venerdì 27 marzo 2009

Bertolt Brecht –Tempi brutti per la poesia

BOTERO
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Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.
L'albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.
Le barche verdi e le vele allegre della baiaI
o non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.
Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.
Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.
In me si combattono
L'entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell'imbianchino*.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.
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* Con "l'imbianchino" Brecht si riferisce a Hitler.

BOTERO

venerdì 20 marzo 2009

Destinatario sconosciuto - V

Un set di fotografie dedicate al Museo Marc Chagall di Nizza
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Destinatario sconosciuto (V) …
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Stamani sono andato dal chirurgo che collabora con il primario che mi ha operato. Bisognava che mi visitasse per verificare il drenaggio delle ferite, medicare e togliere i punti.
Eravamo d’accordo di incontrarci di primo mattino… ho deposto il giaccone, tolto la tuta per poi adagiarmi sul lettino della medicheria. Ho atteso ... un tempo breve ma interminabile. Il primario e i suoi assistenti erano in visita.
Nel silenzio della stanza la mente è corsa veloce agli eventi che in rapida successione hanno messo in crisi il presente, ristretto l’orizzonte futuro e non so poi. C’è sempre un poi da interpretare, analizzare, comprendere … un succedersi di giorni che vorresti felici.
Un poi che improvvisamente s’incarta e diventa oscuro, precario, difficile. Osservo il mio corpo provato dalla malattia. Lo ricordo forte, perfetto… veloce nella corsa, agile, infaticabile. Mi ha servito bene. Ora ha bisogno di cure, amore.
Luciano, il Primario, ha fatto un buon lavoro ma i controlli non sono terminati… bisogna attendere …..
Conosco Luciano dai tempi del collegio . Era il migliore della classe insieme a Giulio. Io eccellevo negli sport. Amavo il calcio, la pallavolo, il ping-pong ….
Ero il più veloce nella corsa e nelle prove di resistenza. Saltavo un metro, senza fatica, da fermo e a piedi uniti . Salivo sulla corda senza utilizzare i piedi, con le sole mani… e discendevo veloce.
Nelle materie artistiche, come negli sport, ero di gran lunga il migliore. Nelle ore di studio, scrivevo poesie e leggevo Joyce, Quasimodo, Ungaretti. Amavo i poeti. Ero Ulisse, l’eroe di Omero …. Immaginavo un divenire difficile, di lotta per raggiungere la terra amica, la casa dell’infanzia: il desiderio di un orfano che viveva la solitudine del futuro.
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‘’Come va?’’
‘’Bene’’ ho risposto …. ‘’ ne ha fatta di strada!’’
‘’Chi?’’
‘’Il primario.’’

mercoledì 18 febbraio 2009

Destinatario sconosciuto IV

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Caro destinatario sconosciuto,
E’ andata bene ma, a mio avviso, è presto per chiudere la pagina. E’ tardi per scrivere, raccontare … abbi pazienza.
Stasera lascio qualche notizia. Domani mattina rientrerò in ospedale per una visita di controllo e altre ce ne saranno. Potevo (avrei dovuto, credo) restare in corsia sotto controllo medico ma… il sistema sanitario nazionale (regionale) riduce al minimo le degenze.
L’intervento è andato bene… la tappa più importante è superata.
Ringrazio Il Chirurgo e il gruppo di lavoro che l’ha sostenuto … Grazie!


IL CIMITERO DEGLI SCRITTORI



NOVECENTO, IL CIMITERO DEGLI SCRITTORI
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In questi giorni Alberto Cadioli - docente alla Statale di Milano, critico letterario e studioso tra i più preparati anche in campo editoriale - ha ripreso su « Tirature ’ 09 » ( Il Saggiatore­Fondazione Mondadori) un problema che sta diventando piuttosto grave. Si tratta dell’impossibilità di reperire sul mercato testi di scrittori italiani che hanno fatto la storia del nostro Novecento letterario, ma il discorso potrebbe valere anche per tanti importanti autori stranieri.
Cadioli fa i casi di Pea, Loria, Santucci, Bontempelli e Manzini che, pur essendo presenti nel catalogo di qualche editore, risultano ugualmente irreperibili o raggiungibili dopo molte traversie. E’ vero che esistono anche le biblioteche, dove - almeno nelle grandi città - si possono consultare quei testi, ma comunque il problema sussiste, sia che si debba tenere un corso su certi scrittori, sia che un lettore voglia personalmente disporre di un determinato testo, in un’edizione corretta. Esiste, in realtà, un cimitero degli scrittori che si chiama oblio.
Fin quando si è in vita, si riesce ancora a tenere in circolazione qualche edizione delle opere più importanti; poi, a pochi anni dalla morte, si diventa come dei ' desaparecidos' di cui si perdono le tracce ( non solo in libreria). Sono i meccanismi della memoria che bisognerebbe ricominciare ad attivare, facendosi poi aiutare nel concreto dalle tecnologie ( vedi, ad esempio, la stampa digitale) per rimettere nel circuito culturale opere meritevoli di essere ricordate e tramandate. Si può essere d’accordo sul fatto che spesso quello che era importante allora può non esserlo più oggi, oppure che qualche testo, essendo troppo legato al proprio tempo o al proprio ambiente, ha perso di vigore o di attualità.
E’ però altrettanto vero che, dalla fine dell’Ottocento ad oggi, sono scomparse generazioni di scrittori, e non tutti da abbandonare a un inglorioso destino.
Certo, gli editori non sono istituti di beneficenza culturale e guardano alle cifre di ciò che si vende, ma ugualmente ci si domanda: è proprio impossibile trovare un’intesa per riuscire a mettere insieme una biblioteca di questi scrittori ' fantasma'? D’altra parte, si deve riconoscere che il fenomeno degli « scomparsi » non riguarda soltanto le opere letterarie.
In realtà, escono di scena - perché esauriti o comunque posti fuori commercio - circa 40mila all’anno, di ogni genere. E questo dipende da almeno due fattori: un gran numero di titoli resta inesplorato, privo del benché minimo supporto d’informazione e distribuzione, e un altrettanto grande numero di titoli, pur arrivando in libreria, ne esce dopo 40- 60 giorni.
Così, molte pubblicazioni non si arriva neppure a conoscerle e molte altre tornano troppo presto al mittente, con l’identico risultato di passare, nel giro di poco tempo, direttamente dalla pubblicazione al macero. I più non ritornano.
Peggio che scomparsi: è come se non fossero mai nati.
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(da L'Avvenire on line - GIULIANO VIGINI )

Paul Gauguin

martedì 10 febbraio 2009

Domani....

Madonna del Carmine
Preghiera
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Non è tempo di favole, questo.
Oppure si, come sempre, se Dio lo consente.
Posso, Signore mio Dio immenso e grande ricominciare a sognare?
Posso volare oltre le valli e i monti
e ancora i monti
e scendere oltre il ponte nel regno della fantasia?
Non “voglio lottare” con Te, mio Dio
e poi sei Tu che mi hai dato un dorato talento.
Non fare di me la cicala che muore all’inizio dell’inverno.
Che spreco sarebbe …?!
Facciamo un patto.
Ecco:
scrivo per Te…
ma ho bisogno di ritrovare la serenità, la pace, la salute.
Ho bisogno di ritrovare quello che Tu, Signore mio Dio
hai permesso che mi fosse tolto,
quando ero giovane e sognavo.
In fondo sognavo di Te e tra la gente e le cose cercavo il Tuo amore.
Ecco:
torno a scrivere di Te perché Tu che mi vuoi bene,
lo so che mi vuoi bene,
metti ordine
e mi “restituisci” lo spirito degli anni;
la forza della vita,
il gusto di guardare alla gente e alle cose con l’amore di un tempo;
la capacità di disegnare il volo di una foglia che cade
o la bellezza di un filo d’erba che si alza, festoso, nel campo.




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Domani mattina, mercoledì 11 febbraio, giorno che richiama le apparizioni della Madonna a Lourdes, entro in ospedale per un intervento chirurgico che definisco delicato.
Domani è anche la festa della Madonna di Lourdes a cui affido i miei pensieri… le mie preghiere .
Per un periodo, spero breve, resterò lontano da queste pagine. Se tutto andrà bene lunedì prossimo rientro nella mia abitazione
Grazie per avermi ascoltato,
Giovenale Nino Sassi
http://www.lourdes-radio.com/player_live/player_live_fr/player-token_fr.php

La vita....

Caravaggio
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La vita è vita e va comunque difesa, sempre… fino all’ultimo; fino a quando la speranza raccoglie i pensieri, racconta le emozioni, l’essere tra gli altri.
La vita è vita e nessuno ha il diritto di limitarla, offenderla, ferirla, …..
La medicina ha fatto progressi impensabili ma il confine tra il diritto alla vita e il diritto alla morte non è disponibile. Il medico non ha certezze . Lotta per la vita ben sapendo che domani sarà possibile curare l’impossibile di oggi. Quella del medico è una missione.
Sono un credente, un cattolico … e capisco la posizione della Chiesa Cattolica Romana. E piango la morte di tanti giovani sulle strade del sabato notte.
La vita !? non è una corsa nella notte .
Che Dio ci aiuti e ci perdoni tutti.
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«... Un Arameo errante era mio padre. Egli se ne andò in Egitto e vi abitò con pochi uomini; là divenne una grande nazione, potente e numerosa.» (Deu 26,5)

domenica 8 febbraio 2009

Karol Wojtyla - Il senso della vita

Da ''Il senso della Vita - meditazioni sull'amore''
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15.16 - Certo, l'uomo scopre la verità sempre in modo limitato, e può dirsi un pellegrino della verità . Ma ciò è ben diverso dal relativismo e dallo scetticismo. L'esperienColore testoza attesta infatti che la nostra mente, pur offuscata o indebolita da monteplici condizionamenti, è in grado di cogliere la verità delle cose, almeno quando si tratta di quei valori fondamentali che rendono possibile l'esistenza dei singoli e della società. Essi si impongono alla coscienza di ciascuno e sono un patrimonio comune dell'umanità. Non è forse ad esso che s'appella la coscienza comune quando condanna i crimini contro l'umanità, anche se avvallati da qualche legislatore ? in realtà la legge naturale, proprio perchè scolpita da Dio nel cuore, precede ogni legge fatta dagli uomini e ne misura la validità.
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sabato 7 febbraio 2009

James Joyce -A Portrait of the Artist as a Young Man

Cèzanne
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Tutti gli umori, le voglie, le idiosincatrie di un giovane genio della letteratura si raccolgono in questo romanzo largamente autobiografico e ribollono nel magma di una scrittura violenta e raffinatissima, che ora si rivolge in larghe spire meditative su se stessa, ora fila via sulle battute sempre brillantissime di un dialogo che non sdegna il ''basso'' e il triviale, quasi a dare maggior evidenza alle improvvise punte ''alte'' di cui è costellato.
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(http://www.repubblica.it/speciale/2002/novecento/libri/48/2.html)


giovedì 5 febbraio 2009

James Joyce - BAHNHOFSTRASSE

Occhi che irridono mi segnano la strada
che percorro al cadere del giorno,
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grigia strada i cui violetti segnali sono
stella d'incontro e stella dell'addio.
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Maligna stella! Stella di dolore!
Ardita gioventù più non ritorna
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né a conoscere impara il vecchio cuore
i segni che m'irridono se vado.
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akatalēpsía o gli infiniti ritorni ...La domanda sospesa nella contraddizione

Socrate
Da Akatalepsia o degli infiniti ritorni riprendo un post molto interessante . C'è sempre qualcosa di notevole nel blog di Clelia Mazzini
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1099. La domanda sospesa nella contraddizione
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Chi aveva ragione fra [...]Parmenide e Eraclito? Lo spettacolo della vita sembra dire, appena si comincia a contemplarlo: Eraclito. Tutto inarrestabilmente muta, non ci si può bagnare due volte nell'acqua dello stesso fiume, il divenire è una Grande Anima dove le cose si formano mediante trasformazione in esse dei loro contrari. "Il mondo non è stato creato una volta per tutte per ognuno di noi": la sorpresa ci assale. Stupiti, dovremmo constatare che il passato s'incontra in noi col futuro, e noi viviamo nel continuo trasfondersi dell'uno nell'altro: siamo, perciò, diafani: ci attraversa il Divenire. Che fa sentire il piacere d'esistere. Naturalmente, il Divenire è anche uno stato di privazione: l'essere non c'è ancora, mentre si sta costruendo. E si tenta di raggiungere il nuovo stato come camminando su un filo teso nel vuoto, - che annuncia il pericolo. Divenendo, non soltanto non siamo ancora, ma possiamo non essere più [...]. L'Essere pare così coinvolto col Divenire che non si riesce a immaginarlo fuori da esso: può esistere davvero solo ciò rischia di venir meno [...].A questo punto nasce il bisogno del grande avversario di Eraclito: Parmenide [...]. Se rifletto, ad esempio, sulla persistenza dell'amore, - sul fatto che è possibile provare amore con costanza, - ecco: sono trascorsi anni e l'amore resta piantato dentro un albero secolare, - alto, severo, - concludo: oltre i singoli e talora vertiginosi cambiamenti sulle superfici, non è forse vero che nulla cambia mai del tutto in fondo all'anima? [...]Parmenide custodisce l'Essere. Guardiano inflessibile, padre della pace. Per questo l'amore, come ogni altro sentimento che arrivi a sostanziare l'Essere, è salvo: inattaccabile dal tempo. Si crede sia finito, ma non è finito. Non arde più quel fuoco, che era mirabile. Ma non si è spento. E' vero che non si è spento? Naturalmente no. Naturalmente sì. Perciò occorre lasciare la risposta a questa domanda: "E' vero che non si è spento?", fluttuante nella contraddizione, perché lo sguardo scopre cose diverse, secondo che si badi alle partenze, alle fughe, alle distrazioni, o all'impossibilità di rinascere a un nuovo sentimento. Anche una sola volta.


Piazza del mio paese

Norberto
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Piazza del mio paese...
non c'è spazio più aperto.
Piazza dei giochi e degli amori,
dei vicoli,
stretti,
dove il sole passa
disegnando triangoli di poesia

mercoledì 4 febbraio 2009

Rainer Maria Rilke

PAUL CEZANNE
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IL MIO LIBRO
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La sera è il mio libro.
Risplende,
legato in damasco purpureo.
Su gli aurei fermagli m'indugio,
li schiudon le fresche mie dita.
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E leggo la pagina prima:
la fida sua voce mi allieta.
Sussurro quell'altra, più piano ...
La terza ?... La terza, già sogno.
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martedì 3 febbraio 2009

NADA TE TURBE



Musica Nada te turbe - Mina.
Testo di
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Nada te turbe, nada te espante;
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante:
solo Dios basta.
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Niente ti turbi, niente ti spaventi,
chi ha Dio niente gli manca.
Niente ti turbi, niente ti spaventi,
solo Dio basta.

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Stamani ha chiamato l'ospedale.

L'intervento chirurgico è fissato per giovedì 12 febbraio p.v.
L'attesa è stata lunga. In certi momenti insopportabile.
Una preghiera sale...
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Jesse Norman - Ave Maria
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La Cappella Sistina

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...
Il 24 giugno del 1957, nella Cappella Sistina, ricevevo Il sacramento della Confermazione ( La Cresima)
Stare sotto quel ''cielo Michelangiolesco'',
nel luogo dei conclave,
dove vengono eletti i Papi,
in una Roma
diversa da oggi....
Bellissima !
Quella dei Blasetti, dei De Sica e dei Rossellini.
Sofia Loren abitava in via Ugo Balzani,
di fianco a noi
Ricordo poco di quel giorno
Avevo nove anni.
Confuse, dolci emozione.

Giovanni Papini

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Siamo nelle mani dei
borghesi,
dei burocratici, degli
accademici,
dei posapiano, dei
piaccioni.
Non basta aprire le
finestre - bisogna sfondar
le porte.
Le riviste non bastano ci
voglion le pedate.
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DALL'AGENDA LETTERARIA DELLA LIBRERIA MONDADORI Augusta
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PureSwami

Caravaggio Riposo durante la fuga in Egitto .

Di seguito pubblico una bellissima pagina di PureSwami , il bellissimo blog di P........ che, prendendo spunto da una trasmissione televisiva, racconta ''l'egoismo e la violenza barbara'' che vive nel nostro tempo.
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Norberto

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domenica 1 febbraio 2009

Michel Quoist

gauguin
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Concedimi d'essere tanto grande da raggiungere il mondo, tanto forte da poterlo portare, tanto puro da abbracciarlo senza volerlo tenere.
Concedimi di essere terreno d'incontro, ma terreno di passaggio, strada che non ferma a sé, perché non vi è nulla di umano da cogliervi che non conduca a Te. Signore, mentre stasera tutto tace e nel mio cuore sento duramente questo morso della solitudine, mentre gli uomini mi divorano l'anima e io mi sento incapace di saziarli, mentre sulle mie spalle il mondo intero pesa con tutto il suo peso di miseria e di peccato, io ti ripeto il mio sì, non in una risata, ma lentamente, lucidamente, umilmente.
Solo, o Signore, davanti a te, nella pace della sera

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"L'amore non è già fatto. Si fa. Non è un vestito già confezionato, ma stoffa da tagliare, preparare e cucire. Non è un appartamento "chiavi in mano", ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare."

Arte, genio e follia a Siena

Oltre 150 opere tra dipinti e sculture illustreranno il rapporto tra arte e follia attraverso i capolavori di grandi pittori tra cui Van Gogh, Kirchner, Bosch, Munch, Ernst, Mafai, Guttuso e Ligabue. La mostra "Arte, Genio, Follia" sarà aperta nel Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena dal 31 gennaio al 25 maggio 2009.Foto: "Il concerto nell'uovo" (XVI sec.), attribuito a Hieronymus Bosch.(Credits: Ansa)
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venerdì 30 gennaio 2009

Rabindranath Tagore - Lo schema del creato

Quando giocavo con Te
Non sapevo chi Tu eri.
Non avevo paura nè vergogna;
come un monello trascorrevo la vita.
Come intimo amico
al mattino mi chiamavi,
felice scorrazzavo con te
di foresta in foresta.
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O Signore, in quei giorni non capivo
il significato dei tuoi canti;
ma insieme a Te cantava il mio spirito,
inquieto il mio cuore danzava.
Oggi, inaspettatamente, una visione:
immobile nel cielo, muti il sole e la luna;
l'universo è chino
in adorazione davanti a Te


giovedì 29 gennaio 2009

La valigia


La valigia vecchia
legata con lo spago
ha preso il treno
per andare a nord.
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S’è fermata alla stazione
grigia oltre frontiera ...
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è scesa
........e adesso sta
in un canto ad aspettare
.......di tornare
verso il sole dei paesi del sud.

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Stasera ripenso l'emigrazione, la nostra, quella dei nostri antenati, dei nostri genitori, la nostra...
Lo faccio attraverso una poesia che ho scritto nel 1970 e un articolo pubblicato nella pagina dedicata, da un quotidiano nazionale, all'emigrazione italiana.:
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Quel luogo che sta nella mente fatto di fantasia ed aspirazioni incompiute al quale s’accede in momenti particolari e subito porta alla giovinezza è un insieme d’immagini sovrapposte e diverse nella sostanza; appuntamento comune con se stessi diventa, per l’emigrante, la terra promessa.
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Io non so, adesso, dove sta la terra degli emigranti, se esiste o è un luogo della fantasia. Succede che questo andare verso direttrici diverse dalla logica rende improbabili i concetti.
Non bisognerebbe sprecare le risorse naturali: gli ettari che restano incolti, le braccia capaci di trasformare, di costruire.
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Questa quantità che è una qualità sempre considerata eccedente è il simbolo di due Italie.
Una spinta verso il presunto miracolo economico, l’altra lasciata, per la prima, nella continua arretratezza.
Treni lunghissimi correvano, negli anni ’60, dal sud verso il nord, verso le pensiline delle città industriali d’Europa.
Portavano uomini tristi per quella realtà dipendente, senza proprietà, portatori necessari del sistema.
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Aldo dice che non bisogna emigrare. “Bisogna restare e lottare” dice “ ma come fai se non c’è niente”.
Bruno e scuro di carnagione, giovane e robusto, calmo, abituato a girare il mondo e a non stupirsi di nulla, è uno degli immigrati italiani che a Zurigo lavora nelle imprese edili
“A Carlantina non c’è niente” aggiunge mimando con le dita.
“qualcuno trova lavoro a Foggia ma a Carlantina c’è solo disoccupazione”
Zurigo cerca lentamente di cambiare: gli edifici vengono abbattuti e ricostruiti, l’autostrada disegna tangenti aeree sulla periferia.
Ogni cosa sta a suo posto, qui, e recita un copione scontato:
“Nessuno esce dalle strisce pedonali, nessuno getta carta in terra”.
La mentalità pigra e materialista del luogo presenta aspetti dolci e brutali che forse la natura a comunicato agli abitanti.
Ognuno sta a suo posto, qui: gli indigeni organizzano, gli immigrati lavorano.
“Il sudore non convince questa gente” racconta Aldo “abbiamo il diritto di lavorare insieme all’umiliazione d’essere appena sopportati”.
A quest’ora del pomeriggio il “Caravelle Tea Room” è deserto. Gli italiani arrivano più tardi, alla spicciolata, dopo le partite di calcio, prima della messa vespertina.
La Missione Cattolica sta, infatti, ad un isolato dopo la curva a gomito nel cuore del quartiere italiano.
“Loro pensano all’economia” aggiunge Aldo” “ e alla produzione, pensano che dobbiamo ringraziarli per il lavoro e tutto sommato hanno ragione. E’ il Governo italiano che deve difenderci,che deve impedire la disoccupazione”
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Aldo ha lasciato Zurigo: è stato licenziato.
Gli hanno detto che l’impresa non può mantenere gente incapace e chiacchierona ma lavoratori appassionati e produttivi.
Lui, il chiacchierone è partito. A Carlantina potrà muoversi liberamente.
Non ci sono strisce pedonali, infatti ma poche strade e una piazza stretta tra le case in sasso.

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J. W. Goethe - MIGNON


Conosci la terra dove i limoni mettono il fiore,
le arance d'oro splendono tra le foglie scure,
dal cielo azzurro spira un mite vento,
quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso,
la conosci tu forse?
..........................Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o amato mio!
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Conosci la dimora? Il tetto posa su colonne,
risplende la sala, la stanza è tutta un bagliore,
e statue marmoree mi volgono lo sguardo:
povera bambina, che cosa ti hanno fatto?
La conosci tu forse?
.................................Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o difensore mio!
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Conosci il monte e il sentiero che tra le nubi si perde?
Il mulo cerca il suo cammino tra le nebbie,
l'antica stirpe dei draghi abita in spelonche,
precipita la rupe e, sopra, la massa di onde,
lo conosci tu forse?
..................................Laggiù, laggiù è la via
che noi faremo: andiamo, o padre mio!
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..............................................Indice Goethe

mercoledì 28 gennaio 2009

La nave dei folli ....


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.....« Perché si vede sorgere d'un tratto la sagoma della nave dei folli, e il suo equipaggio insensato che invade i paesaggi più familiari? Perché, dalla vecchia alleanza dell'acqua con la follia, è nata un giorno, e proprio quel giorno, questa barca?[…]
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.....La follia e il folle diventano personaggi importanti nella loro ambiguità: minaccia e
.derisione, vertiginosa irragionevolezza del mondo, e meschino ridicolo degli uomini. »

martedì 27 gennaio 2009

WALT WHITMANIN - FOGLIE D'ERBA - QUESTO MOMENTO IN CUI SIEDO PENSOSO E SOLITARIO


In questo momento, in cui siedo pensoso e solitario,
.....struggendomi,
So che altri uomini, in altre terre, sono pensosi e si
.....struggono,
E che potrei vederli, alzando gli occhi, in Germania, in
.....Italia, in Francia, Spagna
O più lontano, in Cina, in Russia, in Giappone, parlando
.....altri dialetti
E so che se potessi conoscere quegli uomini saprei
.....attaccarmi ad essi come agli uomini delle mie parti,
E so che ci ameremmo e saremmo fratelli,
So che sarei felice insieme a loro.

DESTINATARIO SCONOSCIUTO (III)

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DESTINATARIO SCONOSCIUTO (III)
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’Stiamo vivendo un passaggio d’epoca, una biforcazione storica in cui i processi mutano profondamente di segno e spingono e richiedono assetti diversi, assetti che, tuttavia, sembrano in ritardo rispetto ai tempi’’.
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Così scrivevo, al termine degli anni ottanta, per ambientare le pagine della programmazione locale. Alla fine degli anni ottanta, dicevo, e il mio era un osservatorio non male, direi, se poi, nel succedere degli anni, i pensieri, quelle riflessioni hanno trovato concretezza.
Nel proseguo della relazione di introduzione al piano annuale e triennale aggiungevo:
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’I due processi che dominano questa grande trasformazione sembrano essere la demassificazione e la mondializzazione dell’economia e della società.
Il processo di demassificazione, sorretto fortemente dalla introduzione delle nuove tecnologie, porta alla differenzazione sociale ed individuale; al rifiuto della condizione di ‘’folla solitaria’’, di consumatore di prodotti di massa, di fruitore di servizi di massa''.
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Consentimi, adesso, di arrivare in fondo alla pagina prima di confrontare quanto veniva detto nei salotti buoni del pensiero negli anni precedenti o appena successivi alla caduta del Muro di Berlino.
E’ un esercizio che vorrei fare con te, DESTINATARIO SCONOSCIUTO, per valutare l’innovativo bagaglio di promesse che la mondializzazione del lavoro e dell’economia portava in dote e la brevità dei risultati, frutto di egoismi duri a morire, per l’incapacità dei governanti di promuovere un vero e più umano assetto sociale. Già allora era facile intuire che l’era del petrolio stava tramontando, che nuove, pacifiche risorse erano alla portata di tutti e le popolazioni povere del mondo, finalmente, potevano guardare con speranza al loro futuro, al futuro delle generazioni che si affacciavano al terzo millennio.
‘’C’è sempre più diffuso’’, scrivevo ‘’ il rifiuto ( ma è anche una condizione), del lavoro strutturato così come si presenta nella società industriale insieme alla propensione per lavori tagliati su misura, autoregolati, personalizzati, scanditi secondo ritmi personali.
Una modalità di lavoro, questa, resa possibile dagli enormi incrementi di produttività conseguenti alle NUOVE TECNOLOGIE che porta a ridurre, necessariamente, il monte lavoro formale.
Un problema che probabilmente troverà soluzione in una forte destrutturazione delle modalità di lavoro consentendo forti flessibilità per cogliere tutte le opportunità che si presentano e tutte le possibilità che potranno essere individuate
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C’è inoltre da aggiungere che le nuove tecnologie consentono e sorreggono questi indirizzi e vi è, quindi, la necessità di esprimere nuove regole formali di garanzia sociale''.
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Proseguendo aggiungevo ….
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''Il secondo processo che attraversa tutta la società contemporanea è quello di mondializzazione delle NUOVE TECNOLOGIE COMINICATIVE che mettono in relazione tutti i punti del GLOBO in tempo reale.
Questo potenziamento comunicativo ha avviato un processo di fertilizzazione culturale che ha l’effetto di destrutturare le politiche che hanno accompagnato la costituzione della società industriale.
Da un lato c’è la necessità di rivedere i confini degli Stati e il concetto di Nazione e, dall’altro osserviamo il riemergere delle società locali e dei loro valori.
E come se l’umanità, mentre cerca di elevarsi ad una comprensione più generale e completa di se, avesse bisogno di puntare i piedi sulla sua terra, sulle sue radici per il bisogno imperioso di ritrovarsi.
…i due processi di mondializzazione dell’economia e della società e di riemersione delle società locali, del mondo delle radici, che da identità, sono chiaramente individuabili nei processi reali di questi ultimi anni ( scrivo al termine degli anno ottanta) ed è altamente probabile che siano destinati ad avanzare insieme''.

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Per oggi, DESTINATARIO SCONOSCIUTO, mi fermo, esco. I soliti passi, gli amici, l’edicola, il racconto nei giornali di questa lunga e drammatica transizione verso un mondo nuovo che gli egoismi di molti respingono ma che, inevitabilmente, è scritto nel nostro domani.
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giovenale nino sassi
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Magritte.

lunedì 26 gennaio 2009

L'Ira di Aristotele e Seneca

Raffaello Sanzio - Aristotele
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Classificando l’incapacità di adirarsi come una forma di debolezza Aristotele aveva insegnato a non considerare l’ira una passione negativa, ma a riconoscere in essa una funzione della dinamica sociale.
Invisa invece alle dottrine stoica ed epicurea che ne auspicavano il totale sradicamento dall’animo, l’ira è per Seneca violenza cieca e sregolata, figlia di un eccesso di orgoglio, portatrice di effetti funesti.
E dell’ira il trattato si propone di insegnare il dominio, nel duplice aspetto di capacità di controllare se stessi e di attitudine a frenare gli altri.

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LiberOnWeb - Rizzoli - Autori - Seneca

Raffaello Sanzio - Arcangelo Michele

domenica 25 gennaio 2009

Machado - Soledades - LXXXI. A un vecchio e distinto signore



Ti ho visto, nel parco cenerognolo
che amano i poeti
per piangere, come ombra nobile
vagare, avvolto nella lunga giubba.
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L'aspetto cortese, da tanti anni
misurato nell'atrio di una festa,
con che dignità le ossa
misere lo serbano !
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Ti ho visto che distratto respiravi
con l'alito che esala dalla terra
- oggi, tiepida sera in cui le foglie
tristi trascina il vento
umido -, il fresco aroma
delle foglie del verde eucalipto.
Ti ho visto portare la mano secca
alla perla che brilla alla cravatta.


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Dal vangelo secondo Matteo (16,15 - 18)


Dal Vangelo secondo Matteo (16,15 - 18)
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In quel tempo, apparendo agli undici, Gesù disse loro: '' Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno.
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Stavo leggendo il primo dei tre libri ''De ira'' di Seneca della raccolta che va sotto il titolo improprio Dialogorum libri quando mi è tornato alla mente che, secondo alcuni, il grande filosofo romano e San Paolo vennero a contatto, si conobbero ed esisterebbero tracce di un probabile scambio di lettere tra i due.
Un evento che, se confermato, ha un grande valore storico.

Seneca conosceva le lettere di Paolo ai Galati, ai Corinzi e agli Achei, ne apprezzava le idee morali e la dottrina.
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Ripensando San Paolo e i primi cristiani ho aperto la Bibbia per rileggere il mandato che il Cristo affidò loro...'' Andate in tutto il mondo, disse agli undici ....''
Un mandato che ha cambiato la storia dell'Occidente e, credo di poter dire, del mondo intero....
un mandato che attraversa i secoli per giungere intatto agli uomini e alle donne di questo nostro tempo

Arthur Rimbaud

da Infanzia (III)
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Nel bosco c'è un uccello, il suo canto vi ferma e vi
fa arrossire.
C'è un orologio che non suona.
C'è un botro con un nido di bestie bianche.
Ce una cattedrale che scende e un lago che sale.
C'è una carrozzina abbandonata nel bosco,
o che scende per il sentiero correndo,
infiocchettata.
C'è una comitiva di Piccoli commedianti in costume,
intravisti sulla strada attraverso il margine del bosco. -
C'è infine, quando si ha fame e sete,
qualcuno che vi scaccia.


sabato 24 gennaio 2009

DESTINATARIO SCONOSCIUTO (II)

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Vivere è come stare ad un bivio, puoi sentirti padrone della tua vita e decidere di barcamenarti da solo in questa impresa facendo di tutto perché essa abbia una buona qualità, oppure puoi vivere disponendoti in un atteggiamento di fiducia permettendo ad un Altro di dirti una parola sulla tua vita.
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. Madonna degli orti
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Cercai di rimediare

alla famiglia distrutta
dicendo a me stesso

che dovevo lottare.
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Girai intorno:
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“non c’è lavoro”, dissero.
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Terra amata…
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Partito Emanuele,
andata mia madre,
partirono gli amici:
dovevo andare.
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Stavo tra quattro case
“Madonna degli orti”,
la chiamano:
Madonna d’emigrazione.
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La piazzetta della Madonna degli Orti nascosta tra case che dalla sommità del colle rapide scendono a valle tra vicoli stretti e brevi slarghi , completamente ristrutturata, somiglia ad un salotto buono dove è bello entrare, passeggiare tra davanzali fioriti, orti improbabili ormai trasformati in ridenti giardini.
I lavori per il recupero e la valorizzazione di quello che storicamente fu il quartiere povero della città sono terminati.
C’è stata una grande festa.

Alla presenza delle autorità civili e religiose e, soprattutto, della gente, Angelo M. ha letto la poesia ‘’Madonna degli Orti’’
Sono giorni strani, questi…. d’attesa … e non sapevo dell’iniziativa.
Una piacevole sorpresa.
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giovedì 22 gennaio 2009

SENECA - LETTERE A LUCILIO

Seneca

Valutiamo pertanto con attenzione la realtà. Che in futuro possa esserci qualche male è verosimile, ma non immediatamente vero. Quanti eventi inaspettati si sono prodotti! Quanti altri, pur essendo attesi, non si sono realizzati! Ma anche se il male dovrà sopraggiungere, a che serve correre incontro al dolore? Fin troppo presto dovrai affliggerti, quando sarà venuto; intanto prefigurati eventi migliori. Che cosa ci guadagnerai? Un po' di tempo. [...] Anche la cattiva sorte è volubile: forse ci sarà, forse non ci sarà, per il momento non c'è. Mettiti quindi davanti agli occhi un avvenire migliore.
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Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, 13, 10-12

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Seneca
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Da Akatalepsia di Clelia Mazzini che ringrazio.
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Inizio la lettura delle Lettere a Lucilio
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LIBRO PRIMO - Lettera I - L'uso del tempo
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1 - Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell'agire diversamente dal dovuto.
2 - Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l'altro la vita se ne va.
3 - Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l'unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.

Vincent Van Gogh

.....ma... cè un ma....che spiegherò più avanti, forse.

…. Sono avvilito e preoccupato. Molto preoccupato.
Lascio le parole nel cassetto dei pensieri che si succedono.

Cèzanne peint canzone di France Gall

DESTINATARIO SCONOSCIUTO

:
Nuovamente invado il tuo spazio. Non dovrei. Scusami ! Ho bisogno di rompere la solitudine dell'ultima attesa. Giovedì prossimo 29 gennaio verrò operato (aneurisma addominale dell'aorta) Dicono che è diventata un'operazione di routine ma... C'è un ma. Ed io, confesso la mia debolezza, i miei timori: paura ! Forse è rabbia,la mia ; impotenza, delusione... e non so poi cosa porta un idea di pianto che sale, avvolge l'anima, la scuote e si nasconde. E non so, poi, perché ne parlo con te ... così distante ed improbabile. Forse sono i tuoi silenzi Le parole che non scrivi o quelle che leggo, erudite, che invitano alla riflessione, alla lettura. Scusami ! La mente imbrigliata, incartata... cerca riposo, una parola buona .. di Speranza, fiducia, amore. Amore !? Non fraintendere, ti prego Non farlo. E' la solitudine davanti ad un evento che non immaginavo di vivere e vivere è bello. ' 'Quando si è piccoli si hanno grandi sogni ma quando ti inoltri nell'adolescenza e poi nella giovinezza scopri che i sogni occorre trasformarli in realtà, che devi fare delle scelte per poter diventare chi vuoi essere''.

Ho sognato di diventare un uomo buono e giusto tra gli altri. Troppo poco di questi tempi per un rendiconto ... ''Dio è buono e non abbandona mai...'' .....la speranza.

martedì 20 gennaio 2009

Il primo discorso di Obama da presidente e la poesia "Praise song for the day" di Elizabeth Alexander

Di seguito pubblico la sintesi del discorso, bellissimo, che Obama ha rivolto alla Nazione Americana e agli uomini e alle donne, alle Nazioni del mondo intero. A parlato a braccio... ed io sono con lui.
.BUONA FORTUNA PRESIDENTE !




Il primo discorso di Obama da presidente




Max Liebermann
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Durante la cerimonia di investitura, Elizabeth Alexander, nata ad Harlem e capo del dipartimento di studi afroamericani all’Università di Yale, ha letto la sua poesia Praise Song for the Day, seguita dalla benedizione del reverendo Joseph Lowery e dall’inno nazionale eseguito dalla banda della Marina….. Roma, 20 gen. (Apcom)
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"Inno di lode per questa giornata"
."Ogni giorno viviamo le nostre vite, incrociandoci, attirando i nostri sguardi oppure no, sul punto di parlare o parlando. Intorno a noi il rumore, intorno a noi il rumore e rovi e spine e il frastuono, ciascuno dei nostri antenati sulla nostra lingua.
Qualcuno sta cucendo l'orlo di una gonna, rattoppando un'uniforme, sistemando un pneumatico, riparando le cose da riparare.
Da qualche parte, qualcuno sta provando a fare musica con un paio di mestoli di legno su un barile di benzina, con un violoncello, con uno stereo portatile, un'armonica, la voce.
Una donna aspetta l'autobus con il figlio.
Un contadino scruta il cielo che cambia; un insegnante ordina: "Tirate fuori le matite. Iniziate".

Ci incontriamo tutti nelle parole.
Parole taglienti o vellutate, sussurrate o declamate, parole su cui riflettere e riflettere ancora.
Attraversiamo strade sterrate o autostrade che segnano la volontà di qualcuno, e altri che hanno detto:
"Devo vedere che cosa c'è dall'altro lato, so che c'è qualcosa di meglio alla fine della strada".
Abbiamo bisogno di trovare un posto dove essere al sicuro; andiamo dritti verso ciò che non possiamo ancora vedere.
Ditelo chiaramente, dite che molti sono morti in nome di questo giorno.
Cantate i nomi dei morti che ci hanno portato qui, che hanno posato i binari, eretto i ponti, raccolto il cotone e l'insalata, costruito mattone dopo mattone gli edifici risplendenti nei quali avrebbero poi lavorato e che avrebbero tenuto puliti.
Un inno di lode per questa lotta, un inno di lode per questo giorno; un inno di lode per ogni cartello scritto a mano, per ogni lettura al tavolo di una cucina.
Qualcuno vive secondo la massima
"Ama il prossimo tuo come te stesso";
altri secondo "Primo non far male a nessuno" o "Non prendere più di quanto tu abbia bisogno".
Ma se la parola più potente fosse l'amore?
L'amore che va al di là di quello coniugale, filiale, patriottico;
l'amore che getta una luce sempre più ampia, l'amore che non ha bisogno di prevenire il dolore.
In questa nitida scintilla, quest'aria invernale, tutto è possibile, qualsiasi frase può essere iniziata.
Sull'orlo, sul ciglio, sulla cuspide - un inno di lode per fare un passo in quella luce".

Antonio Berni - disoccupati.

Versione originale della poesia di Elizabeth Alexander:
."Praise song for the day"
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"Each day we go about our business, walking past each other, catching each others' eyes or not, about to speak or speaking. All about us is noise. All about us is noise and bramble, thorn and din, each one of our ancestors on our tongues. Someone is stitching up a hem, darning a hole in a uniform, patching a tire, repairing the things in need of repair.
Someone is trying to make music somewhere with a pair of wooden spoons on an oil drum with cello, boom box, harmonica, voice.
A woman and her son wait for the bus.
A farmer consider the changing sky; A teacher says, "Take out your pencils. Begin."
We encounter each other in words, Words spiny or smooth, whispered or declaimed; Words to consider, reconsider.
We cross dirt roads and highways that mark the will of someone and then others who said, "I need to see what's on the other side; I know there's something better down the road."
We need to find a place where we are safe; We walk into that which we cannot yet see.
Say it plain, that many have died for this day. Sing the names of the dead who brought us here, who laid the train tracks, raised the bridges, picked the cotton and the lettuce, built brick by brick the glittering edifices they would then keep clean and work inside of.
Praise song for struggle; praise song for the day. Praise song for every hand-lettered sign; The figuring it out at kitchen tables.
Some live by "Love thy neighbor as thy self."
Others by "first do no harm", or "take no more than you need".
What if the mightiest word is love, love beyond marital, filial, national. Love that casts a widening pool of light. Love with no need to preempt grievance.
In today's sharp sparkle, this winter air, anything can be made, any sentence begun.

On the brink, on the brim, on the cusp -- praise song for walking forward in that light.
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