martedì 22 settembre 2009

Gabriela Mistral - NINNA NANNA

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NINNA NANNA
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Il mare le sue mille onde
culla divino;
odo i mari innamorati
mentre cullo il mio piccino.

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L’errabondo vento, a notte,
culla le spighe;
odo i venti innamorati
mentre cullo il mio piccino
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Iddio Padre i mille mondi
culla senza un brusio.
Sento il gesto suo nell’ombra
mentre cullo il bimbo mio.

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E’ una gentile, poetica poesia che esalta l’amore materno. Tanto forte e ricco è lo slancio del sentimento della madre che culla il suo bimbo che ella non esita ad associarsi a tutto il creato: le pare che con lei cullino la sua creatura anche il mare con le sue mille onde, i venti che piegano le spighe del grano e lo stesso Iddio che regge i mondi celesti.

lunedì 21 settembre 2009

Silenzio



ROMA, Basilica di San Paolo fuori delle mura

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Il Silenzio

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Giuseppe Ungaretti

.Conosco una città / che ogni giorno s’empie di sole / e tutto è rapito in quel momento /Me ne sono andato una sera / Nel cuore durava il limio / delle cicale / Dal bastimento / verniciato di bianco / ho visto / la mia città sparire / lasciando / un poco / un abbraccio di lumi nell’aria torbida / sospesi.

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Kabul, 17 settembre 2009

domenica 20 settembre 2009

Terremoto dell'Aquila - Beatrice.... Ancora!!! L'Appennino non smette di tremare

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Terremoto nelle Marche

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Secondo l'Istituto nazionale di geofisica la scossa di terremoto di magnitudo 4,6 registrata alle 5:50 in provincia di Macerata, con epicentro fra i comuni di Montefano, Appignano e Santa Maria Nuova, era ad una profondita' di 37,7 chilometri. La profondita' e' il motivo per cui e' stata avvertita distintamente dalla popolazione.
Tanta paura, ma nessun danno
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Giacomo Manzù - Wikipedia

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.14 gennaio 1703 -- Marche -- Distrutto quasi del tutto il paese di Avendita nel quale sopravvissero solo 29 abitanti, ed anche il Castello Innocente. Ad Ascoli Piceno il terremoto fu molto intenso ma non causò danni: per lo scampato pericolo fu eretto il Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte. Ci furono migliaia di morti.

.2 febbraio 1703 -- L'Aquila, Abruzzo -- 6.7 RichterXI Mercalli -- Gravi danni anche a Paganica e nella bassa Umbria --- Circa 6 - 7000 morti --dettagli.

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Terremoto dell'Aquila - 6 aprile 2009
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Terremoto di Avezzano - 13 gennaio 1915


Risultati illustrati per giacomo manzù

Amare...

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Amare ......
L’amore è innato… il male una possibilità e forse una scelta.
Possiamo amare in tanti modi. Osservando i diversamente abili cioè le persone portatrici di handicap ho trovato sentimenti profondi, insospettabili. A volte la nostra presunta normalità non ci consente di comprendere gli altri, la loro diversità, …. Parlano lingue sconosciute… eppure così antiche! Così deve essere per la follia.
Amare è vincere la paura di aprirsi all’altro….vincere il timore dell’ignoto che vive nel profondo dell’anima e della mente.
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Risultati illustrati per gauguin
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venerdì 18 settembre 2009

Kabul, 17 settembre 2009

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UNGARETTI : SOLDATI
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Si sta come
d'autunno
sugli alberi le foglie
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Nonostante la brevità del testo, Ungaretti riesce a descrivere la condizione del soldato che paragona ad una foglia d’albero in autunno.
Basta un colpo di vento e la foglia cade … cosi come basta un colpo di fucile per uccidere il soldato.
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Kabul,17 settembre 2009
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Sei giovani soldati, il meglio della gioventù del nostro paese, hanno perso la vita li, ‘’dove il mondo finisce’’.
Giovani caduti come foglie in autunno , ''dove la storia riavvolge i giorni''.
Un boato assurdo, irrazionale e tutto finisce.

I soldati sanno che il loro futuro e già scritto eppure vanno incontro ...conoscono il non senso, il buio, il terrore ….. l’incertezza dell’attesa.
Sanno che potrebbero non tornare ed ogni partenza è un esilio, ogni arrivo un traguardo.
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giovedì 17 settembre 2009

Nadia Amjuman - poetessa afgana


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RICORDI AZZURRO - CHIARI
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Oh esiliati dell’anonima montagna,
Oh gioielli dai nomi soffocati nella
palude del silenzio,
Oh voi, di cui il ricordo pallido si è
smarrito
nell’acqua torbida del mare della
dimenticanza,
dov’è finita la limpida origine dei
vostri pensieri?
Quale mano devastante si è portata
via i vostri volti aurei?
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In questo vortice, artefice del buio,
dov’è finita la vostra calma lunare?
Se, dopo questo tormento, portatore
di morte,
il mare si calmasse,
se le nuvole si svuotassero
di sofferenza,
se la luna portasse affetto,
giungerebbe il sorriso?
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Se il cuore della montagna
si intenerisse,
crescerebbe l’erba e ci sarebbe
l’abbondanza?
Sulle sue alte vette, uno dei vostri
nomi diverrebbe il faro?
La comparsa dei vostri ricordi
azzurro – chiari,
darebbe speranza agli occhi stanchi
dei pesci spaventati
dal tumulto del torrente?
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SONO IMPRIGIONATA
IN QUESTO ANGOLO
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I am caged in this corner
Full of melancholy and sorrow.
My wings are closed and I cannot fly...
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Sono imprigionata in questo angolo
Piena di malinconia e di dispiacere.
Le mie ali sono chiuse e non posso
volare.
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Nadia Anjuman, poetessa Afgana, è morta il 4 novembre 2005, nella città di Herat, a soli 25 anni, per i suoi ghazal.
Uccisa per mano del marito e della madre, con la sola colpa di aver declamato in pubblico i suoi versi.
Aveva cantato l'amore, ma le sue poesie - non certo erotiche - rivelano un misticismo triste e senza speranza.
Figura intellettuale di spicco durante il regime dei Talebani, sotto il quale alle donne era proibito studiare e lavorare, per coltivare la sua passione Nadia faceva parte del cosiddetto “circolo del cucito” della città, che tre volte a settimana si riuniva presso la finta “Scuola di cucito ago d'oro”.
In realtà questo circolo nascondeva il luogo dove un professore insegnava alle donne la letteratura, cosa che si poteva fare liberamente nelle università solo se rivolta agli uomini.

Salvatore Quasimodo - quasi un madrigale


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QUASI UN MADRIGALE
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Il girasole piega a occidente
e già precipita il giorno nel suo
occhio in rovina e l'aria dell'estate
s'addensa e già curva le foglie e il fumo
dei cantieri. S'allontana con scorrere
secco di nubi e stridere di fulmini
quest'ultimo gioco del cielo. Ancora,
e da anni, cara, ci ferma il mutarsi
degli alberi stretti dentro la cerchia
dei Navigli. Ma è sempre il nostro giorno
e sempre quel sole che se ne va
con il filo del suo raggio affettuoso.
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Non ho più ricordi, non voglio ricordare;
la memoria risale dalla morte,
la vita è senza fine. Ogni giorno
è nostro. Uno si fermerà per sempre,
e tu con me, quando ci sembri tardi.
Qui sull'argine del canale, i piedi
in altalena, come di fanciulli,
guardiamo l'acqua, i primi rami dentro
il suo colore verde che s'oscura.
E l'uomo che in silenzio s'avvicina
non nasconde un coltello fra le mani,
ma un fiore di geranio.

Vincent Van Gogh - vita e opere

mercoledì 16 settembre 2009

William Shakespeare

Risultati di Google Video per claude monet
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Se non restasse l’essenza dell’estate,
liquida prigioniera chiusa in muri di vetro,
l’effetto della bellezza sarebbe tolto con la bellezza,
sparita quella, e insieme il suo ricordo.
Ma i fiori distillati, anche se incontrano l’inverno,
non perdono che l’apparenza;
la sostanza ne vive ancora dolce.
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Non lasciare dunque
alla ruvida mano dell'inverno
deturpare in te la tua estate,
prima che ti sia distillata: profuma un'ampolla,
intesola in qualche luogo col tesoro
della bellezza
prima che essa si uccida
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- William Shakespeare, Sonetti, 5 e 6

martedì 15 settembre 2009

Emigrare è un po’ morire

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Muori alla terra che stai lasciando, alla madre che ti ha visto crescere, all’ambiente che ti ha formato, alla sposa…... Perdi l’orizzonte che hai conosciuto, i monti e le strade, le tue strade…

Emigrare è anche bello. È bello conoscere ed apprendere lingue nuove, sensazioni che si muovono in spazi diversi; strade , monti e boschi, fiumi e laghi…. volti ….che si aprono per diventano memoria.

E ami le terre avute in dono dalla vita e le strade e le piazze e nuovi ricordi, nel tempo, affollano la mente raccontati in lingue diverse dalla tua e non ci fai caso tanto ti appartengono e sono tuoi. Conosci l’inglese, apprendi il tedesco, hai fatto nuove amicizie e ti è piaciuto. Il lavoro va bene, guadagni bene e sei un giovane in grado di cogliere tutte le opportunità che si presentano … hai lasciato gli argini del borgo antico che ti ha generato … quasi dimenticato i volti e le armonie che quei volti racchiudevano.

Non per tutti e così… .

Giacomo Ceruti .

Particolarmente triste, in certe sere, il ricordo del primo e dell’ultimo distacco: il ricordo del travaglio che impose la prima decisione di partire e non conoscevi il mondo. E piangi, in segreto, il domani che ti aspetta fatto di ombre, silenzio. Sono le ombre delle paure che l’ignoto suscita in ciascuno. Vai verso un mondo che non conosci tra gente che non comprendi. Nel paese straniero l’emigrante si sente nessuno, anonimo È duro il lavoro ma più duro è vivere in mezzo a gente che non ti capisce; fra volti enigmatici che ti scrutano come sfingi e senti salire alla gola un moto di pianto e ti chiedi a che giova la tua sofferenza: .. a che serve l’attesa e l’inganno di sentirsi vivi ?Anche avendo un lavoro e un salario, anche avendo una casa e la possibilità di uno svago ti manca intorno il tuo mondo che anche tornando non potrai più ricomporre. E’ il dramma di ogni emigrato. Un dramma sofferto soprattutto la sera quando stanchi ci si getta sul giaciglio ma il sonno non viene e se viene è popolato di fantasmi. Ne hanno esperienza molti emigrati, sia quelli che hanno superato la prova sia quelli che non hanno retto e sono tornati.
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(Giovenale Nino Sassi)
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Alto Commissario Onu: violati i diritti umani dei migranti

La nave dei folli

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Navi Pillay denuncia le violazioni delle convenzioni internazionali in materia
I respingimenti in mare dei migranti, "abbandonati e respinti senza verificare in modo adeguato se stanno fuggendo da persecuzioni", violano il diritto internazionale.
È l'accusa di Navi Pillay, Alto Commissario Onu per i diritti umani, che segue quelle lanciate nei mesi scorsi dall'Unhcr.
La Pillay sostiene che "la pratica della detenzione dei migranti irregolari, della loro criminalizzazione e dei maltrattamenti nel contesto dei controlli delle frontiere deve cessare"Nel suo discorso per l'apertura della 12° sessione del Consiglio per i diritti umani parla delle morti in mare dei migranti e delle "sofferenze di quelli che vengono abbandonati al largo delle coste della Libia, di Malta e dell'Italia", ricordando il barcone di eritrei naufragato lo scorso agosto e citando anche altri episodi, avvenuti nel Golfo di Aden, nei Carabi e nell'Oceano indiano.
Secondo l'Onu oggi le navi che attraversano il Mediterraneo ignorano le suppliche d'aiuto provenienti dalle imbarcazioni in difficoltà, dando per scontato che trasportino migranti, e in molti casi le autorità fanno lo stesso lasciando queste persone in balia di stenti e pericoli "come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi".

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La nave dei folli (Bosch e Delacroix)
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(Centro di identificazione ed espulsione)
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Mi chiamo Hassan
Ho 12 anni e vengo da un paese Africano.
Un missionario comboniano, un italiano
mi ha sottratto all’esercito dei bambini che, armati
combatte e uccide la gente dei villaggi.
Avevo un mitra, mi ha dato un libro.
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Mi chiamo Hassan
e con mia madre ho attraversato il deserto
e poi il mare
ed ora sono qui, nel paese delle libertà….
qui, dove la gente ama i bambini e non uccide lo straniero
Sta scritto nella Bibbia,
il libro avuto in dono da un missionario italiano
Sta scritto li e dice…
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"Non molesterai il forestiero né lo opprimerai
perché voi siete stati forestieri in terra di Egitto”
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Io sono Hassan...
Fuggito dalla guerra e dalla fame
….e sono solo.
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( Giovenale Nino Sassi )
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Breve nota...
condivido il pensiero dell'ONU.
Non cerco, in questo periodo particolare della mia esistenza l'impegno sociale ( non me lo posso permettere: per il momento) ma, davanti al degrado della politica ... tentai di rappresentare con la poesia ''Forestieri in terra di Egitto (Centro di identificazione ed espulsione)'' il mio rifiuto della situazione che si stava generando .
Tra maggio e giugno u.s. ho dedicato alcuni post al problema delle migrazioni.
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lunedì 14 settembre 2009

Friedrich Hölderlin - Metà della vita

Camille Pissarro
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Il mezzo della vita è per l’uomo quello che per l’estate è l’anno; la stagione colma, in cui le facoltà fisiche e spirituali raggiungono il culmine dello sviluppo; è un punto oltre il quale non c’è più accrescimento e su cui già incombe l’ombra della vecchiaia, come sulla doviziosa calda estate grava il preannuncio del freddo desolato inverno.
E’ un componimento bellissimo, di rara purezza lirica, che fonda paesaggio, sentimento e simbolo in un tutto unico di grande organicità e con un senso altissimo di poesia.
Stupendo è l’inizio
( Si curva con pere dorate // e folto di rose selvagge // il paese nel lago), densa e scabra la seconda parte ( Muti e gelidi stanno // i muri), interessante la suggestiva densa notazione finale (al vento stridono banderole).
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Metà della vita
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Si curva con pere dorate
e folto di rose selvagge
il paese del lago;
e voi cigni beati
ed ebri di baci
tuffate voi il capo
nell’acqua limpida e sacra.
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Ma quando viene l’inverno,
dove trovo i fiori e dove
il lume del sole
e l’ombra della terra?
Muti e gelidi stanno
I muri, al vento
stridono banderuole.
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Riprendiamo il cammino

venerdì 11 settembre 2009

Federico García Lorca - La brezza

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La brezza

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Il poeta coglie la brezza nel suo duplice aspetto di movimento e di suono… come cosa viva, la paragona, con una immagine assai originale e suggestiva, ai lunghi capelli ondulati delle fanciulle…come suono al sussurro dell’acqua sui ciottoli dei ruscelli.
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La brezza

è ondulata
come i capelli
di certe fanciulle
come le venature
di certi vecchi marmi.
La brezza
sussurra come l'acqua
e si spande
- come un balsamo bianco –
negli àlvei dei torrenti

e sviene
all'urtare contro il duro
della montagna.
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Federico García Lorca
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giovedì 10 settembre 2009

Umberto Saba - INVERNO



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INVERNO
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È notte, inverno rovinoso. Un poco
sollevi le tendine, e guardi. Vibrano
i tuoi capelli, selvaggi, la gioia
ti dilata improvvisa l'occhio nero;
che quello che hai veduto - era un'immagine
della fine del mondo - ti conforta
l'intimo cuore, lo fa caldo e pago.
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Un uomo si avventura per un lago
di ghiaccio, sotto una lampada storta.
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UMBERTO SABA
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Ecco come lo stesso Saba illustra la lirica: ‘’ In un inverno che doveva essere quell’anno a Trieste come un’immagine della fine del mondo, Saba vede una donna (forse la pallida sognatrice di naufragi) che, affacciata alla finestra della sua casa, solleva la tendina e si gode quella notturna visione di squallore, mentre per la via un uomo si avventura per un lago // di ghiaccio, sotto una lampada storta. ’’
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Il poeta suggestivamente collega la crudezza del rovinoso inverno all’agitazione della ‘’pallida sognatrice di naufragi’, posseduta da una cieca furia di distruzione (Vibrano // i tuoi capelli selvaggi, la gioia // ti dilata improvvisa l’occhio nero)…. l ’una e l’altra egli rende con una non comune forza di rappresentazione, nei modi di un linguaggio essenziale, denso e scavante che sfrutta a fondo la carica espressiva delle parole.

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Eugenio Montale - felicità raggiunta

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Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.
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Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto di un bambino
a cui fugge il pallone tra le case.
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La felicità, anche se talvolta raggiunta, è sempre provvisoria e incerta.
Un niente può farla cadere.
Tale è il significato di questa poesia densa di immagini vive, efficaci, incisive.
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mercoledì 9 settembre 2009

11 settembre.... attacco all'occidente

Risultati illustrati per munch opere
Edvard Munch - Wikipedia
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La torre di Babele, 1563, Vienna, Kunsthistorisches Museum
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"Lasciamo che siano i fatti a parlare.
Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”.
Enzo Baldoni

Antonio Machado - La saeta

Velazquez, le opere
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La saeta
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Dijo una voz popular:
Quién me presta una escalera
para subir al madero
para quitarle los clavos
a Jesús el Nazareno?
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Oh, la saeta, el cantar
al Cristo de los gitanos
siempre con sangre en las manos
siempre por desenclavar.
Cantar del pueblo andaluz
que todas las primaveras
anda pidiendo escaleras
para subir a la cruz.
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Cantar de la tierra mí
aque echa flores
al Jesús de la agonía
y es la fe de mis mayores
!Oh, no eres tú mi cantar
no puedo cantar, ni quiero
a este Jesús del madero
sino al que anduvo en la mar!
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martedì 8 settembre 2009

Quasimodo - Neve



Francisco Goya - Wikipedia


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Scende la sera: ancora ci lasciate,

o immagini care della terra, alberi,

animali, povera gente chiusa

dentro i mantelli dei soldati, madri

dal ventre inaridito dalle lacrime.
E la neve ci illumina dai prati
come luna. Oh, questi morti. Battete
sulla fronte, battete fino al cuore.
Che urli almeno qualcuno nel silenzio
in questo cerchio bianco di sepolti.
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(Salvatore Quasimodo)


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Neve.... un esempio significativo della poesia del ''secondo'' Quasimodo. La lirica, dopo un avvio dolce e malinconico si carica di un senso di angoscia, diventa incubo che si apre al grido disperato che, in quel silenzio di morte, qualcuno levi una voce a romperlo, a dare un segno di vita.

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Il sonno della ragione genera mostri

UNGARETTI ... San Martino del Carso

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Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
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Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
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Ma nel cuore
nessuna croce manca.
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E’ il mio cuore
il paese più straziato.
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Il poeta passa, con occhi dilatati di stupore e d'angoscia tra le macerie di un villaggio distrutto dalla guerra. Dei soldati, degli amici, dei compagni di rischio neppure una traccia..... la guerra li ha come cancellati.
Ma il poeta tutti li ricorda e per ognuno di essi il suo cuore ha una ferita e una croce..... nel suo cuore appunto la guerra ha lasciato i segni più atroci.
Le sue lacrime sono perciò lacrime pietrificate... tra l'una e l'altra c'è come il vuoto di un singhiozzo represso.

lunedì 7 settembre 2009

Guillaume Apollinaire

Ferrer, "Los Aviones Negros" ( 1937 )
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Cartolina postale
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Ti scrivo all’ombra della tenda
mentre si spegne il giorno estivo
dove, fioritura abbagliante
nel tenue azzurro del cielo,
lo scoppio di una cannonata
vanisce prima di essere stato.
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Guillaume Apollinaire
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Seduto all’ombra della sua tenda, il poeta scrive ad una persona cara mentre il giorno estivo lentamente si spegne; d’un tratto nella tenue azzurrità del cielo si accende il lampo di una cannonata, che sparisce prima ancora che riesca a dare all’osservatore una chiara percezione di se ( vanisce prima d’esser stato)
Più che un’immagine la lirica è un’istantanea di guerra: la realtà che i pochi versi fermano è soffusa di silenzio – di stanco, direi, e soffuso silenzio - sfumata ed incerta, guardata con l’occhio di chi sa affidato il filo della propria esistenza al capriccio del caso.

giovedì 3 settembre 2009

Lo straniero

MARC CHAGALL
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Georges Moustaki -(Quì) Lo straniero
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CON QUESTA FACCIA DA STRANIERO
SONO SOLTANTO UN UOMO VERO
ANCHE SE A VOI NON SEMBRERA'
CON GLI OCCHI CHIARI COME IL MARE
CAPACI SOLO DI SOGNARE
MENTRE ORAMAI NON SOGNO PIU'
META' PIRATA META' ARTISTA
UN VAGABONDO UN MUSICISTA
CHE RUBA QUASI QUANTO DA'
CON QUESTA BOCCA CHE BERRA'
DA OGNI FONTANA CHE VEDRA '
E FORSE MAI SI FERMERA' ........

mercoledì 2 settembre 2009

Pensiero

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I migliori post
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’'L’umanità ha fatto molti errori. Ma per fortuna , non si è mai sbagliata su un punto… Prima o poi si è sempre ricordata dei grandi geni della letteratura, dell’arte e della filosofia. Quelli che hanno espresso la ricchezza spirituale dell’uomo’’.
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