venerdì 18 febbraio 2011

Ungaretti … il periodo milanese II

Uomo che cammina nel deserto (Marinella Albora)
.
Scrive Ungaretti :

‘’Sono nato al limite del deserto e il miraggio del deserto è il primo stimolo della mia poesia …..
E’ il deserto il primo stimolo, lo stimolo iniziale, lo stimolo che da moto poi alla poesia che può esprimere anche una diversa realtà, una realtà ubertosa, ma insomma partendo da questo nulla, da questo nulla e da questo sentimento di questo nulla sul quale non si fondano che delle illusioni che portano a perdizione. ‘’


Le dodici poesie del periodo milanese
pubblicate, via via sulla rivista futurista ‘’Lacerba’’ chiudono la fase più strettamente sperimentale della sua opera e preannunciano una lunga, fortunata avventura poetica.

‘’Agonia’’,
che in nove versi racchiude l’arsura del deserto e i suoi miraggi contiene anche un progetto di vita e di poesia ….

Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato


‘’Notte di maggio’’
dove affiora come una fitta al cuore la città dell’infanzia ….

Il cielo pone in capo
ai minareti
ghirlande di lumini


‘’Silenzio’’,

dove il ricordo della città natale Alessandria per sempre persa e per sempre ritrovata per via di poesia, diventa l’espressione di un ritorno nostalgico verso una città sospesa in una solarità radiosa che il poeta ha lasciato una sera d’estate, vedendola sparire come in un ultimo abbraccio di luci.

Conosco una città
che ogni giorno s’empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limio
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell’aria torbida
sospesi.

giovedì 17 febbraio 2011

Edgar Lee Masters - Il violinista Jones



La terra emana una vibrazione
là nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente scopre che sai suonare,
ebbene, suonare ti tocca per tutta la vita.
Che cosa vedi, un raccolto di trifoglio?
O un prato da attraversare per arrivare al fiume?
Il vento è nel granturco; tu ti freghi le mani
per i buoi ora pronti per il mercato;
oppure senti il fruscio delle gonne.
Come le ragazze quando ballano nel Boschetto.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un vortice di foglie significavano disastrosa siccità;
Per me somigliavano a Sammy Testarossa
che danzava al motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare i miei quaranta acri
per non parlare di acquistarne altri,
con una ridda di corni, fagotti e ottavini
agitata nella mia testa da corvi e pettirossi
e il cigolìo di un mulino a vento - solo questo?
E io non iniziai mai ad arare in vita mia
senza che qualcuno si fermasse per strada
e mi portasse via per un ballo o un picnic.
Finii con quaranta acri;
finii con una viola rotta -
e una risata spezzata, e mille ricordi,
e nemmeno un rimpianto.
.
.
.
Il dipinto è di Marc Chagall .....
Chagall nei suoi lavori si ispirava alla vita popolare della Russia europea e ritrasse numerosi episodi biblici che rispecchiano la sua cultura giudaica. Negli anni sessanta e settanta, si occupò di progetti su larga scala che coinvolgevano aree pubbliche e importanti edifici religiosi e civili.

Le opere di Chagall si inseriscono in diverse categorie dell'arte contemporanea: prese parte ai movimenti parigini che precedettero
la prima guerra mondiale e venne coinvolto nelle avanguardie. Tuttavia, rimase sempre ai margini di questi movimenti, compresi il cubismo e il fauvismo. Fu molto vicino alla Scuola di Parigi e ai suoi esponenti, come Amedeo Modigliani.

I suoi dipinti sono ricchi di riferimenti alla sua infanzia, anche se spesso preferì tralasciare i periodi più difficili. Riuscì a comunicare felicità e ottimismo tramite la scelta di colori vivaci e brillanti. Il mondo di Chagall era colorato, come se fosse visto attraverso una vetrata di una chiesa.

Marc Chagall si è occupato anche di Mailart vedi volume "Il recupero della memoria" del milanese Eraldo Di Vita.
(Fonte Wikipedia)

mercoledì 16 febbraio 2011

Emily Dickinson .... Bussava il vento .....


Bussava il vento come un uomo stanco.
Io, padrona di casa,
“Entra” gli dissi audace, ed entrò allora
nella mia stanza

un ospite veloce, senza piedi:
dirgli di accomodarsi
sarebbe stato assurdo come offrire
una poltrona all’aria.

Era senz’ossa, e perciò inafferrabile.
La sua favella era simile all’empito
di uccelli senza numero, che cantassero insieme
in un cespuglio celestiale.

Il suo volto era un’onda,
le sue dita al passare
lasciavano sfuggire un suono, come
un alitare tremulo su un vetro.

Sempre in moto mi fece la sua visita;
e poi, timidamente,
bussò di nuovo – con agitazione -
e mi ritrovai sola.



La Dickinson è un poeta straordinario…Straordinari sono il suo senso della natura, la sua capacità di distillare “un senso sorprendente da ordinari significati, essenze così immense da specie familiari”, l’evocazione di metafore e di simboli senza affettazione o ricerca dell’effetto.

Il linguaggio della Dickinson è scarno, conciso, ellittico, ma di una intensità ineguagliabile, e mai come in questo caso la traduzione deve tradire la lettera per provare ad avvicinarsi al nucleo vibrante ed indicibile dei versi.




I dipinti sono di Iman Maleki


Cenni Biografici

Iman Maleki è nato a Teheran nel 1976. Attratto dall'arte fin da giovanissimo, ha iniziato a dipingere all'età di 15 anni, sotto la guida del suo primo ed unico maestro, Morteza Katouzian, considerato il più grande pittore realista iraniano.
Le sue opere sono caratterizzate da uno straordinario realismo, da un'espressività nitida, senza veli, che getta uno sguardo quasi fotografico sul suo Paese, ora celebrandone il glorioso passato, ora catturando attimi di odierna quotidianità.

lunedì 14 febbraio 2011

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?... Questioni di ieri e di oggi



Cicerone, Orazione I contro Catilina….

Fino a quando, Catilina, continuerai ad abusare della nostra pazienza?
Per quanto tempo ancora il tuo folle comportamento si farà beffe di noi?
Fino a che punto si scatenerà questa tua temerità che non conosce freno?

Non ti fanno nessuna impressione ne il reparto armato che di notte presidia il Palatino, né le pattuglie che svolgono servizio di ronda in città, né l'ansiosa preoccupazione del popolo, né il concorde accorrere di tutti i buoni cittadini, né questa sede così ben fortificata per la seduta del senato, ne l'espressione del volto dei presenti?Non t'accorgi che le tue trame sono palesi?
Non vedi che la tua congiura, conosciuta com'è da tutti i presenti, è ormai tenuta strettamente sotto controllo?
Chi di noi, a tuo avviso, ignora cos'hai fatto la notte scorsa e quella precedente, dove sei stato, chi hai convocato, che decisione hai presa?

[ .... .... .... ] ….. tu sei stato capace non solo di non tenere in nessun conto ne leggi ne giustizia, ma pure di sovvertirle e distruggerle. Ora, i tuoi misfatti precedenti, per quanto assolutamente insopportabili, pure li ho sopportati così come ho potuto; ma che adesso io debba vivere ….. nel terrore solo per causa tua, che ad ogni stormir di foglia si debba temer Catilina, che evidentemente non sia possibile ordire nessuna trama ai miei danni che sia indipendente dalla tua delittuosa attività, questo è assolutamente insopportabile.

Vattene dunque e liberami da questo timore: per non soccombere, se è fondato; per cessare una buona volta per tutte di temere, se è privo di qualunque fondamento.

domenica 13 febbraio 2011

Trilussa - ER GATTO AVVOCATO



ER GATTO AVVOCATO
di Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salusri,
(Roma, 26.10.1871 - 21.12.1950)


La cosa annò così. La Tartaruga,
mentre cercava un posto più sicuro
pe' magnasse una foja de lattuga,
j'amancò un piede e cascò giù dar muro:
e, quer ch'è peggio, ne la scivolata
rimase co' la casa arivortata.
-
Allora chiese ajuto a la Cagnola;
dice: - Se me rimetti in posizzione
t'arigalo, in compenso, una braciola
che ciò riposa a casa der padrone.
Alccetti? - Alccetto. - E quella, in bona fede,
co' du' zampate l'arimise in piede.
-
Poi chiese: - E la braciola? - Dice : - Quale?
- Ah! - dice - mò te butti a Santa Nega!
T'ammascheri da tonta! È naturale!
Ma c'è bona giustizzia che te frega!
Mò chiamo er Gatto, j'aricconto tutto,
e te levo la sete cor presciutto! -
-
Er Gatto, che faceva l'avvocato,
intese er fatto e j'arispose: - Penso
che è un tasto un pochettino delicato,
perché c'è la questione der compenso:
e in certi casi, come dice Orazzio,
promissio boni viri est obbligazzio.
-
Ma prima ch'io decida, è necessario
che la bestia medesima sia messa
co' la casa vortata a l'incontrario
Finché nun riconferma la promessa,
pe' stabilì s'è un metodo ch'addopra
solo quanno se trova sottosopra. -
-
Così fu fatto. Er Micio disse : - Spero
che la braciola veramente esista... -
La Tartaruga je rispose : - E' vero!
Sta accosto a la gratticola... L'ho vista.
- Va bene, - disse er Gatto - nu' ne dubbito:
mò faccio un soprallogo e torno subbito. -
E ritornò, defatti, verso sera.

- Avemo vinto! - disse a la criente.
Dice - Davvero? E la braciola? - C'era...
ma m'è rimasto l'osso solamente,
perché la carne l'ho finita adesso
pe' sostené le spese der processo.



(I dipinti sono di Georges Seraut )

sabato 12 febbraio 2011

Ungaretti … il periodo milanese (I)



Ungaretti lascia la capitale francese nel 1914 e si trasferisce in Italia dove incalzano avvenimenti drammatici : la prima guerra mondiale batte alle porte.
L’anarchismo innato e lo spirito ribelle fanno di lui un acceso interventista convinto che la guerra, quella guerra, sia inevitabile…
A Milano dove abiterà per qualche tempo presso un’affittacamere dalle parti del cimitero Monumentale e dove per vivere insegnerà francese, trascorre intere notti a passeggiare con il pittore
Carlo Carrà.
Scopre l’esistenza e la consistenza della ''nebbia'' che annulla il paesaggio e fa da sfondo alle dodici poesie milanesi pubblicate, via via sulla rivista futurista ‘’Lacerba’’ fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici nel 1913, in seguito riunite nella sezione dell’Allegria intitolata
Ultime





Dopo la nebbia
Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo






la vicinanza del cimitero richiama alla sua mente Moammed Sceab, l’amico arabo

anche le tombe sono scomparse
spazio nero infinito calato
da questo balcone
al cimitero
mi è venuto a ritrovare
il mio compagno arabo
che s’è ucciso l’altra sera
rifà giorno
tornano le tombe
appiattate nel verde tetro
delle ultime oscurità
nel verde torbido
del primo chiaro

Il ricordo di Alessandria gli detta i versi di Levante, una delle liriche più intrise di autobiografismo di questa prima fase creativa , attraversata e quasi ferita da visioni e sensazioni provate durante il viaggio per mare dall’Egitto verso l’Italia….
La linea
vaporosa muore
al lontano cerchio del cielo
Picchi di tacchi picchi di mani
e il clarino ghirigori striduli
e il mare è cenerino
trema dolce inquieto
come un piccione
A poppa emigranti soriani ballano
A prua un giovane è solo
Di sabato sera a quest’ora
Ebrei
laggiù
portano via
i loro morti
nell’imbuto di chiocciola
tentennamenti
dei vicoli
di lumi
Confusa acqua
come il chiasso di poppa che odo
dentro l’ombra
del
sonno
Alessandria, il deserto, i paesaggi dell’Africa gremiscono le poesie di Ultime ed è naturale per chi, come Ungaretti affonda le in quei luoghi le sue radici….‘’Sono nato al limite del deserto e il miraggio del deserto e il miraggio del deserto è il primo stimolo della mia poesia ….. ‘’


(I dipinti sono di Carlo Carrà)

domenica 6 febbraio 2011

Edward Hopper


Edward Hopper (Nyack, 22 luglio 1882 – New York, 15 maggio 1967) è stato un pittore statunitense famoso soprattutto per i suoi ritratti della solitudine nella vita americana contemporanea.


Hopper nasce a Nyack da Garret Henry e da Elisabeth Griffiths Smith. Edward già dall'età di 5 anni dimostra una spiccata abilità nel disegno. I suoi genitori, scoperta questa dote, lo incoraggiano facendogli leggere riviste e libri sull'arte. Nel 1895 dipinge il suo primo quadro dove mostra uno spiccato interesse verso le navi e tutto ciò che è legato ad esse.

Gli inizi

Nato a Nyack, piccola cittadina sul fiume Hudson da una colta famiglia borghese americana, Hopper entra nel 1900 alla New York So Art. Nell'istituto si trova fianco a fianco con altri futuri protagonisti della scena artistica americana dei primi anni cinquanta: Guy Pène du Bois, Rockwell Kent, Eugene Speicher e George Bellows. Importante per la sua formazione e crescita, però, è il contatto con tre insegnanti della scuola: William Merrit Chase, che lo avrebbe incitato a studiare. Il suo primo impiego è come illustratore pubblicitario per la C. Phillips & Company.


I viaggi all'estero

Nel 1906 si reca per la prima volta in Europa, visitando Parigi, dove sperimenterà un linguaggio formale vicino a quello degli impressionisti, e proseguendo poi, nel 1907, per Londra, Berlino e Bruxelles.

Lo stile personale ed inconfondibile, formato da precise scelte espressive, emerge e si forma nel 1909, quando decide di tornare a Parigi per sei mesi, dipingendo a Saint-Germain-des-Prés e a Fontainebleau.

La sua pittura predilige un particolare e ricercato gioco di luci e ombre, la descrizione di interni, imparata da Degas e perfezionata durante il suo terzo e ultimo viaggio all'estero, a Parigi e in Spagna nel 1910, e il tema centrale della solitudine.

Mentre in Europa prendevano piede il fauvismo, il cubismo e l'astrattismo, Hopper viene attratto per lo più da Manet, Pissarro, Monet, Sisley, Courbet, Daumier, Toulouse-Lautrec e dal più antico Goya.

Il ritorno in patria

Tornato stabilmente negli Stati Uniti, che non lascerà più, Hopper abbandona le nostalgie europee che lo avevano influenzato sino a quel momento, ed inizia ad elaborare soggetti legati alla vita quotidiana americana, modellando il suo stile alla vita di tutti i giorni. Tra i soggetti cui si dedica vi sono soprattutto la rappresentazione di immagini urbane di New York e delle scogliere e spiagge del vicino New England.

Nel 1918 è uno dei primi membri del Whitney Studio Club, il più vitale centro per gli artisti indipendenti dell'epoca.

Tra il 1915 ed il 1923 abbandona temporaneamente la pittura, dedicandosi a nuove forme espressive come l'incisione, eseguendo puntesecche e acqueforti, grazie alle quali otterrà numerosi premi e riconoscimenti, anche dalla prestigiosa National Academy of Design.
In questo edificio adiacente il Washington Square Park di New York, si trovava lo studio di Hopper

Il successo

Il successo ottenuto con una mostra di acquerelli (1923) e con un'altra di dipinti (1924) contribuiscono a fare di Hopper il caposcuola dei realisti che dipingevano la "scena americana".

La sua evocativa vocazione artistica si rivolge sempre più verso un forte realismo, che risulta la sintesi della visione figurativa combinata con il sentimento struggente e poetico che Hopper percepisce nei suoi soggetti. Diceva: "non dipingo quello che vedo, ma quello che provo".

Predilige immagini urbane o rurali, immerse nel silenzio; i suoi spazi sono reali ma in essi c'è qualcosa di metafisico (senza alcun accostamento alla corrente italiana), che comunica allo spettatore un forte senso di inquietudine. La composizione dei quadri è talora geometrizzante, sofisticato il gioco delle luci fredde, taglienti e volutamente "artificiali", sintetici i dettagli. La scena è spesso deserta; raramente vi è più di una figura umana, e quando ve ne è più di una, sembra emergere una drammatica estraneità e incomunicabilità tra i soggetti che ne accentua la dolorosa solitudine. Di lui è stato detto che sapeva "dipingere il silenzio". Hopper utilizzò composizioni e tagli fotografici simili a quelli degli impressionisti, che aveva visto dal vero, come si è detto, a Parigi all'inizio del Novecento, ma di fatto il suo stile fu personalissimo e imitato a sua volta da cineasti e fotografi.

Nel 1937 Hopper acquista una casa a Truro (Massachusetts), nella penisola di Cape Cod, dove da allora iniziò a passare regolarmente i mesi estivi. Il paesaggio di Cape Cod, con le sue dune, case e fari, si ritrova in molti suoi dipinti, come The House on The Hill, Cape Cod Evening o Cape Cod Morning.

Nel 1933 il Museum of Modern Art di New York gli dedica la prima retrospettiva e il Whitney Museum of American Art, la seconda nel 1950.

Hopper muore a 85 anni il 15 maggio 1967 nel suo studio nel centro di New York. Oggi è considerato uno dei grandi maestri americani, citato in qualche caso come precursore della Pop Art .

Fonte Wikipedia, l'enciclopedia libera.


mercoledì 2 febbraio 2011

Jan Vermeer



L'opera è firmata "IV Meer"; la firma fu svelata dopo un restauro eseguito nel 1901, quando il dipinto apparteneva a due mercanti londinesi.
Il soggetto dell'opera è l'episodio evangelico che narra la visita di Gesù nell'abitazione di Marta di Betania e della sorella Maria. Nel Vangelo secondo Luca 10,38-42 si narra di come le due sorelle accolgano Gesù in casa, ma mentre Marta si occupa delle faccende domestiche, Maria si siede ad ascoltare la parola di Gesù. Marta se ne lamenta con Gesù, ma questi le risponde: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».
Si tratta di una delle poche tele di Vermeer a carattere religioso, dato che l'artista è il pittore della "pelle" delle cose, più che della spiritualità. Vermeer si convertirà al cattolicesimo poco prima della sua morte.


Raffigura una fanciulla volta di tre quarti colpisce in particolar modo l'espressione estatica, assolutamente languida ed ammaliante (secondo alcuni carica anche di un innocente erotismo), dello sguardo della giovane modella: sembra sia stato lo stesso Vermeer a chiedere alla ragazza, posta di fronte alla grande finestra illuminata dalla luce naturale del suo atelier, di voltare il capo più volte lentamente, tenendo socchiuse le labbra per produrre questo effetto.
La suggestiva leggenda che circonda questo quadro – e che colora con una punta di sentimentalismo la biografia di un grande pittore del quale si sa tuttora ben poco, e che poco ha lasciato: una trentina di dipinti in tutto e tutti di piccole dimensioni – è stata rievocata nel 2003 per il cinema da un film dal titolo La ragazza con l'orecchino di perla, interpretato dall'attrice Scarlett Johansson ed ispirato al romanzo omonimo della scrittrice Tracy Chevalier.

(fonte Wilkipedia)

domenica 30 gennaio 2011

para el ojo de fuego

Destinatario sconosciuto

Notte del 29 – 30 gennaio 2011

La notte è lunga... abito nel centro storico della città... case che si susseguono tra vie strette e vicoli. Strade che salgono veloci verso l'acropoli e scendono.
Non si dorme ! l'Amministrazione Comunale ha consentito l'apertura di un Centro Culturale che è una discoteca. Decibel sparati e vetri che tremano... ed io non dormo.
Ho chiamato i carabinieri, mi sono appellato alla legge 447 / 95 - Legge quadro sull'inquinamento acustico -


L'intervento ha sortito l'effetto sperato ma ormai non si dorme.

Che fare ?



Mia madre lentamente muore e noi impotenti
Impotenti sembrano le nostre preghiere
le lacrime dentro
la speranza.

E' la vita ! mi dico…


Lascio al tempo di scorrere e non scrivo.
La testa è impagliata di niente.
Leggo i giornali, ascolto il TG news della RAI ... la mia generazione lascia ai giovani una società confusa e corrotta. Sarà difficile ricominciare. Riuscirete a scusarci ?
Non temo per me... io ho lottato per il bene. Ho perso, ho vinto ...Non so !.
I giovani del Maghreb sono in rivolta. Cadono i despoti...
L'Egitto è in fiamme. Il futuro è incerto.

Che fare ?
non resta che riprendere la penna e scrivere come a vent'anni ...'' La gente non mangia l'odore del pane''


I dipinti sono di Jean Fouquet,
un pittore e miniatore francese, massimo rappresentante della pittura del suo paese nel XV secolo.

venerdì 28 gennaio 2011




Ungaretti dice una cosa meravigliosa: ogni poesia contiene un segreto...
E' vero !
Grazie Rosalba per la segnalazione

Ungaretti - periodo parigino (II)



A Parigi, nel salotto dello scrittore Elémir Bourges, Ungaretti conosce Marcel Proust. Ma decisivo è per lui l’incontro con Gaullaume Apollinaire, il poeta dei Calligrammi , che abita al Boulevard Saint – Germain , sopra il Cafè de Flore, suo regno, dove ogni sera si riuniscono intellettuali e artisti.

Apollinaire è un punto di riferimento essenziale per tutte le avanguardie artistiche. Legato a Picasso, Braque e Henri Rousseau, aderisce al futurismo e redige un manifesto, L’antitradizione futurista , dove sostiene la necessità di rinnovare le tecniche e i ritmi, e di puntare sull’intuizione e su un ‘’linguaggio veloce caratteristico impressionante cantato fischiato o corso ‘’. I giochi grafici, il simultaneismo delle immagini, il poème – conversation , con la riproduzione di brandelli di dialoghi, sono solo alcune delle novità introdotte da questo poeta nell’arte del Novecento.
La poesia da lui concepita come libertà assoluta può accogliere qualsiasi soggetto e rappresentare simultaneamente molte cose come avviene nelle colonne dei giornali o nei film.
In Calligrammi, pubblicati nel 1918 con il sottotitolo ‘’Poesie della pace e della guerra’’, Apollinaire esplicita il suo gusto sperimentale creando esempi bellissimi di poesia visiva, dove le parole, disposte in linee verticali, spezzate e curve, si allargano a formare raggi e disegnano, con accostamenti liberi, figure astratte: specchio, pioggia, mandolino, geto d’acqua.
La poesia sconfina nella tecnologia e la scrittura diventa automatica, casuale.
Con questo artista geniale, Ungaretti istaura fin dal primo momento un rapporto di amicizia fondato sulle comuni origini italiane e su significative affinità di pensiero e letterarie



Parigi nell’itinerario esistenziale di Ungaretti significa l’assimilazione di una cultura vitale, la presa di coscienza delle sperimentazioni in atto che tanto lo attraevano, l’attenzione a tendenze artistiche che lasceranno il segno, la scoperta, forse, della propria vocazione di poeta.
Ma Parigi è anche la città ‘’straniera’’ in cui l’antico compagno di studi Moammed Sceab si toglie la vita nel 1913, nell’alberghetto di una piccola via che sbocca proprio davanti alla Sorbona.A lui Ungaretti dedicherà la poesia In memoria su cui si apre, non casualmente la sua prima raccolta di versi, Il porto sepolto:


IN MEMORIA
Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
Di emiri di nomadi
Suicida
Perché non aveva più
Patria

Amò la Francia
E mutò nome

Fu Marcel
Ma non era Francese
E non sapeva più
Vivere
Nella tenda dei suoi
Dove si ascoltava la cantilena
Del Corano
Gustando un caffè

E non sapeva
Sciogliere
Il canto
Del suo abbandono

L’ho accompagnato
Insieme alla padrona dell’albergo
Dove abitavamo
A Parigi
Dal numero 5 della rue des Carmes
Appassito vicolo in discesa

Riposa
Nel camposanto d’Ivry
Sobborgo che pare
Sempre
In una giornata
Di una
Decomposta fiera

E forse io solo
So ancora
Che visse

giovedì 27 gennaio 2011

Levi, Primo - Se questo è un uomo, poesia



Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.



Primo Levi, nato a Torino nel 1919, laureato in chimica, fu deportato ad Auschwitz ai promi del '44 con gli altri ebrei italiani del campo di concentramento di Fossoli, nel Modenese... morì nel 1987.
La mostruosa esperienza del Lager nazista, chiamato campo di lavoro [ ARBEIT MACHT FREI (il lavoro rende liberi). ] ma in realtà campo di sterminio, gli ispirò Se questo è un uomo (1947), uno dei libri più notevoli della letteratura europea ispirata ai campi di concentramento.
La sua forza sta nell'assenza di ogni indugio descrittivo, di ogni abbandono emotivo, persino di ogni rancore e di ogni protesta nei confronti di quella che è stata la pagina più atroce e vergognosa della storia della Germania moderna.
Levi, mi riferisco soprattutto al romanzo, è un narratore sobrio, asciutto che lascia parlare i fatti...egli vuol essere soltanto uno dei pochi superstiti che sente il dovere di dare testimonianza di ciò che avvenne.

giovedì 20 gennaio 2011

Giovanni Paolo II - CAVA DI PIETRA



Non era solo
. 
I muscoli che alzavano la mazza,
gonfi di energia, lo innestavano
in una folla immensa.

Durò sinchè i suoi piedi
calcarono la terra.

Poi una pietra
gli frantumò le tempie,
gli spezzò le fibre del cuore.

Raccolsero il suo corpo, lo portarono
via in una lunga fila silenziosa.

Da lui grondava ancora la fatica,
i torti subiti.

Loro vestiti con le tute grigie,
le scarpe grosse nel fango,
erano il simbolo di tutto ciò che deve
cambiare nella situazione dell’uomo.

Il tempo si fermò sui contagiri,
le lancette scattarono
precipitando sullo zero.

La pietra bianca si avvinghiò al suo essere,
fece di lui stesso una pietra.

Chi toglierà la pietra dal suo corpo?
Chi crescerà di nuovo
pensieri fra le tempie fracassate?
Così si sgretola l’intonaco sui muri.

Lo stesero in silenzio
sopra un mucchio di ghiaia.
Venne affranta la moglie, venne
il figlio da scuola.

Fino a quando?
Deve passare ad altri la sua collera.
Essa era vista in lui
ad un amore suo, ad una
verità tutta sua.

Possono le generazioni utilizzarla
soltanto come pietra, privarlo del
suo significato autentico?

E di nuovo rimossero la ghiaia.
Il carrello riprese
a muoversi, tra i fiori.
La sega elettrica incise
nuovamente la cava.

Ma il compagno si porta via con lui
la struttura più intima del mondo.

Esploderà l’amore finalmente,
un giorno,
quanto più alimentato
dall’ira dell’oppresso.

.
 Karol Wojtyla 
.
Scritta da Sua Santità Giovanni Paolo II in
occasione di un incidente mortale sul lavoro, avvenuto
nella cava di calcare in cui aveva lavorato come manovale
dal 1940 al 1944.

mercoledì 19 gennaio 2011

Ungaretti - periodo parigino ( I )

Picasso - periodo blu

Nella capitale europea della cultura frequentava assiduamente l’avanguardia artistica internazionale che in quel periodo era molto attiva; segue alla Sorbona le lezioni del medievalista Joseph Bédier e al Collège de France i corsi liberi, sempre affollatissimi, del filosofo Henri Bergson . Dirà più tardi di aver imparato molto
Braque - porto
''dalle sue lezioni, lezioni che erano chiare, ma non poi così tanto come si dice. Si dice che erano acqua trasparente, cristallo, ma c’era sempre qualche cosa che si sviluppava, che era estremamente seducente, che era assai difficile da penetrare fino in fondo… Io credo che la mia poesia abbia un grosso debito verso di lui. Fu attraverso quelle lezioni che si precisò in me il sentimento del tempo''.



Umberto Boccioni
 
A Parigi Ungaretti frequenta i caffè di Montparnasse e del Fauourg Saint-Germain tra cui la Closerie des Lilas e ha modo di conoscere i pittori Braque, Lèger, Picasso, Boccioni. Per risparmiare a volte si reca in una piccola trattoria, quella della mére Rosalie, in Rue Dorian. Qui conosce Modigliani.

mercoledì 12 gennaio 2011

"Figlio mio, lascia questo Paese" di PIER LUIGI CELLI


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.


Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.


Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito.
Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre
L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

(
30 novembre 2009) LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito

Fonte _Repubblica.it

venerdì 7 gennaio 2011

La Costituzione della Repubblica Italiana : i primi 12 articoli


Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. [3]

Art. 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

sabato 1 gennaio 2011

PROSIT !

Salmo 142(143) (Invocazione) e il Vangelo del giorno illustrato da Marc Chagall

Signore, ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio alla mia supplica, tu che sei fedele, e per la tua giustizia rispondimi.
Non chiamare in giudizio il tuo servo: nessun vivente davanti a te è giusto.
Il nemico mi perseguita, calpesta a terra la mia vita, mi ha relegato nelle tenebre come i morti da gran tempo.
In me languisce il mio spirito, si agghiaccia il mio cuore.
Ricordo i giorni antichi, ripenso a tutte le tue opere, medito sui tuoi prodigi.
A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra riarsa.
Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito.
Non nascondermi il tuo volto, perchè non sia come chi scende nella fossa.
Al mattino fammi sentire la tua grazia, poichè in te confido.
Fammi conoscere la strada da percorrere, perchè a te si innaloza l'anima mia.
Salvami dai miei nemici, Signore, a te mi affido.
Insegnami a compiere il tuo volere, perchè sei tu il mio Dio.
Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana.
Per il tuo nome, Signore, fammi vivere, liberami dall'angosdcia, per la tua giustizia.
Per la tua fedeltà disperdi i miei nemici, fà perire chi mi opprime, poichè io sono tuo servo.




VANGELO DEL GIORNO

Libro dei Numeri 6,22-27.



Il Signore aggiunse a Mosè:
"Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro:
Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò".



Marc CHAGALL
Salmi 67(66),2-3.5.6.8
.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza.
Esultino le genti e si rallegrino, perché giudichi i popoli con giustizia, governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti.
ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.

Marc CHAGALL


Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 4,4-7.

Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge,
per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli.
E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!
Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.




Marc CHAGALL – Sopra Vitebsk

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,16-21.

Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.
Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

giovedì 30 dicembre 2010

Raffaello Sanzio


Lucius Annaeus Seneca - La vecchiaia


Cézanne
Poco tempo fa
dicevo che ero in vista della vecchiaia,
ora temo di essermela già lasciata alle spalle.
A questi miei anni
e certo a questo mio corpo
conviene ormai un altro nome
poiché la vecchiaia è un nome
che si addice a un'età stanca
ma non sfinita:
annoverami pure tra gli uomini
sopravvissuti a se stessi.
Ti dirò
tuttavia
che sono grato a me stesso
nell'animo non sento i danni dell'età
come li avverto nel corpo.
Soltanto i vizi e i loro servitori
sono invecchiati
l'animo è forte
e si compiace
di non avere molto a che fare con il corpo
ha ormai deposto gran parte del suo peso
e nel grande giardino della vita
non dimenticare mai
che anche la vecchiaia è un fiore
gradito
utile
desiderabile
fosse anche solo per qualcuno.

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale ...



Era la sera di Natale racconta il maestro Grubber: “la piccola Chiesa dominava con la sua torre campanaria gli innevati tetti dell’abitato circostante, come una gallina che protegge i suoi pulcini.
Nella canonica il giovane sacerdote Josef ...Moor, di solo 26 anni, ripassava il Vangelo preparando l’omelia di quella notte. Un bussare alla porta rompe il silenzio. E’ una contadina che chiama il Parroco perché visiti un bambino nato in quella notte. Senza indugio, il sacerdote lascia il calore della sua casa e dopo una faticosa camminata in montagna giunge alla umile baita dove era nato il bambino.
Appena di ritorno, solo, solo, illuminato dal tenue chiarore delle stelle che si riflette sulla bianca coltre di neve, il Padre Moor medita sulla scena che ha appena visto.
Quel bambino, quella famiglia di contadini, quella umile casetta lo hanno impressionato.
Gli ricordano un altro bambino, un altro matrimonio, un’altra casetta in Betlemme di Giudea. Dopo la Messa di Mezzanotte padre Moor, poiché non riusciva a dormire, compose un poema che terminò scrivendo il testo di Stille Nacht.

***
Stille Nacht, heilige-Nacht (notte silenziosa, notte santa)... Così comincia il più tenero dei canti natalizi. La sua melodia esprime con proprietà la unzione della Natività di un tempo, quando al centro delle commemorazioni vi era la Sacra Famiglia, gli angeli, i Magi e i pastori.

La Natività secondo Botticelli, Caravaggio, Guido Reni, Barocci , Lotto

Botticelli

 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta


Caravaggio

Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 



Guido Reni
   Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.


Barocci

Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». 

Lorenzo Lotto



martedì 21 dicembre 2010

Sylvia Plath -


IO SONO VERTICALE

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un'aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.

Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.


AUGURI !!!


(Per gli auguri utilizzo un testo scritto in passato. Qualcosa è cambiato, molto è cambiato … restano Pereira, la solitudine, il sogno.... la speranza !)

......................................................................***


La nebbia bagna le strade e i vicoli stretti che ogni mattina percorro per raggiungere la radio.
Salgo a piedi e scendo.
Attraverso la piazza, passo davanti al tribunale e raggiungo l’edicola.
Gli stessi passi ogni giorno, ogni mattina.
L’umidità entra nelle ossa e mette disagio. Il cardiologo, che ho sentito nel pomeriggio di ieri dice che sto bene, che posso allenarmi per la maratona di New York.
A me non risulta e riprendo le mie strade e i vicoli bagnati, umidi di nebbia.
A casa accendo il camino e riprendo la lettura di “Sostiene Pereira”…. Lisbona, agosto del 1938, la solitudine, il sogno .
E’ veramente bello. Bravo Tabucchi.
Leggo, apro la mente al sogno delle parole che seguono i pensieri e subito mi ritrovo.
Sento dentro il bambino e le sue fantasie, scorro le pagine, mi fermo, sospendo la lettura e lascio vivere i pensieri, immagino Marta ……una via di uscita…
Questo Pereira un po’ mi somiglia….
Vorrei andare a Lisboa e poi a Fatima, lo desidero da tanto.
Apro il PC e una grandine di mail accende la sera.

Auguri ! Auguri !


Auguri di amici che non vedo da anni donano luce al mistero del Natale consegnando la memoria e l’immagine del tempo che passa.
In umiltà aggiungo i miei pensieri ...

….. Che la rievocazione della discesa del Figlio di Dio sulla terra sia per tutti fonte di gioia e di speranza per ogni giorno della vita.
Felicità, salute e pace. Parole d’amore accendano i giorni … tutti i giorni… ad Multos Annos !

Giovenale Nino Sassi









domenica 19 dicembre 2010



Arrivo, accendo il camino, mi accomodo sul divano
e passo ore interminabili guardando in silenzio
le fiamme, immerso in una bruma di sentimenti ai quali
non riesco a dar voce.
É qui dove sento con più crudezza che mai potrò dare
espressione alla profondità della mia anima.




Miguel Torga - http://it.wikipedia.org/wiki/Miguel_Torga