lunedì 31 maggio 2010

Stefania Calledda

Monet


Lettera prima della partenza


Ed ora che ho lasciato le mie valigie sull’uscio,

mi riesce ancora così triste

la tua incapacità d’amarmi,

la tua fuga da ogni

sentimento reale,

la tua indolenza.

Sul fondo del dirupo

la tua assenza

mi lacerava ed ancora mi ferisce.

Che cosa ti rimarrà di me,

se non una corona di spine?

Stefania Calledda, 30 maggio 2010

giovedì 27 maggio 2010

Pensando a Mallarmè... a modo mio... (ri)leggo Brecht



A quelli nati dopo di noi
- Bertolt Brecht

Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
indica insensibilità. Colui che ride
probabilmente non ha ancora ricevuto
la terribile notizia.

Che tempi sono questi in cui
un discorso sugli alberi è quasi un reato
perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
forse non è più raggiungibile per i suoi amici
che soffrono?

È vero: mi guadagno ancora da vivere
ma credetemi: è un puro caso. Niente
di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato.

(Quando cessa la mia fortuna sono perso)

Mi dicono: mangia e bevi! Accontentati perché hai!
Ma come posso mangiare e bere se
ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
Eppure mangio e bevo.

Mi piacerebbe anche essere saggio.
Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
tenersi fuori dai guai del mondo e passare
il breve periodo senza paura.

Anche fare a meno della violenza
ripagare il male con il bene
non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
questo è ritenuto saggio.
Tutto questo non mi riesce:
veramente, vivo in tempi bui!

Voi, che emergerete dalla marea
nella quale noi siamo annegati
ricordate
quando parlate delle nostre debolezze
anche i tempi bui
ai quali voi siete scampati.

Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
attraverso le guerre delle classi, disperati
quando c'era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

Eppure sappiamo:
anche l'odio verso la bassezza
distorce i tratti del viso.
Anche l'ira per le ingiustizie
rende la voce rauca. Ah, noi
che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
noi non potevamo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuto il momento
in cui l'uomo è amico dell'uomo
ricordate noi
Con indulgenza.



martedì 25 maggio 2010

Bertolt Brecht: Hollywood

Ogni mattina,
per guadagnarmi da vivere,
vado al mercato dove si comprano le bugie.
Pieno di speranza
mi metto tra chi vende.


Donghi

giovedì 20 maggio 2010

Francesco Gaeta - Sgombero


Si, vi lascio vecchie mura,
dove un po’ del cuore mio
con un tenero desio
attaccato resterà

E vi lascio che ancor dura
Primavera, tra la festa
Delle rondini e la mesta
Vespertina carità.

Dunque addio, se il dì tramonta,
focolare ove, farfalla
su la tua parete gialla,
un estremo raggio muor;

carte a fiori, ove l’impronta
d’ogni quadro amico e noto
mette un suo parlante vuoto,
che non sa sbiadirsi ancor;

vacue camere, onde il passo
sveglia insoliti rimbombi;
tetti erbosi ove i colombi
riposavano dal vol;

e tu ancora, che dal sasso
esci, trepida lucerta,
a la loggia ormai deserta
che d’asfalto odora al sol.

Or, se qui svolga la vita
Senza me le sue vicende,
altra casa non m’attende,
non mi chiama, aprica, a sé ?

Ma una parte ahimé svanita
Dei miei giorni è qui sepolta.
Vecchie mura, qualche volta
Ricordatevi di me.


***

La situazione è molto semplice : c’è un trasloco.

Un uomo nel lasciare la casa dove a lungo ha abitato, si sofferma a guardare quelle vecchie mura a lui familiari. I ricordi invadono l’anima insieme ad un momento di tristezza che tutti, in situazioni analoghe, possono avere provato. La lirica poteva facilmente cadere nella sdolcinatura o nella rilassatezza formale, cedere alla tentazione dei rimpianti lacrimosi, dell’insistenza, della descrizione minuta. Il poeta invece mantiene il tono della lirica su un piano di misurata tenerezza riscattando la banalità dei riferimenti realistici in una letteraria dignità di vocabolario e di costrutti … effondendo la propria malinconia nella dolcezza della musica che pervade le strofe. Francesco Gaeta è un poeta napoletano nato nel 1879 , morto suicida nel 1927. La critica lo definisce un poeta di transizione dal Pascoli ai Crepuscolari. Al primo si avvicina per il forte senso del mistero, della morte e del dolore; agli altri per il tono dimesso degli argomenti e il gusto realistico delle scene di vita quotidiana.Motivo dominante della poesia del Gaeta è quello che Croce ha chiamato ‘’l’amore dell’amore’’ ; un bisogno inappagato di dolcezza che si innesta nel fondo tetro del suo pessimismo

Francesco Flora definì Gaeta ‘’un severo, diciamo anzi un tragico spirito in cerca di gioia’’.


Henry Wallis

mercoledì 19 maggio 2010

Edoardo Sanguinetti -Siamo tutti politici (e animali)



Siamo tutti politici (e animali)
premesso questo, posso dirti che
odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di catalogo
esemplificativo e ragionato):
(puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare nel mucchio):
(e sceglierti i perché, caso per caso)
ma, per semplificare,
ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto,
a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce,
sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché:
amo, così, quella grande politica
che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane
(come ciao, pane, fica, grazie mille):
(come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi,
spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva):
(e poi, lo so che non si dice,
ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali):

martedì 18 maggio 2010

Furore (John Steinbeck)



CAMPAGNA

La strada asfaltata correva in rialzo sulla campagna brulla. Esternamente ai gradini si estendevano all'infinito due stoie di erbaccia secca aggrovigliata, ricca di barbe che si appigliavano al pelo dei cani, di aculei che appinzavano i pasturali dei cavalli, di raffii rovi roncigli che s'appiccavano alla lana delle pecore: tutta una natura morta che aspettava l'occasione propizia per nuocere in qualche modo agli esseri animati; semi armati d'ogni mezzo di offesa e di difesa immaginabile, pallottole, pugnali, rostri, artigli, paracadute; tutt'un'armeria, passiva, inerte, ma potenzialmente attiva e perniciosa.
Il sole posando sull'erbaccia la scaldava, e nel fitto del groviglio brulicavano gli insetti: le formiche proletarie, e i formiconi che tendevano trappole contro di esse, e i grilli aviatori, e gli scarabei, impellicciato o corazzati; tutti in moto, agitatissimi, solerti su esile zampe innumerevoli. E su una delle stuoie si trascinava, diretta alla strada per attraversarla, una tartaruga, fernandosi spesso e senz'alcun motivo.


''Campagna'', tratta da The Grapes of Wrath” ( “I grappoli dell’ira”), Furore nella versione italiana, è una pagina di straordinaria forza rappresentativa ma non un pezzo di bravura. Lo scrittore ferma la natura - e con essa le piccole bestie che vi brulicano - con una fedeltà che sembra quella di un obbiettivo fotografico ma soprattutto la rappresenta come una cosa viva, animata, facendocene quasi sentire il segreto respiro.
***

Furore pubblicato nel 1939, racconta la crisi sociale ed economica successiva alla crisi del '29 che produsse in America la Grande depressione .

Racconta l'odissea della famiglia Joad, una famiglia di contadini costretta dalla miseria e dalla fame a lasciare l'Oklaoma per raggiungere la lontanissima California alla ricerca angosciosa di un lavoro e di un posto dove vivere ... '' è una vera e propria esplorazione dell'inferno: l'inferno sociale e morale di un'America stremata, in cui pochissimi profittatori accumulavano sporche fortune grazie allo sfruttamento inumano e violento di masse sempre più grandi di agricoltori e mezzadri ridotti sul lastrico e in cui ogni tentativo di ribellione veniva soffocato nel sangue da un potere che la malavita andava velocemente e massicciamente sottraendo agli organi istituzionali.''...






...... ....... ......

lunedì 10 maggio 2010

Mi piacerebbe ....Boris Vien


Botero
.
Mi piacerebbe
diventare un grande poeta
e la gente
mi metterebbe
serti di lauro sulla testa
ma ecco
non ho
abbastanza passione per i libri
e penso troppo a vivere
e penso troppo alla gente
per essere sempre contento
di non scrivere che vento
.

 

'aimerais

J'aimerais
Devenir un grand poète
Et les gens me mettraient

Plein de laurier sur la tête
Mais voilà
Je n'ai pas
Assez de goût pour les livres
Et je songe trop à vivre
Et je pense trop aux gens
Pour être toujours content
De n'écrire que du vent.

Boris VIAN




domenica 9 maggio 2010

Anna Andreevna Achmatova - La Porta Socchiusa




La porta è socchiusa,



dolce respiro dei tigli...

Sul tavolo, dimenticati,

un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume...

Tendo l’orecchio ai fruscii.

Perché sei andato via?

Non comprendo...

Luminoso e lieto

domani sarà il mattino.

Questa vita è stupenda,

sii dunque saggio, cuore.

Tu sei prostrato, batti

più sordo, più a rilento...

Sai, ho letto

che le anime sono immortali


( ANNA ACHMATOVA )



Disse di lei il premio Nobel Iosif Brodskij



Anna Achmàtova è uno di quei poeti che semplicemente “avvengono”, che sbarcano nel mondo con uno stile già costruito ed una loro sensibilità unica. Arrivò attrezzata di tutto punto e non somigliò mai a nessuno.




giovedì 6 maggio 2010

Sergej A. Esenin - L’uomo nero


.......... ........ .......

La luna è morta,
Azzurreggia alla finestra l’alba.
Ah tu, notte!
Che m’hai combinato, notte?
Me ne sto in piedi qui col mio cilindro.
Non c’è nessuno con me.
Sono solo…
Con uno specchio in frantumi…


Sono gli ultimi versi di una lirica di Sergej Aleksandroviè Esenin dal titolo ‘’L’uomo nero’’.

Il poeta sintetizzata quattro elementi mitici: la vecchia Russia, il comunismo rivoluzionario, la Mosca delle bettole e infine la Russia sovietica.

Esenin tratteggia un percorso lineare che conduce ad un obiettivo storicistico che, egli conclude, distrugge il linguaggio lirico e il razionalismo.

La vecchia Russia da una parte è il mondo contadino e della miseria, è il mondo dell’uomo diseredato come in una immane catastrofe biblica che tenta il riscatto, che mira ad un proprio esodo e ad una promozione sociale, come anche ad un esodo collettivo in senso metaforico.

Dall’altra parte descrive una Russia che canta il mito della campagna, ferma ai valori reali e costanti della vita, volendo difendere una civiltà che è propria e che vuole salvaguardarsi dalle influenze esterne, dalla rivoluzione industriale e tecnologica



martedì 4 maggio 2010

IO

"Rendimi il tempo della mia adolescenza quando non ero ancora me stesso, se non come attesa. Rendimi i desideri che mi tormentavano la vita. Quelle pene che pure adesso rimpiango."
Goethe (Faust)

Cerco una Parola di speranza !

Cristo Pantocratore

ho trovato una Parola che attraversa i secoli per giungere fino a me, uomo di questo tempo fatto di giorni difficili e (per molti, specie se giovani)senza futuro. Il Cristo dice:
.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,6-14.

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

lunedì 3 maggio 2010

Arthur Rimbaud - Alba (Illuminazioni)

Pissarro

Ho abbracciato l'alba d'estate.

Nulla si muoveva ancora sul frontone dei palazzi. L'acqua era morta. Le zone d'ombra non abbandonavano la strada del bosco. Ho camminato, ridestando gli aliti vivi e tiepidi, e le gemme guardarono, e le ali si alzaro- no senza rumore.

La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e pallidi bagliori, un fiore che mi disse il suo nome.

Risi al wasserfall biondo che si scarmigliò attraverso gli abeti: dalla cima argentea riconobbi la dea.

Allora sollevai uno a uno i suoi veli. Nel viale, agitando le braccia. Nella pianura, dove l'ho denunciata al gallo. Nella grande città lei fuggiva fra i campanili e le cupole, e correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, io l'inseguivo.
In cima alla strada, vicino a un bosco di lauro, l'ho avvolta nei suoi veli raccolti, e ho sentito un po' il suo immenso corpo. L'alba e il fanciullo caddero in fondo al bosco.

Al risveglio era mezzogiorno.

Pissarro

giovedì 29 aprile 2010

Alda Merini - Le più belle poesie ( da La Terra Santa)


Giorgio Morandi

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

Alda Merini, da “La Terra Santa” 1983




Morandi Giorgio

mercoledì 28 aprile 2010

Autoritratto - Oilloc.

Artemisia Gentileschi - Wikipedia


E' un bellissimo e riuscito esempio di scrittura creativa. Non conosco l'autrice.

Autoritratto - Oilloc.

E così decise di assaggiare il tempo. Niente più corse, niente più fretta, niente più sfuggite. Tanto per iniziare, si disse, questa serata sarà mia, tutta e solo mia.
E così, in tutto il tempo del mondo, aprì l’acqua. Versò il suo bagnoschiuma preferito, e mentre il livello saliva, toccò play, e le quattro mura si riempirono di note. Di sassofono, per la precisione, calde, bollenti quasi quanto l’acqua. Si spogliò, ed immerse i piedi in quel caloroso abbraccio… prima solo le punte, e rabbrividì.
E i contrari sono complementari, se l’angolazione è giusta.
E l’ombra potrebbe essere piena, se la luce è sufficiente.
E i rumori coprono il battito, soprattutto se il silenzio incombe.
Ma il suo battito era forte, vigoroso. Forse il calore, forse il vapore… forse le note, forse i pensieri… si lasciò scivolare giù. E tremò, assaporando il calore che le invadeva ogni centimetro del corpo.
Chiuse gli occhi.
Come se fosse la cosa più normale del mondo, pensò a lui. In automatico. Se lo trovò davanti, e avrebbe voluto urlare, sbraitare, sceneggiare, non per causa sua, solo perchè sapeva che le avrebbe fatto bene. Invece sorrise. Come al solito, sorrise.
Solo un po’ più tristemente. Un po’ più lontana, suo malgrado. L’immagine di lui divenne quasi trasparente, ma iniziò ad avvertirne la presenza fisica.
Quello sguardo, quei maledetti occhi.
Aprì i suoi, per non sentire nè vedere. Solo leggeri vapori la circondavano. E quel delicato profumo di latte di mandorle.
Avrebbe voluto un fiore di mandorlo, delicato. Poggiato in una mano. E un bacio lieve, sussurrato.

martedì 27 aprile 2010

Paul Eluard - Non verremo alla mèta ad uno ad uno


Non verremo alla meta ad uno ad uno,
ma a due a due. Se ci conosceremo
a due a due, noi ci conosceremo


tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
un giorno rideranno
della leggenda nera dove un uomo
lacrima in solitudine.

:::

In questa lirica possiamo scorgere il messaggio fondamentale della concezione etico - politica di Eluard: '' Se ci conosceremo a due a due, noi ci conosceremo tutti ''. Messaggio, qundi, di solidarietà; speranza operosa per il superamento dell'egoismo e dell'odio. Fiducia della vittoria del bene sul male.

Paul Eluard - pseudonimo di Eugène Grindel - nasce a Saint - Denis (Parigi) nel 1895. La sua famiglia appartiene alla piccola borghesia. Compie i suoi studi a Parigi che interrompe nel 1912 perchè malato di tubercolosi. Trascorre due anni in un sanatorio svizzero. Ed è quì che incontra una ragazza russa, Elena Diakonova (Gala) che sposerà nel 1917 e dalla quale divorzierà nel 1931. Durante la prima guerra mondiale chiede ed ottiene di combattere in prima linea. Dopo la grande guerra aderisce al movimento dadaista e quando questo movimento sta per esaurirsi, Eluard, insieme a Breton, Aragon e Soupault da vita al Surrealismo.

domenica 25 aprile 2010

da akatalēpsía o degli infiniti ritorni - L'illusione al potere

Giorgio de Chirico

 

Montaigne in “Enciclopedia Italiana” – Treccani

III, 13
.

dal bellissimo Blog di Clelia Mazzini....

Buona notte !

Gustave Courbet



Mi sono fermato per un saluto….
Non voglio disturbare i tuoi sogni,
sarebbe un peccato per il tuo riposo,
non devi sentire i miei passi –
piano piano chiudo la porta !
Passando ti scrivo sull'uscio
'' Buona notte ''
perchè tu possa vedere
che ho pensato a te.

venerdì 23 aprile 2010

Il Capo del governo: una riflessione di ELSA MORANTE

Sironi

Da un testo di Elsa Morante.............

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di
delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la
condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di
governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per
interesse e tornaconto personale.
La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali,
ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il
tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il
tornaconto.
Sironi

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile
effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito
di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i
suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso
della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo.
Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza
credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di
famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si
circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile,
e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un
proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."

***

Scritto da Elsa Morante nel 1945, il testo si riferisce a Benito Mussolini...

Sironi

La gattina bianca, la coda ad uncino

Ho una gattina siamense,
bianca,
gli occhi azzurri bagnati di grigio,
la coda ad uncino.
Quando arriva la sera
si sveglia
mette sotto sopra la casa.
Corre da un ambiente all’altro,
insegue le ombre,
le attacca…
Si diverte da matta con poco
ed io l’invidio.
Quando viene la sera ripasso il giorno…
non c’è molto da ridere, mi dico
non fosse per la gattina bianca e la coda ad uncino

La libertà di Giorgio Gaber

Picasso


Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Giovenale Nino Sassi

Vincent Van Gogh , La casa gialla


Conosco storie
e odori di terre diverse.
Colline verdi,
ieri,
fresca acqua di fonte.
Vecchia casa ad angolo sul mondo
da te partono
le mie traiettorie
sempre

il giorno dopo il riposo.

(1972)

Stasera rileggo le mie poesie. Raccontano anni lontani , difficili ma bellissimi.
Quelli delle mie migrazioni

lunedì 19 aprile 2010

Trilussa - L'Omo e la Scimmia

Pieter Bruegel


L' Omo disse a la Scimmia:
-Sei brutta , dispettosa:
ma come sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!
Quann' io te vedo, rido:
rido nun se sa quanto!...

La Scimmia disse : - Sfido!
T' arissomijo tanto!

pieter_bruegel

James Augustine Aloysius Joyce - Notturno

James Joyce in uno dei suoi luoghi
preferiti di Zurigo, le rive della Limmat (Joyce Foundation)

James Augustine Aloysius Joyce nasce nel 1882 a Dublino.
Nella sua opera più famosa, “Ulisse”, descrive, minuto per minuto, la giornata del 16 giugno 1904 di Leopold Bloom.
Il testo è un adattamento dell’Odissea di Omero ed è oggi considerato come il romanzo moderno più celebrato al mondo.
Joyce muore nel 1941 a Zurigo.


NOTTURNO

Smunte nella tenèbra
entro a sudari, pallide stelle
le loro torce agitano.
Fatue luci dai più remoti cieli schiaran fioche,
archi su archi svettanti,
la navata della notte nera di peccato.

Serafini,
le osti perdute si svegliano
a servire sino a che
in illune tenèbra ognuna ricade, smorta,
levato che abbia e agitato
il suo turibolo.

E a lungo e alto,
per la notturna navata che si estolle
bàttito di stelle rintocca,
mentre squallido incenso gonfia, nube su nube,
ai vuoti spazi dall'adorante
deserto d'anime.


Joyce a Zurigo

Dopo un breve soggiorno in Ticino, lo scrittore irlandese si trasferisce a Zurigo e si installa nel quartiere borghese del “Kreis 6”, al numero 38 dell’Universitätstrasse.
Una tavoletta sul muro ricorda il luogo dove è nata una delle sue opere più importanti

In quella casa, lavorò molto ai primi capitoli dell’Ulisse, sebbene la parte principale del libro fu terminata più tardi a Parigi.
In seguito, Joyce si trasferisce al numero 29, sul lato opposto della strada. Il suo vecchio alloggio ha oggi lasciato posto ad un salone di abbronzatura e ad un negozio di antiquariato.
“Dopo aver celebrato il centenario del Bloomsday, il nome di Joyce è di nuovo in voga”

Il Bloomsday, festeggiato il 16 giugno, è diventato una tradizione per i cultori di Joyce.
La data ricorda il viaggio epico attraverso Dublino di Stephen Dedalus e Leopold Bloom descritto nell' "Ulisse", il romanzo moderno più celebrato al mondo.

A Zurigo, Joyce trascorre le sue serate al ristorante Pfauen, vicino al Kunsthaus e si trova con gli amici alla Kronenhalle. Raramente, si reca al Caffè Odeon sulla piazza Bellevue.

Schubert-Der Lindenbaum - Dal ciclo "Winterreise" (Viaggio d'inverno)

domenica 18 aprile 2010

Paul Celan

H. Bosch
.
GRATA DI PAROLE

.
Occhio tondo tra le sbarre.

Palpebra, sfarfallante animale,
voga verso l'alto,
fa passare uno sguardo.

Iride, natante, opaca e senza sogni:
sarà prossimo, il cielo, grigio-cuore.

Storta, nel beccuccio di ferro,
la scheggia fumigante.
Al senso che la luce prende
tu indovini l'anima.

(Fossi io come te. Tu come me.
Non sottostanno forse
al medesimo vento?
Siamo estranei.)

Pavimento. Sopra,
l'una accanto all'altra, le due
pozzanghere grigio-cuore:
due
bocconi di silenzio
.
Cenni biografici
.

Paul Celan , il cui vero nome è Antschel, nacque nel 1929 a Czenowitz in Bucovina (regione oggi divisa fra Ucraina e Romania), da famiglia ebrea. In seguito all’occupazione di Czenowitz da parte delle armate hitleriane nel 1941, i genitori vennero deportati nei campi di concentramento dove morirono mentre Paul venne inviato ai lavori forzati. Dopo la guerra Celan si reca a Bucarest per poi, nel 1947, fuggendo dall'occupazione sovietica trasferirsi a Vienna dove pubblicò la sua prima raccolta di poesie. ( Der Sand aus Urnen – la sabbia delle urne ) in pochi esemplari che poi mandò al macero.
In questo periodo, oltre a vari personaggi dell'ambiente surrealista, Celan conosce la poetessa Bachmann, con cui vive una breve e intensa relazione. Pubblica poi un breve saggio, dal titolo "Edgar Jenè und der traum von träume". A luglio Celan abbandona Vienna per Parigi, dove all'ENS si iscrive ai corsi di germanistica e filologia.
Nel 1959 inizia il lavoro come lettore di lingua tedesca all'ENS, che continuerà fino alla morte; continua parallelamente l'attività di traduttore (importanti le traduzioni da Mandel'stam e Valery), pubblica "Sprachgitter" (= "Grata di linguaggio") e, in seguito a un mancato incontro con Adorno, scrive un piccolo racconto dal titolo "Gespräch im gebirge" (= "Conversazione nella montagna"). È in questo stesso anno che conosce Szondi e Bollack.
***
Durante i moti studenteschi parigini del 1968 Celan si mostra dapprima solidale con la protesta, per poi dissociarsi quando questa ricorre a schemi ideologici autoritari e violenti. In autunno pubblica "Fadensonnen" (= "Filamenti di sole"), l'ultima antologia edita in vita, e l'anno successivo "Schwarzmaut" (= "Pedaggio al nero"), una plaquette illustrata con acquerelli, contenente il primo nucleo della raccolta postuma "Lichtzwang" (= "Luce coatta"). A fine anno compie un viaggio in Israele.
Del 1970 sono le ultime letture pubbliche di poesie, fra cui una a Friburgo, in presenza di Heidegger, che viene rimproverato da Celan per la disattenzione con cui lo ascolta. Presumibilmente il 20 aprile si suicida gettandosi nelle acque della Senna; il cadavere viene ritrovato da un pescatore solo il 1° maggio. Postume escono tre raccolte di sue poesie, che Celan aveva portato a termine prima della morte: la già citata "Lichtzwang", "Schneepart" (= "Parte di neve") e "Zeitgehöft" (= "Dimora del tempo").