mercoledì 10 giugno 2009

Akatalepsia - Dalla parte del silenzio...L'inchiostro dell'amore....Vladimir V. Majakovskij

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Mi dicesti: “Non mi è rimasto che il tempo, dove sono bruciati tutti i miei amori”.
Era un punto solo, appena, ma bastava per rompere gli specchi, per elargirti un futuro che non avevi, che non volevi. Azzurri, gli occhi, e azzurro anche il cuore, ma le tue ciglia erano una barriera insormontabile, uno sbarramento fitto di sentimenti e ragioni, utile - forse - a preservare il tuo io, da quel silenzio profondo a cui stavi andando incontro.
“Perdonami” e con una sola mano risolvesti un enigma vecchio di secoli.
Li ho ricordati dopo così tanto tempo, e dopo un repentino risveglio, quello sguardo e quella mano che accompagnarono il tuo viaggio, il tuo coraggio.
“Voglio che tu sappia…” mi dicesti poi con la voce di un vecchio giovane, con la modulazione del pazzo che sa bene cosa dice.
Ma le tue parole si ruppero sul frangivento del destino.
E lì rimasero, appese, come la sera che stava per arrivare, sola, in un cuneo di vento.
Uscii sfinita ma contenta, in fondo la vita mi aveva passato il tuo testimone, tutto tempestato di sogni, pronto a restituirmi di te ogni profumo, ogni gesto, ogni più utile persuasione.
E queste, in fondo, sono le tue parole, sulle quali io ho versato soltanto l’inchiostro dell’amore.
°…dove io non ricevo alcun restoin vita spicciola dall’esistenza,ma segno solo ciò che spendo,e spendo,tutto quello che conosco.
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Vladimir V. Majakovskij
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Ripreso da ....akatalepsia..... il blog di Clelia Mazzini
Il blog che leggo con maggiore piacere.

Nei suoi post è facile ritrovare pensieri profondi ed emozioni che raramente si riscontrano altrove.

Cesare Pavese – "Notturno"

Jean Renoir - Wikipedia
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La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s'inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.
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La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi più puro.
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Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.
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lunedì 8 giugno 2009

Giovanni Carandente - Lutto in città



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(ANSA) - ROMA, 8 GIU - E' morto oggi a Roma, a 88 anni, lo storico e critico dell'arte Giovanni Carandente. Era nato a Roma il 30 agosto 1920. Lo hanno reso noto la famiglia e Giorgio Flamini, assessore alla cultura del Comune di Spoleto, citta' alla quale Carandente era molto legato e alla quale aveva dedicato una parte della sua attivita' di studioso e di creatore di mostre. Il funerale si svolgera' domani nel Duomo di Spoleto, alle 16.30.


ANTONELLO DA MESSINA
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LUTTO CITTADINO E BANDIERE A MEZZ’ASTA PER LA MORTE DI GIOVANNI CARANDENTE

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Il sindaco Massimo Brunini ha proclamato il lutto cittadino per la morte del Prof. Giovanni Carandente per la giornata del 9 giugno 2009, dalle ore 12.30 alle 18.30, disponendo l’allestimento della camera ardente presso la Galleria Civica d’Arte Moderna in Palazzo Collicola.Alla cerimonia funebre, che si terrà in Duomo alle ore 16.30, parteciperà una delegazione del Comune di Spoleto con il gonfalone comunale.Per tutta la giornata del 9 giugno, giorno delle esequie funebri, saranno esposte le bandiere (europea, nazionale e comunale) a mezz’asta o abbrunate sugli edifici comunali e, dalle 12.30 alle 18.30 saranno sospese tutte le manifestazioni ricreative aperte al pubblico, organizzate e patrocinate dal Comune.
Si invitano tutti i cittadini e le organizzazioni sociali e culturali della Città ad esprimere, in forme decise autonomamente, il dolore e l’abbraccio dell’intera Spoleto e tutte le aziende del territorio a partecipare, anche esponendo in forma libera segni di adesione al lutto cittadino, al dolore della scomparsa del Professore.



Umberto Boccioni - Wikipedia
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Tra i protagonisti della scena artistica italiana del dopoguerra lo storico e critico d'arte Giovanni Carandente inizia la sua attivita' professionale nella seconda meta' degli anni quaranta, forte di una formazione illuminata dall'insegnamento di figure come il medievalista Pietro Toesca e lo storico dell'arte Lionello Venturi. Quest'ultimo, assieme allo 'storicista' Mario Salmi, sono le personalita' dalle quali apprende il metodo di ricerca che, ancora giovane, lo conduce prima alla Soprintendenza di Cosenza poi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma dove lavora, per anni, a fianco della allora direttrice Palma Bucarelli. Il ricordo di lei, come di tutti gli amici, colleghi e personaggi che Carandente rievoca per noi, emerge in maniera lucidissima nei suoi racconti. Come nel caso di Cesare Brandi di cui ammira 'la mirabile lingua' e a cui e' legato per l'esperienza avuta nel campo del restauro (gli affreschi perduti della cappella Ovetari a Mantova di Mantegna). E, ricordando la mostra su Antonello da Messina del 1953, non manca l'occasione per scagliarsi contro la scarsa scientificita' delle mostre allestite ai giorni nostri. Ma il racconto non tralascia di rievocare, con orgogliio, l'avventura delle 'Sculture in citta', allestita a Spoleto su entusiastica richiesta del Direttore del Festival Giancarlo Menotti, nel 1962.La scultura contemporanea internazionale ha avuto in Carandente un promotore attento e appassionato, come sottolineato ( ........) , dalla scrittrice e storica d'arte Marisa Volpi e dallo storico dell'arte Marco Tonelli, autore di una storia della scultura da Donatello a Rodin. Dalle sculture di David Smith , esposte nel Teatro Romano di Spoleto, alla retrospettiva di Henry Moore al Forte Belvedere di Firenze nel 1972, per cui ha ricevuto, dalla regina Elisabetta, l'onorificenza di Commander dle British Empire; dalla mostra di MONDRIAN a Roma con Carlo Scarpa agli anni della Biennale di Venezia (1988-1992), dalla mostra sull'arte russa al Lingotto di Torino, alle amicizie con Calder, Chagall e altri artisti, per ogni occasione Carandente ha una rivelazione da offrire agli ascoltatori, un ricordo o un aneddoto che rende avvincente il racconto di oltre cinquanta anni di attivita' militante.

Marc Chagall opere varie da guardare ed ammirare

domenica 7 giugno 2009

Terremoto: Torna a Tremare La Terra All'Aquila, Scossa del 3.6 di magnitudo

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(ASCA) - L'Aquila, 7 giugno 2009 - Dopo giorni di relativa tranquillita', stasera all'Aquila e' tornata la paura. Una scossa di magnitudo 3.6 e' stata chiaramente avvertita dalla popolazione alle ore 21.21. I cittadini che avevano fatto rientro nelle case dichiarate agibili si sono riversati nelle strade o nei luoghi aperti. Epicentro nelle frazioni circostanti L'Aquila.


Friedrich Dürrenmatt

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“La nave per Delo era appena salpata, e solo al ritorno Socrate avrebbe dovuto prendere la cicuta. Ma quando questi, in prigione, ricevette da Platone il testo da pronunciare prima di morire, si rifiutò. Già gli toccava morire, perché mandare a memoria un altro discorso.
Che era mai la morte, esclamò Platone. Socrate sarebbe diventato immortale! Bastava che imparasse il discorso in modo corretto. Sarebbe entrato nella storia della letteratura, un’occasione unica”.
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da akatalēpsía, l'eccezionale Blog di Clelia Mazzini...


Edward Hopper - Wikipedia
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Quando la regola del tempo
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(La negazione non è possibile. Come l’affermazione. E’ assurdo anche dire che è assurdo, perché sarebbe come esprimere un giudizio di valore. Meglio dunque non eccepire, non esprimere nessuna opinione. Verrà il tempo per farlo, quando la regola del tempo disciplinerà ogni attimo che ora pare irremovibile).

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Risultati illustrati per hopper

Ho scelto Edwar Hopper per rappresentare Clelia Mazzini.

venerdì 5 giugno 2009

Umberto Saba - da Cose leggere e vaganti, 1920

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo,
e dell'estiva vesticciola: "Babbo
- mi disse - voglio uscire oggi con te".
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s'ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull'onde biancheggia, a quella scia
ch'esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.
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Mary Cassatt - Wikipedia

Alessandro Parronchi - Gatti

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Quando una volta libero dai lacci
d’un’esistenza troppo a lungo spintasi
queste ossa liberando in volo eterno
io ritrovi la pace, come vivere
un mondo senza quelle meraviglie
che a quando a quando allietarono in vita?
Così sedendo assorti nel respiro
scambievole di un universo amico
che sorpresa sentirsi accanto il pelo,
le fusa di uno, o tanti che ci amarono,
gatti, cari compagni avvicendatisi!
Non i soli, ma i più discreti, i soli
a salvare fresche oasi di silenzio
e di concentrazione.

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mercoledì 3 giugno 2009

Venanzio Reali - Terra mia Dolce che muori


Terra mia dolce che muori,

mite strazio d’abbrivi nei salici,

dolente paese a screpoli;

più lunghe le tue mani spirituali,

forse che sí forse che no, nel cuore.

Julien Dupré

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Agostino Venanzio Reali è nato il 27 agosto 1931 a Montetiffi (in località Ville di Montetiffi, a qualche chilometro da questa Abbazia) ed è morto a Bologna il 25 marzo 1994. Sacerdote cappuccino, artista e poeta, che solo post mortem si sta adeguatamente scoprendo, dal 1957 al 1962 si trasferisce a Roma per conseguire la licenza in teologia presso l’Università Gregoriana e quella in scienze bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico.
Sono anni intensi anche per la frequentazione di personalità del mondo letterario e artistico: Cardarelli, Govoni, Ungaretti, Pasolini, Caproni, Betocchi, Guttuso, Spagnoletti, De Luca… Tra il 1961 e il 1964 alcuni suoi componimenti erano apparsi sulle riviste «Fiera Letteraria», «Belmondo», «Persona»; e il poeta Giorgio Caproni aveva letto alla radio la poesia “Primaneve”.
Accanto al lavoro esegetico e teologico, padre Venanzio (questo il nome da religioso) si dedica alla formazione, all’insegnamento e al servizio di assistenza ai malati in ospedale; per alcuni anni assume la direzione della rivista «Messaggero Cappuccino»; dal 1981 al 1987 è Ministro Provinciale. Al lavoro poetico e artistico dedica presumibilmente le ore notturne.
Nel 1983 iniziano le pubblicazioni di poesia che in realtà coprono appena un decennio. Opera prima è la “trasposizione poetica” dall’originale ebraico del Cantico dei Cantici. Nel 1986 esce Musica, Anima, Silenzio. Velleità di un omaggio a Emily Dickinson; l’anno successivo Vetrate d’alabastro (confessioni e preghiere); del 1988 è Bozzetti per Creature (tre opere ristampate congiuntamente nel 2002 col titolo editoriale di Primaneve, Book editore). Postuma è l’antologia Nóstoi: il sentiero dei ritorni (Book editore 1995).
L’opera poetica ha registrato il consenso della critica ai livelli più alti (Alberto Bertoni, Marisa Bulgheroni, Graziella Corsinovi, Mario Luzi, Giovanni Pozzi, Ezio Raimondi, Enrica Salvaneschi).
Giovanni Pozzi conclude il suo saggio «Un’anomalia novecentesca: la lirica di Agostino Venanzio Reali» affermando che in lui «non solo l’esegeta e il poeta, ma anche il poeta e il cappuccino hanno trovato un anomalo accordo».
Testimonianze dello studio e della divulgazione di argomenti biblici, teologici e francescani sono raccolte nella pubblicazione Il pane del silenzio. Articoli dal 1975 al 1993 (Book editore 2004).
Voce significativa di questo nostro tempo, Agostino Venanzio Reali emerge come una delle figure più luminose della poesia e dell’arte italiana del Novecento.

.(http://www.comune.sogliano.fc.it/ilpaese/cultura/musei/venanzio_home.htm)

martedì 2 giugno 2009

Charles Baudelaire - Spleen

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Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
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Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;
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Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
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Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.
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- Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
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TRADUZIONE
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Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte, un giorno nero più triste della notte; quando la terra è trasformata in umida prigione dove la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala e picchiando la testa sui soffitti marci; quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti e senza patria, che si mettono a gemere ostinatamente. - E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima; vinta, la Speranza piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

Eugenio Montale - Meriggiare pallido e assorto


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Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

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Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
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Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
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E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.


domenica 31 maggio 2009

Charles Baudelaire... l'uomo e il mare

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Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!
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sabato 30 maggio 2009

Arthur Rimbaud, Alba

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J'ai embrassé l'aube d'été.Rien ne bougeait encore au front des palais. L'eau était morte. Les camps d'ombres ne quittaient pas la route du bois. J'ai marché, réveillant les haleines vives et tièdes, et les pierreries regardèrent, et les ailes se levèrent sans bruit.La première entreprise fut, dans le sentier déjà empli de frais et blêmes éclats, une fleur qui me dit son nom.Je ris au wasserfall blond qui s'échevela à travers les sapins: à la cime argentée je reconnus la déesse.Alors je levai un à un les voiles. Dans l'allée, en agitant les bras. Par la plaine, où je l'ai dénoncée au coq. A la grand'ville elle fuyait parmi les clochers et les dômes, et courant comme un mendiant sur les quais de marbre, je la chassais.En haut de la route, près d'un bois de lauriers, je l'ai entourée avec ses voiles amassés, et j'ai senti un peu son immense corps. L'aube et l'enfant tombèrent au bas du bois.Au réveil il était midi.

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Ho abbracciato l'alba d'estate.Niente si muoveva ancora nel fronte dei palazzi. L'acqua era morta. I campi d'ombra non lasciavano la strada dei boschi. Ho camminato, risvegliando gli aliti vivi e tiepidi, e le pietre guardarono, e le ali si alzarono senza rumore.La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e pallidi chiarori, un fiore che mi disse il suo nome.Risi al wasserfall biondo che si svincolò attraverso gli abeti: dalla cima argentata riconobbi la dea.Allora alzai uno ad uno i veli. Nel sentiero, agitando le braccia. Per la piana, dove l'ho denunciata al gallo. Nella città fuggiva tra i campanili e i duomi, e correndo come un mendicante sui sagrati di marmo, la cacciavo.In cima alla strada, vicino a un bosco di alloro, l'ho attorniata coi suoi veli ammassati, e ho sentito un po' il suo immenso corpo. L'alba e il bambino caddero giù dal bosco.Al risveglio era mezzodì.

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(Arthur Rimbaud)

Vittorio Sereni - La Spiaggia

Vincent van Gogh - Wikipedia
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Sono andati via tutti -
Blaterava la voce dentro il ricevitore.
E poi, saputa: - Non torneranno più -
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Ma oggi
Su questo tratto di spiaggia mai prima visitato
Quelle toppe solari... Segnali
Di loro che partiti non erano affatto?
E zitti quelli al tuo voltarti, come niente fosse.
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I morti non è quel che di giorno
In giorno va sprecato, ma quelle
Toppe di inesistenza, calce o cenere
Pronte a farsi movimento e luce.
Non
Dubitare, - m'investe della sua forza il mare -
Parleranno.

Umberto Saba

Antonio Donghi - Wikipedia
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La capra.
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d'erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

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Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
.In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

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(Umberto Saba - Wikipedia)


NOTE

1 parlato: con lo sguardo, come in un dialogo muto ma eloquente. 
5 uguale: monotono e continuato come un lamento. 
7 celia: gioco. 
9 “sentiva”: è forma arcaica per ‘sentivo’, ripetuta al v. 12. 
11 “semita”: ebraico, quasi ad affratellare visivamente il profilo della capra a quello tradizionale, con la barbetta appuntita, della sua gente. 
12 querelarsi: forma aulica per ‘dolersi’, in una muta protesta.

COMMENTO

In una lingua da lui definita “rasoterra”, cresciuta con semplicità quotidiana e con forza tranquilla al di fuori di tutte le scuole, ma seguendo quasi di nascosto le orme della più illustre tradizione lirica, uno dei maggiori poeti italiani del Novecento rivela - umilmente, fraternamente - la sua condivisione della sofferenza comune a tutto il creato: quello che più tardi sarà il montaliano “male di vivere”, affrontato con una costante, benché dolente, energia vitale. In questa composizione, tra le più note, pubblicata nel 1912, nel ‘dialogo’ con una capra umile e paziente, legata e belante sotto la pioggia, sottilissimi e solidissimi fili (rime e assonanze, parole quasi trasparenti nella loro leggerezza) legano endecasillabi e settenari al quinario finale, che al male accomuna la vita.
Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

venerdì 29 maggio 2009

Socrate ...Io non so e non penso nemmeno di sapere.

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Bene, una volta Cherofonte andò a Delfi e così si rivolse all’oracolo […], chiese all’oracolo se c’era qualcuno più sapiente di me. [ di Socrate] 
Così parlò la Pizia: ‘’ Nessuno è più sapiente di te’’….
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( Socrate si difende… dichiarando che nonostante i suoi accusatori abbiano parlato in modo pomposo e appariscente, non è detto che dicano la verità….utilizzando la propria ironia e l’arte della maieutica …. racconta di Cherofonte …. scopre il significato dell’oracolo: lui era sapiente perché si era reso conto di non sapere.)


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Vi ho raccontato la storia dell’oracolo, aggiunge Socrate, perché voglio che sappiate da dove è nata la calunnia. Vedendo il responso dell’oracolo pensai: ‘’che cosa dice mai il Dio? Che cosa si nasconde nelle sue parole? Perché io non sono cosciente di essere sapiente? Che cosa vuol dire l’oracolo definendomi sapientissimo? Tra l’altro non può mentire perché non è cosa lecita ad un Dio ‘’
Poi, e con fatica, cercai di capire che cosa avesse voluto dire . (…)
Andai così da uno che si dava arie di sapiente e dentro di me pensavo ‘’ Ora smentirò il vaticino mostrando all’oracolo che costui è più sapiente di me’  [ ... ] quando me ne fui andato, ragionando tra me stesso, pensai: ‘’Io sono più sapiente di quest’uomo in quanto nessuno di noi due sa niente di bello e di buono, ma lui crede di sapere e non sa mentre io non so e non penso nemmeno di sapere. Per questo piccolo dettaglio io sono più saggio di lui. Proprio perché non credo di sapere quello che non so’’


Poi andai dai politici (…. .) Dopo i politici andai dai poeti senza distinzioni di generi, sempre per vedere se fossero meno ignoranti di me. Lessi le loro opere, quelle che mi sembravano più importanti e ambiziose, per imparare da loro e poi chiesi che volessero dire i loro versi.
Cittadini, provo vergogna a dirvi la verità, eppure va detta . Chiunque sa molto di più e meglio sui temi che i poeti affrontano nelle loro opere. Conclusi che i poeti non scrivono poesie per sapienza ma per un loro talento naturale e per un dono divino, come fanno i profeti e i chiaroveggenti, i quali dicono molte cose e belle eppure non sanno niente di quello che dicono (…. ) inoltre mi accorsi che i poeti, in quanto poeti, pensavano di essere anche fuori dal loro campo uomini di grande sapienza senza che lo fossero. Così ho lasciato perdere. Per i poeti valgono le stesse conclusioni che valgono per i politici e, cioè, valgo più io.

mercoledì 27 maggio 2009

DESTINATARIO SCONOSCIUTO (VIII)



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Ho messo insieme alcuni post . E' una lettera iniziata e mai completata… pensieri che vanno, tornano, rimbalzano nella mente in cerca di riposo.
Nulla di letterario, direi ma una bozza da rivedere… proseguire. Un racconto...
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.........Alle 3,35 di lunedì 6 aprile ho pianto..
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Stamani sono andato dal chirurgo che collabora con il primario che mi ha operato. Bisognava che mi visitasse per verificare il drenaggio delle ferite, medicare e togliere i punti..Eravamo d’accordo per incontrarci di primo mattino… Ho deposto il giaccone, tolto la tuta per poi adagiarmi sul lettino della medicheria. Ho atteso ... un tempo breve ma interminabile. Il primario e i suoi assistenti erano in visita..Nel silenzio della stanza la mente è corsa veloce agli eventi che in rapida successione hanno messo in crisi il presente, ristretto l’orizzonte futuro e non so poi. C’è sempre un poi da interpretare, analizzare, comprendere … un succedersi di giorni che vorresti felici.Un poi che improvvisamente s’incarta e diventa oscuro, precario, difficile. Osservo il mio corpo provato dalla malattia. Lo ricordo forte, perfetto… veloce nella corsa, agile, infaticabile. Mi ha servito bene. Ora ha bisogno di cure, amore.Luciano, il Primario, ha fatto un buon lavoro ma i controlli non sono terminati… bisogna attendere ….. .Conosco Luciano dai tempi del collegio . Era il migliore della classe insieme a Giulio. Io eccellevo negli sport. Amavo il calcio, la pallavolo, il ping-pong ….Ero il più veloce nella corsa e nelle prove di resistenza. Saltavo un metro, senza fatica, da fermo e a piedi uniti . Salivo sulla corda senza utilizzare i piedi, con le sole mani… e discendevo veloce.Nelle materie artistiche, come negli sport, ero di gran lunga il migliore. Nelle ore di studio, scrivevo poesie e leggevo Joyce, Quasimodo, Ungaretti. Amavo i poeti.Ero Ulisse, l’eroe di Omero …. Immaginavo un divenire difficile, di lotta per raggiungere la terra amica, la casa dell’infanzia: il desiderio di un orfano che viveva la solitudine del futuro.
‘’Come va?’’
‘’Bene’’ …. ‘’ ne ha fatta di strada!’’
‘’Chi?’’
‘’Il Primario !’’
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***
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‘’L’inverno’’, racconta Dante, l’ amico svizzero, ‘’è alle spalle’’.
‘’ Di neve quest’anno ne è caduta assai sulle nostre montagne’’… aggiunge, ed io ripenso la stagione giovane dei miei anni, …. l’emozione e lo stupore vissuto davanti al paesaggio montano di Maienfeld e di Davos… la dolce e irripetibile solitudine de ‘’La montagna incantata’’ di Thomas Mann … lo straordinario viaggio della vita
’’ Ma è così che l’inverno deve essere’’. Dice Dante,‘’ non quei giorni tiepidi e strani, quella nebbiolina, quel velo di fuliggine che persiste anche quando il cielo è sereno, indizi di un ambiente malato. ‘’
‘’No,…c’è stato un freddo pungente, con i passi che scricchiolano come su un velluto gelato, vapore ad ogni parola. Così deve essere l’inverno’’. .
Ora è primavera e presto sarà estate, calda.
E’ la vita che riprende, è il nuovo orizzonte che intravvedo davanti.. la sensazione di sentire vicine le persone care, gli amici anche lontani.
È la vita che riprende e l’agenda torna a riempirsi.
Domani, dopodomani… c’è molto da fare..
Di neve ne è caduta assai anche sul’Appennino … ed ora è Pasqua, è tempo di risurrezione .
La vita riprende nella speranza e così deve essere nonostante i lutti, la devastazione, l’incertezza del futuro per tanti nostri connazionali
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Museo Nazionale d'Abruzzo - Il Castello

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Alle 3.32 di lunedì 6 aprile mi sveglio… E’ la casa che trema; un rumore che cresce, che diventa via, via più forte. Il solaio ondeggia, scricchiola, i vetri delle finestre tremano … Scendo dal letto ... il pavimento sfugge,....Afferro i vestiti e cerco di raggiungere la porta... non si apre.‘’Il Terremoto !’’ esclamo .... ‘’ancora !”, penso ‘’ è ondulatorio’’…somiglia alla scossa notturna del 1997 ….’’l’epicentro è lontano, forse’’ ….non è locale .Cresce di intensità e devo attendere, sperare e finalmente rallenta, si esaurisce . Realizzo il disastro che c'è stato, da qualche parte, come nel 1997. Richiamo alla mente l'esperienza, il racconto di altri eventi..
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Alle 3,35 di lunedì 6 aprile ho pianto..
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Questo sisma ricorda lo sciame che ebbe il suo culmine alle ore 18 del 2 febbraio del 1703 quando una scossa di X grado con epicentro l'Aquila provocò, in Abruzzo, 7694 morti e numerosi feriti. (dagli annali)
Raggiunse l’ Umbria con grande violenza.
Nella città in cui vivo non fece vittime ma furono ingenti i danni.
In cattedrale, alle 18.00 di quel giorno lontano, si stava celebrando il rito della Candelora….
Un fuggi, fuggi generale, disordinato … il Vescovo, i canonici, i sacerdoti con indosso i paramenti che scappano dalla chiesa insieme ai fedeli.
Che scena ! … immagino io che scappo in piazza Duomo, e si che scappo, inseguito dal Vescovo e dalla curia al completo.
Le repliche durarono alcuni mesi. Le abitazioni danneggiate dal sisma vennero puntellate con travi di sostegno ma in aprile una nuova scossa provocò feriti e ulteriori danni agli edifici. Cadde la chiesa degli Agostiniani. Era il 9 aprile, lunedì dell’Angelo, lunedì di Pasqua..
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C'è una grande vicinanza tra gli eventi sismici che colpiscono l'Abruzzo e questa mia terra. Vicinanza culturale, di sentimenti e, del resto, dalla cima del Monte Vettore si vedono il Gran Sasso e il massiccio della Maiella. La città de l' Aquila è lì, da qualche parte....prima dell'orizzonte.

Museo Nazionale d'Abruzzo - Il Castello

BALZAC Y LA JOVEN COSTURERA CHINA

Dal bellissimo blog di MAFI (Abre en la página... ¡Vamos a leer!) prendo spunto per segnalare il libro dell'autore cinese Dai Sijie - Fujian, (1954 -).



FANG: il pittore della Città Proibita

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Due adolescenti cinesi, figli di intellettuali e quindi pericolosi per il regime di Mao vengono esiliati in un villaggio sperduto tra le montagne al confine con il Tibet
L’esilio dalle proprie radici è duro e senza prospettive quando, casualmente, trovano una valigia piena di libri occidentali. Opere letterarie che il regime considera illegali.
Si appassionano alla lettura e un mondo nuovo, che non conoscevano si apre davanti… un mondo pieno di poesia, di sentimenti e di passioni sconosciute, … scoprono Balzac.
Il libro autobiografico di DAI SIJIE, oltre ad essere una preziosa testimonianza storica è anche un commosso omaggio alla potenza della parola scritta e all’innato ed insopprimibile desiderio di libertà.

domenica 24 maggio 2009

Kostantin Kavafis - Turbamento

Artemisia Gentileschi - Wikipedia

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L'anima mia nel mezzo della notte

è paralizzata e confusa.

Fuori, fuori di lei si compie la sua vita.

E attende la favolosa aurora.

E anch'io dentro di lei, con lei,

attendo, m'annoio, mi consumo.


Gentileschi...Susanna e i Vecchioni, 1610, collezione Schönborn, Pommersfelden
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Artemisia Gentileschi
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Pittrice (Roma 1593-Napoli ca. 1652), figlia di Orazio Gentileschi, pittore caravaggesco di cui fu allieva. Sin da piccola si rivela l'unica, tra i figli di Orazio, a essere dotata di talento: già nel 1609 esprime la sua abilità ritraendo l'amica Tuzia insieme al figlio. Assunse ben presto una fisionomia definita, assai lontana dai modi raffinati di Orazio, e sempre legata alle opere di Caravaggio e di Vouet, ai temi cruenti della Giuditta e Oloferne, legati forse all’abuso da lei subito (1611) ad opera dell’amico e collega del padre, Agostino Tassi: nel 1612 ha inizio il processo per stupro ad esso relativo, che terminerà dopo cinque mesi con una lieve condanna per il pittore suddetto; Artemisia subì l'umiliazione di plurime visite ginecologiche pubbliche, venne torturata, ma non ritrattò la sua deposizione che non venne mai accettata. Un mese dopo la fine del processo Artemisia, insieme al marito Pietro Antonio di Vincenzo Stiattesi, sposato nel novembre del 1612, si trasferì a Firenze, dove venne introdotta alla corte del granduca Cosimo II. Il successo fu immediato: Artemisia iniziò a ottenere lavori su commissione. Di questo periodo fiorentino, che fu tra i più felici della carriera della pittrice, resta come testimonianza topica la Giuditta e Oloferne degli Uffizi. Con i figli, Gentileschi, ritornò a Roma, ma tra il 1625 e il 1630 fu quasi sicuramente a Venezia; nel 1630 visse a Napoli, mentre nel 1637 giunse alla corte di Carlo I d'Inghilterra. Dopo la morte del padre Orazio, avvenuta nel 1639, tornò nella città partenopea, dove rimase poi per sempre. Non si conosce la data precisa della sua morte. Di questi anni restano opere con forti caratteri luministici, tele per la cattedrale di Pozzuoli, e altre inviate per tutta Europa.

venerdì 22 maggio 2009

ULISSE di Joyce


La stesura dell' ''Ulisse''
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Quando nel giugno del 1915 Joyce fu costretto dalla guerra a trasferirsi con la famiglia da Trieste a Zurigo, egli aveva completato soltanto il primo episodio, ‘’Telemaco’’ ; ne fa fede l’ultima cartolina spedita il 16 giugno da Trieste al fratello Stanislaus internato in Austria come cittadino di paese nemico. Scritta in tedesco, la cartolina annuncia : ‘’Ho scritto qualcosa. Il primo episodio del mio nuovo romanzo Ulisse è scritto. La prima parte, la Telemachia, si compone di quattro episodi; la seconda di quindici, cioè le peregrinazioni di Ulisse; e la terza, il ritorno di Ulisse, di altri tre episodi’’.
Il numero degli episodi, come si vede, è tutt’altro che definitivo. Con il primo di essi Joyce portava a Zurigo il manoscritto ancora incompiuto di Esuli, che fu completato nel settembre di quell’anno; quanto al romanzo, Joyce si limitò ancora per molti mesi ad accumulare materiali in forma di appunti disordinati che avrebbe poi distribuito nei vari episodi, e solo quando fu chiara la prospettiva della pubblicazione di Ulisse a puntate nella ‘’ Little Rewiew’’ di New York, egli si mise sistematicamente al lavoro per la stesura definitiva del libro, lavoro che può essere seguito attraverso le testimonianze del suo epistolario.
Nell’ottobre del 1916 aveva ‘’ quasi completato’’ i primi tre episodi e abbozzato pagine delle parti centrale e finale del libro; ma anche quei primi tre episodi furono messi ‘’in bella copia’’ soltanto fra il novembre 1917 e il gennaio 1918. Nel febbraio 1918 completò il quarto episodio, nell’aprile il quinto, nel giugno il sesto e per la fine dell’anno aveva pronti gli altri fino al nono. Si trattava, quanto a numero di episodi , della prima metà dell’Ulisse; ma i nove episodi successivi saranno assai più lunghi e complessi, tanto da occupare nella versione definitiva un numero di pagine pari a più del doppio di quelle della prima ‘’metà’’.
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da Guida alla lettura di Giorgio Melchiori e Giulio De Angelis ( l'Ulisse tradotto)
Mondadori editore

martedì 19 maggio 2009

DESTINATARIO SCONOSCIUTO VII

E' un periodo strano, questo. I giovani, un'intera generazione rischia di non incontrare il lavoro, le fabbriche chiudono e aumenta la cassa integrazione, molte famiglie non arrivano alla fine del mese.... la crisi ... il terremoto de L’Aquila... e nel Club dei ...…. ‘’ Cicerone e i suoi’’ attaccano Catilina.
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‘’Fino a che punto, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua pazzia si farà beffe di noi? A che limiti si spingerà una temerarietà che ha rotto i freni? Non ti hanno turbato il presidio notturno sul Palatino, le ronde che vigilano in città, la paura della gente, l’accorrere di tutti gli onesti, il riunirsi del Senato in questo luogo sorvegliatissimo, l’espressione, il volto dei presenti
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In verità ricordo Cicerone che dice: O Catilina, Catilina risparmiaci le tue sentenze.
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Ero a Dumenza, una località prossima a Luino, in casa di un’amica, una giovane donna ed eravamo entrambi giovani… una fattoria isolata dal paese con tanto di mucche al pascolo tra la casa e il bosco. C’era la madre che osservava, che controllava preoccupata lo sconosciuto che sua figlia aveva portato in casa.
Lei, una biondina graziosa e dolce come il miele frequentava l’ultimo anno dell’Istituto magistrale …
Stavamo discutendo e , forse per dimostrare la conoscenza dei classici mi disse ‘’ O Catilina, Catilina…..’’ Un sorriso luminoso… la gioia stampata sul volto troppo bello per recitare la prima Catilinaria di Cicerone.
Da allora tutte le volte che qualcuno mi attacca cercando di mettermi in difficoltà ricordo Gianna che dice ‘’ O Catilina, Catilina risparmiaci le tue sentenze’’.
Era dolce Gianna, dolce come il miele. Penso che sarebbe stata una sposa perfetta ma io non pensavo al matrimonio. .. poi sono rientrato in Umbria
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E’ con in mente il ricordo di un pomeriggio passato in armonia in una casa tra i monti e i laghi, a un passo del confine con la Svizzera che ho vissuto i commenti alla poesia ‘’ Centro di identificazione ed espulsione’’.

sabato 16 maggio 2009


Il meglio del nostro paese raccontato

EPICURO - Lettera sulla felicità

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Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.
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Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza.
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