Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,Emigrare è anche bello. È bello conoscere ed apprendere lingue nuove, sensazioni che si muovono in spazi diversi; strade , monti e boschi, fiumi e laghi.. volti ..che si aprono per diventare memoria.E ami le terre avute in dono dalla vita e le strade e le piazze e nuovi ricordi, nel tempo, affollano la mente raccontati in lingue diverse dalla tua e non ci fai caso tanto ti appartengono e sono tuoi.Conosci l’inglese, apprendi il tedesco, hai fatto nuove amicizie e ti è piaciuto. Diritti riservati
lunedì 30 giugno 2008
Arthur Rimbaud - Sensazioni
Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,domenica 29 giugno 2008

POLITTICO DI SAN ZENO - CROCIFISSIONE tempera su tavola (67x93) – 1456/1459 - Parigi, Musee du Louvre La tavola faceva parte di una pala d'altare che, fino al 1797, adornava la chiesa di San Zeno a Verona. Poi venne portato in Francia da Napoleone e solo alcune parti tornarono in Italia. La tavola della crocifissione rimase in Francia. L'esaltazione della croce e della figura di Cristo sono resi più evidenti da alcuni accorgimenti: le croci dei ladroni sono messe di traverso ed occupano solo una piccola porzione dello spazio, i personaggi ai piedi delle croci sono disposti attorno alle due croci laterali in modo che la croce centrale sì stagli più nettamente sullo sfondo retrostante, così come anche Gesù è contrapposto allo sfondo omoge¬neo del cielo, mentre gli elementi naturalistici ed architettonici (con richiami agli edifici classici di Gerusalemme) sono rappresentati ai due lati del dipinto.
Dante: Canto XXXIII del Paradiso

(Ho già postato parte di questa bellissima preghiera. Scusatemi se mi ripeto ma è una sera particolare. C'è bisogno di pregare, di elevare un pensiero a colei che, termine fisso d'eterno consiglio, la cui benignità non pur soccorrea chi domanda, ma molte fïate liberamente al dimandar precorre).
Preghiera alla Vergine
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sabato 28 giugno 2008
SE POTESSI ( Giovenale Nino Sassi)
giovedì 26 giugno 2008
Emily Dickinson - Se io potrò impedire

Carissima Abiah ,
È domenica sera. Tutto è silenzio intorno a me e mi sento nello stato d'animo di rispondere alla tua affettuosa lettera. Sono sola davanti alla mia piccola scrivania, e vorrei scriverti notizie gioiose come quelle contenute nella tua lettera. Sono sola con Dio, e la mia mente è colma di tanti pensieri solenni che si affollano in me con una forza irresistibile (……omissis ... )
Ieri mentre ero seduta vicino alla finestra a nord un corteo funebre entrò dal cancello aperto del camposanto, seguendo i resti della moglie del giudice Dickinson verso la sua lunga dimora. La moglie aveva sopportato una lunga malattia di due o tre anni senza un lamento. Si appoggiava interamente al braccio di Dio e lui non l'ha abbandonata. Ora lei è con i redenti in cielo e con il salvatore che ha così a lungo amato, secondo ogni umana probabilità. Mi dolgo sinceramente con te Cara A. per la perdita della tua amica E. Smith. Anche se non l'ho mai conosciuta, l'amavo per ciò che ne dicevi e perché era tua amica. Speravo di poterla incontrare una volta o l'altra ma Dio ha decretato altrimenti e non la conoscerò mai più se non come uno spirito lassù. Non rammento di averti mai sentita parlare delle sue convinzioni religiose ma spero che il suo tesoro fosse in cielo. Che colpo per le amorevoli speranze dei suoi genitori e amici dev'essere stata la sua morte. Della mia stessa età non ho perduto che un'amica i cui pensieri erano uguali ai miei. Fu prima che tu venissi ad Amherst. La mia amica era Sophia Holland. Era troppo amabile per la terra e fu trapiantata dalla terra al cielo. Andavo spesso a trovarla mentre era malata e vegliavo al suo capezzale. Ma alla fine la Ragione si dileguò e il medico proibì a tutti tranne che all'infermiera di entrare nella sua stanza. Allora mi sembrava che sarei morta se non avessi potuto più vegliarla o almeno guardarla in viso. Alla fine il dottore disse che sarebbe morta e mi permise di guardarla per un momento attraverso la porta aperta. Mi tolsi le scarpe ed entrai furtivamente in quella camera di dolore. Giaceva là mite e bella come da sana e i suoi pallidi lineamenti si illuminarono di un sorriso soprannaturale. Guardai finché gli amici me lo permisero e quando mi dissero che non potevo più guardare lasciai che mi portassero via. Non versai lacrime, perché il mio cuore era troppo colmo per piangere, ma dopo che fu deposta nella bara e capii che non potevo richiamarla indietro mi abbandonai a una costante malinconia. Non dissi a nessuno la causa del mio dolore, sebbene mi stesse corrodendo le fibre del cuore. Non stavo bene e andai a Boston, ci restai per un mese e la mia salute migliorò insieme al morale. Confido che ora lei sia in cielo e anche se non la dimenticherà mai, la incontrerò in cielo. So quali debbono essere stati i tuoi sentimenti alla sua morte, e mi rallegro che tu abbia consolazione dall'alto per sopportarla con rassegnazione.
mercoledì 25 giugno 2008
Mario Luzi
Il tuo cuore martedì 24 giugno 2008
CANTO D'AMORE

John Donne - Canzone..... (per te)
CANZONERainer Maria Rilke ...
Pensieri senza meta

sabato 21 giugno 2008
IL PINTURICCHIO


Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, è un pittore piacevole, dotato di una facile vena narrativa e di uno spiccato senso decorativo. Tra le fine del '400 e l'inizio del '500 il carattere raffinato e celebrativo della sua pittura lo rese estremamente celebre e richiesto come testimonia la sua ricca produzione figurativa apprezzata da una lunga serie di pontefici a partire da Sisto IV. Dopo alcuni anni di collaborazione con il Perugino, a fianco del quale partecipò alla decorazione della Cappella Sistina , il Pinturicchio operò autonomamente a Roma, Perugia, Spoleto e Orvieto.
Mostra delle opere del Pinturicchio - Umbria - 2 febbraio 29 giugno 2008
Eugenio Montale - Le occasioni
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Eugenio Montale, nato a Genova nel 1896 , morto a Milano nel !981, è stato uno dei protagonisti del ‘900 europeo. Se la grande apertura intellettuale e il profondo legame con la tradizione poetica hanno fatto di lui una figura di riferimento per tutta la cultura italiana , nella sua lunga carriera di “ lettore “ e di giornalista ( a partire dal 1948 svoltasi a Milano presso il Corriere della Sera ) egli ha saputo riconoscere per tempo e promuovere autori misconosciuti ( come Svevo) e avvicinare un largo pubblico alle grandi letterature straniere.
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Montale si formò e visse le prime esperienze letterarie a Genova ( nel 1925 uscirono gli Ossi di seppia ) trasferendosi poi a Firenze nel 1927. Quando nel 1938 fu costretto a lasciare l’incarico di direttore del Gabinetto Vieusseux a causa della mancata iscrizione al partito fascista, era ormai un autore affermato, come l’anno successivo testimoniò la raccolta Le occasioni, un libro simbolo per la generazione di giovani che si trovò ad affrontare l’esperienza dell’antifascismo e la guerra. Nel 1956 uscì La bufera e Altro, in cui Montale fa i conti con la tragedia bellica. Seguì un lungo silenzio, interrotto nel 1971 dalla pubblicazione di Satura e poi di altre opere in rapida successione: una nuova stagione per la poesia e per la vita, ricca di onori. Nominato senatore a vita nel 1967, Eugenio Montale fu insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1975.
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(La grande poesia de Il Corriere della Sera)
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Pareva facile giuoco
mutare in nulla lo spazio
che m’era aperto, in un tedio
malcerto il certo tuo fuoco
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Ora a quel vuoto ho congiunto
ogni mio tardo motivo,
sull’arduo nulla su spunta
l’ansia di attenderti vivo
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La vita che da barlumi
è quella che sola tu scorgi
A lei ti sporgi da questa
finestra che non si illumina.
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Il libro Le occasioni è dominato dalla figura criptica di Clizia, cui fanno da contorno personaggi femminili altrettanto criptici, dalla protagonista della casa dei doganieri, a Dora Markus e a Gerti, legate o da comune appartenenza storico – nazionale – razziale o, soprattutto, dalla loro caratteristica di migranti, sparenti, donne in Fuga. ( Mengaldo )
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In Montale la figura femminile, quella tracciata nella Vita Nuova .... scende a terra. I segni cristiani in cui era avvolta la donna stilnovista si trasferiscono in una figura che si muove sul piano laico della religione della cultura.
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E’ strano: tu / che guardi la sommossa vastità, / i mattoni incupiti, la malcerta / mongolfiera di carta che si spicca / dai fantasmi animati sul quadrante / dell’immenso orologio, l’arpeggiante / volteggio degli sciami e lo stupore / che invade la conchiglia / del Campo, tu ritieni / tra le dita il sigillo / imperioso / ch’io credevo smarrito.
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Il poeta fissa un’immagine. Siamo nel 1934 … compare Irma che sicuramente è il personaggio centrale dei sentimenti di Montale.
Siamo a Piazza del Campo, a Siena, durante il Palio.
Lo sguardo della donna che si posa, dalla finestra della stanza, sulla vastità della piazza colma della gente vociante nella festa, incarna la sua potenzialità che, per un attimo si trasferisce nel poeta che le sta a fianco concedendogli una capacità di percezione più profonda.
Siamo nel 1934… la vicenda umana ed intima di Montale e di Irma si svolge interamente nello scenario storico scandito dalla minaccia e dalla violenza del fascismo che nel 1938 si materializza con la visita di Hitler a Firenze.

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Poi che gli ultimi fili di tabacco
al tuo gesto si spengono nel piatto
di cristallo, al soffitto lenta sale
la spirale del fumo
che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
guardano stupefatti; e nuovi anelli
la seguono, più mobili di quelli
delle tua dita.
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È una delle poesie conclusive di Le occasioni . Scritta nel maggio del 1939, quando lo scoppio della seconda guerra mondiale era ormai imminente. Il poeta e la donna giocano a scacchi. La donna fuma e le volute delle sigarette sembrano figurare, nell’aria , una città ideale.

torri e ponti è sparita
al primo soffio; s'apre la finestra
non vista e il fumo s'agita. Là in fondo,
altro stormo si muove: una tregenda
d'uomini che non sa questo tuo incenso,
nella scacchiera di cui puoi tu sola
comporre il senso.
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Il vento scompiglia la città ideale…. al di la della finestra fervono i preparativi per la guerra.
Il mio dubbio d'un tempo era se forsetu stessa ignori il giuoco che si svolge
sul quadrato e ora è nembo alle tue porte:
follìa di morte non si placa a poco
prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo
ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
cortine che per te fomenta il dio
del caso, quando assiste.
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Un tempo il poeta aveva dubitato della consapevolezza della donna ( cioè della bellezza e della cultura ) di poter dominare il senso della storia che ora la minaccia.
Tuttavia egli non depone la speranza… … la chiaroveggenza della donna rappresentata dai suoi occhi d’acciaio … terrà in scacco la barbarie della catastrofe che si avvicina.
Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fiocotocco la Martinella ed impaura
le sagome d'avorio in una luce
spettrale di nevaio. Ma resiste
e vince il premio della solitaria
veglia chi può con te allo specchio ustorio
che accieca le pedine opporre i tuoi
occhi d'acciaio.
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La guerra è vicina… e il poeta lo sa. Sullo scacchiere ( la partita a scacchi) già gli opposti schieramenti si fronteggiano, si preparano al secondo conflitto mondiale ma, …… la partita a scacchi, gioco aristocratico che si addice all’intelligenza della donna, domina gli eventi, esorcizza il male che avanza, tiene in scacco la barbarie che assedia la stanza.
giovedì 19 giugno 2008
Vittorio Sereni - Ancora sulla strada di Zenna


mercoledì 18 giugno 2008
Ricordo di Mario Rigoni Stern il «Sergente» solitario

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(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera).
« Chi lo avrebbe mai detto che lo sarei diventato anch'io, un autore? Ma forse, in fondo in fondo, quando scrivevo in segreto il mio diario lo speravo. »
(Mario Rigoni Stern)
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Nato ad Asiago in provincia di Vicenza nel 1921 da Giovanni Battista e Annetta Vescovi, terzo di sette fratelli, e una sorella, trascorre l'infanzia tra i pastori e la gente di montagna dell'Altopiano di Asiago. La famiglia numerosa commercia con la pianura in prodotti delle malghe alpine, pezze di lino, lana e manufatti in legno della comunità dell'Altipiano. Studia fino alla terza avviamento al lavoro, poi lavora presso la bottega di famiglia.
Nel 1938 si arruola volontario alla scuola militare d'alpinismo di Aosta e, più tardi, combatte come alpino nella divisione Tridentina, nel battaglione Vestone, al confine con la Francia al tempo dell'entrata in guerra dell'Italia, quindi Albania, Grecia, Russia. Fatto prigioniero dai tedeschi allorché l'Italia firma l'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), è trasferito in Prussia orientale. Rientra a casa a piedi dopo due anni di lager, il 5 maggio 1945.

Esordisce come scrittore nel 1953, con il libro autobiografico Il sergente nella neve, in cui racconta la sua esperienza di sergente degli Alpini nella disastrosa ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale. Con quest'opera egli si colloca all'interno della corrente narrativa neorealista. Il libro viene pubblicato su indicazione di Elio Vittorini conosciuto da Rigoni Stern nel 1951. Ha condiviso immagini, storie e ricordi con Primo Levi e Nuto Revelli.
Sul finire degli anni sessanta scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti di Asiago all'indomani della Grande guerra.
Successivamente pubblica altri romanzi nella sua terra natale e ispirati a grande rispetto e amore per la natura. Sono inoltre ben sottolineati nelle sue storie quei valori ritenuti importanti della vita. Sono questi i temi di Il bosco degli urogalli (1962) e Uomini, boschi e api (1980).
Nel 1999 gira con Marco Paolini un film-dialogo diretto da Carlo Mazzacurati e Paolini stesso, Ritratti: Mario Rigoni Stern. Nel film Rigoni Stern racconta la sua esperienza di vita, la guerra, il lager e il difficile ritorno a casa, ma anche il rapporto con la montagna e la natura. Il racconto come veicolo della memoria: per il Sergente è doloroso ma fondamentale portare agli altri la propria esperienza. A proposito del senso della vita dice:
« ...il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita.... »
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Per la sua sensibilità verso il mondo della natura e della montagna l'11 maggio 1998 l'Università di Padova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze forestali ed ambientali.
Nel 2005 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Montebelluna [3]
Il 14 marzo 2007 l'Università degli studi di Genova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze politiche.
Oltre a vari premi per i suoi romanzi (v. sotto), nel 1997 ha vinto il Premio Feltrinelli e nel 2003 il Premio Chiara alla carriera.
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« Come vivere? Allora questa domanda ce la dobbiamo porre non soltanto alla fine di un millennio, di un secolo, di un anno, ma tutti i giorni, e tutti i giorni svegliandoci, si dovrebbe dire: oggi che cosa ci aspetta? Allora io considero che si dovrebbero fare le cose bene, perché non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto. »
« Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura. »
QUASE NADA DI EUGÉNIO DE ANDRADE
+Silence.jpg)
Possiamo infatti affermare che l’Eros occupa una parte importante nella sua opera, un Eros solare e immediato, direi spontaneo.
La sua, quella di De Andrade, è una Poesia intensamente terrena, disperatamente terrena, dove la parola si fa corpo e il corpo linguaggio della parola.
L'amore
O amor
lunedì 16 giugno 2008
L'opera di Marc Chagall - qualche cenno
Amo Chagall .... amo le vetrate del coro e del rosone del Fraumünster di Zurigo, i dipinti presenti nel Kunsthausle o nella collezione E.G.Bührle (Zurigo).
L'Arameo errante, il nome che ho dato a questo blog, racchiude le sensazioni, le emozioni, i pensieri vissuti davanti all'opera del maestro di Vitebsk.
( segue in fondo alla pagina )
«Un quadro per me è una superficie coperta di rappresentazioni di cose (oggetti, animali, forme umane) in un certo ambito in cui la logica e l'illustrazione non hanno nessuna importanza... Esiste forse una misteriosa quarta o quinta dimensione che, intuitivamente, fa nascere una bilancia di contrasti plastici e psichici colpendo l'occhio dello spettatore mediante concezioni nuove e insolite.»
«Ho sempre considerato clown, acrobati e attori come creature tragiche. Ai miei occhi assomigliano alla gente ritratta in certi quadri religiosi. Ancora oggi, quando dipingo una crocifissione o un altro quadro religioso, mi assalgono gli stessi sentimenti di allora, quando ritraevo la gente del circo. Eppure non c’è niente di 'letterario' in questi quadri, ed è difficile spiegare perché io trovi una rassomiglianza psico-plastica fra queste due arti della composizione.»
Chagall ebbe sempre a cuore i temi legati all'ebraismo, in particolare a una delle sue correnti, quella chassidica, risalente alla metà del XVIII secolo. Il chassidismo, rispetto alla tradizione colta (talmudica), è fondato su una mistica, su una spiritualità accessibili anche alla gente comune, ai non dotti. Tutti gli aspetti della vita quotidiana sono valorizzati, poiché la presenza e la volontà di Dio si rivelano in essa: «Ciò che è determinante - recita una massima chassidica - non è che Dio è, ma che tutto ciò che è, è insito in Dio.» Questo movimento religioso è inoltre più ricco di feste, di saghe, di folklore, di riti; sul piano letterario, la sua natura popolare trova espressione in brevi racconti di eventi prodigiosi (le «storie»), in cui sacro e profano, reale e miracoloso si confondono: una miniera d'oro per l'immaginario di Chagall. .
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La crocifissione bianca è senza dubbio uno dei vertici artistici chagalliani: dipinta nel 1938, in essa il pittore esprime le sofferenze del suo popolo odiato e perseguitato e prefigura drammaticamente le ignominiose atrocità che saranno commesse nei mesi e negli anni successivi.
Un grande crocifisso bianco campeggia nel mezzo della tela, messo in rilievo da un fascio di luce divina che sembra quasi sostenerlo. Il Cristo non è cinto dal perizoma, ma dal tipico manto ebraico. Attorno al crocefisso, al posto delle figure consuete (i due ladroni, i soldati, la Vergine, le pie donne ecc.) ebrei in fuga, scene di distruzione, di saccheggi, di disperazione: il caos.
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Il furioso incendio della Sinagoga rievoca drammaticamente le distruzioni dei luoghi di culto perpetrate dai nazisti in quegli anni. Per Chagall il tempio ebraico era come una sorta di prolungamento della casa, a Vitebsk, poiché era assiduamente frequentato dalla sua famiglia, dal padre* e dal nonno in particolare, che era rabbino.
I famigerati pogrom (le distruzioni dei villaggi ebrei) sono rievocati alla sinistra del quadro: case incendiate, distrutte, capovolte, sedie rovesciate, tombe profanate, un uomo morto per terra che sembra divorato dalle fiamme.
La fuga come conseguenza della barbarie è un altro tema sviluppato in questo dipinto: fuga di una donna dall'espressione atterrita con il suo bambino tra le braccia, di un vecchio (l'ebreo errante) che attraversa le fiamme sprigionate dalla torah, di un altro ebreo che cerca di portare in salvo un'altra torah, di soldati in preda alla disperazione che si sporgono stremati da una barca, mentre altri si sbracciano per chiedere aiuto...
I soldati dell'Armata rossa che irrompono dalla sinistra sembrano troppo pochi per contrastare una tale immane brutalità, ma sono, ancora una volta, una speranza per Chagall...
Al di sopra degli incendi «levitano», come angeli umanizzati, tre rabbini e una donna: increduli e disperati, sembrano danzare una preghiera funebre nel cielo annerito dal fumo dei saccheggi, sordide nubi che soltanto il fascio di luce divina può lacerare: nello scempio cagionato dall'odio, questa luce e la presenza di Cristo morente accendono altre speranze e prefigurano una rinascita, un riscatto, una riconciliazione, una vita nuova...
Ma ciò sembra appena attenuare la visione apocalittica intorno alla croce. I toni spettrali ottenuti con un uso sapiente del bianco in ogni sua variazione, rendono sommessa la disperazione, silente l'orrore, amplificando, paradossalmente, la drammaticità delle scene.
Chagall osserva attonito queste atrocità e sembra che intoni, con i suoi pennelli, una sorta di struggente qaddish* pittorico.
(L'ebreo errante di Dorè)
La condizione nomadica dell’arameo, che non ha una meta prestabilita, né un itinerario ben tracciato, in quanto, allorché, nella esperienza abramitica, viene invitato a lasciare la propria terra, non gli viene contestualmente indicata alcuna destinazione, né promesso alcun ritorno.Storia biblica, questa, ma anche filosofica, che avvicina e contrappone Ulisse e Abramo per quel loro errare senza una apparente meta e nel cuore la speranza che non muore. (In realtà Abramo una meta l’aveva ed era la Terra Promessa).
.L’errare di terre in terre è drammatico. Può significare smarrirsi, perdersi, perire, morire alle proprie radici, al divenire a lungo cercato, inseguito, amato.Vivi nel “ buio della notte oscura e tutto sembra finire”. Cerchi una terra, un approdo, un luogo della mente a cui giungere per ricominciare …. a muovere i passi e uscire dalla valle del niente, dalle tenebre della notte..Una “uscita di sicurezza” è possibile solo in quanto data da un “filo” che viene dal di fuori, ossia è donato da un’alterità non riconducibile ai ghirigori dell’immanenza.Insieme all’orientamento della voce-parola, all’arameo errante (che sta per perdersi e per perire) viene offerto un nutrimento e un sostegno.Nelle antiche scritture questo cibo porta un nome enigmatico, che esprime un interrogativo: [man hû’].Nel Nuovo Testamento, per noi cristiani, il viatico dell’errante, si chiama eucaristia. L’atteggiamento adorante di fronte al pane e al vino, consegnati per noi, realizza la “presenza” del Signore e vince ogni idolatria religiosa e speculativa.
domenica 15 giugno 2008
TRILUSSA
Ner modo de pensà c'è un gran divario:
Prima de cena liticamo spesso
sabato 14 giugno 2008

Sono uno dei numerosi fortunati che, durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II, hanno avuto la fortuna di poterlo avvicinare e ascoltare dalla sua viva voce parole di speranza.
Amava i giovani, si interessava a loro, li invitava a non avere paura.

Discorso di Giovanni Paolo II ai giovani
Il primo invito che voglio rivolgervi, giovani uomini e donne di oggi, è questo:
Non abbiate paura !
Non abbiate paura della vostra giovinezza e di quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di durevole amore ! Si dice qualche volta che la società ha paura di questi potenti desideri dei giovani e che voi stessi e che voi stessi ne avete paura.
Non abbiate paura !
Quando io guardo a voi, giovani, sento una grande gratitudine e speranza. Il futuro a lungo termine nel prossimo secolo sta nelle vostre mani. Il futuro di pace sta nei vostri cuori. per costruire la storia, come voi potete e dovete, è necessario che la liberiate dai falsi sentieri che sta percorrendo. Per fare questo dovete essere persone con una profonda fiducia nella grandezza della vocazione umana, - una vocazione da perseguire nel rispetto per la verità, per la dignità e per gli inviolabili diritti della persona umana.

In questa situazione, alcuni di voi possono essere tentati di rifuggire dalle responsabilità: negli illusori mondi dell’alcol e della droga, nelle fugaci relazioni sessuali senza impegno per il matrimonio e la famiglia, nell’indifferenza, nel cinismo e perfino nella violenza. State in guardia contro l’inganno di un mondo che vuole sfruttare o far deviare la vostra energica e potente ricerca delle risposte alle domande che vi stanno di fronte.
Non abbiate paura !
venerdì 13 giugno 2008
Cade l’aquilone all’incrocio dei venti

Una foto,
immagine del demone che nutre
e divora questo nostro tempo
fissa gli artigli del niente,
descrive l’abisso ...
muti alberi che piangono,
sentieri che fuggono in cerca di un’ oasi,
rabbia impotente, tristezza. ..
rumori di guerre lontane, ora vicine,
più vicine, bussano all’uscio dei giorni.
giovedì 12 giugno 2008
TENERA E' LA NOTTE
Per tutta l’estate, l'estate del 2005, la notte è stata “tenera” per gli abitanti di Perugia ...notte costellata di spettacoli in piazze e giardini. Non solo concerti ed intrattenimenti musicali
dedicati ai più diversi generi, cinema, spettacoli e animazioni teatrali, ma anche appuntamenti
dedicati alla letteratura e alla poesia .
Stavo riordinando la scrivania quando è saltata fuori la Brochure dell'evento. Nel cartellone una serata dedicata alle mie poesie. Non stavo bene quella sera ma ricordo con emozione la voce recitante di Eleonora, l'arpeggiare di Chiara Fiorucci , il Flauto di Andrea Biagini , l'ambiente raccolto di Palazzo della Penna e il mio nome all'ingresso nemmeno fossi Montale.
Non amo apparire anche se amo esserci ... e stavo in disparte, quasi nascosto, la testa di carta, confusa tra un pubblico di esperti
C'erano l'assessore Cimicchi e gli amici di sempre, Enzo e Mimmo. C'era anche Marcella, in arte Caravaggio che ancora non conoscevo, brillante giornalista che non perde occasione per ricordare la sua sicilianità.
La Brochure recita:
VENERDÌ 5 AGOSTO
PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA…
Note al Tramonto
Palazzo della Penna
Via Podiani, 11
ore 18.00
La poesia di Nino Sassi
Eleonora Mosconi,
voce recitante
Duo strumentale
Andrea Biagini, flauto
Chiara Fiorucci, arpa
Musiche di Gershwin, Rota, Piazzolla, Moricone
Su internet rimane traccia dell'evento:LUNEDÌ 1 AGOSTO PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA… Note di Notte Palazzo
Gli amici di Perugia..!? uomini immensi che ancora una volta ringrazio per la stima e l'amicizia
Riprendo il lavoro e, a breve, spero, chiudo il testo per il teatro. Se ci riesco, se ritrovo le energie, la salute che c'è, non c'è.....
Tam Tam
mercoledì 11 giugno 2008
TENERA E' LA NOTTE
Per tutta l’estate, l'estate del 2005, la notte è stata “tenera” per gli abitanti di Perugia ...notte costellata di spettacoli in piazze e giardini. Non solo concerti ed intrattenimenti musicali
dedicati ai più diversi generi, cinema, spettacoli e animazioni teatrali, ma anche appuntamenti
dedicati alla letteratura e alla poesia .
Stavo riordinando la scrivania quando è saltata fuori la Brochure dell'evento. Nel cartellone una serata dedicata alle mie poesie. Non stavo bene quella sera ma ricordo con emozione la voce recitante di Eleonora, l'arpeggiare di Chiara Fiorucci , il Flauto di Andrea Biagini, l'ambiente raccolto di Palazzo della Penna e il mio nome all'ingresso nemmeno fossi Montale.
Non amo apparire anche se amo esserci ... e stavo in disparte, quasi nascosto, la testa di carta, confusa tra un pubblico di esperti
C'erano l'assessore Cimicchi e gli amici di sempre, Enzo e Mimmo. C'era anche Marcella, in arte Caravaggio che ancora non conoscevo, brillante giornalista che non perde occasione per ricordare la sua sicilianità.
La Brochure recita:
PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA…
Note al Tramonto
Palazzo della Penna
Via Podiani, 11
ore 18.00
Poesia e Musica
La poesia di Nino Sassi
Eleonora Mosconi,
voce recitante
Duo strumentale
Andrea Biagini, flauto
Chiara Fiorucci, arpa
Musiche di Gershwin, Rota, Piazzolla, Moricone

Su internet rimane traccia dell'eveto:
LUNEDÌ 1 AGOSTO PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA… Note di Notte Palazzo
Gli amici di Perugia....!? uomini immensi che ancora una volta ringrazio per la stima e l'amicizia
Riprendo il lavoro e, a breve, spero, chiudo il testo per il teatro.















