sabato 16 maggio 2009

DESTINATARIO SCONOSCIUTO VI

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Ieri, dopo il pranzo, ho ripreso la lettura de “Il piatto piange”di Piero Chiara….un capolavoro della letteratura italiana del ‘900.
Quando leggo un romanzo …e mi succede spesso, apro la mente al sogno .. scorro le pagine … mi fermo… sospendo la lettura e lascio vivere i pensieri.
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Le prime pagine de ‘’ Il piatto piange’’ raccontano le migrazioni dei luinesi .
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‘’Era una specie di ereditarietà, perché Luino’’ scrive Chiara’’ è terra di emigranti; e perfino le donne hanno una storia di viaggi e di avventure da raccontare’’ (……) c’erano poi, specialmente nei paesi delle vallate che scendono verso Luino, i muratori, gli imbianchini e gli stuccatori che da secoli andavano in Francia, in Svizzera e in Germania a lavorare, seguendo itinerari familiari. E tanti cuochi e camerieri, quasi tutti delle valli di Dumenza o di Colmegna e Maccagno che arrivavano fino in Inghilterra’’
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La mente è corsa veloce al succedersi degli anni, alle mie migrazioni; a quella volta che sul lungo lago di Luino incontrai Piero Chiara. ‘’ Sei tu il poeta ?’’ mi chiese…
Uomo brillante, Chiara. Io ero un giovane che ascoltava impacciato il maestro come un bambino che l’aveva fatta grossa.
Volle sapere di me, di certi aspetti della mia biografia, di Zurigo….
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Quando leggo un libro spesso sospendo la lettura e lascio vivere i pensieri, i ricordi
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‘’ Vietato ai cani e agli italiani’’ diceva un cartello posto all’entrata di un Ristorante di (……..)
Sono gli anni ’60 e ’70, quelli dei referendum xenofobi promossi da James Schwarzenbach che, grazie alla saggezza degli svizzeri furono tutti bocciati.
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E’ ricordando questi fatti, l’esperienza vissuta, che scrivo la poesia ‘’ Centro di identificazione ed espulsione’’ . Non più di cinque minuti per redigere il testo, non più di tanto per dare voce ad un immaginario Hassan e ai tanti Hassan che girano e varcano le frontiere del niente in cerca di angoli di futuro e di libertà.
E qui la politica non entra. E’ storia dell’umanità, questa , di ieri e di oggi; di questo presente che riavvolge i giorni e porta indietro, a quando i nostri partivano per l’America.
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L'arrivo era caratterizzato dal trauma dei controlli medici e amministrativi durissimi, specialmente ad Ellis Island, l'Isola delle Lacrime
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‘’Nel
Museo dell'Emigrazione, a New York, ci sono ancora le valigie delle persone che, reimbarcate per l'Italia, nella disperazione si buttavano nelle acque gelide della baia andando quasi sempre incontro alla morte’’.
Non si chiamavano Hassan. Si chiamavano Cosimo, Rocco, Assunta….erano in genere uomini e donne del sud ma anche friulani, veneti…e fuggivano dalla fame.
Uomini in fuga lungo il secolo breve, qui’, in occidente. Gente in fuga dalle guerre, dalle persecuzioni politiche, religiose e razziali cercarono salvezza e futuro in paesi ospitali.
Uomini illustri, scienziati quali Albert Einstein ed Errico Fermi, scrittori come Bertold Brecht e Pablo Neruda, furono costretti all’esilio da regimi autoritari e violenti. L’elenco è lungo, lungo, lungo.
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E’ storia dell’occidente, questa. Un occidente (oggi) democratico e civile che infine scopre l’importanza dei diritti dell’uomo e li difende. Ci prova !
Potrei proseguire ma non è questo lo spazio.
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Ho letto i commenti. Vi siete divisi. C’è chi ha letto la poesia e chi, nel testo, ha visto altro. Un presente attuale che non cerco.
Mi scuso con i pochi che hanno apprezzato il mio lavoro. Non era nelle mie intenzioni mettere alcuno nella condizione coraggiosa di scegliere tra due correnti di pensiero politico. E questo che emerge dalla lettura dei commenti. Scusatemi !
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Non sono in politica e per quanto mi riguarda trovo che il Parlamento è e resta il luogo delle decisioni . Spetta al Parlamento legiferare e decidere il meglio per tutti noi. In democrazia è così.
… spetta ai poeti, credo, volare oltre il possibile e raccontare il tanto del cammino che resta da fare . Così dovrebbe essere, almeno. Anche nel tempo delle ‘’piccole patrie’’.
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( Caro sconosciuto... sei hai letto devo dirti che si tratta della risposta che ho dato ad alcuni ... frequentatori di un sito per aspiranti scrittori e poeti. Avevo pubblicato la poesia di Hassan ''forestiero in terra di Egitto'')

venerdì 15 maggio 2009

Dalla parte del silenzio

Da Akatalepsia, lo stupendo blog di Clelia Mazzini
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Abbiamo visto morire milioni di individui in guerra, centinaia di migliaia nelle rivoluzioni, decine di migliaia nelle persecuzioni e nelle sistematiche epurazioni delle minoranze. Moltitudini numerose come nazioni vagano ancora sulla faccia della terra o periscono quando mura fittizie pongono fine al loro vagare. Tutti quelli che vengono chiamati profughi o immigrati appartengono a questo vagare, in essi si incarna una parte di quei terribili avvenimenti in cui la morte ha riafferrato le redini che noi credevamo avesse abbandonato per sempre. Questa gente porta nell’anima, e spesso nel corpo, le tracce della morte, e non le perderà mai del tutto. Voi, che non avete mai preso parte a questa grande migrazione, dovete accogliere questi altri come simboli di una morte, che è una componente della vita. Accoglieteli come quelli che hanno avuto il destino di ricordarci la presenza della Fine in ogni momento della vita e della storia. Accoglieteli come simboli della finitezza e transitorietà di ogni interesse umano, di ogni vita umana, di ogni cosa creata.Noi siamo diventati una generazione della Fine e quelli di noi che sono stati profughi ed esuli non dovrebbero dimenticarlo quando trovano un nuovo inizio qui o in un’altra terra. La Fine non è niente di esterno. Non si esaurisce con la nostra infanzia, la gente con cui siamo cresciuti, il paese, le cose, la lingua che ci hanno formati, i beni, spirituali e materiali, ereditati o guadagnati, gli amici che ci furono strappati da morte improvvisa.La Fine è più di tutto questo: è in noi, è diventata il nostro vero essere.Noi siamo la generazione della Fine e dovremmo saperlo.
da Il coraggio di esistere
ed. Astrolabio, Roma, 1968
Trad. di G. Sardelli

mercoledì 13 maggio 2009

Forestieri in terra di Egitto (Centro di identificazione ed espulsione)

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Mi chiamo Hassan
Ho 12 anni e vengo da un paese Africano.
Un missionario comboniano, un italiano
mi ha sottratto all’esercito dei bambini che, armati
combatte e uccide la gente dei villaggi.
Avevo un mitra, mi ha dato un libro.
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Mi chiamo Hassan
e con mia madre ho attraversato il deserto
e poi il mare
ed ora sono qui, nel paese delle libertà….
qui, dove la gente ama i bambini e non uccide lo straniero
Sta scritto nella Bibbia,
il libro avuto in dono da un missionario italiano
Sta scritto li e dice…
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"Non molesterai il forestiero né lo opprimerai
perché voi siete stati forestieri in terra di Egitto”
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Io sono Hassan...
Fuggito dalla guerra e dalla fame
….e sono solo.

lunedì 11 maggio 2009

Vittorio Sereni - Viaggio all'alba

Vincent van Gogh





VIAGGIO ALL’ALBA
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Quanti anni che mesi che stagioni

nel giro di una notte:
una notte di passi e di rintocchi.
Ma come tarda la luce a ferirmi.
Voldomino, volto di Dio.
Un volto brullo ho scelto a rispecchiarmi
nel risveglio del mondo.
Ma dimmi una sola parola
e serena sarà l’anima mia.
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Caravaggio

domenica 10 maggio 2009

A PureSwami - ALDA MERINI - La Terra Santa

Chagall



Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.
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Alda Merini, da "La Terra Santa"...
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Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?
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Alda Merini, da "La Terra Santa"



Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all'umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d'oro
e l'albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l'assenzio
di una sopravvivenza negata
.[Da La Terra Santa, 1984]

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venerdì 1 maggio 2009

UMBERTO SABA :ULISSE

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Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
A fior d’onda emergevano,ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe,scivolosi,al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il nono domato spirito,
e della vita il doloroso amore.
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....... l'ultimo endecasillabo, può essere inteso come emblematico di tutta la poesia di Saba; il doloroso amore della vita è il tema dominante della sua dedizione alla vita stessa in primo luogo e alla propria opera.
Questa poesia cronologicamente estesa per tutta la prima metà del '900, sempre in qualche modo fedele ai propri connotati fondamentali, estranea alle manifestazioni più vistose di polemica, di dibattito letterario che nel frattempo si hanno, forse proprio per questo, per questa assoluta verità , per questa adesione ad una vita intensamente vissuta, oggi ci si presenta come in grado di suggerire soluzioni oltre quella che è stata la stagione dell'ermetismo.. Direi che oggi questa poesia prosastica, fatta continuamente di racconti, questa poesia narrativa di Saba finisce per sembrare più moderna di tanta altra poesia che bruciò se stessa nell'inseguimento del fantasma della lirica, talvolta raggiungendola, talaltra no.
(Sergio Antonelli - critico letterario e scrittore)

mercoledì 29 aprile 2009

Terremoto de L'Aquila: la notte del 6 aprile...anche io ho pianto

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Anche io ho pianto la notte del 6 aprile.
Mi sono svegliata avvertendo la scossa da Roma. Lunga e forte.
E ho pianto perchè sapevo già, prima ancora di conoscere epicentro e magnitudo che quello che io avvertivo era un terremoto in abruzzo, a casa mia... e che, per come io da lì lo avvertivo, aveva raso al suolo.
E ho pianto i giorni a seguire per metà della mia famiglia (e quindi del mio cuore) in tenda a vivere della solidarietà d'altri.
Ho pianto per quei vicoli.
Ho pianto perchè non dovrebbere succedere che le nostre case crollino, ma lo fanno.
E piango ancora oggi, se posso girarmi verso un angolo e non essere vista, ogni volta che qualcuno sapendomi direttamente interessata, mi racconta con entusiasmo di aver aiutato spedendo vestiti, scarpe... ogni cosa... senza rendersi conto di darmi l'esatta percezione di cosa sia la disperazione, di mettermi davanti agli occhi quanto terribile sia la realtà, prima ancora di mostrarmi quanto meravigliosa sia la solideriatà.
E' una ferita aperta.
Ed è profonda.
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Beatrice
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MARC CHAGALL

Grazie Beatrice, anonima visitatrice, per la tua dolce e bellissima testimonianza.

Lo sento..... è scritta con il cuore.

venerdì 24 aprile 2009

25 Aprile - festa della liberazione : IL PARTIGIANO LUCIANO

Scriveva Piero Calamandrei " Se volete andare dove è nata la nostra Repubblica venite dove caddero i nostri giovani, ovunque è morto un italiano per riscattare la dignità e la libertà, andate lì perchè lì è nata la nostra Repubblica"
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"Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restitutire all'Italia libertà e dignità.
Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte, la fede nella giustizia"
E aggiunse " ... a noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste, il loro sogno di una società più giusta e umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore .... .... non dobbiamo tradirli".
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I morti sono tutti uguali ma questi morti, tutti giovani, avevano un sogno .... ... raccontavano il futuro che faticosamente il paese è riuscito a costruire.

picasso pablo-galleria di opere
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http://ilpartigianoluciano.blogspot.com/

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mercoledì 15 aprile 2009

Mafi


Diego Velazquez.
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Diego Rodriguez de Silva y Velazquez, sivigliano di nascita (1599-1660), ovvero il principe dei pittori spagnoli del tardo Cinquecento e, senza dubbio, il maggiore e più nobile seguace dell’arte caravaggesca in terra iberica. Genio ardito e penetrante, un pennello fiero, un colore vigoroso, un tocco energico, che eccelse nell’imitazione della natura: non a caso nella classificazione stilistica della sua arte, viene collocato, a ragione, tra i “naturalisti”; nome, che si dà a coloro che, pur senza innalzarsi all’ideale ragione della bellezza, la cercano nella natura, tal quale esiste in essa ed, aspirano unicamente a trasferirla integra nei loro quadri
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Nos alegramos de que estés bien... muy triste lo que ha pasado en Italia con el terremoto. Saludos.... Mafi

Jan Vermeer

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Gracias Mafi! es un placer tu cercanía. Nino

martedì 14 aprile 2009

(13/04/09 ore 23.14) - Una nuova scossa di terremoto

Caravaggio

Una nuova forte scossa di terremoto (magnitudo 4.9 sulla scala Richter) è stata avvertita all'Aquila e in Abruzzo alle 23,14 di lunedì. Le località più vicine all'epicentro sono Capitignano, Campotosto, Pizzoli e Barrete. La scossa è stata avvertita distintamente anche in Umbria, Marche e Lazio (fino a Roma).

domenica 12 aprile 2009

Tchaikovsky - 1812 overture (Part 1)

Buona Pasqua !

L’inverno è alle spalle. Di neve quest’anno ne è caduta assai sulle nostre montagne. Ma è così che l’inverno deve essere. Non quei giorni calducci e strani, quella fuliggine persistente anche quando non si vedono nuvole in cielo, indizi di un ambiente malato. No,… freddo pungente, con i passi che scricchiolano come su un velluto gelato, vapore ad ogni parola. Così deve essere l’inverno.
Ora è primavera e presto sarà estate, calda,
E’ la vita che riprende, è il nuovo orizzonte che intravvedo davanti.. la sensazione di sentire vicine le persone care, gli amici anche lontani. È la vita che riprende.L’agenda torna a riempirsi. Domani, dopodomani… c’è molto da fare.
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Di neve ne è caduta assai sulle nostre montagne… ed ora è Pasqua. La vita riprende nella speranza e così deve essere nonostante i lutti, la devastazione, l’incertezza del futuro per tanti nostri connazionali
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Buona Pasqua, quindi, e sia di vera risurrezione.

venerdì 10 aprile 2009

A proposito del terremoto


Donatello, Crocifisso, Santa Croce, Firenze, 1412-1413
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A proposito del terremoto della Marsica Beatrice, che ringrazio, scrive...
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Quel terremoto ha segnato anche la vita di noi che non lo abbiamo vissuto, ma che ne siamo figli.Conviviamo con la paura che accada di nuovo... conviviamo con l'abitudine alle piccole scosse.E ogni tredici gennaio, quando le campane delle chiese suonano i rintocchi a memoria di quel giorno, continuiamo a sentirci privati.Di cosa? E' difficile a dirsi... dei nostri avi, di tutta una memoria che con essi è andata perduta... E in questi giorni che vedono L'Aquila colpita come la Marsica lo fu allora, non possiamo che avere paura, con loro, per loro.. Non possiamo che sentirci Aquilani anche se siamo Marsicani.Fratelli accomunati dallo stesso destino che ci vuole a condividere le nostre vite con la terra, nel bene e nel male.


Beatrice
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Cèzanne

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Cara Beatrice,

Alle 3.32 di lunedì 6 aprile mi sveglio… la casa trema, un rumore che cresce, che diventa via via più forte. Il solaio ondeggia, scricchiola, i vetri delle finestre tremano … Scendo dal letto ... il pavimento sfugge,....Afferro i vestiti e cerco di raggiungere la porta... non si apre
‘’Il Terremoto ! esclamo .... ancora !”, penso ‘’ è ondulatorio…somiglia alla scossa notturna del 1997 ‘’ ….l’epicentro è lontano, forse ….non è locale’’ .
‘’ Cresce di intensità’’ e devo attendere, sperare e finalmente rallenta . Realizzo il disastro che c'è stato, da qualche parte, come nel 1997.

Richiamo alla mente l'esperienza ( http://giovenaleninosassi.blogspot.com/2008/09/terremoto.html), il racconto di altri eventi.

Alle 3,35 ho pianto.

Questo sisma ricorda uno sciame sismico che ebbe il suo culmine alle ore 18 del 2 febbraio del 1703 quando una scossa di X grado con epicentro a l'Aquila provocò in Abruzzo ben 7694 morti e 1136 feriti. Fino al 25 febbraio, raccontano gli annali, si contarono 160 repliche.
Anche in Umbria arrivò con grande violenza. Nella città in cui vivo non fece nessuna vittima ma furono ingenti i danni.
Alle 18 e 15 di quel giorno , mentre si stava celebrando in Duomo il rito della Candelora, il Vescovo, i canonici, i sacerdoti con indosso i paramenti, scapparono fuori dalla chiesa insieme ai fedeli.
Le repliche durarono alcuni mesi.
Mentre i travi e i puntelli di sostegno messi in febbraio alle abitazioni davano segni di cedimento, un'altra scossa provocò feriti. cadde la chiesa degli Agostiniani. Era il 9 Aprile, lunedì di Pasqua.
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C'è una grande vicinanza tra gli eventi sismici che colpiscono l'Abruzzo e questa mia terra.
Vicinanza culturale, di sentimenti e, del resto, dalla cima del Monte Vettore si vedono il Gran Sasso e i monti della Maiella. La città de l' Aquila e lì, da qualche parte....prima dell'orizzonte.

Nino

lunedì 6 aprile 2009

13 gennaio 1915 - Terremoto di Avezzano


Il 13 gennaio 1915 la Marsica è messa in ginocchio dallo spaventoso Terremoto di Avezzano che provoca nel solo paese natìo dello scrittore IGNAZIO SILONE oltre 3.500 vittime; muoiono sotto le macerie numerosi suoi familiari, tra cui la madre; Secondino riesce a salvarsi con il fratello Romolo, il più piccolo della famiglia. Il dramma personale del non ancora quindicenne Silone lo segnerà per tutta la sua vita e trasparirà anche nella sua produzione letteraria, come ricorda Richard W. B. Lewis«Il ricordo del terremoto erompe dalle sue pagine con lo stesso significato che per Dostoevskij ebbe l'esperienza di scampare all'ultimo minuto dall'esecuzione capitale».
Così scrive al fratello, alcuni mesi dopo il sisma, di ritorno dal seminario di
Chieti (dove studiava) al paese natale distrutto
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....Ahimè! son tornato a Pescina, ho rivisto con le lagrime agli occhi le macerie; sono ripassato tra le misere capanne, coperte alcune da pochi cenci come i primi giorni, dove vive con una indistinzione orribile di sesso, età e condizione la gente povera. Ho rivisto anche la nostra casa dove vidi, con gli occhi esausti di piangere, estrarre la nostra madre, cerea, disfatta. Ora il suo cadavere è seppellito eppure anche là mi pare uscisse una voce. Forse l'ombra di nostra madre ora abita quelle macerie inconscia della nostra sorte pare che ci chiami a stringerci nel suo seno. Ho rivisto il luogo dove tu fortunatamente fosti scavato. Ho rivisto tutto... (Ignazio Silone)
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giovedì 2 aprile 2009

Albatro (A.Merini)

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Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d'amore.

venerdì 27 marzo 2009

Bertolt Brecht –Tempi brutti per la poesia

BOTERO
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Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.
L'albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.
Le barche verdi e le vele allegre della baiaI
o non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.
Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.
Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.
In me si combattono
L'entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell'imbianchino*.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.
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* Con "l'imbianchino" Brecht si riferisce a Hitler.

BOTERO

venerdì 20 marzo 2009

Destinatario sconosciuto - V

Un set di fotografie dedicate al Museo Marc Chagall di Nizza
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Destinatario sconosciuto (V) …
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Stamani sono andato dal chirurgo che collabora con il primario che mi ha operato. Bisognava che mi visitasse per verificare il drenaggio delle ferite, medicare e togliere i punti.
Eravamo d’accordo di incontrarci di primo mattino… ho deposto il giaccone, tolto la tuta per poi adagiarmi sul lettino della medicheria. Ho atteso ... un tempo breve ma interminabile. Il primario e i suoi assistenti erano in visita.
Nel silenzio della stanza la mente è corsa veloce agli eventi che in rapida successione hanno messo in crisi il presente, ristretto l’orizzonte futuro e non so poi. C’è sempre un poi da interpretare, analizzare, comprendere … un succedersi di giorni che vorresti felici.
Un poi che improvvisamente s’incarta e diventa oscuro, precario, difficile. Osservo il mio corpo provato dalla malattia. Lo ricordo forte, perfetto… veloce nella corsa, agile, infaticabile. Mi ha servito bene. Ora ha bisogno di cure, amore.
Luciano, il Primario, ha fatto un buon lavoro ma i controlli non sono terminati… bisogna attendere …..
Conosco Luciano dai tempi del collegio . Era il migliore della classe insieme a Giulio. Io eccellevo negli sport. Amavo il calcio, la pallavolo, il ping-pong ….
Ero il più veloce nella corsa e nelle prove di resistenza. Saltavo un metro, senza fatica, da fermo e a piedi uniti . Salivo sulla corda senza utilizzare i piedi, con le sole mani… e discendevo veloce.
Nelle materie artistiche, come negli sport, ero di gran lunga il migliore. Nelle ore di studio, scrivevo poesie e leggevo Joyce, Quasimodo, Ungaretti. Amavo i poeti. Ero Ulisse, l’eroe di Omero …. Immaginavo un divenire difficile, di lotta per raggiungere la terra amica, la casa dell’infanzia: il desiderio di un orfano che viveva la solitudine del futuro.
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‘’Come va?’’
‘’Bene’’ ho risposto …. ‘’ ne ha fatta di strada!’’
‘’Chi?’’
‘’Il primario.’’

mercoledì 18 febbraio 2009

Destinatario sconosciuto IV

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Caro destinatario sconosciuto,
E’ andata bene ma, a mio avviso, è presto per chiudere la pagina. E’ tardi per scrivere, raccontare … abbi pazienza.
Stasera lascio qualche notizia. Domani mattina rientrerò in ospedale per una visita di controllo e altre ce ne saranno. Potevo (avrei dovuto, credo) restare in corsia sotto controllo medico ma… il sistema sanitario nazionale (regionale) riduce al minimo le degenze.
L’intervento è andato bene… la tappa più importante è superata.
Ringrazio Il Chirurgo e il gruppo di lavoro che l’ha sostenuto … Grazie!


IL CIMITERO DEGLI SCRITTORI



NOVECENTO, IL CIMITERO DEGLI SCRITTORI
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In questi giorni Alberto Cadioli - docente alla Statale di Milano, critico letterario e studioso tra i più preparati anche in campo editoriale - ha ripreso su « Tirature ’ 09 » ( Il Saggiatore­Fondazione Mondadori) un problema che sta diventando piuttosto grave. Si tratta dell’impossibilità di reperire sul mercato testi di scrittori italiani che hanno fatto la storia del nostro Novecento letterario, ma il discorso potrebbe valere anche per tanti importanti autori stranieri.
Cadioli fa i casi di Pea, Loria, Santucci, Bontempelli e Manzini che, pur essendo presenti nel catalogo di qualche editore, risultano ugualmente irreperibili o raggiungibili dopo molte traversie. E’ vero che esistono anche le biblioteche, dove - almeno nelle grandi città - si possono consultare quei testi, ma comunque il problema sussiste, sia che si debba tenere un corso su certi scrittori, sia che un lettore voglia personalmente disporre di un determinato testo, in un’edizione corretta. Esiste, in realtà, un cimitero degli scrittori che si chiama oblio.
Fin quando si è in vita, si riesce ancora a tenere in circolazione qualche edizione delle opere più importanti; poi, a pochi anni dalla morte, si diventa come dei ' desaparecidos' di cui si perdono le tracce ( non solo in libreria). Sono i meccanismi della memoria che bisognerebbe ricominciare ad attivare, facendosi poi aiutare nel concreto dalle tecnologie ( vedi, ad esempio, la stampa digitale) per rimettere nel circuito culturale opere meritevoli di essere ricordate e tramandate. Si può essere d’accordo sul fatto che spesso quello che era importante allora può non esserlo più oggi, oppure che qualche testo, essendo troppo legato al proprio tempo o al proprio ambiente, ha perso di vigore o di attualità.
E’ però altrettanto vero che, dalla fine dell’Ottocento ad oggi, sono scomparse generazioni di scrittori, e non tutti da abbandonare a un inglorioso destino.
Certo, gli editori non sono istituti di beneficenza culturale e guardano alle cifre di ciò che si vende, ma ugualmente ci si domanda: è proprio impossibile trovare un’intesa per riuscire a mettere insieme una biblioteca di questi scrittori ' fantasma'? D’altra parte, si deve riconoscere che il fenomeno degli « scomparsi » non riguarda soltanto le opere letterarie.
In realtà, escono di scena - perché esauriti o comunque posti fuori commercio - circa 40mila all’anno, di ogni genere. E questo dipende da almeno due fattori: un gran numero di titoli resta inesplorato, privo del benché minimo supporto d’informazione e distribuzione, e un altrettanto grande numero di titoli, pur arrivando in libreria, ne esce dopo 40- 60 giorni.
Così, molte pubblicazioni non si arriva neppure a conoscerle e molte altre tornano troppo presto al mittente, con l’identico risultato di passare, nel giro di poco tempo, direttamente dalla pubblicazione al macero. I più non ritornano.
Peggio che scomparsi: è come se non fossero mai nati.
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(da L'Avvenire on line - GIULIANO VIGINI )

Paul Gauguin

martedì 10 febbraio 2009

Domani....

Madonna del Carmine
Preghiera
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Non è tempo di favole, questo.
Oppure si, come sempre, se Dio lo consente.
Posso, Signore mio Dio immenso e grande ricominciare a sognare?
Posso volare oltre le valli e i monti
e ancora i monti
e scendere oltre il ponte nel regno della fantasia?
Non “voglio lottare” con Te, mio Dio
e poi sei Tu che mi hai dato un dorato talento.
Non fare di me la cicala che muore all’inizio dell’inverno.
Che spreco sarebbe …?!
Facciamo un patto.
Ecco:
scrivo per Te…
ma ho bisogno di ritrovare la serenità, la pace, la salute.
Ho bisogno di ritrovare quello che Tu, Signore mio Dio
hai permesso che mi fosse tolto,
quando ero giovane e sognavo.
In fondo sognavo di Te e tra la gente e le cose cercavo il Tuo amore.
Ecco:
torno a scrivere di Te perché Tu che mi vuoi bene,
lo so che mi vuoi bene,
metti ordine
e mi “restituisci” lo spirito degli anni;
la forza della vita,
il gusto di guardare alla gente e alle cose con l’amore di un tempo;
la capacità di disegnare il volo di una foglia che cade
o la bellezza di un filo d’erba che si alza, festoso, nel campo.




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Domani mattina, mercoledì 11 febbraio, giorno che richiama le apparizioni della Madonna a Lourdes, entro in ospedale per un intervento chirurgico che definisco delicato.
Domani è anche la festa della Madonna di Lourdes a cui affido i miei pensieri… le mie preghiere .
Per un periodo, spero breve, resterò lontano da queste pagine. Se tutto andrà bene lunedì prossimo rientro nella mia abitazione
Grazie per avermi ascoltato,
Giovenale Nino Sassi
http://www.lourdes-radio.com/player_live/player_live_fr/player-token_fr.php

La vita....

Caravaggio
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La vita è vita e va comunque difesa, sempre… fino all’ultimo; fino a quando la speranza raccoglie i pensieri, racconta le emozioni, l’essere tra gli altri.
La vita è vita e nessuno ha il diritto di limitarla, offenderla, ferirla, …..
La medicina ha fatto progressi impensabili ma il confine tra il diritto alla vita e il diritto alla morte non è disponibile. Il medico non ha certezze . Lotta per la vita ben sapendo che domani sarà possibile curare l’impossibile di oggi. Quella del medico è una missione.
Sono un credente, un cattolico … e capisco la posizione della Chiesa Cattolica Romana. E piango la morte di tanti giovani sulle strade del sabato notte.
La vita !? non è una corsa nella notte .
Che Dio ci aiuti e ci perdoni tutti.
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«... Un Arameo errante era mio padre. Egli se ne andò in Egitto e vi abitò con pochi uomini; là divenne una grande nazione, potente e numerosa.» (Deu 26,5)

domenica 8 febbraio 2009

Karol Wojtyla - Il senso della vita

Da ''Il senso della Vita - meditazioni sull'amore''
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15.16 - Certo, l'uomo scopre la verità sempre in modo limitato, e può dirsi un pellegrino della verità . Ma ciò è ben diverso dal relativismo e dallo scetticismo. L'esperienColore testoza attesta infatti che la nostra mente, pur offuscata o indebolita da monteplici condizionamenti, è in grado di cogliere la verità delle cose, almeno quando si tratta di quei valori fondamentali che rendono possibile l'esistenza dei singoli e della società. Essi si impongono alla coscienza di ciascuno e sono un patrimonio comune dell'umanità. Non è forse ad esso che s'appella la coscienza comune quando condanna i crimini contro l'umanità, anche se avvallati da qualche legislatore ? in realtà la legge naturale, proprio perchè scolpita da Dio nel cuore, precede ogni legge fatta dagli uomini e ne misura la validità.
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sabato 7 febbraio 2009

James Joyce -A Portrait of the Artist as a Young Man

Cèzanne
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Tutti gli umori, le voglie, le idiosincatrie di un giovane genio della letteratura si raccolgono in questo romanzo largamente autobiografico e ribollono nel magma di una scrittura violenta e raffinatissima, che ora si rivolge in larghe spire meditative su se stessa, ora fila via sulle battute sempre brillantissime di un dialogo che non sdegna il ''basso'' e il triviale, quasi a dare maggior evidenza alle improvvise punte ''alte'' di cui è costellato.
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(http://www.repubblica.it/speciale/2002/novecento/libri/48/2.html)


giovedì 5 febbraio 2009

James Joyce - BAHNHOFSTRASSE

Occhi che irridono mi segnano la strada
che percorro al cadere del giorno,
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grigia strada i cui violetti segnali sono
stella d'incontro e stella dell'addio.
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Maligna stella! Stella di dolore!
Ardita gioventù più non ritorna
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né a conoscere impara il vecchio cuore
i segni che m'irridono se vado.
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akatalēpsía o gli infiniti ritorni ...La domanda sospesa nella contraddizione

Socrate
Da Akatalepsia o degli infiniti ritorni riprendo un post molto interessante . C'è sempre qualcosa di notevole nel blog di Clelia Mazzini
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1099. La domanda sospesa nella contraddizione
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Chi aveva ragione fra [...]Parmenide e Eraclito? Lo spettacolo della vita sembra dire, appena si comincia a contemplarlo: Eraclito. Tutto inarrestabilmente muta, non ci si può bagnare due volte nell'acqua dello stesso fiume, il divenire è una Grande Anima dove le cose si formano mediante trasformazione in esse dei loro contrari. "Il mondo non è stato creato una volta per tutte per ognuno di noi": la sorpresa ci assale. Stupiti, dovremmo constatare che il passato s'incontra in noi col futuro, e noi viviamo nel continuo trasfondersi dell'uno nell'altro: siamo, perciò, diafani: ci attraversa il Divenire. Che fa sentire il piacere d'esistere. Naturalmente, il Divenire è anche uno stato di privazione: l'essere non c'è ancora, mentre si sta costruendo. E si tenta di raggiungere il nuovo stato come camminando su un filo teso nel vuoto, - che annuncia il pericolo. Divenendo, non soltanto non siamo ancora, ma possiamo non essere più [...]. L'Essere pare così coinvolto col Divenire che non si riesce a immaginarlo fuori da esso: può esistere davvero solo ciò rischia di venir meno [...].A questo punto nasce il bisogno del grande avversario di Eraclito: Parmenide [...]. Se rifletto, ad esempio, sulla persistenza dell'amore, - sul fatto che è possibile provare amore con costanza, - ecco: sono trascorsi anni e l'amore resta piantato dentro un albero secolare, - alto, severo, - concludo: oltre i singoli e talora vertiginosi cambiamenti sulle superfici, non è forse vero che nulla cambia mai del tutto in fondo all'anima? [...]Parmenide custodisce l'Essere. Guardiano inflessibile, padre della pace. Per questo l'amore, come ogni altro sentimento che arrivi a sostanziare l'Essere, è salvo: inattaccabile dal tempo. Si crede sia finito, ma non è finito. Non arde più quel fuoco, che era mirabile. Ma non si è spento. E' vero che non si è spento? Naturalmente no. Naturalmente sì. Perciò occorre lasciare la risposta a questa domanda: "E' vero che non si è spento?", fluttuante nella contraddizione, perché lo sguardo scopre cose diverse, secondo che si badi alle partenze, alle fughe, alle distrazioni, o all'impossibilità di rinascere a un nuovo sentimento. Anche una sola volta.


Piazza del mio paese

Norberto
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Piazza del mio paese...
non c'è spazio più aperto.
Piazza dei giochi e degli amori,
dei vicoli,
stretti,
dove il sole passa
disegnando triangoli di poesia

mercoledì 4 febbraio 2009

Rainer Maria Rilke

PAUL CEZANNE
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IL MIO LIBRO
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La sera è il mio libro.
Risplende,
legato in damasco purpureo.
Su gli aurei fermagli m'indugio,
li schiudon le fresche mie dita.
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E leggo la pagina prima:
la fida sua voce mi allieta.
Sussurro quell'altra, più piano ...
La terza ?... La terza, già sogno.
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martedì 3 febbraio 2009

NADA TE TURBE



Musica Nada te turbe - Mina.
Testo di
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Nada te turbe, nada te espante;
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante:
solo Dios basta.
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Niente ti turbi, niente ti spaventi,
chi ha Dio niente gli manca.
Niente ti turbi, niente ti spaventi,
solo Dio basta.

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Stamani ha chiamato l'ospedale.

L'intervento chirurgico è fissato per giovedì 12 febbraio p.v.
L'attesa è stata lunga. In certi momenti insopportabile.
Una preghiera sale...
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Jesse Norman - Ave Maria
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La Cappella Sistina

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Il 24 giugno del 1957, nella Cappella Sistina, ricevevo Il sacramento della Confermazione ( La Cresima)
Stare sotto quel ''cielo Michelangiolesco'',
nel luogo dei conclave,
dove vengono eletti i Papi,
in una Roma
diversa da oggi....
Bellissima !
Quella dei Blasetti, dei De Sica e dei Rossellini.
Sofia Loren abitava in via Ugo Balzani,
di fianco a noi
Ricordo poco di quel giorno
Avevo nove anni.
Confuse, dolci emozione.

Giovanni Papini

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Siamo nelle mani dei
borghesi,
dei burocratici, degli
accademici,
dei posapiano, dei
piaccioni.
Non basta aprire le
finestre - bisogna sfondar
le porte.
Le riviste non bastano ci
voglion le pedate.
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DALL'AGENDA LETTERARIA DELLA LIBRERIA MONDADORI Augusta
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PureSwami

Caravaggio Riposo durante la fuga in Egitto .

Di seguito pubblico una bellissima pagina di PureSwami , il bellissimo blog di P........ che, prendendo spunto da una trasmissione televisiva, racconta ''l'egoismo e la violenza barbara'' che vive nel nostro tempo.
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Norberto

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domenica 1 febbraio 2009

Michel Quoist

gauguin
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Concedimi d'essere tanto grande da raggiungere il mondo, tanto forte da poterlo portare, tanto puro da abbracciarlo senza volerlo tenere.
Concedimi di essere terreno d'incontro, ma terreno di passaggio, strada che non ferma a sé, perché non vi è nulla di umano da cogliervi che non conduca a Te. Signore, mentre stasera tutto tace e nel mio cuore sento duramente questo morso della solitudine, mentre gli uomini mi divorano l'anima e io mi sento incapace di saziarli, mentre sulle mie spalle il mondo intero pesa con tutto il suo peso di miseria e di peccato, io ti ripeto il mio sì, non in una risata, ma lentamente, lucidamente, umilmente.
Solo, o Signore, davanti a te, nella pace della sera

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"L'amore non è già fatto. Si fa. Non è un vestito già confezionato, ma stoffa da tagliare, preparare e cucire. Non è un appartamento "chiavi in mano", ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare."

Arte, genio e follia a Siena

Oltre 150 opere tra dipinti e sculture illustreranno il rapporto tra arte e follia attraverso i capolavori di grandi pittori tra cui Van Gogh, Kirchner, Bosch, Munch, Ernst, Mafai, Guttuso e Ligabue. La mostra "Arte, Genio, Follia" sarà aperta nel Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena dal 31 gennaio al 25 maggio 2009.Foto: "Il concerto nell'uovo" (XVI sec.), attribuito a Hieronymus Bosch.(Credits: Ansa)
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