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venerdì 3 febbraio 2012

Dal Bolg akatalēpsía - Gary Snyder - da The Gary Snyder Reader


 .
Ascolta
dietro il silenzio
c'è un mondo che respira
Respira un mondo sconosciuto
dentro il tuo silenzio

Parla con lui
e svela quell'arcano
di riso e foglie
oltre il tuo balcone
.
Coraggio
dammi una mano
e libera il silenzio
.
Senza parole
saremo terra di confine
(ricca di fuoriusciti
e di ricordi da evocare)
Saremo ciò che torna
e ciò che non ha voglia di partire
.
Ogni silenzio è un dono
un dono da scambiare

,
Gary Snyder
da The Gary Snyder Reader
Prose, Poetry, and Translations

giovedì 17 marzo 2011

Rainer Maria Rilke - Elegie Duinesi



Riprendo dal blog di Clelia Mazzini (http://akatalepsia.blogspot.com/) una delle Elegie Duinesi di Rainer Maria Rilke


Nell'aprile del 1910 fu invitato dalla principessa Maria della Torre Tasso nel suo castello di Duino. In questo splendido luogo Rilke compose le prime elegie, poi terminate in un piccolo castello a Muzot, presso Sierre, nel Canton Vallese in Svizzera, pubblicate nel 1923 con il titolo Duineser Elegien (Elegie duinesi).
Pubblica post


Si racconta che fu la vista della suggestiva scogliera di Duino ad offrirgli il primo spunto. In una rigida mattina di gennaio 1912 il poeta camminava a stento lungo la scogliera mentre la bora soffiava impetuosa sconvolgendo le acque del mare. All'improvviso si dice avvertisse una misteriosa voce interiore che gli dettò i due versi iniziali di quella che sarebbe diventata la prima elegia:



Ma chi se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere
degli Angeli? E se anche un Angelo a un tratto
mi stringesse al suo cuore: la sua essenza più forte
mi farebbe morire. Perché il bello non è
che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere ancora,
lo ammiriamo anche tanto, perch'esso è calmo, sdegna
distruggerci. Degli Angeli ciascuno è tremendo.
E così mi rattengo e il richiamo di oscuri singhiozzi
lo soffoco in gola. Ah, di chi mai
ci possiamo valere? Degli Angeli no, degli uomini no,
e i sagaci animali lo notano che , di casa nel mondo interpretato,
non diamo affidamento. Ci resta, forse,
un albero, là sul pendio,
da rivedere un giorno;
ci resta la strada di ieri [...]

(traduzione E. e I. de Portu)

Wer, wenn ich schrie, hörte mich denn aus der Engel
Ordnungen? Und gesetzt selbst , es nähme
einer mich plötzlich ans Herz: ich verginge von seinem
stärkeren Dasein. Denn das Schöne ist nichts
als des Schrecklichen Anfang , den wir noch gerade ertragen,
und wir bewundern es, weil es gelassen verschmäht,
uns zu zerstören. Ein jeder Engel ist schrecklich…

R.M.Rilke, 1. Elegie

lunedì 8 marzo 2010

akatalēpsía o degli infiniti ritorni



A volte, scrive Clelia Mazzini, per dire tutto compiutamente, bisogna dare voce al silenzio.

http://akatalepsia.blogspot.com/

Ha ragione… ha quasi sempre ragione, Clelia:
il silenzio, il mio, stasera, racconta storie lontane, quasi dimenticate
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Un albero, uno steccato, nubi cariche di pioggia e un prato che somiglia a un deserto.
Sembra il presente, il mio o il nostro; nostro di questo paese che dimentica il passato.

martedì 24 novembre 2009

Clelia Mazzini ...Dalla parte del silenzio - Il tramonto della gioia


Edward Hopper
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Dalla bellissima e misteriosa pagina web di Clelia Mazzini (akatalēpsía o degli infiniti ritorni)
riprendo un pensiero che mi ha colpito per la sua profondità . ( http://cleliamazzini.tumblr.com/)
(spero di non aver commesso un abuso)

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Il tramonto della gioia

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Essere felici implica anche il fatto di pensare a quando non lo si era e, per converso, a quando non lo saremo più. Ciò vìola la regola del carpe diem, lo so, ma non ho alcun potere sull’evidenza delle cose, non più almeno di quanto ne avrei di ordinare al sole di non tramontare perché, così facendo, violerebbe la regola della luce.

mercoledì 10 giugno 2009

Akatalepsia - Dalla parte del silenzio...L'inchiostro dell'amore....Vladimir V. Majakovskij

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Mi dicesti: “Non mi è rimasto che il tempo, dove sono bruciati tutti i miei amori”.
Era un punto solo, appena, ma bastava per rompere gli specchi, per elargirti un futuro che non avevi, che non volevi. Azzurri, gli occhi, e azzurro anche il cuore, ma le tue ciglia erano una barriera insormontabile, uno sbarramento fitto di sentimenti e ragioni, utile - forse - a preservare il tuo io, da quel silenzio profondo a cui stavi andando incontro.
“Perdonami” e con una sola mano risolvesti un enigma vecchio di secoli.
Li ho ricordati dopo così tanto tempo, e dopo un repentino risveglio, quello sguardo e quella mano che accompagnarono il tuo viaggio, il tuo coraggio.
“Voglio che tu sappia…” mi dicesti poi con la voce di un vecchio giovane, con la modulazione del pazzo che sa bene cosa dice.
Ma le tue parole si ruppero sul frangivento del destino.
E lì rimasero, appese, come la sera che stava per arrivare, sola, in un cuneo di vento.
Uscii sfinita ma contenta, in fondo la vita mi aveva passato il tuo testimone, tutto tempestato di sogni, pronto a restituirmi di te ogni profumo, ogni gesto, ogni più utile persuasione.
E queste, in fondo, sono le tue parole, sulle quali io ho versato soltanto l’inchiostro dell’amore.
°…dove io non ricevo alcun restoin vita spicciola dall’esistenza,ma segno solo ciò che spendo,e spendo,tutto quello che conosco.
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Vladimir V. Majakovskij
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Ripreso da ....akatalepsia..... il blog di Clelia Mazzini
Il blog che leggo con maggiore piacere.

Nei suoi post è facile ritrovare pensieri profondi ed emozioni che raramente si riscontrano altrove.

domenica 7 giugno 2009

da akatalēpsía, l'eccezionale Blog di Clelia Mazzini...


Edward Hopper - Wikipedia
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Quando la regola del tempo
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(La negazione non è possibile. Come l’affermazione. E’ assurdo anche dire che è assurdo, perché sarebbe come esprimere un giudizio di valore. Meglio dunque non eccepire, non esprimere nessuna opinione. Verrà il tempo per farlo, quando la regola del tempo disciplinerà ogni attimo che ora pare irremovibile).

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Risultati illustrati per hopper

Ho scelto Edwar Hopper per rappresentare Clelia Mazzini.

venerdì 15 maggio 2009

Dalla parte del silenzio

Da Akatalepsia, lo stupendo blog di Clelia Mazzini
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Abbiamo visto morire milioni di individui in guerra, centinaia di migliaia nelle rivoluzioni, decine di migliaia nelle persecuzioni e nelle sistematiche epurazioni delle minoranze. Moltitudini numerose come nazioni vagano ancora sulla faccia della terra o periscono quando mura fittizie pongono fine al loro vagare. Tutti quelli che vengono chiamati profughi o immigrati appartengono a questo vagare, in essi si incarna una parte di quei terribili avvenimenti in cui la morte ha riafferrato le redini che noi credevamo avesse abbandonato per sempre. Questa gente porta nell’anima, e spesso nel corpo, le tracce della morte, e non le perderà mai del tutto. Voi, che non avete mai preso parte a questa grande migrazione, dovete accogliere questi altri come simboli di una morte, che è una componente della vita. Accoglieteli come quelli che hanno avuto il destino di ricordarci la presenza della Fine in ogni momento della vita e della storia. Accoglieteli come simboli della finitezza e transitorietà di ogni interesse umano, di ogni vita umana, di ogni cosa creata.Noi siamo diventati una generazione della Fine e quelli di noi che sono stati profughi ed esuli non dovrebbero dimenticarlo quando trovano un nuovo inizio qui o in un’altra terra. La Fine non è niente di esterno. Non si esaurisce con la nostra infanzia, la gente con cui siamo cresciuti, il paese, le cose, la lingua che ci hanno formati, i beni, spirituali e materiali, ereditati o guadagnati, gli amici che ci furono strappati da morte improvvisa.La Fine è più di tutto questo: è in noi, è diventata il nostro vero essere.Noi siamo la generazione della Fine e dovremmo saperlo.
da Il coraggio di esistere
ed. Astrolabio, Roma, 1968
Trad. di G. Sardelli

giovedì 5 febbraio 2009

akatalēpsía o gli infiniti ritorni ...La domanda sospesa nella contraddizione

Socrate
Da Akatalepsia o degli infiniti ritorni riprendo un post molto interessante . C'è sempre qualcosa di notevole nel blog di Clelia Mazzini
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1099. La domanda sospesa nella contraddizione
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Chi aveva ragione fra [...]Parmenide e Eraclito? Lo spettacolo della vita sembra dire, appena si comincia a contemplarlo: Eraclito. Tutto inarrestabilmente muta, non ci si può bagnare due volte nell'acqua dello stesso fiume, il divenire è una Grande Anima dove le cose si formano mediante trasformazione in esse dei loro contrari. "Il mondo non è stato creato una volta per tutte per ognuno di noi": la sorpresa ci assale. Stupiti, dovremmo constatare che il passato s'incontra in noi col futuro, e noi viviamo nel continuo trasfondersi dell'uno nell'altro: siamo, perciò, diafani: ci attraversa il Divenire. Che fa sentire il piacere d'esistere. Naturalmente, il Divenire è anche uno stato di privazione: l'essere non c'è ancora, mentre si sta costruendo. E si tenta di raggiungere il nuovo stato come camminando su un filo teso nel vuoto, - che annuncia il pericolo. Divenendo, non soltanto non siamo ancora, ma possiamo non essere più [...]. L'Essere pare così coinvolto col Divenire che non si riesce a immaginarlo fuori da esso: può esistere davvero solo ciò rischia di venir meno [...].A questo punto nasce il bisogno del grande avversario di Eraclito: Parmenide [...]. Se rifletto, ad esempio, sulla persistenza dell'amore, - sul fatto che è possibile provare amore con costanza, - ecco: sono trascorsi anni e l'amore resta piantato dentro un albero secolare, - alto, severo, - concludo: oltre i singoli e talora vertiginosi cambiamenti sulle superfici, non è forse vero che nulla cambia mai del tutto in fondo all'anima? [...]Parmenide custodisce l'Essere. Guardiano inflessibile, padre della pace. Per questo l'amore, come ogni altro sentimento che arrivi a sostanziare l'Essere, è salvo: inattaccabile dal tempo. Si crede sia finito, ma non è finito. Non arde più quel fuoco, che era mirabile. Ma non si è spento. E' vero che non si è spento? Naturalmente no. Naturalmente sì. Perciò occorre lasciare la risposta a questa domanda: "E' vero che non si è spento?", fluttuante nella contraddizione, perché lo sguardo scopre cose diverse, secondo che si badi alle partenze, alle fughe, alle distrazioni, o all'impossibilità di rinascere a un nuovo sentimento. Anche una sola volta.


sabato 17 gennaio 2009

da akatalēpsía

.... dall' eccezionale Blog di Clelia Mazzini - Akatalepsia - riporto una pagina interessante. Racconta di Steinbeck e della crisi del '29 . Ricordo che a 17 / 18 anni leggevo i romanzi di Ernest Hemingway, e John Steinbeck , .....erano i miei preferiti.
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(Akatalepsia)
Per un approccio diverso e originale alla grande crisi del '29:
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...per tornare alla Grande Depressione, ci sono pochi dubbi sul fatto che Steinbeck ne sia stato il grande cantore, soprattutto per gli effetti sugli agricoltori della sua California. Anche perché le piaghe inflitte dalla crisi economica si fecero addirittura purulente per i contadini afflitti da una delle peggiori siccità a memoria d'uomo. C'è chi ritrova già The Pastures of Heaven (I pascoli del cielo) il suo primo successo del 1932, tradotto in Italia da Elio Vittorini nel 1940, sentimenti e umori della grande crisi. Certo la questione è molto soggettiva e chiunque ha il diritto di scovare in altri celebri autori ideali esempi dell'impatto di quegli anni terribili sulla letteratura americana, poesia e teatro compresi...
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Giorgio Blair (Il Velino) > Grande Depressione: molto dolore ma anche Steinbeck e O'Neill