venerdì 30 novembre 2012

PAULO COELHO* Sulla Sponda Del Fiume Piedra Mi Sono Seduta e Ho Pianto



Correggio
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‘’Pregheremo in tende di otto persone’’, ha detto il sacerdote, in spagnolo, in italiano e, quindi, in francese.


Mi sono di nuovo ritrovata disorientata: non riuscivo a capire bene ciò che stava accadendo. Qualcuno mi si è avvicinato e mi ha messo un braccio intorno alle spalle. Lo stesso ha fatto un’altra persona dall’altro lato. Si è così formato un cerchio di otto persone abbracciate. Quindi ci siamo chinati in avanti, fino a che le nostre teste si sono sfiorate.
Avevamo assunto la forma di una tenda. La pioggia adesso scendeva più forte, ma nessuno se ne curava. La posizione aiutava a concentrare tutte le nostre energie e il nostro calore.
‘’Che l’Immacolata Concezione aiuti mio figlio e gli faccia scoprire il suo cammino,’’ ha detto la voce dell’uomo che mi abbracciava sulla destra. ‘’vi chiedo di recitare insieme un’Ave Maria per mio figlio.’’
‘’Amen’’ , hanno risposto tutti. Allora abbiamo recitato l’Ave Maria.
‘’Che l’Immacolata Concezione mi illumini e risvegli in me il dono della guarigione,’’ ha detto la voce di una donna della nostra tenda. ‘’Recitiamo un’Ave Maria’’.
Tutti insieme abbiamo ripetuto ‘’Amen’’ e poi abbiamo pregato. Ciascuno esprimeva una richiesta e tutti partecipavano alla preghiera. Ero sorpresa di me stessa, perché stavo pregando come una bambina e, come una bambina, credevo che quelle grazie sarebbero state concesse.
Per una frazione di secondo, il gruppo è rimasto in silenzio. Ho capito che era arrivato il mio turno di esprimere la richiesta. In qualsiasi altra circostanza, mi sarei vergognata da morire e non sarei riuscita a dir niente. Ma c’era una Presenza che mi infondeva fiducia.
‘’Che l’Immacolata Concezione mi insegni ad amare come Lei, ‘’ ho detto allora. ‘’Che questo amore faccia crescere me e l’uomo al quale è rivolto. Recitiamo un’Ave Maria.’’
Abbiamo pregato insieme e di nuovo quella sensazione di libertà si è diffusa tra di noi.
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Correggio


 Tota pulchra es, María !

E' il sublime cantico che gli angeli santi rivolsero a Maria, quando ella, portando in Grembo il Verbo incarnato, schiacciò la testa al Drago in una battaglia spirituale.
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Tota pulchra es, María ! Tota pulchra es, María ! Et mácula originális non est in te. Et mácula originális non est in te. Tu glória Jerúsalem, tu laetítia Israël, tu honorificéntia pópuli nostri, tu advocáta peccátorum. O María, o María ! Virgo prudentíssima mater clementíssima, ora pro nobis, intercéde pro nobis ad Dóminum Jesum Christum !
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giovedì 29 novembre 2012

Piove !



Fabian Perez

                       Tace il silenzio sui tetti
                 piove !
gsn

 

Fabian Perez

martedì 27 novembre 2012

Eugenio Montale - Nel fumo




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Quante volte t'ho atteso alla stazione
nel freddo, nella nebbia. Passeggiavo
tossicchiando, comprando giornali innominabili,
fumando Giuba poi soppresse dal ministro
dei tabacchi, il balordo!
Forse un treno sbagliato, un doppione oppure una
sottrazione. Scrutavo le carriole
dei facchini se mai ci fosse dentro
il tuo bagaglio, e tu dietro, in ritardo.
poi apparivi, ultima. E' un ricordo
tra tanti altri. Nel sogno mi perseguita.
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La stazione Saint-Lazare

domenica 25 novembre 2012

Titti Ferrando - La ragazza che suonava il pianoforte

Cesanne



La ragazza che suonava
il pianoforte
nascose le sue mani
piene di note
in un cespuglio di rovi
e scosse i suoi occhi
al vento di Maestro
che odorava di sale.
Quando cercò
con le nocche graffiate
di seppellire uomini di mais
la ragazza riconobbe
in un seme la spiga
e fu stupore.
Vincent Van Gogh
 
E le note,
tutte le note
rotolarono
fra le zolle dure della terra
e diventarono bisbigli
e i tordi dal canneto
levarono alti gridi
oltre i tetti
i muri
l'alloro
e gli uomini di mais*
con sguardi bianchi di dei
sfuggirono
alla loro sepoltura.

E le sue dita prensili sul nero dei diesis.

Copán Maya stelae

 * uomini di mais, da una leggenda Maya.

José Saramago - Silenzi

Claude Monet nel suo studio



Oggi non era giorno di parole,
con mire di poesie o di discorsi,
né c’era strada che fosse nostra.
A definirci bastava solo un atto,
e visto che a parole non mi salvo,
parla per me, silenzio, ch’io non posso.



Claude Monet

Friedrich Hölderlin - Metà della vita

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.Il mezzo della vita è per l’uomo quello che per l’estate è l’anno; la stagione colma, in cui le facoltà fisiche e spirituali raggiungono il culmine dello sviluppo; è un punto oltre il quale non c’è più accrescimento e su cui già incombe l’ombra della vecchiaia, come sulla doviziosa calda estate grava il preannuncio del freddo desolato inverno.
E’ un componimento bellissimo, di rara purezza lirica, che fonda paesaggio, sentimento e simbolo in un tutto unico di grande organicità e con un senso altissimo di poesia.
Stupendo è l’inizio
( Si curva con pere dorate // e folto di rose selvagge // il paese nel lago), densa e scabra la seconda parte ( Muti e gelidi stanno // i muri), interessante la suggestiva densa notazione finale (al vento stridono banderole).
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Metà della vita
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Si curva con pere dorate
e folto di rose selvagge
il paese del lago;
e voi cigni beati
ed ebri di baci
tuffate voi il capo
nell’acqua limpida e sacra.
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Ma quando viene l’inverno,
dove trovo i fiori e dove
il lume del sole
e l’ombra della terra?
Muti e gelidi stanno
I muri, al vento
stridono banderuole.
.
 
 

venerdì 23 novembre 2012

Giuseppe Ungaretti - VARIAZIONI SU NULLA

Ottone Rosai



da LA TERRA PROMESSA - da CORI DESCRITTIVI DI STATI D'ANIMO DI DIDONE
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Quel nonnulla di sabbia che trascorre
Dalla clessidra muto e va posandosi,
E, fugaci, le impronte sul carnato,
Sul carnato che muore, d'una nube...
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Poi mano che rovescia la clessidra,
Il ritorno per muoversi, di sabbia,
Il farsi argentea tacito di nube
Ai primi brevi lividi dell'alba...
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La mano in ombra la clessidra volse,
E, di sabbia, il nonnulla che trascorre
Silente, è unica cosa che ormai s'oda
E, essendo udita, in buio non scompaia.
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Ottone Rosai

Figlio di emigrati che nasce ad Alessandria d'Egitto, dai genitori, o meglio dalla madre, sente parlare della ''mitica'' Italia. La concepisce un pò in sogno e un pò secondo letteratura come una terra ideale che chissà quando mai potrà raggiungere. In effetti la raggiungerà, ma la amerà sempre di un amore condizionato da questa nascita lontana, da questa nascita caratterizzata dalla emigrazione.
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La terra Promessa è un'opera incompiuta, alla quale, stando alle dichiarazioni del poeta, egli cominciò a lavorare nel 1932.
Sarebbe stato un poema drammatico, in cui figure come quella di Enea, Didone, Palinuro sarebbero stati simboli di condizione dell'animo.
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E', in fondo, il vero poema di Ungaretti, di questo Ungaretti alla perpetua ricerca di una patria,..... che ha sempre temuto di dover stare senza patria e senza casa e che, una volta raggiunta l'Italia, proietta questa patria ormai reale in una sfera ideale.
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Si ha così La terra Promessa, ossia il tema di un libro che non si poteva compiere, che doveva restare incompiuto perchè se la terra promessa fosse stata raggiunta non sarebbe stata più tale.

Ottone Rosai


giovedì 22 novembre 2012


Robert Frost - UNA CAPANNA NELLA RADURA

Claude Monet

Nebbia
Quelli che in questa casa riposano, non credo
sappiano dove sono.

Fumo
                                        Sono stati qui a lungo,
hanno respinto il bosco che circondava casa,
l’hanno diviso in due tracciandovi un sentiero.

Nebbia
Però dubito ancora sappiano dove vivono.
Mai, temo, lo sapranno. Il sentiero è un conforto,
per questo lo mantengono: possono visitare
altri che come loro sono smarriti e ai quali
sentirsi vicini, non nello spazio ma nelle difficoltà.

Fumo
Io sono lo spettro vigile del fumo
che uscendo dal camino si piega in un verso
o nell’altro alla luce delle stelle.
Non voglio che si disperi della loro felicità.


Claude Monet


Nebbia
Nessuno – non io, certo – li darebbe per persi
solo perché non sanno dove sono.
Io, la copia più umida del fumo, a notte esalo
dal suolo del giardino, ma non salgo più in alto
delle piante. Solo ovatto il paesaggio. Ecco
chi sono. Non più estranea di te al loro destino.

Fumo
Avranno ormai imparato la lingua dei nativi.
Perché non domandano a loro dove sono?

Nebbia
Lo fanno spesso, ma nessuno
ne sa più di loro. Lo chiedono perfino
ai filosofi che li osservano dal pulpito.
Domandano a chiunque si possa domandare –
con la profonda fede che l’esperienza fatta
prenderà fuoco a illuminare il mondo.
Apprendere fu parte della loro religione.


Claude Monet


Fumo
Se verrà mai il giorno che sapranno chi sono
capiranno anche meglio dove sono.
Ma chi sono è difficile da credere –
per loro e per il mondo che li guarda.
Sono troppo improvvisi per essere credibili.

Nebbia
Ascoltali, nel buio bisbigliano parlando di domani
e di quel che sarà. Hanno spento la luce,
non i loro pensieri. Fingiamo che le gocce
di rugiada stillanti dalla gronda siamo noi
che origliamo la loro insonnia inquieta –
nebbia e fumo che origliano una bruma –
e forse riusciremo a distinguere il basso dal soprano.

Meglio di fumo e nebbia chi potrebbe apprezzare
lo spirito affine di una bruma interiore?
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Claude Monet


martedì 20 novembre 2012

Attilio Bertolucci da La capanna indiana


Renoir


...Il tempo
è un battito di minuti che si sente
a intervalli e si perde e ritrova
senza spavento, mentre l'ultima
luce del giorno s'appende a un comignolo
solitario, al curvo viandante

che se ne va e non torna sino all'anno
nuovo. Allora si sarà aperta l'aria
un'altra volta, le strade tenere
nel disgelo porteranno qua e là
in una confusione di raffreddori e di auguri,
i piccioni nel prato, le lenzuola nel cielo
la posta del mattino azzurra fra le mani.


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Foto: ...Il tempo
è un battito di minuti che si sente
a intervalli e si perde e ritrova
senza spavento, mentre l'ultima
luce del giorno s'appende a un comignolo
solitario, al curvo viandante
che se ne va e non torna sino all'anno
nuovo. Allora si sarà aperta l'aria
un'altra volta, le strade tenere
nel disgelo porteranno qua e là
in una confusione di raffreddori e di auguri,
i piccioni nel prato, le lenzuola nel cielo
la posta del mattino azzurra fra le mani.

Attilio Bertolucci
da La capanna indiana
Claude Monet

Attilio Bertolucci - La rosa bianca

Renoir

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,

ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.

domenica 18 novembre 2012

Titti Ferrando - Notturno



Vincent Van Gogh


Di notte le città si muovono
e gli alberi scendono
i gradini delle chiese
in fila indiana di toporagno
trascinandosi dietro i lamenti
delle case, la pena senza sbadigli
dietro alle finestre.
.
Impigliata nelle insegne
la solitudine come un esilio
gesticola nei vicoli
e consegna ad ogni porta
un altro giorno
che ansima nell'alba
la fatica del vivere.
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Vincent Van Gogh

venerdì 16 novembre 2012

... dal blog di Clelia Mazzini : ΜΕΛΗ



Άοίον άεροφοίταν άστέρα
μείνωμεν άελίου λευκοπτέρυγα πρόδρομον

Aspettiamo la stella mattutina
dall'ala bianca che viaggia nelle tenebre,
primo annunzio del sole.

Paul Celan - Di notte, quando il pendolo dell'amore oscilla ...


Magritte
 
Di notte, quando l'amore come un pendolo
oscilla tra Sempre e Mai
la tua parola incrocia le lune del cuore
e il tuo occhio grigio e azzurro
dona alla terra lo sguardo del cielo.

Dal bosco lontano, nero
di sogno, ci arriva il vento
di ciò che è passato,
e quello che abbiamo dimenticato
ci gira intorno,
enorme
come sa esserlo solo
lo spettro di ciò che sarà.

Quello che ora si leva e discende
riguarda ciò che è più profondamente nascosto:
è così che il tempo - cieco come lo sguardo che ci offriamo -
ci bacia sulla bocca.


ALBERT CAMUS



Gustave Coubet

Non camminare davanti a me,
potrei non seguirti,
non camminare dietro di me,
potrei non saper dove andare,
cammina accanto a me
e sii per me un amico.

Sarah Kirsch - Schwarze Bohnen

Peter Vihelm
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Chicchi neri

Il pomeriggio prendo un libro in mano
Il pomeriggio metto via un libro
Il pomeriggio ricordo che c’è la Guerra
Il pomeriggio dimentico ogni Guerra
Il pomeriggio macino il caffè
Il pomeriggio ricompongo il caffè macinato
A ritroso bei
Chicchi neri
Il pomeriggio mi svesto mi vesto
Prima mi trucco poi mi lavo
Canto sto muta.
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Peter Vihelm
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Sarah Kirsch nata Ingrid Bernstein (Nordhausen, 16 aprile 1935) è una poetessa tedesca vincitrice con Konrad Wolf, Christa Wolf e Manfred Krug della Erich-Weinert-Medaille nel 1965, con Ernst Meister del Petrarca-Preis nel 1976, dell'Österreichischer Staatspreis für Europäische Literatur nel 1980, del Literaturpreis der Konrad-Adenauer-Stiftung nel 1993 e del Georg-Büchner-Preis nel 1996.
Nasce al tempo del Nazismo da un accanito sostenitore della politica hitleriana, che sin da giovane non condivide: per contrastare l'anti-semitismo del padre cambia il suo nome in Sarah. Studia Biologia presso la Martin-Luther-Universität Halle-Wittenberg tra Halle e Wittenberg e poi Letteratura presso l'Istituto Johannes R. Becher di Lipsia. Nel 1965 sposa lo scrittore Rainer Kirsch di Döbeln. Protesta attivamente contro l'espulsione del poeta dissidente Wolf Biermann dalla Germania orientale nel 1976; successivamente lei stessa deve lasciare il Paese.

fonte: Wikipedia
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Peter Vihelm