martedì 28 maggio 2013

Mark Strand - La fine



Monet


Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,
guardando il molo mentre la nave salpa, o cosa sentirà
quando sarà preso dal rombo del mare, immobile, là alla fine,
o cosa spererà una volta capito che non tornerà più.

Quando il tempo è passato di potare la rosa, coccolare il gatto,
quando il tramonto che incendia il prato e la luna piena che lo gela
non compariranno più, non ogni uomo sa cosa invece scoprirà.

Quando il peso del passato non si appoggia a nulla, e il cielo
non è più che luce ricordata, e le storie di cirro
e cumulo si concludono, e tutti gli uccelli restano sospesi in volo,
non ogni uomo sa cosa lo attende, o cosa canterà
quando la nave su cui sta scivolando nel buio, là alla fine.

 


 Mark Strand
...***...


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Treccani

 Dall'apparente linearità e accessibilità delle prime raccolte (Sleeping with one eye open, 1964; Reasons for moving, 1968; Darker, 1970)  Mark Strand, è approdato alla struttura elegiaca più complessa e compiuta di The story of our lives (1973), The late hour (1978) e The continuous life (1990), ponendo sempre al centro della sua poesia l'indagine sulla propria identità di artista; l'alternarsi di momenti di luce e di improvvise ombre rinvia, nei suoi versi, a una condizione di scissione e di precarietà sulla quale la poesia cerca di imporre un suo ordine. Con la raccolta Blizzard of one (1998) ha vinto il premio Pulitzer nel 1999. Hanno fatto seguito, tra l'altro, Chicken, shadow, moon & more (2000) e Man and camel (2006). Nel 2011 è stata edita in Italia l'antologia poetica L' uomo che cammina un passo avanti al buio: poesie 1964-2006. L'interesse di S. (che ha insegnato in varie università negli USA e all'estero) per le culture straniere è testimoniato, oltre che dalle sue traduzioni da R. Alberti (The owl's insomnia, 1973), da diverse antologie, tra cui Another republic: 17 European and South American writers (1976). Ha scritto anche libri per bambini (p. es., The planete of lost things, 1984).



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