giovedì 10 ottobre 2013

Hey Jude - Paul McCartney (+playlist)

La pioggia, G.G. Lorca

Foto
E. Leon Cortes



La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.

È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile
con l'inquietudine vicina del color della carne.

L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.



 
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da' all'anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!

   

Federico García Lorca

E, Leon Cortes

lunedì 7 ottobre 2013

Nelly Sachs da Poeti della malinconia



Leon Cortes

Leon Cortes


Grondai così dalla parola:
un frammento di notte
a braccia spalancate
una bilancia solo
per soppesare fughe
in questo tempo stellare
calata nella polvere
impressa d'orme.

E' tardi ormai. Ciò che è lieve mi lascia
e ciò che è greve
già vanno via le spalle
come nubi
braccia e mani
libere nel gesto.

Molto scuro è sempre il colore del ricordo
Mi riprende così
la notte in suo possesso.



sabato 5 ottobre 2013

Assisi - 4 ottobre 2013 - piazza San Francesco, parte antistante la Basilica Inferiore





Papa Francesco si è recato ad Assisi per il suo pellegrinaggio nella terra del grande santo di cui porta il nome. E come San Francesco ha rivolto la sua attenzione ai poveri e a tutti i meno fortunati.

Il papa, che è giunto in Assisi con  un elicottero dell’Aeronautica ha incontrato i non vedenti e i disabili, che ha definito i depositari “delle piaghe di Gesù” … 
.
Nella sala dove san Francesco si spogliò davanti a suo padre in segno di rinuncia di ogni bene materiale, Papa Bergoglio ha pronunciato parole forti e toccanti:” “La Chiesa deve spogliarsi della mondanità, che è un atteggiamento omicida, altrimenti, ha aggiunto,  saremmo cristiani di pasticceria, ma non veri cristiani. La mondanità porta al peccato piu’ grave: l’idolatria …”

Si è poi recato nella basilica inferiore per raccogliesi davanti alla tomba di san Francesco. Poco dopo, durante la S. Messa, celebrata sul piazzale antistante la basilica inferiore, nell’Omelia, il papa ha pronunciato frasi toccanti che ci fanno riflettere:” “Essere cristiani vuol dire avere un rapporto vitale con la persona di Gesu’ ... il crocifisso parla di una morte che paradossalmente è vita… “


Messaggi forti e chiari che speriamo  arrivino a segno.

 Ero presente...

lunedì 30 settembre 2013


Per il silenzio - Edmond Jabès

 
Gauguin


Eppure, alla domanda: Per chi scrive ?
aveva spontaneamente risposto:
Per nessuno; per il silenzio, forse,
che è sempre attesa di qualcuno.

Edmond Jabès


 
Gauguin



 Jabès ⟨ˇʃabèes⟩, Edmond. - Scrittore e poeta francese (Il Cairo 1912 - Parigi 1991). Di origine ebraica, ma influenzato dalla cultura araba, visse a lungo al Cairo, dove studiò nelle scuole francesi. Militò nelle file dell'antifascismo italiano all'estero. L'esilio a Parigi, nel 1957, fu all'origine di una svolta nella sua produzione: alla poetica del frammento di ispirazione surrealista si sovrappose il flusso di una parola che incessantemente s'interroga, ponendo al centro della propria indagine il rapporto ebraismo-scrittura. Tutta la sua opera è sottesa dall'esperienza del deserto, legata alla nozione biblica e mallarmeana di Libro: Le livre des questions (7 voll., 1963-73; trad. it. del 1º e del 2º vol. 1985 e 1988); Le livre des ressemblances (3 voll., 1976-80); Le livre des limites (4 voll., 1982-87; trad. it. dei primi 3 voll. 1984, 1987 e 1991); a questi tre vasti insiemi sono da aggiungere Le livre des marges (2 voll., 1975-84), sorta di dialogo con un'ideale famiglia di scrittori, e Le livre de l'hospitalité (1991; trad. it. 1991). Pubblicò in Italia L'Inferno di Dante (1988). Raccolse le sue poesie in Le seuil - Le sable (1990). Un suo efficace ritratto è nel libro-conversazione Du désert au livre (1980; trad. it. 1983)..
(fonte Treccani)

Gauguin


Serenata Indiana, Montale.

Thomas Alexander Ferguson Graham, "Alone in London" "Sola a Londra" (1904 c.) Olio su tela - 56.1 x 92.7 cm - Perth & Kinross Council Collection
Thomas Alexander Ferguson Graham, "Alone in London"
   

E’ pur nostro il disfarsi delle sere.
E per noi è la stria che dal mare
sale al parco e ferisce gli aloè.

Puoi condurmi per mano, se tu fingi
di crederti con me, se ho la follia
di seguirti lontano e ciò che stringi,
ciò che dici, m’appare in tuo potere.

Fosse tua vita quella che mi tiene sulle soglie
e potrei prestarti un volto,
vaneggiarti figura.
Ma non è, non è così.
Il polipo che insinua
tentacoli d’inchiostro tra gli scogli
può servirsi di te.
Tu gli appartieni e non lo sai.

Sei lui, ti credi te.



Marc CHAGALL (1887-1985) La fidanzata dal volto blu
Marc CHAGALL (1887-1985) La fidanzata dal volto blu


venerdì 27 settembre 2013

Elsa Morante - L'isola di Arturo



Raoul Dufy

Raoul Dufy

 Quella, che tu credevi un piccolo punto della terra,
fu tutto.

E non sarà mai rubato quest'unico tesoro
ai tuoi gelosi occhi dormienti.
Il tuo primo amore non sarà mai violato.

Virginea s'è rinchiusa nella notte
come una zingarella nel suo scialle nero.
Stella sospesa nel cielo boreale
eterna: non la tocca nessuna insidia.

Giovinetti amici, più belli d'Alessandro e d'Eurialo,
per sempre belli, difendono il sonno del mio ragazzo.
L'insegna paurosa non varcherà mai la soglia
di quella isoletta celeste.
E tu non saprai la legge
ch'io, come tanti, imparo,
- e a me ha spezzato il cuore:

fuori dal limbo non v'è eliso.

ElsaMorante
L'isola di Arturo
da Alibi



Raoul Dufy

Raoul Dufy

Dufy ‹düfì›, Raoul. - Pittore francese (Le Havre 1877 - Forcalquier, Basses-Alpes, 1953). Dopo un'infanzia difficile riuscì a studiare a l'École des beaux-arts di Le Havre, e poi a recarsi, con una modesta borsa di studio, a Parigi (1901), ove seguì dapprima i corsi di P. Bonnat e studiò la pittura impressionista; quindi, vivamente colpito dalla mostra di V. van Gogh (1901) e venuto a contatto con H. Matisse (1905), divenne anch'egli fauve con grande originalità di modi. Nel 1907, abbandonando il colore puro, si volse a ricerche di costruzione degli oggetti, con riferimento a P. Cézanne e parallelamente a H. Matisse e a P. Picasso. Fino al 1911 la sua pittura si distinse per rigorosa severità. In quell'anno incominciò a incidere matrici per tessuti, il colore riprese gradatamente un ruolo dominante; alcuni viaggi (Italia 1922, Nizza e Antibes 1926, Marocco 1935), il ritiro a Perpignan (1940) furono tappe interessanti del percorso di un grande colorista, ma nel 1944 D. arrivò a dipingere quadri d'un solo colore, come Le violon rouge, Marine noire. Nel 1950 era a Boston per dipingere scenarî per J. Anouilh; al ritorno in Francia si trasferì a Forcalquier. Svolse anche un'attività geniale e multiforme di decoratore: modelli di stoffe per la casa Bianchini-Ferier, cartoni per arazzi di Beauvais, illustrazioni per opere di G. Apollinaire (Le Bestiaire, Almanach de Cocagne, ecc.), di S. Mallarmé (Les madrigaux), ecc., e squisite decorazioni su ceramiche.

Enciclopedie on line Treccani

 
Raoul Dufy
Raoul Dufy

Il Talismano di Émile Nelligan


Julio Gonzalez (1876-1942), Ritratto di Roberta e Pilar (C), Centre Pompidou, MNAM-CCI, dist. RMN / Bertrand

Julio Gonzalez (1876-1942), Ritratto di Roberta e Pilar (C), Centre Pompidou, MNAM-CCI, dist. RMN / Bertrand


Il Talismano di Émile Nelligan


Contro la lotta che si apre al limite dei giorni cattivi
mia madre mi diede un giorno un suo minuscolo ritratto,
un dono al quale ancora oggi rimango fedele
e che porto appeso al collo con un cordoncino di velluto.

“Sopra l'altare del tuo cuore (poichè la morte mi chiama)
Bambino mio, ti proteggerà, mi disse, sempre.
Questo qui allontana gli amori funesti
come un lampione d' oro, guardiano di una cappella”

Ah! riposo tranquilla nella oscurità del feretro!
Questo talismano consacrato dalla mia gioventù in lutto
preserverà tuo figlio dalle braccia della Lussuria.

Ma ho paura di vedere un giorno, sopra il tuo ritratto,
scendere dai tuoi occhi soavi il pianto di una ferita,
Madre io ne morirei pieno di eterno rimpianto.


Nelligan ‹neligã´›, Émile. - Poeta canadese di lingua francese (Montréal 1879 - ivi 1941). Ammiratore di Baudelaire, Verlaine e soprattutto Rimbaud, s'impose giovanissimo tra i maggiori esponenti dell'École de Montréal. Colpito nel 1899 da una grave forma depressiva, finì i suoi giorni in una casa di cura. Nella sua poesia, anteriore alla malattia ma pubblicata nel 1904 dall'amico L. Dantin sotto il titolo Émile Nelligan et son ceuvre, tradusse con grande abilità ritmica la nostalgia dell'infanzia, il gusto del sogno, ma soprattutto il suo rifiuto della realtà.

Enciclopedie on line Treccani

giovedì 26 settembre 2013

I versi sereni dell'Ovest di Antonella Anedda

Charles Courtney
Charles Courtney



Aspetta che scenda la temuta notte, che scompaia
la luce dal crepuscolo, e ruoti
la terra sul suo asse.
Questa è la verità di questa sera incerta
sui cespugli di acacie e sulle case
questa è la sua misura - un acro di deserto.

Sopporta i tuoi pensieri dentro il buio
che avanzino in fitte di memoria.
Puoi schierarli fino a crinali di spavento
fissarli vacillare quando la pianura si oscura
attenderne il ritorno ora che il cane tace
e la mente si spegne
per un attimo forma senza male
anima del geranio
teso sulla ringhiera.


 
da Notti di pace occidentale
i versi sereni dell'OvestAntonella Anedda
 



 
Antonella Anedda è nata e vive a Roma.
Poetessa e traduttrice, collabora con diverse riviste. Nel '92 il suo esordio poetico con Residenze invernali (Crocetti), a cui sono seguiti un libro di prose e racconti, Cosa sono gli anni (Fazi, 1997), e una raccolta di traduzioni, Nomi distanti (Empiria 1998).
Per l'editore Donzelli ha pubblicato le due raccolte: Notti di pace occidentale (1999) e Il catalogo della gioia (2003). L'ultimo libro di poesie e` Il balcone del corpo, Mondadori (2007)Esperta di lingua francese, ha inoltre curato la traduzione dei testi di Saint-John Perse e Jaccottet.

mercoledì 25 settembre 2013

Stanno vendendo il paese


Giuseppe Migneco -
Giuseppe Migneco -


Stanno vendendo il paese
Stanno rubando il futuro alle giovani generazioni
Stanno costringendo i giovani ad emigrare
Stanno impoverendo gli anziani
Stanno impoverendo le famiglie

Siamo tutti più poveri …

Tutti tranne quelli che:

Stanno vendendo il paese
Stanno rubando il futuro alle giovani generazioni
Stanno costringendo i giovani ad emigrare
Stanno impoverendo gli anziani
Stanno impoverendo le famiglie

Giovenale Nino Sassi

Giuseppe Migneco - emigranti
Giuseppe Migneco - emigranti

Tito Perlini dalla prefazione a Lautréamont e Sade


Gauguin


I poeti amano la notte in cui tutto sparisce, che tutto cancella. Alla notte Novalis dedica inni. Ma la notte cantata dai poeti non è la vera notte. Non è la vera notte che ci largisce l'intimità del sonno. Il sonno è morte apparente, è fuga dalla morte, è l'astuzia grazie a cui il giorno può difendersi dalla vera notte. La notte conosciuta e ricercata come riposo protegge dall'altra notte che è destinata a restare per noi assolutamente e irriducibilmente altra. L'altra notte non ci accoglie, non si apre, resta al di là della nostra portata: da essa si è sempre fuori . Essa è il Castello inaccessibile. La prima notte ci difende dalla seconda, dall'altra. Il sonno è appunto ciò che ci preserva. ma il sonno può venir solcato dai sogni, da messaggi oscuri affioranti dalla regione da cui il sonno stesso ci allontana. Il sogno è simile all'immagine, ha due lati, due versanti, di cui quello oscuro è il tramite grazie al quale l'altra notte può entrare nella nostra notte. Grazie al sogno la notte può diventare la trappola dell'altra notte. Il sogno consente all'altra notte di avvicinarsi a noi. L'avvicinarsi a noi dell'altra notte coincide con l'avvicinarci di noi a essa, ma avvicinandoci a essa noi ci allontaniamo da noi stessi. L'avvicinarsi della notte può venir presagito, come avvicinamento a quell'essenziale che senza tragua viene ricercato. Ma nel momento stesso in cui chi cerca crede di essere giunto nel cuore della notte, dell'essenza nascosta che cerca, ecco che in quello stesso istante egli si abbandona all'inessenziale e perde ogni possibilità. Non c'è mai un momento esatto in cui si passa da una notte all'altra.
In quell'istante (vagheggiato, presagito, ma mai vissuto) il soggetto non può non perdere completamente se stesso.

Tito Perlini
dalla prefazione a Lautréamont e Sade
di Maurice Blanchot

Gauguin
 
Blanchot ‹blãšó›, Maurice

  Enciclopedie on line Treccani
 
Blanchot ‹blãšó›, Maurice. - Romanziere e saggista francese (Quain 1907 - Parigi 2003). La sua narrativa, che si ricollega alla tradizione della letteratura fantastica, ruota intorno al tema dell'assurdo, che per B. è sia il carattere decisivo della condizione umana sia della letteratura, luogo della contraddizione, del paradosso, dell'angoscia. I personaggi di B. si rivelano figure simboliche che sperimentano la tensione insostenibile di una perpetua instabilità. Ma all'origine della poetica di B. non ci sono soltanto l'esistenzialismo e il surrealismo: ci sono pure grandi esperienze letterarie del nostro secolo (Kafka, Artaud, Borges), nonché quella di Mallarmé. Anche la saggistica di B. rivela il segno di questi autori-guida. E anche se talvolta B. ha spinto la propria ansia di sperimentazione stilistica fino alla provocazione e all'oscurità, gli va comunque riconosciuta una robusta volontà di esplorare le zone più misteriose dell'espressione letteraria e della personalità di quanti si dedicano all'arte. Tra le sue opere narrative: Thomas l'obscur (1941 e 1950); Aminabad (1942); Le Très-Haut (1948); L'arrêt de mort (1948); Le dernier mot (1949-50); Au moment voulu (1951); Le dernier homme (1957); L'attente, l'oubli (1962). Della sua opera di saggista, critico e teorico della letteratura, si ricordano: Comment la littérature est-elle possible? (1942); Faux-pas (1943); La part du feu (1949); Lautréamont et Sade (1949); L'espace littéraire (1955); Le livre à venir (1959); L'entretien infini (1969); L'amitié (1971); L'écriture du désastre (1980); La Communauté inavouable (1984); Une voix venue d'ailleurs (2000).

Gauguin

venerdì 20 settembre 2013

Thomas Stearn Eliot da Assassinio nella cattedrale


Giuseppe De Nittis (1846-1884)
Giuseppe De Nittis (1846-1884)


Noi non sappiamo molto del futuro
o solo questo: di generazione in generazione
è un ripetersi di cose sempre uguali.
Gli uomini non imparano molto
dall’esperienza degli altri.
Ma nella vita di un uomo
non torna mai lo stesso tempo. Spezzare
la corda, cambiare pelle. Solo il pazzo,
prigioniero di una follia, può pensare
di far girare la ruota sulla quale egli gira...



Giuseppe De Nittis (1846-1884)
Giuseppe De Nittis (1846-1884)

Vittorio Sereni

Giuseppe De Nittis
 
...Sì li ho amati anch'io questi versi...
anche troppo per i miei gusti. Ma era
il solo libro uscito dal bagaglio
d'uno di noi. Vollero che li leggessi.
Per tre per quattro pomeriggi di seguito.
...Quei versi
li sentivo lontani
molto lontani da noi: ma era quanto restava,
un modo di parlare tra noi -
sorridenti o presaghi fiduciosi o allarmati.
...Forse nessuno l'ha colto così bene
questo momento dell'anno. Ma
- e si guardava attorno tra i tetti che abbuiavano
le prime serpeggianti luci cittadine -
sono andati anche loro di là dai fiumi sereni,
e altra roba altro agosto
non tocca quegli alberi o quei tetti,
vive e muore e sé piange
ma altrove, ma molto molto lontano da qui.

Vittorio Sereni,
La poesia è una passione?
da Poesie

giovedì 19 settembre 2013

Giuseppe Ungaretti - Solo ho amica la notte.

Klimt
Klimt - Il lago Attersee




Solo ho amica la notte.
Sempre potrò trascorrere con essa
D'attimo in attimo, non ore vane;
Ma tempo cui il mio palpito trasmetto
Come m'aggrada, senza mai
distrarmene.

Avviene quando sento,
Mentre riprende a distaccarsi da ombre,
La speranza immutabile
In me che fuoco nuovamente scova
E nel silenzio restituendo va,
A gesti tuoi terreni
Talmente amati che immortali parvero,
Luce.


 Giuseppe Ungaretti 
Klimt - Il lago Attersee

Giuseppe Ungaretti - quando un giorno ti lascia


Klimt

Klimt - Il lago Attersee


Quando un giorno ti lascia
pensi all’altro che spunta.
E’ sempre pieno di promesse il nascere
sebbene sia straziante.
E l’esperienza di ogni giorno insegni
che nel legarsi, sciogliere o durare,
non sono i giorni se non vago fumo.



Klimt
Klimt - Il lago Attersee

martedì 17 settembre 2013

LA PREGHIERA DEL CLOWN Antonio de Curtis

Foto: LA PREGHIERA DEL CLOWN
Antonio de Curtis
 
Più ho voglia di piangere
e più gli uomini si divertono,
ma non importa, io li perdono,
un po’ perché essi non sanno,
un po’ per amor Tuo
e un po’ perché hanno pagato il biglietto.
Se le mie buffonate servono
ad alleviare le loro pene,
rendi pure questa mia faccia
ancora più ridicola,
ma aiutami a portarla in giro
con disinvoltura.
C’è tanta gente
che si diverte
a far piangere l’umanità,
noi dobbiamo soffrire
per divertirla.
Manda, se puoi,
qualcuno su questo mondo,
capace di far ridere me
come io faccio ridere gli altri.
Picasso

 
Più ho voglia di piangere
e più gli uomini si divertono,
ma non importa, io li perdono,
un po’ perché essi non sanno,
un po’ per amor Tuo
e un po’ perché hanno pagato il biglietto.
Se le mie buffonate servono
ad alleviare le loro pene,
rendi pure questa mia faccia
ancora più ridicola,
ma aiutami a portarla in giro
con disinvoltura.
C’è tanta gente
che si diverte
a far piangere l’umanità,
noi dobbiamo soffrire
per divertirla.
Manda, se puoi,
qualcuno su questo mondo,
capace di far ridere me
come io faccio ridere gli altri.
 
 

Lucio Anneo Seneca Lettere a Lucilio, CVII, 6


Caravaggio
Caravaggio



Non dobbiamo sorprenderci di alcun evento sgradevole, cui siamo peraltro destinati sin dalla nascita; non dobbiamo lamentarcene in quanto le condizioni prima o poi saranno uguali per tutti.
Dico proprio così: uguali per tutti. Infatti un uomo potrebbe subire domani ciò che oggi infligge agli altri.
Tu pensa solo all'equità del diritto, perché una legge, per essere efficace, deve essere uguale per tutti, non solo per i deboli.




Thomas Stearn Eliot da Tradizione e talento individuale




Boccioni


Non è per i suoi sentimenti personali, per i sentimenti scaturiti da particolari eventi della sua vita, che il poeta può risultare interessante o degno d'attenzione [...]. Il sentimento che dominerà nella sua poesia sarà invece molto complesso, ma non della complessità dei sentimenti di coloro che hanno sentimenti molto complessi o insoliti nella vita. Anzi, in poesia è un errore di eccentricità voler esprimere a tutti i costi i sentimenti umani nuovi; cercando la novità dove non può esserci si scopre il perverso.
Al poeta compete non di trovare nuovi sentimenti, ma di servirsi di quelli ordinari e, elaborandoli nella poesia, di esprimere sensazioni che non sono presenti nella realtà dei sentimenti [...].
La poesia non è un libero sfogo di sentimenti, ma un'evasione da essi; non è espressione della personalità, ma un'evasione dalla personalità. E' naturale, però, che solo chi ha personalità e sentimenti sappia che cosa significhi volerne evadere.









Boccioni