lunedì 27 gennaio 2014

Etty Hillesum



«Si deve anche essere capaci di
vivere senza libri e senza niente. Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera»



 



L'unica  cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l'unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio." Etty Hillesum ...
 .
(Etty Hillesum, ebrea olandese morta il 30 novembre 1943 nel campo di concentramento di Auschwitz...)

sabato 25 gennaio 2014

Destinatario sconosciuto

La proposta di legge elettorale : i miei dubbi



L’intelligenza è la facoltà psichica e mentale che consente di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e adattarsi all’ambiente.
Più ancora … è la
capacità di adattamento a situazioni nuove e la possibilità di modificarle quando queste presentano degli ostacoli all’adattamento stesso.
                                                                                *** --- ***

Se, come sembra,” la cosa pubblica resta in balìa dell’arbitrio di un singolo o di un ristrettissimo gruppo di individui  che la gestiscono concentrando tutti i poteri nelle loro mani” ,
.
Se questo è vero, trovo che la legge elettorale presentata da Renzi pone difficoltà difficili da superare, … e in ballo c’è la democrazia
.
Se, come sembra, un ristretto gruppo di persone, nel chiuso delle segreterie dei partiti, continuerà a nominare, a suo piacimento, la rappresentanza politica del paese, i dubbi sulla bontà dell’iniziativa riformatrice del sindaco di Firenze, sono pesanti … e in ballo c’è la Costituzione … il diritto della gente
.
I miei dubbi sono quelli che Michele Ainis , docente universitario di Istituzioni di Diritto Pubblico all'Università degli Studi di Roma III , descrive sul Corriere della Sera di martedì 21 gennaio …. ed io condivido.


dalla mia residenza,
gennaio 2014
 

giovedì 9 gennaio 2014

Søren Kierkegaard, Discorsi edificanti




Cos’è che rende un uomo grande, ammirato dal creato, gradevole agli occhi di Dio?
Cos’è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero;
cos’è che lo rende debole, più debole di un bambino?
Cos’è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia;
cos’è che lo rende molle, più molle della cera?


È l’amore!


Cos’è che è più vecchio di tutto?
È l’amore.
Cos’è che sopravvive a tutto? È l’amore.
Cos’è che non può essere tolto, ma toglie lui stesso tutto? È l’amore.
Cos’è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto?
È l’amore.
Cos’è che sussiste, quando tutto frana?
È l’amore.
Cos’è che consola, quando ogni consolazione viene meno?
È l’amore.
Cos’è che dura, quando tutto subisce una trasformazione?
È l’amore.
Cos’è che rimane, quando viene abolito l’imperfetto? È l’amore.
Cos’è che testimonia, quando tace la profezia? È l’amore.
Cos’è che non scompare, quando cessa la visione? È l’amore.
Cos’è che chiarisce, quando ha fine il discorso oscuro? È l’amore.
Cos’è che dà benedizione all’abbondanza del dono? È l’amore.
Cos’è che dà energia al discorso degli angeli? È l’amore.
Cos’è che fa abbondante l’offerta della vedova? È l’amore.
Cos’è che rende saggio il discorso del semplice? È l’amore.
Cos’è che non muta mai, anche se tutto muta?

È l’amore, e amore è solo quello che mai si muta in qualcos’altro.

Søren Kierkegaard,

Discorsi edificanti



Francesco Hayez

Francesco Hayez

martedì 31 dicembre 2013

BUON ANNO


Viaggio dei re Magi a Betlemme di Benozzo Gozzoli,   


BUON ANNO A TUTTI e grazie per la vostra amicizia e vicinanza. ....
Auguri di serenità, salute e pace per ogni giorno dell'anno che viene e non solo.


giovedì 26 dicembre 2013

SIMONE WEIL - MEDITAZIONI SULL'OBBEDIENZA E SULLA LIBERTÀ [1937]


Aldo Borgonzoni
Aldo Borgonzoni

La sottomissione dei molti ai pochi, questo dato fondamentale in quasi tutte le organizzazioni sociali, non ha mai cessato di sbalordire tutti coloro che ci riflettono un poco. Noi assistiamo in natura al fatto che il peso più gravoso ha la meglio sul peso meno gravoso, al fatto che le razze più prolifiche soffocano le altre.
Nel campo umano questi rapporti così chiari sembrano essere rovesciati.
Noi certo sappiamo, in base a un'esperienza quotidiana, che l'uomo non è un semplice frammento della natura, che ciò che si dà di più elevato nell'uomo, cioè la volontà, l'intelligenza, la fede, produce ogni giorno delle specie di miracoli.
Ma non è questo ciò di cui si tratta qui.
La necessità spietata che ha mantenuto e mantiene in ginocchio le masse di schiavi, le masse di poveri, le masse di subordinati, non ha nulla di spirituale; essa è del tutto analoga a ciò che c'è di brutale nella natura.
Tuttavia, tale necessità si esercita apparentemente in virtù di leggi contrarie a quelle di natura. Come se, nella bilancia sociale, il grammo avesse la meglio sul chilogrammo.

Simone Weil



Aldo Borgonzoni
Aldo Borgonzoni

Forestiero in terra d'Egitto

(Centro di identificazione ed espulsione)

Mi chiamo Hassan
Ho 12 anni e vengo da un paese Africano.
Un missionario comboniano, un italiano
mi ha sottratto all’esercito dei bambini che, armati
combatte e uccide la gente dei villaggi.
Avevo un mitra, mi ha dato un libro.

Mi chiamo Hassan
e con mia madre ho attraversato il deserto
e poi il mare
ed ora sono qui, nel paese delle libertà….
qui, dove la gente ama i bambini e non uccide lo straniero
Sta scritto nella Bibbia,
il libro avuto in dono da un missionario italiano
Sta scritto li e dice…
"Non molesterai il forestiero né lo opprimerai
perché voi siete stati forestieri in terra di Egitto”


Io sono Hassan...
Fuggito dalla guerra e dalla fame
e sono solo.


(Giovenale Nino Sassi)

martedì 24 dicembre 2013

Buon Natale ...


. *** Tutto, scrive Olivier Clément, è accaduto nel silenzio. Bisogna tacere e ritornare ai pittori del silenzio come Georges La Tour. E partire nell’oscurità, fiduciosi, perché la stella del mattino si è alzata anche nei nostri cuori

venerdì 13 dicembre 2013

Guido Reni - Lotta di putti plebei contro putti nobili


 
Guido Reni


Il quadro fu dipinto e donato dall'artista al suo patrono, il Marchese Facchenetti. Il soggetto, detto anche in antico "Lotta di putti plebei contro putti nobili" assume una particolare importanza iconologica.

Il Facchenetti era ambasciatore bolognese a Roma e l'episodio si riferisce ai contrasti sorti tra Reni e il cardinale Giovan Battista Pamphilj all'epoca della venuta dell'artista nell'Urbe
nel 1627, momento in cui si colloca probabilmente il dipinto di Reni nella Galleria Doria.

È un momento critico per Guido, al centro delle tensioni tra le famiglie Barberini e Pamphilj, ma che allo stesso tempo prelude all'assoluto trionfo del suo talento pittorico.

Reni infatti inizierà ad incarnare il mito vivente dell'artista, suscitando lodi incondizionate dai suoi contemporanei.

Il Malvasia, alle bizzarrie e agli snobismi di Reni nei confronti di pontefici, cardinali e potenti commentava: "tutto si condona alla sua gran virtù, trovandosi un sol Guido al mondo".


Fonte :
Galleria Doria Pamphilj

 Ho scelto questo dipinto di Guido Reni , la “Lotta di putti plebei contro putti nobili”, perché richiama lo scontro sociale tra i ricchi e i poveri … metafora di quello che avviene nel nostro tempo.

lunedì 2 dicembre 2013

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova ...



... Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. ...

Sant ' Agostino






Tardi ti ho amato,
Bellezza tanto antica e tanto nuova;
tardi ti ho amato!
Tu eri dentro di me, e io stavo fuori,
ti cercavo qui, gettandomi, deforme,
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le creature
che, pure, se non esistessero in te,
non esisterebbero per niente.
Tu mi hai chiamato
e il tuo grido ha vinto la mia sordità;
hai brillato,
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo, e io l’ho respirato, e ora anelo a te;
ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te;
mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace.
Agostino d’Ippona,
Le Confessioni 10,27

giovedì 28 novembre 2013

José Maria Alvarez

 Foto

 
 
Se la notte recasse al contempo
l'immagine e il corpo di quel giorno,
e il desiderio che ora sento
potesse essere lo stesso
con cui la mia memoria celebra
in versi la sua carne.
Poiché solo alla sua bocca e alla sua lingua
io questa notte rendo conto.
Solo innanzi a te gli occhi chiari,
che la spada e il tempo non umiliarono,
si arrendono.
Voglia la vita che il ricordo delle tue carezze mai mi abbandoni,
che la mia pelle ancora serbi
davanti alla morte quel bagliore,
e che le tracce del piacere
sul tuo corpo, trionfino.

 

Wisława Szymborska - Sulla torre di Babele



Pieter Bruegel - la torre di Babele

Pieter Bruegel - la torre di Babele


- Che ora è? – Sì, sono felice,
e mi manca solo una campanella al collo
che su di te tintinni mentre dormi.
- Non hai sentito il temporale? Il vento ha scosso il muro,
la torre ha sbadigliato come un leone, il portale
cigolante sui cardini. – Come, ti sei scordato?
Avevo un semplice vestito grigio
fermato sulla spalla. – E un attimo dopo
il cielo si è rotto in cento lampi. – Entrare, io?
Ma non eri da solo. - D’un tratto ho visto
colori preesistenti alla vista. – Peccato
che tu non possa promettermi. – Hai ragione,
doveva essere un sogno. – Perché menti,
perché mi chiami con il suo nome,
la ami ancora? - Oh sì, vorrei
che restassi con me. – Non provo rancore,
avrei dovuto immaginarlo.
- Pensi ancora a lui? – Non sto piagnendo.
- E questo è tutto? – Nessuno come te.
- Almeno sei sincera. – Sta’ tranquillo,
lascerò la città. - Sta’ tranquilla,
me ne andrò via. – Hai mani così belle.
- È una vecchia storia, la lama è penetrata
senza toccare l’osso. – Non c’è di che,
mio caro, non c’è di che. – Non so
che ora sia e non lo voglio sapere.


Pieter Bruegel “La parabola dei ciechi”, 1568 circa, Napoli, Museo di Capodimonte
Pieter Bruegel “La parabola dei ciechi”, 1568 circa, Napoli, Museo di Capodimonte

Vittorio Gassman - Tramandare (da "Vocalizzi)


Walter Richard Sickert

Ho avuto teatri immensi,
arene, popolari tendoni,
quando gestire il dramma aveva il senso
di una collettiva funzione.
La nuova era ha sommerso
di tele-rumori la civiltà;
un'ignava e matta bestialità
i fogli del Libro ha disperso.
E mi tenta, oggi, la cella appartata
in cui in pochi e per pochi

(o addirittura per l'età futura?)
dire l'epilogo di una morta avventura,
i suoni-traccia di una parola passata.
Perché il linguaggio resista,
sottrarre le schede al Medioevo che avanza;
serbare l'archetipo con monacale pazienza;
farsi - da istrione - archivista.

Vittorio Gassman Età in Vocalizzi




Nella mia lontana giovinezza, ho sempre usato
spingermi avanti e mai guardarmi indietro;
 il passato pare una risibile sacca
dell'inutile, lo sfatto, lo sprecato.
  Più tardi, e più confuso, ho trovato
sempre meno importante il futuro,
 e sul presente concentrando ogni sforzo
 giudicai vani futuro e passato.
  Oggi, d'ogni illusione liberato,
  gioco a piacere col poco tempo rimasto;
  guardo il futuro e ci rivedo il passato:
 sì, nel presente me la rido con gusto.



venerdì 22 novembre 2013





E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina è il sole
Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente
ma perché tu non vuoi spaziare con me
volando contro la tradizione
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco
bene aggiustato forato e lui giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un'età
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell'immensità
Se segui la mia mente se segui la mia mente
abbandoni facilmente le antiche gelosie
ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie
Non non temere tu non sarai preda dei venti
ma perché non mi dai la tua mano perché
potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina che giorno è
E dando un calcio ad un sasso
residuo d'inferno e farlo rotolar giù giù giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un'età
e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
ora figli dell'immensità

mercoledì 20 novembre 2013

Ferdinando Camon da Tenebre su tenebre


 
 Foto: Chi vive, vive la propria vita. Chi legge, vive anche le vite altrui. Ma poiché una vita esiste in relazione con le altre vite, chi non legge non entra in questa relazione, e dunque non vive nemmeno la propria vita, la perde. La scrittura registra il lavoro del mondo. Chi legge libri e articoli, eredita questo lavoro, ne viene trasformato, alla fine di ogni libro o di ogni giornale è diverso da com'era all'inizio. Se qualcuno non legge libri né giornali, ignora quel lavoro, è come se il mondo lavorasse per tutti ma non per lui, l'umanità corre ma lui è fermo. La lettura permette di conoscere le civiltà altrui. Ma poiché la propria civiltà si conosce solo in relazione con le altre civiltà, chi non legge non conosce nemmeno la civiltà in cui è nato: egli è estraneo al suo tempo e alla sua gente.

Ferdinando Camon
Tenebre su tenebre
 
 
 Chi vive, vive la propria vita. Chi legge, vive anche le vite altrui. Ma poiché una vita esiste in relazione con le altre vite, chi non legge non entra in questa relazione, e dunque non vive nemmeno la propria vita, la perde. La scrittura registra il lavoro del mondo. Chi legge libri e articoli, eredita questo lavoro, ne viene trasformato, alla fine di ogni libro o di ogni giornale è diverso da com'era all'inizio. Se qualcuno non legge libri né giornali, ignora quel lavoro, è come se il mondo lavorasse per tutti ma non per lui, l'umanità corre ma lui è fermo. La lettura permette di conoscere le civiltà altrui. Ma poiché la propria civiltà si conosce solo in relazione con le altre civiltà, chi non legge non conosce nemmeno la civiltà in cui è nato: egli è estraneo al suo tempo e alla sua gente.

Ferdinando Camon
Tenebre su tenebre
 

domenica 17 novembre 2013

Giorgio Bassani da "In gran segreto"


Edouard Manet

Edouard Manet
 

Muore un'epoca l'altra è già qua
affatto nuova e
innocente
ma anche questa lo so non la
potrò vivere che girato
perennemente all'indietro a guardare
verso quella testé
finita
a tutto indifferente tranne a che
cosa davvero fosse
la mia vita di prima
chi sia io mai
stato

Giorgio Bassani


Edouard Manet

venerdì 15 novembre 2013

John Keats - Alla speranza

Foto
Chagall
 
 
Quando solo siedo al mio focolare,
E odiosi pensieri mi vestono di tristezza,
Quand'anche i sogni vengon a meno all'occhio della mente,
E non ci son fiori per la nuda brughiera della vita,
Tu, dolce Speranza, profumami di magia:
Sì, portami via sulle tue ali d'argento.

Se, colto dalla notte dove i rami intrecciati
Escludono il raggio lucente della luna,
il tetro Sconforto impaurisse i miei pensieri,
E, accigliato, fuggisse la dolce Allegria,
Ti prego, un raggio affaccia di luce per lo sconnesso
Tetto di paglia, scaccia lo Sconforto Maledetto.

E se la Delusione, madre dell'Angoscia,
La figlia spingesse a predare il mio cuore sbadato,
Quando, come una nube, sull'aria assisa
S'appresta a colpire la vittima ammaliata,
Tu cacciala via, dolce Speranza, col tuo viso di luce
Spaventala, come la mattina quando terrorizza la notte.

Quando il destino racconta, di quelli che più amo,
Storie di dolore al mio cuore spaventato,
Tu, Speranza, occhi di luce, la mia fantasia
Morbosa rallegra, dammi dolce conforto:
Illuminami di cielo, danza
Sul mio capo con le tue ali d'argento.

(Keats)
 
Foto
Chagall