Emigrare è anche bello. È bello conoscere ed apprendere lingue nuove, sensazioni che si muovono in spazi diversi; strade , monti e boschi, fiumi e laghi.. volti ..che si aprono per diventare memoria.E ami le terre avute in dono dalla vita e le strade e le piazze e nuovi ricordi, nel tempo, affollano la mente raccontati in lingue diverse dalla tua e non ci fai caso tanto ti appartengono e sono tuoi.Conosci l’inglese, apprendi il tedesco, hai fatto nuove amicizie e ti è piaciuto. Diritti riservati
mercoledì 26 febbraio 2014
venerdì 14 febbraio 2014
Giovenale Nino Sassi - Sarebbe bello
Sarebbe bello averti vicina
adesso che tramonta il giorno
.
Questa stanza da pittore
troverebbe luce e spazio
e
arriverebbe
silenziosa la sera
a sussurrare parole d’amore.
.
Che ne so perché
di quest’ansia strana
che sale e stringe il petto,
perché non dormo.
.
Che fai …
..Dove stai…
.. Con chi sei …
E’ triste star soli
adesso che tramonta il giorno.
(gsn)
adesso che tramonta il giorno
.
Questa stanza da pittore
troverebbe luce e spazio
e
arriverebbe
silenziosa la sera
a sussurrare parole d’amore.
.
Che ne so perché
di quest’ansia strana
che sale e stringe il petto,
perché non dormo.
.
Che fai …
..Dove stai…
.. Con chi sei …
E’ triste star soli
adesso che tramonta il giorno.
(gsn)

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Giovenale Nino Sassi
Giovenale Nino Sassi - Zollikerberg
E' a te che penso
lungo la strada che scende,
fredda,
attraverso il bosco,
le luci della notte.
.
Le cose che ho,
che non ho,
che vorrei avere per dare.
.
L’amore che cerco,
che non ho,
che vorrei avere per amare.
.
Dire: “ti amo”
.
a te che ascolti...
è solo illusione
.
il sogno che ho fatto
lungo la strada che scende.
(gsn)
Arrivò Natale e poi capodanno. Le Barizzi organizzarono una festa nella loro casa, un villino posto in cima allo Zollikerberg, una località situata alla periferia a sud- est di Zurigo.
Da Bellvueplatz, uno dei più importanti nodi stradali, sulla sponda destra della Limat dove il fiume defluisce dal lago, si prende il tram che porta a Rehalp e da lì, proseguendo lungo la Frochstr., passando per Waldburg, si sale fino all’abitato di Zollikerberg.
Eugenio, Nicolino, Riccardo…. Marisa, Giovanna, Adriana, Maria Silvia, Iris, Rosenmary.
C’era anche Ornella che solitamente non faceva parte del nostro gruppo.
I genitori di Adriana e di Marisa nel salotto e noi nello scantinato trasformato in sala da ballo. Ricordo la musica, Adriana che cercava le canzoni di Adamo, l’allegria, i giochi in attesa della mezzanotte.
La neve era caduta abbondante. A mezzanotte le ragazze decisero di uscire per una passeggiata nel bosco. Il padre di Adriana mi prese da parte e mi disse:
“mi raccomando, che non accada nulla” e mi affidò sua figlia.
Tornammo, io e gli altri giovani, a Zurigo a piedi, attraverso il bosco ….
lungo la strada che scende,
fredda,
attraverso il bosco,
le luci della notte.
.
Le cose che ho,
che non ho,
che vorrei avere per dare.
.
L’amore che cerco,
che non ho,
che vorrei avere per amare.
.
Dire: “ti amo”
.
a te che ascolti...
è solo illusione
.
il sogno che ho fatto
lungo la strada che scende.
(gsn)
Arrivò Natale e poi capodanno. Le Barizzi organizzarono una festa nella loro casa, un villino posto in cima allo Zollikerberg, una località situata alla periferia a sud- est di Zurigo.
Da Bellvueplatz, uno dei più importanti nodi stradali, sulla sponda destra della Limat dove il fiume defluisce dal lago, si prende il tram che porta a Rehalp e da lì, proseguendo lungo la Frochstr., passando per Waldburg, si sale fino all’abitato di Zollikerberg.
Eugenio, Nicolino, Riccardo…. Marisa, Giovanna, Adriana, Maria Silvia, Iris, Rosenmary.
C’era anche Ornella che solitamente non faceva parte del nostro gruppo.
I genitori di Adriana e di Marisa nel salotto e noi nello scantinato trasformato in sala da ballo. Ricordo la musica, Adriana che cercava le canzoni di Adamo, l’allegria, i giochi in attesa della mezzanotte.
La neve era caduta abbondante. A mezzanotte le ragazze decisero di uscire per una passeggiata nel bosco. Il padre di Adriana mi prese da parte e mi disse:
“mi raccomando, che non accada nulla” e mi affidò sua figlia.
Tornammo, io e gli altri giovani, a Zurigo a piedi, attraverso il bosco ….
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| Pissarro |
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Giovenale Nino Sassi
Giovenale Nino Sassi - Pensieri randagi
![]() |
| Fabian Perez |
Stanotte il latrare dei cani
Attraversa lampioni sospesi
E raggiunge il silenzio.
Non c’è nessuno lungo la strada ...
Solo questo latrare insistente
Di pensieri randagi che sale
Tra nebbie notturne
E stanze vuote.
Immagino giardini d’agrumi
E oasi nel mare ionico dei passi.
Volesse il vento aprire il cielo
E raccontare le stelle
Mentre tu, fanciulla bretone
Volo di gabbiano
Odalisca di Matisse
Raccogli sogni innocenti.
(Giovenale Nino Sassi)
Seneca - La serenità

Un’altra cosa è certa: nulla conforta l’animo quanto un’amicizia dolce e fedele.
Non c’è nulla che può dare più gioia di una persona d’indole sincera in cui ogni segreto può scendere senza pericolo, di cui tu non debba temere la complicità più della tua stessa coscienza, il cui suggerimento ti aiuta a prendere una decisione importante, la cui affabilità dissolve ogni mestizia e la sola vista procura gioia.
Ovviamente sarà sempre meglio scegliere amici liberi, per quanto possibile, da passioni nocive: i vizi, infatti, sono contagiosi e si diffondono con una rapidità incredibile, nuocendo a volte col semplice contatto.
Perciò, allo stesso modo in cui durante una pestilenza eviteremo di sederci vicino a persone già colpite dal morbo perché ne trarremmo unicamente danno e potremmo ammalarci anche solo respirando, così nella scelta degli amici staremo bene attenti a prediligere i caratteri più schietti: mescolare elementi sani e malati è sicuro principio di malattia.
Non sto imponendoti di frequentare soltanto chi è perfetto: dove troveremmo del resto un soggetto del genere, che stiamo cercando invano da generazioni? Valga per ottimo chi è meno peggio.
Difficilmente potresti trovare di meglio cercando con cura tra uomini di valore come Platone o Senofonte, o fra gli epigoni della scuola socratica, o se potessi scegliere fra i virtuosi dell’epoca catoniana, feconda di uomini degni di nascere, appunto, al tempo di Catone (pur avendone generati molti peggiori che in qualsiasi altra epoca, autori dei più efferati delitti; ma era forse necessario che ci fossero esponenti di entrambe le categorie, perché Catone potesse esprimersi appieno: doveva avere accanto a sé sia gli onesti che lo apprezzavano, sia i disonesti su cui esercitare la propria forza). Oggi invece, in tanto squallore e scarsità d’ingegni validi, la scelta potrebbe essere meno ardua.
Un ultimo suggerimento: evita in particolare i soggetti malinconici, quelli che si lamentano sempre di tutto e che in ogni situazione trovano qualcosa di negativo. Persone del genere, ombrose e inclini al pessimismo, possono essere anche fedeli e capaci d’amare, ma saranno sempre nemiche della serenità.
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Seneca
Fernando Pessoa - Non sto pensando a niente

Brouwer Adriaen
Non sto pensando a niente
Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l'aria notturna,
fresca in confronto all'estate calda del giorno.
Che bello, non sto pensando a niente!Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l'aria notturna,
fresca in confronto all'estate calda del giorno.
Non pensare a niente
è avere l'anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita...
Non sto pensando a niente.
E' come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...
Fernando Pessoa
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Fernando Pessoa
Alda Merini - Le osterie
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.
Alda Merini
(da "Vuoto d'amore")
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| Cezanne |
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Alda Merini
lunedì 27 gennaio 2014
Etty Hillesum
«Si deve anche essere capaci di
vivere senza libri e senza niente. Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera»
.
(Etty Hillesum, ebrea olandese morta il 30 novembre 1943 nel campo di concentramento di Auschwitz...)
sabato 25 gennaio 2014
Destinatario sconosciuto
La proposta di legge elettorale : i miei dubbi
L’intelligenza è la facoltà psichica e mentale che consente di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e adattarsi all’ambiente.
Più ancora … è la capacità di adattamento a situazioni nuove e la possibilità di modificarle quando queste presentano degli ostacoli all’adattamento stesso.
*** --- ***
Se, come sembra,” la cosa pubblica resta in balìa dell’arbitrio di un singolo o di un ristrettissimo gruppo di individui che la gestiscono concentrando tutti i poteri nelle loro mani” ,
.
Se questo è vero, trovo che la legge elettorale presentata da Renzi pone difficoltà difficili da superare, … e in ballo c’è la democrazia
.
Se, come sembra, un ristretto gruppo di persone, nel chiuso delle segreterie dei partiti, continuerà a nominare, a suo piacimento, la rappresentanza politica del paese, i dubbi sulla bontà dell’iniziativa riformatrice del sindaco di Firenze, sono pesanti … e in ballo c’è la Costituzione … il diritto della gente
.
I miei dubbi sono quelli che Michele Ainis , docente universitario di Istituzioni di Diritto Pubblico all'Università degli Studi di Roma III , descrive sul Corriere della Sera di martedì 21 gennaio …. ed io condivido.
dalla mia residenza,
gennaio 2014
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DESTINATARIO SCONOSCIUTO
martedì 21 gennaio 2014
giovedì 9 gennaio 2014
Søren Kierkegaard, Discorsi edificanti

Cos’è che rende un uomo grande, ammirato dal creato, gradevole agli occhi di Dio?
Cos’è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero;
cos’è che lo rende debole, più debole di un bambino?
Cos’è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia;
cos’è che lo rende molle, più molle della cera?
È l’amore!
Cos’è che è più vecchio di tutto?
È l’amore.
Cos’è che sopravvive a tutto? È l’amore.
Cos’è che non può essere tolto, ma toglie lui stesso tutto? È l’amore.
Cos’è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto?
È l’amore.
Cos’è che sussiste, quando tutto frana?
È l’amore.
Cos’è che consola, quando ogni consolazione viene meno?
È l’amore.
Cos’è che dura, quando tutto subisce una trasformazione?
È l’amore.
Cos’è che rimane, quando viene abolito l’imperfetto? È l’amore.
Cos’è che testimonia, quando tace la profezia? È l’amore.
Cos’è che non scompare, quando cessa la visione? È l’amore.
Cos’è che chiarisce, quando ha fine il discorso oscuro? È l’amore.
Cos’è che dà benedizione all’abbondanza del dono? È l’amore.
Cos’è che dà energia al discorso degli angeli? È l’amore.
Cos’è che fa abbondante l’offerta della vedova? È l’amore.
Cos’è che rende saggio il discorso del semplice? È l’amore.
Cos’è che non muta mai, anche se tutto muta?
È l’amore, e amore è solo quello che mai si muta in qualcos’altro.
Søren Kierkegaard,
Discorsi edificanti

Francesco Hayez
giovedì 26 dicembre 2013
SIMONE WEIL - MEDITAZIONI SULL'OBBEDIENZA E SULLA LIBERTÀ [1937]

Aldo Borgonzoni
La sottomissione dei molti ai pochi, questo dato fondamentale in quasi tutte le organizzazioni sociali, non ha mai cessato di sbalordire tutti coloro che ci riflettono un poco. Noi assistiamo in natura al fatto che il peso più gravoso ha la meglio sul peso meno gravoso, al fatto che le razze più prolifiche soffocano le altre.
Nel campo umano questi rapporti così chiari sembrano essere rovesciati.
Noi certo sappiamo, in base a un'esperienza quotidiana, che l'uomo non è un semplice frammento della natura, che ciò che si dà di più elevato nell'uomo, cioè la volontà, l'intelligenza, la fede, produce ogni giorno delle specie di miracoli.
Ma non è questo ciò di cui si tratta qui.
La necessità spietata che ha mantenuto e mantiene in ginocchio le masse di schiavi, le masse di poveri, le masse di subordinati, non ha nulla di spirituale; essa è del tutto analoga a ciò che c'è di brutale nella natura.
Tuttavia, tale necessità si esercita apparentemente in virtù di leggi contrarie a quelle di natura. Come se, nella bilancia sociale, il grammo avesse la meglio sul chilogrammo.
Simone Weil

Aldo Borgonzoni
Forestiero in terra d'Egitto
(Centro di identificazione ed espulsione)Mi chiamo Hassan
Ho 12 anni e vengo da un paese Africano.
Un missionario comboniano, un italiano
mi ha sottratto all’esercito dei bambini che, armati
combatte e uccide la gente dei villaggi.
Avevo un mitra, mi ha dato un libro.
Mi chiamo Hassan
e con mia madre ho attraversato il deserto
e poi il mare
ed ora sono qui, nel paese delle libertà….
qui, dove la gente ama i bambini e non uccide lo straniero
Sta scritto nella Bibbia,
il libro avuto in dono da un missionario italiano
Sta scritto li e dice…
"Non molesterai il forestiero né lo opprimerai
perché voi siete stati forestieri in terra di Egitto”
Io sono Hassan...
Fuggito dalla guerra e dalla fame
e sono solo.
(Giovenale Nino Sassi)

martedì 24 dicembre 2013
Buon Natale ...
venerdì 13 dicembre 2013
Guido Reni - Lotta di putti plebei contro putti nobili
![]() |
| Guido Reni |
Il quadro fu dipinto e donato dall'artista al suo patrono, il Marchese Facchenetti. Il soggetto, detto anche in antico "Lotta di putti plebei contro putti nobili" assume una particolare importanza iconologica.
Il Facchenetti era ambasciatore bolognese a Roma e l'episodio si riferisce ai contrasti sorti tra Reni e il cardinale Giovan Battista Pamphilj all'epoca della venuta dell'artista nell'Urbe nel 1627, momento in cui si colloca probabilmente il dipinto di Reni nella Galleria Doria.
È un momento critico per Guido, al centro delle tensioni tra le famiglie Barberini e Pamphilj, ma che allo stesso tempo prelude all'assoluto trionfo del suo talento pittorico.
Reni infatti inizierà ad incarnare il mito vivente dell'artista, suscitando lodi incondizionate dai suoi contemporanei.
Il Malvasia, alle bizzarrie e agli snobismi di Reni nei confronti di pontefici, cardinali e potenti commentava: "tutto si condona alla sua gran virtù, trovandosi un sol Guido al mondo".
Fonte :Galleria Doria Pamphilj
Ho scelto questo dipinto di Guido Reni , la “Lotta di putti plebei contro putti nobili”, perché richiama lo scontro sociale tra i ricchi e i poveri … metafora di quello che avviene nel nostro tempo.
lunedì 2 dicembre 2013
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova ...
... Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. ...
Sant ' Agostino

Tardi ti ho amato,
Bellezza tanto antica e tanto nuova;
tardi ti ho amato!
Tu eri dentro di me, e io stavo fuori,
ti cercavo qui, gettandomi, deforme,
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le creature
che, pure, se non esistessero in te,
non esisterebbero per niente.
Tu mi hai chiamato
e il tuo grido ha vinto la mia sordità;
hai brillato,
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo, e io l’ho respirato, e ora anelo a te;
ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te;
mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace. Agostino d’Ippona,
Le Confessioni 10,27
tardi ti ho amato!
Tu eri dentro di me, e io stavo fuori,
ti cercavo qui, gettandomi, deforme,
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le creature
che, pure, se non esistessero in te,
non esisterebbero per niente.
Tu mi hai chiamato
e il tuo grido ha vinto la mia sordità;
hai brillato,
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo, e io l’ho respirato, e ora anelo a te;
ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te;
mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace. Agostino d’Ippona,
Le Confessioni 10,27
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giovedì 28 novembre 2013
José Maria Alvarez

Se la notte recasse al contempo
l'immagine e il corpo di quel giorno,
e il desiderio che ora sento
potesse essere lo stesso
con cui la mia memoria celebra
in versi la sua carne.
Poiché solo alla sua bocca e alla sua lingua
io questa notte rendo conto.
Solo innanzi a te gli occhi chiari,
che la spada e il tempo non umiliarono,
si arrendono.
Voglia la vita che il ricordo delle tue carezze mai mi abbandoni,
che la mia pelle ancora serbi
davanti alla morte quel bagliore,
e che le tracce del piacere
sul tuo corpo, trionfino.
l'immagine e il corpo di quel giorno,
e il desiderio che ora sento
potesse essere lo stesso
con cui la mia memoria celebra
in versi la sua carne.
Poiché solo alla sua bocca e alla sua lingua
io questa notte rendo conto.
Solo innanzi a te gli occhi chiari,
che la spada e il tempo non umiliarono,
si arrendono.
Voglia la vita che il ricordo delle tue carezze mai mi abbandoni,
che la mia pelle ancora serbi
davanti alla morte quel bagliore,
e che le tracce del piacere
sul tuo corpo, trionfino.
Wisława Szymborska - Sulla torre di Babele

Pieter Bruegel - la torre di Babele
- Che ora è? – Sì, sono felice,
e mi manca solo una campanella al collo
che su di te tintinni mentre dormi.
- Non hai sentito il temporale? Il vento ha scosso il muro,
la torre ha sbadigliato come un leone, il portale
cigolante sui cardini. – Come, ti sei scordato?
Avevo un semplice vestito grigio
fermato sulla spalla. – E un attimo dopo
il cielo si è rotto in cento lampi. – Entrare, io?
Ma non eri da solo. - D’un tratto ho visto
colori preesistenti alla vista. – Peccato
che tu non possa promettermi. – Hai ragione,
doveva essere un sogno. – Perché menti,
perché mi chiami con il suo nome,
la ami ancora? - Oh sì, vorrei
che restassi con me. – Non provo rancore,
avrei dovuto immaginarlo.
- Pensi ancora a lui? – Non sto piagnendo.
- E questo è tutto? – Nessuno come te.
- Almeno sei sincera. – Sta’ tranquillo,
lascerò la città. - Sta’ tranquilla,
me ne andrò via. – Hai mani così belle.
- È una vecchia storia, la lama è penetrata
senza toccare l’osso. – Non c’è di che,
mio caro, non c’è di che. – Non so
che ora sia e non lo voglio sapere.

Pieter Bruegel “La parabola dei ciechi”, 1568 circa, Napoli, Museo di Capodimonte
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Wisława Szymborska
Vittorio Gassman - Tramandare (da "Vocalizzi)
![]() |
| Walter Richard Sickert |
Ho avuto teatri immensi,
arene, popolari tendoni,
quando gestire il dramma aveva il senso
di una collettiva funzione.
La nuova era ha sommerso
di tele-rumori la civiltà;
un'ignava e matta bestialità
i fogli del Libro ha disperso.
E mi tenta, oggi, la cella appartata
in cui in pochi e per pochi
(o addirittura per l'età futura?)
dire l'epilogo di una morta avventura,
i suoni-traccia di una parola passata.
Perché il linguaggio resista,
sottrarre le schede al Medioevo che avanza;
serbare l'archetipo con monacale pazienza;
farsi - da istrione - archivista.
Vittorio Gassman Età in Vocalizzi

Nella mia lontana giovinezza, ho sempre usato
spingermi avanti e mai guardarmi indietro;
il passato pare una risibile sacca
dell'inutile, lo sfatto, lo sprecato.
Più tardi, e più confuso, ho trovato
sempre meno importante il futuro,
e sul presente concentrando ogni sforzo
giudicai vani futuro e passato.
Oggi, d'ogni illusione liberato,
gioco a piacere col poco tempo rimasto;
guardo il futuro e ci rivedo il passato:
sì, nel presente me la rido con gusto.
venerdì 22 novembre 2013
E se davvero tu
vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina è il sole
Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente
ma perché tu non vuoi spaziare con me
volando contro la tradizione
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco
bene aggiustato forato e lui giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un'età
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell'immensità
Se segui la mia mente se segui la mia mente
abbandoni facilmente le antiche gelosie
ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie
Non non temere tu non sarai preda dei venti
ma perché non mi dai la tua mano perché
potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina che giorno è
E dando un calcio ad un sasso
residuo d'inferno e farlo rotolar giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un'età
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
ora figli dell'immensità
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina è il sole
Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente
ma perché tu non vuoi spaziare con me
volando contro la tradizione
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco
bene aggiustato forato e lui giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un'età
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell'immensità
Se segui la mia mente se segui la mia mente
abbandoni facilmente le antiche gelosie
ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie
Non non temere tu non sarai preda dei venti
ma perché non mi dai la tua mano perché
potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina che giorno è
E dando un calcio ad un sasso
residuo d'inferno e farlo rotolar giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un'età
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
ora figli dell'immensità
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