domenica 7 luglio 2013

Friedrich von Hardenberg (Novalis) - Ti vedo raffigurata amabilmente,







Bartolomé Esteban Pérez Murillo




Ti vedo raffigurata amabilmente,
Maria, in infinite immagini,
ma nessuna può mai raffigurarti
quale t'immagina l'anima mia.
.
Da allora so che il tumulto del mondo

si è dileguato per me come un sogno,
e un cielo di dolcezza ineffabile
mi sta per sempre nell'anima.
.





Novalis - Pseudonimo del filosofo e poeta tedesco Friedrich Leopold von Hardenberg (Oberwiederstedt, Mansfeld, 1772 - Weissenfels 1801). Allievo di F. Schlegel, N. fu uno dei maggiori animatori del circolo romantico di Jena.
 La sua grandezza sta soprattutto nella poesia, nella facilità con cui si abbandona ai voli della fantasia, nella limpidezza e determinatezza ch'egli sa dare al suo aereo mondo di sogno, nell'ingenuità vibrante dei suoi entusiasmi e dei suoi mistici ardori, nella sua parola di veggente, ricca di echi. .

Vita.  Di nobile famiglia, orfano presto della madre, cresciuto nel clima del rigido pietismo moravo, compì gli studi universitari a Jena (1790), seguendo i corsi di K. Reinhold e J. Schiller, poi a Lipsia (1791), dove fu allievo prediletto di F. Schlegel, quindi a Wittenberg, dove conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1794, intraprendendo la carriera burocratica nell'amministrazione del regno di Sassonia. Nello stesso anno s'innamorò della dodicenne Sophie von Kühn la cui morte prematura, avvenuta nel 1797, ispirò gli Hymnen an die Nacht (1797-99), in versi liberi e prosa ritmica, che apparvero sull'ultimo numero di Athenäum nel 1800. Nella notte, simbolo dell'infinito e dell'assoluto, in opposizione al giorno, simbolo del finito e del contingente, il poeta invoca e celebra la libertà piena dello spirito e il pieno trionfo dell'amore. Dal 1798 N. partecipò attivamente alla vita dei primi circoli romantici, intrattenendo frequenti rapporti con i fratelli A. W. e F. Schlegel, e con F. Schelling e L. Tieck e coltivò lo studio della fisica e della mineralogia sotto la guida di A. G. Werner. Morì giovanissimo di tisi. Nella sua breve vita si può vedere simbolizzato il destino del poeta romantico, proteso verso la morte.

Opere  Gli studi filosofici e naturalistici lo condussero a una sorta di esasperazione fantastica dell'idealismo romantico: l'«idealismo magico», affermazione del dominio dello spirito sul corpo e sul mondo, e fede nell'armonia tra spirito e natura, tra finito e infinito. Questo pensiero ispira quasi tutte le sue opere: da Glauben und Liebe e Blütenstaub (1798), parte dei Fragmente cui N. affidò la sua riflessione filosofica, a Die Lehrlinge zu Sais (1798), romanzo frammentario ispirato al maestro Werner, ai Geistliche Lieder (1799), liberi inni, accesi d'intenso ardore mistico, celebranti in Cristo il mediatore fra infinito e finito, nell'avvento del suo regno l'avvento dell'armonia fra spirito e materia, l'attuazione del sogno del poeta; al saggio politico Die Christenheit oder Europa (1799), apologia della concezione religiosa universalistica del Medioevo: fu entusiasta celebratore del Medioevo cristiano e imperiale, esprimendo perfettamente le tendenze reazionarie e regressive proprie del romanticismo tedesco. E trova la sua espressione più compiuta nel secondo romanzo, Heinrich von Ofterdingen (1799-1801), completo solo nella prima parte, il cui eroe, un Minnesänger, si avventura in un lungo viaggio alla ricerca del «fiore azzurro», simbolo della poesia e anche del desiderio inappagabile e indefinito dei romantici. Le opere di N., quasi tutte pubblicate solo parzialmente in vita, furono raccolte ed edite postume da F. Schlegel e L. Tieck (Schriften, 2 voll., 1802).



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venerdì 5 luglio 2013

Benedetti Mario - Io non ti chiedo


 


Io non ti chiedo di portarmi
una stella celeste
solo ti chiedo di riempire
il mio spazio con la tua luce.

Io non ti chiedo di firmarmi
dieci fogli grigi per poter amare
solo chiedo che tu ami
le colombe che amo osservare.

Dal passato non lo nego
ci arriverà un giorno il futuro
e del presente
cosa importa alla gente
se non fanno altro che parlare.

Io non ti chiedo
Segui quest’attimo 
colmandolo
di motivi per
respirare
non concederti non
negarti
 non parlare solo per parlare
Io non ti chiedo di andarmi a prendere
una stella celeste
solo chiedo che il mio spazio
sia pieno della tua luce.



***...***

 
Benedétti, Mario. − Narratore, poeta e saggista uruguayano (Paso de los Toros 1920 -  Montevideo 2009). Direttore dal 1954 della rivista Marcha, tra le più influenti nel panorama culturale uruguayano, poi chiusa dal regime dittatoriale nel 1974, collaboratore della rivista Número (dal 1949), lasciò l'Uruguay tra il 1973 e il 1985 per motivi politici. Ha conquistato fama internazionale nel 1960 con il romanzo La tregua (1960; trad. it. 1983). Autore prolifico, nelle sue opere analizza le piccole gioie e le miserie della vita quotidiana, le debolezze della classe media, le crisi morali di una generazione che ha vissuto i momenti più difficili della storia del suo paese. Tra le altre opere in prosa: i racconti Montevideanos (1961) e El porvenir de mi pasado (2003); i romanzi Gracias por el fuego (1965) e Andamios (1996; trad. it. Andamios. Il romanzo del ritorno, 2006). Tra le numerose raccolte di poesie: Poemas de oficina (1956); Las soledades de Babel (1991); Canciones del que no canta (2006).

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Something


giovedì 4 luglio 2013

Quintus Horatius Flaccus - Odi 1, 11,

A sundial inscribed carpe diem




Tu non domandare - è un male saperlo - quale sia l'ultimo giorno che gli dei, Leuconoe, hanno dato a te ed a me, e non tentare gli oroscopi di Babilonia. 
Quanto è meglio accettare qualunque cosa verrà !
Sia che sia questo inverno - che ora stanca il mare Tirreno sulle opposte scogliere -  l'ultimo che Giove ti ha concesso, sia che te ne abbia concessi ancora parecchi, sii saggia, filtra il vino e taglia speranze eccessive, perché breve è il cammino che ci viene concesso.
Mentre parliamo, il tempo invidioso già sarà fuggito: cogli l’attimo, confidando il meno possibile nel domani

Quinto Orazio Flacco

 
Quinto Orazio Flacco, ritratto di Anton von Werner  

 Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Vt melius, quidquid erit, pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum! Sapias, uina liques et spatio breui
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit inuida
aetas. Carpe diem, quam minimum credula postero.

*** ---***

Carpe diem ‹... dìem› locuz. lat. (propr. «cogli il giorno [presente]»). – Parole con cui Orazio (Odi I, 11, 8) esorta a saper godere dei beni che la vita ci offre giorno per giorno; la massima riassume l’ideale oraziano, di origine stoico-epicurea, di una vita goduta nel bene che essa ci dà, anche se è poco, e viene spesso ripetuta, inesattamente, come invito al vivere gioioso e senza pensieri.

Quinto Orazio Flacco - Odi, I, 31





Cosa ti chiedo, mentre prego
 Apollo vate?
 Forse vino nuovo
 da mescere nella pàtera?
 No, non abbondanti messi di Sardegna
 non mandrie della calda Calabria
 non oro o avorio indiani
 o le terre del Liri
 piene di pace
che il fiume tocca
in silenzio, consumandole.

Io sono pago delle viti calene  
le ho avute dalla dea Fortuna
 qualcuno berrà in coppe d'oro
il vino che la Siria dà in offerta
 saranno senz'altro amati dagli dèi
 coloro che stanno sempre sull'Atlantico
a guardare, senza paura.

A me bastano l'oliva
 la cicoria, un po' di malva tenera.
Questo ti chiedo

 figlio di Latona
 di essere felice per ciò che già possiedo  
in salute  
con mente integra
 invecchiando serenamente.
Avendo ancora la forza di cantare.

Herman Melville - Benito Cereno

 
 Foto: ...La nave, quando fu chiaramente visibile sul pelo dei flutti plumbei coi suoi brandelli di nebbia che qua e là l'ovattavano lacerandosi, apparve come un imbiancato monastero dopo la bufera, piantato su un fosco precipizio dei Pirenei. Ma non fu soltanto una somiglianza fantastica, quella che subito, per un istante, quasi indusse Capitan Delano a credere di avere innanzi nientemeno che un carico di monaci. Chini sulle murate stavano molti che, nell'incerta distanza, parevano davvero una congrega di scuri cappucci; mentre s'intravedevano a sbalzi per i portelli aperti altre scure figure irrequiete, come di monaci veri che passeggiassero nei loro corridoi. Accostandosi dell'altro, questa parvenza dileguò e si vide chiaramente la natura della nave - una mercantile spagnola di prima classe, in trasporto di schiavi neri e altra merce di valore da uno scalo coloniale all'altro. Era un legno assai grande e a suo tempo doveva essere stato bellissimo, come in quei giorni se ne incontravano di tanto in tanto in quelle acque: vecchie tesoriere di Acapulco ormai sostituite, o fregate della regia flotta spagnola messe a riposo, che, come antiquati palazzi italiani, conservavano tuttora, scadute di padrone, tracce della passata grandezza... [Herman Melville - Benito Cereno]
 
 ...La nave, quando fu chiaramente visibile sul pelo dei flutti plumbei coi suoi brandelli di nebbia che qua e là l'ovattavano lacerandosi, apparve come un imbiancato monastero dopo la bufera, piantato su un fosco precipizio dei Pirenei. Ma non fu soltanto una somiglianza fantastica, quella che subito, per un istante, quasi indusse Capitan Delano a credere di avere innanzi nientemeno che un carico di monaci. Chini sulle murate stavano molti che, nell'incerta distanza, parevano davvero una congrega di scuri cappucci; mentre s'intravedevano a sbalzi per i portelli aperti altre scure figure irrequiete, come di monaci veri che passeggiassero nei loro corridoi. Accostandosi dell'altro, questa parvenza dileguò e si vide chiaramente la natura della nave - una mercantile spagnola di prima classe, in trasporto di schiavi neri e altra merce di valore da uno scalo coloniale all'altro. Era un legno assai grande e a suo tempo doveva essere stato bellissimo, come in quei giorni se ne incontravano di tanto in tanto in quelle acque: vecchie tesoriere di Acapulco ormai sostituite, o fregate della regia flotta spagnola messe a riposo, che, come antiquati palazzi italiani, conservavano tuttora, scadute di padrone, tracce della passata grandezza... 

mercoledì 3 luglio 2013

Nazim Hikmet - Ti ho sognata




Modigliani


Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l'altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo, e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito. Ti ho sognata.

Nazim Hikmet

Orazio, Odi, I, 34





Tutto può succedere. Sai come Giove
di solito aspetta che le nuvole si ammassino
prima di scagliare il fulmine? Invece un momento fa
ha scaraventato al galoppo il carro e i cavalli del tuono 

per un cielo assolutamente sereno. Ha sconvolto la terra
 e il sottoterra ingombro, lo Stige e i ruscelli 
serpeggianti, persino le coste dell'Atlantico.

Tutto può succedere, le costruzioni più alte

 precipitare, i potenti cadere, le persone
ignorate emergere.La Fortuna dal becco di rasoio

 piomba in picchiata con stridore d'aria, strappa la corona
 ad uno la pone sanguinante sull'altro.

La terra trema. Il cielo sostenuto da Atlante
si solleva come il coperchio di una pentola.
La chiave di volta vacilla, niente ritorna al suo posto.
Veli di fumo e cenere abbuiano il giorno.



Luigi Pirandello - Lettera autobiografica






Vivo a Roma quanto più posso ritirato; non esco che per poche ore soltanto sul far della sera, per fare un po' di moto, e m'accompagno, se mi capita, con qualche amico.
Non vado che rarissimamente a teatro. Alle 10, ogni sera, sono a letto. Mi levo la mattina per tempo e lavoro abitualmente fino alle 12. Il dopo pranzo, di solito, mi rimetto a tavolino alle 2 e mezza, e sto fino alle 5 e mezza; ma, dopo le ore della mattina, non scrivo più, se non per qualche urgente necessità; piuttosto leggo o studio. La sera, dopo la cena, sto un po' a conversare con la mia famigliola, leggo i titoli degli articoli e le rubriche di qualche giornale, e a letto.
Come vede, nella mia vita non c'è niente che meriti di essere rilevato: è tutta interiore, nel mio lavoro e nei miei pensieri che non sono lieti.
Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria. Chi ha capito il gioco, non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è.

Luigi Pirandello - "Lettera autobiografica" in Saggi, poesie e scritti vari, a cura di Manlio Lo Vecchio Musti, Mondadori, 1960. [Riedito nel 2000, sempre da Mondadori]

Ascolto il silenzio

Klimt

E’ bello, nelle notti d’estate,
distendersi nell’erba di un prato,
immergersi nel silenzio
e mettersi in ascolto.
 ... dimenticare i pensieri,le preoccupazioni,
l’egoismo del giorno,
 sentirsi parte di un tutto immenso.
Anche il silenzio parla …racconta che non siamo soli.
 Che c’è un qualcuno o un qualcosa che non sai
nello spazio aperto,  infinito
 che non ha confini
Un grillo canta

una melodia dolce alla notte.
Ascolto !

gsn (bozza)

... una frase scritta apposta per noi - Pietro Citati

 Foto


Se vogliamo capire il senso dell'esistenza,
dobbiamo aprire un libro : là in fondo,
nell'angolo più oscuro del capitolo, c' é
una frase scritta apposta per noi.

Pietro Citati



Daniel Pennac - Come un romanzo



Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre ad una persona cara.
Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire.
Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo, e queste preferenze condivise popolano l’invisibile cittadella della nostra libertà.
Noi siamo abitati da libri e da amici.


Daniel Pennac
Come un romanzo







Pennac, Daniel (propr. Daniel Pennacchioni)

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 Pennac , Daniel (propr. Daniel Pennacchioni). - Scrittore (n. Casablanca 1944). P. è noto per una serie di romanzi di straordinario successo, che hanno per protagonisti Benjamin Malaussène, la sua squinternata famiglia e il quartiere parigino di Belleville, dove si muove una folla pittoresca di immigrati e opera una comunità di artisti.

Vita e opere. Figlio di un ufficiale dell'esercito francese, dopo un'infanzia in giro per il mondo, tra lAfrica, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi. Insegnante dal 1970, ha iniziato l'attività di scrittore pubblicando Le service militaire au service de qui? (1973), pamphlet antimilitarista, cimentandosi in seguito con romanzi di fantapolitica (Les enfants de Yalta, 1977 e Père Noël, 1979), e racconti per l'infanzia: Cabot-Caboche (1982; trad. it. 1993); L'oeil du loup (1984; trad. it. 1993); Miro: le tour du ciel (1997; trad. it. 1997) e Messieurs les enfants (1997; trad. it. 1998). Con la creazione del personaggio di Benjamin Malaussène e dei romanzi di cui è protagonista, P. si è imposto al pubblico internazionale: Au bonheur des ogres (1985; trad. it. 1991); La fée carabine (1987; trad. it. 1992); La petite marchande de prose (1989; trad. it. 1991); Monsieur Malaussène (1995; trad. it. 1998); Monsieur Malaussène au théâtre (1995); Des chrétiens et des maures (1996),confluiti nell'edizione italiana Ultime notizie dalla famiglia (1997); Aux fruits de la passion (1999). Tra le altre opere pubblicate, Comme un roman (1992; trad. it. 1993), Le dictateur et le hamac (2003; trad. it.Ecco la storia, 2003); Merci (2004; trad. it. 2004), testo teatrale in forma di monologo; Ancien malade des hopitaux de Paris (2005; trad. it. La lunga notte del dottor Galvan, 2005); Chagrin d'école (2007; trad. it. 2008), romanzo autobiografico con il quale P. ha vinto il premio Renaudot  nel 2007; Journal d’un corps (2012; trad. it. 2012); Le roman d'Ernest et Célestine (2012; trad. it. 2013).