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domenica 19 giugno 2016

In intimità con la notte di Robert Frost





Io sono uno che sa di cosa è fatta la notte.
Sono uscito con la pioggia e rientrato con la pioggia.
Ho lasciato la più remota luce della città.
Ho guardato giù nel più triste vicolo della città.
Sono passato accanto al guardiano nel suo giro,
e ho abbassato gli occhi, non volendo spiegare.
Sono rimasto fermo, cessato il rumore dei passi,
quando molto in alto un grido interrotto,
da un’altra strada giunse sopra le case.
Ma non per richiamarmi o dirmi addio;
e più in alto ancora, ad un’altezza assurda,
un orologio illuminato contro il cielo
proclamava che il tempo non era né sbagliato né giusto.
Io sono stato in intimità con la notte.


sabato 14 maggio 2016

Robert Frost (1874-1963) La strada non presa




Due strade a un bivio in un bosco ingiallito,
Peccato non percorrerle entrambe,
Ma un solo viaggiatore non può farlo,
Guardai dunque una di esse indeciso,
Finché non si nascose al mio sguardo;
E presi l’altra, era buona anch’essa,
Anzi forse con qualche ragione in più,
Perché era erbosa e quindi più verde,
Benché il passaggio suppergiù
Le avesse segnate ugualmente,
E ambedue quella mattina eran distese
Nelle foglie che nessun passo aveva marcato.
Oh, prenderò la prima un’altra volta!
Ma pur sapendo che strada porta a strada,
Non credevo che sarei mai ritornato.
Dirò questo con un lungo sospiro
Chissà dove e fra tanti anni a venire:
Due strade a un bivio in un bosco, ed io –
Presi quella meno frequentata,
E da ciò tutta la differenza è nata.
.
Robert Frost (1874-1963)
La strada non presa
.

giovedì 12 maggio 2016

Robert Frost - Quel che dissero i cinquant'anni



Quand'ero giovane erano i vecchi i miei maestri.
Lasciai fuoco (per forma) fino a spegnermi.
Soffrivo come un metallo che fosse forgiato.
Andavo a scuola dai vecchi per imparare il passato.
Ora che sono vecchio ho per maestri i giovani.
Quel che non può modellarsi, dev'essere infranto o piegato
Lezioni (mi torturano) che riaprono antiche suture.
Vado a scuola dai giovani per imparare il futuro.


Albert Anker 
(Anet, 1831 – 1910) è stato un pittore svizzero.

giovedì 15 maggio 2014

Robert Frost - La strada non presa



Camille Pissarro
Camille Pissarro

Due strade divergevano in un bosco d'autunno
e dispiaciuto di non poterle percorrerle entrambe,
essendo un solo viaggiatore, a lungo indugiai
fissandone una, più lontano che potevo
fin dove si perdeva tra i cespugli.


Poi presi l'altra, che era buona ugualmente
e aveva forse l'aspetto migliore
perché era erbosa e meno calpestata
sebbene il passaggio le avesse rese quasi uguali.


Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie
che nessun passo aveva annerito
oh, mi riservai la prima per un altro giorno
anche se, sapendo che una strada conduce verso un'altra,
dubitavo che sarei mai tornato indietro.


Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra molti anni:
due strade divergevano in un bosco ed io -
io presi la meno battuta,
e questo ha fatto tutta la differenza.



Robert Frost


Camille Pissarro

Camille Pissarro

lunedì 27 maggio 2013

Robert Frost - Quel che dissero i cinquant'anni





Quand'ero giovane erano i vecchi i miei maestri.
Lasciai fuoco (per forma) fino a spegnermi.
Soffrivo come un metallo che fosse forgiato.
Andavo a scuola dai vecchi per imparare il passato.

Ora che sono vecchio ho per maestri i giovani.
Quel che non può modellarsi, dev'essere infranto o piegato
Lezioni (mi torturano) che riaprono antiche suture.
Vado a scuola dai giovani per imparare il futuro.


Robert Frost




Albert Anker

Enciclopedie on line
 TRECCANI
 
Frost, Robert (Lee). - Poeta statunitense (San Francisco 1875 - Boston 1963). Dopo la morte del padre (1884) visse con la madre nel Massachusetts, suo luogo d'origine. Studiò a Darmouth e a Harvard (1897-99) senza conseguire la laurea. Sposatosi giovanissimo e acquistata una fattoria nel New Hampshire, si dedicò all'agricoltura e alla poesia; ma editori e riviste lo ignoravano; decise allora di trasferirsi in Inghilterra con la famiglia (1912) e per la prima volta ebbe contatti col mondo letterario. La pubblicazione di A boy's will (1913) e North of Boston (1914), attirò subito su di lui l'attenzione della critica inglese; tornato negli Stati Uniti nel 1915, i due libri vi furono ristampati e la sua fama si diffuse. Nel 1916 si stabilì ad Anherst, tornando all'attività di agricoltore e insegnante. Discendente dei puritani della Nuova Inghilterra, erede di quella religione della natura che fu culto di Emerson e Thoreau (Walden era tra le sue letture preferite), F. non ha una visione mistica, bensì, specie nelle prime opere, lirica e il suo regionalismo si avvicina a quello della Dickinson: con semplicità, con attento amore per i particolari, descrive la vita della Nuova Inghilterra in una serie di quadretti agresti ricchi di forza rievocativa. Nelle raccolte degli anni della maturità (Mountain interval, 1916; New Hampshire, 1923; Westrunning brook, 1928) la sua ispirazione si fa più soggettiva e il paesaggio da lui descritto assume talvolta valore simbolico. Nei due drammi di argomento biblico (A masque of reason, 1945; A masque of mercy, 1947) l'immagine si fa più astratta, ma il risultato è meno felice. Steeple bush (1947) è un riuscito ritorno all'ispirazione bucolica. Seguono: Hard not to be king (1951), Aforesaid (1954). Vincitore più volte del premio Pulitzer (1926, 1931, 1937, 1943), fu definito "poeta nazionale" degli USA. Ultime sue raccolte: You come too (1959), In the clearing (1962). Postumo Selected poems (1963).

giovedì 22 novembre 2012

Robert Frost - UNA CAPANNA NELLA RADURA

Claude Monet

Nebbia
Quelli che in questa casa riposano, non credo
sappiano dove sono.

Fumo
                                        Sono stati qui a lungo,
hanno respinto il bosco che circondava casa,
l’hanno diviso in due tracciandovi un sentiero.

Nebbia
Però dubito ancora sappiano dove vivono.
Mai, temo, lo sapranno. Il sentiero è un conforto,
per questo lo mantengono: possono visitare
altri che come loro sono smarriti e ai quali
sentirsi vicini, non nello spazio ma nelle difficoltà.

Fumo
Io sono lo spettro vigile del fumo
che uscendo dal camino si piega in un verso
o nell’altro alla luce delle stelle.
Non voglio che si disperi della loro felicità.


Claude Monet


Nebbia
Nessuno – non io, certo – li darebbe per persi
solo perché non sanno dove sono.
Io, la copia più umida del fumo, a notte esalo
dal suolo del giardino, ma non salgo più in alto
delle piante. Solo ovatto il paesaggio. Ecco
chi sono. Non più estranea di te al loro destino.

Fumo
Avranno ormai imparato la lingua dei nativi.
Perché non domandano a loro dove sono?

Nebbia
Lo fanno spesso, ma nessuno
ne sa più di loro. Lo chiedono perfino
ai filosofi che li osservano dal pulpito.
Domandano a chiunque si possa domandare –
con la profonda fede che l’esperienza fatta
prenderà fuoco a illuminare il mondo.
Apprendere fu parte della loro religione.


Claude Monet


Fumo
Se verrà mai il giorno che sapranno chi sono
capiranno anche meglio dove sono.
Ma chi sono è difficile da credere –
per loro e per il mondo che li guarda.
Sono troppo improvvisi per essere credibili.

Nebbia
Ascoltali, nel buio bisbigliano parlando di domani
e di quel che sarà. Hanno spento la luce,
non i loro pensieri. Fingiamo che le gocce
di rugiada stillanti dalla gronda siamo noi
che origliamo la loro insonnia inquieta –
nebbia e fumo che origliano una bruma –
e forse riusciremo a distinguere il basso dal soprano.

Meglio di fumo e nebbia chi potrebbe apprezzare
lo spirito affine di una bruma interiore?
.
Claude Monet


martedì 13 novembre 2012

ROBERT FROST - FERMANDOSI ACCANTO A UN BOSCO IN UNA SERA DI NEVE



 Millet


Di chi sia il bosco credo di sapere.
Ma la sua casa è in paese: così
Egli non vede che mi fermo qui
A guardare il suo bosco riempirsi di neve. 

Troverà strano il mio cavallino
Fermarsi senza una casa vicino
Tra il bosco e il lago gelato
La sera più buia dell'anno. 

Dà una scrollata al suo sonaglio
Per domandare se c'è uno sbaglio:
Il solo altro suono è il fruscio
Del vento lieve, dei soffici fiocchi. 

Bello è il bosco, buio e profondo,
Ma io ho promesse da non tradire,
E miglia da fare prima di dormire,
E miglia da fare prima di dormire.
 
(da "New Hampshire", 1923) 

Millet


Questa è forse la poesia più nota di Robert Frost: la raccolta che la contiene, “New Hampshire”, gli valse tra l’altro il primo dei suoi quattro Premi Pulitzer. La cosa straordinaria è che Frost la scrisse di getto dopo aver concluso il poemetto di trecento versi che dà il titolo all’intero volume. Il poeta americano, quasi cinquantenne, raggiunta la tranquillità economica e una consistente fama, si era ritirato nel 1920 nel Vermont, dove, indulgendo alla sua vocazione campagnola, aveva acquistato una fattoria.
È in quei boschi che ce lo possiamo immaginare in una nevosa sera d’inverno trotterellare in calesse con il suo cavallino: la sosta imprevista che sembra strana all’animale è invece espressiva della condizione umana. Il poeta rallenta il corso della sua vita, la tranquilla passeggiata, per una meditazione: lo attrae l’invito mortale del bosco, ma lo rifiuta pur nel desiderio di abbandono. Quei due versi finali ripetuti, pur essendo uguali, forniscono una diversa chiave di lettura: se il primo può essere inteso in senso letterale, e dunque ancora un lungo tragitto nella neve prima di coricarsi nel letto di casa, il secondo riveste un senso figurato; le miglia diventano così la vita ancora da percorrere con tutto il suo peso e le sue difficoltà, con il desiderio del riposo finale. 
 .
fonte:  http://cantosirene.blogspot.it/p/poeti_6.html

 Millet


sabato 20 ottobre 2012

ROBERT FROST - CONOSCENZA DELLA NOTTE



 .
. 

Io sono uno che ben conosce la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l'ultima luce della città.

Sono andato a frugare nel vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Ho trattenuto il passo e il mio respiro
Quando da molto lontano un grido strozzato
Giungeva oltre le case da un'altra strada,

Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
E ancora più lontano, a un'incredibile altezza,
Nel cielo un orologio illuminato

Proclamava che il tempo non era né giusto, né errato.
Io sono uno che ben conosce la notte.