Emigrare è anche bello. È bello conoscere ed apprendere lingue nuove, sensazioni che si muovono in spazi diversi; strade , monti e boschi, fiumi e laghi.. volti ..che si aprono per diventare memoria.E ami le terre avute in dono dalla vita e le strade e le piazze e nuovi ricordi, nel tempo, affollano la mente raccontati in lingue diverse dalla tua e non ci fai caso tanto ti appartengono e sono tuoi.Conosci l’inglese, apprendi il tedesco, hai fatto nuove amicizie e ti è piaciuto. Diritti riservati
giovedì 24 febbraio 2011
LIBIA
Abbiamo la possibilità, unica in questo tempo egoista e stanco, di portare speranza, amicizia, tolleranza, futuro agli uomini e alle donne vittime delle guerre che ormai sempre più numerose devastano i confini dell’occidente.
E ci riguardano !
Abbiamo la possibilità di meritare la fiducia di popoli troppo a lungo ristretti nell’assenza di libertà.
Abbiamo la possibilità di elaborare politiche coraggiose e illuminate .
Abbiamo la possibilità di scacciare la paura e vincere il niente che avvolge i giorni…
Abbiamo la possibilità di vedere nell’altro, nel diverso da noi una opportunità….
Abbiamo la possibilità di guidare il ricominciamento del lavoro e dell’economia
Abbiamo la possibilità di riscoprire i vantaggi della solidarietà tra gli uomini
Abbiamo la possibilità di riscoprire tutto ciò che è veramente vero, buono, giusto, … che poi è tutto ciò che è veramente bello
lunedì 21 febbraio 2011
Eccomi quì !

Eccomi qui,
la testa consumata da venti
al caldo di un camino che brucia pensieri.
Parole come fumo cercano il cielo.
Il giovane studia e prepara il futuro
Per cosa poi, ha smarrito il senso.
Non alza le tende ,
non c’è di meglio …
Una generazione ha dato e poi tolto.
Più nulla...
nelle mani degli economisti
quello che resta dei fallimenti.
Sui davanzali gerani rossi
della casa in rovina…
L’ebreo cantava al tramonto
la terra
lungo la Limat in un qualche Tea Room di Zurigo.
''Wenn ich rufe, erhòre mich , Gott, du mein Retter
Du hast mir Raum gescaffen, als mir angst war
Sei mir gnàdig, und hòr auf mein Flehen ! ''
Canta ora l’arabo lungo i vicoli
della città che racconta storia;
pietre alzate, abbattute e nuovamente alzate
e torri come bastioni sui fianchi della collina.
È nenia di colori, un quasi lamento
e non mi appartiene.
La fanciulla porta il velo.
Ho combattuto agitando la spada ...
GSN ...
Per interpretare e raccontare me stesso scelgo Vincent van Gogh .... ritratto del dottor Gachet, (1890)
Per raccontare il nostro tempo confuso e incerto ho scelto un bellissimo dipinto di Hieronymus Bosch ... la nave dei folli...
.... La nave dei folli è un'opera satirica pubblicata nel 1494 a Basilea da Sebastian Brant,un teologo conservatore tedesco. ( Der Narrenspiegel, das groß Narrenschiff ).
Sono, quelli di Brant, anni incerti e confusi premessa di successivi grandi cambiamenti.
E' il tempo di Erasmo da Rotterdam e del celebre Elogio della follia
A proposito della follia e della nave dei folli Michel Foucault scrive...
« Perché si vede sorgere d'un tratto la sagoma della nave dei folli, e il suo equipaggio insensato che invade i paesaggi più familiari? Perché, dalla vecchia alleanza dell'acqua con la follia, è nata un giorno, e proprio quel giorno, questa barca?
[…]
La follia e il folle diventano personaggi importanti nella loro ambiguità: minaccia e derisione, vertiginosa irragionevolezza del mondo, e meschino ridicolo degli uomini. »

venerdì 18 febbraio 2011
Francesco Gaeta
Si, vi lascio vecchie mura,
dove un po’ del cuore mio
con un tenero desio
attaccato resterà
E vi lascio che ancor dura
Primavera, tra la festa
Delle rondini e la mesta
Vespertina carità.
Dunque addio, se il dì tramonta,
focolare ove, farfalla
su la tua parete gialla,
un estremo raggio muor;
carte a fiori, ove l’impronta
d’ogni quadro amico e noto
mette un suo parlante vuoto,
che non sa sbiadirsi ancor;
vacue camere, onde il passo
sveglia insoliti rimbombi;
tetti erbosi ove i colombi
riposavano dal vol;
e tu ancora, che dal sasso
esci, trepida lucerta,
a la loggia ormai deserta
che d’asfalto odora al sol.
Or, se qui svolga la vita
Senza me le sue vicende,
altra casa non m’attende,
non mi chiama, aprica, a sé ?
Ma una parte ahimé svanita
Dei miei giorni è qui sepolta.
Vecchie mura, qualche volta
Ricordatevi di me.
***
La situazione è molto semplice : c’è un traslco.
Un uomo nel lasciare la casa dove a lungo ha abitato, si sofferma a guardare quelle vecchie mura a lui familiari. I ricordi invadono l’anima insieme ad un momento di tristezza che tutti, in situazioni analoghe, possono avere provato. La lirica poteva facilmente cadere nella sdolcinatura o nella rilassatezza formale, cedere alla tentazione dei rimpianti lacrimosi, dell’insistenza, della descrizione minuta. Il poeta invece mantiene il tono della lirica su un piano di misurata tenerezza riscattando la banalità dei riferimenti realistici in una letteraria dignità di vocabolario e di costrutti … effondendo la propria malinconia nella dolcezza della musica che pervade le strofe. Francesco Gaeta è un poeta napoletano nato nel 1879 , morto suicida nel 1927. La critica lo definisce un poeta di transizione dal Pascoli ai Crepuscolari. Al primo si avvicina per il forte senso del mistero, della morte e del dolore; agli altri per il tono dimesso degli argomenti e il gusto realistico delle scene di vita quotidiana.Motivo dominante della poesia del Gaeta è quello che Croce ha chiamato ‘’l’amore dell’amore’’ ; un bisogno inappagato di dolcezza che si innesta nel fondo tetro del suo pessimismo
E' un movimento poetico che, nato nei primi anni del Novecento, volle reagire alla clamorosa e ostentata retorica dannunziana.
Alla base della lirica dei crepuscolari c'è il disperato bisogno di parlare di sé, di confessarsi, ma in forma di colloquio più che di canto ... preferiscono i toni smorzati e dimessi, le forme discorsive, i ritmi facili e un vocabolario volutamente povero fatto di parole quotidiane e banali
Sempre preoccupati e timorosi di forzare la voce, i crepuscolari amarono anche ricercare nell'ironia un'ulteriore difesa contro il rischio della troppo esplicita sentimentalità.
I temi prediletti furono i sentimenti comuni, gli oggetti e le cose d'ogni giorno, gli stati d'animo avvolti in un grigiore stanco e apatico, di rinunzia dalle tinte morbide e incerte come quelle della luce del crepuscolo .... da qui il nome attribuito al movimento .
Il Crepuscolarismo che da un lato si ricollega a certi modi carezzevoli e languidi del Pascoli più patetico, sentì l'influsso dell'analoga poesia francese e fiamminga ( Samain, Maeterlink, Verlaine, Laforgue).... rappresenta quindi una fase di progresso del gusto poetico e viene giustamente visto come una forma lirica più moderna di quelle pascoliana e dannunziana.
Gli spetta altresì il merito di aver creato nuove cadenze di metrica e di ritmo, nuovi atteggiamenti del linguaggio da cui prenderanno le mosse gli scrittori posteriori
I maggiori rappresentanti del nostro Crepuscolarismo sono Guido Gozzano, Marino Moretti e Sergio Corazzini
henry wallis
Di Gaeta, Aldo de Gioia (Pedagogista, storico, poeta napoletano) scrive .....
Il poeta Gaeta non merita il crepuscolo
Repubblica — 26 gennaio 2010 pagina 1 sezione: NAPOLI
TRA i poeti napoletani tra l' 800 e il ' 900 è l' unico ricordato dalla Treccani come poeta in versi "italiani". Francesco Gaeta è stato un grande crepuscolare del primo Novecento, eppure dimenticato, soprattutto nella sua città. Qualche giorno fa ne discutevo con le signore Pina e Susi Savarese, nipoti di Gaeta, che hanno osservato come la fatica di scrivere una storia generale della letteratura italiana per chiunque voglia cimentarsi, non può non tener conto degli infiniti punti sparsi di storie biografiche. E tra queste la vita e l' opera di Francesco Gaeta. Le nipoti vorrebbe creare in sua memoria una fondazionee io ho il dovere di capire, nel grigiore culturale del nostro tempo, se c' è intenzione di sostenere da qualche parte in questa città l' iniziativa. Nelle mie ricerche ho incontrato spesso Francesco Gaeta, soprattutto seguendo gli studi di Alda Croce, figlia di Benedetto, il primo forse a scoprire il talento del poeta. Il quale si distinse tra i poeti legati alla tradizione della poesia italiana, anche se non estranei all' influenza delle esperienze letterarie contemporanee. Nella sua esistenza ebbe una lunga e feconda attività letteraria che si articolava in una costante disposizione nel cogliere gli aspetti più vari e contraddittori del vivere. anificando le convenzioni, i pregiudizi, le apparenze e gli stereotipi della società del primo Novecento. Si accostò alle varie esperienze letterarie di quel tempo assimilandole sempre su un piano di libertà e di originalità. Per tal motivo si possono registrare nel corso del suo itinerario artistico atteggiamenti caratteristici di vari momenti letterari, particolarmente del crepuscolarismo, per la sua congeniale disposizione alla malinconia che spesso appare nella visione delle cose, degli uomini, dell' amicizia, degli affetti familiari e dell' amore. Intensa fu la sua operosità che si esplicò in vari motivi in una incalzante sperimentazione di temi e di forme. Scrisse opere importanti: "Il libro della giovinezza" (1895), "Canti di libertà" (1902), "L' Italie lettèrarie d' aujourd' hui" (1904), "Sonetti voluttuosi" (1906), "Poesie d' amore" (1920), "Novelle gioconde"(1921) e tante altre cose. Insieme a Silvio Novaro si collocò nell' importante corrente di poesia che prese il nome di "Crepuscolarismo" il cui vocabolo fu suggerito da un recensione di Giuseppe Antonio Borghese pubblicata in un quotidiano del 1910 con raccolte di versi di tre poeti: Mario Moretti, Fausto Maria Martini e Carlo Chiaves. Pur senza dare al "Crepuscolarismo" un valore dispregiativo, Borghese lo adattò metaforicamente: identificava quei poeti come epigoni della grande stagione poetica italiana da Parini a D' Annunzio. Scriveva Borghese: «La poesia italiana si spegne in un mite e lunghissimo crepuscolo cui forse non seguirà la notte». Successivamente Guido Gozzano fu riconosciuto come il "maestro" ed il più autentico rappresentante del " C r e p u s c o l a r i s m o " , m a Francesco Gaeta è ancora tutto da scoprire attraverso l' attenta analisi delle sue fonti e dei suoi testi a cui mi sto dedicando. Quando ero componente della commissione toponomastica si riuscì, grazie anche a Arturo Fratta e a Max Vajro, a intitolargli una strada nei pressi di piazza Carlo III. Egli era nato a Napoli nel 1879 e qui vi morì suicida nel 1927, nella propria abitazione di via Pontecorvo numero 6, nel cuore della città, quando si spense sua mamma. Fu così grande il suo dolore che non le sopravvisse. Lasciò un biglietto sul quale aveva scritto: "Mia dolce madre ti seguo...". -
Ungaretti … il periodo milanese II
‘’Sono nato al limite del deserto e il miraggio del deserto è il primo stimolo della mia poesia …..
E’ il deserto il primo stimolo, lo stimolo iniziale, lo stimolo che da moto poi alla poesia che può esprimere anche una diversa realtà, una realtà ubertosa, ma insomma partendo da questo nulla, da questo nulla e da questo sentimento di questo nulla sul quale non si fondano che delle illusioni che portano a perdizione. ‘’
Le dodici poesie del periodo milanese
‘’Agonia’’,
Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato
‘’Notte di maggio’’
Il cielo pone in capo
ai minareti
ghirlande di lumini
‘’Silenzio’’,
dove il ricordo della città natale Alessandria per sempre persa e per sempre ritrovata per via di poesia, diventa l’espressione di un ritorno nostalgico verso una città sospesa in una solarità radiosa che il poeta ha lasciato una sera d’estate, vedendola sparire come in un ultimo abbraccio di luci.
Conosco una città
che ogni giorno s’empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limio
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell’aria torbida
sospesi.
giovedì 17 febbraio 2011
Edgar Lee Masters - Il violinista Jones

La terra emana una vibrazione
là nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente scopre che sai suonare,
ebbene, suonare ti tocca per tutta la vita.
Che cosa vedi, un raccolto di trifoglio?
O un prato da attraversare per arrivare al fiume?
Il vento è nel granturco; tu ti freghi le mani
per i buoi ora pronti per il mercato;
oppure senti il fruscio delle gonne.
Come le ragazze quando ballano nel Boschetto.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un vortice di foglie significavano disastrosa siccità;
Per me somigliavano a Sammy Testarossa
che danzava al motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare i miei quaranta acri
per non parlare di acquistarne altri,
con una ridda di corni, fagotti e ottavini
agitata nella mia testa da corvi e pettirossi
e il cigolìo di un mulino a vento - solo questo?
E io non iniziai mai ad arare in vita mia
senza che qualcuno si fermasse per strada
e mi portasse via per un ballo o un picnic.
Finii con quaranta acri;
finii con una viola rotta -
e una risata spezzata, e mille ricordi,
e nemmeno un rimpianto.
Le opere di Chagall si inseriscono in diverse categorie dell'arte contemporanea: prese parte ai movimenti parigini che precedettero la prima guerra mondiale e venne coinvolto nelle avanguardie. Tuttavia, rimase sempre ai margini di questi movimenti, compresi il cubismo e il fauvismo. Fu molto vicino alla Scuola di Parigi e ai suoi esponenti, come Amedeo Modigliani.
I suoi dipinti sono ricchi di riferimenti alla sua infanzia, anche se spesso preferì tralasciare i periodi più difficili. Riuscì a comunicare felicità e ottimismo tramite la scelta di colori vivaci e brillanti. Il mondo di Chagall era colorato, come se fosse visto attraverso una vetrata di una chiesa.
Marc Chagall si è occupato anche di Mailart vedi volume "Il recupero della memoria" del milanese Eraldo Di Vita.
mercoledì 16 febbraio 2011
Emily Dickinson .... Bussava il vento .....

Bussava il vento come un uomo stanco.
Io, padrona di casa,
“Entra” gli dissi audace, ed entrò allora
nella mia stanza
un ospite veloce, senza piedi:
dirgli di accomodarsi
sarebbe stato assurdo come offrire
una poltrona all’aria.
Era senz’ossa, e perciò inafferrabile.
La sua favella era simile all’empito
di uccelli senza numero, che cantassero insieme
in un cespuglio celestiale.
Il suo volto era un’onda,
le sue dita al passare
lasciavano sfuggire un suono, come
un alitare tremulo su un vetro.
Sempre in moto mi fece la sua visita;
e poi, timidamente,
bussò di nuovo – con agitazione -
e mi ritrovai sola.

La Dickinson è un poeta straordinario…Straordinari sono il suo senso della natura, la sua capacità di distillare “un senso sorprendente da ordinari significati, essenze così immense da specie familiari”, l’evocazione di metafore e di simboli senza affettazione o ricerca dell’effetto.
Il linguaggio della Dickinson è scarno, conciso, ellittico, ma di una intensità ineguagliabile, e mai come in questo caso la traduzione deve tradire la lettera per provare ad avvicinarsi al nucleo vibrante ed indicibile dei versi.

Cenni Biografici
Iman Maleki è nato a Teheran nel 1976. Attratto dall'arte fin da giovanissimo, ha iniziato a dipingere all'età di 15 anni, sotto la guida del suo primo ed unico maestro, Morteza Katouzian, considerato il più grande pittore realista iraniano.
Le sue opere sono caratterizzate da uno straordinario realismo, da un'espressività nitida, senza veli, che getta uno sguardo quasi fotografico sul suo Paese, ora celebrandone il glorioso passato, ora catturando attimi di odierna quotidianità.
lunedì 14 febbraio 2011
Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?... Questioni di ieri e di oggi
Fino a quando, Catilina, continuerai ad abusare della nostra pazienza?
Per quanto tempo ancora il tuo folle comportamento si farà beffe di noi?
Fino a che punto si scatenerà questa tua temerità che non conosce freno?
Non vedi che la tua congiura, conosciuta com'è da tutti i presenti, è ormai tenuta strettamente sotto controllo?
Chi di noi, a tuo avviso, ignora cos'hai fatto la notte scorsa e quella precedente, dove sei stato, chi hai convocato, che decisione hai presa?
[ .... .... .... ] ….. tu sei stato capace non solo di non tenere in nessun conto ne leggi ne giustizia, ma pure di sovvertirle e distruggerle. Ora, i tuoi misfatti precedenti, per quanto assolutamente insopportabili, pure li ho sopportati così come ho potuto; ma che adesso io debba vivere ….. nel terrore solo per causa tua, che ad ogni stormir di foglia si debba temer Catilina, che evidentemente non sia possibile ordire nessuna trama ai miei danni che sia indipendente dalla tua delittuosa attività, questo è assolutamente insopportabile. domenica 13 febbraio 2011
Trilussa - ER GATTO AVVOCATO

di Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salusri,
(Roma, 26.10.1871 - 21.12.1950)
La cosa annò così. La Tartaruga,
mentre cercava un posto più sicuro
pe' magnasse una foja de lattuga,
j'amancò un piede e cascò giù dar muro:
e, quer ch'è peggio, ne la scivolata
rimase co' la casa arivortata.
-
Allora chiese ajuto a la Cagnola;
dice: - Se me rimetti in posizzione
t'arigalo, in compenso, una braciola
che ciò riposa a casa der padrone.
Alccetti? - Alccetto. - E quella, in bona fede,
co' du' zampate l'arimise in piede.
-
Poi chiese: - E la braciola? - Dice : - Quale?
- Ah! - dice - mò te butti a Santa Nega!
T'ammascheri da tonta! È naturale!
Ma c'è bona giustizzia che te frega!
Mò chiamo er Gatto, j'aricconto tutto,
e te levo la sete cor presciutto! -
-
Er Gatto, che faceva l'avvocato,
intese er fatto e j'arispose: - Penso
che è un tasto un pochettino delicato,
perché c'è la questione der compenso:
e in certi casi, come dice Orazzio,
promissio boni viri est obbligazzio.
-
Ma prima ch'io decida, è necessario
che la bestia medesima sia messa
co' la casa vortata a l'incontrario
Finché nun riconferma la promessa,
pe' stabilì s'è un metodo ch'addopra
solo quanno se trova sottosopra. -
-
Così fu fatto. Er Micio disse : - Spero
che la braciola veramente esista... -
La Tartaruga je rispose : - E' vero!
Sta accosto a la gratticola... L'ho vista.
- Va bene, - disse er Gatto - nu' ne dubbito:
mò faccio un soprallogo e torno subbito. -
E ritornò, defatti, verso sera.
- Avemo vinto! - disse a la criente.
Dice - Davvero? E la braciola? - C'era...
ma m'è rimasto l'osso solamente,
perché la carne l'ho finita adesso
pe' sostené le spese der processo.

(I dipinti sono di Georges Seraut )
sabato 12 febbraio 2011
Ungaretti … il periodo milanese (I)
Ungaretti lascia la capitale francese nel 1914 e si trasferisce in Italia dove incalzano avvenimenti drammatici : la prima guerra mondiale batte alle porte.
L’anarchismo innato e lo spirito ribelle fanno di lui un acceso interventista convinto che la guerra, quella guerra, sia inevitabile…
A Milano dove abiterà per qualche tempo presso un’affittacamere dalle parti del cimitero Monumentale e dove per vivere insegnerà francese, trascorre intere notti a passeggiare con il pittore Carlo Carrà.
Scopre l’esistenza e la consistenza della ''nebbia'' che annulla il paesaggio e fa da sfondo alle dodici poesie milanesi pubblicate, via via sulla rivista futurista ‘’Lacerba’’ fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici nel 1913, in seguito riunite nella sezione dell’Allegria intitolata Ultime

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo

la vicinanza del cimitero richiama alla sua mente Moammed Sceab, l’amico arabo
anche le tombe sono scomparse
spazio nero infinito calato
da questo balcone
al cimitero
mi è venuto a ritrovare
il mio compagno arabo
che s’è ucciso l’altra sera
rifà giorno
tornano le tombe
appiattate nel verde tetro
delle ultime oscurità
nel verde torbido
del primo chiaro
Il ricordo di Alessandria gli detta i versi di Levante, una delle liriche più intrise di autobiografismo di questa prima fase creativa , attraversata e quasi ferita da visioni e sensazioni provate durante il viaggio per mare dall’Egitto verso l’Italia….
La linea
vaporosa muore
al lontano cerchio del cielo
Picchi di tacchi picchi di mani
e il clarino ghirigori striduli
e il mare è cenerino
trema dolce inquieto
come un piccione
A poppa emigranti soriani ballano
A prua un giovane è solo
Di sabato sera a quest’ora
Ebrei
laggiù
portano via
i loro morti
nell’imbuto di chiocciola
tentennamenti
dei vicoli
di lumi
Confusa acqua
come il chiasso di poppa che odo
dentro l’ombra
del
sonnoAlessandria, il deserto, i paesaggi dell’Africa gremiscono le poesie di Ultime ed è naturale per chi, come Ungaretti affonda le in quei luoghi le sue radici….‘’Sono nato al limite del deserto e il miraggio del deserto e il miraggio del deserto è il primo stimolo della mia poesia ….. ‘’
(I dipinti sono di Carlo Carrà)
domenica 6 febbraio 2011
Edward Hopper

Edward Hopper (Nyack, 22 luglio 1882 – New York, 15 maggio 1967) è stato un pittore statunitense famoso soprattutto per i suoi ritratti della solitudine nella vita americana contemporanea.
Hopper nasce a Nyack da Garret Henry e da Elisabeth Griffiths Smith. Edward già dall'età di 5 anni dimostra una spiccata abilità nel disegno. I suoi genitori, scoperta questa dote, lo incoraggiano facendogli leggere riviste e libri sull'arte. Nel 1895 dipinge il suo primo quadro dove mostra uno spiccato interesse verso le navi e tutto ciò che è legato ad esse.
Gli inizi
Nato a Nyack, piccola cittadina sul fiume Hudson da una colta famiglia borghese americana, Hopper entra nel 1900 alla New York So Art. Nell'istituto si trova fianco a fianco con altri futuri protagonisti della scena artistica americana dei primi anni cinquanta: Guy Pène du Bois, Rockwell Kent, Eugene Speicher e George Bellows. Importante per la sua formazione e crescita, però, è il contatto con tre insegnanti della scuola: William Merrit Chase, che lo avrebbe incitato a studiare. Il suo primo impiego è come illustratore pubblicitario per la C. Phillips & Company.
I viaggi all'estero
Nel 1906 si reca per la prima volta in Europa, visitando Parigi, dove sperimenterà un linguaggio formale vicino a quello degli impressionisti, e proseguendo poi, nel 1907, per Londra, Berlino e Bruxelles.
Lo stile personale ed inconfondibile, formato da precise scelte espressive, emerge e si forma nel 1909, quando decide di tornare a Parigi per sei mesi, dipingendo a Saint-Germain-des-Prés e a Fontainebleau.
La sua pittura predilige un particolare e ricercato gioco di luci e ombre, la descrizione di interni, imparata da Degas e perfezionata durante il suo terzo e ultimo viaggio all'estero, a Parigi e in Spagna nel 1910, e il tema centrale della solitudine.
Mentre in Europa prendevano piede il fauvismo, il cubismo e l'astrattismo, Hopper viene attratto per lo più da Manet, Pissarro, Monet, Sisley, Courbet, Daumier, Toulouse-Lautrec e dal più antico Goya.
Il ritorno in patria
Tornato stabilmente negli Stati Uniti, che non lascerà più, Hopper abbandona le nostalgie europee che lo avevano influenzato sino a quel momento, ed inizia ad elaborare soggetti legati alla vita quotidiana americana, modellando il suo stile alla vita di tutti i giorni. Tra i soggetti cui si dedica vi sono soprattutto la rappresentazione di immagini urbane di New York e delle scogliere e spiagge del vicino New England.
Nel 1918 è uno dei primi membri del Whitney Studio Club, il più vitale centro per gli artisti indipendenti dell'epoca.
Tra il 1915 ed il 1923 abbandona temporaneamente la pittura, dedicandosi a nuove forme espressive come l'incisione, eseguendo puntesecche e acqueforti, grazie alle quali otterrà numerosi premi e riconoscimenti, anche dalla prestigiosa National Academy of Design.
In questo edificio adiacente il Washington Square Park di New York, si trovava lo studio di Hopper
Il successo ottenuto con una mostra di acquerelli (1923) e con un'altra di dipinti (1924) contribuiscono a fare di Hopper il caposcuola dei realisti che dipingevano la "scena americana".
La sua evocativa vocazione artistica si rivolge sempre più verso un forte realismo, che risulta la sintesi della visione figurativa combinata con il sentimento struggente e poetico che Hopper percepisce nei suoi soggetti. Diceva: "non dipingo quello che vedo, ma quello che provo".
Predilige immagini urbane o rurali, immerse nel silenzio; i suoi spazi sono reali ma in essi c'è qualcosa di metafisico (senza alcun accostamento alla corrente italiana), che comunica allo spettatore un forte senso di inquietudine. La composizione dei quadri è talora geometrizzante, sofisticato il gioco delle luci fredde, taglienti e volutamente "artificiali", sintetici i dettagli. La scena è spesso deserta; raramente vi è più di una figura umana, e quando ve ne è più di una, sembra emergere una drammatica estraneità e incomunicabilità tra i soggetti che ne accentua la dolorosa solitudine. Di lui è stato detto che sapeva "dipingere il silenzio". Hopper utilizzò composizioni e tagli fotografici simili a quelli degli impressionisti, che aveva visto dal vero, come si è detto, a Parigi all'inizio del Novecento, ma di fatto il suo stile fu personalissimo e imitato a sua volta da cineasti e fotografi.
Nel 1937 Hopper acquista una casa a Truro (Massachusetts), nella penisola di Cape Cod, dove da allora iniziò a passare regolarmente i mesi estivi. Il paesaggio di Cape Cod, con le sue dune, case e fari, si ritrova in molti suoi dipinti, come The House on The Hill, Cape Cod Evening o Cape Cod Morning.
Nel 1933 il Museum of Modern Art di New York gli dedica la prima retrospettiva e il Whitney Museum of American Art, la seconda nel 1950.
Hopper muore a 85 anni il 15 maggio 1967 nel suo studio nel centro di New York. Oggi è considerato uno dei grandi maestri americani, citato in qualche caso come precursore della Pop Art .
Fonte Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sabato 5 febbraio 2011
mercoledì 2 febbraio 2011
Jan Vermeer

L'opera è firmata "IV Meer"; la firma fu svelata dopo un restauro eseguito nel 1901, quando il dipinto apparteneva a due mercanti londinesi.
Il soggetto dell'opera è l'episodio evangelico che narra la visita di Gesù nell'abitazione di Marta di Betania e della sorella Maria. Nel Vangelo secondo Luca 10,38-42 si narra di come le due sorelle accolgano Gesù in casa, ma mentre Marta si occupa delle faccende domestiche, Maria si siede ad ascoltare la parola di Gesù. Marta se ne lamenta con Gesù, ma questi le risponde: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».
Si tratta di una delle poche tele di Vermeer a carattere religioso, dato che l'artista è il pittore della "pelle" delle cose, più che della spiritualità. Vermeer si convertirà al cattolicesimo poco prima della sua morte.

Raffigura una fanciulla volta di tre quarti colpisce in particolar modo l'espressione estatica, assolutamente languida ed ammaliante (secondo alcuni carica anche di un innocente erotismo), dello sguardo della giovane modella: sembra sia stato lo stesso Vermeer a chiedere alla ragazza, posta di fronte alla grande finestra illuminata dalla luce naturale del suo atelier, di voltare il capo più volte lentamente, tenendo socchiuse le labbra per produrre questo effetto.
La suggestiva leggenda che circonda questo quadro – e che colora con una punta di sentimentalismo la biografia di un grande pittore del quale si sa tuttora ben poco, e che poco ha lasciato: una trentina di dipinti in tutto e tutti di piccole dimensioni – è stata rievocata nel 2003 per il cinema da un film dal titolo La ragazza con l'orecchino di perla, interpretato dall'attrice Scarlett Johansson ed ispirato al romanzo omonimo della scrittrice Tracy Chevalier.
(fonte Wilkipedia)
domenica 30 gennaio 2011
Destinatario sconosciuto
La notte è lunga... abito nel centro storico della città... case che si susseguono tra vie strette e vicoli. Strade che salgono veloci verso l'acropoli e scendono.
Non si dorme ! l'Amministrazione Comunale ha consentito l'apertura di un Centro Culturale che è una discoteca. Decibel sparati e vetri che tremano... ed io non dormo.
Ho chiamato i carabinieri, mi sono appellato alla legge 447 / 95 - Legge quadro sull'inquinamento acustico -
L'intervento ha sortito l'effetto sperato ma ormai non si dorme.
Che fare ?
Mia madre lentamente muore e noi impotenti
Impotenti sembrano le nostre preghiere
le lacrime dentro
la speranza.
E' la vita ! mi dico…

Lascio al tempo di scorrere e non scrivo.
La testa è impagliata di niente.
Leggo i giornali, ascolto il TG news della RAI ... la mia generazione lascia ai giovani una società confusa e corrotta. Sarà difficile ricominciare. Riuscirete a scusarci ?
Non temo per me... io ho lottato per il bene. Ho perso, ho vinto ...Non so !.
I giovani del Maghreb sono in rivolta. Cadono i despoti...
L'Egitto è in fiamme. Il futuro è incerto.
Che fare ?
non resta che riprendere la penna e scrivere come a vent'anni ...'' La gente non mangia l'odore del pane''

I dipinti sono di Jean Fouquet,
un pittore e miniatore francese, massimo rappresentante della pittura del suo paese nel XV secolo.
venerdì 28 gennaio 2011
Ungaretti - periodo parigino (II)

A Parigi, nel salotto dello scrittore Elémir Bourges, Ungaretti conosce Marcel Proust. Ma decisivo è per lui l’incontro con Gaullaume Apollinaire, il poeta dei Calligrammi , che abita al Boulevard Saint – Germain , sopra il Cafè de Flore, suo regno, dove ogni sera si riuniscono intellettuali e artisti.
Apollinaire è un punto di riferimento essenziale per tutte le avanguardie artistiche. Legato a Picasso, Braque e Henri Rousseau, aderisce al futurismo e redige un manifesto, L’antitradizione futurista , dove sostiene la necessità di rinnovare le tecniche e i ritmi, e di puntare sull’intuizione e su un ‘’linguaggio veloce caratteristico impressionante cantato fischiato o corso ‘’. I giochi grafici, il simultaneismo delle immagini, il poème – conversation , con la riproduzione di brandelli di dialoghi, sono solo alcune delle novità introdotte da questo poeta nell’arte del Novecento.
La poesia da lui concepita come libertà assoluta può accogliere qualsiasi soggetto e rappresentare simultaneamente molte cose come avviene nelle colonne dei giornali o nei film.
In Calligrammi, pubblicati nel 1918 con il sottotitolo ‘’Poesie della pace e della guerra’’, Apollinaire esplicita il suo gusto sperimentale creando esempi bellissimi di poesia visiva, dove le parole, disposte in linee verticali, spezzate e curve, si allargano a formare raggi e disegnano, con accostamenti liberi, figure astratte: specchio, pioggia, mandolino, geto d’acqua.
La poesia sconfina nella tecnologia e la scrittura diventa automatica, casuale.
Con questo artista geniale, Ungaretti istaura fin dal primo momento un rapporto di amicizia fondato sulle comuni origini italiane e su significative affinità di pensiero e letterarie
Parigi nell’itinerario esistenziale di Ungaretti significa l’assimilazione di una cultura vitale, la presa di coscienza delle sperimentazioni in atto che tanto lo attraevano, l’attenzione a tendenze artistiche che lasceranno il segno, la scoperta, forse, della propria vocazione di poeta.
Ma Parigi è anche la città ‘’straniera’’ in cui l’antico compagno di studi Moammed Sceab si toglie la vita nel 1913, nell’alberghetto di una piccola via che sbocca proprio davanti alla Sorbona.A lui Ungaretti dedicherà la poesia In memoria su cui si apre, non casualmente la sua prima raccolta di versi, Il porto sepolto:
IN MEMORIA
Moammed Sceab
Discendente
Di emiri di nomadi
Suicida
Perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
E mutò nome
Fu Marcel
Ma non era Francese
E non sapeva più
Vivere
Nella tenda dei suoi
Dove si ascoltava la cantilena
Del Corano
Gustando un caffè
E non sapeva
Sciogliere
Il canto
Del suo abbandono
L’ho accompagnato
Insieme alla padrona dell’albergo
Dove abitavamo
A Parigi
Dal numero 5 della rue des Carmes
Appassito vicolo in discesa
Riposa
Nel camposanto d’Ivry
Sobborgo che pare
Sempre
In una giornata
Di una
Decomposta fiera
E forse io solo
So ancora
Che visse
giovedì 27 gennaio 2011
Levi, Primo - Se questo è un uomo, poesia
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi, nato a Torino nel 1919, laureato in chimica, fu deportato ad Auschwitz ai promi del '44 con gli altri ebrei italiani del campo di concentramento di Fossoli, nel Modenese... morì nel 1987.
La mostruosa esperienza del Lager nazista, chiamato campo di lavoro [ ARBEIT MACHT FREI (il lavoro rende liberi). ] ma in realtà campo di sterminio, gli ispirò Se questo è un uomo (1947), uno dei libri più notevoli della letteratura europea ispirata ai campi di concentramento.
La sua forza sta nell'assenza di ogni indugio descrittivo, di ogni abbandono emotivo, persino di ogni rancore e di ogni protesta nei confronti di quella che è stata la pagina più atroce e vergognosa della storia della Germania moderna.
Levi, mi riferisco soprattutto al romanzo, è un narratore sobrio, asciutto che lascia parlare i fatti...egli vuol essere soltanto uno dei pochi superstiti che sente il dovere di dare testimonianza di ciò che avvenne.
martedì 25 gennaio 2011
giovedì 20 gennaio 2011
Giovanni Paolo II - CAVA DI PIETRA
Non era solo
.
I muscoli che alzavano la mazza,
gonfi di energia, lo innestavano
in una folla immensa.
Durò sinchè i suoi piedi
calcarono la terra.
Poi una pietra
gli frantumò le tempie,
gli spezzò le fibre del cuore.
Raccolsero il suo corpo, lo portarono
via in una lunga fila silenziosa.
Da lui grondava ancora la fatica,
i torti subiti.
Loro vestiti con le tute grigie,
le scarpe grosse nel fango,
erano il simbolo di tutto ciò che deve
cambiare nella situazione dell’uomo.
Il tempo si fermò sui contagiri,
le lancette scattarono
precipitando sullo zero.
La pietra bianca si avvinghiò al suo essere,
fece di lui stesso una pietra.
Chi toglierà la pietra dal suo corpo?
Chi crescerà di nuovo
pensieri fra le tempie fracassate?
Così si sgretola l’intonaco sui muri.
Lo stesero in silenzio
sopra un mucchio di ghiaia.
Venne affranta la moglie, venne
il figlio da scuola.
Fino a quando?
Deve passare ad altri la sua collera.
Essa era vista in lui
ad un amore suo, ad una
verità tutta sua.
Possono le generazioni utilizzarla
soltanto come pietra, privarlo del
suo significato autentico?
E di nuovo rimossero la ghiaia.
Il carrello riprese
a muoversi, tra i fiori.
La sega elettrica incise
nuovamente la cava.
Ma il compagno si porta via con lui
la struttura più intima del mondo.
Esploderà l’amore finalmente,
un giorno,
quanto più alimentato
dall’ira dell’oppresso.
.
Karol Wojtyla
.
Scritta da Sua Santità Giovanni Paolo II in
occasione di un incidente mortale sul lavoro, avvenuto
nella cava di calcare in cui aveva lavorato come manovale
dal 1940 al 1944.
mercoledì 19 gennaio 2011
Ungaretti - periodo parigino ( I )
Picasso - periodo blu
Braque - porto
Umberto Boccionimercoledì 12 gennaio 2011
"Figlio mio, lascia questo Paese" di PIER LUIGI CELLI

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.
Preparati comunque a soffrire.
Con affetto,
tuo padre
L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009) LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito
Fonte _Repubblica.it
venerdì 7 gennaio 2011
La Costituzione della Repubblica Italiana : i primi 12 articoli

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]
Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]
Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. [3]
Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
sabato 1 gennaio 2011
Salmo 142(143) (Invocazione) e il Vangelo del giorno illustrato da Marc Chagall
Signore, ascolta la mia preghiera, porgi l'orecchio alla mia supplica, tu che sei fedele, e per la tua giustizia rispondimi.Non chiamare in giudizio il tuo servo: nessun vivente davanti a te è giusto.
Il nemico mi perseguita, calpesta a terra la mia vita, mi ha relegato nelle tenebre come i morti da gran tempo.
In me languisce il mio spirito, si agghiaccia il mio cuore.
Ricordo i giorni antichi, ripenso a tutte le tue opere, medito sui tuoi prodigi.
A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra riarsa.
Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito.
Non nascondermi il tuo volto, perchè non sia come chi scende nella fossa.
Al mattino fammi sentire la tua grazia, poichè in te confido.
Fammi conoscere la strada da percorrere, perchè a te si innaloza l'anima mia.
Salvami dai miei nemici, Signore, a te mi affido.
Insegnami a compiere il tuo volere, perchè sei tu il mio Dio.
Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana.
Per il tuo nome, Signore, fammi vivere, liberami dall'angosdcia, per la tua giustizia.
Per la tua fedeltà disperdi i miei nemici, fà perire chi mi opprime, poichè io sono tuo servo.

VANGELO DEL GIORNO
Libro dei Numeri 6,22-27.
Il Signore aggiunse a Mosè:
"Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro:
Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò".
Salmi 67(66),2-3.5.6.8
.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza.
Esultino le genti e si rallegrino, perché giudichi i popoli con giustizia, governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti.
ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.
Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 4,4-7.
Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge,
per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli.
E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!
Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,16-21.
Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.
Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.








