mercoledì 17 giugno 2009

Gianni Grillo... un poeta contemporaneo


GIULIETTA.

Non appena imboccata la strada in terra battuta
Giulietta rallenta; i sassi sparano sotto le gomme
ed alle spalle s’innalza una nuvolaglia di polvere.
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Suonano le trombe allarmando un ciclista che
rischia di rovesciarsi, e di cadere dentro la roggia
Un bimbo si affaccia curioso sull’aia della cascina,
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galline starnazzanti tentano spaurite di alzare il volo,
un paio di cani randagi, abbaiando in coro, si gettano
all’inseguimento della vettura. Lei mi siede accanto
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e, impertinente, mi sorride con espressione infantile.
Ride, di una risata piena e sonora, da donna grande
ed io ne resto ammaliato, ferito, dal primo istante
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in cui l’ho vista: mentre colgo il silenzioso piacere
di scambiarci promesse guardandoci negli occhi,
come fosse l’automobile la nostra alcova d’amore.
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(Gianni Grillo)

Il mio commento alla poesia 



Immagini, parole, poesia… c’è tutto.

Una nuvola di polvere si avvicina seguendo le curve della strada. Si avvicina accompagnata da un rumore assordante che non aveva mai sentito.

Un borbottio sordo, metallico, esce dalla nuvola insieme al muso di una vettura simile ad un’ ape. Mai aveva visto una vettura tanto potente… Nulla a che vedere con il furgoncino del padre.

‘’Papà, papà,… vieni, ….una macchina !…una macchina!!! ‘’

‘’E’ una Giulietta Spider’’ disse il padre

L’aveva sognata quella macchina , 4 cilindri … 1290 cmc, 50 cavalli di potenza , cambio manuale a 4 marce.

Veniva verso di loro ad una velocità inaudita. Che ci fa una macchina in questo deserto di case…

Corre verso il nulla inseguita dall’abbaiare dei cani.. ..una nuvola, una nuvola di polvere che si allontana, raggiunge la curva a gomito e scompare.

Immagini, parole, poesia… c’è tutto.

A mio avviso, per comprendere la poesia bisogna percorrere le tue strade ( i pensieri), il succedersi delle situazioni, il rumore delle gomme sullo sterrato, la nuvola di polvere, le galline che starnazzano, l’abbaiare dei cani, l’incauto ciclista, il bambino curioso e quindi lei... bella e dolce come il miele...

Immagini, parole… … E scopri che la poesia fluisce viva.

Lentamente segue il racconto … Esce dalla polvere degli anni come un dono che sgorga inaspettato…

Bisogna risalire alle sorgenti per alimentarsene.

Bisogna trovare la mappa dei pensieri che, adagiati in angoli di memoria riemergono come preziosa acqua di sorgente.

''Ogni poeta è critico di se stesso perché alle sorgenti si incontra con i predecessori, '' lungamente studiati , appassionatamente coltivati, in una sola parola :  ''amati’’…

Sono venuto a trovarti, Gianni  e alla sorgente della tua poesia ho cercato i tuoi predecessori…

Ho indagato il reticolo dei rimandi , gli echi, le colleganze che fanno la tua educazione alla poesia, gli esiti personali da te raggiunti , … il cammino che hai intrapreso : ombre e lontananze soffuse di una malinconia nostalgica, si direbbe, nonostante l’ironia.

  Non posso entrare (oltre) nel testo,  - non sono un critico letterario ma uno che ama la Parola -  posso però aggiungere che in molte pagine di Pratolini, di Baricco e di altri ancora c’è tanta, tanta poesia.

La poesia raccontata, forse, è la più difficile e bella


 Giovenale Nino Sassi








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martedì 16 giugno 2009

Da Rembrandt a Vermeer. Valori civili nella pittura fiamminga e olandese del ‘600

Dopo la mostra di Sebastiano del Piombo e la retrospettiva dedicata al talento di Vincent van Gogh, nelle sale del Vittoriano, a Roma, si è tenuta un’altra esposizione di spessore artistico e culturale.
Al Museo del Corso , per la prima volta in Italia è stato possibile ammirare una ricca e accurata selezione di opere appartenenti alla Gemäldegalerie di Berlino , la più importante collezione al mondo di dipinti fiamminghi e olandesi del XVII secolo. La rassegna, significativa già nel titolo “Da Rembrandt a Jan Vermeer, . Valori civili nella pittura fiamminga e olandese del ‘600″, ha proposto ben 55 capolavori appartenenti al Secolo d’Oro, il periodo d’estrema prosperità economica, culturale, artistica, politica e religiosa che l’Olanda conobbe mentre tutta l’Europa era in declino.


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Furono in particolare i cambiamenti religiosi e politici vissuti dai Paesi Bassi nel XVII secolo, a modificare profondamente la produzione artistica dell’epoca. La crescente penetrazione dei princìpi della Riforma protestante causò la fine della grandi commissioni per gli edifici di culto e la frattura tra artisti e committenti fu inevitabile: i dipinti non saranno più legati al potere o alla religione ma dovranno soddisfare il gusto popolare ed esserne espressione diretta.
La ricchezza derivante dal commercio marittimo trasformò i nuovi borghesi nei nuovi clienti degli artisti. Scoprendo che i dipinti sono simbolo di potere e ricchezza, emblemi da collezionare e ostentare nelle case, la classe sociale emergente inserì i propri valori nelle opere d’arte di quel periodo; ecco, quindi, lo sviluppo della pittura d’interni e la nascita dei ritratti di gruppo dove i personaggi vengono rappresentati nello svolgimento di attività quotidiane e in un ambiente che, per la prima volta, diventa quello chiuso del focolare domestico.
Impossibile, quindi, non pensare alla minuzia dei particolari e alla limpidezza della pittura di Jan Vermeer, ospite in questa mostra con la celeberrima “Ragazza col filo di perle“, o a “Il cambiavalute” di Rembrandt, uno dei più grandi maestri della scuola fiamminga.

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Scene ed oggetti di uso quotidiano assumono una dignità di cui erano stati precedentemente privati e rimandano a significati nascosti e ad ammonimenti morali. Non bisogna dimenticare che in quel periodo lo spirito della Riforma protestante spirava con vigore sempre maggiore sui Paesi Bassi, facendo sì che l’arte fiamminga e olandese sviluppasse una tematica che la rese unica e profondamente diversa dalla pittura trionfalistica che caratterizzava nello stesso periodo la Spagna, la Francia e la stessa Italia.
Dipinti raffiguranti temi storici e nature morte
si affiancano a paesaggi realizzati in tele sempre più piccole per favorirne il trasporto e la compravendita. Tra i capolavori esposti, “Paesaggio con l’impiccato” di Pieter Paul Rubens , “La madre” e “La pesatrice d’oro” di Pieter de Hooch , insieme con Vermeer il più rappresentativo artista d’interni, “Ritratto di gentildonna genovese” bellissima tela di Antoon van Dyck discepolo preferito di Rubes e molto amato e ricercato dalle famiglie nobili di tutta Europa.

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domenica 14 giugno 2009

Dino Campana ... da varie e frammenti.


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Barche amorrate
...
Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l'onda che ammorza
Ne l'onda volubile smorza...
Ne l'ultimo schianto crudele...
Le vele le vele le vele
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sabato 13 giugno 2009

Narcís Comadira - Antologia della poesia spagnola (castigliana, catalana, galega, basca)

Salvador Dali
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IO

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Son maschio e di Girona.
Media altezza.
Castano, occhietti da triste moccioso.
Un po’ romantico, affare gravoso
nei tempi nostri. Lo so con certezza.
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Mozart più d’ogni altro m’ha stregato;
Josep Carner, in versi catalani.
Credo in amore, cibo se affamato,
gioie carnali, che morrò un domani.
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E se alle volte ho il tempo di far versi
e riunisco vocaboli dispersi
non lo faccio pensando a ultimi fini:
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non voglio far carriera di poeta.
Letteratissimo dall’A alla Z
in lingua scura e piccoli confini!
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Salvador Espriu (Santa Coloma de Farners, 1913 – Barcelona, 1985)


Pablo Picasso - Wikipedia

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Oh, quanto sono stanco della codarda,
antica, così selvaggia terra mia,
e come vorrei andarmene,
diretto al Nord,
dove la gente si dice è netta, nobile,
colta, libera e ricca,
desta e felice!
Allora, nella congrega, direbbero i fratelli
disapprovando: «Come l’uccello che lascia il nido,
così dell’uomo che il posto suo abbandona»,
e io, lontano, me la riderei
di quella legge e della saggezza antica
di questa mia arida gente.
Ma mai s’avvererà questo mio sogno
e qui io resterò fino alla morte.
Perché molto selvatico e codardo
sono pur io e amo inoltre
con pena disperata
questa mia patria povera,
sudicia, triste e sventurata.
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Poesia catalana del novecento

la poesia...

Giochi


La poesia ?
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La parola poetica, per molti, rappresenta una modalità conoscitiva privilegiata, complementare e necessaria alla ricerca di se o alla comprensione del mondo in cui viviamo.
Segna i passi, raccoglie le distanze e le racconta.
In alcuni, la ricerca poetica porta i segni di una continua spoliazione sino alla nudità estrema mentre per altri l’effervescenza creativa delle metafore scopre e rinnova simboli già acquisiti all’uso da immettere, ex novo, nel circuito letterario.
Altri sono alla ricerca continua di un dialogo ….. ininterrotto e intenso ….. con gli autori antichi e moderni, poeti o artisti realizzando una sorta di polifonia entro la quale il lavoro (la ricerca) artistico a latere agisce come impulso poetico. Un tentativo di arte totale. Forse ….
C’è poi chi, io probabilmente tra questi , scrive e basta, felice di farlo e non pretende altro cioè non cerca il consenso della critica e non pensa di arrivare a livelli più elevati.
(Non entra nella ‘’commercializzazione delle parole ‘’ …non mercanteggia l’essere, se lo è, poeta)Scrive, ed io lo sono quando mi riesce, felice di farlo, per vivere e comunicare. E vivere è amare.
C’è chi, io tra questi, ‘’ legge il grande libro del creato facendo memoria della terra dell’origine cui il cuore aspira tornare ‘’. Dio è buono !
C’è poi chi ….Non comprende l’atto poetico perché è troppo ‘’giovane’’ e quindi incapace di scendere nel vissuto e nella ricerca dell’altro o troppo ‘’vecchio’’ (vecchio dentro) per comprendere i percorsi che l’arte e la ricerca artistica inevitabilmente comportano.
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La vita ?
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la vita … è fatta di porte che si aprono, che si chiudono; di paesaggi che scorrono a volte montuosi altre volte pianeggianti.
Fare poesia è raccontare l’orizzonte dei passi che si succedono … che investono ogni aspetto dell’esistenza: la gioia e il dolore, la commozione, la preghiera, i momenti di angoscia, di solitudine esistenziale, il deserto interiore, la stanchezza del vivere: la speranza !
Vivere la poesia significa … che continuiamo ad esistere, che continuiamo a soffrire ed amare. Soprattutto amare .
Se siamo nel deserto (della poesia e quindi della vita) lottiamo per uscirne.
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venerdì 12 giugno 2009

Sandro Penna


Ero per la città, fra le viuzze
dell'amato sobborgo. E m'imbattevo
in cari visi sconosciuti... E poi,
nella portineria dov'ero andato
a cercare una camera, ho trovato...
Ho trovato una cosa gentile.
La madre mi parlava dell'affitto.
lo ero ad altra riva. Il mio alloggio
era ormai in paradiso. Il paradiso
altissimo e confuso, che ci porta
a bere la cicuta...
Ma torniamo
alla portineria, a quei sinceri
modi dell'una, a quel vivo rossore...
Ma supremo fra tutto era l'odore
casto e gentile della povertà.
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***.

Mi perdo nel quartiere popolare
tanto animato se la sera è prossima.
Sono fra gli uomini da me così
lontani: agli occhi miei meravigliosi
uomini: vivi e chiari, non valori
segnati. E tutti uguali e ignoti e nuovi.
In un angolo buio prendo il posto
che mi ha lasciato un operaio accorso
(appena in tempo) un autobus fuggente.
lo non gli ho visto il viso ma i suoi modi
svelti ho nel cuore adesso. E mi rimane
(di lui anonimo, a me dalla vita
preso) in quell'angolo buio un suo onesto
odore di animale, come il mio.
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Antonio Machado - Nuda è la terra, e l'anima

Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
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Amaro camminare, perchè pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,
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e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza...Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
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sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...
Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
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giovedì 11 giugno 2009

Jacques Prevert

Per te amore mio
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Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato degli uccelli
Per te amore mio.
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato dei fiori
Per te amore mio.
Sono andato al mercato dei rottami
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te amore mio.
Poi sono andato al mercato degli schiavi
E ti ho cercata
Ma senza trovarti amore mio.
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Il giardino
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Mille anni e poi mille
Non possono bastare
Per dire
La microeternità
Di quando m'hai baciato
Di quando t'ho baciata
Un mattino nella luce dell'inverno
Al Parc Montsouris a Parigi
A Parigi
Sulla terra
Sulla terra che è un astro.
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La dama di URUK .... Museo virtuale

Arte Babilonese
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Caravaggio segnala un bellissimo sito che s'apre con la la testa della dama di Uruk.
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6 0re di interessante navigazione.
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Arte antica Grecia
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mercoledì 10 giugno 2009

Akatalepsia - Dalla parte del silenzio...L'inchiostro dell'amore....Vladimir V. Majakovskij

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Mi dicesti: “Non mi è rimasto che il tempo, dove sono bruciati tutti i miei amori”.
Era un punto solo, appena, ma bastava per rompere gli specchi, per elargirti un futuro che non avevi, che non volevi. Azzurri, gli occhi, e azzurro anche il cuore, ma le tue ciglia erano una barriera insormontabile, uno sbarramento fitto di sentimenti e ragioni, utile - forse - a preservare il tuo io, da quel silenzio profondo a cui stavi andando incontro.
“Perdonami” e con una sola mano risolvesti un enigma vecchio di secoli.
Li ho ricordati dopo così tanto tempo, e dopo un repentino risveglio, quello sguardo e quella mano che accompagnarono il tuo viaggio, il tuo coraggio.
“Voglio che tu sappia…” mi dicesti poi con la voce di un vecchio giovane, con la modulazione del pazzo che sa bene cosa dice.
Ma le tue parole si ruppero sul frangivento del destino.
E lì rimasero, appese, come la sera che stava per arrivare, sola, in un cuneo di vento.
Uscii sfinita ma contenta, in fondo la vita mi aveva passato il tuo testimone, tutto tempestato di sogni, pronto a restituirmi di te ogni profumo, ogni gesto, ogni più utile persuasione.
E queste, in fondo, sono le tue parole, sulle quali io ho versato soltanto l’inchiostro dell’amore.
°…dove io non ricevo alcun restoin vita spicciola dall’esistenza,ma segno solo ciò che spendo,e spendo,tutto quello che conosco.
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Vladimir V. Majakovskij
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Ripreso da ....akatalepsia..... il blog di Clelia Mazzini
Il blog che leggo con maggiore piacere.

Nei suoi post è facile ritrovare pensieri profondi ed emozioni che raramente si riscontrano altrove.

Cesare Pavese – "Notturno"

Jean Renoir - Wikipedia
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La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s'inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.
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La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi più puro.
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Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.
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Risultati illustrati per renoir

lunedì 8 giugno 2009

Giovanni Carandente - Lutto in città



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(ANSA) - ROMA, 8 GIU - E' morto oggi a Roma, a 88 anni, lo storico e critico dell'arte Giovanni Carandente. Era nato a Roma il 30 agosto 1920. Lo hanno reso noto la famiglia e Giorgio Flamini, assessore alla cultura del Comune di Spoleto, citta' alla quale Carandente era molto legato e alla quale aveva dedicato una parte della sua attivita' di studioso e di creatore di mostre. Il funerale si svolgera' domani nel Duomo di Spoleto, alle 16.30.


ANTONELLO DA MESSINA
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LUTTO CITTADINO E BANDIERE A MEZZ’ASTA PER LA MORTE DI GIOVANNI CARANDENTE

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Il sindaco Massimo Brunini ha proclamato il lutto cittadino per la morte del Prof. Giovanni Carandente per la giornata del 9 giugno 2009, dalle ore 12.30 alle 18.30, disponendo l’allestimento della camera ardente presso la Galleria Civica d’Arte Moderna in Palazzo Collicola.Alla cerimonia funebre, che si terrà in Duomo alle ore 16.30, parteciperà una delegazione del Comune di Spoleto con il gonfalone comunale.Per tutta la giornata del 9 giugno, giorno delle esequie funebri, saranno esposte le bandiere (europea, nazionale e comunale) a mezz’asta o abbrunate sugli edifici comunali e, dalle 12.30 alle 18.30 saranno sospese tutte le manifestazioni ricreative aperte al pubblico, organizzate e patrocinate dal Comune.
Si invitano tutti i cittadini e le organizzazioni sociali e culturali della Città ad esprimere, in forme decise autonomamente, il dolore e l’abbraccio dell’intera Spoleto e tutte le aziende del territorio a partecipare, anche esponendo in forma libera segni di adesione al lutto cittadino, al dolore della scomparsa del Professore.



Umberto Boccioni - Wikipedia
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Tra i protagonisti della scena artistica italiana del dopoguerra lo storico e critico d'arte Giovanni Carandente inizia la sua attivita' professionale nella seconda meta' degli anni quaranta, forte di una formazione illuminata dall'insegnamento di figure come il medievalista Pietro Toesca e lo storico dell'arte Lionello Venturi. Quest'ultimo, assieme allo 'storicista' Mario Salmi, sono le personalita' dalle quali apprende il metodo di ricerca che, ancora giovane, lo conduce prima alla Soprintendenza di Cosenza poi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma dove lavora, per anni, a fianco della allora direttrice Palma Bucarelli. Il ricordo di lei, come di tutti gli amici, colleghi e personaggi che Carandente rievoca per noi, emerge in maniera lucidissima nei suoi racconti. Come nel caso di Cesare Brandi di cui ammira 'la mirabile lingua' e a cui e' legato per l'esperienza avuta nel campo del restauro (gli affreschi perduti della cappella Ovetari a Mantova di Mantegna). E, ricordando la mostra su Antonello da Messina del 1953, non manca l'occasione per scagliarsi contro la scarsa scientificita' delle mostre allestite ai giorni nostri. Ma il racconto non tralascia di rievocare, con orgogliio, l'avventura delle 'Sculture in citta', allestita a Spoleto su entusiastica richiesta del Direttore del Festival Giancarlo Menotti, nel 1962.La scultura contemporanea internazionale ha avuto in Carandente un promotore attento e appassionato, come sottolineato ( ........) , dalla scrittrice e storica d'arte Marisa Volpi e dallo storico dell'arte Marco Tonelli, autore di una storia della scultura da Donatello a Rodin. Dalle sculture di David Smith , esposte nel Teatro Romano di Spoleto, alla retrospettiva di Henry Moore al Forte Belvedere di Firenze nel 1972, per cui ha ricevuto, dalla regina Elisabetta, l'onorificenza di Commander dle British Empire; dalla mostra di MONDRIAN a Roma con Carlo Scarpa agli anni della Biennale di Venezia (1988-1992), dalla mostra sull'arte russa al Lingotto di Torino, alle amicizie con Calder, Chagall e altri artisti, per ogni occasione Carandente ha una rivelazione da offrire agli ascoltatori, un ricordo o un aneddoto che rende avvincente il racconto di oltre cinquanta anni di attivita' militante.

Marc Chagall opere varie da guardare ed ammirare

domenica 7 giugno 2009

Terremoto: Torna a Tremare La Terra All'Aquila, Scossa del 3.6 di magnitudo

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(ASCA) - L'Aquila, 7 giugno 2009 - Dopo giorni di relativa tranquillita', stasera all'Aquila e' tornata la paura. Una scossa di magnitudo 3.6 e' stata chiaramente avvertita dalla popolazione alle ore 21.21. I cittadini che avevano fatto rientro nelle case dichiarate agibili si sono riversati nelle strade o nei luoghi aperti. Epicentro nelle frazioni circostanti L'Aquila.


Friedrich Dürrenmatt

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“La nave per Delo era appena salpata, e solo al ritorno Socrate avrebbe dovuto prendere la cicuta. Ma quando questi, in prigione, ricevette da Platone il testo da pronunciare prima di morire, si rifiutò. Già gli toccava morire, perché mandare a memoria un altro discorso.
Che era mai la morte, esclamò Platone. Socrate sarebbe diventato immortale! Bastava che imparasse il discorso in modo corretto. Sarebbe entrato nella storia della letteratura, un’occasione unica”.
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da akatalēpsía, l'eccezionale Blog di Clelia Mazzini...


Edward Hopper - Wikipedia
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Quando la regola del tempo
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(La negazione non è possibile. Come l’affermazione. E’ assurdo anche dire che è assurdo, perché sarebbe come esprimere un giudizio di valore. Meglio dunque non eccepire, non esprimere nessuna opinione. Verrà il tempo per farlo, quando la regola del tempo disciplinerà ogni attimo che ora pare irremovibile).

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Risultati illustrati per hopper

Ho scelto Edwar Hopper per rappresentare Clelia Mazzini.

venerdì 5 giugno 2009

Umberto Saba - da Cose leggere e vaganti, 1920

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo,
e dell'estiva vesticciola: "Babbo
- mi disse - voglio uscire oggi con te".
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s'ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull'onde biancheggia, a quella scia
ch'esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.
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Mary Cassatt - Wikipedia

Alessandro Parronchi - Gatti

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Quando una volta libero dai lacci
d’un’esistenza troppo a lungo spintasi
queste ossa liberando in volo eterno
io ritrovi la pace, come vivere
un mondo senza quelle meraviglie
che a quando a quando allietarono in vita?
Così sedendo assorti nel respiro
scambievole di un universo amico
che sorpresa sentirsi accanto il pelo,
le fusa di uno, o tanti che ci amarono,
gatti, cari compagni avvicendatisi!
Non i soli, ma i più discreti, i soli
a salvare fresche oasi di silenzio
e di concentrazione.

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mercoledì 3 giugno 2009

Venanzio Reali - Terra mia Dolce che muori


Terra mia dolce che muori,

mite strazio d’abbrivi nei salici,

dolente paese a screpoli;

più lunghe le tue mani spirituali,

forse che sí forse che no, nel cuore.

Julien Dupré

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Agostino Venanzio Reali è nato il 27 agosto 1931 a Montetiffi (in località Ville di Montetiffi, a qualche chilometro da questa Abbazia) ed è morto a Bologna il 25 marzo 1994. Sacerdote cappuccino, artista e poeta, che solo post mortem si sta adeguatamente scoprendo, dal 1957 al 1962 si trasferisce a Roma per conseguire la licenza in teologia presso l’Università Gregoriana e quella in scienze bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico.
Sono anni intensi anche per la frequentazione di personalità del mondo letterario e artistico: Cardarelli, Govoni, Ungaretti, Pasolini, Caproni, Betocchi, Guttuso, Spagnoletti, De Luca… Tra il 1961 e il 1964 alcuni suoi componimenti erano apparsi sulle riviste «Fiera Letteraria», «Belmondo», «Persona»; e il poeta Giorgio Caproni aveva letto alla radio la poesia “Primaneve”.
Accanto al lavoro esegetico e teologico, padre Venanzio (questo il nome da religioso) si dedica alla formazione, all’insegnamento e al servizio di assistenza ai malati in ospedale; per alcuni anni assume la direzione della rivista «Messaggero Cappuccino»; dal 1981 al 1987 è Ministro Provinciale. Al lavoro poetico e artistico dedica presumibilmente le ore notturne.
Nel 1983 iniziano le pubblicazioni di poesia che in realtà coprono appena un decennio. Opera prima è la “trasposizione poetica” dall’originale ebraico del Cantico dei Cantici. Nel 1986 esce Musica, Anima, Silenzio. Velleità di un omaggio a Emily Dickinson; l’anno successivo Vetrate d’alabastro (confessioni e preghiere); del 1988 è Bozzetti per Creature (tre opere ristampate congiuntamente nel 2002 col titolo editoriale di Primaneve, Book editore). Postuma è l’antologia Nóstoi: il sentiero dei ritorni (Book editore 1995).
L’opera poetica ha registrato il consenso della critica ai livelli più alti (Alberto Bertoni, Marisa Bulgheroni, Graziella Corsinovi, Mario Luzi, Giovanni Pozzi, Ezio Raimondi, Enrica Salvaneschi).
Giovanni Pozzi conclude il suo saggio «Un’anomalia novecentesca: la lirica di Agostino Venanzio Reali» affermando che in lui «non solo l’esegeta e il poeta, ma anche il poeta e il cappuccino hanno trovato un anomalo accordo».
Testimonianze dello studio e della divulgazione di argomenti biblici, teologici e francescani sono raccolte nella pubblicazione Il pane del silenzio. Articoli dal 1975 al 1993 (Book editore 2004).
Voce significativa di questo nostro tempo, Agostino Venanzio Reali emerge come una delle figure più luminose della poesia e dell’arte italiana del Novecento.

.(http://www.comune.sogliano.fc.it/ilpaese/cultura/musei/venanzio_home.htm)

martedì 2 giugno 2009

Charles Baudelaire - Spleen

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Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
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Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;
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Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
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Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrément.
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- Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
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TRADUZIONE
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Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte, un giorno nero più triste della notte; quando la terra è trasformata in umida prigione dove la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala e picchiando la testa sui soffitti marci; quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti e senza patria, che si mettono a gemere ostinatamente. - E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima; vinta, la Speranza piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

Eugenio Montale - Meriggiare pallido e assorto


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Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

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Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
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Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
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E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.