia.
Il crepitio di una mitragliatrice investì il bosco.
Erano stati individuati. Risposero con una scarica di fucileria tenendo d’occhio il lato di sinistra , dove gli alberi sono più fitti ; la via scelta per scomparire.
Avevano provato l’azione, la tattica da seguire in caso di scontro con i tedeschi.
Avevano provato la via di fuga.
Cominciarono a muoversi, velocemente, tra un albero e l’altro, lungo una linea a lungo immaginata, provata, avanti, indietro, brevi soste e ancora avanti, avanti.
Ricaricavano durante la corsa...
Decisero di rispondere al fuoco per avvisare gli altri, quelli di vedetta tra Scheggino e Ceselli e dare loro il tempo di trovare rifugio e prepararsi allo scontro.
Caricavano e si spostavano per sparare e dare al nemico l’idea di un gruppo numeroso disposto a ventaglio. Avanti, avanti e poi indietro, distanziati tra di loro, lungo la linea immaginata e provata nei giorni di quiete, da un albero all’altro, caricando e sparando.
Durò a lungo la battaglia poi il silenzio.
Decisero di sganciarsi per non essere aggirati e presi in trappola … decisero di tagliare verso il fiume dove le rocce e i dirupi consentono una posizione dominante e facili nascondigli.
Scesero veloci verso il fiume, sfiorarono il paese, un casolare e poi giù verso le rocce e il dirupo dove il fiume restringe e vedi l’ansa, la strada e il ponte che attraversa.
Scendevano quando lo slavo indico il ponte che ormai si intravedeva e la strada .
Una camionetta tedesca seguita da un automezzo più grande si era fermata Dalla camionetta scesero i tedeschi.
Uno di questi, pistola in mano cominciò a sparare ad un ragazzo che correva lungo il ponte .
Correva il ragazzo e il tedesco sparava quando dal bosco tagliato un gruppo di partigiani provenienti da Fionchi aprì il fuoco.
Una mossa avventata perché subito dal camion la mitragliatrice cominciò a battere il terreno.
Si rifugiarono dietro una carbonaia composta ma non ancora arsa , bloccati dal fuoco nemico, ormai persi.
I tedeschi, quelli della camionetta e quelli scesi dall’automezzo cominciarono ad avanzare. Erano persi.
Il bosco tagliato non offriva ripari ; solo la carbonaia ma nulla potevano contro il numero, le armi automatiche e la mitragliatrice che batteva il terreno.
Avevano perso la speranza quando da sinistra , dalla macchia che precede le rocce e i dirupi un nutrito fuoco di fucileria investì il nemico costringendolo ad arretrare velocemente verso gli automezzi.
Erano scesi veloci, il partigiano Luciano e lo slavo, verso quel punto privilegiato, vicino alle rocce e in alto, ben sopra la strada e il ponte che attraversa il Nera.
Presi tra più fuochi i tedeschi fuggirono precipitosamente..
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Rimasero in zona. L’ordine era di attendere … l’arrivo dei prigionieri slavi in fuga dal carcere di Spoleto. L’ordine era di accompagnare verso la montagna di Gavelli i 94 evasi.
Passarono quella notte e le successive all’addiaccio…. nascosti nel fitto della boscaglia.Le notti fra il 10 e il 14 ottobre del 1943(continua)
(Sesto per l’anagrafe, Luciano per i compagni, il Partigiano Luciano era mio Padre . I fatti che racconto sono realmente accaduti e alcuni dei protagonisti sono ancora vivi)

lunedì 26 marzo 2007

Auguri !



Spoleto, 27 dicembre 2006

La nebbia bagna le strade e i vicoli stretti che ogni mattina percorro per raggiungere la radio.
Salgo a piedi e scendo.
Attraverso la piazza, passo davanti al tribunale e raggiungo l’edicola.
Gli stessi passi ogni giorno, ogni mattina.
L’umidità entra nelle ossa e mette disagio. Il cardiologo, che ho sentito nel pomeriggio, dice che sto bene, che posso allenarmi per la maratona di New York.
A me non risulta e riprendo le mie strade e i vicoli bagnati, umidi di nebbia.
A casa accendo il camino e riprendo la lettura di “Sostiene Pereira”…. Lisbona, agosto del 1938, la solitudine, il sogno ….. è veramente bello. Bravo Tabucchi.
Leggo …apro la mente al sogno delle parole che seguono i pensieri e subito mi ritrovo.
Sento dentro il bambino e le sue fantasie … scorro le pagine … mi fermo …sospendo la lettura e lascio vivere i pensieri …. immagino Marta ……una via di uscita…
Questo Pereira un pò mi somiglia….
Vorrei andare a Lisboa e poi a Fatima… lo desidero da tanto.
Apro il Pc e una grandine di mail accende la sera.
Auguri … auguri…. auguri….di amici che non vedo da anni donano luce al mistero del Natale consegnando la memoria e l’immagine del tempo che passa.
In umiltà aggiungo i miei pensieri :
….. Che la rievocazione della discesa del Figlio di Dio sulla terra sia per tutti fonte di gioia e di speranza per ogni giorno della vita.
Felicità, salute e pace. Parole d’amore accendano i giorni … tutti i giorni… ad Multos Annos !