lunedì 12 ottobre 2009

Rainer Maria Rilke - IL MIO LIBRO

Ritratto di Rainer Maria Rilke - Wikipedia
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IL MIO LIBRO

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La sera è il mio libro. Risplende,
legato in damasco purpureo.
Su gli aurei fermagli m'indugio,
li schiudon le fresche mie dita.
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E leggo la pagina prima:
la fida sua voce mi allieta.
Sussurro quell'altra, più piano ...
La terza ?... La terza, già sogno.
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sabato 10 ottobre 2009

1Corinzi 13 - L'Amore

....................................................................... Annibale Carracci - Wikipedia
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1 Corinzi 13
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In un impeto lirico, la parola dell’apostolo assume le movenze poetiche di un inno all’amore. Esso si apre con il confronto tra la carità e i carismi, passa quindi in rassegna i tratti distintivi della carità vera e si chiude con la prospettiva escatologica. In conclusione, rimane solo la carità, come realtà che non avrà mai fine.
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Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
La carità non si identifica con la donazione dei beni o di se stessi.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità anima tutta l’esistenza. Essa sta alla radice della fede e della speranza.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio,

non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità.
Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità anticipa nel tempo la piena e definitiva comunione con Dio. Essa, perciò, rimane per sempre.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà.
Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo.
Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
fede, speranza e carità: sono le tre virtù che usiamo chiamare teologali; su di esse si fonda tutta l’esistenza cristiana
Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

................................................. Risultati illustrati per orazio gentileschiSegnala immagini

Sebastiano Satta - Vespro di Natale ( Banditi)

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Incappucciati, foschi a passo lento
tre banditi ascendevano la strada
deserta e grigia tra la selva rada
dei sughereti, sotto il ciel d'argento

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Non rumori di madre, o voci, il vento
agitava per l'algida contrada.
Vasto silenzio. In fondo, Monte Spada
ridea bianco nel vespro sonnolento.
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O vespro di Natale! Dentro il core
ai banditi piangea la nostalgia
di te, pur senza udirne le campane

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e mesti eran, pensando al buon odore
del porchetto e del vino, e all'allegri
del ceppo nelle loro case lontane.
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Un sonetto di banditi: una sorta di ‘’western’’ di casa nostra?
I banditi erano un complemento quasi necessario del paesaggio di certe regioni, una realtà che non si poteva ignorare anche se troppo spesso è stata ridotta a motivo di facile folclore e persino esaltata.



Qui non vi sono, comunque, assalti a diligenze o folli galoppate… né giochi di discutibile destrezza fatti con le pistole.


E’ Natale e i banditi sentono il peso della loro solitudine, la nostalgia delle loro case lontane.
No, non che i lupi siano miracolosamente diventati Agnelli !


Incappucciati e foschi i banditi son sempre banditi….. uomini mesti al pari di tanti altri uomini, di tante persone per bene.



Se il Vespro di Natale non è per loro propriamente una festa dell’innocenza è pur sempre il sogno o meglio il rimpianto d’una vita regolare, di gioie perdute
….( L’odore del porchetto e del vino, Il ceppo ardente nel focolare); un senso forse un po’ primitivo e tutt’altro che mistico del Natale ma che appunto per questo fa presa sui loro cuori induriti.
Qui sta appunto la forza -. La validità poetica – del sonetto.
Il quale proprio perché rispetta i tratti reali dei personaggi sembra sforzarsi di farli migliori ….

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Quella solitudine, quel silenzio, quel brivido che si leva dalle due quartine e la mestizia del chiuso rimpianto raccontato dalle terzine fanno sentire la miseria della vita dei tre uomini e la loro lontananza dal consorzio umano.

giovedì 8 ottobre 2009

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur

I disoccupati di Antonio Berni - Wikipedia
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Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur
(mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata )
(Tito Livio, Storie, XXI, 7).
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Mentre a Roma si discute, la crisi economica mette in ginocchio il paese:
tre milioni di italiani sono sotto la soglia di poverta alimentare‎.
Aumenta
la disoccupazione , e gli istituti di ricerca raccontano che l'Italia non è un Paese per giovani …..per loro non c’è lavoro, futuro.
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Mostre: Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d’Europa

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A Roma da ottobre 2009 una grande mostra racconta per la prima volta la storia dell’Occidente cristiano attraverso le vicende dei suoi protagonisti.
La prima esposizione dedicata alla saga dell’incontro e dello scontro tra potere e religione, tra civitas ed ecclesia, tra corone ed aureole.
Dal 7 ottobre al 10 gennaio 2010, l’affascinante e complesso intreccio tra la storia dell’Europa e dei suoi popoli e le vicende cristiane della civiltà d’Occidente viene narrato ne “Il potere e la grazia. I Santi Patroni d’Europa”.

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Oltre centoventi opere di artisti come Durer, Van Eyck, Mantegna, Anton van Dyck, Ingres, El Greco, Guercino, Caravaggio, Tiepolo, provenienti dai maggiori musei mondiali, saranno esposte nell’appartamento nobile di Palazzo Venezia, a Roma, per far compiere al pubblico un viaggio nel tempo e nelle culture.
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Il binomio potere-grazia fa riferimento all’intreccio tra dinamiche religiose e dinamiche politiche, tra fenomeni liturgici e devozionali e fenomeni sociali ed etnici che accompagnano l’elevazione all’onore degli altari di determinati santi e la loro elezione a patroni di una comunità politica, di una nazione, di uno Stato.
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Storia della vicenda religiosa cristiana e storia della vicenda etnico politica dell’Europa si manifestano, in questa mostra, come indissolubilmente congiunte e reciprocamente illuminanti. Una mostra sui santi Patroni dei diversi Stati d’Europa e sui sei santi che hanno il patronato sull’Europa vuole cogliere le biografie di questi personaggi – soprattutto nella loro versione iconografica – e cercare, a partire dai soggetti studiati, di illuminare la società che li circonda.
.Fonte: ... Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d'Europa 7 ottobre 2009 ...
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Paolo Veronese - Predica di Sant'Antonio

martedì 6 ottobre 2009

Ernest Hemingway - il vecchio e il mare

Risultati illustrati per Homer Winslow
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IL VECCHIO E IL MARE
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"Buona fortuna" disse il vecchio. Adattò gli stroppi dei remi agli scalmi e sporgendosi avanti a spingere le pale nell'acqua, incominciò a remare al buio per uscire dal porto. Vi erano altre barche che prendevano il mare da altre spiagge e il vecchio udiva i tuffi e i colpi di remo pur non vedendoli ora che la luna era sotto le colline.
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A volte, in una barca, qualcuno parlava. Ma quasi tutte le barche erano silenziose eccettuato il tuffo dei remi. Si allontanarono le une dalle altre appena uscite dall'imboccatura del porto e ciascuna si avviò in quella parte di oceano in cui sperava di trovare pesci. Il vecchio intendeva dirigersi al largo e si lasciò l'odor della terra alle spalle e remò nel fresco odor dell'oceano del primo mattino. Vide la fosforescenza delle alghe del Golfo nell'acqua mentre remava in quella parte dell'oceano che i pescatori chiamavano il gran pozzo perché vi era un salto improvviso di più di mille metri in cui si adunavano pesci di ogni genere a causa del mulinello creato dalla corrente contro le pareti ripide del fondo dell'oceano. Si concentravano qui gamberetti e pesci da esca e a volte frotte di calamari nelle buche più profonde, che la notte salivano alla superficie a far da nutrimento a tutti i pesci che passavano.
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Nell'oscurità il vecchio sentì giungere il mattino e mentre remava udì il suono tremolante dei pesci volanti che uscivano dall'acqua e il sibilo fatto dalle rigide ali tese mentre si allontanavano librate nel buio. I pesci volanti gli piacevano molto ed erano i suoi migliori amici, sull'oceano. Pensò con dolore agli uccelli, specialmente alle piccole, delicate sterne nere, che volavano sempre in cerca di qualcosa senza quasi mai trovar nulla e pensò: "La vita degli uccelli è più dura della nostra, tranne per gli uccelli da preda, pesanti e forti. Perché sono stati creati uccelli delicati e fini come queste rondini di mare se l'oceano può essere tanto crudele? Ha molta dolcezza e molta bellezza. Ma può diventare tanto crudele e avviene così d'improvviso e questi uccelli che volano, tuffandosi per la caccia, con quelle vocette tristi, sono troppo delicati per il mare".
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Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l'amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvage era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.
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Ernest Hemingway Il vecchio e il mare (romanzo)

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Giovanni Ramon Jmenez - canzone

Category:Ernest Bieler - Wikimedia Commons
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Rosa, l'autunno è tutto
in codesta tua foglia che già cade
sola.
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Bimba, il dolore è tutto,
è tutto sulla tua guancia di sangue
rossa.
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La rosa è ancora rossa, ma già una sua foglia cade: segno che l'autunno è giunto.
Il volto della bimba è tutto roseo ma già vi incombe sopra l'ombra del dolore che verrà ad oscurarlo.
E' una poesia pura, dalle forme dense ed essenziali che fa pensare ad una Tanka giapponese ma più accesa nei colori e nel significato.

Juan Ramón Jiménez Mantecón (Moguer, 24 dicembre 1881 – San Juan, 29 maggio 1958) è stato un poeta spagnolo. Premio Nobel per la letteratura nel 1956,
Leggi tutta la voce...

da "http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Premi_Nobel/In_evidenza/22"

lunedì 5 ottobre 2009

Salvatore Quasimodo - Ora che sale il giorno

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da ACQUE E TERRE
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ORA CHE SALE IL GIORNO
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Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.
È cosí vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
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Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.
Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!
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Sembra sbocciata dal cuore di un lirico greco questa nostalgica poesia, così tenera, così morbida, dalle immagini traslucide e come rarefatte.
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Leggi il post dedicato a San Pio da Petralcina, se hai tempo

San Pio da Petralcina

Un ricordo autografo Di San Pio da Petralcina
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..... 4 Ottobre 2009
si festeggia San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia
Il pensiero corre a San Pio da Petralcina,
al racconto dei suoi miracoli.
In casa conservo una cartolina di Padre Pio
E' autografa
E' arrivata fino a me, ereditata da un membro della mia famiglia.
Un ricordo bellissimo che, nei momenti difficili, accende la speranza.
( il racconto di uno dei tanti miracoli attribuiti all'intercessione di Padre Pio)

Nel 1953 ......- raccontava una signora -
per dolori all'addome, fui sottoposta ad accertamenti radiografici i cui risultati, però, prospettarono una situazione difficilissima che richiedeva un intervento chirurgico urgente. Una mia amica, a cui confidai il mio problema, mi consigliò di scrivere una lettera a Padre Pio per chiedere il suo aiuto e la sua preghiera. Ebbi risposta: il padre mi suggeriva di "andare in ospedale". Lui avrebbe pregato per me. In ospedale andai. Gli stessi medici che precedentemente avevano formulato la preoccupante diagnosi, nel rifare gli accertamenti per- operatori, con meraviglia dovettero convenire che "non avevo più nulla". Ringrazio, a distanza di quaranta anni, ancora Padre Pio ed invito tutti a rivolgersi con fiducia a questo Santo che non sa negare ad alcuno la sua potente intercessione.

domenica 4 ottobre 2009

Rabrindranath Tagore - Non nascondere il segreto del tuo cuore

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Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.

venerdì 2 ottobre 2009

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Foglie morte
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Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d’accordo
con gli uomini e con me stesso
veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d’ippocastani.
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giovedì 1 ottobre 2009

HO SCELTO TE - S LAWRENCE

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"Nel silenzio della notte, io ho scelto te. Nello splendore del firmamento, io ho scelto te. Nell'incanto dell'aurora, io ho scelto te. Nelle bufere più tormentose, io ho scelto te. Nell'arsura più arida, io ho scelto te. Nella buona e nella cattiva sorte, io ho scelto te. Nella gìoia e nel dolore, io ho scelto te. Nel cuore del mio cuore, io ho scelto te".
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S. Lawrence

Santa Thérèse de Lisieux - Canto di Riconoscenza alla Madonna di Monte Carmelo (II)

Devo molto, in un periodo particolare della mia vita, a questa giovane francese che ha molto amato e continua ad insegnare l'amore.
La sua poesia racconta la storia di un'anima che si eleva in cerca del suo Signore.
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Michelangelo Merisi da Caravaggio - Wikipedia
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Canto di Riconoscenza alla Madonna di Monte Carmelo (II)
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Vicino a te, tenera Madre !

Ho trovato il riposo del cuore ;
Non desidero più niente sulla terra,
Solo Gesù è tutta la mia felicità.
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Se a volte mi sento triste,

Quando mi assale la paura,
Madre, degnati di benedirmi,
Sempre a sostenere la mia debolezza.
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Fa ch’io sia fedele

Al mio divino Sposo, Gesù.
Che un di la sua dolce voce mi chiami
A volare tra gli eletti.
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Allora, non avrò più esilio,

sofferenza ;
Reciterò per te, nel Cielo,
Il canto della mia riconoscenza,
Amabile Regina del Carmelo !
..

Santa Teresa di Lisieux del Bambino Gesù e del Santo Volto




S. Teresa di Lisieux, Storia di un'anima.

mercoledì 30 settembre 2009

Artur Rimbaud

Vincent van Gogh - Wikipedia
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SENSAZIONE
(sensation)
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Nelle estive sere blu, tra i sentieri io andrò
pizzicato dal grano, a pestar l’erba minuta:
sognatore, sentirò il suo fresco ai miei piedi,
e lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
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Io non parlerò, io non penserò a niente:
ma dentro di me crescerà l’infinito amore,
e andrò lontano, molto lontano, vagabondo,
nella Natura, - fiorente come una donna.

lunedì 28 settembre 2009

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1888 - La casa gialla venne presa in affitto da Van Gogh ad Arles, in attesa dell'arrivo di Gauguin, con la speranza che essa potesse trasformarsi nello '' studio del sud'', la sede di una comunità di pittori avanguardisti.
Il quadro è una sorta di sinfonia gialla, il colore più amato da Van Gogh in questo periodo, simbolo della solarità del meridione francese.


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Da ottobre a dicembre condivide la casa con Gauguin. Il 23 dicembre, secondo il racconto di quest'ultimo, Vincent cerca di colpirlo con un rasoio. Gauguin, spaventato si rifugia in un albergo. La stessa notte, Vincent si taglia un pezzo dell'orecchio sinistro.
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Viaggio, malato...
la strada dei sogni
è una palude prosciugata

domenica 27 settembre 2009

T.S. Eliot - Assassinio nella cattedrale

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Assassinio nella cattedrale
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(L’INNO DEL TE DEUM GREGORIANO, ALTERNATO CON QUELLO POLIFONICO, TUTTI E DUE IN LATINO, - I DUE CORI SI MUOVONO DAI RISPETTIVI LUOGHI DEPUTATI, PROCESSIONALMENTE).
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Noi Ti lodiamo, per la Tua gloria, Signore, dispiegata nelle tue creature su tutta la terra.
Nella neve, Nella pioggia, Nel vento, Nella tempesta,in tutte le creature.
Nei cacciatori, come nelle prede che sono cacciate: ché tutte le cose esistono soltanto come viste da Te. Solo, come da Te conosciuto. Tutte le cose esistono nella tua luce soltanto.
La tua gloria è dichiarata, anche da ciò che ti nega;la tenebra stessa dichiara la gloria della Tua luce.
Coloro che ti negano, non potrebbero difatti negarti,se Tu veramente non esistessi.
E la loro negazione non può non avere consistenza ché, se così fosse, essi stessi non potrebbero aver esistenza.
Essi, vivendo, ti affermano: tutte le cose viventi, Ti affermano.
L’uccello nell’aria: falco e fringuello. L’animale sulla terra: lupo ed agnello. Il verme nel sottosuolo, ed anche il verme nel ventre.
Perciò l’uomo, che Tu hai creato. Per esser cosciente di Te. Deve con coscienza lodarti.
Nel pensiero, nell’opera, e nella parola. Anche con la mano alla scopa. Anche piegando la schiena per accender il fuoco. Anche piegando i ginocchio per spazzare la casa.
Noi, le donne di Canterbury, che strofinano e spazzano.
La schiena piegata nella fatica. Il ginocchio piegato sotto il peccato. Le mani sul volto, sotto il timore,la testa piegata sotto i dolore.
Ti lodano in noi, le voci delle stagioni. Il soffiar dell’inverno. Il canto di primavera. Il ronzio dell’estate. Le voci degli animali. Le voci degli uccelli tutti, ti lodano in noi.
Noi ti ringraziamo per le Tue Misericordie di sangue. Per la tua redenzione di sangue.
Perché il sangue dei Tuoi martiri e santi. Arricchirà sempre la terra. Creando altri luoghi santi ancora. Perché dove un santo ha abitato, dove un martire ha dato il suo sangue, per il sangue di Cristo.
Là. il luogo è santo, e la santità non si partirà mai di là.
Se pure degli eserciti sarà calpestato, se pure verranno, con le guide, a visitarlo, i turisti!
Da dove i mari dell’Ovest rodono la costa di Iona. Sin dove si muore in pieno deserto.
Sin dove si prega nei luoghi obliati presso la rotta colonna imperiale. Da quel suolo scaturisce, per sempre, ciò che rinnova la terra.
Se pure, per sempre, si rinneghi la fede. Per ciò, noi ti ringraziamo, o Dio, che, a Cantebury, hai dato una benedizione totale.
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Tra il Cantico delle creature di San Francesco di Assisi e questo moderno cantico di T.S. Eliot corrono oltre settecento anni. Al posto della ingenua e fresca immediatezza del componimento del poverello di Assisi in Eliot troviamo un contenuto più sofferto, scavato nel pensiero, che si nutre di razionalità e tende a dimostrare la necessità di onorare Dio più che come un bisogno del cuore come un'esigenza della mente.
Abbiamo detto che tra san Francesco e T.S. Eliot corrono oltre settecento anni - con tutto quanto la cosa può significare in fatto di maturazione del pensiero e del gusto - ma soprattutto ... in Eliot c'è il dramma di due guerre mondiali, c'è la crisi della civiltà contemporanea. ... E' per questi motivi che il poeta, non più pago delle sole ragioni del cuore, sente il bisogno di affidarsi anche alle ragioni della ragione.

sabato 26 settembre 2009

Jacques Prévert - Profondo rosso

Risultati illustrati per Jean beraud
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PROFONDO ROSSO
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Immenso e rosso
Sopra il Grand Palais
Il sole d'inverno viene
E se ne va
Come lui il mio cuore sparirà
E tutto il mio sangue se ne andrà
Se ne andrà in cerca di te
Amore mio
Bellezza mia
E ti ritroverà
In qualunque posto tu stia.
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Jean Béraud - Wikipedia

John Donne - MEDITAZIONE XVII

John Donne -ritratto - Wikipedia
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Nessun uomo è un'isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
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E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.
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venerdì 25 settembre 2009

Giovenale Nino Sassi - Se potessi

Se potessi
cambierei l’inverno in una calda estate
e
farei
della gente e delle cose
l’espressione più vera;
ma
basterebbe
che fossi tu la mia estate
semplicemente tu
per vivere l’inverno.
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(Giovenale Nino Sassi)
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giovedì 24 settembre 2009

José Hierro Real

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Le strade non portano
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Le strade non portano
a nessuna meta; tutte
terminano in noi.
La fiamma del crepuscolo ci fonde in unità.
È bello camminare,
sognare, cantare. Bello
essere gran tenerezza
con un cuore vicino,(con un dolore remoto).
La sera si denuda,
mostra i suoi ori profondi.
Ogni forma ci incanta
col suo vino gioioso.
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Ormai non c'è nulla: - passato,
futuro, ombre, gioie -,
fuori di noi.
La sera spolvera
il suo caldo tesoro.
I suoi pampini di fuoco
stillano nei nostri occhi.
La sera è nostra. Il mondo
fu fatto per noi.
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Siamo il suo centro vivo
e gira il tempo intorno.
Passa e non può ferire
col suo dolore remoto
il nostro cuore vicino.
Le strade non portano
a nessuna meta;
tutte terminano in noi.
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José Hierro
José Hierro - Wikipedia
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Yosano Akiko - Barca abbandonata

grandi maestri - K. Utamaro
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Sulla spiaggia, abbandonata,
una barca - piena d'acqua
dove, bianco, si riflette
questo cielo di primo autunno.
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Quattro brevi versi che suggeriscono un paesaggio sconfinato e triste.... una barca abbandonata sulla spiaggia deserta nel cui fondo pieno d'acqua si riflette il pallido cielo d'autunno.
Quattro brevi versi che nell'esilità delle loro linee chiudono l'infinità del mare, l'infinità del cielo e la tristezza autunnale.
Quattro brevi versi che non scavano nel profondo dell'animo ma ugualmente suscitano un brivido di pura emozione artistica.

mercoledì 23 settembre 2009

ANSA - AFGHANISTAN: NUOVO ATTACCO A ITALIANI, FERITO UN PARA'

Una pattuglia di militari italiani è stata attaccata questa mattina nell'area di Shindand, una delle più turbolente dell'ovest dell'Afghanistan. C'é stato uno scontro a fuoco ed un paracadutista è rimasto ferito "in modo non grave" ad un braccio. L'attacco, riferiscono al comando del contingente italiano ad Herat, è avvenuto stamani mentre militari italiani e forze di sicurezza afgane erano impegnati in un'operazione di controllo del territorio congiunta nell'area di Shindand. Nel corso dello scontro a fuoco è rimasto "lievemente ferito ad un braccio" uno dei militari italiani: "Non è in pericolo di vita, è stato immediatamente soccorso ed è ora ricoverato presso l'ospedale militare di Herat"
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Un commento alla notizia da i migliori post...


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Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
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Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
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Ma nel cuore
nessuna croce manca.
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E’ il mio cuore
il paese più straziato
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Sebastiano del Piombo
La rivincita di Sebastiano del Piombo - Il Sole 24 ORE
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Il poeta passa, con occhi dilatati di stupore e d'angoscia tra le macerie di un villaggio distrutto dalla guerra. Dei soldati, degli amici, dei compagni di rischio neppure una traccia..... la guerra li ha come cancellati.

Ma il poeta tutti li ricorda e per ognuno di essi il suo cuore ha una ferita e una croce..... nel suo cuore appunto la guerra ha lasciato i segni più atroci.

Le sue lacrime sono perciò lacrime pietrificate... tra l'una e l'altra c'è come il vuoto di un singhiozzo represso.

martedì 22 settembre 2009

Rainer Maria Rilke

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Il risveglio del vento
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Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
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Solo, pian piano, vien per il sentiero
penetra nel villaggio addormentato.
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Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito in ascolto.
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Pallide stan tutte le case intorno;
tutte le querce, mute.
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(Rainer Maria Rilke)

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E’ una lirica di estrema purezza rappresentativa che coglie la realtà di un villaggio riposante nel sonno della notte con una stupenda essenzialità di linee... ma, contemporaneamente, sa anche trasferirla nell’atmosfera di un lucido sogno.
Verità e fantasia suggestivamente si fondono lasciando nell’animo un senso di stupefatta sospensione
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