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lunedì 23 maggio 2011

L'albatro di Charles Baudelaire

René Magritte

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Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
il vascello che va sopra gli abissi amari.

E li hanno appena posti sul ponte della nave
che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro
pietosamente calano le grandi ali bianche,
come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi

Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
lui, prima così bello, com'è comico e brutto!
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
l'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!

Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
che abita la tempesta e ride dell'arciere;
ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
per le ali di gigante non riesce a camminare
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René Magritte


COMMENTO BREVE

L’albatro simboleggia il poeta che, esule sulla terra, diviene spesso oggetto di beffe…Il componimento vive oltre la suggestività dei simboli, come un documento di grande bellezza, che fonde con singolare armonia la sofferta sostanza del contenuto con la felicissima descrizione dell’uccello marino divenuto prigioniero e divertimento dei marinai.



René Magritte



domenica 27 giugno 2010

Saltimbanchi ( Saltimbanques) di Guillaume Apollinaire


Nella pianura i saltimbanchi
S'allontanano lungo i giardini
Davanti agli usci di grigie locande
Per i villaggi senza campanili

E i ragazzi camminano davanti
Gli altri seguono sognando
Ogni albero da frutta si rassegna
Quando a distanza gli fanno segno

Hanno pesi rotondi o quadrati
E tamburi e cerchi dorati
L'orso e la scimmia animali saggi
Fanno la questua al loro passaggio

(Guillaume Apollinaire - (Fonte) Wikipedia)

Figlio naturale di un ufficiale italiano, Francesco Flugi d'Aspermont, e di una nobildonna polacca, Angelica de Kostrowicky, Apollinaire si trasferì in Francia ancora adolescente. Ebbe un'adolescenza instabile e disordinata, trascorsa tra vaste letture e numerosi viaggi, ma con studi non regolari. Conobbe e frequentò i letterati d'avanguardia a Parigi, tra i quali anche i poeti Giuseppe Ungaretti e Max Jacob e il pittore Pablo Picasso. Allo scoppio della prima guerra mondiale, sceglie di arruolarsi come volontario, ma nel 1916 viene ferito a una tempia. L'interesse per il moderno lo portò a sostenere anche il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti e la pittura metafisica di Giorgio De Chirico.

Il 1910 inaugurò la vita letteraria del trentenne Guillaume con i sedici racconti fantastici intitolati L'eresiarca & C., mentre nel 1911 pubblicò le poesie di Bestiario o corteggio di Orfeo e nel 1913 Alcools, raccolta delle migliori poesie composte fra il 1898 e il 1912.

Quest'opera rinnovò profondamente la letteratura francese, ed è oggi considerata il capolavoro di Apollinaire insieme con Calligrammes (1918). Sono dei veri e propri componimenti scritti appositamente per formare un disegno che rappresenta il soggetto della poesia stessa.

Per quanto riguarda la prosa si può ricordare Il poeta assassinato (1916), raccolta di novelle e racconti che si articolano tra l'epico e l'autobiografico, ispirati alle esperienze sul fronte francese della Grande Guerra, dove combatté col grado di sottotenente e venne ferito; il dramma Les mammelles de Thyrésia (rappresentato nel 1917>.

Morì di influenza spagnola il 9 novembre 1918, in un desolato attico parigino; venne sepolto insieme a tanti altri nomi illustri nel cimitero di Père Lachaise.

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Dans la plaine les baladins

S'éloignent au long des jardins

Devant l'huis des auberges grises
Par les villages sans églises

Et les enfants s'en vont devant
Les autres suivent en rèvant
Chaque arbre fruitier ser résigne
Quand de très loin ils lui font signe

lls ont de poids ronds ou carrés
Des tambours des cerceaux dorés
L'ours et le singe animaux sages
Quêtent des sous sur leur passage

Alcools, 1913

lunedì 3 maggio 2010

Arthur Rimbaud - Alba (Illuminazioni)

Pissarro

Ho abbracciato l'alba d'estate.

Nulla si muoveva ancora sul frontone dei palazzi. L'acqua era morta. Le zone d'ombra non abbandonavano la strada del bosco. Ho camminato, ridestando gli aliti vivi e tiepidi, e le gemme guardarono, e le ali si alzaro- no senza rumore.

La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e pallidi bagliori, un fiore che mi disse il suo nome.

Risi al wasserfall biondo che si scarmigliò attraverso gli abeti: dalla cima argentea riconobbi la dea.

Allora sollevai uno a uno i suoi veli. Nel viale, agitando le braccia. Nella pianura, dove l'ho denunciata al gallo. Nella grande città lei fuggiva fra i campanili e le cupole, e correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, io l'inseguivo.
In cima alla strada, vicino a un bosco di lauro, l'ho avvolta nei suoi veli raccolti, e ho sentito un po' il suo immenso corpo. L'alba e il fanciullo caddero in fondo al bosco.

Al risveglio era mezzogiorno.

Pissarro

martedì 27 aprile 2010

Paul Eluard - Non verremo alla mèta ad uno ad uno


Non verremo alla meta ad uno ad uno,
ma a due a due. Se ci conosceremo
a due a due, noi ci conosceremo


tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
un giorno rideranno
della leggenda nera dove un uomo
lacrima in solitudine.

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In questa lirica possiamo scorgere il messaggio fondamentale della concezione etico - politica di Eluard: '' Se ci conosceremo a due a due, noi ci conosceremo tutti ''. Messaggio, qundi, di solidarietà; speranza operosa per il superamento dell'egoismo e dell'odio. Fiducia della vittoria del bene sul male.

Paul Eluard - pseudonimo di Eugène Grindel - nasce a Saint - Denis (Parigi) nel 1895. La sua famiglia appartiene alla piccola borghesia. Compie i suoi studi a Parigi che interrompe nel 1912 perchè malato di tubercolosi. Trascorre due anni in un sanatorio svizzero. Ed è quì che incontra una ragazza russa, Elena Diakonova (Gala) che sposerà nel 1917 e dalla quale divorzierà nel 1931. Durante la prima guerra mondiale chiede ed ottiene di combattere in prima linea. Dopo la grande guerra aderisce al movimento dadaista e quando questo movimento sta per esaurirsi, Eluard, insieme a Breton, Aragon e Soupault da vita al Surrealismo.

giovedì 25 marzo 2010

Stéphane Mallarmé - Brezza marina

Claude Monet

La carne è triste ahimè! e ho letto tutti i libri.
Fuggire! laggiù fuggire! io sento uccelli ebbri
d'essere tra l'ignota schiuma e i cieli!
Niente, nè antichi giardini riflessi dagli occhi
terrà questo cuore che già si bagna nel mare
o notti! nè il cerchio deserto della mia lampada
sul vuoto foglio difeso da suo candore
nè giovane donna che allatta il suo bambino.
I partirò! Vascello che dondoli l'alberatura
l'ancora sciogli per una natura straniera!
E crede una Noia, tradita da speranze crudeli
ancora nell'ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali
son quelli che un vento inclina sopra i naufraghi
sperduti, nè antenne, nè antenne, nè verdi isolotti...
Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai!

Scritta nel 1865 è una delle prime liriche di Malarmè.
Racconta il desiderio di fuga che il l poeta prova ( ma, in generale l’uomo ) quando è messo a confronto con una realtà insoddisfacente e una vita priva di senso.

Il poeta è stanco, sfiduciato e deluso delle sue esperienze… l’amore e la cultura non lo salvano : ‘’la carne’’ dice il poeta ’’ è triste, ahimè ! e ho letto tutti i libri ‘’.
E allora sorge prepotente il desiderio, anzi la volontà di fuggire, di evadere in un mondo di incontaminata purezza.

martedì 23 marzo 2010

Artur Rimbaud - Le bateau Ivre


Io, battello perduto nei crini delle cale,
Spinto dall'uragano nell'etra senza uccelli,
- né i velieri anseatici, né i Monitori avrebbero
Ripescato il mio scafo ubriacato d'acqua;

Libero, fumigante, di brume viole carico,
Io che foravo il cielo rossastro come un muro
Che porti, leccornie per i buoni poeti,
Dei licheni di sole e dei mocci d'azzurro;

Io che andavo chiazzato dalle lunule elettriche,
Folle trave, scortato dagli ippocampi neri,
Quando il luglio faceva crollare a scudisciate
I cieli ultramarini dai vortici infuocati;

Io che tremavo udendo gemere acento leghe
I Behemot in foia e i densi Maelstrom,
Filando eternamente sulle acque azzurre e immobili,
Io rimpiango l'Europa dai parapetti antichi!

Ho visto gli arcipelaghi siderei e delle isole
Dai cieli deliranti aperti al vogatore:
- E' in queste notti immense che tu dormi e t'esili
Stuolo d'uccelli d'oro, o Vigore futuro?

Ma basta, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
Ogni luna mi è atroce ed ogni sole amaro:
L'acre amore mi gonfia di stordenti torpori.
Oh, la mia chiglia scoppi! Ch'io vada in fondo al mare!

Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
Nera e gelida, quando, nell'ora del crepuscolo,
Un bimbo malinconico abbandona, in ginocchio,
Un battello leggero come farfalla a maggio.

Non posso più, bagnato da quei languori, onde,
Filare nella scia di chi porta cotone,
Né fendere l'orgoglio dei pavesi e dei labari,
Né vogar sotto gli occhi orrendi dei pontoni.

E' la parte finale de ''Il battello ebbro''.
Il battello protagonista della lirica, rimasto senza marinai e privo di ormeggi, è il simbolo del poeta. Come il battello anche il poeta va incontro alle sue avventure liberamente e senza vincoli. Come il battello anche il poeta è ormai stanco; e come il battello non vuol tornare in acque sicure alla sua funzione di battello di merci, così il poeta non può nemmeno pensare di ritornare ad una vita normale: '' basta, ho pianto troppo ! le albe sono strazianti, / ogni luna mi è atroce ed ogni sole amaro / [ ... ] Che la mia chiglia scoppi! Che vada in fondo al mare.
Artur Rimbaud scrive questa lirica a soli diciassette anni ed è uno dei capolavori indiscussi della Poesia di tutti i tempi.

domenica 1 novembre 2009

Max Jacob - La pioggia

Jean Béraud - Wikipedia
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Monsieur Yousouf ha dimenticato il suo ombrello
Monsieur Yousouf ha perduto il suo ombrello
Madame Yousouf, le hanno rubato l'ombrello
C'era un pomo d'avorio sul suo ombrello
La cosa che m'è entrata nell'occhio è la punta di un ombrello
Per caso ho lasciato il mio ombrello
Ieri sera nel vostro porta-ombrelli?
E' necessario che comperi un ombrello
Io non mi servo mai dell'ombrello
Ho uno spolverino col cappuccio per la pioggia

Monsieur Yousouf siete fortunato a poter fare a meno dell'ombrello.

Max Jacob - Wikipedia