Visualizzazione post con etichetta salvatore quasimodo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta salvatore quasimodo. Mostra tutti i post

lunedì 6 giugno 2016

S'ode ancora il mare di Salvatore Quasimodo




Già da più notti s'ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce. 
Eco d'una voce chiusa nella mente 
che risale dal tempo; ed anche questo 
lamento assiduo di gabbiani: forse 
d'uccelli delle torri, che l'aprile
sospinge verso la pianura. Già
m'eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un'eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.
.

mercoledì 15 maggio 2013

SALVATORE QUASIMODO - ORA CHE SALE IL GIORNO



Giovanni Fattori

 

.
Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.
È cosí vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.
Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!
.


.

In Quasimodo la memoria è il solo spiraglio aperto alla solitudine: ed egli vi ricorre nei momenti di grazia, quando irrimidiabilmente sente l'urto del passato - vero o inventato non importa, e se importa è solo in senso interamente poetico - nell'anima. Il suo passato di fanciullo in un paese della Sicilia ricchissimo di storia e di mito, leggendario e aperto a richiami innumerevoli di grecità, a un momento si confonde col passato stesso dei luoghi e il tempo s'abolisce in una operazione rischiosissima del cuore e dell'intelligenza; la memoria veramente è extra - temporale, non resta che un'architettura d'aria, appunto il mito.

giovedì 5 gennaio 2012

SALVATORE QUASIMODO - LAMENTO PER IL SUD


.


La luna rossa, il vento, il tuo colore

di donna del Nord, la distesa di neve...
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d'acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
.
E questa sera carica d'inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d'amore senza amore.
.
SALVATORE  QUASIMODO
.
da Cento Sicilie - Gesualdo Bufalino, Nunzio Zago - Libro - BOMPIANI
.

Renato Guttuso - Wikipedia

martedì 13 aprile 2010

Salvatore Quasimodo - ALLE FRONDE DEI SALICI.

Claude Monet


E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
.
In un linguaggio ricco di reminiscenze bibliche, intessuto di metafore, Quasimodo spiega il suo silenzio poetico in tempi di guerra.
Come gli Ebrei, durante uno dei periodi più bui della loro storia , avevano appeso, in segno di lutto, le loro cetre ai rami dei salici, così i poeti durante la guerra avevano rinunciato al canto, il loro unico bene, come voto offerto per propiziare la fine delle lotte e delle stragi.