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mercoledì 1 giugno 2016



Solo ho amica la notte.
Sempre potrò trascorrere con essa
D'attimo in attimo, non ore vane;
Ma tempo cui il mio palpito trasmetto
Come m'aggrada, senza mai 
distrarmene.
Avviene quando sento,
Mentre riprende a distaccarsi da ombre,
La speranza immutabile
In me che fuoco nuovamente scova
E nel silenzio restituendo va,
A gesti tuoi terreni
Talmente amati che immortali parvero,
Luce.
Giuseppe Ungaretti

giovedì 19 settembre 2013

Giuseppe Ungaretti - Solo ho amica la notte.

Klimt
Klimt - Il lago Attersee




Solo ho amica la notte.
Sempre potrò trascorrere con essa
D'attimo in attimo, non ore vane;
Ma tempo cui il mio palpito trasmetto
Come m'aggrada, senza mai
distrarmene.

Avviene quando sento,
Mentre riprende a distaccarsi da ombre,
La speranza immutabile
In me che fuoco nuovamente scova
E nel silenzio restituendo va,
A gesti tuoi terreni
Talmente amati che immortali parvero,
Luce.


 Giuseppe Ungaretti 
Klimt - Il lago Attersee

Giuseppe Ungaretti - quando un giorno ti lascia


Klimt

Klimt - Il lago Attersee


Quando un giorno ti lascia
pensi all’altro che spunta.
E’ sempre pieno di promesse il nascere
sebbene sia straziante.
E l’esperienza di ogni giorno insegni
che nel legarsi, sciogliere o durare,
non sono i giorni se non vago fumo.



Klimt
Klimt - Il lago Attersee

venerdì 23 novembre 2012

Giuseppe Ungaretti - VARIAZIONI SU NULLA

Ottone Rosai



da LA TERRA PROMESSA - da CORI DESCRITTIVI DI STATI D'ANIMO DI DIDONE
.
Quel nonnulla di sabbia che trascorre
Dalla clessidra muto e va posandosi,
E, fugaci, le impronte sul carnato,
Sul carnato che muore, d'una nube...
.
Poi mano che rovescia la clessidra,
Il ritorno per muoversi, di sabbia,
Il farsi argentea tacito di nube
Ai primi brevi lividi dell'alba...
.
La mano in ombra la clessidra volse,
E, di sabbia, il nonnulla che trascorre
Silente, è unica cosa che ormai s'oda
E, essendo udita, in buio non scompaia.
.
Ottone Rosai

Figlio di emigrati che nasce ad Alessandria d'Egitto, dai genitori, o meglio dalla madre, sente parlare della ''mitica'' Italia. La concepisce un pò in sogno e un pò secondo letteratura come una terra ideale che chissà quando mai potrà raggiungere. In effetti la raggiungerà, ma la amerà sempre di un amore condizionato da questa nascita lontana, da questa nascita caratterizzata dalla emigrazione.
.
La terra Promessa è un'opera incompiuta, alla quale, stando alle dichiarazioni del poeta, egli cominciò a lavorare nel 1932.
Sarebbe stato un poema drammatico, in cui figure come quella di Enea, Didone, Palinuro sarebbero stati simboli di condizione dell'animo.
.
E', in fondo, il vero poema di Ungaretti, di questo Ungaretti alla perpetua ricerca di una patria,..... che ha sempre temuto di dover stare senza patria e senza casa e che, una volta raggiunta l'Italia, proietta questa patria ormai reale in una sfera ideale.
.
Si ha così La terra Promessa, ossia il tema di un libro che non si poteva compiere, che doveva restare incompiuto perchè se la terra promessa fosse stata raggiunta non sarebbe stata più tale.

Ottone Rosai


martedì 17 luglio 2012

Ungaretti ... Sono nato al limite del deserto




Uomo che cammina nel deserto (Marinella Albora)
. .
 Scrive Ungaretti...

‘’Sono nato al limite del deserto e il miraggio del deserto è il primo stimolo della mia poesia […]

''E’ il deserto il primo stimolo, lo stimolo iniziale, lo stimolo che da moto poi alla poesia che può esprimere anche una diversa realtà, una realtà ubertosa, ma insomma partendo da questo nulla, da questo nulla e da questo sentimento di questo nulla sul quale non si fondano che delle illusioni che portano a perdizione. ‘’

Dice anche che il deserto ... ''È lo stimolo d’origine… perché l’origine della poesia è un’altra, è più segreta, è più fonda […] L’origine della poesia è il contatto dell’uomo con Dio, è il contrasto dell’uomo che non sa, che non potrà mai sapere»


(da Vita d’un uomo. Saggi e interventi, Mondadori, Milano 1974, p. 817).

domenica 15 luglio 2012

SILENZIO di Giuseppe Ungaretti



Marie Laurencin, Apollinaire with friends, 1909

.
La città che Ungaretti conosce, l'Alessandria d'Egitto dove era nato nel 1888, ogni giorno, all'alba, si riempie di luce e in quel momento tutto è come rapito, in uno stato di stupore commosso, quasi ascetico

.
SILENZIO
di Giuseppe Ungaretti

Mariano il 27 giugno 1916

Conosco una città
che ogni giorno s’empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio
delle cicale

Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell’aria torbida
sospesi
.
laurencin marie

.
Il poeta in una sera del lontano giugno 1912 lascia la sua terra, portando nel cuore il canto interminabile delle cicale che assorda e rode dentro come una "lima". E dalla bianca nave che lo porta verso l’Italia, vede a poco a poco sparire, come in un abbraccio d’addio, le luci della città a lui tanto cara anche a causa della foschia prodotta dal caldo.

Il ricordo della città natale Alessandria per sempre persa e per sempre ritrovata per via di poesia, è l’espressione di un ritorno nostalgico verso una città sospesa in una solarità radiosa che il poeta ha lasciato una sera d’estate, vedendola sparire come in un ultimo abbraccio di luci.
.

 'Group of artists' (the poet Appolinaire in the middle)

lunedì 12 luglio 2010

Giuseppe Ungaretti


La Madre

E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

[Giuseppe_Ungaretti ]

lunedì 12 aprile 2010

Giuseppe Ungaretti - Da giorno per giorno : Ora dov'è, dov'è l'ingenua voce ....

Magritte

Ora dov'è, dov'è l'ingenua voce
che in corsa risuonando per le stanze
sollevava dai crucci un uomo stanco ?...
La terra l'ha disfatta, la protegge
un passato di favola...


Magritte



Il ricordo del figlio - la sua voce ingenua, il suo correre per le stanze - costituiscono per il padre un patrimonio sentimentale che dà un alone favoloso al passato, lo fissa e lo protegge: il capo del piccolo si disfa nellaterra, ma la sua voce vive intatta nella memoria del padre'.

Questo breve lirica appartiene alla sezione del dolore intitolata '' Giorno per giorno''.
Un quadro che disegna l'attimo ... il ricordo del figlio morto e il variare dei propri sentimenti che ondeggiano tra lo strazio e la tenerezza, il rimpianto e la rassegnazione, l'angoscia e la consolazione, la disperazione e la fede.

mercoledì 7 aprile 2010

Giuseppe Ungaretti - Ti porterò


Chagall

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del mare e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.

L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo

domenica 28 febbraio 2010

Girovago di Giuseppe Ungaretti


In nessuna
parte
di terra
mi posso accasare
A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che una volta
già gli ero stato
assuefatto
E me ne stacco sempre
straniero
Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute
Godere un solo
minuto di vita
iniziale
Cerco un paese
innocente

venerdì 26 febbraio 2010

Ungaretti, Giuseppe - Sono una creatura

Da L’Allegria
(Valloncello di Cima Quattro, 5 agosto 1916)
Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
e il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Sono una creatura è una delle pagine più famose del ‘’diario’’ di guerra di Ungaretti.
A differenza della roccia il poeta, che è un essere cosciente ( una creatura) soffre e investe della sua pena l’intera umanità. La morte gli appare come un privilegio che gli uomini debbono scontare sottoponendosi alla sofferenza della vita.
Sono una creatura racconta in modo esemplare il primo periodo dell’arte di Ungaretti che riesce ad esprimere il massimo della commozione con il minimo delle parole.

giovedì 25 febbraio 2010

Giuseppe Ungaretti

-->

Agonia

Morire come le allodole assetate
sul miraggio.
.
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
.
Ma non vivere il lamento
come il cardellino accecato
***
Ungaretti, in questa breve lirica, espone il suo ideale di vita che assume il significato di una proposta valida per tutti gli uomini
Alla situazione drammatica, priva di libertà rappresentata dal cardellino accecato e chiuso in gabbia, il poeta contrappone la tensione eroica dell’allodola che muore inseguendo un miraggio nel deserto o della quaglia che soccombe stremata dal volo, dopo aver superato il mare.
Il suo, quello di Ungaretti, è un ideale che non rifiuta il dolore, ineliminabile della vita umana ma lo accetta nella forma estrema della morte a cui da un senso la scelta di libertà che quella sconfitta presuppone.

sabato 6 febbraio 2010

Giuseppe Ungaretti Veglia [ 1915 ]



(Otto Dix)

Veglia è una lirica tratta da Porto Sepolto. Racconta una situazione di lacerante contraddizione.
La notte lo ha colto sul fronte di guerra, accanto al corpo di un compagno massacrato e sfigurato dalla violenza degli uomini. Si difende da quella tragica realtà isolandosi nel silenzio e scrivendo ‘’lettere piene d’amore’’ quasi a rivendicare i diritti della vita contro la morte e a levare la sua protesta contro l’innaturale ferocia dell’uomo.
[ Otto Dix]

Veglia [ 1915 ]
Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.
[Cima Quattro, 25 dicembre 1915]

martedì 8 settembre 2009

UNGARETTI ... San Martino del Carso

.
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
.
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
.
Ma nel cuore
nessuna croce manca.
.
E’ il mio cuore
il paese più straziato.
.
Il poeta passa, con occhi dilatati di stupore e d'angoscia tra le macerie di un villaggio distrutto dalla guerra. Dei soldati, degli amici, dei compagni di rischio neppure una traccia..... la guerra li ha come cancellati.
Ma il poeta tutti li ricorda e per ognuno di essi il suo cuore ha una ferita e una croce..... nel suo cuore appunto la guerra ha lasciato i segni più atroci.
Le sue lacrime sono perciò lacrime pietrificate... tra l'una e l'altra c'è come il vuoto di un singhiozzo represso.

sabato 29 agosto 2009

Giuseppe Ungaretti - Silenzio

Ottone Rosai - Il muro del carmine.
SILENZIO
.
Conosco una citta'
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto e' rapito in quel momento.
Me ne sono andato una sera.
Nel cuore durava il limio
delle cicale.
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia citta' sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi

.

martedì 2 settembre 2008

GIUSEPPE UNGARETTI (Alessandria d'Egitto, 1888-Milano, 1970)

(Cézanne)
.
...............Il porto sepolto
.
Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
.Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d'inesauribile segreto.

domenica 31 agosto 2008

Ungaretti


(Pianetti Gino)
.
FASE D'ORIENTE

da L'ALLEGRIA - IL PORTO SEPOLTO
.Nel molle giro di un sorriso
ci sentiamo legare da un turbine
di germogli di desiderio
.
Ci vendemmia il sole
.
Chiudiamo gli occhi
per vedere nuotare in un lago
infinite promesse
.
Ci rinveniamo a marcare la terra
con questo corpo
che ora troppo ci pesa
.
Versa, il 27 aprile 1916

lunedì 25 agosto 2008

GIUSEPPE UNGARETTI _ SILENZIO


(Monet)

SILENZIO

da L'ALLEGRIA - IL PORTO SEPOLTO
.Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
.
Me ne sono andato una sera
.
Nel cuore durava il limio
delle cicale
.
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi
.

Mariano, il 27 giugno 1916


(Derain)

martedì 19 agosto 2008

Giuseppe Ungaretti

(Picasso)


VARIAZIONI SU NULLA

da LA TERRA PROMESSA - da CORI DESCRITTIVI DI STATI D'ANIMO DI DIDONE

.Quel nonnulla di sabbia che trascorre
Dalla clessidra muto e va posandosi,
E, fugaci, le impronte sul carnato,
Sul carnato che muore, d'una nube...
.
Poi mano che rovescia la clessidra,
Il ritorno per muoversi, di sabbia,
Il farsi argentea tacito di nube
Ai primi brevi lividi dell'alba...
.
La mano in ombra la clessidra volse,
E, di sabbia, il nonnulla che trascorre
Silente, è unica cosa che ormai s'oda
E, essendo udita, in buio non scompaia.
.


Figlio di emigrati che nasce ad Alessandria d'Egitto, dai genitori, o meglio dalla madre, sente parlare della ''mitica'' Italia. La concepisce un pò in sogno e un pò secondo letteratura come una terra ideale che chissà quando mai potrà raggiungere. In effetti la raggiungerà, ma la amerà sempre di un amore condizionato da questa nascita lontana, da questa nascita caratterizzata dalla emigrazione.
.
La terra Promessa è un'opera incompiuta, alla quale, stando alle dichiarazioni del poeta, egli cominciò a lavorare nel 1932.
Sarebbe stato un poema drammatico, in cui figure come quella di Enea, Didone, Palinuro sarebbero stati simboli di condizione dell'animo.
.
E', in fondo, il vero poema di Ungaretti, di questo Ungaretti alla perpetua ricerca di una patria,..... che ha sempre temuto di dover stare senza patria e senza casa e che, una volta raggiunta l'Italia, proietta questa patria ormai reale in una sfera ideale.
.
Si ha così La terra Promessa, ossia il tema di un libro che non si poteva compiere, che doveva restare incompiuto perchè se la terra promessa fosse stata raggiunta non sarebbe stata più tale.