mercoledì 29 aprile 2009

Terremoto de L'Aquila: la notte del 6 aprile...anche io ho pianto

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Anche io ho pianto la notte del 6 aprile.
Mi sono svegliata avvertendo la scossa da Roma. Lunga e forte.
E ho pianto perchè sapevo già, prima ancora di conoscere epicentro e magnitudo che quello che io avvertivo era un terremoto in abruzzo, a casa mia... e che, per come io da lì lo avvertivo, aveva raso al suolo.
E ho pianto i giorni a seguire per metà della mia famiglia (e quindi del mio cuore) in tenda a vivere della solidarietà d'altri.
Ho pianto per quei vicoli.
Ho pianto perchè non dovrebbere succedere che le nostre case crollino, ma lo fanno.
E piango ancora oggi, se posso girarmi verso un angolo e non essere vista, ogni volta che qualcuno sapendomi direttamente interessata, mi racconta con entusiasmo di aver aiutato spedendo vestiti, scarpe... ogni cosa... senza rendersi conto di darmi l'esatta percezione di cosa sia la disperazione, di mettermi davanti agli occhi quanto terribile sia la realtà, prima ancora di mostrarmi quanto meravigliosa sia la solideriatà.
E' una ferita aperta.
Ed è profonda.
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Beatrice
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MARC CHAGALL

Grazie Beatrice, anonima visitatrice, per la tua dolce e bellissima testimonianza.

Lo sento..... è scritta con il cuore.

venerdì 24 aprile 2009

25 Aprile - festa della liberazione : IL PARTIGIANO LUCIANO

Scriveva Piero Calamandrei " Se volete andare dove è nata la nostra Repubblica venite dove caddero i nostri giovani, ovunque è morto un italiano per riscattare la dignità e la libertà, andate lì perchè lì è nata la nostra Repubblica"
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"Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restitutire all'Italia libertà e dignità.
Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte, la fede nella giustizia"
E aggiunse " ... a noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste, il loro sogno di una società più giusta e umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore .... .... non dobbiamo tradirli".
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I morti sono tutti uguali ma questi morti, tutti giovani, avevano un sogno .... ... raccontavano il futuro che faticosamente il paese è riuscito a costruire.

picasso pablo-galleria di opere
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http://ilpartigianoluciano.blogspot.com/

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mercoledì 15 aprile 2009

Mafi


Diego Velazquez.
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Diego Rodriguez de Silva y Velazquez, sivigliano di nascita (1599-1660), ovvero il principe dei pittori spagnoli del tardo Cinquecento e, senza dubbio, il maggiore e più nobile seguace dell’arte caravaggesca in terra iberica. Genio ardito e penetrante, un pennello fiero, un colore vigoroso, un tocco energico, che eccelse nell’imitazione della natura: non a caso nella classificazione stilistica della sua arte, viene collocato, a ragione, tra i “naturalisti”; nome, che si dà a coloro che, pur senza innalzarsi all’ideale ragione della bellezza, la cercano nella natura, tal quale esiste in essa ed, aspirano unicamente a trasferirla integra nei loro quadri
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Nos alegramos de que estés bien... muy triste lo que ha pasado en Italia con el terremoto. Saludos.... Mafi

Jan Vermeer

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Gracias Mafi! es un placer tu cercanía. Nino

martedì 14 aprile 2009

(13/04/09 ore 23.14) - Una nuova scossa di terremoto

Caravaggio

Una nuova forte scossa di terremoto (magnitudo 4.9 sulla scala Richter) è stata avvertita all'Aquila e in Abruzzo alle 23,14 di lunedì. Le località più vicine all'epicentro sono Capitignano, Campotosto, Pizzoli e Barrete. La scossa è stata avvertita distintamente anche in Umbria, Marche e Lazio (fino a Roma).

domenica 12 aprile 2009

Tchaikovsky - 1812 overture (Part 1)

Buona Pasqua !

L’inverno è alle spalle. Di neve quest’anno ne è caduta assai sulle nostre montagne. Ma è così che l’inverno deve essere. Non quei giorni calducci e strani, quella fuliggine persistente anche quando non si vedono nuvole in cielo, indizi di un ambiente malato. No,… freddo pungente, con i passi che scricchiolano come su un velluto gelato, vapore ad ogni parola. Così deve essere l’inverno.
Ora è primavera e presto sarà estate, calda,
E’ la vita che riprende, è il nuovo orizzonte che intravvedo davanti.. la sensazione di sentire vicine le persone care, gli amici anche lontani. È la vita che riprende.L’agenda torna a riempirsi. Domani, dopodomani… c’è molto da fare.
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Di neve ne è caduta assai sulle nostre montagne… ed ora è Pasqua. La vita riprende nella speranza e così deve essere nonostante i lutti, la devastazione, l’incertezza del futuro per tanti nostri connazionali
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Buona Pasqua, quindi, e sia di vera risurrezione.

venerdì 10 aprile 2009

A proposito del terremoto


Donatello, Crocifisso, Santa Croce, Firenze, 1412-1413
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A proposito del terremoto della Marsica Beatrice, che ringrazio, scrive...
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Quel terremoto ha segnato anche la vita di noi che non lo abbiamo vissuto, ma che ne siamo figli.Conviviamo con la paura che accada di nuovo... conviviamo con l'abitudine alle piccole scosse.E ogni tredici gennaio, quando le campane delle chiese suonano i rintocchi a memoria di quel giorno, continuiamo a sentirci privati.Di cosa? E' difficile a dirsi... dei nostri avi, di tutta una memoria che con essi è andata perduta... E in questi giorni che vedono L'Aquila colpita come la Marsica lo fu allora, non possiamo che avere paura, con loro, per loro.. Non possiamo che sentirci Aquilani anche se siamo Marsicani.Fratelli accomunati dallo stesso destino che ci vuole a condividere le nostre vite con la terra, nel bene e nel male.


Beatrice
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Cèzanne

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Cara Beatrice,

Alle 3.32 di lunedì 6 aprile mi sveglio… la casa trema, un rumore che cresce, che diventa via via più forte. Il solaio ondeggia, scricchiola, i vetri delle finestre tremano … Scendo dal letto ... il pavimento sfugge,....Afferro i vestiti e cerco di raggiungere la porta... non si apre
‘’Il Terremoto ! esclamo .... ancora !”, penso ‘’ è ondulatorio…somiglia alla scossa notturna del 1997 ‘’ ….l’epicentro è lontano, forse ….non è locale’’ .
‘’ Cresce di intensità’’ e devo attendere, sperare e finalmente rallenta . Realizzo il disastro che c'è stato, da qualche parte, come nel 1997.

Richiamo alla mente l'esperienza ( http://giovenaleninosassi.blogspot.com/2008/09/terremoto.html), il racconto di altri eventi.

Alle 3,35 ho pianto.

Questo sisma ricorda uno sciame sismico che ebbe il suo culmine alle ore 18 del 2 febbraio del 1703 quando una scossa di X grado con epicentro a l'Aquila provocò in Abruzzo ben 7694 morti e 1136 feriti. Fino al 25 febbraio, raccontano gli annali, si contarono 160 repliche.
Anche in Umbria arrivò con grande violenza. Nella città in cui vivo non fece nessuna vittima ma furono ingenti i danni.
Alle 18 e 15 di quel giorno , mentre si stava celebrando in Duomo il rito della Candelora, il Vescovo, i canonici, i sacerdoti con indosso i paramenti, scapparono fuori dalla chiesa insieme ai fedeli.
Le repliche durarono alcuni mesi.
Mentre i travi e i puntelli di sostegno messi in febbraio alle abitazioni davano segni di cedimento, un'altra scossa provocò feriti. cadde la chiesa degli Agostiniani. Era il 9 Aprile, lunedì di Pasqua.
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C'è una grande vicinanza tra gli eventi sismici che colpiscono l'Abruzzo e questa mia terra.
Vicinanza culturale, di sentimenti e, del resto, dalla cima del Monte Vettore si vedono il Gran Sasso e i monti della Maiella. La città de l' Aquila e lì, da qualche parte....prima dell'orizzonte.

Nino

lunedì 6 aprile 2009

13 gennaio 1915 - Terremoto di Avezzano


Il 13 gennaio 1915 la Marsica è messa in ginocchio dallo spaventoso Terremoto di Avezzano che provoca nel solo paese natìo dello scrittore IGNAZIO SILONE oltre 3.500 vittime; muoiono sotto le macerie numerosi suoi familiari, tra cui la madre; Secondino riesce a salvarsi con il fratello Romolo, il più piccolo della famiglia. Il dramma personale del non ancora quindicenne Silone lo segnerà per tutta la sua vita e trasparirà anche nella sua produzione letteraria, come ricorda Richard W. B. Lewis«Il ricordo del terremoto erompe dalle sue pagine con lo stesso significato che per Dostoevskij ebbe l'esperienza di scampare all'ultimo minuto dall'esecuzione capitale».
Così scrive al fratello, alcuni mesi dopo il sisma, di ritorno dal seminario di
Chieti (dove studiava) al paese natale distrutto
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....Ahimè! son tornato a Pescina, ho rivisto con le lagrime agli occhi le macerie; sono ripassato tra le misere capanne, coperte alcune da pochi cenci come i primi giorni, dove vive con una indistinzione orribile di sesso, età e condizione la gente povera. Ho rivisto anche la nostra casa dove vidi, con gli occhi esausti di piangere, estrarre la nostra madre, cerea, disfatta. Ora il suo cadavere è seppellito eppure anche là mi pare uscisse una voce. Forse l'ombra di nostra madre ora abita quelle macerie inconscia della nostra sorte pare che ci chiami a stringerci nel suo seno. Ho rivisto il luogo dove tu fortunatamente fosti scavato. Ho rivisto tutto... (Ignazio Silone)
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giovedì 2 aprile 2009

Albatro (A.Merini)

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Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d'amore.

venerdì 27 marzo 2009

Bertolt Brecht –Tempi brutti per la poesia

BOTERO
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Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.
L'albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.
Le barche verdi e le vele allegre della baiaI
o non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.
Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.
Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.
In me si combattono
L'entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell'imbianchino*.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.
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* Con "l'imbianchino" Brecht si riferisce a Hitler.

BOTERO

venerdì 20 marzo 2009

Destinatario sconosciuto - V

Un set di fotografie dedicate al Museo Marc Chagall di Nizza
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Destinatario sconosciuto (V) …
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Stamani sono andato dal chirurgo che collabora con il primario che mi ha operato. Bisognava che mi visitasse per verificare il drenaggio delle ferite, medicare e togliere i punti.
Eravamo d’accordo di incontrarci di primo mattino… ho deposto il giaccone, tolto la tuta per poi adagiarmi sul lettino della medicheria. Ho atteso ... un tempo breve ma interminabile. Il primario e i suoi assistenti erano in visita.
Nel silenzio della stanza la mente è corsa veloce agli eventi che in rapida successione hanno messo in crisi il presente, ristretto l’orizzonte futuro e non so poi. C’è sempre un poi da interpretare, analizzare, comprendere … un succedersi di giorni che vorresti felici.
Un poi che improvvisamente s’incarta e diventa oscuro, precario, difficile. Osservo il mio corpo provato dalla malattia. Lo ricordo forte, perfetto… veloce nella corsa, agile, infaticabile. Mi ha servito bene. Ora ha bisogno di cure, amore.
Luciano, il Primario, ha fatto un buon lavoro ma i controlli non sono terminati… bisogna attendere …..
Conosco Luciano dai tempi del collegio . Era il migliore della classe insieme a Giulio. Io eccellevo negli sport. Amavo il calcio, la pallavolo, il ping-pong ….
Ero il più veloce nella corsa e nelle prove di resistenza. Saltavo un metro, senza fatica, da fermo e a piedi uniti . Salivo sulla corda senza utilizzare i piedi, con le sole mani… e discendevo veloce.
Nelle materie artistiche, come negli sport, ero di gran lunga il migliore. Nelle ore di studio, scrivevo poesie e leggevo Joyce, Quasimodo, Ungaretti. Amavo i poeti. Ero Ulisse, l’eroe di Omero …. Immaginavo un divenire difficile, di lotta per raggiungere la terra amica, la casa dell’infanzia: il desiderio di un orfano che viveva la solitudine del futuro.
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‘’Come va?’’
‘’Bene’’ ho risposto …. ‘’ ne ha fatta di strada!’’
‘’Chi?’’
‘’Il primario.’’

mercoledì 18 febbraio 2009

Destinatario sconosciuto IV

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Caro destinatario sconosciuto,
E’ andata bene ma, a mio avviso, è presto per chiudere la pagina. E’ tardi per scrivere, raccontare … abbi pazienza.
Stasera lascio qualche notizia. Domani mattina rientrerò in ospedale per una visita di controllo e altre ce ne saranno. Potevo (avrei dovuto, credo) restare in corsia sotto controllo medico ma… il sistema sanitario nazionale (regionale) riduce al minimo le degenze.
L’intervento è andato bene… la tappa più importante è superata.
Ringrazio Il Chirurgo e il gruppo di lavoro che l’ha sostenuto … Grazie!


IL CIMITERO DEGLI SCRITTORI



NOVECENTO, IL CIMITERO DEGLI SCRITTORI
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In questi giorni Alberto Cadioli - docente alla Statale di Milano, critico letterario e studioso tra i più preparati anche in campo editoriale - ha ripreso su « Tirature ’ 09 » ( Il Saggiatore­Fondazione Mondadori) un problema che sta diventando piuttosto grave. Si tratta dell’impossibilità di reperire sul mercato testi di scrittori italiani che hanno fatto la storia del nostro Novecento letterario, ma il discorso potrebbe valere anche per tanti importanti autori stranieri.
Cadioli fa i casi di Pea, Loria, Santucci, Bontempelli e Manzini che, pur essendo presenti nel catalogo di qualche editore, risultano ugualmente irreperibili o raggiungibili dopo molte traversie. E’ vero che esistono anche le biblioteche, dove - almeno nelle grandi città - si possono consultare quei testi, ma comunque il problema sussiste, sia che si debba tenere un corso su certi scrittori, sia che un lettore voglia personalmente disporre di un determinato testo, in un’edizione corretta. Esiste, in realtà, un cimitero degli scrittori che si chiama oblio.
Fin quando si è in vita, si riesce ancora a tenere in circolazione qualche edizione delle opere più importanti; poi, a pochi anni dalla morte, si diventa come dei ' desaparecidos' di cui si perdono le tracce ( non solo in libreria). Sono i meccanismi della memoria che bisognerebbe ricominciare ad attivare, facendosi poi aiutare nel concreto dalle tecnologie ( vedi, ad esempio, la stampa digitale) per rimettere nel circuito culturale opere meritevoli di essere ricordate e tramandate. Si può essere d’accordo sul fatto che spesso quello che era importante allora può non esserlo più oggi, oppure che qualche testo, essendo troppo legato al proprio tempo o al proprio ambiente, ha perso di vigore o di attualità.
E’ però altrettanto vero che, dalla fine dell’Ottocento ad oggi, sono scomparse generazioni di scrittori, e non tutti da abbandonare a un inglorioso destino.
Certo, gli editori non sono istituti di beneficenza culturale e guardano alle cifre di ciò che si vende, ma ugualmente ci si domanda: è proprio impossibile trovare un’intesa per riuscire a mettere insieme una biblioteca di questi scrittori ' fantasma'? D’altra parte, si deve riconoscere che il fenomeno degli « scomparsi » non riguarda soltanto le opere letterarie.
In realtà, escono di scena - perché esauriti o comunque posti fuori commercio - circa 40mila all’anno, di ogni genere. E questo dipende da almeno due fattori: un gran numero di titoli resta inesplorato, privo del benché minimo supporto d’informazione e distribuzione, e un altrettanto grande numero di titoli, pur arrivando in libreria, ne esce dopo 40- 60 giorni.
Così, molte pubblicazioni non si arriva neppure a conoscerle e molte altre tornano troppo presto al mittente, con l’identico risultato di passare, nel giro di poco tempo, direttamente dalla pubblicazione al macero. I più non ritornano.
Peggio che scomparsi: è come se non fossero mai nati.
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(da L'Avvenire on line - GIULIANO VIGINI )

Paul Gauguin

martedì 10 febbraio 2009

Domani....

Madonna del Carmine
Preghiera
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Non è tempo di favole, questo.
Oppure si, come sempre, se Dio lo consente.
Posso, Signore mio Dio immenso e grande ricominciare a sognare?
Posso volare oltre le valli e i monti
e ancora i monti
e scendere oltre il ponte nel regno della fantasia?
Non “voglio lottare” con Te, mio Dio
e poi sei Tu che mi hai dato un dorato talento.
Non fare di me la cicala che muore all’inizio dell’inverno.
Che spreco sarebbe …?!
Facciamo un patto.
Ecco:
scrivo per Te…
ma ho bisogno di ritrovare la serenità, la pace, la salute.
Ho bisogno di ritrovare quello che Tu, Signore mio Dio
hai permesso che mi fosse tolto,
quando ero giovane e sognavo.
In fondo sognavo di Te e tra la gente e le cose cercavo il Tuo amore.
Ecco:
torno a scrivere di Te perché Tu che mi vuoi bene,
lo so che mi vuoi bene,
metti ordine
e mi “restituisci” lo spirito degli anni;
la forza della vita,
il gusto di guardare alla gente e alle cose con l’amore di un tempo;
la capacità di disegnare il volo di una foglia che cade
o la bellezza di un filo d’erba che si alza, festoso, nel campo.




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Domani mattina, mercoledì 11 febbraio, giorno che richiama le apparizioni della Madonna a Lourdes, entro in ospedale per un intervento chirurgico che definisco delicato.
Domani è anche la festa della Madonna di Lourdes a cui affido i miei pensieri… le mie preghiere .
Per un periodo, spero breve, resterò lontano da queste pagine. Se tutto andrà bene lunedì prossimo rientro nella mia abitazione
Grazie per avermi ascoltato,
Giovenale Nino Sassi
http://www.lourdes-radio.com/player_live/player_live_fr/player-token_fr.php

La vita....

Caravaggio
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La vita è vita e va comunque difesa, sempre… fino all’ultimo; fino a quando la speranza raccoglie i pensieri, racconta le emozioni, l’essere tra gli altri.
La vita è vita e nessuno ha il diritto di limitarla, offenderla, ferirla, …..
La medicina ha fatto progressi impensabili ma il confine tra il diritto alla vita e il diritto alla morte non è disponibile. Il medico non ha certezze . Lotta per la vita ben sapendo che domani sarà possibile curare l’impossibile di oggi. Quella del medico è una missione.
Sono un credente, un cattolico … e capisco la posizione della Chiesa Cattolica Romana. E piango la morte di tanti giovani sulle strade del sabato notte.
La vita !? non è una corsa nella notte .
Che Dio ci aiuti e ci perdoni tutti.
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«... Un Arameo errante era mio padre. Egli se ne andò in Egitto e vi abitò con pochi uomini; là divenne una grande nazione, potente e numerosa.» (Deu 26,5)

domenica 8 febbraio 2009

Karol Wojtyla - Il senso della vita

Da ''Il senso della Vita - meditazioni sull'amore''
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15.16 - Certo, l'uomo scopre la verità sempre in modo limitato, e può dirsi un pellegrino della verità . Ma ciò è ben diverso dal relativismo e dallo scetticismo. L'esperienColore testoza attesta infatti che la nostra mente, pur offuscata o indebolita da monteplici condizionamenti, è in grado di cogliere la verità delle cose, almeno quando si tratta di quei valori fondamentali che rendono possibile l'esistenza dei singoli e della società. Essi si impongono alla coscienza di ciascuno e sono un patrimonio comune dell'umanità. Non è forse ad esso che s'appella la coscienza comune quando condanna i crimini contro l'umanità, anche se avvallati da qualche legislatore ? in realtà la legge naturale, proprio perchè scolpita da Dio nel cuore, precede ogni legge fatta dagli uomini e ne misura la validità.
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sabato 7 febbraio 2009

James Joyce -A Portrait of the Artist as a Young Man

Cèzanne
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Tutti gli umori, le voglie, le idiosincatrie di un giovane genio della letteratura si raccolgono in questo romanzo largamente autobiografico e ribollono nel magma di una scrittura violenta e raffinatissima, che ora si rivolge in larghe spire meditative su se stessa, ora fila via sulle battute sempre brillantissime di un dialogo che non sdegna il ''basso'' e il triviale, quasi a dare maggior evidenza alle improvvise punte ''alte'' di cui è costellato.
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(http://www.repubblica.it/speciale/2002/novecento/libri/48/2.html)


giovedì 5 febbraio 2009

James Joyce - BAHNHOFSTRASSE

Occhi che irridono mi segnano la strada
che percorro al cadere del giorno,
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grigia strada i cui violetti segnali sono
stella d'incontro e stella dell'addio.
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Maligna stella! Stella di dolore!
Ardita gioventù più non ritorna
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né a conoscere impara il vecchio cuore
i segni che m'irridono se vado.
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akatalēpsía o gli infiniti ritorni ...La domanda sospesa nella contraddizione

Socrate
Da Akatalepsia o degli infiniti ritorni riprendo un post molto interessante . C'è sempre qualcosa di notevole nel blog di Clelia Mazzini
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1099. La domanda sospesa nella contraddizione
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Chi aveva ragione fra [...]Parmenide e Eraclito? Lo spettacolo della vita sembra dire, appena si comincia a contemplarlo: Eraclito. Tutto inarrestabilmente muta, non ci si può bagnare due volte nell'acqua dello stesso fiume, il divenire è una Grande Anima dove le cose si formano mediante trasformazione in esse dei loro contrari. "Il mondo non è stato creato una volta per tutte per ognuno di noi": la sorpresa ci assale. Stupiti, dovremmo constatare che il passato s'incontra in noi col futuro, e noi viviamo nel continuo trasfondersi dell'uno nell'altro: siamo, perciò, diafani: ci attraversa il Divenire. Che fa sentire il piacere d'esistere. Naturalmente, il Divenire è anche uno stato di privazione: l'essere non c'è ancora, mentre si sta costruendo. E si tenta di raggiungere il nuovo stato come camminando su un filo teso nel vuoto, - che annuncia il pericolo. Divenendo, non soltanto non siamo ancora, ma possiamo non essere più [...]. L'Essere pare così coinvolto col Divenire che non si riesce a immaginarlo fuori da esso: può esistere davvero solo ciò rischia di venir meno [...].A questo punto nasce il bisogno del grande avversario di Eraclito: Parmenide [...]. Se rifletto, ad esempio, sulla persistenza dell'amore, - sul fatto che è possibile provare amore con costanza, - ecco: sono trascorsi anni e l'amore resta piantato dentro un albero secolare, - alto, severo, - concludo: oltre i singoli e talora vertiginosi cambiamenti sulle superfici, non è forse vero che nulla cambia mai del tutto in fondo all'anima? [...]Parmenide custodisce l'Essere. Guardiano inflessibile, padre della pace. Per questo l'amore, come ogni altro sentimento che arrivi a sostanziare l'Essere, è salvo: inattaccabile dal tempo. Si crede sia finito, ma non è finito. Non arde più quel fuoco, che era mirabile. Ma non si è spento. E' vero che non si è spento? Naturalmente no. Naturalmente sì. Perciò occorre lasciare la risposta a questa domanda: "E' vero che non si è spento?", fluttuante nella contraddizione, perché lo sguardo scopre cose diverse, secondo che si badi alle partenze, alle fughe, alle distrazioni, o all'impossibilità di rinascere a un nuovo sentimento. Anche una sola volta.


Piazza del mio paese

Norberto
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Piazza del mio paese...
non c'è spazio più aperto.
Piazza dei giochi e degli amori,
dei vicoli,
stretti,
dove il sole passa
disegnando triangoli di poesia

mercoledì 4 febbraio 2009

Rainer Maria Rilke

PAUL CEZANNE
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IL MIO LIBRO
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La sera è il mio libro.
Risplende,
legato in damasco purpureo.
Su gli aurei fermagli m'indugio,
li schiudon le fresche mie dita.
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E leggo la pagina prima:
la fida sua voce mi allieta.
Sussurro quell'altra, più piano ...
La terza ?... La terza, già sogno.
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martedì 3 febbraio 2009

NADA TE TURBE



Musica Nada te turbe - Mina.
Testo di
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Nada te turbe, nada te espante;
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante:
solo Dios basta.
.
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Niente ti turbi, niente ti spaventi,
chi ha Dio niente gli manca.
Niente ti turbi, niente ti spaventi,
solo Dio basta.

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Stamani ha chiamato l'ospedale.

L'intervento chirurgico è fissato per giovedì 12 febbraio p.v.
L'attesa è stata lunga. In certi momenti insopportabile.
Una preghiera sale...
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Jesse Norman - Ave Maria
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La Cappella Sistina

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...
Il 24 giugno del 1957, nella Cappella Sistina, ricevevo Il sacramento della Confermazione ( La Cresima)
Stare sotto quel ''cielo Michelangiolesco'',
nel luogo dei conclave,
dove vengono eletti i Papi,
in una Roma
diversa da oggi....
Bellissima !
Quella dei Blasetti, dei De Sica e dei Rossellini.
Sofia Loren abitava in via Ugo Balzani,
di fianco a noi
Ricordo poco di quel giorno
Avevo nove anni.
Confuse, dolci emozione.

Giovanni Papini

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Siamo nelle mani dei
borghesi,
dei burocratici, degli
accademici,
dei posapiano, dei
piaccioni.
Non basta aprire le
finestre - bisogna sfondar
le porte.
Le riviste non bastano ci
voglion le pedate.
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DALL'AGENDA LETTERARIA DELLA LIBRERIA MONDADORI Augusta
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PureSwami

Caravaggio Riposo durante la fuga in Egitto .

Di seguito pubblico una bellissima pagina di PureSwami , il bellissimo blog di P........ che, prendendo spunto da una trasmissione televisiva, racconta ''l'egoismo e la violenza barbara'' che vive nel nostro tempo.
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Norberto

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domenica 1 febbraio 2009

Michel Quoist

gauguin
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Concedimi d'essere tanto grande da raggiungere il mondo, tanto forte da poterlo portare, tanto puro da abbracciarlo senza volerlo tenere.
Concedimi di essere terreno d'incontro, ma terreno di passaggio, strada che non ferma a sé, perché non vi è nulla di umano da cogliervi che non conduca a Te. Signore, mentre stasera tutto tace e nel mio cuore sento duramente questo morso della solitudine, mentre gli uomini mi divorano l'anima e io mi sento incapace di saziarli, mentre sulle mie spalle il mondo intero pesa con tutto il suo peso di miseria e di peccato, io ti ripeto il mio sì, non in una risata, ma lentamente, lucidamente, umilmente.
Solo, o Signore, davanti a te, nella pace della sera

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"L'amore non è già fatto. Si fa. Non è un vestito già confezionato, ma stoffa da tagliare, preparare e cucire. Non è un appartamento "chiavi in mano", ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare."

Arte, genio e follia a Siena

Oltre 150 opere tra dipinti e sculture illustreranno il rapporto tra arte e follia attraverso i capolavori di grandi pittori tra cui Van Gogh, Kirchner, Bosch, Munch, Ernst, Mafai, Guttuso e Ligabue. La mostra "Arte, Genio, Follia" sarà aperta nel Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena dal 31 gennaio al 25 maggio 2009.Foto: "Il concerto nell'uovo" (XVI sec.), attribuito a Hieronymus Bosch.(Credits: Ansa)
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venerdì 30 gennaio 2009

Rabindranath Tagore - Lo schema del creato

Quando giocavo con Te
Non sapevo chi Tu eri.
Non avevo paura nè vergogna;
come un monello trascorrevo la vita.
Come intimo amico
al mattino mi chiamavi,
felice scorrazzavo con te
di foresta in foresta.
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O Signore, in quei giorni non capivo
il significato dei tuoi canti;
ma insieme a Te cantava il mio spirito,
inquieto il mio cuore danzava.
Oggi, inaspettatamente, una visione:
immobile nel cielo, muti il sole e la luna;
l'universo è chino
in adorazione davanti a Te


giovedì 29 gennaio 2009

La valigia


La valigia vecchia
legata con lo spago
ha preso il treno
per andare a nord.
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S’è fermata alla stazione
grigia oltre frontiera ...
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è scesa
........e adesso sta
in un canto ad aspettare
.......di tornare
verso il sole dei paesi del sud.

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Stasera ripenso l'emigrazione, la nostra, quella dei nostri antenati, dei nostri genitori, la nostra...
Lo faccio attraverso una poesia che ho scritto nel 1970 e un articolo pubblicato nella pagina dedicata, da un quotidiano nazionale, all'emigrazione italiana.:
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Quel luogo che sta nella mente fatto di fantasia ed aspirazioni incompiute al quale s’accede in momenti particolari e subito porta alla giovinezza è un insieme d’immagini sovrapposte e diverse nella sostanza; appuntamento comune con se stessi diventa, per l’emigrante, la terra promessa.
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Io non so, adesso, dove sta la terra degli emigranti, se esiste o è un luogo della fantasia. Succede che questo andare verso direttrici diverse dalla logica rende improbabili i concetti.
Non bisognerebbe sprecare le risorse naturali: gli ettari che restano incolti, le braccia capaci di trasformare, di costruire.
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Questa quantità che è una qualità sempre considerata eccedente è il simbolo di due Italie.
Una spinta verso il presunto miracolo economico, l’altra lasciata, per la prima, nella continua arretratezza.
Treni lunghissimi correvano, negli anni ’60, dal sud verso il nord, verso le pensiline delle città industriali d’Europa.
Portavano uomini tristi per quella realtà dipendente, senza proprietà, portatori necessari del sistema.
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Aldo dice che non bisogna emigrare. “Bisogna restare e lottare” dice “ ma come fai se non c’è niente”.
Bruno e scuro di carnagione, giovane e robusto, calmo, abituato a girare il mondo e a non stupirsi di nulla, è uno degli immigrati italiani che a Zurigo lavora nelle imprese edili
“A Carlantina non c’è niente” aggiunge mimando con le dita.
“qualcuno trova lavoro a Foggia ma a Carlantina c’è solo disoccupazione”
Zurigo cerca lentamente di cambiare: gli edifici vengono abbattuti e ricostruiti, l’autostrada disegna tangenti aeree sulla periferia.
Ogni cosa sta a suo posto, qui, e recita un copione scontato:
“Nessuno esce dalle strisce pedonali, nessuno getta carta in terra”.
La mentalità pigra e materialista del luogo presenta aspetti dolci e brutali che forse la natura a comunicato agli abitanti.
Ognuno sta a suo posto, qui: gli indigeni organizzano, gli immigrati lavorano.
“Il sudore non convince questa gente” racconta Aldo “abbiamo il diritto di lavorare insieme all’umiliazione d’essere appena sopportati”.
A quest’ora del pomeriggio il “Caravelle Tea Room” è deserto. Gli italiani arrivano più tardi, alla spicciolata, dopo le partite di calcio, prima della messa vespertina.
La Missione Cattolica sta, infatti, ad un isolato dopo la curva a gomito nel cuore del quartiere italiano.
“Loro pensano all’economia” aggiunge Aldo” “ e alla produzione, pensano che dobbiamo ringraziarli per il lavoro e tutto sommato hanno ragione. E’ il Governo italiano che deve difenderci,che deve impedire la disoccupazione”
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Aldo ha lasciato Zurigo: è stato licenziato.
Gli hanno detto che l’impresa non può mantenere gente incapace e chiacchierona ma lavoratori appassionati e produttivi.
Lui, il chiacchierone è partito. A Carlantina potrà muoversi liberamente.
Non ci sono strisce pedonali, infatti ma poche strade e una piazza stretta tra le case in sasso.

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J. W. Goethe - MIGNON


Conosci la terra dove i limoni mettono il fiore,
le arance d'oro splendono tra le foglie scure,
dal cielo azzurro spira un mite vento,
quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso,
la conosci tu forse?
..........................Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o amato mio!
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Conosci la dimora? Il tetto posa su colonne,
risplende la sala, la stanza è tutta un bagliore,
e statue marmoree mi volgono lo sguardo:
povera bambina, che cosa ti hanno fatto?
La conosci tu forse?
.................................Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o difensore mio!
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Conosci il monte e il sentiero che tra le nubi si perde?
Il mulo cerca il suo cammino tra le nebbie,
l'antica stirpe dei draghi abita in spelonche,
precipita la rupe e, sopra, la massa di onde,
lo conosci tu forse?
..................................Laggiù, laggiù è la via
che noi faremo: andiamo, o padre mio!
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..............................................Indice Goethe

mercoledì 28 gennaio 2009

La nave dei folli ....


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.....« Perché si vede sorgere d'un tratto la sagoma della nave dei folli, e il suo equipaggio insensato che invade i paesaggi più familiari? Perché, dalla vecchia alleanza dell'acqua con la follia, è nata un giorno, e proprio quel giorno, questa barca?[…]
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.....La follia e il folle diventano personaggi importanti nella loro ambiguità: minaccia e
.derisione, vertiginosa irragionevolezza del mondo, e meschino ridicolo degli uomini. »

martedì 27 gennaio 2009

WALT WHITMANIN - FOGLIE D'ERBA - QUESTO MOMENTO IN CUI SIEDO PENSOSO E SOLITARIO


In questo momento, in cui siedo pensoso e solitario,
.....struggendomi,
So che altri uomini, in altre terre, sono pensosi e si
.....struggono,
E che potrei vederli, alzando gli occhi, in Germania, in
.....Italia, in Francia, Spagna
O più lontano, in Cina, in Russia, in Giappone, parlando
.....altri dialetti
E so che se potessi conoscere quegli uomini saprei
.....attaccarmi ad essi come agli uomini delle mie parti,
E so che ci ameremmo e saremmo fratelli,
So che sarei felice insieme a loro.

DESTINATARIO SCONOSCIUTO (III)

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DESTINATARIO SCONOSCIUTO (III)
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’Stiamo vivendo un passaggio d’epoca, una biforcazione storica in cui i processi mutano profondamente di segno e spingono e richiedono assetti diversi, assetti che, tuttavia, sembrano in ritardo rispetto ai tempi’’.
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Così scrivevo, al termine degli anni ottanta, per ambientare le pagine della programmazione locale. Alla fine degli anni ottanta, dicevo, e il mio era un osservatorio non male, direi, se poi, nel succedere degli anni, i pensieri, quelle riflessioni hanno trovato concretezza.
Nel proseguo della relazione di introduzione al piano annuale e triennale aggiungevo:
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’I due processi che dominano questa grande trasformazione sembrano essere la demassificazione e la mondializzazione dell’economia e della società.
Il processo di demassificazione, sorretto fortemente dalla introduzione delle nuove tecnologie, porta alla differenzazione sociale ed individuale; al rifiuto della condizione di ‘’folla solitaria’’, di consumatore di prodotti di massa, di fruitore di servizi di massa''.
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Consentimi, adesso, di arrivare in fondo alla pagina prima di confrontare quanto veniva detto nei salotti buoni del pensiero negli anni precedenti o appena successivi alla caduta del Muro di Berlino.
E’ un esercizio che vorrei fare con te, DESTINATARIO SCONOSCIUTO, per valutare l’innovativo bagaglio di promesse che la mondializzazione del lavoro e dell’economia portava in dote e la brevità dei risultati, frutto di egoismi duri a morire, per l’incapacità dei governanti di promuovere un vero e più umano assetto sociale. Già allora era facile intuire che l’era del petrolio stava tramontando, che nuove, pacifiche risorse erano alla portata di tutti e le popolazioni povere del mondo, finalmente, potevano guardare con speranza al loro futuro, al futuro delle generazioni che si affacciavano al terzo millennio.
‘’C’è sempre più diffuso’’, scrivevo ‘’ il rifiuto ( ma è anche una condizione), del lavoro strutturato così come si presenta nella società industriale insieme alla propensione per lavori tagliati su misura, autoregolati, personalizzati, scanditi secondo ritmi personali.
Una modalità di lavoro, questa, resa possibile dagli enormi incrementi di produttività conseguenti alle NUOVE TECNOLOGIE che porta a ridurre, necessariamente, il monte lavoro formale.
Un problema che probabilmente troverà soluzione in una forte destrutturazione delle modalità di lavoro consentendo forti flessibilità per cogliere tutte le opportunità che si presentano e tutte le possibilità che potranno essere individuate
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C’è inoltre da aggiungere che le nuove tecnologie consentono e sorreggono questi indirizzi e vi è, quindi, la necessità di esprimere nuove regole formali di garanzia sociale''.
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Proseguendo aggiungevo ….
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''Il secondo processo che attraversa tutta la società contemporanea è quello di mondializzazione delle NUOVE TECNOLOGIE COMINICATIVE che mettono in relazione tutti i punti del GLOBO in tempo reale.
Questo potenziamento comunicativo ha avviato un processo di fertilizzazione culturale che ha l’effetto di destrutturare le politiche che hanno accompagnato la costituzione della società industriale.
Da un lato c’è la necessità di rivedere i confini degli Stati e il concetto di Nazione e, dall’altro osserviamo il riemergere delle società locali e dei loro valori.
E come se l’umanità, mentre cerca di elevarsi ad una comprensione più generale e completa di se, avesse bisogno di puntare i piedi sulla sua terra, sulle sue radici per il bisogno imperioso di ritrovarsi.
…i due processi di mondializzazione dell’economia e della società e di riemersione delle società locali, del mondo delle radici, che da identità, sono chiaramente individuabili nei processi reali di questi ultimi anni ( scrivo al termine degli anno ottanta) ed è altamente probabile che siano destinati ad avanzare insieme''.

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Per oggi, DESTINATARIO SCONOSCIUTO, mi fermo, esco. I soliti passi, gli amici, l’edicola, il racconto nei giornali di questa lunga e drammatica transizione verso un mondo nuovo che gli egoismi di molti respingono ma che, inevitabilmente, è scritto nel nostro domani.
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giovenale nino sassi
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Magritte.