Emigrare è anche bello. È bello conoscere ed apprendere lingue nuove, sensazioni che si muovono in spazi diversi; strade , monti e boschi, fiumi e laghi.. volti ..che si aprono per diventare memoria.E ami le terre avute in dono dalla vita e le strade e le piazze e nuovi ricordi, nel tempo, affollano la mente raccontati in lingue diverse dalla tua e non ci fai caso tanto ti appartengono e sono tuoi.Conosci l’inglese, apprendi il tedesco, hai fatto nuove amicizie e ti è piaciuto. Diritti riservati
sabato 3 maggio 2014
venerdì 2 maggio 2014
L'amore è tutto
Se tacete, tacete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se correggete, correggete per amore. Se perdonate, perdonate per amore. Sia sempre in voi la radice dell'amore, perché solo da questa radice può scaturire l'amore. Amate, e fate ciò che volete.
L'amore nelle avversità sopporta, nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell'ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente. E' l'anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore. L'amore è tutto.
Sant'Agostino
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Sant'Agostino
giovedì 1 maggio 2014
Per un possibile discorso...
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| Silvestro Lega |
Per un possibile discorso che facemmo
(e "memoria" lo chiamasti per farmi capire)
tutto si aprì di fronte a me.
La temperie del vento frantumò i cristalli
e ci trovammo rapidi a sparire
per gli scoscesi destini del mondo.
Dall'apertura del cielo si rapprese
la coscienza del nostro sentimento
e trasalimmo nel riconoscere che nulla
era andato perduto di ciò che ci aveva creati.
Scendemmo allora quel sentiero mille volte percorso
e quieti ci incamminammo nella sera
che sapeva di timo e gelsomino
ma più di noi, amanti e amati dal silenzio.
(da: Amers, 1957)
(e "memoria" lo chiamasti per farmi capire)
tutto si aprì di fronte a me.
La temperie del vento frantumò i cristalli
e ci trovammo rapidi a sparire
per gli scoscesi destini del mondo.
Dall'apertura del cielo si rapprese
la coscienza del nostro sentimento
e trasalimmo nel riconoscere che nulla
era andato perduto di ciò che ci aveva creati.
Scendemmo allora quel sentiero mille volte percorso
e quieti ci incamminammo nella sera
che sapeva di timo e gelsomino
ma più di noi, amanti e amati dal silenzio.
(da: Amers, 1957)
Saint-John Perse
Premio Nobel per la letteratura 1960
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| Telemaco Signorini |
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Saint-John Perse
1° maggio 2014 ( Quando qualcuno soffre ingiustamente [...] è destino di coloro che assistono alla sua sofferenza provarne vergogna.)

Antonio Berni - disoccupati
Aspettando i barbari
- Io credo nella pace, forse addirittura nella pace ad ogni costo.
- I bambini non dubitano mai, neppure per un momento, che i vecchi enormi alberi sotto cui giocano dureranno in eterno; che loro cresceranno forti come i loro padri, fertili come le madri, che vivranno e saranno felici e alleveranno a loro volta i propri figli lì dove sono nati.
- Io stesso allora non dubitavo che in qualunque momento chiunque di noi, uomo, donna, bambino, forse anche il povero ronzino legato alla ruota del mulino, chiunque sapesse cosa era giusto. Tutte le creature vengono al mondo con dentro la memoria della giustizia.
- Quando qualcuno soffre ingiustamente [...] è destino di coloro che assistono alla sua sofferenza provarne vergogna.
John Maxwell Coetzee

Antonio Berni - emigrazione
Io so!
per dire che riconosco le manipolazioni, il niente che ‘’qualcuno’’ vorrebbe vendermi per vero..
E’ sufficiente vivere, andare al mercato, viaggiare fuori dai confini nazionali, leggere un giornale straniero …
Basta vivere,
andare allo stadio, prendere il tram o il treno dei pendolari e scoprire che le parole non dette parlano, raccontano meglio di un articolo di spalla o di apertura di un giornale.
Basta vivere
e mantenere un equilibrato senso della ricerca, per riconoscere ciò che è giusto, vero che poi è tutto ciò che è veramente bello e poi dire:
Io so che questo non è un paese aperto ai giovani e al loro futuro…
Io so che viviamo in tempi difficili …
Io so che la corruzione sta divorando il paese
Io so che è tornato il tempo di dire che il nero è nero e il bianco è bianco per poi ricominciare.
Io so […]
Vedo l’immondizia ai lati delle strade,
l’immigrato che vende calzini davanti al super mercato …
l’umanità perduta che ‘’qualcuno’’ vorrebbe cancellare ma esiste
Vedo il lavoro che non c’è e qualcuno vorrebbe metterci paura
‘’Non abbiate paura’’ diceva, anzi gridava con forza un grande uomo.
Uno che aveva attraversato il secolo breve e i suoi delitti …
gsn - dalla mia residenza,
mercoledì 6 luglio 2011
mercoledì 30 aprile 2014
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| Perez |
E' sera, anzi è notte.
La pioggia ha smesso di battere i vetri della finestra: sembra ottobre !
Forse è la pioggia che porta la tristezza, la voglia di riempire la stanza, di non restare solo... I miei dormono.
Forse è vero che i poeti attendono la notte per scrivere sciocchezze.
Attendono l'amore che c'è, che non c'è e lascia soli.
Ho bisogno di riposo, di liberare la mente per scrivere, raccontare, vivere sensazioni, emozioni nuove e non mi basta leggere un buon libro o la biografia dei grandi e il racconto, quello che agita la notte, resta nella penna e sfiorisce insieme ai giorni che passano lenti, irraggiungibili, inconcludenti.
Bisognerebbe vivere per ricominciare, tutti i giorni, e inventare il presente che vorresti ma ... domani non è il giorno che vorrei.
Per scrivere occorre una storia e i libri che hai letto non aiutano.
Sono le storie degli altri, quelle, belle, avvincenti ma tu sei diverso, la tua vita è stata diversa.
Ho combattuto la buona battaglia, mi dico, e spesso ho perso .
Ma era veramente la buona battaglia o io, bambino che pensa da grande, ho confuso il bene con il male?
Ognuno ha i suoi racconti.
Tolstoj ascoltava ''La sonata a Kreutzer'' di Beethoven e stava bene, io, più semplicemente, cerco il silenzio, questo silenzio che avvolge e ristora. Non è rigido, non è immutabile, anzi....
Stammi bene, gsn
(dalla mia residenza, Aprile 2013)
La pioggia ha smesso di battere i vetri della finestra: sembra ottobre !
Forse è la pioggia che porta la tristezza, la voglia di riempire la stanza, di non restare solo... I miei dormono.
Forse è vero che i poeti attendono la notte per scrivere sciocchezze.
Attendono l'amore che c'è, che non c'è e lascia soli.
Ho bisogno di riposo, di liberare la mente per scrivere, raccontare, vivere sensazioni, emozioni nuove e non mi basta leggere un buon libro o la biografia dei grandi e il racconto, quello che agita la notte, resta nella penna e sfiorisce insieme ai giorni che passano lenti, irraggiungibili, inconcludenti.
Bisognerebbe vivere per ricominciare, tutti i giorni, e inventare il presente che vorresti ma ... domani non è il giorno che vorrei.
Per scrivere occorre una storia e i libri che hai letto non aiutano.
Sono le storie degli altri, quelle, belle, avvincenti ma tu sei diverso, la tua vita è stata diversa.
Ho combattuto la buona battaglia, mi dico, e spesso ho perso .
Ma era veramente la buona battaglia o io, bambino che pensa da grande, ho confuso il bene con il male?
Ognuno ha i suoi racconti.
Tolstoj ascoltava ''La sonata a Kreutzer'' di Beethoven e stava bene, io, più semplicemente, cerco il silenzio, questo silenzio che avvolge e ristora. Non è rigido, non è immutabile, anzi....
Stammi bene, gsn
(dalla mia residenza, Aprile 2013)
Czeslaw Miłosz "La fodera del mondo",

Quando morirò, vedrò la fodera del mondo.
L'altra parte, dietro l'uccello, la montagna, il tramonto.
Il vero significato che vorrà essere letto.
Ciò ch'era inconciliabile, si concilierà.
E sarà compreso ciò che era incomprensibile.
Ma se non c'è una fodera del mondo?
Se il tordo sul ramo non è affatto un segno
ma solo un tordo sul ramo, se il giorno e la notte
si susseguono senza badare a un senso
e non c'è nulla sulla terra, oltre questa terra?
Se così fosse, resterebbe ancora la parola
suscitata una volta da effimere labbra,
che corre e corre, messaggero instancabile,
nei campi interstellari, nei vortici galattici
e protesta, chiama, grida.
Czeslaw Miłosz
"La fodera del mondo",
Czeslaw Milosz nacque nel 1911 a Szetejnie, in Lituania. Trascorse l’infanzia tra la Lituania stessa (sempre nostalgicamente ricordata, coi suoi boschi e le sue leggende) e la Russia, ove il padre,ingegnere, lavorò durante la prima guerra mondiale. Studiò all’università di Vilnus e qui, frequentando giovanili circoli letterari, scrisse i primi versi. Durante gli anni Trenta divenne, in patria, un autore già noto e stimato, rappresentante d’una poetica, definita“catastrofica”, orientata a denunciare le sofferenze e le ingiustizie del mondo (“Cos’è la poesia che non salva/i popolie le persone?”). Trasferitosi in Polonia, un Paese da secoli legato culturalmente e politicamente alla Lituania, partecipò alla Resistenza contro l’occupazione nazista e nel dopoguerra, pur non iscrivendosi al Partito Comunista, salutò con gioia e speranza il trasformarsi della Polonia, ormai sua seconda patria, in Repubblica Popolare. Ne divenne anche rappresentante diplomatico, in America eppoi a Parigi. Qui, ormai deluso dal regime di tipo sovietico che si era imposto in Polonia, chiese nel 1951 l’asilo politico. Si trasferì poi, anni dopo, negli USA, insegnando all’Università di Berkeley. Nel1980 gli fu assegnato il Premio Nobel. Tornato in Polonia, dopo il crollo del muro di Berlino e dei regimi comunisti dell’Europa dell’Est, vi è morto nel 2004.
sabato 26 aprile 2014
Vittorio Sereni - Altro posto di lavoro

alfred_sisley_
Non vorrai dirmi che tu
sei tu o che io sono io.
Siamo passati come passano gli anni.
Altro di noi non c'è qui che lo specimen
anzi l'imago perpetuantesi
a vuoto -
e acque ci contemplano e vetrate,
ci pensano al futuro: capofitti nel poi,
postille sempre più fioche
multipli vaghi di noi quali saremo stati.
Vittorio Sereni
Altro posto di lavoro
Altro posto di lavoro

alfred_sisley_
Norberto Proietti

Norberto Proietti (Spello, 18 settembre 1927 – Spello, 9 agosto 2009) è stato un pittore e scultore italiano.
.
È stato uno dei più famosi pittori naif, noto per i suoi frati in miniatura sullo sfondo di paesaggi medievali.[1] Nell'ambito della scultura, l'artista è noto per le opere realizzate modellando il legno di ulivo e per il Pellegrino di pace, posto davanti alla Basilica superiore di Assisi, dedicato a San Francesco. (Wikipedia)
.
Vittorio Sgarbi lo ha recensito:
.
È stato uno dei più famosi pittori naif, noto per i suoi frati in miniatura sullo sfondo di paesaggi medievali.[1] Nell'ambito della scultura, l'artista è noto per le opere realizzate modellando il legno di ulivo e per il Pellegrino di pace, posto davanti alla Basilica superiore di Assisi, dedicato a San Francesco. (Wikipedia)
.
Vittorio Sgarbi lo ha recensito:
Norberto Proietti nasce a Spello nel
1927. Non poteva, viste le sue propensioni successive, nascervi per
caso: Spello è uno dei borghi medievali più integri e poetici
dell'Umbria, immerso in una natura lussureggiante e serena, arricchita
dalle testimonianze artistiche di Pinturicchio e di Perugino, oltre che
di un importante "minore" come Cola Petruccioli o di un grande moderno
come Prampolini. La scelta artistica di Norberto non è comunque
immediata. Le difficoltà economiche della famiglia lo costringono a
lavorare precocemente come sarto presso la bottega di uno zio,
seguendolo nei suoi trasferimenti, tra gli anni Quaranta e i primissimi
anni Cinquanta, da Roma a Bergamo. Non mancano di tanto in tanto le
prime manifestazioni di spirito creativo. Leggo che il giovane Proietti,
come nelle più classiche leggende sulla formazione degli artisti,
esibiva il proprio talento abbozzando qualche figura con la punta della
forbici o completando un'opera iniziata dal fratello Guglielmo.
Norberto, tornato nel 1951 a Spello dove ha avviato un'attività
sartoriale autonoma, non sa ancora che sarà presto l'arte ad occupare
interamente la sua esistenza. La svolta avviene d'improvviso. È una
rivelazione silenziosa, un "uragano" e non un'apparizione miracolosa,
eppure allo stesso modo dirompente nelle sue drastiche conseguenze: «..
.quella che può apparire una dilettantesca distrazione a poco a poco
comincia a diventare per Norberto un'esigenza vitale, anche se
inconscia. E un giorno, servendosi dello stucco lasciato casualmente
nella sua abitazione da alcuni imbianchini, prepara il fondo di una
tavoletta, lo incide e lo colora, iniziando per così dire a delineare
una prima forma di tecnica espressiva del tutto personale. Siamo nel
1955...» (L.Luisi). La scoperta del proprio destino, come in ogni favola
che si rispetti, conduce presto al successo.
Dedicatosi esclusivamente
alla pittura dal 1961, dopo alcune sapienti prove nella scultura,
Norberto espone nel 1962 in Lussemburgo e nel 1965-1966 in America, a
Memphis, offrendosi subito al mercato internazionale. Questa dimensione
dell'artista viene sancita definitivamente dalla sua presenza nei
Festival dei Due Mondi di Spoleto, quasi continua negli anni compresi
tra il 1967 e il 1974. È in questa fase che la produzione di Norberto
riesce a sovrapporsi alle tendenze dell'arte naïf, divenuta in breve
tempo fenomeno di grande fortuna popolare e commerciale. Proprio il
massimo promotore del naïf italiano, Cesare Zavattini, diventa un
convinto estimatore di Norberto e gli fa attribuire il Premio Suzzara
(1971), l'Oscar dell'arte "ingenua" nazionale. Da allora la storia bella
di Norberto ha conosciuto una continua coerente maturazione.Chiunque
abbia visto anche un solo quadro di Norberto, specie se realizzato negli
anni Settanta e Ottanta, non avrà faticato affatto a identificare
totalmente il mondo poetico dell'artista con quello della favola. Il
Medioevo fa da sfondo fisico, temporale e spirituale ai dipinti
dell'artista. Non è un Medioevo propriamente storico o filologico, ma è
una categoria dell'anima alla quale Norberto attribuisce il merito di
aver conseguito la perfetta equazione tra uomo, Dio e natura. Ci sono
quadri, tra i più riusciti del periodo naïf, nei quali questa coscienza
viene espressa in composizioni lucidissime con la parte superiore
occupata dal solito borgo turrito e la parte inferiore dai campi
lavorati. Due metà equivalenti anche nelle dimensioni, due emisferi,
quello della città e della campagna, allo stesso tempo uguali e
contrari. Non cercate nelle immagini di Norberto altro Dio che non sia
nelle cose, nelle persone o negli eventi illustrati dal pennello. La
natura è immanenza assoluta e genera spontaneamente nell'uomo il
sentimento della religione, l'ammirata e rasserenante contemplazione del
creato, la laude francescana in gloria della perfezione cosmica.
Nessuna incertezza, il Medioevo metafisico di Norberto è il migliore dei
mondi possibili. Niente potrebbe intaccare l'aureo equilibrio che
contrappone solo apparentemente Spello alla vicina Assisi e il bosco
alla campagna, misurato da soavi alternanze di rette e di curve come in
un paesaggio gotico, illuminato da colori cristallini come in un diorama
di vetro. E' un' Umbria sublimata in un magico eden quella di Norberto,
al cui confronto quella vera, pur bellissima, sembra una copia naïve.
Quanti monaci, piccoli e attivissimi come formiche nei dipinti di
Norberto. Credo che la loro presenza venga dettata da ragioni più serie,
ragioni di intima coerenza con il mondo poetico dell'artista. Se il
Medioevo metafisico dell'Umbria sublimata è il paradiso in terra, i
monaci esprimono la condizione ideale attraverso la quale l'uomo può
mettersi in relazione con esso per godere correttamente dell'armonia
mundi. Ora et labora, pregare e lavorare, onorare la natura con la
devozione religiosa e l'operosità manuale. Anche Norberto deve sentirsi a
suo modo un monaco, impegnato a glorificare con il talento artistico e
con la fatica del mestiere ciò che ama così profondamente. E Francesco
d'Assisi è il suo più alto modello morale e intellettuale: la vita va
spesa lodando la meraviglia del creato e le gioie della comunione di
Dio. Se si è capaci di tanto, se si riesce a vedere la bellezza delle
cose nella loro "povertà", nella loro essenza divina che non ha bisogno
di ornamento alcuno, allora si può intendere il segreto della natura, si
può parlare con gli uccelli e rabbonire il lupo cattivo. È questa la
vera, unica santità a cui aspira il pacifico mondo di Norberto che non
conosce dolore e peccato. Norberto non ama essere considerato un naïf.
Coloro che si sono occupati di lui sembrano concordare, salvo poi
trattarlo nella pratica sempre come un naïf . Nessuno si nasconde che la
produzione artistica più conosciuta di Norberto sia nella scia del
"boom" commerciale del gusto naïf.
Nessuno potrebbe negare che i
caratteri stilistici di questa produzione rientrino benissimo nei binari
generici del naïf nazionale e internazionale.. La riluttanza di
Norberto a indossare la camicia troppo stretta del naïf è comunque
comprensibile e del tutto fondata. Lo dicono non le sue convinzioni, ma
le opere che hanno preceduto e seguito quelle più prevedibilmente
definibili naïf. La pittura di Norberto ha una matrice intrecciata
saldamente, anche quando inconsciamente, con la più significativa
tradizione primitivistica italiana da Alberto Magri a Massimo Campigli.
Basta osservare le sue prime opere, inspiegabilmente sottovalutate.
L'Autoritratto e Nanda (1959) respirano l'aria di Strapaese, mostrando
affinità con l'opera di Rosai. Poco importa che queste ascendenze
derivino da precise conoscenze: sono gli intenti e gli esiti finali a
stabilire queste involontarie e neanche troppo singolari parentele.
Colpisce particolarmente, in questi dipinti d'esordio, la straordinaria
densità della materia pittorica. È una densità tutta "primitiva" che
niente ha a che fare con le superfici linde e glassate del naïf più
convenzionale, vicina nella sua composizione e nel suo effetto a quella
dell'intonaco grezzo; una crosta scabra che scompone le luci e le ombre
in delicate nuances pulviscolari, offrendosi al tatto non meno che
all'occhio. Paradossalmente il Norberto ufficialmente naïf è molto meno
"ingenuo" e istintivo del Norberto primitivista. L'artista acquisisce
un'inedita sapienza compositiva, imparando a costruire articolati
scenari spaziali ai quali spetta la funzione di contenere e sviluppare
la narrazione aneddotica. Si è voluto mettere in relazione questa nuova
maturità di Norberto con la conoscenza approfondita dei grandi cicli
pittorici - il Giotto di Assisi, o chi per lui, in primis, ma anche il
Simone Martini delle Storie agostiniane - dell'Umbria e della Toscana
trecentesca. C'è certamente del vero in queste valutazioni, ma non si
trascuri la costante natura novecentesca della maniera di Norberto,
ancora una volta riconducibile, sebbene per altri e più remoti versanti,
alla fucina primitivistica. Osserviamo le griglie cubiste evocate da
certi dipinti di gusto naïf composti su impianti geometrici
particolarmente rigorosi. In questo spirito, com'è noto, si è espresso
anche il Sironi dei primissimi anni Venti. Bene, guardate un borgo
medievale di Norberto come quelli de I campioni o di Struttura,
guardatene la paratassi compositiva rigidamente geometrica, empirica ma
precisa come una scacchiera, e ditemi se non sono la controparte
popolareggiante delle celebri periferie urbane dipinte da Sironi tra il
1920 e il 1922. Qui la magia domestica della vita a dimensione d'uomo,
là la desolante atarassia della vita a dimensione di macchina, qui il
presente che si ritrova nel passato, là il presente che si perde nel
futuro; è però equivalente, fatte le debite distinzioni di peso, la
tendenza all'astrazione del dato reale in una figurazione ideale fatta
di volumi piatti, di finestre buie e profonde come buchi, di piani netti
di luce e di ombra. E' davanti a confronti del genere che la
classificazione di naïf assegnata a Norberto mostra tutta la sua
debolezza critica, non fornendo alcun elemento chiarificatore sulla
ricerca formale intrapresa dall'autore. Il Norberto degli anni
Settanta-Novanta ordina, geometrizza, semplifica, codifica in un sermo
linguistico d'immediata efficacia comunicativa quegli istinti, quelle
sommarietà figurative, quelle virulenze materiche che il primo Norberto
quello davvero naïf, aveva lasciato liberi di esprimersi. C'è stato,
insomma, un Norberto del primitivismo espressionista al quale ha fatto
seguito un Norberto "primitivo-classicista"; ma sempre di primitivismo
si tratta, e non è detto che la scorza impulsiva dell'artista di Spello,
anche se ormai sottomessa a una forte disciplina della forma, non torni
a prevalere.
(4 foto)
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Norberto Proietti
domenica 20 aprile 2014
La tomba vuota
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| Il mistero pasquale secondo il Beato Angelico (Museo San Marco Firenze) |
SEQUENZA
Alla vittima pasquale, s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'Agnello ha redento il suo gregge,l'Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto: precede i suoi in Galilea».
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.
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| il Beato Angelico (Museo San Marco Firenze) . La tomba vuota |
venerdì 18 aprile 2014
Venerdì Santo 2014
Oggi la comunità cristiana non celebra l’Eucaristia perché il clima di festa non si addice all’evento che riempie il suo ricordo e motiva il suo digiuno (cf Mc 2,19-20): la morte del suo Signore e Sposo. L’azione liturgica è dominata dalla croce; manifestazione luminosa dell’amore divino spinto alla follia, la croce lascia spazio solo al silenzio e alla contemplazione.
mercoledì 9 aprile 2014
Reinhold Niebuhr
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| Vincent Van Gogh |
Che Dio mi conceda la serenità
di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare, e la saggezza di distinguere tra le due. Vivere giorno per giorno, godersi un momento per volta, accettare le avversità come una via verso la pace, prendere, come Lui fece, questo mondo corrotto per quello che è,non per quello che vorrei, confidare che Lui sistemerà tutto se mi abbandonerò alla Sua volontà. Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita e sommamente felice accanto a Lui nella prossima, per sempre. Reinhold Niebuhr |
lunedì 7 aprile 2014
Quinto Orazio Flacco - Odi, II, 16, 25-40
Il cuore allegro, adesso, odia il pensiero
del poi. Sciogli la sofferenza
in un sorriso quieto, perché mai ci è concessa
una beatitudine durevole.
Una morte repentina colpì il luminoso Achille
mentre una vecchiaia eterna sembrava consumare Titone.
Forse in un attimo
avrò quello che a te pare negato...
A me le Parche, che mai ingannano,
hanno dato un po' di campagna
e un sospiro dolce di poesia greca.
E un assoluto distacco dalla pazza folla.
Un'antica descrizione consente di attribuire la tela, a lungo ritenuta opera del Sodoma, al pittore senese
Marco Bigio.
L'opera raffigura le tre Parche intente a filare il destino degli
uomini, accompagnate da una folta schiera di personaggi allegorici.
Sulla destra, Cloto, che presiede alla nascita, svolge il filo dal fuso;
a sinistra Lachesi tesse il filo diventato rosso a significare l'amore
fisico dell'età matura, al quale allude anche la giovane nera con
quattro mammelle, simbolo di fecondità.
Atropo, la Parca al centro, recide il filo della vita decretando il
momento della morte. Sullo sfondo si scorgono l'albero di Adamo ed Eva,
un altro albero secco con un rapace appollaiato, e uno scheletro con la
falce, simbolo di vanitas. Il vecchio con la clessidra, allegoria del
Tempo, tiene nella piega della veste delle medaglie con nomi di
personaggi storici, come quelle a terra, su cui si accapigliano due
putti.
I tre diversi metalli - oro, argento e bronzo - alludono al diverso
valore dei personaggi: gli uccelli che popolano la scena ripescheranno
dal fiume Lete, rappresentato sullo sfondo, solo le monete con i nomi
degli uomini meritevoli di fama imperitura, e non quelle con i nomi di
chi cadrà nell'oblio.
Lucio Anneo Seneca - Lettere a Lucilio, 1,2

Geoge Clausen
Da quanto mi scrivi e da quanto sento, nutro per te buone speranze: non corri qua e là e non ti agiti in continui spostamenti. Questa agitazione indica un'infermità interiore: per me, invece, primo segno di un animo equilibrato è la capacità di starsene tranquilli in un posto e in compagnia di se stessi.
Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un po' segno di incostanza e di volubilità. Devi insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte. Quando uno passa la vita a vagabondare, avrà molte relazioni ospitali, ma nessun amico. Lo stesso capita inevitabilmente a chi non si dedica a fondo a nessun autore, ma sfoglia tutto in fretta e alla svelta.
Non giova né si assimila il cibo vomitato subito dopo il pasto. Niente ostacola tanto la guarigione quanto il frequente cambiare medicina; non si cicatrizza una ferita curata in modo sempre diverso. Una pianta, se viene spostata spesso, non si irrobustisce; niente è così efficace da poter giovare in poco tempo. Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne.
"Ma," ribatti, "a me piace sfogliare un po' questo libro, un po' quest'altro." È proprio di uno stomaco viziato assaggiare molte cose: la varietà di cibi non nutre, intossica. Leggi sempre, perciò autori di valore riconosciuto e se di tanto in tanto ti viene in mente di passare ad altri, ritorna poi ai primi.
Procurati ogni giorno un aiuto contro la povertà, contro la morte e, anche, contro le altre calamità; e quando avrai fatto passare tante cose, estrai un concetto da assimilare in quel giorno.
Anch'io mi regolo così; dal molto che leggo ricavo qualche cosa. Il frutto di oggi l'ho tratto da Epicuro (è mia abitudine penetrare nell'accampamento nemico, ma non da disertore, se mai da esploratore); dichiara Epicuro: "È nobile cosa la povertà accettata con gioia."
Ma se è accettata con gioia, non è povertà. Povero non è chi ha poco, ma chi vuole di più. Cosa importa quanto c'è nel forziere o nei granaî, quanti sono i capi di bestiame o i redditi da usura, se ha gli occhi sulla roba altrui e fa il conto non di quanto ha, ma di quanto vorrebbe procurarsi? Mi domandi quale sia la giusta misura della ricchezza? Primo avere il necessario, secondo quanto basta. Stammi bene.

Geoge Clausen
Rainer Maria Rilke - Terra che ti fai buia, paziente sopporti le mura....
Terra che ti fai buia, paziente sopporti le mura.
Forse permetti alle città di vivere ancora un’ora,
ne concedi due alle chiese e ai chiostri solitari,
ne lasci cinque al travaglio dei credenti
e per sette contempli il contadino al lavoro
prima di tornare foresta, acqua, rigoglio selvatico
nell’istante dell’inafferrabile paura
quando chiederai a ogni cosa
la tua immagine incompiuta.
Dammi un po’ di tempo: voglio amare le cose in modo
nuovo
e farle degne di te e grandi.
Voglio solo sette giorni, sette
su cui nessuno abbia mai scritto,
bq. sette giorni di solitudine.
Chi riceverà il libro che li raccoglie
rimarrà chino sulle sue pagine.
Oppure sarà nelle tue mani
e lo scriverai tu stesso.
Rainer Maria Rilke
Terra che ti fai buia, paziente sopporti le mura....
Rainer Maria Rilke - Lettere a un giovane poeta

Giorgio De Chirico, “Il poeta e la sua Musa”
Parigi, 17 febbraio 1903
Egregio signore,
la sua lettera mi è giunta solo alcuni giorni fa. Voglio ringraziarla per la sua grande e cara fiducia. Poco altro posso. Non posso addentrarmi nella natura dei suoi versi, poiché ogni intenzione critica è troppo lungi da me. Nulla può toccare tanto poco un’operad’arte quanto un commento critico: se ne ottengono sempre più o meno felici malintesi. Le cose non si possono tutte afferrare e dire comed’abitudine ci vorrebbero far credere; la maggior parte degli eventi
sono indicibili, si compiono in uno spazio inaccesso alla parola, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, esistenze piene di mistero lacui vita, accanto all’effimera nostra, perdura.
Ciò premesso, mi sia solo consentito dirle che i suoi versi, pur non avendo una natura loro propria, hanno però sommessi evelati germi di una personalità. Con più chiarezza lo avverto nell’ultima poesia, La mia anima. Qui, qualcosa di proprio vuole farsimetodo e parola. E nella bella poesia A Leopardi affiora forse una certa affinità con quel grande solitario. Eppure quei poemi sono ancora privi di una loro autonoma fisionomia, anche l’ultimo e quello a Leopardi. La
sua gentile lettera che li accompagnava; non manca di spiegarmi varie pecche che ho percepito nel leggere i suoi versi, senza però potervi dare un nome.
Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo dirinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno.

Giorgio de Chirico - il poeta e il filosofo
Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo chele intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel puntopiù profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una
profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca lasua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questaurgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo
uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesie d’amore; eviti dapprima quelle forme che sono troppo correnti e comuni:sono le più difficili, poiché serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime.

Giorgio de Chirico - il poeta e il pittore
Perciò rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque;descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, peresprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni egli oggetti del suo ricordo. Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né visono luoghi indifferenti o miseri. E se anche si trovasse in una prigione; le cui pareti non lasciassero trapelare ai suoi sensi i rumori del mondo, non le, rimarrebbe forse la sua infanzia, quella ricchezza squisita, regale, quello scrigno di ricordi? Rivolga lì la sua attenzione. Cerchi di far emergere le sensazioni sommerse di quell’ampio passato; la sua personalità si rinsalderà, la sua solitudine si farà più ampia e diverrà una casa al crepuscolo, chiusa al lontano rumore degli altri. E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi.
Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso,una scheggia e un suono della sua vita. Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità. È questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v’è. E dunque, egregio signore, non avevo da darle altro consiglio che questo: guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla. Si vedrà forse che è chiamato a essere artista. Allora prenda su di sé la sorte, e la sopporti, ne porti il peso e la grandezza, senza mai ambire al premio che può venire dall’esterno. Poiché chi crea deveessere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.

Giorgio de Chirico - il trovatore
Forse, però, anche dopo questa discesa nel suo intimo e nella sua solitudine, dovrà rinunciare a diventare un poeta (basta, come dicevo,sentire che senza scrivere si potrebbe vivere, perché non sia concesso).
Ma anche allora, l’introversione che le chiedo non sarà stata vana. La sua vita in ogni caso troverà, da quel momento, proprie vie; e che possano essere buone, ricche e ampie, questo io le auguro più di quanto sappia dire.
Cos’altro dirle? Mi pare tutto equamente rilevato; e poi, in fondo,volevo solo consigliarla di seguire silenzioso e serio il suo sviluppo; non lo può turbare più violentemente che guardando all’esterno, e dall’esterno aspettando risposta a domande cui solo il sentimento suo più intimo, nella sua ora più quieta, può forse rispondere.
Mi ha rallegrato trovare nel suo scritto il nome del professor Horacek; serbo per quell’amabile studioso grande stima, e una gratitudine che non teme gli anni. Voglia, la prego, dirgli di questo mio sentimento; è molto buono a ricordarsi ancora di me, e lo so apprezzare.
Le restituisco inoltre i versi che gentilmente mi ha voluto confidare. E la ringrazio ancora per la grandezza e la cordialità della sua fiducia, di cui con questa risposta sincera, e data in buona fede, ho cercato di rendermi un po’ più degno di quanto io, un estraneo, non sia.
Suo devotissimo
Rainer Maria Rilke
Lettere a un giovane poeta
(Mondadori 1994)

venerdì 28 marzo 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Desmond Egan - Amore la notte estenua.

William Wihitaker
Amore la notte estenua.
Amore
ancora non ti ho detto tutto il mio amore
Come il profumo di una gardenia appassita
o il vago luccichio di un vecchio 33 giri
qualcosa della giovinezza indugia
in quella voce stanca
in quel volto sbiancato
mentre la morte
suo ultimo amante
le accarezza la gola
Tanto che
quella giovinezza
quella vita
tutta la vita
diventa
un semplice
addio.
Desmond Egan
da Collected Poems

William Wihitaker
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