sabato 21 giugno 2008

Eugenio Montale - Le occasioni



Cenni biografici
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Eugenio Montale, nato a Genova nel 1896 , morto a Milano nel !981, è stato uno dei protagonisti del ‘900 europeo. Se la grande apertura intellettuale e il profondo legame con la tradizione poetica hanno fatto di lui una figura di riferimento per tutta la cultura italiana , nella sua lunga carriera di “ lettore “ e di giornalista ( a partire dal 1948 svoltasi a Milano presso il Corriere della Sera ) egli ha saputo riconoscere per tempo e promuovere autori misconosciuti ( come Svevo) e avvicinare un largo pubblico alle grandi letterature straniere.
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Montale si formò e visse le prime esperienze letterarie a Genova ( nel 1925 uscirono gli Ossi di seppia ) trasferendosi poi a Firenze nel 1927. Quando nel 1938 fu costretto a lasciare l’incarico di direttore del Gabinetto Vieusseux a causa della mancata iscrizione al partito fascista, era ormai un autore affermato, come l’anno successivo testimoniò la raccolta Le occasioni, un libro simbolo per la generazione di giovani che si trovò ad affrontare l’esperienza dell’antifascismo e la guerra. Nel 1956 uscì La bufera e Altro, in cui Montale fa i conti con la tragedia bellica. Seguì un lungo silenzio, interrotto nel 1971 dalla pubblicazione di Satura e poi di altre opere in rapida successione: una nuova stagione per la poesia e per la vita, ricca di onori. Nominato senatore a vita nel 1967, Eugenio Montale fu insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1975.
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(La grande poesia de Il Corriere della Sera)
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Le occasioni – Il Balcone
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Pareva facile giuoco
mutare in nulla lo spazio
che m’era aperto, in un tedio
malcerto il certo tuo fuoco
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Ora a quel vuoto ho congiunto
ogni mio tardo motivo,
sull’arduo nulla su spunta
l’ansia di attenderti vivo
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La vita che da barlumi
è quella che sola tu scorgi
A lei ti sporgi da questa
finestra che non si illumina.
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Il libro Le occasioni è dominato dalla figura criptica di Clizia, cui fanno da contorno personaggi femminili altrettanto criptici, dalla protagonista della casa dei doganieri, a Dora Markus e a Gerti, legate o da comune appartenenza storico – nazionale – razziale o, soprattutto, dalla loro caratteristica di migranti, sparenti, donne in Fuga. ( Mengaldo )
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In Montale la figura femminile, quella tracciata nella Vita Nuova .... scende a terra. I segni cristiani in cui era avvolta la donna stilnovista si trasferiscono in una figura che si muove sul piano laico della religione della cultura.
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E’ strano: tu / che guardi la sommossa vastità, / i mattoni incupiti, la malcerta / mongolfiera di carta che si spicca / dai fantasmi animati sul quadrante / dell’immenso orologio, l’arpeggiante / volteggio degli sciami e lo stupore / che invade la conchiglia / del Campo, tu ritieni / tra le dita il sigillo / imperioso / ch’io credevo smarrito.
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Il poeta fissa un’immagine. Siamo nel 1934 … compare Irma che sicuramente è il personaggio centrale dei sentimenti di Montale.
Siamo a Piazza del Campo, a Siena, durante il Palio.
Lo sguardo della donna che si posa, dalla finestra della stanza, sulla vastità della piazza colma della gente vociante nella festa, incarna la sua potenzialità che, per un attimo si trasferisce nel poeta che le sta a fianco concedendogli una capacità di percezione più profonda.
Siamo nel 1934… la vicenda umana ed intima di Montale e di Irma si svolge interamente nello scenario storico scandito dalla minaccia e dalla violenza del fascismo che nel 1938 si materializza con la visita di Hitler a Firenze.

NUOVE STANZE
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Poi che gli ultimi fili di tabacco
al tuo gesto si spengono nel piatto
di cristallo, al soffitto lenta sale
la spirale del fumo
che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
guardano stupefatti; e nuovi anelli
la seguono, più mobili di quelli
delle tua dita.
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È una delle poesie conclusive di Le occasioni . Scritta nel maggio del 1939, quando lo scoppio della seconda guerra mondiale era ormai imminente. Il poeta e la donna giocano a scacchi. La donna fuma e le volute delle sigarette sembrano figurare, nell’aria , una città ideale.


La morgana che in cielo liberava
torri e ponti è sparita
al primo soffio; s'apre la finestra
non vista e il fumo s'agita. Là in fondo,
altro stormo si muove: una tregenda
d'uomini che non sa questo tuo incenso,
nella scacchiera di cui puoi tu sola
comporre il senso.
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Il vento scompiglia la città ideale…. al di la della finestra fervono i preparativi per la guerra.
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Il mio dubbio d'un tempo era se forse
tu stessa ignori il giuoco che si svolge
sul quadrato e ora è nembo alle tue porte:
follìa di morte non si placa a poco
prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo
ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
cortine che per te fomenta il dio
del caso, quando assiste.
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Un tempo il poeta aveva dubitato della consapevolezza della donna ( cioè della bellezza e della cultura ) di poter dominare il senso della storia che ora la minaccia.
Tuttavia egli non depone la speranza… … la chiaroveggenza della donna rappresentata dai suoi occhi d’acciaio … terrà in scacco la barbarie della catastrofe che si avvicina.

Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco
tocco la Martinella ed impaura
le sagome d'avorio in una luce
spettrale di nevaio. Ma resiste
e vince il premio della solitaria
veglia chi può con te allo specchio ustorio
che accieca le pedine opporre i tuoi
occhi d'acciaio.
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La guerra è vicina… e il poeta lo sa. Sullo scacchiere ( la partita a scacchi) già gli opposti schieramenti si fronteggiano, si preparano al secondo conflitto mondiale ma, …… la partita a scacchi, gioco aristocratico che si addice all’intelligenza della donna, domina gli eventi, esorcizza il male che avanza, tiene in scacco la barbarie che assedia la stanza.
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giovedì 19 giugno 2008

Vittorio Sereni - Ancora sulla strada di Zenna


Conosco la strada che, costeggiando il Lago Maggiore, porta fino a Zenna e alla Frontiera con la Svizzera. Ricordo il Lago e gli amici, mai dimenticati, che saluto affetto e nostagia.



Perché quelle piante turbate m'inteneriscono?
Forse perché ridicono che il verde si rinnova
a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?
Ma non è questa volta un mio lamento
e non è primavera, è un'estate,
l'estate dei miei anni.
Sotto i miei occhi portata dalla corsa
la costa va formandosi immutata
da sempre e non la muta il mio rumore
né, più fondo, quel repentino vento che la turba
e alla prossima svolta, forse finirà.
E io potrò per ciò che muta disperarmi
portare attorno il capo bruciante di dolore.
Ma l'opaca trafila delle cose
che là dietro indovino:
la carrucola nel pozzo,
la spola della teleferica nei boschi,
i minimi atti, i poveri
strumenti umani avvinti alla catena
della necessità, la lenza
buttata a vuoto nei secoli,
le scarse vite, che all'occhio di chi torna
e trova che nulla nulla è veramente mutato
si ripetono identiche,
quelle agitate braccia che presto ricadranno,
quelle inutilmente fresche mani
che si tendono a me e il privilegio
del moto mi rinfacciano.
Dunque pietà per le turbate piante
evocate per poco nella spirale del vento
che presto da me arretreranno via via
salutando salutando.
Ed ecco già mutato il mio rumore
s'impunta un attimo e poi si sfrena
fuori da sonni enormi
e un altro paesaggio gira e passa.

mercoledì 18 giugno 2008

Ricordo di Mario Rigoni Stern il «Sergente» solitario



Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all'età di 86 anni. Malato da tempo, Rigoni Stern è mancato lunedì sera. La notizia della sua morte è stata tenuta riservata dalla famiglia, per espressa volontà dello scrittore. I funerali sono stati celebrati martedì pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago.
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(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera).
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« Chi lo avrebbe mai detto che lo sarei diventato anch'io, un autore? Ma forse, in fondo in fondo, quando scrivevo in segreto il mio diario lo speravo. »

(Mario Rigoni Stern)
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Nato ad Asiago in provincia di Vicenza nel 1921 da Giovanni Battista e Annetta Vescovi, terzo di sette fratelli, e una sorella, trascorre l'infanzia tra i pastori e la gente di montagna dell'Altopiano di Asiago. La famiglia numerosa commercia con la pianura in prodotti delle malghe alpine, pezze di lino, lana e manufatti in legno della comunità dell'Altipiano. Studia fino alla terza avviamento al lavoro, poi lavora presso la bottega di famiglia.
Nel 1938 si arruola volontario alla scuola militare d'alpinismo di Aosta e, più tardi, combatte come alpino nella divisione Tridentina, nel battaglione Vestone, al confine con la Francia al tempo dell'entrata in guerra dell'Italia, quindi Albania, Grecia, Russia. Fatto prigioniero dai tedeschi allorché l'Italia firma l'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), è trasferito in Prussia orientale. Rientra a casa a piedi dopo due anni di lager, il 5 maggio 1945.



Esordisce come scrittore nel 1953, con il libro autobiografico Il sergente nella neve, in cui racconta la sua esperienza di sergente degli Alpini nella disastrosa ritirata di Russia durante la seconda guerra mondiale. Con quest'opera egli si colloca all'interno della corrente narrativa neorealista. Il libro viene pubblicato su indicazione di Elio Vittorini conosciuto da Rigoni Stern nel 1951. Ha condiviso immagini, storie e ricordi con Primo Levi e Nuto Revelli.
Sul finire degli anni sessanta scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti di Asiago all'indomani della Grande guerra.
Successivamente pubblica altri romanzi nella sua terra natale e ispirati a grande rispetto e amore per la natura. Sono inoltre ben sottolineati nelle sue storie quei valori ritenuti importanti della vita. Sono questi i temi di Il bosco degli urogalli (1962) e Uomini, boschi e api (1980).

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Nel 1999 gira con Marco Paolini un film-dialogo diretto da Carlo Mazzacurati e Paolini stesso, Ritratti: Mario Rigoni Stern. Nel film Rigoni Stern racconta la sua esperienza di vita, la guerra, il lager e il difficile ritorno a casa, ma anche il rapporto con la montagna e la natura. Il racconto come veicolo della memoria: per il Sergente è doloroso ma fondamentale portare agli altri la propria esperienza. A proposito del senso della vita dice:
« ...il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita.... »
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Per la sua sensibilità verso il mondo della natura e della montagna l'11 maggio 1998 l'Università di Padova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze forestali ed ambientali.
Nel 2005 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Montebelluna [3]
Il 14 marzo 2007 l'Università degli studi di Genova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze politiche.
Oltre a vari premi per i suoi romanzi (v. sotto), nel 1997 ha vinto il Premio Feltrinelli e nel 2003 il Premio Chiara alla carriera.
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« Come vivere? Allora questa domanda ce la dobbiamo porre non soltanto alla fine di un millennio, di un secolo, di un anno, ma tutti i giorni, e tutti i giorni svegliandoci, si dovrebbe dire: oggi che cosa ci aspetta? Allora io considero che si dovrebbero fare le cose bene, perché non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto. »

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« Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura. »

QUASE NADA DI EUGÉNIO DE ANDRADE



Eugenio De Andrade è stato più volte definito il poeta dell'amore.
Possiamo infatti affermare che l’Eros occupa una parte importante nella sua opera, un Eros solare e immediato, direi spontaneo.
La sua, quella di De Andrade, è una Poesia intensamente terrena, disperatamente terrena, dove la parola si fa corpo e il corpo linguaggio della parola.

QUASI NIENTE
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L'amore
è un uccello tremante
nelle mani di un bambino.
Si serve di parole
perché ignora
che le mattine più limpide
non hanno voce.

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QUASE NADA
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O amor
è uma ave a tremer
nas mãos duma criança.
Serve-se de palavras
por ignorar
que as manhãs mais limpas
não têm voz.

lunedì 16 giugno 2008

Mi sono fermato per un saluto….
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Non voglio disturbare i tuoi sogni,
sarebbe un peccato per il tuo riposo,
non devi sentire i miei passi
-piano piano chiudo la porta !
Passando ti scrivo sull'uscio
'' Buona notte ''
perchè tu possa vedere
che ho pensato a te.


L'opera di Marc Chagall - qualche cenno

Di seguito un cenno intorno all'opera di Marc Chagall, l' errante ( era ebreo ) dell'arte contemporanea.
Amo Chagall .... amo le vetrate del coro e del rosone del Fraumünster di Zurigo, i dipinti presenti nel Kunsthausle o nella collezione E.G.Bührle (Zurigo).
L'Arameo errante, il nome che ho dato a questo blog, racchiude le sensazioni, le emozioni, i pensieri vissuti davanti all'opera del maestro di Vitebsk.

( segue in fondo alla pagina )


(Il poeta)
«Un quadro per me è una superficie coperta di rappresentazioni di cose (oggetti, animali, forme umane) in un certo ambito in cui la logica e l'illustrazione non hanno nessuna importanza... Esiste forse una misteriosa quarta o quinta dimensione che, intuitivamente, fa nascere una bilancia di contrasti plastici e psichici colpendo l'occhio dello spettatore mediante concezioni nuove e insolite.»



(L'acrobata)
«Ho sempre considerato clown, acrobati e attori come creature tragiche. Ai miei occhi assomigliano alla gente ritratta in certi quadri religiosi. Ancora oggi, quando dipingo una crocifissione o un altro quadro religioso, mi assalgono gli stessi sentimenti di allora, quando ritraevo la gente del circo. Eppure non c’è niente di 'letterario' in questi quadri, ed è difficile spiegare perché io trovi una rassomiglianza psico-plastica fra queste due arti della composizione.»



(La crocifissione)

Chagall ebbe sempre a cuore i temi legati all'ebraismo, in particolare a una delle sue correnti, quella chassidica, risalente alla metà del XVIII secolo. Il chassidismo, rispetto alla tradizione colta (talmudica), è fondato su una mistica, su una spiritualità accessibili anche alla gente comune, ai non dotti. Tutti gli aspetti della vita quotidiana sono valorizzati, poiché la presenza e la volontà di Dio si rivelano in essa: «Ciò che è determinante - recita una massima chassidica - non è che Dio è, ma che tutto ciò che è, è insito in Dio.» Questo movimento religioso è inoltre più ricco di feste, di saghe, di folklore, di riti; sul piano letterario, la sua natura popolare trova espressione in brevi racconti di eventi prodigiosi (le «storie»), in cui sacro e profano, reale e miracoloso si confondono: una miniera d'oro per l'immaginario di Chagall. .
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Nell'arco della sua lunga esistenza, il pittore russo dedicò ben 450 opere alla Bibbia; fra queste 17 grandi quadri a olio. Egli stesso ammise esplicitamente che queste opere non hanno un restrittivo valore confessionale, ossia non sono la rappresentazione della religione ebraica, ma hanno un significato spirituale e poetico universale.
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Basti pensare all'immagine solitaria di Cristo che compare in molte sue tele come simbolo della «tragedia del mondo», di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee politiche o religiose
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La crocifissione bianca è senza dubbio uno dei vertici artistici chagalliani: dipinta nel 1938, in essa il pittore esprime le sofferenze del suo popolo odiato e perseguitato e prefigura drammaticamente le ignominiose atrocità che saranno commesse nei mesi e negli anni successivi.
Un grande crocifisso bianco campeggia nel mezzo della tela, messo in rilievo da un fascio di luce divina che sembra quasi sostenerlo. Il Cristo non è cinto dal perizoma, ma dal tipico manto ebraico. Attorno al crocefisso, al posto delle figure consuete (i due ladroni, i soldati, la Vergine, le pie donne ecc.) ebrei in fuga, scene di distruzione, di saccheggi, di disperazione: il caos.
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Il furioso incendio della Sinagoga rievoca drammaticamente le distruzioni dei luoghi di culto perpetrate dai nazisti in quegli anni. Per Chagall il tempio ebraico era come una sorta di prolungamento della casa, a Vitebsk, poiché era assiduamente frequentato dalla sua famiglia, dal padre* e dal nonno in particolare, che era rabbino.
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Non stupisce quindi che il pittore abbia inserito la tela intitolata appunto Sinagoga (1917) nella serie di quadri legati alla sua famiglia. Questo intimo attaccamento al luogo di culto amplifica il dolore e lo sgomento del pittore, resi da colori giallo-cupi e rossi che contrastano con le tonalità bianco-grigiastre del dipinto. Le punte delle fiamme si sovrappongono al fascio di luce divina, come se potessero sacrilegamente violarla, e si riflettono sul corpo di Cristo, esasperandone la sofferenza.
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Anche le fiamme bianche, che si sprigionano convulsamente da una torah (il Pentateuco biblico), hanno ormai intaccato la scala appoggiata alla croce e minacciano la croce stessa.
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[* La casa rosa o La Strada, Parigi 1922: il padre esce di casa per andare nella sinagoga]
I famigerati pogrom (le distruzioni dei villaggi ebrei) sono rievocati alla sinistra del quadro: case incendiate, distrutte, capovolte, sedie rovesciate, tombe profanate, un uomo morto per terra che sembra divorato dalle fiamme.
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Non manca il violino, piccolissimo, accanto a tre uomini seduti presso le rovine delle loro case: nella comunità ebraica chassidica il violinista accompagnava nascite, matrimoni, funerali ed era per Chagall, che lo immortalò in numerose tele, una figura mitica e amatissima.
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La fuga come conseguenza della barbarie è un altro tema sviluppato in questo dipinto: fuga di una donna dall'espressione atterrita con il suo bambino tra le braccia, di un vecchio (l'ebreo errante) che attraversa le fiamme sprigionate dalla torah, di un altro ebreo che cerca di portare in salvo un'altra torah, di soldati in preda alla disperazione che si sporgono stremati da una barca, mentre altri si sbracciano per chiedere aiuto...
I soldati dell'Armata rossa che irrompono dalla sinistra sembrano troppo pochi per contrastare una tale immane brutalità, ma sono, ancora una volta, una speranza per Chagall...
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Al di sopra degli incendi «levitano», come angeli umanizzati, tre rabbini e una donna: increduli e disperati, sembrano danzare una preghiera funebre nel cielo annerito dal fumo dei saccheggi, sordide nubi che soltanto il fascio di luce divina può lacerare: nello scempio cagionato dall'odio, questa luce e la presenza di Cristo morente accendono altre speranze e prefigurano una rinascita, un riscatto, una riconciliazione, una vita nuova...
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Ma ciò sembra appena attenuare la visione apocalittica intorno alla croce. I toni spettrali ottenuti con un uso sapiente del bianco in ogni sua variazione, rendono sommessa la disperazione, silente l'orrore, amplificando, paradossalmente, la drammaticità delle scene.
Chagall osserva attonito queste atrocità e sembra che intoni, con i suoi pennelli, una sorta di struggente qaddish* pittorico.
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(Madonna del villaggio)

(Dal Giornale del Popolo, quotidiano della Svizzera italiana - 2001)



(L'ebreo errante di Dorè)

“Mio padre era un arameo errante…” (Dt 26,5).
scese in Egitto, / vi stette come forestiero con poca gente / e vi diventò una nazione grande, / forte e numerosa. / Gli Egiziani ci maltrattarono, / ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. / Allora gridammo al Signore, / al Dio dei nostri padri, / e il Signore ascoltò la nostra voce…"
.La formula di fede o “credo storico” del pio israelita, ci invita a non dimenticare, ossia a non consegnare all’oblio, nel momento della vita sedentaria e mentre si raccolgono e si consumano i frutti della terra promessa, l’essere stati nomadi e pellegrini.
La condizione nomadica dell’arameo, che non ha una meta prestabilita, né un itinerario ben tracciato, in quanto, allorché, nella esperienza abramitica, viene invitato a lasciare la propria terra, non gli viene contestualmente indicata alcuna destinazione, né promesso alcun ritorno.Storia biblica, questa, ma anche filosofica, che avvicina e contrappone Ulisse e Abramo per quel loro errare senza una apparente meta e nel cuore la speranza che non muore. (In realtà Abramo una meta l’aveva ed era la Terra Promessa).
.L’errare di terre in terre è drammatico. Può significare smarrirsi, perdersi, perire, morire alle proprie radici, al divenire a lungo cercato, inseguito, amato.Vivi nel “ buio della notte oscura e tutto sembra finire”. Cerchi una terra, un approdo, un luogo della mente a cui giungere per ricominciare …. a muovere i passi e uscire dalla valle del niente, dalle tenebre della notte..Una “uscita di sicurezza” è possibile solo in quanto data da un “filo” che viene dal di fuori, ossia è donato da un’alterità non riconducibile ai ghirigori dell’immanenza.Insieme all’orientamento della voce-parola, all’arameo errante (che sta per perdersi e per perire) viene offerto un nutrimento e un sostegno.Nelle antiche scritture questo cibo porta un nome enigmatico, che esprime un interrogativo: [man hû’].Nel Nuovo Testamento, per noi cristiani, il viatico dell’errante, si chiama eucaristia. L’atteggiamento adorante di fronte al pane e al vino, consegnati per noi, realizza la “presenza” del Signore e vince ogni idolatria religiosa e speculativa.

domenica 15 giugno 2008

TRILUSSA


La Dipromazzia
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Naturarmente, la Dipromazzia
è una cosa che serve a la nazzione
pe' conservà le bone relazzione,
co' quarche imbrojo e quarche furberia.
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Se dice dipromatico pe' via
che frega co' 'na certa educazzione,
cercanno de nasconne l'opinione
dietro un giochetto de fisonomia.
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Presempio, s'io te dico chiaramente
ch'ho incontrato tu' moje con un tale,
sarò sincero, sì, ma so' imprudente.
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S'invece dico: - Abbada co' chi pratica...
Tu resti co' le corna tale e quale,
ma te l'avviso in forma dipromatica.


LA POLITICA
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Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;
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de tre fratelli, Giggi ch'er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubbricano.
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Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là... Pare un congresso!
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Famo l'ira de Dio! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.
(1915)

sabato 14 giugno 2008



Sono uno dei numerosi fortunati che, durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II, hanno avuto la fortuna di poterlo avvicinare e ascoltare dalla sua viva voce parole di speranza.
Amava i giovani, si interessava a loro, li invitava a non avere paura.


Discorso di Giovanni Paolo II ai giovani


Il primo invito che voglio rivolgervi, giovani uomini e donne di oggi, è questo:
Non abbiate paura !
Non abbiate paura della vostra giovinezza e di quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di durevole amore ! Si dice qualche volta che la società ha paura di questi potenti desideri dei giovani e che voi stessi e che voi stessi ne avete paura.
Non abbiate paura !
Quando io guardo a voi, giovani, sento una grande gratitudine e speranza. Il futuro a lungo termine nel prossimo secolo sta nelle vostre mani. Il futuro di pace sta nei vostri cuori. per costruire la storia, come voi potete e dovete, è necessario che la liberiate dai falsi sentieri che sta percorrendo. Per fare questo dovete essere persone con una profonda fiducia nella grandezza della vocazione umana, - una vocazione da perseguire nel rispetto per la verità, per la dignità e per gli inviolabili diritti della persona umana.


Quello che vedo sorgere in voi ( nei giovani ) è una nuova consapevolezza della vostra responsabilità ed una schietta sensibilità per i bisogni della comunità umana. Voi siete presi dal vivo desiderio della pace, che tanti condividono con voi. Voi siete turbati dalle grandi ingiustizie, che ci circondano. Voi avvertite un opprimente pericolo nel gigantesco accumulo di armi e nelle minacce di una guerra nucleare. Voi soffrite quando vedete largamente diffuse la fame e la denutrizione. Voi siete interessati allo stato dell’ambiente, oggi e per le generazioni future. Voi siete minacciati dalla disoccupazione, e molti di voi sono senza lavoro e senza la prospettiva di un impiego adeguato. Voi siete sconvolti dal grande numero di persone, che sono politicamente e spiritualmente oppresse e che non possono godere dell’esercizio dei loro diritti umani fondamentali sia come individui che come comunità. Tutto questo può farvi pensare che la vita sia povera di significato.
In questa situazione, alcuni di voi possono essere tentati di rifuggire dalle responsabilità: negli illusori mondi dell’alcol e della droga, nelle fugaci relazioni sessuali senza impegno per il matrimonio e la famiglia, nell’indifferenza, nel cinismo e perfino nella violenza. State in guardia contro l’inganno di un mondo che vuole sfruttare o far deviare la vostra energica e potente ricerca delle risposte alle domande che vi stanno di fronte.

Non abbiate paura !

LE CANZONI PIU' CORTE - JACQUES PREVERT



L'uccello che mi canta per la testa
E mi ripete che io t'amo sempre
E mi ripete che tu m'ami sempre
L'uccello dalla solfa fastidiosa
Domani mattina lo strozzerò


venerdì 13 giugno 2008

Cade l’aquilone all’incrocio dei venti


Una foto,
immagine del demone che nutre
e divora questo nostro tempo
fissa gli artigli del niente,
descrive l’abisso ...
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Cade l’aquilone all’incrocio dei venti.

Rivedo l’attimo ed io che esco nel bosco...
muti alberi che piangono,
sentieri che fuggono in cerca di un’ oasi,
rabbia impotente, tristezza. ..
rumori di guerre lontane, ora vicine,
più vicine, bussano all’uscio dei giorni.

Giovenale Nino Sassi


giovedì 12 giugno 2008

TENERA E' LA NOTTE

Ricordo di una serata di poesia


Per tutta l’estate, l'estate del 2005, la notte è stata “tenera” per gli abitanti di Perugia ...notte costellata di spettacoli in piazze e giardini. Non solo concerti ed intrattenimenti musicali
dedicati ai più diversi generi, cinema, spettacoli e animazioni teatrali, ma anche appuntamenti
dedicati alla letteratura e alla poesia .


Stavo riordinando la scrivania quando è saltata fuori la Brochure dell'evento. Nel cartellone una serata dedicata alle mie poesie. Non stavo bene quella sera ma ricordo con emozione la voce recitante di Eleonora, l'arpeggiare di Chiara Fiorucci , il Flauto di Andrea Biagini , l'ambiente raccolto di Palazzo della Penna e il mio nome all'ingresso nemmeno fossi Montale.

Non amo apparire anche se amo esserci ... e stavo in disparte, quasi nascosto, la testa di carta, confusa tra un pubblico di esperti

C'erano l'assessore Cimicchi e gli amici di sempre, Enzo e Mimmo. C'era anche Marcella, in arte Caravaggio che ancora non conoscevo, brillante giornalista che non perde occasione per ricordare la sua sicilianità.

La Brochure recita:

VENERDÌ 5 AGOSTO
PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA…
Note al Tramonto
Palazzo della Penna
Via Podiani, 11
ore 18.00

Poesia e Musica
La poesia di Nino Sassi

Eleonora Mosconi,
voce recitante

Duo strumentale

Andrea Biagini, flauto
Chiara Fiorucci, arpa

Musiche di Gershwin, Rota, Piazzolla, Moricone

Su internet rimane traccia dell'evento:

LUNEDÌ 1 AGOSTO PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA… Note di Notte Palazzo

Gli amici di Perugia..!? uomini immensi che ancora una volta ringrazio per la stima e l'amicizia

Riprendo il lavoro e, a breve, spero, chiudo il testo per il teatro. Se ci riesco, se ritrovo le energie, la salute che c'è, non c'è.....


Tam Tam



Tam - Tam
e tutto tace.
Tam,
e sale la protesta.
Tam,
è un coro.
Tam - Tam
sui tubi di ferro per dire rinnovo.
Tam,
poi basta: domani al lavoro
sperando che resti
il rumore del suono
Giovenale Nino Sassi

mercoledì 11 giugno 2008

TENERA E' LA NOTTE

Ricordo di una serata di poesia


Per tutta l’estate, l'estate del 2005, la notte è stata “tenera” per gli abitanti di Perugia ...notte costellata di spettacoli in piazze e giardini. Non solo concerti ed intrattenimenti musicali
dedicati ai più diversi generi, cinema, spettacoli e animazioni teatrali, ma anche appuntamenti
dedicati alla letteratura e alla poesia .

Stavo riordinando la scrivania quando è saltata fuori la Brochure dell'evento. Nel cartellone una serata dedicata alle mie poesie. Non stavo bene quella sera ma ricordo con emozione la voce recitante di Eleonora, l'arpeggiare di Chiara Fiorucci , il Flauto di Andrea Biagini, l'ambiente raccolto di Palazzo della Penna e il mio nome all'ingresso nemmeno fossi Montale.

Non amo apparire anche se amo esserci ... e stavo in disparte, quasi nascosto, la testa di carta, confusa tra un pubblico di esperti

C'erano l'assessore Cimicchi e gli amici di sempre, Enzo e Mimmo. C'era anche Marcella, in arte Caravaggio che ancora non conoscevo, brillante giornalista che non perde occasione per ricordare la sua sicilianità.

La Brochure recita:


VENERDÌ 5 AGOSTO
PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA…
Note al Tramonto
Palazzo della Penna
Via Podiani, 11
ore 18.00

Poesia e Musica
La poesia di Nino Sassi

Eleonora Mosconi,
voce recitante

Duo strumentale

Andrea Biagini, flauto
Chiara Fiorucci, arpa

Musiche di Gershwin, Rota, Piazzolla, Moricone


Su internet rimane traccia dell'eveto:

LUNEDÌ 1 AGOSTO PALAZZO DELLA PENNA PRESENTA… Note di Notte Palazzo

Gli amici di Perugia....!? uomini immensi che ancora una volta ringrazio per la stima e l'amicizia

Riprendo il lavoro e, a breve, spero, chiudo il testo per il teatro.

INCOMPIUTA


Non sono in forma. Commetto errori quando potrei essere utile agli altri.... stanchi passano i giorni.
... E' un dovere aiutare quando puoi farlo, gratuitamente
Un pensiero ritorna alla mente... cerco e lo ritrovo
Scriveva Johann Wolfgang von Goethe
« Che mai è l'uomo, il celebrato semidio! Non gli vengono a mancare le forze appunto quando ne avrebbe bisogno? Sia che voli nella gioia o che precipiti nel dolore non viene ugualmente trattenuto e riportato alla piatta gelida consapevolezza proprio quando anelava di smarrirsi nella plenitudine dell' Infinito. »
(I dolori del giovane Werther)


Ho messo la giacca blu,
i panni dell'inglese,
un berretto scozzese,
liberato la farfalla che batte il vetro
e cerca la luce…
…ultima frontiera per l’amore che preme,
appeso lassù, tra le stelle.
Qualcosa di sacro, che resta prigioniero,
passa in rassegna l’ombra della sera,
il ticchettare del tempo, gli attimi che si succedono,
il summit degli eventi...
un disegno di donna raccolto
tra briciole di senso
e amori nascosti, custoditi,
incapace di liberare i pensieri
assale:
chi sei ?
Ho smesso i panni dell’inglese,
riposto il berretto scozzese,
la giacca blu del giovane notturno,
per prendere comodi jeans
e il giaccone di pelle foderato di lana montone...
ed ora sono qui
in attesa del tuo dio cantastorie

(Giovenale Nino Sassi)

SAREBBE BELLO

Dalla valigia del tempo riprendo una poesia che amo... la mansarda ... dal mio angolo di mondo...il Monte Rosa sullo sfondo, il tramonto, il lago che sfuma nella solitudine del giorno che muore.

Sarebbe bello averti vicina
adesso che tramonta il giorno
Questa stanza da pittore
troverebbe luce e spazio
e
arriverebbe
silenziosa la sera
a sussurrare parole d’amore.
Che ne so perché
di quest’ansia strana
che sale e stringe il petto,
perché non dormo.
Che fai …
Dove stai…
Con chi sei …
E’ triste star soli
adesso che tramonta il giorno.
.
(Giovenale Nino Sassi)

martedì 10 giugno 2008

NON MIO di Czeslaw Milosz - poeta polacco



Fingere tutta la vita che il loro sia il mio mondo,
e sapere quanto infamante sia tale finzione.
E tuttavia che fare? Se mi mettessi a urlare
e a profetare, nessuno sentirebbe.
Non a questo servono i loro microfoni, gli schermi.
Altri simili a me vagano per le strade
e parlano da soli. Dormono al parco, sopra una panchina,
o nei sottopassaggi, sull’asfalto. Troppo poche le carceri
per rinchiudervi tutti i poveri del mondo.
Sorrido e taccio. Ormai sono al sicuro.
Sedermi a un tavolo di eletti – questo mi riesce bene.

domenica 8 giugno 2008

PREMIO ALLO SVILUPPO DELLA MENTE




Un pensiero, un passaggio del Cantico dei Cantici, affiora e racconta l’emozione e la sorpresa per un dono inaspettato.

Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto ?

Caterina, futuro medico chirurgo, la giovane che ogni genitore vorrebbe avere per figlia, l’amica dolce come un fiore che sboccia profumato di antichi aromi…mi ha assegnato il “Premio allo Sviluppo della Mente”.

Grazie Caterina, grazie ! … per la gioia che mi hai regalato.

Leggo che, a mia volta, devo assegnare il premio ad altri …. e così via… lungo la strada dell’amicizia e dell’amore per la bellezza.

Scelgo i giovani… e scelgo di rendere internazionale il premio.
Penso a due sezioni. Una, tutta nostra, italiana, rivolta ai giovani, futuro e speranza di questo magnifico paese ed una seconda sezione per inviare, da queste pagine, un messaggio di serenità, armonia, amore e pace ai cittadini del mondo intero.

Assegno il “Premio allo Sviluppo della Mente” a :


Giulia Greco..... (Giulia ) ... impegnata a Kabul, li dove il mondo finisce e la storia riavvolge i giorni …a lei e agli alpini della Taurinense in missione di pace un abbraccio sincero e appassionato. Giulia ama scrivere poesie ed è lei stessa messaggio di pace in un mondo reso fragile dagli egoismi.


Elena .... Trutzy ... Elena è un progetto di donna magnifico. Ama la filosofia, la poesia, l’arte tutta
E’ schietta, sincera…. alla continua ricerca di valori da amare e condividere. Amore per tutto ciò che è vero, buono, giusto che poi è tutto il bello che la vita propone.
La sento come futuro insegnante di lettere e filosofia…e già bacchetta .... da lei è lecito attendersi molto.


Slawka ... (Slawka G. Scarso)....Italiana … nonostante il nome che tradisce origini polacche. Italiana ma anche inglese, polacca, francese…. Ama le lettere e scrivere è il suo futuro … ha tanto da raccontare …
Lungo la via che porta a Santiago de Compostela alla ricerca dell’Assoluto porta valori antichi e l’amore per la gente e le cose. Porterà, io spero, anche il nostro messaggio di pace ed una preghiera, che è la mia, raccontata una sera d’autunno quando la pioggia batte i vetri e diventa poesia.


Stefania Caledda…. ( Stefania ).... autrice della raccolta di poesie “Attimi d’abisso” un “ viaggio travagliato e doloroso, di una giovane, l'autrice, nell’esistenza intesa nella sua più terribile manifestazione, attraverso l’esperienza della malattia. Gli attimi d’abisso rappresentano, infatti, i momenti di maggiore sconforto ma, come si evince nella raccolta stessa, è comunque sempre rinvenibile il varco, la via d’uscita, lo spiraglio di luce dalle tenebre della propria sofferenza “.
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Sezione Stranieri:

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Sonia Baglieri ... (Sonia) ... Spagnola ma anche italiana. Mai banale ama le arti tutte e la musica. Grafico freelance dell’eccellenza accosta le opere dei poeti e dei grandi pittori alla musica consegnando emozioni e sensazioni vivissime al viandante.
Non ama parlare del suo lavoro.
Spesso in giro per il mondo … racconta pensieri positivi: l’eterna battaglia per l’amore che è vita.
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Iveta ... ( Agape ) (e per AnaMar )... Portuguese emigrated to the United States lives on the outskirts of the big apple. There is the sea but not the same as you left it. There is a beach but is not the same as you so loved. Iveta tells nostalgia for the land and friends; the horizon that you saw grow and loneliness… which is to many immigrants. Return in his land with a wealth of unique experience.
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Nancy Isabelle Latrie ... (Les Mains Rêveuses )...Nancy is a woman Canadian bilingual (English - French) of great creativity .... loves and works for children: the beauty of the world
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Iwona ... ( Iwona Murawska )....Younger Polish… difficult to write her… generous, friendly, always cheerful,… loves poetry and art. He loves the theatre that for a young woman and so, I would say a lot.
Annika...(Dicksonska våningen)...... unga formgivare och säga vackra svenska flicka att erövra världen .... Har orden glädje och fridfullhet. Han bor en första erfarenhet av att arbeta bort från henne i famiglia.A uppdraget att ta budskapet i harmoni, kärlek och fred "pris utveckling av sinnet"
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(imy English is bad)
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Lascio lungo la strada il pensiero di amici antichi... Silvio, Franco, Francesco, Marcella, ... Marisa che da 30 anni vive in Australia. Ho scelto i giovane speranza di futuro.
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ps: ... se il premio non è gradito, ebbene, basta dirlo e subito provvedo alla cancellazione del nominato.

giovedì 5 giugno 2008

La convalescenza di Hercule Poirot

PREGHIERA

Non è tempo di favole, questo.
Oppure si, come sempre, se Dio lo consente.
Posso, Signore mio Dio immenso e grande ricominciare a sognare?
Posso volare oltre le valli e i monti
e ancora i monti
e scendere oltre il ponte nel regno della fantasia?
Non “voglio lottare” con Te, mio Dio
e poi sei Tu che mi hai dato un dorato talento.
Non fare di me la cicala che muore all’inizio dell’inverno.
Che spreco sarebbe …?!
Facciamo un patto.
Ecco:
scrivo per Te…
ma ho bisogno di ritrovare la serenità, la pace, la salute.
Ho bisogno di ritrovare quello che Tu,
Signore mio Dio
hai permesso che mi fosse tolto,
quando ero giovane e sognavo.
In fondo sognavo di Te e tra la gente e le cose cercavo il Tuo amore.
Ecco:
torno a scrivere di Te perché Tu che mi vuoi bene,
lo so che mi vuoi bene,
metti ordine
e mi “restituisci” lo spirito degli anni;
la forza della vita,
il gusto di guardare alla gente e alle cose con l’amore di un tempo;
la capacità di disegnare il volo di una foglia che cade
o la bellezza di un filo d’erba che si alza, festoso, nel campo.
(Giovenale Nino Sassi)

mercoledì 4 giugno 2008

PUEDO ESCRIBIR LOS VERSOS MÁS TRISTES ESTA NOCHE - PABLO NERUDA


Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Escribir, por ejemplo: La noche está estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos.
El viento de la noche gira en el cielo y canta.
Puedo escribir lo versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.
En las noches como ésta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.
Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos
Puedo escribir lo versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.
Oír la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.
Qué importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche estrá estrellada y ella no está conmigo.
Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.
Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.
La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.




Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi vos buscaba el viento para tocar su oído.
De otro. Será de otro. Como antes de mi besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.
Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el ovido.
Porque en noches como ésta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.
Aunque éste sea el último dolor que ella me causa,
y éstos sean los últimos versos que yo le escribo.



POSSO SCRIVERE I VERSI PIU' TRISTI STANOTTE (LEI NON E' CON ME)

Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Scrivere, ad esempio : La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l'amai , e a volte anche lei mi amò .
Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull'anima come sull'erba in rugiada.
Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
E' tutto. In lontananza qualcuno canta. In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D'altro. Sarà d'altro. Come prima dei suoi baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro . I suoi occhi infiniti.
Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo .
E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.

martedì 3 giugno 2008

Una poesia di Jacques Prévert




I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore


Poeti afghani - Meena Keshwar Kamal


Mai tornerò indietro
"Ho spezzato i ceppi che avevo ai piedi,
ho aperto le porte chiuse dell’ignoranza,
ho detto addio a tutti i bracciali d’oro.
O [...] fratello mio, non sono più ciò che ero,
sono la donna che si è destata,
ho trovato la mia strada e mai tornerò indietro".

(Meena)


Cenni biografici


MEENA KESHWAR KAMAL (1957 - 1987) nacque a Kabul. Lasciò l'università per dedicarsi come attivista sociale ad organizzare le donne afghane ed educarle per far loro ottenere il diritto alla libertà e all'espressione.
La sua lotta contro le posizioni del regime fondamentalista la portò alla morte: venne infatti assassinata a Quetta in Pakistan, il 4 febbraio 1987.



Afghanistan !!!
Ecco dove vanno i nostri militari, i nostri uomini e le nostre donne migliori...vanno in un teatro di guerra antico.
Attraversano il mondo per raggiungere la frontiera dell'occidente in guerra.
Hanno una missione di pace in un paese che conosce da troppo tempo la guerra.
Vanno per collaborare alla ricostruzione di quel paese ….. comprese le strutture sanitarie;
Vanno per sostenere le operazioni di assistenza umanitaria; per formare ed addestrare l'Esercito e le forze di polizia locali.
In ultima analisi vanno per consentire a quelle popolazioni di realizzare il sogno che una loro poetessa, Meena, aveva fatto rompendo le catene dei fondamentalismi
Da uno che conosce bene la vita militare, un pacifista convinto da sempre, va la stima e l’amicizia agli uomini e alle donne impegnati in quel quadrante della storia. Grazie !

Grazie Giulia...

lunedì 2 giugno 2008

I bambini sono il futuro del mondo


( Children are the future of the world )


Nei paesi poveri i ricchi usano il lavoro minorile, quello dei bambini, per accrescere le loro ricchezze.

Spesso i prodotti vengono rivenduti nei paesi ricchi con altissimi profitti.

Salviamo i bambini
...






Nancy scrive:


This is a very sad thing of this world, people being mean to other people, and I completely agree with you... Beauty WILL save this world... we are working hard for this!