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mercoledì 17 giugno 2009

Kostantin Kavafis....ITACA


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Se per Itaca volgi il tuo viaggio
augurati che ti sia lunga la via
e colma di avventure ed esperienze
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Non temere i Lestrigoni o i Ciclopi
o la furia di Posidone:
non farai questi incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo sprito e il tuo corpo.
Nè Lestrigoni o Ciclopi
nè l'irato Posidone incontrerai,
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
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Fa voti che il viaggio sia lungo.
E siano tanti i mattini d'estate
che ti vedano entrare con gioia
in porti sconosciuti
negli empori dei Fenici indugia e acquista
madreperle, coralli, ebano e ambre
merce pregiata, e anche profumi
d'ogni sorta, più inebrianti che puoi.
Recati in molte città d'Egitto,
a imparare molte cose dai sapienti.
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Itaca tieni sempre nella mente.
Ma non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,
per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: nalla ha più da darti.
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E se la trovi povera,
non per questo Itaca ti avrà deluso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito cosa vuol dire Itaca.
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domenica 24 maggio 2009

Kostantin Kavafis - Turbamento

Artemisia Gentileschi - Wikipedia

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L'anima mia nel mezzo della notte

è paralizzata e confusa.

Fuori, fuori di lei si compie la sua vita.

E attende la favolosa aurora.

E anch'io dentro di lei, con lei,

attendo, m'annoio, mi consumo.


Gentileschi...Susanna e i Vecchioni, 1610, collezione Schönborn, Pommersfelden
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Artemisia Gentileschi
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Pittrice (Roma 1593-Napoli ca. 1652), figlia di Orazio Gentileschi, pittore caravaggesco di cui fu allieva. Sin da piccola si rivela l'unica, tra i figli di Orazio, a essere dotata di talento: già nel 1609 esprime la sua abilità ritraendo l'amica Tuzia insieme al figlio. Assunse ben presto una fisionomia definita, assai lontana dai modi raffinati di Orazio, e sempre legata alle opere di Caravaggio e di Vouet, ai temi cruenti della Giuditta e Oloferne, legati forse all’abuso da lei subito (1611) ad opera dell’amico e collega del padre, Agostino Tassi: nel 1612 ha inizio il processo per stupro ad esso relativo, che terminerà dopo cinque mesi con una lieve condanna per il pittore suddetto; Artemisia subì l'umiliazione di plurime visite ginecologiche pubbliche, venne torturata, ma non ritrattò la sua deposizione che non venne mai accettata. Un mese dopo la fine del processo Artemisia, insieme al marito Pietro Antonio di Vincenzo Stiattesi, sposato nel novembre del 1612, si trasferì a Firenze, dove venne introdotta alla corte del granduca Cosimo II. Il successo fu immediato: Artemisia iniziò a ottenere lavori su commissione. Di questo periodo fiorentino, che fu tra i più felici della carriera della pittrice, resta come testimonianza topica la Giuditta e Oloferne degli Uffizi. Con i figli, Gentileschi, ritornò a Roma, ma tra il 1625 e il 1630 fu quasi sicuramente a Venezia; nel 1630 visse a Napoli, mentre nel 1637 giunse alla corte di Carlo I d'Inghilterra. Dopo la morte del padre Orazio, avvenuta nel 1639, tornò nella città partenopea, dove rimase poi per sempre. Non si conosce la data precisa della sua morte. Di questi anni restano opere con forti caratteri luministici, tele per la cattedrale di Pozzuoli, e altre inviate per tutta Europa.