lunedì 19 agosto 2013

Nelly Sachs da Poeti della malinconia

Andrew Wyeth


Grondai così dalla parola:
un frammento di notte
a braccia spalancate
una bilancia solo
per soppesare fughe
in questo tempo stellare
calata nella polvere
impressa d'orme.



E' tardi ormai. Ciò che è lieve mi lascia
e ciò che è greve
già vanno via le spalle
come nubi
braccia e mani
libere nel gesto.

Molto scuro è sempre il colore del ricordo
Mi riprende così
la notte in suo possesso.
.
Nelly Sachs
da Poeti della malinconia

Andrew Wyeth
 
 Wyeth ⟨u̯àiitℎ⟩, Andrew. - Pittore (Chadds Ford, Pennsylvania, 
1917 - ivi 2009). Insignito nel 2007 della National medal of arts, può essere considerato l'ultimo epigono dei pittori dell'American region degli anni Trenta. Educato alla pittura dal padre, ha incominciato a dipingere come illustratore di libri. La sua pittura con una tecnica realistica alla trompe-l'oeil è applicata a temi che rappresentano emotivamente e simbolicamente la campagna americana (Wind pour the sea, 1947, coll. priv.; Christina's world, 1948, New York, Museum of Modern Art). Tra il 1971 e il 1985 ha ritratto innumerevoli volte la modella Helga Testorf, dando vita al celebre ciclo di dipinti conosciuti come Helga pictures e caratterizzati da una forte carica evocativa; dopo alcune esposizioni, il ciclo è stato acquistato nel 1990 da un collezionista giapponese. Nel 1995 ha pubblicato la sua autobiografia. La più vasta retrospettiva della sua opera è stata allestita al Museum of Art di Filadelfia nel 2006.


Andrew Wyeth

Thomas Stearn Eliot


George Clausen


Non è per i suoi sentimenti personali, per i sentimenti scaturiti da particolari eventi della sua vita, che il poeta può risultare interessante o degno d'attenzione [...]. Il sentimento che dominerà nella sua poesia sarà invece molto complesso, ma non della complessità dei sentimenti di coloro che hanno sentimenti molto complessi o insoliti nella vita. Anzi, in poesia è un errore di eccentricità voler esprimere a tutti i costi i sentimenti umani nuovi; cercando la novità dove non può esserci si scopre il perverso.
Al poeta compete non di trovare nuovi sentimenti, ma di servirsi di quelli ordinari e, elaborandoli nella poesia, di esprimere sensazioni che non sono presenti nella realtà dei sentimenti [...].
La poesia non è un libero sfogo di sentimenti, ma un'evasione da essi; non è espressione della personalità, ma un'evasione dalla personalità. E' naturale, però, che solo chi ha personalità e sentimenti sappia che cosa significhi volerne evadere. .

Thomas Stearn Eliot
da Tradizione e talento individuale


George Clausen

  
 George Clausen (Londra, 1852 – Londra, 1944) è stato un pittore inglese, noto anche come incisore e acquerellista.

Figlio d'arte, si dedicò sin da giovane al disegno, e già all'età di 15 anni era impegnato in una ditta di decorazioni a Londra.

Dal 1867-1873 studiò disegno presso la Royal College of Art e nel bienno successivo frequentò l'Accademia d'Arte di Southampton, sotto la guida di Edwing
Long: Negli stessi anni espose le sue prime opere alla Royal Water-Colour Society londinese.

Lo studio della pittura olandese e della corrente naturalistica francese di Millet effettuato durante il suo soggiorno parigino, gli ispirarono le prime opere basate su una vita rustica e malinconica. Questa fase creativa è ben testimoniata da Il pensiero del 1880 e da Il pranzo del lavoratore del 1889.

Verso la fine del secolo venne nominato membro dell'Associate of the Royal Academy.[1]

In questo stesso periodo, l'artista si avvicinò all'Impressionismo, affrontando le vedute paesaggistiche con una maggiore libertà stilistica e una migliore sensibilità. I suoi acquerelli più significativi in questa fase creativa furono La toilette, Nel bosco, Giorno grigio d'estate.

Come insegnante d'arte svolse numerose conferenze, che vennero raccolte nei libri Six Lectures on Painting (1904) e Aims and Ideals in Art (1906).

Durante la prima guerra mondiale Clausen svolse il compito di ufficiale disegnatore.


fonte wikipedia


George Clausen

sabato 17 agosto 2013

Blowin' In The Wind - Joan Baez





 Quante strade deve percorrere un uomo
Prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
Prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
Prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l'alto
Prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
Prima che possa ascoltare la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perchè egli sappia
Che troppe persone sono morte?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Fra Filippo di Tommaso Lippi - autoritratto

Fra Filippo di Tommaso Lippi - Cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto





Cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto


Le Storie della Vergine sono un ciclo di affreschi di Filippo Lippi, datati dal 1466 al 1469 e conservati nella tribuna della cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto

Storia

Gli affreschi vennero commissionati nel 1466, quando il Lipp
i aveva appena terminato le Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nel Duomo di Prato e vennero bruscamente interrotti dalla morte dell'artista nel 1469, per venire poi conclusi, in circa tre mesi, dalla bottega del maestro. Secondo il Vasari la morte dell'artista, a 57 anni, fu causata dalla somministrazione di veleno per la sua abitudine di infastidire le fanciulle, che già era stata motivo di grande scandalo a Prato.

Il Lippi venne sepolto nella cattedrale spoletina e lì rimase, nonostante le richieste di Lorenzo il Magnifico di riaverlo a Firenze, poiché i cittadini umbri si lamentarono di non avere, a differenza delle basiliche fiorentine, ancora uomini illustri sepolti nella loro grande, nuova cattedrale.




Cattedrale di Spoleto

 

Descrizione e stile

Il Lippi pensò, per il coro del Duomo di Spoleto, di includere l'architettura reale nella decorazione pittorica, creando sulla parete nella quale si apre l'abside un grande arco di trionfo concluso in alto da una grande trabeazione dipinta. Nella curva del tamburo absidale, simulò un'esedra marmorea costituita da un basamento a lastre alternate di porfido e serpentino su cui poggiano quattro pilastri che sostengono la trabeazione in cui è inglobata la cornice in pietra dell'edificio romanico, completata pittoricamente da un fregio a palmette e da un architrave a lacunari. Tutti questi accorgimenti consentirono al Lippi di esaltare la potenzialità dell'ampio volume dell'abside romanica producendo una visione unitaria delle scene.

Il ciclo rappresenta, da sinistra a destra, le vicende della Vergine, ovvero:

l'Annunciazione,
la Morte della Vergine (Dormitio Virginis), al centro
la Natività,
l'Incoronazione della Vergine, dipinta in alto sulla semicupola absidale.

La centralità della morte della Vergine, che rompe la progressione logica delle scene, è da attribuire a una specifica richiesta della committenza, proprio per enfatizzare il culto della Assunta nella sua Cattedrale.

 
fonte Wikipedia



Cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto


 Fra Filippo di Tommaso Lippi (Firenze, 1406 circa – Spoleto, 9 ottobre 1469) è stato un pittore italiano.

Fu, con Beato Angelico e Domenico Veneziano, il principale pittore attivo a Firenze della generazione dopo Masaccio. Dopo un periodo iniziale, di stretta aderenza masaccesca, pur arricchita di spunti tratti dalla vita reale, come nelle opere coeve di Donatello e Luca della Robbia, Lippi si orientò gradualmente verso uno spettro più ampio di influenze, che comprendeva anche la pittura fiamminga.

In seguito il suo stile si sviluppò verso una predominanza della linea di contorno ritmica su tutti gli altri elementi, con figure snelle, in pose ricercate e dinamiche, su sfondi scorciati arditamente in profondità. Il suo stile, nell'età laurenziana, divenne predominante in area fiorentina, costituendo le basi su cui pittori come Botticelli cocrearono il proprio stile.


Cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto
 

E le stelle stanno a guardare - Archibald J. CRONIN



E le stelle stanno a guardare

Romanzo corale per eccellenza, ambientato sullo sfondo delle miniere del Galles, E le stelle stanno a guardare racconta una storia umanissima di grandi e fondamentali conflitti sociali, civili e sentimentali. P
agine in cui scorre il soffio della vita, in cui Cronin ritrae con sottile e attenta psicologia i contrasti interni ed esterni di protagonisti che lottano strenuamente per ottenere più giustizia e più liberta.

L'autore, Archibald J. CRONIN, nacque a Helensburgh (Dunbartonshire) nel 1896. Medico, esercitò presso i minatori del Galles, interessandosi ai loro problemi sociali. Morì a Montreux nel 1981. Il medico protagonista delle storie di Cronin è giovane, entusiasta, fondamentalmente buono.

Edito da Bompiani (2001)

Foto: E le stelle stanno a guardare
Romanzo corale per eccellenza, ambientato sullo sfondo delle miniere del Galles, E le stelle stanno a guardare racconta una storia umanissima di grandi e fondamentali conflitti sociali, civili e sentimentali. Pagine in cui scorre il soffio della vita, in cui Cronin ritrae con sottile e attenta psicologia i contrasti interni ed esterni di protagonisti che lottano strenuamente per ottenere più giustizia e più liberta.

L'autore, Archibald J. CRONIN nacque a Helensburgh (Dunbartonshire) nel 1896. Medico, esercitò presso i minatori del Galles, interessandosi ai loro problemi sociali. Morì a Montreux nel 1981. Il medico protagonista delle storie di Cronin è giovane, entusiasta, fondamentalmente buono. 

Edito da  Bompiani  (2001)


Pedro Salinas - Non respingere i sogni


Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno.
Se sogniamo che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste

il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".

Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola.
Sognare è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.
.
Pedro Salinas

Pere Gimferrer da L'espai desert, Ediciones Penînsula, Madrid, 1977



... La notte ha viali caldi, blu e pieni di mistero.
Ombre si avvinghiano a parvenze di uomini,
assieme nuotano in piscine improbabili, frequentano bar,
mentre nell'oscurità del cielo si danno battaglia le stelle.
Quando sono morta d'amor
e
è come se un profumo si spargesse tutto intorno.
Intenso e truce.

Vincent Van Gogh

Arthur Rimbaud - Alba




Foto: Ho abbracciato l'alba d'estate. Niente si muoveva ancora nel fronte dei palazzi. L'acqua era morta. I campi d'ombra non lasciavano la strada dei boschi. Ho camminato, risvegliando gli aliti vivi e tiepidi, e le pietre guardarono, e le ali si alzarono senza rumore. La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e pallidi chiarori, un fiore che mi disse il suo nome.Risi al wasserfall biondo che si svincolò attraverso gli abeti: dalla cima argentata riconobbi la dea.Allora alzai uno ad uno i veli. Nel sentiero, agitando le braccia. Per la piana, dove l'ho denunciata al gallo. Nella città fuggiva tra i campanili e i duomi, e correndo come un mendicante sui sagrati di marmo, la cacciavo.In cima alla strada, vicino a un bosco di alloro, l'ho attorniata coi suoi veli ammassati, e ho sentito un po' il suo immenso corpo. L'alba e il bambino caddero giù dal bosco.Al risveglio era mezzodì.
.
(Arthur Rimbaud)
Vincent Van Gogh

Arthur Rimbaud - Alba


Ho abbracciato l'alba d'estate. Niente si muoveva ancora nel fronte dei palazzi. L'acqua era morta. I campi d'ombra non lasciavano la strada dei boschi. Ho camminato, risvegliando gli aliti vivi e tiepidi, e le pietre guardarono, e le ali si alzarono senza rumore. La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e pallidi chiarori, un fiore che mi disse il suo nome.Risi al wasserfall biondo che si svincolò attraverso gli abeti: dalla cima argentata riconobbi la dea.Allora alzai uno ad uno i veli. Nel sentiero, agitando le braccia. Per la piana, dove l'ho denunciata al gallo. Nella città fuggiva tra i campanili e i duomi, e correndo come un mendicante sui sagrati di marmo, la cacciavo.In cima alla strada, vicino a un bosco di alloro, l'ho attorniata coi suoi veli ammassati, e ho sentito un po' il suo immenso corpo. L'alba e il bambino caddero giù dal bosco.Al risveglio era mezzodì.
.
(Arthur Rimbaud)



mercoledì 14 agosto 2013

Incipit

Vincent Van Gogh


Ridevo e saltavo sul letto sorpreso dal via vai dei parenti che attraversavano la stanza diretti nella camera di mio padre.
Passavano in silenzio mentre io saltavo sul materasso, i volti in processione, pensosi e muti: gli zii, le zie, i cugini, i nonni.
Della notte, di quella notte ricordo il silenzio ed io che ridevo.
Mio padre era morto e non lo sapevo. Saltavo e ridevo in attesa di mia madre che sempre accorreva preoccupata ad interrompere il gioco.
Quella notte mia madre non venne a dirmi: fermati ! Vuoi romperti l’osso del collo?
La nonna diceva che ero un bambino troppo vivace; che avevo il verme solitario così, quando mi sgridava pensavo al verme che avevo dentro, da qualche parte ma non si vedeva.
Quella notte mia madre non venne a minacciare il verme, a riassettare amorevolmente le coperte e spegnere la luce.

Da quella notte la poesia scandisce il mio tempo.Racconta, accompagnandoli, i giorni che si susseguono. Racconta della nonna, della casa appena sotto la torre.
Di quello che eravamo, noi, davanti al focolare nelle sere d’inverno; di mia madre e delle nostre migrazioni, di quello che eravamo, che poteva essere e non è stato.
Smisi di essere un bambino vivace che saltava ridendo sulle coperte e faceva impazzire la nonna.

Per chi entra dalla piazzetta dell’erba, all’inizio di via del Trivio c’è un muro; un bastione messo per trattenere la soprastante via Cecili e il Chiostro di San Nicolo. Di lì passava mio padre tornando dal lavoro.
Quel muro, improvvisamente mi sembro altissimo; una barriera insuperabile come quei giorni e quelli che sarebbero venuti.
Volevo superare quel muro e tutti quelli che sarebbero venuti. Lo avevo promesso, lo avevo promesso a mia madre:
 “Non ti preoccupare” gli avevo detto " ti difendo io"
 Avevo sei anni.
 Non avrei più visto mio padre tornare dal lavoro costeggiando il muro di Via del Trivio.

Steinbeck,John - Al Dio sconosciuto



"Io non ho né fortuna né sfortuna. Non ho cognizione di bene e di male. Mi è negato anche il vero senso che c'è tra piacere e dolore. Tutte le cose sono una, e tutte sono parte di me."
Cos ì pensa Joseph Wayne, il gigantesco contadino che ad un nume ignoto ha dedicato tutto se stesso e la sua fatica, ribellandosi alla realtà indeclinabile delle cose, alla catastrofe che colpisce la sua terra .
L'esistenza di questo singolare personaggio è costellata di episodi misteriosi, che a poco a poco lo indurranno a identificarsi coi campi e col cielo, in uno slancio panteistico destinato a sfociare nella tragedia. Questo romanzo di Steinbeck, dedicato alle migrazioni dei pionieri, ci fa conoscere una dimensione inesplorata della storia americana; la sacralità primordiale, che fù causa e conseguenza insieme dei sacrifici di più generazioni, decise a riscattare una terra smisurata, e spessocrudele.

Vincent Van Gogh
Vincent Van Gogh


Steinbeck,come in altri suoi romanzi, narra della vita contadina nella campagna californiana, narra di un contadino trasferitosi all'ovest in cerca di terra, ma un contadino che "sente" la terra come parte di se, quasi a sua insaputa onora riti pagani della fertilità, non sà cosa stà facendo, ma lo intuisce.
La storia ha un senso di sventura che si trascina dall'inizio alla fine, anche quando tutto và per il meglio, si sente una spada di Damocle sul capo.

Bel romanzo, aspro ma scorrevole, descrive minuziosamente i tramonti, la flora, i rigagnoli, la siccità...se si chiudono gli occhi si è lì.

mercoledì 7 agosto 2013

Cicerone - L'amicizia

Vincent Van Gogh




... Nulla è più amabile della virtù, nulla c'è che inviti di più ad amare, dal momento che a causa della virtù e dell'onestà, in un certo senso, amiamo anche quelli che non abbiamo mai visto... 
(Marco Tullio Cicerone)


... Nihil est enim virtute amabilius, nihil quod magis adliciat ad diligendum,quippe cum propter virtutem et probitatem etiam eos, quos numquam vidimus,quodam modo diligamus...

venerdì 26 luglio 2013

Paulo Coelho, Sulla Sponda del Fiume Piedra








L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita:
ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.
L'amore può condurci all'inferno o in paradiso,
comunque ci porta sempre in qualche luogo.
E' necessario accettarlo,
perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.
Se non lo accettiamo, moriremo di fame
pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti:
non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
E' necessario ricercare l'amore là dove si trova,
anche se ciò potrebbe significare ore, giorni,
settimane di delusione e di tristezza.
Perché, nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore,
anche l'amore muove per venirci incontro, e ci salva...


venerdì 19 luglio 2013

Martha Argerich

Wislawa Szymborska: "Vista con granello di sabbia


Joaquin Sorolla
Joaquin Sorolla




Vista con granello di sabbia

Lo chiamiamo granello di sabbia.
Ma lui non chiama se stesso né granello né sabbia.
Fa a meno di un nome
generale, individuale,
permanente, temporaneo,
scorretto o corretto.
Del nostro sguardo e tocco non gli importa.
Non si sente guardato e toccato.
E che sia caduto sul davanzale
è solo un’avventura nostra, non sua.
Per lui è come cadere su una cosa qualunque,
senza la certezza di essere già caduto o di cadere ancora.
Dalla finestra c’è una bella vista sul lago, ma quella vista, lei, non si vede.
Senza colore e senza forma,
senza voce, senza odore e senza dolore
 è il suo stare in questo mondo.
Senza fondo è lo stare del fondo del lago,
 e senza sponde quello delle sponde.
Né bagnato né asciutto quello della sua acqua.
Né al singolare né al plurale quello delle onde,
che mormorano sorde al proprio mormorio
 intorno a pietre non piccole, non grandi.
E tutto ciò sotto un cielo per natura senza cielo,
ove il sole tramonta senza tramontare affatto
 e si nasconde senza nascondersi dietro una nuvola ignara.

Il vento la scompiglia senza altri motivi se non quello di soffiare.

Wislawa Szymborska: "Vista con granello di sabbia


Joaquin Sorolla
Joaquin Sorolla


Vincenzo Cerami





«Se scrivo un romanzo ho un’idea del mondo e cerco di descriverla. Nella poesia posso anche non avere un’idea del mondo ma nel momento in cui la scrivo mi porta da un’altra parte e mi fa deragliare. È indiziaria del mondo non fotocopia, quindi più vera».

Vincenzo Cerami

Vincenzo Cerami . un borghese piccolo piccolo


Da Un borghese piccolo piccolo

 Quella era sempre la sua casa, non c'era dubbio, eppure non lo sembrava affatto.
Si accorse ora, con forse piùtristezza, di non avere famiglia. Ma scoprì anche, nel segreto del suo intimo,che se non aveva affetti non aveva neanche paure.
Ormai più nessuna disgraziaavrebbe potuto colpirlo. Non poteva morirgli più nessuno.
Il cupore dei suoi assilli fusconvolto dallo scricchiolare del Tuscolano sotto l'improvviso rovescio dellapioggia.
Tutt'intorno al palazzo eraesploso un vero e proprio nubifragio, l'acqua veniva giù a dirotto.
Giovanni sentì sulle spalle unfreddo improvviso. Un tuono lo fece avvicinare alla finestra.
Guardò di sotto il bruttoacquazzone che tormentava la città.
Fiumi d'acqua straripavano dalleterrazze come da recipienti stracolmi e confluivano verso i tombini ostruitidella via, precipitavano lungo i binari del tram trasportando fango eimmondizie.
L'animo di Giovanni fu ammorbatoda un grave sospetto che andò paurosamente ingigantendosi.
«Oh Madonna mia!» invocò a bassavoce dentro di sé.
«L'assassino!...»
Stava correndo un rischiomadornale, anzi, la catastrofe era certa, non l'avrebbe salvato neanche ilPadreterno in persona.
Vedeva con quanta furia l'acquamacinava i piedi delle piante e girava vorticosamente tutt'attorno.
Si figurava la riva dello stagnodove l'assassino era stato mal sotterrato.

Spoleto, lutto cittadino per la morte di Vincenzo Cerami



Spoleto, lutto cittadino per la morte di Vincenzo Cerami 

Venerdì 19, giorno dei funerali dello scrittore, bandiere a mezz'asta e manifestazioni sospese. Il gonfalone del Comune sarà presente alle esequie dell'assessore alla Cultura
17/07/2013 16:55:42
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Il sindaco Daniele Benedetti proclama il lutto cittadino per la morte di Vincenzo Cerami, assessore alla cultura del Comune di Spoleto. Venerdì 19 luglio, giorno dei funerali dello scrittore e sceneggiatore, a cui parteciperà una delegazione del Comune con il gonfalone della Città di Spoleto, verranno esposte le bandiere (europea, nazionale, regionale e comunale) a mezz’asta sugli edifici comunali sino allo conclusione della cerimonia funebre.
Per l’intera giornata di venerdì, annunciano dall’amministrazione comunale, verranno sospese tutte le manifestazioni ricreative aperte al pubblico, organizzate o patrocinate dal Comune e saranno chiusi al pubblico gli uffici durante le ore dello svolgimento dei funerali (verranno comunque garantiti i servizi essenziali).
Il sindaco, sottolineano dal Comune, “invita inoltre tutti i cittadini e le organizzazioni sociali e culturali della città a esprimere il dolore degli spoletini e l'abbraccio dell'intera comunità; tutte le aziende del territorio a sospendere l’attività lavorativa e commerciale durante la cerimonia funebre dandone avviso al pubblico o a esporre in forma libera segni di adesione al lutto cittadino; i responsabili di enti, istituzioni, uffici pubblici o destinati ad attività di pubblico interesse ad esporre in forma libera segni di adesione al lutto cittadino ed a valutare l’opportunità di sospendere o di ridurre la loro attività, compatibilmente con la loro funzione di strutture di servizio”.

domenica 7 luglio 2013

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,1-12.17-20.


 
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli



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In un tempo in cui le decisioni umane fluttuano tra opinioni incerte e fiumi di parole e di fogli stampati con programmi, proposte, resoconti … Gesù manda i suoi a due a due, senza altro che una presenza inerte: mettersi in cammino verso l’altro .....



Mi piace molto questa pagina del Vangelo di Luca.