venerdì 9 settembre 2016





Come si cruccia il vento nella notte
così il mio desiderio corre a te,
ogni anelito s'è risvegliato -
o tu che mi hai reso malato,
che ne sai tu di me!
Pian piano spengo questo tardo lume,
veglierò nella febbre ore ed ore,
e la notte ha il tuo viso,
e il vento che parla d'amore
ha il tuo indimenticabile riso!
Hermann Hesse
Così vanno le stelle
.
Il Duomo, la Rocca Albornoziana, un lampione e la luna ...
raccontano Spoleto e il suo Festival.

mercoledì 7 settembre 2016



Afferra tutto l'azzurro del cielo e depositalo nel tuo cuore.
Omar Falworth

Omar Falworth è uno scrittore particolare che, per non influenzare i lettori durante l'avventura di leggere il suo pensiero, evita di dare informazioni su di sé.

martedì 6 settembre 2016

Eugenio Montale - vita poetica ... I limoni




... Eugenio Montale ed Ezra Pound, i pittori Ottone Rosai e Mino Maccari... 
Eugenio Montale ed Ezra Pound, i pittori Ottone Rosai e Mino Maccari
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‘’ L'argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata; non questo o quell'avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l'essenziale col transitorio’’. Così Montale parlava di se in una intervista radiofonica del 1951, quando, negli anni ancora brucianti del dopoguerra, agli intellettuali veniva spesso richiesto di esprimersi sul rapporto fra arte e storia sociale e politica. Mentre il poeta rivendicava a se una autonomia e una attitudine formale senza le quali la poesia nemmeno potrebbe esistere, l’uomo si era ritagliato il ruolo di osservatore isolato, di testimone appartato, quasi che dall’appartenenza a un’epoca  - circostanza del tutto contingente – derivasse un carattere di necessità per l’individuo , ma non per la poesia.  ‘’ Io ho optato come uomo; ma come poeta ho sentito che il combattimento avveniva su un altro fronte, nel quale poco contavano gli avvenimenti che si stavano svolgendo ‘’.
Tuttavia ad onta di queste affermazioni peraltro consone al personaggio Montale, restio a qualsiasi forma di esibizionismo (una sorta di under statement  che gli era connaturato ), rimane il fatto che nessun poeta del nostro Novecento ha attraversato il secolo esercitando un’azione così profonda e duratura come quella di Eugenio Montale, e che la sua opera fornisce una cifra per interpretare il secolo appena trascorso.
[ … ]
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Ottone Rosai - Muro del Carmine
Ottone Rosai - Muro del Carmine
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In verità…
Montale si era creato in proprio, da autodidatta, una tessitura di letture e collegamenti culturali che ne mostrano la prospettiva indirizzata con sicurezza sull’epoca sua, pur dall’angulus ristretto in cui viveva .
[ … ]
Alla grande guerra dedicò pochi tratti di penna … un silenzio motivato dal suo orrore per la violenza , lo stesso che molto più tardi gli fece dire, ricordando quell’esperienza : ‘’ Non avevo nessun odio contro il nemico e non potrei uccidere ne un uomo, ne un animale… ‘’ . Finita la guerra , dopo un breve trasferimento in Val Pusteria , era di nuovo a Genova, la sua Genova , resa ancor più tetra dalla tragedia della storia.
La Liguria pietrosa, le Cinque Terre scabre e assolate, là dove nell’ora meridiana si avverte l’atonia della natura, costituirono il terreno su cui nacquero gli Ossi di seppia, la prima raccolta di versi pubblicata da un acuto editore antifascista di Torino che rispondeva al nome di Pietro Gobetti. ‘’ E’ questo l’inizio di quello che viene indicato come il ‘romanzo’ di Montale, la storia frammentaria di una vita che si racconta fino all’ultimo’’. (Zampa)
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Ottone Rosai - via Toscanelli
Ottone Rosai - via Toscanelli
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[ … ]
Montale si muove nell’ambito filosofico del primo novecento sulla scia dei primi libri di Henri Louis Bergson, nei quali il filosofo francese metteva in luce la sostanziale impossibilità di ridurre l’autenticità magmatica della vita alla coscienza razionale, ovvero, per uno scrittore, alla parola … su questa linea la ricerca di Montale cerca un varco che metta in comunicazione il piano mutabile dell’essere con quello precipitoso del tempo: è questo l’assunto della prima raccolta di Montale.
È solo un inizio perché al problema del rapporto tra parola e realtà sarà rivolta costantemente la sua riflessione per tutta la vita.
Ne deriva una scelta stilistica che si opponeva alla tradizione illustre dell’Ottocento o dei poeti che ancora nell’Ottocento si attardavano ..
‘’All’eloquenza della nostra vecchia lingua aulica volevo torcere il collo, magari a rischio di controeloquenza’’ , dichiarava Montale in una sorta di auto commento dal titoloIntenzioni (Intervista immaginaria), nel 1946.
L’opposizione nei confronti dei ‘’poeti laureati’’ la si legge subito nella poesia I limoni che apre la raccolta ‘’Ossi di seppia’’
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fonte: Il Sole24 ore

Ottone Rosai - carabinieri
Ottone Rosai - carabinieri
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I limoni
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Ascoltami, i poeti laureati
Si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati:bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla.
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di questo odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza.
Ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
Nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
Soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara- amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

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lunedì 5 settembre 2016










San Ponziano patrono di Spoleto






San Ponziano viene ritenuto protettore contro i terremoti: un terremoto si ebbe al momento della sua decapitazione, e al santo viene attribuita la seguente profezia ... Spoleto tremerà ma non crollerà ... ancora il 14 gennaio 1703 si ebbe la prima scossa di una serie che avrebbe funestato la zona per venti anni circa, senza fare vittime. ...


La sera del 14 gennaio del 1703, dopo i secondi vespri di S. Ponziano, un terribile terremoto squassò la zona appenninica fino a L'Aquila. A Spoleto e nel suo Comitato si ebbero molti crolli ma non si contò nessuna vittima. Questa singolare coincidenza fu attribuita all'intercessione del santo di cui si celebrava la festa, e, da allora fu invocato in occasione dei terremoti, tant'è che ancora la gente è solita dire "E' passato San Ponziano!" per dire "E' passato il terremoto". Fu composta una preghiera ufficiale di ringraziamento che recita:
"O Santissimo nostro protettore Martire Ponziano, che in virtù del triplicato Credo da Voi proferito nel Vostro morire, ne liberasti ne anni scorsi, nel giorno anniversario gli dei vostri trionfi, da triplicate e spaventose scosse del terremoto: vi preghiamo liberacene ancora nei tempi a venire..."


In segno di ringraziamento, e, per invocarne il patrocinio, fu offerto un artistico reliquiario d'argento ove fu riposta una costola del Santo che era stata portata a Spoleto da Fra Tommaso da Spoleto, che l'aveva ottenuta dal Re di Francia, nel settembre del 1702. Esso veniva portato in processione quando si avvertivano lievi scosse di terremoto. La devozione a San Ponziano ebbe una forte ripresa in tutta la Diocesi; altari dedicati al santo furono edificati in diverse chiese; l'iconografia lo presentava o come cavaliere con la bandinella bianca crociata di rosso o coglieva l'attimo della decapitazione, come nell'altare che fu eretto a Cerreto.
Dopo il terremoto della notte fra il 4 e 5 giugno 1767 fu portata in processione per la Città la reliquia della sacra Testa, e vi intervenne la Magistratura in forma ufficiale; vi presero parte anche tutte le famiglie religiose dimoranti in Città e le confraternite di Spoleto e del contado.
Dopo il terribile terremoto del 20 maggio del 1895, nonostante il forte laicismo dei tempi e i numerosi anticlericali e massoni che ricoprivano le cariche pubbliche, vi fu una imponente processione di ringraziamento con la partecipazione di tutte le Istituzioni presenti in Città.
(Dal sito ufficiale dell'Arcidiocesi di Spoleto - Norcia)

Terremoto




Appennino centro-meridionale – Affresco di Filippo Lippi (1406-1469) nell’abside del duomo di Spoleto. Una natività ambientata in un edificio semi crollato e lesionato, ricorda ai posteri la povertà e la precarietà abitativa dopo un terremoto. È una forte traccia emotiva lasciata dai terremoti del 5 e 30 dicembre 1456 dell’Appennino centro-meridionale, uno degli eventi più tragici della storia sismica d’Italia, in cui furono distrutti centinaia di paesi.

Destinatario sconosciuto ... Appennino centrale : terremoto del 24 agosto 2016




Il respiro della terra ha nuovamente attraversato le strade e le piazze, i vicoli stretti di queste nostre città antiche … 
E’ bastata una scossa, un colpo di tosse, per abbattere le case e trasformare una calda notte d’estate in una apocalisse
Un respiro che conosco,che mi sveglia … la casa trema, un rumore che cresce, che diventa via via più forte.
Scendo dal letto, il pavimento sfugge. Afferro i vestiti e cerco di raggiungere la porta ma non si apre
Una liturgia di movimenti che si ripete e angoscia
Vivo in una zona altamente sismica ma è difficile abituarsi ai rumori della terra.
Come nel 2009 ho pianto pensando alla devastazione che aveva colpito gli uomini e le donne che vivono sui monti Sibillini e intorno al monte Vettore … i miei monti, i monti dell'arcobaleno
Ho immaginato il disastro e i morti e la sofferenza dei vivi.

Consapevole dei miei limiti di uomo stasera non posso lasciare la mia buonanotte.
La terra continua a tremare.
A più avanti.

Dalla mia residenza, 25 agosto 2016


martedì 26 luglio 2016

Rudyard Kipling - La strada nel bosco





Chiusero la strada lì nel bosco
già una settantina d'anni fa,
maltempo e piogge l'hanno cassata,
ed ora non potresti mai dire
che c'era un tempo una strada lì nel bosco
prima ancora che piantassero gli alberi.
Starà sotto la macchia e sotto l'erica,
o sotto gli esili anemoni.
Solo il custode riesce a vedere
che dove cova la palombella
e i tassi ruzzolano a loro agio
c'era un tempo una strada lì nel bosco.
Pure, se nel bosco ti inoltri
in una tarda sera d'estate, quando fa
la brezza freschi i laghetti guizzanti di trote,
dove la lontra fischia al compagno
(non temono gli uomini nel bosco
poiché ne vedono ben pochi),
udrai lo scalpitio di un cavallo
e il frusciar di una gonna sulla rugiada,
un galoppo fermo e persistente
attraverso quelle nebbiose solitudini:
quasi che perfettamente conoscessero
l'antica perduta strada lì nel bosco...
Ma non c'è nessuna strada lì nel bosco!


Rudyard Kipling - Se (Lettera al Figlio)


Se riesci a non perdere la testa quando tutti
Intorno a te la perdono, dandone la colpa a te.
Se riesci ad avere fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
Ma anche a tenere nel giusto conto il loro dubitare.
Se riesci ad aspettare senza stancarti dell’attesa,
O essendo calunniato, a non rispondere con calunnie,
O essendo odiato, a non abbandonarti all’odio
Pur non mostrandoti troppo buono, né parlando troppo da saggio.

.
Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni,
Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se riesci, incontrando il Trionfo e la Sconfitta
A trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare il sentire le verità che hai detto
Travisate da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,
O vedere le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E chinarti e ricostruirle con i tuoi strumenti logori.
.
Se riesci a fare un cumulo di tutte le tue vincite
E a rischiarlo tutto in un solo colpo a testa o croce,
E perdere, e ricominciare dall’inizio
Senza dire mai una parola su ciò che hai perso.
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi tendini
A sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
E di conseguenza resistere quando in te non c’è niente
Tranne la tua Volontà che dice loro: “Resistete!”
.
Se riesci a parlare con le folle mantenendo la tua virtù
O a passeggiare con i re senza perdere il senso comune,
Se né nemici, né affettuosi amici possono ferirti;
Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo,
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto
Con un momento del valore di sessanta secondi,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio!
.
Rudyard Kipling
Se (Lettera al Figlio)


domenica 19 giugno 2016

In intimità con la notte di Robert Frost





Io sono uno che sa di cosa è fatta la notte.
Sono uscito con la pioggia e rientrato con la pioggia.
Ho lasciato la più remota luce della città.
Ho guardato giù nel più triste vicolo della città.
Sono passato accanto al guardiano nel suo giro,
e ho abbassato gli occhi, non volendo spiegare.
Sono rimasto fermo, cessato il rumore dei passi,
quando molto in alto un grido interrotto,
da un’altra strada giunse sopra le case.
Ma non per richiamarmi o dirmi addio;
e più in alto ancora, ad un’altezza assurda,
un orologio illuminato contro il cielo
proclamava che il tempo non era né sbagliato né giusto.
Io sono stato in intimità con la notte.







Un cucchiaio argentato ruba alle nubi la notte, illumina i boschi e i tetti delle case che veloci corrono verso la piaggia.
(gsn)


martedì 14 giugno 2016



«Non si può governare il vento,
ma si può cambiare
la direzione delle vele.»

[Seneca]





Hopper, Edward. - Pittore statunitense (Nyack, New York, 1882 - ivi 1967). Studiò a New York ed esordì come illustratore. Fu a Parigi nel 1906 e nel 1909. Indifferente a ogni tendenza d'avanguardia, da allora andò maturando uno stile inconfondibile, trattando gli aspetti della vita e del paesaggio americano, fissati in atmosfere immote e solitarie, con realismo accentuato. Ebbe notevole influenza sui pittori statunitensi.

Enciclopedie on line Treccani.it​
Annibale Caracci

Appena se ne va l'urtima stella e diventa più pallida la luna c'è un Merlo che me becca una per una tutte le rose de la finestrella: s'agguatta fra li rami de la pianta, sgrulla la guazza, s'arinfresca e canta.
L'antra matina scesi giù dar letto co' l'idea de vedello da vicino, e er Merlo furbo che capì el latino spalancò l'ale e se n'annò sur tetto.
 -- Scemo! -- je dissi -- Nun t'acchiappo mica...-- E je buttai du' pezzi de mollica. -- Nun è -- rispose er Merlo -- che nun ciabbia fiducia in te, ché invece me ne fido: lo so che nu m'infili in uno spido, lo so che nun me chiudi in una gabbia: ma sei poeta, e la paura mia è che me schiaffi in una poesia.
È un pezzo che ce scocci co' li trilli!
Per te, l'ucelli, fanno solo questo: chiucchiù, ciccì, pipì...
Te pare onesto de facce fa la parte d'imbecilli senza capì nemmanco una parola de quello che ce sorte da la gola?
Nove vorte su dieci er cinguettio che te consola e t'arillegra er core nun è pe' gnente er canto de l'amore o l'inno ar sole, o la preghiera a Dio: ma solamente la soddisfazzione d'avè fatto una bona diggestione.

[ Trilussa - -  LA POESIA]

Vittime della violenza. Preghiere di Giovanni Paolo II.
Ascolta la mia voce perché è la voce delle vittime di tutte le guerre e della violenza tra gli individui e le nazioni. Ascolta la mia voce, perché è la voce di tutti i bambini che soffrono e soffriranno ogni qualvolta i popoli ripongono la loro fiducia nella armi e nella guerra. Ascolta la mia voce, quando Ti prego di infondere nei cuori di tutti gli esseri umani la saggezza della pace, la forza della giustizia e la gioia dell'amicizia. Ascolta la mia voce, perché parlo per le moltitudini di ogni Paese e di ogni periodo della storia che non vogliono la guerra e sono pronte a percorrere il cammino della pace. Ascolta la mia voce e donaci la capacità e la forza per poter sempre rispondere all'odio con l'amore, all'ingiustizia con una completa dedizione alla giustizia, al bisogno con la nostra stessa partecipazione, alla guerra con la pace. O Dio, ascolta la mia voce e concedi al mondo per sempre la Tua pace.



Io credo che potrei voltarmi e andare a vivere
con gli animali, così placidi e controllati,
resto a guardarli per ore.
Non si affaticano, non frignano per la loro condizione,
non stanno svegli al buio piangendo i loro peccati,
non mi scocciano coi loro doveri verso Dio,
nessuno è insoddisfatto, nessuno impazzisce
per la mania di possedere,
nessuno s'inginocchia davanti a un altro,
o addirittura davanti a uno della sua specie
vissuto migliaia di anni fa.
Sopra l'intera terra nessuno, tra loro,
ha onori o compassione...

Walt Whitman
dal Canto di me stesso
in Foglie d'erba


Il viandante sul mare di nebbia (1811) Caspar David Friedrich

Per raccontarsi
perfino il silenzio
vuole parole

gsn



e la buona volontà, il sentimento e l'azione. Tutte queste cose vengono da Cristo, maturano grazie a lui, e in lui raggiungono la perfezione. Dunque non è troppo impervio né innaturale il cammino che, partendo da Cristo che ispira in noi l'amore con cui amiamo l'amico, sale verso di lui che ci offre se stesso come amico da amare: così si aggiunge meraviglia a meraviglia, dolcezza a dolcezza, affetto ad affetto.


celta difficile e rischiosa, che gli fa perdere l'amatissima compagna Maria, troppo "regolare" e timorata per stargli accanto, e che lo riduce infine in una sorta di sottosuolo spirituale, da lui praticato nella disperazione immedicabile di una solitudine assoluta. Scritto nel 1963, Opinioni di un clown è forse il romanzo più cupo e più "impegnato" che Heinrich Böll abbia mai scritto. La disumanità di una popolazione che nella rincorsa affannosa del profitto ha trovato il miglior narcotico per tacitare i forti, quasi insostenibili, sensi di colpa che la storia recente avrebbe dovuto ispirarle, risalta, a fronte del miserando destino di Hans, in tutto il suo terribile rilievo. Nella società tedesca dei primi anni Sessanta non c'è rimorso perché non c'è memoria, né cultura. E lo stile asciutto di Böll, del tutto privo del benché minimo compiacimento lirico o effusivo, ci colpisce col ritmo martellante di un atto d'accusa inappellabile, dal quale non possiamo non sentirci toccati un po' tutti: all'Orrore della prima metà del secolo, sembra dire lo scrittore, subentra nella seconda l'Indifferenza, altrettanto ottusa, altrettanto micidiale; e il povero clown inutilmente ribelle può ben assurgere a rappresentante di una serie infinita - e sommersa - di vittime innocenti.

Heinrich Böll
Cenni biografici

 Heinrich Böll nacque a Colonia nel 1917 e morì nella sua casa di campagna a Bornheim-Merten. Di formazione cattolica, fu costretto dallo scoppio della guerra a interrompere gli studi di letteratura tedesca intrapresi all'Università di Colonia; chiamato alle armi, combatté in Romania e in Russia, finché decise di disertare e attese in un campo di prigionia americano la fine del conflitto. Ottenuto un impiego statale, nel dopoguerra cominciò a scrivere, manifestando un atteggiamento fortemente critico nei confronti della Germania della ricostruzione e del "miracolo economico". Contrario alla Nato, ma anche antisovietico, socialista democratico e pacifista, Böll fu sempre in prima linea nelle battaglie civili condotte in Germania, subendo spesso violente rappresaglie polemiche, non tacitate neanche dal premio Nobel, a lui attribuito nel 1972. A partire dal racconto lungo Il treno era in orario (1949), la sua fama di narratore conobbe un incremento costante sia in patria che all'estero, ed ebbe le sue tappe più importanti nei romanzi Dov'eri Adamo? (1951), E non disse nemmeno una parola (1953), Casa senza custode (1954), Biliardo alle nove e mezzo (1959), Opinioni di un clown (1963), Foto di gurppo con signora (1972), L'onore perduto di Katharina Blum (1974), Assedio preventivo (1979), Cosa faremo di questo ragazzo? (1981). Da ricordare anche le raccolte di racconti Gli ospiti sconcertanti (1956) e La raccolta di silenzi del dottor Murke (1958), i saggi di Lezioni francofortesi (1966) e il romanzo postumo Donne con paesaggio fluviale (1986).




… ero entrato nel cortile del palazzo Guermantes e, assorto com’ero [...], non m’ero accorto di un’automobile che stava avanzando; al grido dell’autista ebbi appena tempo di scansarmi bruscamente, e indietreggiai tanto da inciampare contro i ciotoli livellati dietro i quali si trovava una rimessa. 
Ora, nel momento in cui, per recuperare l’equilibrio, posai il piede su un ciottolo un po’ meno rialzato del precedente, tutto il mio scoraggiamento svanì di fronte alla medesima felicità che, in momenti diversi dell mia vita, m’aveva procurata la veduta d’alberi che avevo creduta di riconoscere in una passeggiata in carrozza nei dintorni di Balbec, la vista dei campanili di Martinville, il sapore di ua maddalena inzuppata in un infuso, e tante altre sensazioni di cui ho parlato e che le ultime opere di Vinteuil m’eran parse sintetizzare.”

Marcel Proust
Alla ricerca del tempo perduto



Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu) è l'opera più importante di Marcel Proust, scritta tra il 1909 e il 1922, pubblicata in sette volumi tra il 1913 e il 1927. Si colloca tra i massimi capolavori della letteratura universale per vari motivi, ma soprattutto per l'ambizione letteraria e filosofica che l'autore ha riposto in quest'opera (intuire di cosa il tempo è composto per cercare di fuggire il suo corso). In essa è racchiusa tutta l'evoluzione del pensiero dell'artista. Tra i moltissimi temi trattati spicca il ritrovamento del tempo perduto, del ricordo, della rievocazione malinconica del passato perduto. L'opera per la sua struttura compositiva è stata definitaL'oeuvre cathédrale.[1]




Davide Bregola - Lettera agli amici




C’è stato un tempo in cui la bellezza
era lontana, irraggiungibile
e ogni gesto, ogni evento, mi sembravano
svuotati di senso.
Poi è accaduto qualcosa, anzi proprio nel momento
in cui lo scetticismo aveva preso il sopravvento
arrivò la metamorfosi.
Il desiderio è diventato ancora una volta la
spinta propulsiva;
era desiderio di riconciliazione.
Con chi mi stavo riconciliando?
Ora lo so bene.
Mi stavo riconciliando con l’umanità.
Col mondo.
La mia riconciliazione nasceva dal desiderio
dell’altro.
Da allora ho reimparato a cogliere la bellezza
che c’è nelle cose, negli uomini, ovunque

Le farfalle




La farfalla non vive per cibarsi ed invecchiare,
vive solamente per amare, e per questo è avvolta in un abito mirabile…
Tale significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i popoli…
È un emblema sia dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno…
È un simbolo dell’anima.
Hermann Hesse
*** *** ***
La farfalla non conta gli anni ma gli istanti,
per questo il suo breve tempo le basta
Rabindranath Tagore
*** *** ***
Vorrei che fossimo farfalle e vivessimo tre soli giorni d’estate
tre giorni così, con te, sarebbero più colmi di delizie
di quante ne potrebbero contenere cinquanta anni di vita ordinaria.
John Keats
*** *** ***
Nascere a primavera, morire con le rose,
sulle ali di uno zefiro nuotare nella luce,
cullarsi in grembo ai fiori appena schiusi,
in una brezza pura di profumi e d’azzurro,
scuotere, ancora giovane, la polvere alle ali,
volare come un soffio verso la volta infinita:
ecco della farfalla il destino incantato!
Somiglia al desiderio che non si posa mai,
che mai si sazia, ogni cosa sfiorando
per poi tornare al cielo, in cerca di piacere.
Alphonse De Lamartine
*** *** ***


Quello che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla
Lao Tzu
*** *** ***
E s’aprono i fiori notturni, nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari.
Giovanni Pascoli
*** *** ***
[...] Resta un ultimo traguardo :
accendere le stelle e tornare ad amare !
Amare i giorni che restano
come un dono prezioso
Amare le salite e le discese,
le tranquille ombrose pianure e ,
nel tempo che resta,
il volo di una farfalla.
gsn


mercoledì 8 giugno 2016


Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. 
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.
Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare.
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli.
.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,1-12.17-20.
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In un tempo in cui le decisioni umane fluttuano tra opinioni incerte e fiumi di parole e di fogli stampati con programmi, proposte, resoconti … Gesù manda i suoi a due a due, senza altro che una presenza inerte: mettersi in cammino verso l’altro .....
Mi piace molto questa pagina del Vangelo di Luca.

lunedì 6 giugno 2016

Sarcofaghi di Eugenio Montale



Dove se ne vanno le ricciute donzelle
che recano le colme anfore su le spalle
ed hanno il fermo passo sì leggero;
e in fondo uno sbocco di valle
invano attende le belle
cui adombra una pergola di vigna
e i grappoli ne pendono oscillando.
Il sole che va in alto,
le intraviste pendici
non han tinte: nel blando
minuto la natura fulminata
atteggia le felici
sue creature, madre non matrigna,
in levità di forme.
Mondo che dorme o mondo che si gloria
d'immutata esistenza, chi può dire?,
uomo che passi, e tu dagli
il meglio ramicello del tuo orto.
Poi segui: in questa valle
non è vicenda di buio e di luce.
Lungi di qui la tua via ti conduce,
non c'è asilo per te, sei troppo morto:
seguita il giro delle tue stelle.
E dunque addio, infanti ricciutelle,
portate le colme anfore su le spalle.
***
Sarcofaghi di Eugenio Montale
Ossi di seppia

I giorni son sempre più brevi di Nazim Hikmet

Matisse


I giorni son sempre più brevi
le piogge cominceranno.
La mia porta, spalancata, ti ha atteso.
Perché hai tardato tanto?
Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.
Il vino che avevo conservato nella brocca
l’ho bevuto a metà, da solo, aspettando.
Perché hai tardato tanto?
Ma ecco sui rami, maturi, profondi
dei frutti carichi di miele.
Stavano per cadere senz’essere colti
se tu avessi tardato ancora un poco.
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Vincent Van Gogh


Aspettando i barbari


Aspettando i barbari
Io credo nella pace, forse addirittura nella pace ad ogni costo.
I bambini non dubitano mai, neppure per un momento, che i vecchi enormi alberi sotto cui giocano dureranno in eterno; che loro cresceranno forti come i loro padri, fertili come le madri, che vivranno e saranno felici e alleveranno a loro volta i propri figli lì dove sono nati.
Io stesso allora non dubitavo che in qualunque momento chiunque di noi, uomo, donna, bambino, forse anche il povero ronzino legato alla ruota del mulino, chiunque sapesse cosa era giusto. Tutte le creature vengono al mondo con dentro la memoria della giustizia.
Quando qualcuno soffre ingiustamente [...] è destino di coloro che assistono alla sua sofferenza provarne vergogna.
John Maxwell Coetzee
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Io so!
per dire che riconosco le manipolazioni, il niente che ‘’qualcuno’’ vorrebbe vendermi per vero..
E’ sufficiente vivere, andare al mercato, viaggiare fuori dai confini nazionali, leggere un giornale straniero …
Basta vivere,
andare allo stadio, prendere il tram o il treno dei pendolari e scoprire che le parole non dette parlano, raccontano meglio di un articolo di spalla o di apertura di un giornale.
Basta vivere
e mantenere un equilibrato senso della ricerca, per riconoscere ciò che è giusto, vero che poi è tutto ciò che è veramente bello e poi dire:
Io so che questo non è un paese aperto ai giovani e al loro futuro…
Io so che viviamo in tempi difficili …
Io so che la corruzione sta divorando il paese
Io so che è tornato il tempo di dire che il nero è nero e il bianco è bianco per poi ricominciare.
Io so […]
Vedo l’immondizia ai lati delle strade,
l’immigrato che vende calzini davanti al super mercato …
l’umanità perduta che ‘’qualcuno’’ vorrebbe cancellare ma esiste
Vedo il lavoro che non c’è e qualcuno vorrebbe metterci paura
‘’Non abbiate paura’’ diceva, anzi gridava con forza un grande uomo.
Uno che aveva attraversato il secolo breve e i suoi delitti …
gsn - dalla mia residenza,
mercoledì 6 luglio 2011