martedì 20 dicembre 2011

Gianni Grillo, un poeta e scrittore contemporaneo

Renato Guttuso - Wikipedia 

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 Alla controra
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Oggi è una di quelle giornate camurriosamente sciroccose. Tipica di ogni inizio d’estate qui a Marzamemi: l’aria appena smossa da qualche sbrinziata di vento, col sole che pare appiso immobile nel cielo e contorna nette le ombre. Me ne sto chiuso dentro la putìa all’ura ‘i cauru, le pale del ventilatore che girano, un languore alla vucca dell’anima: è già tardi e ancora penso a cosa mi posso preparare. Silenzio assoluto, nessuno peri peri, anche i cani vinti dalla calura, hanno smesso di rincorrersi e sonnecchiano ansimanti all’ombra della “Casa del marinaro”.
Un improvviso attenuarsi della luce mi dà la sensazione che sia entrato qualcuno. Ma è soltanto un’impressione. Sono un poco sciassato, seduto con la testa riversa sul bancone, un forte odore di melanzane fritte che viene dalla signora che abita di fronte mi fa ricordare che non ho ancora mangiato. Penso di andare in cucina a prepararmi qualcosa. Mi sollevo dalla sedia e l’impressione diventa percezione: no, non sono solo.
All’ingresso, tra i battenti della porta accostati, si staglia incerta la figura di una donna dalla pelle color del latte di capra appena munto. Bianca, diafana, che a vederla sembra un pilu di palumma che abbola leggero nell’aria. La circonda l’intenso profumo dei gelsomini di notte. Le gambe mi si ammosciano. Lo scirocco fa brutti scherzi,penso. Ma non me la sono immaginata, è viva, messa lì al centro della stanza, con le gambe aperte e i piedi minuti dentro a sandali di cuoio. Le unghia pittate di rosso corallo spiccano sul bianco della pelle ed il nero della vestina.

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Museo Guttuso

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La ragazza ha un sorriso indeciso e due occhi di un azzurro intenso che mi stanno interrogando timidi.
< Vuole bere o magari ha fame? >, faccio con la voce che mi resta in gola.
< Quello che vuoi tu>, mi risponde, mentre l’intera corporatura, alta ma abbastanza minuta, sembra sciogliersi.
< Stavo appunto pensando di prepararmi qualcosa >.
E allora me la porto in cucina. Ma prima chiudo a chiave dall’interno la porta del negozio dopo avervi appeso il cartello “Sono andato a mangiare”, che è pure vero; e mi avvio a cucinare calmo e col cuore in festa, sicuro che i paesani sfacinnati, con questo caldo non hanno la valìa di uscire in strada. E comunque il cartello li terrà lontani.
Tra i fornelli sono molto bravo; retaggio di quando ho fatto il militare, da imboscato nelle cucine. In un niente riesco a preparare certe prelibatezze che chi ha la fortuna di assaggiarle resta amminchiunutu e pretende il bis. L’odore di melanzane fritte mi ha messo un disio di caponata; e che caponata sia!
Per uno sprattico sarebbe un’operazione lunga e complicata, ma per me che negli anni ho imparato a dovere dare spesso arenzia ai forestieri che si presentano accaldati e affamati in cerca di qualcosa da mangiare, è diventata quasi un’abitudine, come ad ottemperare un’opera di misericordia. E poi cucinare a me piace, specie quando riesco a dare spazio alla fantasia, apportando delle varianti alle ricette classiche: mi fa sentire bravo ed importante.

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La faccio assittare comoda nella poltrona di vimini comprata alla fiera, da un marocchino che ne giurava l’originalità magrebina; e lei comincia ad aprirsi, senza che io le faccia particolari domande. Si chiama Rasa ed è lituana. < Conosci Vilnius? È la capitale. > La guardo ammammaluccuto; mai sentita nominare prima, al meno così mi pare al momento. < Ma tu non sei qui di passaggio; parli troppo bene l’italiano. > Mi guarda intensamente e sorride divertita. A me sembra di annaspare nell’azzurro del suo sguardo. < Sono in Italia da cinque anni oramai. Studio informatica applicata alle scienze bancarie, presso l’università di Perugia. > Dentro di me le domande abortiscono prima di vedere la luce delle labbra. Già mi ha messo in soggezione ed ho paura di fare un’altra brutta fiura. Mi limito anche a guardarla per paura di anniare nel mare dei suoi occhi. Non riesco a concentrarmi. Ma intanto mi ha preso un disìo di mangiarmela!
Taglio le melanzane a cubetti e le metto in una ciotola con acqua salata. Forse ho abbondato; ma chi se ne importa? Avanzerà per domani: la caponata, mangiata il giorno dopo è sempre più saporita! La buccia delle melanzane è lucida e morbida, e mentre la maneggio mi sembra di carezzare la sua pelle. Sento che mi guarda attenta. Avverto il suo respiro come una promessa trattenuta. Prendo il sedano dal frigo e lo lascio bollire per cinque minuti. Metto i capperi nell’acqua calda per togliere il sale. Mi chino per prendere la padella, sotto il lavandino. Avverto il peso del suo sguardo e per un attimo sbando, come travolto dall’onda di uno tzunami. Verso l’olio e la osservo regalandole un sorriso che vuole essere una promessa. La cipolla mi fa lacrimare; gli occhi si fanno lucidi e mi danno un’aria indifesa, rassicurante, così da dissimulare le mie vere intenzioni. Non so se in maniera tale da tranquillizzarla. O, vai a capirle le donne, forse in cuor suo ne rimane delusa.
Le olive! A forza di fantasticare, quasi me ne dimenticavo. Quattro pomodori maturi, li sbuccio e, senza semi, li aggiungo. Si forma una salsina densa e rossa; giro con la cucchiaia di legno mentre accenno, fischiettando, “ciuri ciuri”. Lo sento: “ho il cuore nello zucchero”! Nella vita ci vuole passione e pazienza, vado rimuginando; non so se sto pensando alla caponata, però. Le mie mani si muovono tra i fornelli come guidate da un ritmo silenzioso. Strizzo le melanzane, le asciugo tirando un forte sospiro, le friggo. Metto il tutto nella salsa, mescolo per cinque minuti a fuoco molto lento. E’ quasi pronta, manca ancora la cosa più importante: l’agrodolce. Sembra un dettaglio, ma è fondamentale indovinare il dosaggio. Mentre lascio decantare il tutto, quasi in cerca di ispirazione, mi avvicino a lei e le rubo una carezza. Lei tace, ma ricambia con un sorriso imbarazzato. E’ il segnale che attendevo. Assaggio un pizzico di salsina e accosto le labbra ancora umide alla sua bocca. Per un attimo resto stordito, ma torno subito ai fornelli. In un bicchiere d’aceto bianco faccio sciogliere un cucchiaio colmo di zucchero, lo verso nel tegame, poi aggiungo mandorle e basilico. Il rito si è consumato.
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Artisti: Renato Guttuso.

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Accendo il ventilatore. Sulla tavola, il pane di casa e una bottiglia di “Damaschino” bianco gelato. Mi siedo accanto a Rasa e in un silenzio quasi mistico attacchiamo quel cibo che fin dall’inizio mi tormenta l’anima e la pancia. Lei si lascia condurre docilmente e con gesti calmi mangia lentamente come una vecchia compagna di vita. L’imbarazzo iniziale sembra svanito e un’atmosfera di profonda intimità sembra rivestire le pareti del mio negozietto.
La caponata è tiepida, sugosa. Le melanzane colano un umore gelatinoso, e quel poco di rosa dell’estratto di pomodoro ha il colore della pelle delle bionde. I capperi, nascosti tra gli ingredienti, li puoi indovinare quando li schiacci tra lingua e palato. La cipolla è talmente fina, quasi evanescente, che nemmeno te ne accorgi, e si accompagna in maniera ideale con le altre verdure. Avvicino la bottiglia col vetro verde ricoperto di brina al viso di Rasa. Mi regala un sorriso colmo di sollievo. Verso un bicchiere abbondante e quasi all’unisono parte il cin cin! Un dolce odore di pesca bianca, pompelmo, foglie di pomodoro e timo selvatico si spande nell’aria. Bevo a piccoli sorsi e le note speziate e agrumate mi solleticano il naso mescolandosi con l’odore di donna che mi si è materializzata all’improvviso in maniera così insperata. Lei non parla, ma mi sorride, non desidera altro che io mi avvicini un po’ di più. La sfioro leggermente, con la lingua piatta e morbida. Sospira un poco, si vede che non ce la fa più; ma abbiamo deciso in maniera tacita, che prima dobbiamo finire quella pietanza il cui profumo ora minaccia ora promette. L’attesa non può che aumentare il desiderio. Il piatto è quasi vuoto quando mi accorgo del caldo insopportabile e mi tolgo la maglietta. Le sorrido e farfuglio una scusa: <…il caldo,…il vino >. Lei annuisce comprensiva e di botto si libera della sua veste di cotone nero, esibendo il candore della pelle.
< Così va meglio >, sospira.
Allora mi alzo e sollevandola di peso la conduco nell’angolo più buio del negozio. Quasi l’appendo al muro, a lato di un mazzo di peperoncini, all’altezza dei miei occhi. Il silenzio si spande denso di misteri come quello di una cattedrale durante un rito solenne. Ascolto il suo respiro ansioso sul collo, i suoi occhioni blu perduti chissà in quale savana. Le gambe sembrano tralci di vite innestate alle mie. Sento il piacere spandersi per ogni centimetro della mia pelle. Devo controllarmi, gustarla lentamente, come si fa con la caponata. Comincio a muovermi sapientemente, senza esitazione, mentre sento gli artigli delle sue dita che affondano dietro la nuca. Se poco rallento il ritmo, per riprendere ciato, lei mi si avvinghia di più, procurandomi una fitta dolorosa dietro la schiena. Vorrei non dovesse finire mai, mentre avverto che sta per scoppiare. I mugolii si fanno sempre più intensi ed ecco che si mette ad urlare. Faccio appena in tempo a tapparle la bocca con la mano. Non vorrei diventare la novella estiva per i vicini; meglio lasciare che il segreto resti tra i confini dei nostri corpi. Anch’io, quasi all’istante, mi perdo nel suo mare accogliente. Ancora un attimo e mi volto di fianco. Di botto lei si alza e sparisce; penso sia andata di là per ricomporsi. Intanto vino e caponata fanno sentire i primi effetti. Approfittando di questo momento di solitudine mi sciolgo in un rutto liberatorio.
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Renato Guttuso - Il Bosco d'amore


lunedì 19 dicembre 2011

Frontiera (Prima di cena)


I giocatori di carte - Wikipedia

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FRONTIERA (prima di cena)
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Passo un’ora prima di cena
dopo un giorno oltre frontiera.
Se scendo è buio
e l’orizzonte inquadrato
racconta una teoria di luci disperse:
i confini del lago.
Il corpo assapora momenti di pace
ma ogni cosa rientra nella solitudine.
Ci vorrebbe una donna per cambiare il discorso,
per riempire la casa ed accenderla
ma giù, a quest’ora, dopo un giorno oltre frontiera
resta solo chi gioca a carte.
Dovrei uscire per cercare
ma non escono le donne di famiglia la sera.
Resta il flipper, il biliardo,
i soliti che al bar raccontano il fatto del giorno.
Viviamo per andare oltre frontiera
spinti da un male incurabile:
il bisogno!
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sabato 17 dicembre 2011

Buon Natale !



Era la sera di Natale racconta il maestro Grubber: “la piccola Chiesa dominava con la sua torre campanaria gli innevati tetti dell’abitato circostante, come una gallina che protegge i suoi pulcini.
Nella canonica il giovane sacerdote Josef ...Moor, di solo 26 anni, ripassava il Vangelo preparando l’omelia di quella notte. Un bussare alla porta rompe il silenzio. E’ una contadina che chiama il Parroco perché visiti un bambino nato in quella notte. Senza indugio, il sacerdote lascia il calore della sua casa e dopo una faticosa camminata in montagna giunge alla umile baita dove era nato il bambino.
Appena di ritorno, solo, solo, illuminato dal tenue chiarore delle stelle che si riflette sulla bianca coltre di neve, il Padre Moor medita sulla scena che ha appena visto.
Quel bambino, quella famiglia di contadini, quella umile casetta lo hanno impressionato.
Gli ricordano un altro bambino, un altro matrimonio, un’altra casetta in Betlemme di Giudea. Dopo la Messa di Mezzanotte padre Moor, poiché non riusciva a dormire, compose un poema che terminò scrivendo il testo di Stille Nacht.

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Stille Nacht, heilige-Nacht (notte silenziosa, notte santa)... Così comincia il più tenero dei canti natalizi. La sua melodia esprime con proprietà la unzione della Natività di un tempo, quando al centro delle commemorazioni vi era la Sacra Famiglia, gli angeli, i Magi e i pastori.

lunedì 12 dicembre 2011

I miei pensieri

Vincent van Gogh - Wikipedia

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Misuro i miei limiti di uomo e  penso che l’Amore vince il niente e profuma di eternità.

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domenica 11 dicembre 2011

Buonanotte !


Sposta le tende, amico di Dio e amico mio...
calpesta l'erba, attendi la notte che viene al tramontare del sole,
e sui tuoi passi alla luce dei lampioni
potrai intravedere l'ombra di un tu fare compagnia alla tua solitudine...
Ascolta la voce del Silenzio, Mistero dell'Eterno,
tu che abiti in un cuore diroccato...
Fa' in modo che l'altro entri nel tuo cuore a tutte le ore
e lasci tutto spalancato e ti costringa a vivere con il cuore aperto,
che entri nella tua vita e prenda di te quel che desidera:
vivrai in un perenne dialogo d'amore.
Il chiarore dell'aurora plachi l'angoscia della tua disperazione
e le stelle cui ogni notte affidi i tuoi sogni di luce...
ritirandosi discrete alla luce del giorno,
ti restituiranno la speranza del domani:
la certezza di poter essere "amore"che sa farsi accanto.

(preghiera dei monaci carmelitani)


giovedì 8 dicembre 2011

Preghiera alla Madonna da parte di S. Bernardo

Bartolomé Esteban Murillo
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Dante Alighieri
Preghiera alla Madonna da parte di S. Bernardo
"Canto XXXIII Paradiso"
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Vergine madre, figlia del tuo Figlio
 umile ed alta più che creatura
 termine fisso d’eterno consiglio
 tu sé colei che l’umana natura
 nobilitasti sì che il suo Fattore
 non disdegnò di farsi sua fattura
 nel ventre tuo si riaccese l’amore
 per lo cui caldo nell’eterna pace
 così è germinato questo fiore.
 Qui se’ a noi meridiana face
 di caritate, e giuso, intra i mortali
 sei di speranza fontana vivace.
 Donna, sei tanto grande e tanto vali
 che, qual vuol grazia ed a te non ricorre
 sua disianza vuol volar senz’ali.
 La tua benignità non pur soccorre
 a chi domanda, ma molte fiate
 liberamente al domandar precorre,
 in te misericordia, in te pietate
 in te magnificenza, in te s’aduna
 quantunque in creatura è di bontate.

mercoledì 7 dicembre 2011

Li Bai - La luna sul valico di montagna


HAN WU SHEN pittore biografia opere

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Una pallida luna spunta da dietro il Tianshan,
in un mare di larghe nuvole scure.
Un vento che ha percorso quasi mille leghe
soffia forte sullo Yumenguan.
I nostri scendono dalla strada di Baideng,
i barbari li spiano dalle rive del Lago Azzurro.
L’attacco è imminente e si sa che dal campo di battaglia
ci sarà chi non farà ritorno.
Perciò i soldati scrutano il confine
e pensano alle loro famiglie
ed un’espressione di intensa pena
si dipinge sui loro volti.
E in questa stessa notte, nelle case lontane,
c’è chi singhiozza e sospira e non riesce ad addormentarsi.
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Li Bai

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Art by Han Wu Shen

martedì 6 dicembre 2011

È stato il succedersi degli anni

Munch
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…. È stato il succedersi degli anni,
e lungo gli anni
il succedersi dei governi
a  costruire l’iniquità di oggi.
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 Il governo dei tecnici [ ....... ],
stretto dall’eredità  del passato…
 dai paletti alzati dai poteri dominanti
e da un' Europa incapace di diventare Nazione
altro non poteva fare.

Forse !

Strepita il sindacato
inghiotte bocconi amari
colpevolmente  discutono i partiti

Assisto !

Che altro potrei fare
se non ripetere, lo faccio da anni,
‘’un paese, un sistema paese
che dimentica e umilia i suoi giovani
non ha futuro’’.
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Munch

domenica 4 dicembre 2011

La bellezza salverà il mondo

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Bellezza, nella Grecia classica, è parola inscindibile da quell’idea di armonia, di proporzione delle parti, di misura da cui scaturiscono anche la giustizia, il valore, la sapienza: kalokagathos è la celebre crasi che unisce il bello e il buono, il buono a-, “colui che è atto” non a qualche particolare azione ma aplos, buono “semplicemente”, in quanto tale, in generale: buono a- tutto è colui che in ogni cosa riafferma la sua misura. Si parla qui dunque, in primo luogo, di bellezza di un uomo, dell’uomo bello, e di bontà dell’uomo che è “atto” alla vita, che vive fino in fondo ciò che è. Ciò non esclude che si possa parlare anche di una bellezza sensibile delle forme, della scultura, dell’architettura, o della parola del poeta: la bellezza sensibile è anzi ricercata e acclamata come perfetta armonia, corrispondenza delle parti. Ma tale riconoscimento non ci rinvia ad una settoriale bellezza sensibile dell’arte separata della vita: è la crasi del kalokaagthos ad impedircelo, è la Grecia tutta a negare la separabilità del bello dalla vita nel suo insieme, dalle azioni del quotidiano, dalla polis. .
(da pratiche filosofiche)


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Il tema della bellezza che salverà il mondo viene riportato a galla in età moderna dal grande romanziere russo F. Dostoevskij. In particolare, nell'opera L'Idiota, che vede protagonista un essere assolutamente buono, il principe Myskin, alle prese con un mondo invece completamente malvagio. La missione di questo eroe atipico sarà appunto quella d'instillare il seme della bellezza, di cui lui è portatore, in un contesto di assoluta desolazione spirituale. Missione che lui stesso fallirà inesorabilmente; così come fallì Cristo portatore del divino, ma che tuttavia non fu creduto dagli uomini e per questo fu crocifisso.
La bellezza domina questo capolavoro dostoevskijano, dalla prima all'ultima riga, aleggiandovi ed esercitando sui lettori un'irresistibile fascinazione. Bellezza che, in altri termini, non può che essere di derivazione platonica, visto l'indiscutibile platonismo della cultura ortodossa, di cui Dostoevskij fu uno dei massimi esponenti. Per l'appunto uno dei testi fondativi del misticismo russo s'intitola Filocalia, che vuol dire proprio: amore per la bellezza. Riassumendo: sia Platone che Dostoevskij non credevano in questo mondo, preda della bruttezza, bensì non smisero mai di credere nell'oltremondo della bellezza - intesa come fuoriuscita da un mondo inferiore. Entrambi corroborarono, dunque, la profezia sulla bellezza salvatrice.

venerdì 2 dicembre 2011

Christa Wolf, “Trama d'infanzia”

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“Das Vergangene ist nicht tot; es ist nicht einmal vergangen. Wir trennen es, von uns ab und stellen uns fremd” (Christa Wolf, “Kindheitsmuster“ 1976)

 “Il passato non è morto; non è nemmeno passato. Ce ne stacchiamo e agiamo come se ci fosse estraneo” (Christa Wolf, “Trama d'infanzia”).

domenica 27 novembre 2011

Eugenio Montale - Nel fumo




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Quante volte t'ho atteso alla stazione
nel freddo, nella nebbia. Passeggiavo
tossicchiando, comprando giornali innominabili,
fumando Giuba poi soppresse dal ministro
dei tabacchi, il balordo!
Forse un treno sbagliato, un doppione oppure una
sottrazione. Scrutavo le carriole
dei facchini se mai ci fosse dentro
il tuo bagaglio, e tu dietro, in ritardo.
poi apparivi, ultima. E' un ricordo
tra tanti altri. Nel sogno mi perseguita.
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La stazione Saint-Lazare


sabato 26 novembre 2011

Verrà un giorno (Jorge Carrera Andrade)

Marc Chagall - Wikipedia -  Ulisse

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Verrà un giorno più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il mondo allora apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere.
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Chagall - Vita e Opere - I fidanzati

mercoledì 23 novembre 2011

Addio Lugano bella ...



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Addio, Lugano bella,/ o dolce terra pia,/ scacciati senza colpa/ gli anarchici van via/ e partono cantando/ colla speranza in cor.
Ed è per voi sfruttati,/ per voi lavoratori,/ che siamo ammanettati/ al par dei malfattori;/ eppur la nostra idea/ non è che idea d'amor.
Anonimi compagni,/ amici che restate,/ le verità sociali da forti propagate:/ è questa la vendetta/ che noi vi domandiam.
Ma tu che... ci discacci/ con una vil menzogna,/ repubblica borghese,/ un dì ne avrai vergogna/ ed oggi t'accusiamo/ di fronte all'avvenir.
Banditi senza tregua,/ andrem di terra in terra/ a predicar la pace/ ed a bandir la guerra: la pace tra gli oppressi,/ la guerra agli oppressor.
Elvezia, il tuo governo/ schiavo d'altrui si rende,/ di un popolo gagliardo/ le tradizioni offende/ e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.
Addio, cari compagni,/ amici luganesi,/ addio, bianche di neve/ montagne ticinesi,/ i cavalieri erranti/ son trascinati al nord.

P. Gori - Anno 1894

martedì 22 novembre 2011

Libro di Daniele 3,57.58.59.60.61.

Michelangelo Buonarroti - Wikipedia

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Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. 
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Michelangelo.it

sabato 19 novembre 2011

Paul Celan - Di notte, quando il pendolo dell'amore oscilla ...

Jean-Michel Folon - Wikipedia

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Di notte, quando l'amore come un pendolo
oscilla tra Sempre e Mai
la tua parola incrocia le lune del cuore
e il tuo occhio grigio e azzurro
dona alla terra lo sguardo del cielo.

Dal bosco lontano, nero
di sogno, ci arriva il vento
di ciò che è passato,
e quello che abbiamo dimenticato
ci gira intorno,
enorme
come sa esserlo solo
lo spettro di ciò che sarà.

Quello che ora si leva e discende
riguarda ciò che è più profondamente nascosto:
è così che il tempo - cieco come lo sguardo che ci offriamo -
ci bacia sulla bocca.


domenica 13 novembre 2011

Carlo Betocchi - Un dolce pomeriggio d'inverno

Pierre-Auguste Renoir - Wikipedia

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Un dolce pomeriggio d’inverno, dolce
perché la luce non era più che una cosa
immutabile, non alba né tramonto,
i miei pensieri svanirono come molte
farfalle, nei giardini pieni di rose
che vivono di là, fuori del mondo.
Come povere farfalle, come quelle
semplici di primavera che sugli orti
volano innumerevoli gialle e bianche,
ecco se ne andavan via leggiere e belle,
ecco inseguivano i miei occhi assorti,
sempre più in alto volavano mai stanche.
Tutte le forme diventavan farfalle
intanto, non c’era più una cosa ferma
intorno a me, una tremolante luce
d’un altro mondo invadeva quella valle
dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
cantava l’angelo che a Te mi conduce.
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Carlo Betocchi

(da “Altre poesie”, Vallecchi, 1939)
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immagini relative a renoir

venerdì 4 novembre 2011

Buonanotte !

Jean Michel Folon  - Wikipedia

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Le stelle cui ogni notte affidi

i tuoi sogni di luce, ritirandosi
discrete alla luce del giorno,
ti restituiranno la speranza del domani:
la certezza di poter essere "amore"

Giorno d'autunno - Rainer Maria Rilke

 De Nittis
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Signore: è tempo. Grande era l'arsura.
Deponi l'ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
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Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;
... concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l'ultimo sapore.
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Chi non ha casa adesso, non l'avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell'aria fluttuano le foglie.
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Rainer Maria Rilke
[Giorno d'autunno]