giovedì 26 giugno 2008

Emily Dickinson - Se io potrò impedire


Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano-
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena-

o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.
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Amherst, 28 marzo 1846

Carissima Abiah ,
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È domenica sera. Tutto è silenzio intorno a me e mi sento nello stato d'animo di rispondere alla tua affettuosa lettera. Sono sola davanti alla mia piccola scrivania, e vorrei scriverti notizie gioiose come quelle contenute nella tua lettera. Sono sola con Dio, e la mia mente è colma di tanti pensieri solenni che si affollano in me con una forza irresistibile (……omissis ... )
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Ieri mentre ero seduta vicino alla finestra a nord un corteo funebre entrò dal cancello aperto del camposanto, seguendo i resti della moglie del giudice Dickinson verso la sua lunga dimora. La moglie aveva sopportato una lunga malattia di due o tre anni senza un lamento. Si appoggiava interamente al braccio di Dio e lui non l'ha abbandonata. Ora lei è con i redenti in cielo e con il salvatore che ha così a lungo amato, secondo ogni umana probabilità. Mi dolgo sinceramente con te Cara A. per la perdita della tua amica E. Smith. Anche se non l'ho mai conosciuta, l'amavo per ciò che ne dicevi e perché era tua amica. Speravo di poterla incontrare una volta o l'altra ma Dio ha decretato altrimenti e non la conoscerò mai più se non come uno spirito lassù. Non rammento di averti mai sentita parlare delle sue convinzioni religiose ma spero che il suo tesoro fosse in cielo. Che colpo per le amorevoli speranze dei suoi genitori e amici dev'essere stata la sua morte. Della mia stessa età non ho perduto che un'amica i cui pensieri erano uguali ai miei. Fu prima che tu venissi ad Amherst. La mia amica era Sophia Holland. Era troppo amabile per la terra e fu trapiantata dalla terra al cielo. Andavo spesso a trovarla mentre era malata e vegliavo al suo capezzale. Ma alla fine la Ragione si dileguò e il medico proibì a tutti tranne che all'infermiera di entrare nella sua stanza. Allora mi sembrava che sarei morta se non avessi potuto più vegliarla o almeno guardarla in viso. Alla fine il dottore disse che sarebbe morta e mi permise di guardarla per un momento attraverso la porta aperta. Mi tolsi le scarpe ed entrai furtivamente in quella camera di dolore. Giaceva là mite e bella come da sana e i suoi pallidi lineamenti si illuminarono di un sorriso soprannaturale. Guardai finché gli amici me lo permisero e quando mi dissero che non potevo più guardare lasciai che mi portassero via. Non versai lacrime, perché il mio cuore era troppo colmo per piangere, ma dopo che fu deposta nella bara e capii che non potevo richiamarla indietro mi abbandonai a una costante malinconia. Non dissi a nessuno la causa del mio dolore, sebbene mi stesse corrodendo le fibre del cuore. Non stavo bene e andai a Boston, ci restai per un mese e la mia salute migliorò insieme al morale. Confido che ora lei sia in cielo e anche se non la dimenticherà mai, la incontrerò in cielo. So quali debbono essere stati i tuoi sentimenti alla sua morte, e mi rallegro che tu abbia consolazione dall'alto per sopportarla con rassegnazione.
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La tua aff. ..Emily E Dickinson

2 commenti:

ELENA ha detto...

Buongiorno!

Giovenale Nino Sassi ha detto...

Buongiorno anche a te Elena.
Sto uscendo per una breve passeggiata...