Emigrare è anche bello. È bello conoscere ed apprendere lingue nuove, sensazioni che si muovono in spazi diversi; strade , monti e boschi, fiumi e laghi.. volti ..che si aprono per diventare memoria.E ami le terre avute in dono dalla vita e le strade e le piazze e nuovi ricordi, nel tempo, affollano la mente raccontati in lingue diverse dalla tua e non ci fai caso tanto ti appartengono e sono tuoi.Conosci l’inglese, apprendi il tedesco, hai fatto nuove amicizie e ti è piaciuto. Diritti riservati
lunedì 29 novembre 2010
mercoledì 24 novembre 2010
Raccontando mia madre ...
venerdì 19 novembre 2010
LIBERTA' ...(Racconto '' la mia '' Libertà: la mia vita in poche righe.)
Raffaello Sernesi - tetti al sole - 1861Ti ho chiamato
nelle notti di solitudine
pronunciando il tuo nome.
Sono andato
nei giorni del cammino
pronunciando il tuo nome.
Ho aspettato
sulle spiagge l’onda
pronunciando il tuo nome.
Sulle pagine bianche di un quaderno
ho scritto il tuo nome
e alla gente ho parlato di te
e l’ipocrisia e l’egoismo che vivo
ho combattuto
pronunciando il tuo nome.
Ho voluto credere
perché nulla è più importante del fatto
che vivo e sono un uomo:
libertà!
(Giovenale Nino Sassi)
Silvestro Lega - in giardino - 1883domenica 14 novembre 2010
Alfonso Gatto - AMORE NOTTURNO
e dal balcone aperto nella mite
notte del Sud, la donna che m'apparve
golosa di risucchio come un'acqua
gelata. E non avrà mai volto,
sale la gola chiara, scende al buio
degli occhi avidamente salda.
A bocca aperta nella pioggia, un nero
grappolo le lasciava goccia a goccia
sapore di città disse di vento.
Nacque a Salerno il 17 luglio 1909. La sua infanzia e la sua adolescenza furono piuttosto travagliate. A Salerno, nella sua città natale, egli compì i primi studi al liceo classico, mostrandosi portato per le materie letterarie, in particolare l'italiano, e poco incline alla matematica. Al liceo si accorge di aver dentro di sé una passione poetica e letteraria.Nel 1926 si iscrisse all'Università di Napoli che dovette tuttavia abbandonare qualche anno dopo a causa di difficoltà economiche. Alfonso Gatto al pari di molti poeti del tempo, come Montale e Quasimodo, non si laureò mai.
Si innamorò e poi sposò la figlia del suo professore di matematica, Jole, con la quale, alla sola età di 21 anni fuggì a Milano.
Da quel momento la sua vita fu piuttosto irrequieta e avventurosa, trascorsa come fu in continui spostamenti e nell'esercizio di molteplici lavori. Dapprima commesso di libreria, in seguito istitutore di collegio, correttore di bozze, giornalista, insegnante. Nel 1936, a causa del suo dichiarato antifascismo, venne arrestato e trascorse sei mesi nel carcere di San Vittore a Milano.
Durante quegli anni Gatto era stato collaboratore delle più innovatrici riviste e periodici di cultura letteraria (dall'Italia letteraria alla Rivista Letteratura a Circoli a Primato alla Ruota). Nel 1938 fondò, con la collaborazione di Vasco Pratolini la rivista Campo di Marte per commissione dell'editore Vallecchi, ma il periodico durò un solo anno. Fu comunque questa una esperienza significativa per il poeta che ebbe modo di cimentarsi nella letteratura militante di maggior impegno.
"Campo di Marte" era nato come quindicinale (il primo numero uscì il 1º agosto 1938) qualificato come periodico di azione letteraria e artistica e con l'intento di educare il pubblico a comprendere la produzione artistica in tutti i suoi generi. La rivista si ricollegava al cosiddetto ermetismo fiorentino.
Nel 1941 Gatto ricevette la nomina a ordinario di Letteratura italiana per "chiara fama" presso il Liceo Artistico di Bologna e fu inviato speciale de "L'Unità" assumendo una posizione di primo piano nella letteratura di ispirazione comunista. In seguito si dimise dal partito e diventò un comunista "dissidente".
Morì l'8 marzo del 1976 a Capalbio in provincia di Grosseto
È sepolto nel cimitero di Salerno. Sulla sua tomba, che ha un macigno per lastrone, è inciso il commiato funebre dell'amico Eugenio Montale:
« Ad Alfonso Gatto/ per cui vita e poesie/ furono un'unica testimonianza/ d'amore »
(fonte Wikipedia)
Franz Kafka - IL PROCESSO

Il processo
Josef K. una mattina viene arrestato, senza aver fatto nulla di male e senza sapere perché. Comincia allora una lunga odissea, fra carcere, libertà provvisoria e tribunale, durante la quale a Josef si fa a poco a poco il vuoto intorno: amici, parenti, amori, svaniscono come nebbia al sole, e la condanna alla pena capitale che i giudici gli infliggono senza mai rivelargli il capo d'imputazione, e anzi non conoscendolo essi stessi, sancisce un destino di vittima che oscuri meccanismi oppressivi hanno deciso di attribuirgli. Il protagonista morrà per mano di due allucinati e allucinanti custodi della legge, che lo accoltellano come banditi da strada; e morrà senza sapere perché, ma infine quasi agevolando i suoi carnefici, in una ormai raggiunta complicità con l'incubo che gli è capitato in sorte.
Pubblicato postumo nel 1925, Il processo è un capolavoro assoluto nell'approfondimento dei meandri psichici in cui si aggira chi è posto nella condizione di vittima innocente. E Kafka non risparmia nulla, quanto a lucidità e spietatezza: quella di cui Josef K. è emblema, è una condizione non storica, ma esistenziale. Le istituzioni che lo condannano restano indeterminate nell spazio e nel tempo, come a rendere universale ed eterna la trappola che attanaglia senza scampo l'individuo, eppure è difficile non cedere alla tentazione di leggere in questo romanzo di autore ebreo una straordinaria premonizione dell'Olocausto: come Josef, milioni di persone dovettero morire senza che né loro né i loro uccisori sapessero perché. Il buio senza spiragli in cui precipita senza colpe il personaggio diventa così un'impressionante anticipazione del buio in cui una ventina d'anni dopo sarebbe precipitata la storia d'Europa: ulteriore conferma, se ce ne fosse bisogno delle capacità profetiche della grande letteratura.
(fonte... la biblioteca di Repubblica)
venerdì 12 novembre 2010
Stasera leggo JOHN HENRY NEWMAN

Sii, Signore,
in me per rinforzarmi,
fuori di me per custodirmi,
sopra di me per proteggermi,
sotto di me per consolidarmi,
davanti a me per guidarmi,
dietro di me per seguirmi,
tutt'intorno per rendermi sicuro
Karol Wojtyła

Wojtyła, fu un "teologo", un "poeta", un "filosofo"
Possiamo dire che Wojtyła riunisce in sé – in differente misura – le tre grandi forze spirituali mediante le quali l’uomo da sempre ha ricercato la verità: "arte", "filosofia", "fede e religione". Il nesso di queste tre forze, nell’unità in cui si trovano in Wojtyła, costituisce quello che Platone chiamava il "dèmone" con cui l’uomo nasce e da cui viene accompagnato per tutta la vita, e che certi psicologi moderni chiamano "codice dell’anima". È appunto questo il dèmone accompagna Wojtyła, e che costantemente è presente in tutto ciò che fa e che dice.
Nel dramma Fratello del nostro Dio (opera composta negli anni Quaranta, dedicata a Adam Chmielowski – nato nel 1845 e morto nel 1916, fattosi monaco con il nome di fratello Alberto, beatificato nel 1983 e santificato nel 1989 –), si legge un testo che ci rivela molto bene quel "dèmone" o "codice dell’anima" di cui dicevamo (tra fratello Alberto e Wojtyła ci sono sorprendenti analogie anche biografiche, oltre che spirituali). Ecco il testo:
«Continua a cercare. Ma che cosa? Forse ho cercato abbastanza. Ho cercato fra tante verità. Tuttavia queste cose possono maturare soltanto così. Filosofia… Arte… La verità è ciò che infine viene a galla come l’olio sull’acqua. In questo modo la vita ce la svela… a poco a poco, in parte, ma continuamente. Inoltre essa è in noi, in ogni uomo. Ed è qui appunto che essa è vicina alla vita. La portiamo in noi, essa è più forte della nostra debolezza».
lunedì 8 novembre 2010
Salvatore Quasimodo, Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
domenica 7 novembre 2010
I poeti lavorano di notte
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
...come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere iddio
ma i poeti nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
( Alda Merini )
..... BUON LAVORO .....
domenica 31 ottobre 2010
La festa di Ognissanti,

"Allora apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua.
Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani."
(Ap 7,9)
Ognissanti è anche una espressione rituale cristiana per invocare tutti i santi e martiri del Paradiso, noti o ignoti che siano.Le commemorazioni dei martiri, comuni a diverse Chiese, cominciarono ad esser celebrate nel IV secolo. Le prime tracce di una celebrazione generale sono attestate ad Antiochia, e fanno riferimento alla Domenica successiva alla Pentecoste. Questa usanza viene citata anche nella settantaquattresima omelia di Giovanni Crisostomo (407) ed è preservata fino ad oggi dalla Chiesa Ortodossa d'Oriente.
Come data di celebrazione della festività fu scelto il 1º novembre per farla coincidere con il Samhain, l'antica festa celtica del nuovo anno, a seguito di richieste in tal senso provenienti dal mondo monastico irlandese. Secondo le credenze celtiche durante la celebrazione del Samhain, i morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Da questo punto di vista le antiche tribù celtiche erano un tutt'uno col loro passato ed il loro futuro. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l'avvento del Cristianesimo che infatti il 2º novembre celebra i defunti.
Papa Gregorio III (731-741) scelse il 1º novembre come data dell'anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro alle reliquie "dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo". Arrivati ai tempi di Carlo Magno, la festività novembrina di Ognissanti era diffusamente celebrata.
Il 1º novembre venne decretato festa di precetto da parte del re franco Luigi il Pio nell'835. Il decreto fu emesso "su richiesta di papa Gregorio IV e con il consenso di tutti i vescovi".
giovedì 28 ottobre 2010
Shakespeare - Silvia
qual gioia è gioia se Silvia non è lì ?
a men di immaginarla a me vicina e far
mia una parvenza di perfezione.
Se nella notte mi trovo accanto a Silvia
non sento più nemmeno l’usignolo.
A men di contemplar Silvia di giorno
non c’è più giorno ch’io voglia contemplare.
Non vivo più se lei – di me l’essenza –
mi toglie la benigna sua influenza che
mi da vita, cibo, luce e affetto.
Non evito la morte , se sfuggo a tal verdetto:
se qui mi attardo, corteggio certa morte,
ma dalla vita fuggo, se fuggo dalla corte.
Shakespeare - Silvia
ROMANZO

I cinque temi:
1. La famiglia
2. Gli amici e le amiche
3. La vita a. ..( nome della città) e di terre in terre.
4. Il cattolicesimo
5. L’arte
Il protagonista lo chiameremo Stefano.
Come eroe è un adolescente, come artista un adulto.
mercoledì 20 ottobre 2010
Seneca - Epistole a Lucilio, 1

a perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: mercoledì 13 ottobre 2010
Yves Bonnefoy - La casa natale

Mi svegliai, era la casa natale,
la schiuma s’abbatteva sulla roccia,
non un uccello, solo il vento ad aprire e chiudere l’onda,
l’odore dell’orizzonte da ogni parte,
cenere, come se le colline celassero un fuoco
che altrove divorava un universo,
passai nella veranda, la tavola era apparecchiata,
l’acqua urtava i piedi del tavolo, la credenza.
Bisognava comunque che entrasse, la senza-volto
che sapevo sbattesse alla porta
del corridoio, dal lato della scala scura, ma invano,
tanto alta era già l’acqua nella sala.
Giravo la maniglia, che resisteva,
quasi sentivo i rumori dell’altra riva,
quelle risa dei bimbi nell’erba alta.
Quei giochi degli altri, per sempre gli altri, nella loro gioia.
da Le assi curve (Mondadori, 2007) La casa natale, Traduzione Italiana di Fabio Scotto
Yves Bonnefoy, nato a Tours, nel 1923, professore emerito al Collège de France di Parigi, è poeta, prosatore e saggista. Ha tradotto Shakespeare, Donne, Keats, Yeats, Petrarca, Leopardi. Più volte candidato al Nobel per la letteratura, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali. In Italia ha pubblicato diverse raccolte: Movimento e immobilità di Douve (1969), Ieri deserto regnante (1978) Pietra scritta (1985), Nell’insidia della soglia (1990), Quel che fu senza luce. Inizio e fine della neve (2001).
martedì 12 ottobre 2010
Johnnie Sayre - Dall'Antologia di Spoon River - Lois Spears

nata Lois Fluke, figlia di Willard Fluke,
moglie di Cyrus Spears,
madre di Myrtle e Virgil Spears,
bimbi dagli occhi limpidi e il corpo sano-
(io nacqui cieca).
Fui la più felice delle donne
come moglie, madre e donna di casa,
curando i miei cari
e facendo della casa
un luogo d'armonia e di ospitalità generosa:
passavo per le stanze
e il giardino
con un istinto infallibile quanto la vista,
come avessi gli occhi sulla punta delle dita.
Gloria a Dio nell'alto dei cieli.
domenica 10 ottobre 2010
Riportiamoli a casa

Quattro giovani soldati,
il meglio della gioventù del nostro paese,
hanno perso la vita dove il mondo finisce.
Giovani caduti come foglie in autunno
dove la storia riavvolge i giorni.
Un boato assurdo, irrazionale
e tutto finisce.
I soldati sanno che il loro futuro e già scritto
eppure vanno incontro .
Conoscono il non senso, il buio, il terrore,
l’incertezza dell’attesa.
Sanno che potrebbero non tornare
ed ogni partenza è un esilio,
ogni arrivo un traguardo.
Perchè, scrive Rosalba, la giovane amica di Piana degli Albanesi, si continua questo gioco della morte?
Per quale democrazia?
Non siamo noi, Italia, in grado di difendere la nostra democrazia e pretendiamo di difenderla altrove?
Apriamo le pagine al dolore delle famiglie?
Scavando sulle loro vite?
Come non condividere i suoi pensieri...
Ora BASTA, suggerisce con tono imperioso Nikka
Riportate tutti a casa .....
Gli italiani, gli americani, gli inglesi .... TUTTI.
Questa guerra è una follia che non ha portato la pace nè la democrazia ha portato solo morte
Si, riportiamoli a casa...
sabato 9 ottobre 2010
(AGI) - Herat, 9 ott. 2010 - Attacco a un convoglio militare italiano in Afghanistan
Si sta come d'autunno
sugli alberi le foglie
Nonostante la brevita del testo, Ungaretti riesce a descrivere la condizione del soldato che paragona ad una foglia d’albero in autunno.
Basta un colpo di vento e la foglia cade … cosi come basta un colpo di fucile per uccidere il soldato

(AGI) - Herat, 9 ott. - Attacco a un convoglio militare italiano in Afghanistan. Quattro alpini sono morti e un quinto e' rimasto ferito in modo grave. Si e' trattato di un'imboscata dei talebani nella regione di Wardak, 200 chilometri da Farah, nel centro-est del Paese. Prima l'esplosione di un ordigno che un blindato Lince di scorta a un convoglio, poi lo scontro a fuoco che ha messo in fuga i ribelli, ha riferito il maggiore Mario Renna, portavoce del Comando regionale occidentale dell'Isaf. L'attacco e' avvenuto alle 09:45 ora locale, le 07:45 in Italia.
Il ferito, trasportato in elicottere all'ospedale militare, e' in condizioni gravi ma e' coscente, ha precisato da Roma il generale Massimo Fogari, capo ufficio stampa del ministero della Difesa. I cinque alpini erano a bordo di un Lince che faceva parte del dispositivo di scorta a un convoglio di 70 camion civili che rientravano verso ovest dopo aver trasportato materiali per l'allestimento della base operativa avanzata di Gulistan, denominata 'Ice'. (AGI)
venerdì 8 ottobre 2010
Mario Vargas Llosa, premio Nobel della letteratura 2010

Mario Vargas Llosa, premio Nobel della letteratura 2010 insieme a mia figlia Sara, giornalista.
Un pezzettino, piccolissimo, del Nobel della letteratura 2010 è entrato in casa. Mario Vargas Llosa, scrittore peruviano ha infatti ricevuto l’annuncio dell’Accademia Reale svedese, che ha deciso di conferire a lui il prestigioso riconoscimento per il suo operato nel campo della letteratura.

Nato in Perú, Vargas Llosa vive fin da giovanissimo esperienze oltre i confini del suo Paese: cresce in Bolivia, si sposta poi a Madrid, dove riceve buona parte della propria educazione stilistica e prende la cittadinanza nel 1993; ma anche Parigi, dove tra le altre cose diventa giornalista per la France Press; Italia e Inghilterra, nella cui capitale elegge il proprio domicilio.
Personaggio eclettico ed esuberante, aderente al liberismo radicale e notissimo in patria, alterna l'impegno letterario a quello civile, fino ad arrivare a candidarsi alle presidenziali peruviane del 1990, dalle quali esce sconfitto da Alberto Fujimori. Proprio questa sconfitta lo spingerà a prendere la nazionalità spagnola, in aperta polemica con la politica nazionale (Fonte: Wilkipedia)
Chi determina se una opera letteraria o artistica è valida o no?
MARIO VARGAS LLOSA rispondendo a questa domanda affermò che….
….”Io credo che una delle cose che impari, abbastanza presto, quando dedichi la tua vita a scrivere, è che ciò che è fondamentale nella vocazione si gioca non davanti al pubblico, ma nella solitudine quasi assoluta che si vive quando si scrive. Un lavoro letterario come una novella, ti occupa molto tempo, ti fa passare periodi di insicurezza, di confusione. Poi, se la storia prende forma e inizia a dominare questa massa di informazioni, all’inizio molto complessa, inizi a sentire una soddisfazione derivata dal vivere questi momenti. Quello che viene dopo…..
Anche gli scrittori più vanitosi, ( e ce ne sono molti), già sanno……che il vero valore della loro opera si saprà quando non saremo più vivi. Questo tempo è quello che determina la perennità o la fugacità di una opera. Così che i riconoscimenti e i premi promuovono la vanità. Però se sei un buon o cattivo scrittore lo dirà il tempo”……
mercoledì 6 ottobre 2010
Stasera, come RAINER MARIA RILKE, potrei scrivere che ....
..
Deve scusarmi, caro egregio signore, se solo oggi, grato, ricordo la sua lettera del 24 febbraio: sono stato tutto il tempo indisposto, non proprio malato, ma oppresso da una spossatezza influenzale che mi rendeva inabile a tutto. Alla fine, non accennando il mio stato a migliorare , sono partito per questo mare del Sud il cui beneficio già una volta mi ha aiutato. Ma non sono ancora in salute, lo scrivere mi pesa, e così deve accettare queste poche righe in vece d’altro. Naturalmente sappia che ogni sua lettera sarà per me sempre una gioia, e solo abbia indulgenza quanto alla risposta, che forse la lascerà spesso a mani vuote; poiché in sostanza, è proprio nelle cose più profonde e importanti, siamo indicibilmente soli, e affinché uno possa consigliare e anzi aiutare l’altro deve accadere molto, molto deve riuscire, una intera costellazione di cose si deve realizzare perché si ottenga una volta lo scopo……
RAINER MARIA RILKE
.
.
Autunno
raccontano i pensieri e il tempo che passa
incontro all’inverno.
martedì 5 ottobre 2010
When the night has come
And the land is dark
And the moon is the only light we'll see
No I won't be afraid, no I won't be afraid
Just as long as you stand, stand by me
And darlin', darlin', stand by me, oh now now stand by me
Stand by me, stand by me
If the sky that we look upon
Should tumble and fall
And the mountains should crumble to the sea
I won't cry, I won't cry, no I won't shed a tear
Just as long as you stand, stand by me
And darlin', darlin', stand by me, oh stand by me
Stand by me, stand by me, stand by me-e, yeah
(guitar)
Whenever you're in trouble won't you stand by me, oh now now stand by me
Oh stand by me, stand by me, stand by me
Darlin', darlin', stand by me-e, stand by me
Oh stand by me, stand by me, stand by me
Stand by Me è una canzone di Ben E. King, scritta da Ben E. King, Jerry Leiber e Mike Stoller. Il brano è basato su un gospel del 1955 dei The Staples Singers, riadattata a ritmi più moderni dagli autori. È stata pubblicata per la prima volta nel 1961. Ha raggiunto la top ten dei singoli più venduti negli Stati Uniti per due volte, nel 1961 e nel 1986, in occasione dell'uscita del film Stand by me - Ricordo di un'estate, e il primo posto nella classifica britannica.
Numerose cover del brano sono state pubblicate, la versione più nota è quella di John Lennon, giunta alla ventesima posizione dei singoli più venduti nel Regno Unito. In Italia, è stata portata al successo da Adriano Celentano con il titolo Pregherò. Gigi D'Agostino ne ha fatto una cover nell'album Lento Violento e altre storie. La canzone vanta anche una cover punk dei Pennywise. Nel 2009 il gruppo americano Bon Jovi, insieme al cantante di origini iraniane Andy Madadian, ha realizzato una versione di questa canzone in sostegno al popolo iraniano. Nel 2010 Lady GaGa e Sting hanno cantato questa canzone durante la cerimonia di beneficenza Rainforest a New York.
Anche Lemmy Kilmister dei Motorhead ne ha eseguita una per il film Extremely Sorry accompagnato tra gli altri, da Dave Lombardo alla batteria.
Fonte: Wikipedia Italia
lunedì 4 ottobre 2010
San Francesco d'Assisi
Preghiera di San Francesco
Oh Signore, fa di me uno strumento della tua pace
dove è odio, fa che io porti l'amore
dove è offesa, che io porti il perdono,
dove è discordia, che io porti l'unione,
dove è dubbio, che io porti la fede,
dove è errore, che io porti la verità,
dove è disperazione, che io porti la speranza,
dove è tristezza, che io porti la gioia,
dove sono le tenebre, che io porti la luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare,
di essere compreso, quanto di comprendere,
di essere amato, quanto di amare.
Perchè è
dando, che si riceve,
perdonando, che si è perdonati,
morendo, che si resuscita a vita eterna.
Cantico delle creature
Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ene dignu te mentovare
Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
da Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et preziose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
Et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra madre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba…
Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
Secondo quanto ci ha tramandato la tradizione medioevale, San Francesco compose il Cantico delle creture ( o Cantico di frate sole ) in tre momenti: i primi 22 versi - che sono le lodi vere e proprie delle creature al Creatore - li improvvisò nell'orto di San Damiano quando era fortemente tormentato dalle infermità e dalle stimmate. Successivamente aggiunse i versi 23 - 26 per ricordare la conciliazione avvenuta per sua intercessione tra il Vescovo e il Podesta di Assisi. La parte finale - che celebra le lodi della morte - il santo le dettò quando si sentì prossimo a morire.Il Cantico, che pur si colloca nel periodo più travagliato dell'esistenza di San Francesco, è un inno di gioiosa esaltazione che le creature, insieme al Poeta, innalzano all'infinita bontà del Signore.
Tutto ciò che Dio ha creato è buono e bello: buoni e belli sono il sole, la luna e le stelle... l'aria - sia quando è serena che quando è nuvolosa -, l'acqua e il fuoco, la terra con i suoi frutti e fiori; ma belle e buone sono anche le tribolazioni perchè quando più si è tribolati tanto più si è in '' perfetta letizia ''.
Bella e buona e perfino la morte - ''sora nostra morte coprporale'' -, perchè essa schiude a chi l'ha meritata vivendo umilmente e nella grazia di Dio la felicità del paradiso.
domenica 3 ottobre 2010
sabato 2 ottobre 2010
La modernité élégantedu 21 octobre 2010 au 16 janvier
Petit Palais***

Parigi rende omaggio al pittore barlettano Giuseppe De Nittis. E lo fa con una mostra da non perdere, anzi da ammirare con attenzione. Infatti, a breve e proprio nella capitale francese, sarà inaugurata la rassegna «La modernité élégante» all’interno di un tempio sacro della cultura mondiale, ovvero, il «Petit Palais, Musee des Beaux Arts».
Questa operazione culturale che ha certamente il merito di offrire lustro internazionale al pittore barlettano è il frutto di una stretta sinergia tra il comune di Barletta e la municipalità di Parigi avviata negli anni scorsi con una mostra del «Petit» ospitata a Barletta nel Palazzo della Marra. La mostra sarà inaugurata a Parigi il 20 ottobre e resterà aperta fino al 16 gennaio 2011. Fatto insolito è che per la prima volta si realizzerà una «ospitalità artistica» del pittore barlettano a Parigi.

Ben 120 i quadri che saranno presenti a Parigi e la città di Barletta contribuirà con 47 opere, provenienti dalla donazione di Léontine, moglie di De Nittis. Altro elemento qualificante dell’esibizione è il fatto che venticinque quadri sono degli «inediti assoluti» tenuto conto che saranno esposti per la prima volta. Spicca tra questi una tela che arriva da Filadelfia «Il ritorno dalle corse». Non sarà invece presente la annunciata «Signora con il cane» di proprietà di Calisto Tanzi.
Fonte: La gazzetta del mezzogiorno

Cenni biografici
Nato a Barletta nel 1846, rimasto orfano sin dall'infanzia, De Nittis, dopo il suo apprendistato presso il pittore barlettano Giovanni Battista Calò, si iscrisse nel 1860 all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Mancinelli e Smargiassi, ma si mostrò disinteressato alle nozioni ed esercitazioni accademiche, per cui quattro anni più tardi fondò la Scuola di Resìna, corrente italiana sul tema del realismo.
Nel 1867 si trasferì a Parigi ...
Contemporaneo di Giovanni Boldini , amico di Caillebotte, Manet e Degas, conobbe Ernest Meissonier e Jean-Léon Gérôme ..... sposò, due anni più tardi, Léontine Lucile Gruvelle, che influenzerà notevolmente le scelte sociali ed artistiche del marito.
Toccò il culmine della sua fama all'Esposizione Universale di Parigi del 1874 dove espose undici delle sue tele.
Morì nel 1884 a Saint-Germain-en-Laye, colpito da un fulminante ictus cerebrale. È sepolto a Parigi, nel cimitero di Père-Lachaise
Fonte: Giuseppe De Nittis - Wikipedia

Paul Claudel - La Vergine di Brangues
Sto ai suoi piedi e prego.
Ma non si può dire che lei mi guardi o che mi ascolti.
Riflette.
Come si dice che un’ acqua calma e pura riflette.
Chi mi ascolta è il bambino che tiene sul suo braccio sinistro.
Lui ha l’ orecchio che è rivolto verso la mia parte.
Il suo cuore batte…
E la prova che batte è la lunga mano della madre che si è allungata sopra e che l’ ascolta.
Lei l’ ascolta ascoltarmi.
Ma la mano del bambino a sua volta è posata sul braccio di sua madre.
Sull’ arteria materna.
La Vergine di Brangues è una Vergine che funziona.
Mi sono introdotto in un sistema in pieno funzionamento
Paul Claudel (1868-1955), poeta simbolista francese, fautore di un rinnovamento cattolico, scrive il celebre dramma L'annuncio a Maria (1912). Di netta ispirazione simbolista sono le raccolte poetiche Conoscenza dell'Est (1900), Cantata a tre voci (1913).
giovedì 30 settembre 2010
Adesso che tramonta il giorno
calpesta l'erba, attendi la notte che viene al tramontare del sole,
e sui tuoi passi alla luce dei lampioni
potrai intravedere l'ombra di un tu fare compagnia alla tua solitudine...
Ascolta la voce del Silenzio, Mistero dell'Eterno,
tu che abiti in un cuore diroccato...
Fa' in modo che l'altro entri nel tuo cuore a tutte le ore
e lasci tutto spalancato e ti costringa a vivere con il cuore aperto,
che entri nella tua vita e prenda di te quel che desidera:
vivrai in un perenne dialogo d'amore.
Il chiarore dell'aurora plachi l'angoscia della tua disperazione
e le stelle cui ogni notte affidi i tuoi sogni di luce...
ritirandosi discrete alla luce del giorno,
ti restituiranno la speranza del domani:
la certezza di poter essere "amore"che sa farsi accanto.
(preghiera dei monaci carmelitani)
mercoledì 29 settembre 2010
James Joyce

lunedì 27 settembre 2010
Giovanni Ramon Jmenez - canzone
in codesta tua foglia che già cade
sola.
.
Bimba, il dolore è tutto,
è tutto sulla tua guancia di sangue
rossa.
.
La rosa è ancora rossa, ma già una sua foglia cade: segno che l'autunno è giunto.
Il volto della bimba è tutto roseo ma già vi incombe sopra l'ombra del dolore che verrà ad oscurarlo.
E' una poesia pura, dalle forme dense ed essenziali che fa pensare ad una Tanka giapponese ma più accesa nei colori e nel significato.
Juan Ramón Jiménez Mantecón (Moguer, 24 dicembre 1881 – San Juan, 29 maggio 1958) è stato un poeta spagnolo. Premio Nobel per la letteratura nel 1956,
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da "http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Premi_Nobel/In_evidenza/22"




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